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Full text of "Legislazione scolastica comparata"

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SC 



tBrfirt^x./fot 



HARVARD LAW LIBRARY 

FROM THE LIBRARY 
MUZIO MELLONI 

Received Octuher z, 1905 



I 



STUDI 



DI 



LEGISLAZIONE SCOLASTICA COMPARATA 



BACCOLTI B PUBBLICATI 



PER CURA DEL MINISTERO D' ISTRUZIONE PUBBLICA 



AVM ' M'Adite 1*0 Àt I T ^4^3 Vi VhC -^ì-U* OY>7l\l 




II 





l. ORGIMIEIITO OELL'AZIOHE OELLO STATO 

IN ORDINE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE 



E. REGOLAMENTO UNIVERSITARIO ITALIANO 

COMPARATO 

A «OIUO BELLI PRINCIPALI UNITElSITl GERMANICHE 

PER 

LUIGI PALMA 



INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 

PER * 

LUIGI FERRI 




IN FIRENZE 

G. C. SANSONI, EDITORE 

1875, 



\ 



y^A/ . ìTì^n^erc J?' errali t^i; 



0CT2 1905 



Tip. M. Ricci, Via S. Gallo, n. 31. 



AVVERTENZA 



Nel lodevole intendimento di avvivare in Italia 
Cantore delle cose scolastiche e facilitare la ricerca 
dell'ottimo ordinamento della pubblica istruzione, 
venne in pensiero all'illustre uomo che ora siede al 
governo di essa, di raccogliere e pubblicare una serie 
di Studf di Legislazione Scolastica Comparata. 

Non fa mestieri, perchè ognuno se ne farà capace 
da sé, spender parole per dimostrare quanto il di- 
segno ministeriale sia ben condicevole alfine soprac- 
cennato. A me gioverà più presto dichiarare qui per 
ciò che è dell'editore che porrò studio e diligenza 
grande nel rendere questa nuova collezione non punto 
inferiore alle altre mie, le quali tuttoché da poco av- 
viate possono già vantare così bella accoglienza nel 
pubblico. 

Gli Studi di Legislazione Scolastica Comparata, 
verran fuori in volumi in tutto uguali al presente 
per sesto, carta e caratteri/ ma ciascun volume farà 
parte da sé ed uscirà a periodi indeterminati, a quel 
jyrezzo che sarà richiesto dalla quantità della mate- 
ria compresa nel volume. 

L'Editore. 





L' AZI 






IN ORDINE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE 

E 

ALLE SUE RELAZIONI COLLA LIBERTÀ D'INSEGNAMENTO 
IV FRANCIA, PRUSSIA, INGHILTERRA E STATI UNITI D'AMERICA 



NOTE 

DI LUIGI PALMA 

PROFESSORE STRAORDINARIO DI DIRITTO COSTITUZIONALE 
NELLA B. UNIVERSITÀ DI ROMA 



A SUA ECCELLENZA 

IL SIGNOR COMM.RE PROF ^ RUGGIERO BONGHI 

DEPUTATO AL PARLAMENTO 
MINISTRO SOPRA LA PUBBLICA ISTRUZIONE 



Roma, 7 febbraio 1875. 

Mi pregio presentare all'È. V. queste Note sull'Or- 
ganamento dell'azione dello Stato in ordine alla Pub- 
Mica Istruzione, ed alle sue relazioni colla Liberta 
d'insegnamento, in Francia, Prussia, Inghilterra, e 
Stali Uniti di America. 

Il mio lavoro non è fatto per discutere e risolvere 
le gravissime questioni che a ogni passo ci si affol- 
lano in questo argomento; ma per il più modesto fine 
di esporre in un bieve quadro ciò che vi ha di più 
importante e di più chiaro nella risoluzione di esse 
questioni, ossia negli ordini vigenti presso gli accen- 
nati Stati, in fatto di organismi amministrativi di 
istruzione pubblica e di libertà d'insegnare. Vorrei 
sperare di non essermi illuso, credendo di non aver 
risparmiato, nello investigare e disporre una materia 
cosi intricata, ogni a me possibile diligenza. 

Grato all'È. V., ho l'onore di rassegnarmi con per- 
fetta osservanza 

Suo Obbligatissimo e Devotissimo 

Luigi Palma. 



i 



SOMMARIO. 



I. 

Organamento dell' azione dello Stato in ordine alla pubblica istruzione.. 
Organismi centrali di essa azione: 
» in Francia. 

> in Prussia. 

> in Inghilterra. 

» negli Stati Uniti d'America. 
Organismi locali: 

> in Francia. 

> in Prussia. 

» in Inghilterra. 

» negli Stati Uniti d'America. 

II. 

L'azione dello Stato in ordine alla istruzione pubblica ed alla libertà 

d'insegnamento, 
g 1. Dell'obbligo dell'istruzione nei comuni e nelle famiglie. 
8 2. Della libertà dell' istruzione religiosa, 
f 3. Della libertà d'insegnamento propriamente detta, in Francia, in. 

Inghilterra, e negli Stati Uniti d'America. 
8 4. Della libertà d'insegnamento in Prussia. 

Della libertà d'insegnamento nelle scuole primarie e secondarie 
pubbliche. 

Della libertà d'insegnamento nei privati e nell'istruzione degli ec- 
clesiastici. 

Della libertà d'insegnamento nell'Università. 
Conclusione. 



1 



I. 



L'ORGANAMENTO DELL'AZIONE DELLO STATO 

IN ORDINE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE 



Un'eletta schiera di economisti, di giuristi e di 
pubblicisti, non si stanca di ripetere che lo Stato 
è l'organismo semplicemente del diritto e della giu- 
stizia, la guarentigia della proprietà e della sicu- 
rezza; e moltissimi insegnano che occorre circo- 
scrivere e limitare progressivamente la sua azione, 
man mano che procede la civiltà e la libertà; e 
che, in omaggio al libero sviluppo delle facoltà del- 
l'uomo, indipendentemente dall'azione dei poteri 
pubblici, gli è vietato d'ingerirsi nel bene positivo, 
ed in ispecialità nella istruzione ed educazione 
pubblica. 

Però, se noi osserviamo come la coscienza, il 
sentimento, la ragione dei popoli si manifesta nelle 
loro leggi e nella loro vita pratica, noi vediamo che 
lo Stato che si astiene in fatto di pubblica istru- 
zione, può essere un'astrazione filosofica, ma non è 
una realtà. Nulla più si discosta da questo così 



2 , STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

detto ideale dalla coscienza attuale e vivente dei 
popoli. Non ve ne ha alcuno invece che non se ne- 
sia occupato, anzi che non allarghi in questo campo 
la sua azione. Sia che rivolgiamo gli sguardi alla 
vecchia razza latina, sia che alla teutonica ed 
all'anglosassone, noi vediamo sempre le sue aggre- 
gazioni civili, i suoi vari organismi centrali e lo- 
cali occuparsi sempre più d'istruzione. I gradi e i 
modi di questa azione variano, ma il concetto deL 
diritto e del dovere che le dà movimento, è lo 
stesso. 

Per lo passato, è vero, lo Stato non se ne occupava 
e lasciava tutto ciò alla Chiesa: perocché nei secoli 
scorsi, specialmente nel mondo latino o cattolico, 
la sovranità era scissa tra lo Stato e la Chiesa; e 
la tutela del bene sociale, la rappresentanza e la 
gerenza degl'interessi generali, che sicuramente 
non può stralciarsi dal contenuto della sovranità 
dello Stato, era in parte lasciata all'organismo re- 
ligioso. Però man mano, da una parte le Chiese, in 
Francia come in Germania, in Inghilterra come 
negli Stati Uniti, si son chiarite da per tutto in- 
sufficienti e disadatte a soddisfare al bisogno so- 
ciale dell'istruzione; dall'altra si è sentito un cre- 
scente bisogno di libertà e d'indipendenza, di diffu- 
sione e di sviluppo nella vita intellettuale, cui solo 
può soddisfare lo Stato civile odierno; che accoglie 
direttamente in sé i bisogni sociali e i mezzi di 
soddisfarli, il pensiero e le forze vive della nazione, 
e che lascia o può lasciare ampio e libero campo 
al vario e ricco svolgimento delle facoltà umane. 

In tutto il mondo civile odierno non vi ha forse 
che la sola Spagna, i cui rettori impadronitisi del 



IN. MATERIA D* INSEGNAMENTO. 3 

goverao stimassero dichiarare, col decreto dei 21 
ottobre 1868: < La soppressione dell' insegnamento 
pubblico è l'ideale, cui dobbiamo avvicinarci, e che 
sarà possibile realizzare in un avvenire poco lon- 
tano >. £ di fatti lasciarono l'istruzione elemen- 
tare all'autonomia dei comuni, che in buona parte 
si affrettarono a chiuder le scuole. Sicuramente ciò 
potrà essere l'ideale dei federalisti spagnuoli, ma 
non l'ideale dei popoli civili e seri, massime di 
quelli oggi prevalenti, la Germania, l'Inghilterra, 
gli Stati Uniti e la stessa Francia; nella vita dei 
quali lo sguardo più superficiale ci mostra, senza 
possibilità alcuna di contestazione, che l'istruzione 
pubblica, ne'suoi vari ordini, allora e in tanto è 
progredita, in. quanto è stata considerata e trattata 
come un grande servizio pubblico. 

Questa azione dello Stato si esercita in primo 
luogo colle leggi nel modo più vario; vale a dire, 
ogni Stato si attribuisce una determinata azione in 
fatto di pubblica istruzione, e disciplina l'opera sua 
in proposito, non che (con maggiore o minore lar- 
ghezza) quella dei suoi minori organismi, dei pri- 
vati e delle loro associazioni. Tutti stanziano fondi, 
e impongono tasse corrispondenti ad adempiere il 
dovere che riconoscono nel loro consorzio civile. 
Tutti han quindi costituito organi centrali e locali 
del loro volere e potere, cioè del diritto e dovere 
che si attribuiscono, e. lasciano una parte maggiore 
o minore alla libera azione privata. 

Noi stimiamo riferire: 
I. L'organismo centrale di questa azione "pub- 
blica nelle quattro nazioni citate, non che l'orga- 
namento della stessa nei minori centri; 



4 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

IL Le relazioni di questi organi e di questa 
azione segnatamente colla libertà d'insegnamento. 

Organismi centrali. 

Tutti gli Stati han costituito all'uopo appositi or- 
ganismi centrali del loro volere e potere. In Fran- 
cia e in Prussia, come in Baviera e in Sassonia, han 
grado e nome di ministri d'istruzione; nei minori 
germanici sono amministrazioni annesse al Mini- 
stero dell'interno. In Inghilterra invece vi ha YEdu- 
cation department; nella stessa Untone americana, 
alla cui competenza la Costituzione federale non at- 
tribuisce la pubblica istruzione, spunta già un di- 
partimento d'istruzione annesso al Ministero dell'in- 
terno; nei singoli Stati di quella grande repubblica 
si hanno i Soprintendenti. 

Però questi organi centrali sono ben diversamente 
costituiti. La Francia e la Prussia, sieno qualunque 
le varietà di consigli, di attribuzioni e di organi 
inferiori, hanno Ministri e Consigli superiori o 
centrali, con corrispondenti segreterie, che pren- 
dono in mano la direzione della cultura nei suoi 
diversi gradi; ciò che noi diciamo istruzione ele- 
mentare, la media, classica e tecnica, e la univer- 
sitaria o superiore. L'Inghilterra ha un Presidente 
e un Vicepresidente di un Comitato centrale o me- 
glio dipartimento che ben poco si occupa d'istru- 
zione universitaria e secondaria, bensì molto della 
primaria e della tecnica; ma che procede nella sua 
azione, più che direttamente, mediante un forte si- 
stema impulsivo, ossia sussidi e visite di elevati 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 5 

ispettori ; e dal 1870 ancora mediante vigorosi or- 
ganismi locali eletti dai cittadini, sindacati, sussi- 
diati, e nelle loro deficienze suppliti dal diparti- 
mento centrale. Gli Stati Uniti di America hanno 
i soprintendenti, eletti o dalle assemblee legisla- 
tive, ovvero direttamente dal popolo, al centro della 
federazione e dei singoli Stati; forniti di scarsis- 
sima azione, ordinati più ad ufficio statistico e ad 
illuminare il Congresso e le legislature, che a di- 
rigere l'istruzione secondaria e la superiore che 
son lasciate principalmente alle private fondazioni, 
p l'elementare imposta ai comuni, e curata da co- 
mitati locali eletti a suffragio di popolo. 

Francia. 

La Francia procede mediante il Ministro di pub- 
blica istruzione al centro dello Stato, aiutato da 
numerosa burocrazia, che cura l'esecuzione delle 
leggi, e l'esercizio dell'ingerenza che lo Stato si 
attribuisce nei vari gradi d'istruzione. Non man-' 
tiene direttamente scuole elementari, ma obbliga 
a ciò i comuni, e veglia che i comuni adempiano 
al dover loro: mantiene direttamente scuole nor- 
mali e secondarie, facoltà universitarie ed altri isti- 
tuti superiori. In Francia si vede in tutta la sua 
rigidità il principio imperiale romano: lo Stato 
governato da un'autorità fortemente costituita, 
stendentesi dal centro all'estremità. Il Ministero 
d'istruzione pubblica colà oggi è cumulato col Culto 
e colle Belle arti, ed ha con sé un Sottosegretario 
di Stato. Il Ministero comprende: il gabinetto del mi- 



6 STUDI DI LEGISUIZIONB COMPARATA 

nistro, quattro grandi direzioni, la prima per l'am- 
ministrazione accademica, gli stabilimenti scien- 
tifici e l'istruzione superiore; la seconda per l'istru- 
zione secondaria; la terza per la primaria; la quarta 
per la contabilità. 

Vi sono anche le direzioni dei Musei nazionali 
e delle belle arti, che di già appartenevano al Mi- 
nistero della Gasa imperiale. Il Ministro ha anche 
intorno a sé alcuni ispettori generali per le lettere 
e le scienze, che manda ogni anno per la Francia 
a visitare un certo numero di scuole. Giova ancora 
notare che in Francia il Ministero d'istruzione pub- ^ 
blica (cosa che vedremo ancora in Prussia ed in 
Inghilterra) regge, non solo l'istruzione classica, ma 
anche la secondaria speciale, ossia ciò che noi di- 
ciamo gl'Istituti tecnici. 

La burocrazia, di fatto, può dirsi permanente, 
ma non vi è garantita da leggi, come la magi- 
stratura e in certo modo i professori titolari, o 
gli ufficiali delle armi di terra e di mare; né vi 
è costituita con lunghe e severe prove di capa- 
cità generale e speciale (guarentigie varie, nelle 
quali eccelle la Prussia); i ministri però sono 
dappertutto mutabili secondo le vicende della po- 
litica. 

Non manca chi favoreggi di fare del Ministero 
d'istruzione pubblica un alto ufficio tecnico, indi- 
pendente dalla politica; e si cita Altenstein in 
Prussia che resse quel Ministero 24 anni colla più 
grande utilità; e si deplora che in Francia non ab- 
biano potuto fare lo stesso un Guizot o un Cousin. 
Ma la prevalenza del sistema costituzionale in tutti 
i paesi civili ha reso ciò non possibile. Napoleone I» 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 7 

per darle maggiore stabilità, aveva fatto della Uni- 
versità francese, cioè del corpo degli insegnanti 
degl'istituti pubblici d'istruzione, una corporazione, 
e le aveva posto a capo il Gran Maestro, che con- 
servò questo titolo, anziché prendere quello di mi- 
nistro, fino al 1824. Ma col governo costituzionale 
ciò non potè durare. L'Università fu obbligata al 
sindacato della Corte dei conti e del Parlamento; 
blonde un proprio ministro responsabile, e quindi 
mutabile, come per tutti gli altri grandi rami di 
pubblica amministrazione. 

È difatti nell'indole del governo costituzionale 
che i grandi servizi dello Stato abbiano rappre- 
sentanti responsabili nel Parlamento, e che i mi- 
nistri sieno in realtà il comitato esecutivo della 
sua maggioranza. Il non dare alla pubblica istru- 
zione un ministro responsabile, e perciò mutabile 
secondo le esigenze della politica, per quanto possa 
desiderarsi sotto altri rispetti, avrebbe per neces- 
saria conseguenza che la rappresentanza e la re- 
sponsabilità davanti al Parlamento dovrebbero es- 
sere assunte da un altro ministro, per esempio 
quello dell'interno. Questi dunque dovrebbe rappre- 
tentare ciò che non conosce, ed essere responsabile 
-di un servizio pubblico, in cui non ha ingerenza; e 
non occorre insistere còme tutto ciò debba riuscire 
imperfetto, contrario allo scopo e dannoso. Se vi 
avesse, d'altra parte, ingerenza effettiva, ciò equi- 
varrebbe a subordinare l'istruzione al Ministero 
dell'interno, a confonderla con esso, e sminuirne 
l'importanza e le guarentigie di maggior compe- 
tenza. E se si volesse far rappresentare alle Camere 
il dipartimento dal suo capo tecnico ed autonomo, 



8 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

l'esperienza 1 ha dimostrato che questi, per quanta 
eminenti, siccome uomini non parlamentari, non 
hanno autorità rispetto al Parlamento; non sanno 
governarvisi, e in ogni caso non possono sostener- 
visi a fronte di una maggioranza ostile, senza altri 
e maggiori inconvenienti. Le esigenze dunque del 
governo costituzionale, che richiedono imperiosa- 
mente l'armonia del legislativo coll'esecutivo, han 
costretto a lasciare questo sistema e tollerare i 
danni della mobilità. 

In un solo paese ci è a questo riguardo qualche 
cosa di diverso, gli Stati Uniti. Ivi i soprintendenti 
sono chiamati all'alto ufficio, non per le vicende 
della politica, ma per la competenza tecnica. Però 
è un esempio che non risolve la questione: si per- 
chè colà i ministri non sono responsabili davanti 
alle asssemblee come nelle costituzioni europee, e 
gli stessi capi degli Stati sono rinnovati a breve 
termine dalla elezione popolare; sì ancora perchè 
i soprintendenti non dirigono, non amministrano le 
scuole secondarie ed universitarie e nemmeno le 
popolari, ma sono uffici più che altro statistici, cen- 
tri d'informazione e di lumi; oltracciò essi stessi 
sono elettivi dal popolo, sia direttamente, sia indi- 
rettamente, e i comitati scolastici superiori si com- 
pongono di eletti dal popolo. 

Però in Francia, come in Prussia, in Inghilterra, 
nella stessa America, si è inteso *il bisogno di cir- 
condare i ministri e i capi supremi dell'istruzione 
di consiglieri superiori, ma essi sono ben diversa- 
mente costituiti. 



1 Bagehot. La Conttitutton anglaUe, Ch. VII. 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 9 

In Francia fin dal primo impero il Gran Maestro 
dell'Università aveva un consiglio. La legge del 1850 
lo compose del ministro, presidente; di arcivescovi, 
Tescovi e ministri delle credenze non cattoliche, di 
consiglieri di Stato e di Cassazione, di membri del- 
l'Istituto, eletti tutti dai corpi che dovevano rap- 
presentare; e di altri membri eletti dal Presidente 
della repubblica. Nel seno di questo consiglio, che 
evidentemente era poco atto ad aiutare il ministro 
nell'amministrazione corrente, si era istituita una 
sezione permanente per apparecchiare il lavoro, 
consigliare nelle promozioni del personale, ecc.; ma 
una tal sezione venne abolita dal decreto dei 9 
marzo 1852. L'impero (1852) ricompose ancora il 
detto Consiglio di senatori, consiglieri di Stato e 
di Cassazione, arcivescovi, vescovi e ministri di 
culti acattolici, di membri dell'Istituto e dell'inse- 
gnamento libero e d'ispettori generali; ma all'ele- 
zione per parte dei corpi che dovevano rappresen- 
tare l'alta -chieresia cattolica, i concistori prote- 
stanti, l'Istituto, le magistrature ecc., sostituì la 
nomina annuale dell'imperatore. Nel 1865, essen- 
dosi sviluppato l'insegnamento speciale, ciò che 
noi diciamo gl'istituti tecnici, si die loro un Con- 
siglio superiore particolare, detto di perfeziona- 
mento, nominato del pari dall'imperatore, e analogo 
al nostro Consiglio superiore d'istruzione tecnica 
presso il Ministero di agricoltura, industria e com- 
mercio. 

Due anni or sono però si è voluto richiamare 
in vita il Consiglio Superiore del 1850; e facendo 
capo di nuovo al principio che la pubblica istru- 
zione è un grande interesse della società france- 



10 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

se, 1 se ne è voluto dare la guardia alla società stessa 
rappresentata in una maniera speciale dai membri 
reputati più autorevoli della medesima, vescovi, 
generali, magistrati ecc. Vedendosi però che un tal 
Consiglio non era adatto ad aiutare l'amministra- 
zione ordinaria, si era proposto di richiamare a 
vita la sezione permanente; e si era vivamente 
disputato tra la parte destra che la voleva elettiva 
dal Consiglio, e fra il governo, appoggiato dalla si- 
nistra, che la voleva di nomina governativa; cosa 
evidentemente più conforme alle attribuzioni del 
potere esecutivo. Vinse il governo, ma nella terza 
lettura del progetto di legge, con una strana evo- 
luzione, tutti, anche il ministro Simon che aveva 
tanto lottato per ottenerla ed aveva vinto, rinun- 
ziarono alla combattuta sezione. Sicché questo Con- 
siglio così importante nell'azione dello Stato è oggi 
costituito in Francia alla seguente guisa: 

Il ministro, presidente; 

Tre membri del Consiglio di Stato in servizio or- 
dinario, eletti dal Consiglio di Stato; 

Un membro dell'armata, nominato dal ministro 
della guerra, inteso il Consiglio superiore di guerra; 

Un membro della marina, nominato del pari dal 
ministro della marina, inteso il Consiglio di am- 
miragliato ; 

Quattro arcivescovi ó vescovi, eletti dai loro 
colleghi; 



1 Questo argomento è stato specialmente trattato dall'autore del pre- 
sente scritto nello stadio e II ristabilimento del Consiglio Superiore 
d'istrnsione pubblica nell'Assemblea nasionale francese ». Nuova Anto- 
logia, marzo 1873. 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 11 

Un delegato della Chiesa riformata, eletto dai 
concistori; 

Un delegato della Chiesa della Confessione di 
Angusta, eletto dal concistoro; 

Un membro del concistoro centrale israelita, 
eletto dai suoi colleghi; ' 

Due membri della Corte di Cassazione, eletti dai< 
loro colleghi; 

Cinque membri dell* Istituto eletti da esso in as- 
semblea generale, e in ciascuna delle cinque classi; 

Un membro del Collegio di Francia, eletto dai 
suoi colleghi; 

Un membro di una Facoltà di diritto, eletto dai 
professori delle Facoltà di diritto; 

Un membro di una Facoltà di medicina; 

Un membro di una Facoltà di lettere; 

Un membro di una Facoltà di scienze; eletti dai 
professori delle rispettive Facoltà; 

Un membro della Accademia di medicina; 

Un membro del Consiglio superiore delle arti e 
delle manifatture; 

Un membro del .Consiglio superiore del commercio; 

Un membro del Consiglio superiore di agricoltura, 
eletti dai loro colleghi rispettivi; 

Sette membri dell'insegnamento pubblico, nomi- 
nati dal Presidente della Repubblica, in Consiglio 
dei ministri, e scelti fra ispettori generali, rettori 
e antichi rettori, professori e antichi professori di 
Facoltà, del Collegio di Francia, del Museo di sto- 
ria naturale, direttore della scuola normale, prov- 
veditore de'licei; 

Quattro membri dell'insegnamento libero eletti 
dal Consiglio stesso, (art. 1). 



12 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Tutti costoro sono eletti per sei anni, ma sono 
rieleggibili indefinitamente. 

Esso Consiglio tiene due sessioni ordinarie all'an- 
no, ma fuori di queste può esser sempre convocato 
dal ministro. Il ministro deve inoltre convocarlo 
quante volte dieci dei suoi membri ne facciano 
domanda. Il ministro può scegliere nel suo seno 
delle Commissioni incaricate di studiare, nello in- 
tervallo delle sessioni, le questioni, sulle quali ha 
a deliberare, e di fargliene relazione. (Con questa 
disposizione si è creduto di poter fare a meno 
della combattuta sezione permanente). Quando le 
questioni da esaminare si riferiscano esclusiva- 
mente agli stabilimenti d'insegnamento pubblico, le 
Commissioni nominate dovranno essere scelte in 
maggioranza fra i membri del Consiglio apparte- 
nenti a questo insegnamento, (art. 3). 

Questo Consiglio può essere ancora chiamato a 
dare il suo avviso sui progetti di legge, sui rego- 
lamenti e i decreti relativi all'insegnamento, e in 
generale su tutte le questioni che gli saranno sot- 
toposte dal ministro. Però è chiamato necessaria- 
mente a dare l'avviso suo, (art. 4): 

Sui regolamenti relativi agli esami/ ai concorsi 
e ai programmi di studio nelle scuole pùbbliche, 
alla sorveglianza sulle scuole libere, e in generale 
su tutti i decreti che importino regolamento per le 
scuole pubbliche; 

Sulla creazione di Facoltà, licei e collegi* 

Sui soccorsi ed incoraggiamenti da accordare 
agli stabilimenti liberi d'istruzione secondaria; 

Sui libri che possono essere introdotti nelle scuole 
pubbliche e su quelli che debbono essere proibiti 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 13 

nelle scuole libere, come contrari alla morale, alla 
costituzione e alle leggi; 

Pronuncia in ultima giurisdizione sui giudizi resi 
dai Consigli dipartimentali e accademici, nei casi 
determinati dagli art. 14, 68 e 76, della legge dei 
15 marzo 1850, rimessi in vigore; tuttavia esso non 
può pronunciare definitivamente l'interdizione dal- 
Finsegnamento libero, se non quando la sua deci- 
sione sia presa ai due terzi dei suffragi.. 

Presenta inoltre ogni anno al ministro una re- 
lazione sullo stato generale dello insegnamento, 
sugli abusi che potrebbero introdursi negli stabili- 
menti d'istruzione, e sui mezzi di rimediarvi. 



Prussia. 

In Germania la Costituzione dell'impero, dei 16 
aprile 1871, che in sostanza è quella della Confe- 
derazione del Nord del 1867, non annovera l'istru- 
zione pubblica nella cerchia dell'azione federale o 
imperiale. Si sa che essa ha ordinato soltanto i 
poteri pubblici dell'impero; cioè dell'imperatore 
come capo della Germania, della rappresentanza 
popolare della nazione tedesca (Reichstag), e della 
rappresentanza degli Stati o governi, fra cui è di- 
visa, al Consiglio federale (Bundesrath). Ma l'art 4 
che determina la competenza di essa federazione 
novera bensì la rappresentanza all'estero, la guerra, 
la marina, la finanza, il commercio, le comunica- 
zioni ecc., ma non la pubblica istruzione. Questa 
perciò non apparisce tra le varie Commissioni del 
Consiglio federale che amministrano i servigi pub- 



14 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

blici dell'impero, noverate dall'art. 8. Nò vi si parla 
di ciò che noi diciamo diritti dei cittadini. 

La Costituzione ed amministrazione imperiale 
non può avere per ora altra ingerenza nelle scuole, 
se non in quanto può riferirsi all'indigenato co- 
mune e alla istituzione dei volontari di un anno 
nell' armata: agevolezza concessa in ispecialtà ai 
giovani avviati alle professioni colte. Si è visto 
difatti sin dal principio il bisogno di determinare 
quali scuole meritano, di dare accesso al servizio 
militare d'un anno, nonché a qualche altro servizio 
federale come le poste e i telegrafi. Si costituì per- 
ciò nel 1868 un organo a quest'uopo della Federa- 
zione (Bundesschul-commission) di tre consiglieri 
tecnici, la cui nomina venne attribuita per due 
membri alla Prussia e alla Sassonia,, e per l'altro 
si statuì la nomina alternativa ogni triennio fra 
gli Stati minori. Questa Commissione però non ha 
unificato gli attestati di maturità, e le condizioni 
per ottenere la patente d'insegnante, come deside- 
ravano i centralisti. Soltanto, essendo gl'istituti 
privati più numerosi nelle nuove Provincie, e la 
loro prosperità essendo collégata alla facoltà di ot- 
tenere pei loro alunni l'ammissione al servizio mi- 
litare di un anno, la Commissione scolastica fede- 
rale determinò i criteri e le condizioni necessarie 
per partecipare all'accennato privilegio. * Il Cancel- 
liere esercitò la sua azione federale in proposito 
mediante il ministro prussiano di pubblica istru- 
zione. 

Insomma il servizio dell'istruzione pubblica e la 



1 Wibse Dot hilkere Schulwesen. Voi. II, p. 4, 64. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 15 

tutela della libertà d'insegnamento in Germania son 
retti dalle costituzioni e dalle leggi particolari dei 
singoli Stati, che del resto s'informano naturalmente 
allo Stato preponderante: così preponderante che il 
Bluntschli, anziché una federazione monarchica, 
chiama propriamente la Germania un impero prus- 
siano, che. lascia ad alcuni membri una certa au- 
tonomia interna, anche in materia legislativa, os- 
sia in alcune parti della legislazione ed ammini- 
strazione pubblica. 1 

Ora in Prussia l'azione legislativa ed ammini- 
strativa dello Stato in fatto d'istruzione pubblica 
è antica. L'elettore di Brandeburgo, Gioacchino II, 
fin dal 1540 < per mantenere la religione e il buon 
ordine > istituì ispettori, e nel 1545 un Consiglio 
permanente per gli affari ecclesiastici e scolastici. 
Fin dal secolo scorso si dichiararono i comuni ob- 
bligati a fabbricare scuole e stipendiare istitutori, 
i padri di famiglia a inviarvi i ragazzi, e a retri- 
buirne i maestri, si nominarono ispettori per vi- 
sitarle e migliorarle, e si fondarono seminari o 
scuole magistrali. Si resero particolarmente illustri 
in questa opera Federico Guglielmo I, che non la- 
sciò in eredità a suo figlio soltanto le caserme e 
i reggimenti, ma anche le scuole e una generazione 
allevata al sapere e al dovere nelle medesime; e Fe- 
derico II che, appena conquistata la Slesia, vi fondò 
7 scuole normali, e che ha la gloria di aver san- 



1 « Ein monarchische Reich, welches seinem Gliedern noch einige 
Seltatst&ndigkeit und SelbstverwaltaBg in innern Dingen verstaltet 
aber die aussere Politile einheitlich geleitet sehen vili ». Allgemeines 
Sftaatsrecht. I. B., Ili Buco. K. II. 



16 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

cito il famoso Regolamento generale del 1763, car- 
dine degli ordini attuali. Perciò non aveva torto 
l'imperatore Guglielmo, quando, ai 5 agosto 1866, 
fece rimontare il merito della favQlosa fortuna 
della Prussia nella guerra coir Austria ai suoi avi, 
« la cui paterna preveggenza, spandendo con tanto 
zelo l'istruzione, ha gittate i semi, di cui si rac- 
colgono oggi i frutti ». 

11 sistema prussiano e germanico in genere è 
fondato su questi principi: 

1.° Diritto dello Stato di ordinare e sorvegliare 
l'istruzione di ogni grado. 

2.° Fondazione e mantenimento delle scuole 
popolari, imposte al Comune, in ragione dei fanciulli 
obbligati al dovere scolastico. 

3.° Obbligo alle famiglie d'inviare alle scuole i 
loro fanciulli, e di retribuirne il maestro (Schulgeld). 

4.° Lo Stato, o direttamente mediante i suoi or- 
gani, regola, mantiene e dirige le scuole secondarie 
e normali, classiche e tecniche, ovvero veglia a 
quelle dei privati laici ed ecclesiastici, la cui istru- 
zione considera come un servizio pubblico, sotto- 
posto sempre al suo sindacato. 

5.° Mantiene esclusivamente istituti pubblici d'i- 
struzione superiore autonomi amministrativamente, 
nei quali lascia ai suoi professori, ed anche ai pri- 
vati riconosciuti idonei, piena libertà scientifica. 

6.° Gl'istituti scolastici, scuole elementari, gin- 
nasi, università, hanno i diritti esterni di Corpora- 
zioni (die àusseren Recate der Korporationen), che 
esercitano, come avviene per tutti i corpi morali, 
alle condizioni e nei modi prescritti dalla legge. 
Tutta l'applicazione di questi principi è confidata 



IN MATERIA. D' INSEGNAMENTO. 17 

al Ministero che comprende insieme i culti, l'istru- 
zione e gli affari medici (Ministeriwm der geistli- 
chen, Unterrichts und Medicinal Angelegenheiteri). 

Federico Guglielmo I. are va stabilito nel 1722 un 
General Direktoriwm, vero dipartimento ministeriale 
per lo esercizio dei diritti della Corona sulle chiese e 
le scuole, annesso al ministero di giustizia. Nel 1787 
si separarono da Federico Guglielmo IL gli affari 
della chiesa da quelli delle scuole, e si formò per que- 
ste un Comitato scolastico superiore (Oberschulcol- 
legiwn); abolito nel gran movimento di riforma suc- 
ceduto al disastro di Jena, e fattosene nel 1808 una 
sezione del Ministero dell'interno, confidata a Gu- 
glielmo Di Humboldt Questa sezione nel 1817 di- 
venne un Ministero a sé del culto e dell'istruzione, 
cui si aggiunse poscia la sanità pubblica. 

Dipendono da esso le università, le accademie, 
i politecnici, le scuole speciali come quelle per le 
miniere, per le foreste, pei sordomuti ecc., le biblio- 
teche, i musei, tutti gì' istituti scientifici, artistici 
e musicali; le Commissioni esaminatrici scientifiche 
dei candidati air istruzione secondaria, le scuole 
classiche e tecniche, tutti i seminari degl'insegnanti, 
anche quelli di ginnastica e di lingue viventi per 
le scuole reali, e di musica sacra pei ginnasi; le 
scuole pei figli e per le figlie degl' impiegati segna- 
tamente militari, insomma tutte le autorità, unioni 
ed istituzioni che hanno a scopo la coltura della 
nazione. A codesta sezione del Ministero (l'istru- 
zione) sono ancora subordinati il conservatorio dei 
monumenti artistici e l'ispettorato dei sordomuti. 
Il ministro perciò regola il piano d'istruzione (Lehr* 
pian), gli esami (JPrùfungwesen) delle scuole di ogni 

2 



18 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

grado, seminari ed università, nomina i professorf 
e i direttori che diremo; regola gli stipendi, le pen- 
sioni, le giubilazioni, YEmerùirung degl'insegnanti, . 
le retribuzioni scolastiche (Schvlgeld), ha ancora 
moltissima autorità sulle scuole private (Privai— 
schul Wesen). 1 

Per bene adempiere al suo vasto ufficio Humboldt 
aveva con sé due elevati funzionari col titolo di 
consiglieri tecnici (Technische Rathe). Oggi il mini- 
stro, lasciando da parte le attribuzioni meramente 
ecclesiastiche come capo del culto, coopera col Con- 
siglio superiore evangelico a determinare i libri di 
testo religiosi nelle scuole popolari, normali e se- 
condarie (H'òhere SchiUerì), ed esercita sulla istru- 
zione e sui seminari degli ecclesiastici le attribu- 
zioni dello Stato determinate dalla prima delle leggi 
Falk degli 11 maggio 1873, che si riferiranno a suo 
luogo. Come organo superiore della pubblica istru- 
zione ha presso di sé la sezione del Konsistorium 
che concerne le scuole. Essa, vero Consiglio supe- 
riore scolastico, è posta sotto l'immediata presi- 
denza del ministro, e riceve il suo indirizzo da un 
consigliere, che ha ufficio e nome di direttore. Oltre 
questi due capi, la sezione ha i suoi vari membri 
permanenti che dirigono i vari ripartimenti : per 
esempio, le scuole universitarie, i ginnasi, o, come 
noi diremmo, i' istruzione secondaria classica, le 
scuole reali o l'istruzione tecnica, le popolari, l'am- 
ministrazione dei redditi dell' istruzione, il conten- 
zioso o le contestazioni legali, gli studi artistici,. 



1 Rónne Staatsrecht der preussischen Monarchie, II B. I Abtheil^ p. 12& 
(ed. 1871). 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 19 

il gabinetto particolare del ministro. Si perviene 
alla qualità di consigliere soltanto per meriti se- 
gnalati nell* insegnamento. Alcuni anni sono erano 
8, nel 1869 erano 13 e 2 aggiunti, oggi son 18. 

Codesto Consiglio superiore scolastico si aduna 
ordinariamente due volte per settimana sotto la 
presidenza del ministro, o in sua vece del direttore. 
Ogni consigliere riferisce gli affari del ramo a 
lui affidato, e questi, non che gli appelli contro gli 
atti di un singolo consigliere, si decidono collegial- 
mente. Giova notare che la Prussia non ha ispet- 
tori generali o centrali; ma al bisogno, in casi spe- 
ciali (e ciò ha luogo raramente) ispezionano d'or- 
dinario i membri del detto Consiglio, cui debbono 
riferire per la decisione. Per lo più provvedono le 
autorità regionali che diremo. Ad ogni ufficio o 
ripartimento di ciascun consigliere sono natural- 
mente addetti dei segretari od impiegati del Mi- 
nistero. 

Le altre amministrazioni centrali della Germa- 
nia sono modellate sulla Prussia. In Sassonia e in 
Baviera del pari formano un solo Ministero Y istru- 
zione e il culto; e in Baviera il Consiglio superiore 
scolastico si compone di 9: il ministro, il segreta- 
rio generale e 7 consiglieri. 

Il Consiglio superiore prussiano composto alla 
guisa detta è stato celebrato da Cousin, ed è gene- 
ralmente molto lodato. 

Inghilterra. 

Neil' Inghilterra fino al 1833 r istruzione appar- 
teneva del tutto alla Chiesa e alle fondazioni private. 



20 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

Le inchieste però del 1803, del 1818, e poi del 1833, 
del 1862 ecc., provarono sempre più che l'opera delle 
chiese e dei privati era insufficiente al bisogno, e 
che era necessario al bene pubblico e quindi legit- 
timo l'intervento dello Stato. 

Avvenuta la riforma elettorale del 1832 che al- 
largò la base della rappresentanza, la nazione me- 
glio rappresentata fece più vivamente sentire il 
compito dello Stato di fare in questo ramo da ne- 
gotiorum gestor. Quindi le proposte di Brougham e 
di Russel del 1833, non di sostituire lo Stato ai 
privati, ma di venir loro in aiuto con sussidi ed 
incoraggiamenti. Si cominciò in quell'anno con un 
sussidio di 20,000 st. che man mano crebbero a 60 
milioni di lire italiane, di cui 49 per la sola istru- 
zione popolare. ! Mentre insomma nei paesi di ec- 
cessiva centralità ed azione dello Stato si vuole il 
disaccentramento, in Inghilterra, essendo testimoni 
dei contrari difetti dell'inazione dello Stato nei 
grandi interessi sociali, cominciò una lotta per 
l'azione sempre più grande dello Stato. 

L'organo centrale di essa azione è venuto man 
mano costituendosi alla guisa seguente: ' 

Si sa che in quel paese fin dai primordi della 
monarchia il re era circondato da un Consiglio pri- 
vato, nel quale in presenza del sovrano erano di- 
scussi i più grandi affari del regno. Oggi il potere 
legislativo dello Stato si sa che appartiene al Par- 
lamento (re, lordi e comuni), lo esecutivo al re e 



1 Messbdaglia, Relaxione sul Bilancio della pubblica istruzione. Gen- 
naio, 1875. 

* Todd. Parliamentary Government. Voi. II, pag. 632 e seg. 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 21 

al gabinetto dei ministri. Tuttavia il consiglio pri- 
vato serba alcune importanti funzioni. E il presi- 
dente di esso ha grande dignità, siede vicino al so- 
vrano e propone gli affari, è il capo del governo 
nella camera dei lordi, quando, come d'ordinario, ne 
è membro, ha 2,000 st. di stipendio, e muta col mi- 
nistero. 

Ora il bisogno di ben ripartire i crescenti sus- 
sidi alla pubblica istruzione fece nel 1839 sentire 
la convenienza di costituire un uffizio adatto nel 
seno di esso consiglio privato, che si chiamò Coni- 
mittee of the Privy Council per la pubblica istru- 
zione; composto di pochi ministri di gabinetto, au- 
torizzati a riunirsi per disporre delle somme stan- 
ziate. Ma nel 1853, ingrossati ancor più i sussidi 
e gli affari, si ordinò un apposito dipartimento di 
istruzione con molti segretari (Education depart- 
ment\ e vi fu posto a capo il lord presidente del con- 
siglio privato. Nel 1856 gli fu aggiunto un vice 
presidente, anch'esso membro del Consiglio privato, 
ma non del gabinetto; cui, per le accennate esi- 
genze parlamentari, per la rappresentanza e difesa 
innanzi alla Camera bassa (si sa che in Inghilterra 
i ministri intervengono e parlano soltanto alla Ca- 
mera, di cui sono membri) si è conferita apposita- 
mente l'eleggibilità alla Camera dei Comuni. Questo 
è divenuto il vero amministratore attivo del dipar- 
timento, e la sua posizione (per le notate esigenze 
naturali a questa forma di governo parlamentare) 
si è andata continuamente sviluppando ed elevando. 

I membri, di cui si compone codesto Comitato del 
Consiglio privato d'istruzione pubblica, non sono, 
come a prima vista parrebbe in Italia, uomini spe- 



22 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

ciali ed eminenti nel servizio, dell'istruzione; ma 
invece esso si compone, oltre del presidente e del 
vicepresidente, di altri membri del gabinetto; il 
cancelliere dello scacchiere, di diritto, perchè gli 
ordini del comitato importano spese, gli altri scelti 
dal lord presidente: per esempio, il primo lord della 
tesoreria, i ministri dell'interno, della marina, delle 
colonie, delle Indie, della guerra, il presidente del- 
l'ufficio dei poveri e del governo locale: tutti mem- 
bri non tecnici, e mutabilissimi secondo la politica. 
S'intende quindi come si desideri un organismo 
più stabile e più competente. Questo comitato però 
non ha funzioni amministrative propriamente dette, 
ma è convocato di tempo in tempo, a discrezione 
del lprd presidente, per consigliare sui regolamenti 
(minutes) che gli sottopone; non ha iniziativa pro- 
pria: e dove nessuno intervenga, decidon soli il 
presidente e il vicepresidente. La decisione e la 
responsabilità appartengono legalmente al presi- 
dente, che però si avvale sempre dei lumi dei suoi 
colleghi. 

Si è disputato se era bene affidare codesto ramo 
ad un ufficiale pubblico così eminente come il Pre- 
sidente del Consiglio privato, e sembra prevalere 
l'affermativa; perchè esso è membro del gabinetto, 
mentre non lo è il vicepresidente, e bisognerebbe 
altrimenti lo divenisse, accrescendo così il già nu- 
meroso consiglio dei ministri; e perchè giova que- 
sto ramo sia rappresentato ai Lordi, ove siedono i 
vescovi anglicani così interessati alle cose del- 
l'istruzione. In Inghilterra, si è già accennato, si 
fa sempre capo al principio che i grandi servizi 
pubblici debbono essere rappresentati alle due Ga- 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 23 

«nere dai capi che li amministrano, e che solo pos- 
sono esserne responsabili, difendervi la loro am- 
ministrazione, ed avervi efficacia, facendone parte, 
e anzi essendo membri cospicui della loro mag- 
gioranza. 

Il lord presidente, oltre la direzione generale del 
dipartimento, ha le nomine e le rimozioni, segna- 
tamente degli ispettori scolastici.; ma l'amministra- 
zione, i nove decimi degli affari, sono trattati e 
decisi dal vicepresidente, almeno quelli che non 
importano regole nuove od alterazione alle esi- 
stenti. Egli, sulle norme statuite, governa la distri- 
buzione dei sussidi concessi dal parlamento, nel 
•che consisteva la funzione sostanziale del diparti- 
mento prima della legge del 1870. Sicché per questo, 
e perchè rappresenta il dipartimento avanti al 
potere preponderante dei Comuni che accordano 
i sussidi, comunque siasi disputato sulla qualità 
della sua responsabilità davanti ai Comuni, di fatto 
può considerarsi come un altro Ministro respon- 
sabile, ed è ben di più degli altri sottosegretari 
di Stato. Russel aveva proposto nel 1867 di farne 
un apposito Ministro d'istruzione con sede nel ga- 
binetto, perchè il Comitato, autorità collettiva» 
scema la responsabilità; ma la proposta parve in- 
tempestiva. 

Noto questa particolarità dell'amministrazione, 
inglese. Le Minutes sonp preparate dal capo della 
.segreteria del dipartimento, sulle indicazioni del 
presidente o del vicepresidente; vengono poi distri- 
buite ai membri del Comitato per il loro avviso, 
quindi discusse; approvate che sieno debbono esser 
recate al banco delle due Camere, e non possono 



24 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

andare in esecuzione che dopo un mese. Con questa 
riguardo al Parlamento si è creduto di conciliare 
le esigenze dell'amministrazione che non può ricor- 
rere al potere legislativo per meri regolamenti, 
colla mancanza di un vero Consiglio di Stato o Con- 
siglio superiore che possa secondo i casi frenare o 
illuminare il ministro. Le, istruzioni agli ispettori 
che le spiegano o sviluppano, sono formate dal se- 
gretario sotto l'autorità del vicepresidente. 

Si deve aggiungere che nel 1856 è stato aggiunta 
a questo dipartimento d' istruzione il dipartimento 
of Science and Art, che prima apparteneva al Board 
of trade, specie di ministero del commercio, che 
era stato istituito nel 1852. Prima si era fondata 
dallo Stato VArt department, che creò il museo 
Sout-Kensinghton, immenso museo industriale e 
grande scuola normale di professori di scuole di 
disegno. Questo ufficio doveva organare e diffon- 
dere scuole di disegno e di arti ornamentali, a 
uomini e a donne, per tutto lo Stato; ma al modo 
inglese lo Stato non le fondò, ma offrì ai mu- 
nicipi che le fondassero sussidt e professori. VArt 
department è divenuto Science and Art department,. 
che ebbe ancora le scuole della Marina mercantile, 
ed allargò lo stesso sistema alla promozione di 
scuole industriali e di architettura navale. Il so- 
printendente del museo di Kensinghton è ancora, 
segretario del dipartimento di scienza ed arte. 

Questo dipartimento annesso al detto d'istruzione» 
ha ancora un Comitato o Consiglio, composto del 
presidente, del vicepresidente del dipartimento d'i- 
struzione, senza gli altri membri del gabinetto; ed 
è assistito da un ispettore generale di arte che 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 25 

soprintende alle varie scuole di arte e ne dirige gli 
esami, e da un altro ispettore di science, che soprin- 
tende alle scientifiche. Conforme al sistema gene- 
rale inglese che svolgeremo • più oltre, le scuole 
sono esaminate annualmente, e ricevono i sussidi 
conforme ai risultati che presentano. Di tutto si fa 
rapporto annualmente al Parlamento, relazione che 
reca poi in appendice le relazioni dei direttori delle 
scuole artistiche e scientifiche sindacate dal dipar- 
timento. 

In altri termini il dipartimento inglese di pub- 
blica istruzione comprende in sé l'istruzione ele- 
mentare e, sebbene con una direzione propria, ciò 
che noi diciamo istituti tecnici, scuole di arti e me- 
stieri, e di marina mercantile, musei e gallerie na- 
zionali, e alcune università. Però in generale, a 
modo inglese, lo Stato non fonda o mantiene scuole 
direttamente, ma offre sussidt varf, professori, mo- 
delli, libri, disegni ecc. 1 

Bisogna però aggiungere che la legge del 1870 
ha accresciute ed anzi alterate le funzioni del di- 
partimento: ma ci sembra meglio parlarne discor- 
rendo degli organi locali creati dalla legge detta. 

La legge d' istruzione elementare per la Scozia 
del 1872 ha aggiunto al dipartimento d'istruzione 
e ai suoi due comitati un altro comitato d'istru- 
zione per la Scozia, sedente a Londra; composto 
del lord presidente, del vicepresidente, del cancel- 



1 L'on. Messedaglia nella citata Relazione nota che dei 80 milioni 
di lire italiane che spende il dipartimento inglese, 49 vanno all'istru- 
zione popolare, oltre 6 e mezzo alle science ed arti, oltre 3 e mezzo ai 
musei, circa 1,300,000 alle università. 



26 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

liere dello scacchiere, del Lord advocate di Scozia, 
e di altri due membri del gabinetto con un segre- 
tario speciale. Ma ha ancora istituito in Edimburgo 
come suo rappresentante un Board of educativa, di 
cinque membri, nominati da S. M., uno dei quali 
ha ufficio di presidente. Questo Board ha uno spe- 
ciale segretario, ed è una vera soprintendenza o 
direzione centrale scozzese, la quale subordinata- 
mente ai regolamenti del dipartimento centrale 
provvede all'esecuzione della legge, alla riparti- 
zione dei sussidi, e ai comitati scolastici locali da 
essa istituiti, che diremo. 

L'organismo inglese a ogni modo non è ancora 
giunto al suo sviluppo razionale, che sembra dover 
esser di un vero ministero assistito da un efficace 
Consiglio superiore. Si è, guardando a questo imper- 
fettissimo organismo, che Arnold concluse la sua 
famosa relazione alla Commissione d'inchiesta con 
queste parole: « Se le scuole pubbliche sono una ne- 
cessità, un Consiglio superiore d'istruzione, quale 
esiste in Francia (la Francia imperiale) ed in Italia, 
comprendente senza riguardo a partiti politici le 
persone che hanno più titolo ad essere udite nelle 
questioni di pubblica istruzione, un corpo soltanto 
consultivo, ma di cui il ministro sia obbligato a pren- 
dere ravviso in tutti i provvedimenti importanti che 
non sieno semplicemente amministrativi, sarebbe 
di un valido aiuto a un ministro inglese di pubblica 
istruzione, un inestimabile istituzione nel nostro 
troppo politico paese ». * 



* Arnold School Inquiry Commissicn. Voi. VI, p. 630. 



IN MATERIA. D' INSEGNAMENTO. ZI 



Stati Uniti d'America. 

Negli Stati Uniti d'America la cura della pub- 
blica istruzione per parte della società organata è 
antica. Fin dal 1636 i fondatori della Nuova Inghil- 
terra votavano una somma eguale al reddito di un 
anno della colonia per la creazione di un Collegio; 
e fin dal 1638 Harward cominciava la serie di 
quelle benefiche ipuniflcenze in favore della istru- 
zione che oggi stupisce il vecchio mondo. Fin dal 
1642 decretarono che « niuno dei confratelli dovesse 
permettere tanta barbarie nella propria famiglia 
da non dare ai propri figli e apprendisti tanto d' i- 
struzione da leggere correttamente la lingua ingle- 
se.... Affinchè l'istruzione non rimanga sepolta nelle 
tombe degli avi nostri (ordinavasi in tutte le co- 
lonie puritane), ogni borgo, dopo che Iddio abbia 
moltiplicato il numero dei suoi abitanti a cinquanta 
capi di casa, dovrà nominarne uno per insegnare 
ai fanciulli a leggere e a scrivere; e quando una 
comunità raggiunga il numero di cento famiglie, 
dovrà istituire una scuola di grammatica; il mae- 
stro della quale sia in grado d'istruire la gioventù, 
tanto da prepararla per l'università ». Fin d'allora 
insomma l'istruzione era ad un tempo prediletto 
obbietto di beneficenza dei privati e di sollecitudine 
del potere pubblico. * Nella Virginia, in cui era sco* 



1 Bazvcboft Storia della coloniz*axione degli Stati Uniti di America. 
Capo X. 



28 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

nosciuto il sistema delle scuole pubbliche, e in cui 
« ognuno, come diceva sir Guglielmo Berkeley nel 
1671, istruiva i propri figli secondo la libertà sua » 
i figli dell'ignorante restavano in una ignoranza 
disperata. * 

Oggi, sviluppando il principio di Washington che 
< la virtù e l'intelligenza del popolo sono le due 
sicurezze indispensabili delle istituzioni repubbli- 
cane, fondate sulle due dottrine repubblicane del- 
l'eguaglianza sociale e della perfetta libertà reli- 
giosa », ' è principio universale colà che lo Stato 
impartisce l'istruzione a tutti, come Dio dà a tutti 
l'aria e la luce. 

I concetti cardinali del loro sistema si possono 
così riassumere : 

1.° Dovere dello Stato di proteggersi contro i 
mali della ignoranza; 

2.° Necessità di un sistema di scuole pubbliche, 
comuni a tutti e gratuite. Si provvede alle spese, 
oltre che coi sussidi del Congresso, colle imposte 
locali sulle proprietà personali e locali, e talvolta 
sui liquori forti. 

La scuola poi è un'istituzione permanente. Colà 
si considera un servigio pubblico come persona ci- 
vile. Pressoché tutte le scuole sono incorporate, e 
quindi hanno il diritto di possedere, di ricevere 
doni e legati ecc. Si crea una scuola, si costitui- 
sce un fondo per mantenerla, come al Medio evo, 
specialmente, per le Chiese, le Università, le Opere 



1 Banceopt Storia della coUmi%%axione degli Stati Uniti di America. 
Capo XIV. 

9 Frase* Report on the Common Schoolt of the United States ec p. 14. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 29 

pie. Codesta personalità civile delle istituzioni ha 
eccitato la generosità dei privati, e si calcola che 
in pochi anni Y istruzione vi abbia ricevuto di doni 
250,000,000. 

L'immobilità e l'infecondità europea si è evitata 
mediante amministratori nominati a suffragio dei 
cittadini, sul che torneremo. 

Lo Stato non mantiene (talora sussidia) le Uni- 
versità e le scuole medie che principalmente sono 
fondate dai privati, ma tiene scuole normali. Ob- 
bliga però i Comuni a istituire e mantenere tante 
scuole, quante bastino ai suoi fanciulli ed adole- 
scenti dai 5 ai 1S anni. Esse sono ripartite in tre 
periodi quadriennali (common schools, grommar 
schools e high schools): nelle quali s'insegna gra- 
tuitamente a tutti, di qualsiasi culto, ricchi o po- 
veri, maschi e femmine, leggere, scrivere, disegno, 
musica, ginnastica, grammatica, lingua nazionale, 
lingue straniere, geografìa, storia, aritmetica, alge- 
bra, geometria, trigonometria, fìsica, chimica, storia 
naturale; e anche le lingue antiche, le quali però 
non sono obbligatorie: immenso sistema d'istru- 
zione universale, che corrisponde a un tempo alle 
nostre scuole primarie e secondarie, classiche e 
tecniche. 

Per applicare i loro principi sui diritti e i doveri 
dello Stato in ordine alla pubblica istruzione si sono 
creati i seguenti organi: 

Si sa che quella società ha quattro membrature 
organiche, il Comune, la Contea, lo Stato, la Fe- 
derazione. La sovranità vi appartiene alla univer- 
salità dei cittadini. Essi per alcuni affari comuni, 
come la. guerra, la diplomazia ecc., hanno costituito 



30 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

un potere centrale, l'Unione federale; i cui organi 
sono il Congresso (il Senato e la Camera dei rap- 
presentanti), il presidente degli Stati Uniti, la Su* 
prema Corte federale. Nei singoli Stati il potere 
sovrano, salvo la competenza della federazione, 
appartiene alle legislature locali, di cui formano 
l'esecutivo i governatori. Nei coiftuni (townships) i 
cittadini medesimi nominano dei loro organi spe- 
ciali pei vari servizi pubblici, come r illuminazione, 
le vie ecc. 1 

La loro costituzione del 1787, fra le altre attri- 
buzioni determinate tassativamente nella sez. 8.', dà 
alla federazione ufficio di promuovere le scienze e 
le arti mediante la proprietà letteraria e i brevetti 
d'invenzione, ma non già la pubblica istruzione. 
Ciò però è questione di ripartizione interna del 
potere e del servizio pubblico. Il non appartenere 
alla federazione non vuol dire che la società or- 
ganata non abbia azione nell'istruzione, ma sol- 
tanto che è di competenza dei singoli Stati. 

La federazione stessa non può dirsi che vi sia 
estranea, e che non abbia organi per l'azione sua. 
Essa è intervenuta fin ora nella istruzione al modo 
seguente: 

1.° Disponendo in favore di essa di una parte 
del territorio nazionale (State fund). L'amministra- 
zione di questo fondo era stata confidata nel 1812 
al Government Land office, come dipartimento del 
tesoro; ma nel 1859 fu annessa invece a quella 
dell'interno. Ogni Comune che colà si fonda è co- 



1 Tocqueville De la Ddmoeratie en Amtrique, Voi. I. Ch. V. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 31 

stituito di 6 miglia quadrate; queste son divise in 
sezioni alla guisa seguente: 



6 


5 | 4 


3 


2 


1 


7 


. 8 


9 


10 


11 


12 


18 1 17 


16 


15 | 14 


13 


19 


20 | 21 


22 


23 


24 


30 


29 


28 | 27 


26 


25 


31 


32 


33 


34 


35 


36 



La 16."" di queste sezioni del territorio comunale 
appartiene o è destinata al servizio dell'istruzione. 
2.° V Union state deposito fund. La federazione 
avendo nel 1855 un avanzo di circa 200 milioni di 
lire nostre, ne ripartì 150 proporzionalmente fra i 
singoli Stati; alcuni di questi, come il Connecticut 
e il Rhode-Island, in tutto, altri in parte, applica- 
rono la loro quota all'istruzione. 

3.* State agricvltural fund. Nel 1862 il Con- 
gresso approvò un Atto che die facoltà al governo 
centrale di fare un'altra distribuzione di terre fra 
i singoli Stati per fondare e mantenere singole 
scuole indirizzate alla diffusione ed al progresso 
delle arti meccaniche ed agricole. 

Però ciò non bastando, si è inteso anche colà il 
bisogno di una maggiore azione al centro di tutto 
lo Stato, e si è costituito per la legge federale dei 
2 marzo 1867 a Washington un Department ofedur 



32 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

cation, ufficio speciale ordinato finora al fine di co- 
noscere, seguire e incoraggiare la pubblica istru- 
zione. Alla testa di questo dipartimento é stato 
collocato un soprintendente nominato direttamente 
dal Congresso, e reso indipendente, come uomo 
tecnico, dai cangiamenti ministeriali. Esso ha il 
diritto di nominare i suoi impiegati, ed ha oltre 
20,000 delle nostre lire di stipendio. Ogni anno deve 
presentare al Congresso una relazione sull'istru- 
zione nei vari Stati, e sui mezzi di migliorarla; e 
la prima relazione del soprintendente Barnard fu 
diretta appunto a provare la necessità e la legit- 
timità dello intervento dello Stato. A ogni modo fi- 
nora è più un ufficio di statistica e d* informa- 
zione che altro ; certo non ha nulla dei nostri mi- 
nistri europei d'istruzione. 

Nei singoli Stati dell'Unione l'azione del potere 
centrale in fatto di pubblica istruzione ha i seguenti 
organi : 

Un comitato centrale d'istruzione dello Stato, 
chiamato, ora Board of education, ora Board of 
Commissioners. Tutti i suoi membri sono eletti di- 
rettamente od indirettamente dai cittadini, sono 
retribuiti, ed hanno per ufficio principale di distri- 
buire il fondo generale scolastico; ma più che altro, 
non sono nominati per dirigere come in Europa, 
ma per ricevere le relazioni delle autorità inferiori, 
e riferire alle legislature sulle condizioni e sui 
bisogni dell'istruzione. 

Quanto alla composizione, in alcuni Stati, per 
esempio nel Massachusset, si compone del Gover- 
natore, del sottogovernatore e di otto persone no- 
minate per otto anni dal governatore, rinnovabili 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 33 

per un ottavo ogni anno, e il Comitato nomina il se- 
gretario. Nel Vermont è composto del Governatore, 
del vicegovernatore e di tre membri nominati dal 
governatore col consenso del senato; e il Comitato 
nomina il segretario che è il soprintendente dell'i- 
struzione pubblica. Nell'Alabama si compone del so- 
printendente e di tanti membri, quante le circoscri- 
zioni elettorali che mandano un rappresentante al 
Congresso; e cosi composto ha, come ancora in altri 
Stati, poteri legislativi in ordine alla istruzione, 
salvo il veto della legislatura. In generale, insomma, 
si compone dei più alti funzionar! dello Stato: go- 
vernatore, vicegovernatore e soprintendente. Per 
le Accademie, specie di scuole normali sovvenute 
dal fondo generale scolastico dello Stato, si hanno 
corporazioni di tutors; a Nuova York un Consiglio 
sopra di esse di Reggenti dell'Università, composto 
del governatore, del vicegovernatore dello Stato, del 
soprintendente e segretario scolastico. 

Com'è naturale, l'organo principale attivo dello 
Stato in fatto d'istruzione è il soprintendente. Esso, 
nei vari Stati, ora è eletto direttamente dal popolo 
al pari del governatore, come nella Carolina del 
Sud, e generalmente nell'Ovest; ora dalla legisla- 
tura come a Nuova York, ora dal governatore col 
consentimento del senato come nella Pensilvania. 
Ma sempre è indipendente dal ministero, e gode 
alta considerazione; tanto che nella più parte degli 
Stati la sua retribuzione eguaglia quella del gover- 
i^atore; ed anzi in altri, come New-Yersey, Illinese, 
Wisconsin, la supera, quasi che il capo dell'istru- 
zione abbia un ufficio più eminente del capo del 

potere esecutivo dello Stato. 

3 



$4 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Anche questi soprintendenti però hanno scarsa 
azione sui singoli comitati locali, di cui discorre- 
remo. La loro propria missione si è di raccogliere 
informazioni autentiche, visitando scuole e tenendo 
fneetings, e d'illuminare la legislatura colle loro 
relazioni. Però si è avvertito il bisogno, per uni- 
formità ed economia, d' ispettori di contea, a fine 
di visitare, eccitare, riferire, agire mediante i mezzi 
di quella società, i meeùtngs e la più ampia pub- 
blicità. Finora prevalgono i comitati locali; ma 
Praser c'informa che si sente già nei singoli Stati 
il bisogno di aver qualche cosa come i nostri mi- 
nistri di istruzione. 1 

Riassumendo, tutti i quattro grandi Stati, di cui 
discorriamo, considerano più o meno la pubblica 
istruzione come un grande servizio pubblico, ma i 
loro organi centrali sono diversissimamente costi- 
tuiti: i ministri di Francia e di Germania hanno 
dei Consigli intorno, ma in Francia è di delegati 
di grandi corpi sociali e di nominati dal governo, 
in Prussia di eminenti insegnanti ed amministra- 
tori scolastici. In Inghilterra i capi del diparti- 
mento d'istruzione hanno intorno a sé comitati di 
"alte autorità politiche dello Stato e alla loro di- 
pendenza numerosi ispettori; negli Stati Uniti il 
comitato supremo si compone dei più alti ufficiali 
dello Stato, ma esso e i soprintendenti hanno scar- 
sissima azione. Questa varia costituzione è un por- 
tato, non solo dei principi politici ed amministra- 
tivi in ognuno di essi prevalenti, ma anche (tei 
diversissimo ufficio, al quale sono ordinati. 



1 Jleport cit. p. (61. 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 35 



Organismi locali. . 

Francia. 

Costituito l'organo superiore al centro, i vari Stati 
che noi consideriamo dovevano costituirne d'infe- 
riori nelle Provincie per esercitarvi l'azione del loro 
potere, e per sorvegliare gli organi del volere e del 
potere dei Comuni; e noi li troviamo in ciascuno 
informati, come ha luogo in generale in tutta l'am- 
ministrazione, sia ai principi politici della costitu- 
zione dello Stato, sia al tipo prevalente negli organi 
superiori dell'amministrazione centrale. 

In Francia, Napoleone I. aveva stabilito nelle sue 
principali città 27 accademie o centri universitari, 
ognuna col suo rettore, il suo consiglio, i suoi 
ispettori. Oggi la Francia è divisa scolasticamente 
in 16 accademie o circoscrizioni accademiche, cia- 
scuna in media di cinque o sei dipartimenti, cor- 
rispondenti perciò piuttosto alle provincie prussiane 
o alle regioni geografiche italiane. Il rettore che vi 
è posto a capo non è necessario che sia un inse- 
gnante pubblico, basta che abbia grado di dottore 
in una Facoltà. Di quella di Parigi è rettore tito- 
lare il ministro, ma le sue funzioni ordinarie sono 
esercitate da un prorettore. Il rettore è capo del- 
l'istruzione superiore e secondaria della regione, 
ed è circondato dal Consiglio accademico, che per la 
legge del 1854 è così composto: 

Il rettoye presidente; gl'ispettori di accademia, i 
quali, tranne che a Parigi, son tanti, quanti i di- 



36 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

partimenti della circoscrizione; i decani delle Ea- 
coltà istituite nella medesima; 7 membri scelti dal 
ministro ogni tre anni, dei quali 1 fra gli arcive- 
scovi e vescovi della regione, 2 fra membri catto- 
lici od acattolici, 2 magistrati, 2 funzionar! o no- 
tabili della regione. 

Il territorio accademico poi è ripartito nei di- 
partimenti, ciascuno col consiglio scolastico dipar- 
timentale, o, come noi diremmo, provinciale. Ne 
sono membri di diritto, il prefetto, presidente, come 
se fosse rettore; l'ispettore di accademia che ne è 
come il rettore di fatto; un ispettore dell'istruzione 
primaria designato dal ministro, il vescovo o il suo 
delegato, un ecclesiastico designato dal vescovo, 
due ministri di altri culti, il protestante e l'israe- 
lita, se ve ne sieno, scelti dal ministro; il capo 
della procura del tribunale, un membro della corte 
di appello o del tribunale, 4 membri del Consiglio 
generale, ossia provinciale, designati dal ministro. 
Questo Consiglio, più che altro, si occupa dell'istru- 
zione primaria, e si riunisce due volte al mese. 

Il dipartimento si sa che in Francia è diviso in 
circondar!, cantoni e comuni. Nei circondar! si ha 
l'ispettore scolastico governativo d'arrondissement; 
nei cantoni si hanno uno o più delegati scolastici 
cantonali, nominati ogni tre anni, per sorvegliarvi 
le scuole, dal detto Consiglio scolastico provinciale. 
Nei Comuni la sorveglianza sulle scuole è attri- 
buita al sindaco, che si sa esser nominato dal go- 
verno, ed al curato, ovvero al pastore e al delegato 
israelita per le scuole del loro culto pure o miste; 
nelle città si hanno uno o più cittadini, nominati 
dal Consiglio scolastico della provincia. 



IN MATERIA D f INSEGNAMENTO. 37 

Carattere principale di questo ordinamento fran- 
cese del 1854 che ha modificato in questa parte 
quello del 1850, oltre l'eccessivo accentramento che 
è insito in tutta Fazione amministrativa francese, 
si è l'aver sostituito alla elezione dei consiglieri 
scolastici per parte dei vari corpi locali come il 
Consiglio dipartimentale ecc., la nomina del gover- 
no; e l'avere sostituito nelle nomine dei maestri 
elementari allo stesso rettore il prefetto. Questi 
ancora li reprime, li sospende, li destituisce: mu- 
tamento molto biasimato, perchè li ha resi troppo 
dipendenti dal potere politico; e non pare che la 
Francia sia divenuta perciò meglio rispettosa al 
principio di autorità. Certo i delegati e i comitati 
locali francesi, ben diversamente dagli inglesi ed 
americani che vedremo, si son chiariti inefficaci : 
sì perchè son privi di potere effettivo ed avrebber 
d'uopo di essere ravvivati dalla pubblica elezione, 
sì perchè in Francia i Comuni son troppo piccoli, 
e vi è impossibile una vigorosa vita comunale, son 
riusciti troppo ignoranti ed inerti. I provinciali e 
regionali son troppo eterogenei e mal composti di 
vescovi, magistrati, insomma di uomini, se non 
ostili, diffidenti e incompetenti, per poter giovare. 
È valsa e vale soltanto l'ispezione governativa. 

Vediamo ora la Prussia. 



Prussia. 

* 

La Prussia è divisa coi nuovi acquisti in 12 Pro- 
vincie, quali il Brandeburgo, la Slesia, l'Annover ecc. 
Corrispondono perciò alle regioni italiane, come la 



38 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Lombardia, la Toscana, la Sicilia. Noi quindi tra- 
durremo sempre il loro Provinz e Provinzial in re- 
gione e regionale. Ognuna, lungi di essere una 
semplice divisione territoriale, ha una personalità 
storica civile, con beni ed istituti propri, ed ha una 
vera unità amministrativa, militare, finanziaria, 
scolastica ecc. Le regioni si dividono in Regierungen, 
che corrispondono alle nostre Provincie, sebbene più 
grosse. Le reggenze o Provincie sono divise in 
circoli (Kreiseri), che sono qualche cosa di mezzo tra 
i circondari e i mandamenti; i circoli sono divisi 
in comuni. 

Le Università e le Accademie dipendono dal Mi- 
nistero direttamente. Per le altre scuole, nella mo- 
narchia prussiana, malgrado i diritti altamente 
proclamati dallo Stato in fatto di pubblica istruzio- 
ne, non è l'autorità centrale che vi abbia più di- 
retta ed importante azione; ma le autorità che rap- 
presentano lo Stato nelle varie regioni (Provinzial- 
UnterrichtS'Behórde), ordinamento, il cui merito ri- 
monta a Guglielmo Humboldt. 

Prima di lui erano confusi nella direzione delle 
scuole la Chiesa e lo Stato, e quindi le scuole 
erano rette nelle regioni dai concistori. Questi in- 
vero erano autorità dello Stato, il re essendo an- 
cora praticamente il vero capo della Chiesa, più che 
in Inghilterra, swmmus episcopus investito dell'au- 
torità ispettiva e disciplinare sulla medesima, ed 
esercitante i suoi diritti mediante i concistori, no- 
minati perciò dalla Corona. Ne avveniva però l'in- 
conveniente che le relazioni col centro dello Stato 
erano non col dipartimento d'istruzione, ma col 
concistoro superiore; e inoltre potendo essi agire 



IN MATERIA I)' INSEGNAMENTO. 39 

soltanto nei paesi protestanti, nei cattolici non es- 
sendo il re capo della Chiesa, lo Stato restava privo 
di organi suoi; si richiedeva quindi un'autorità sco- 
lastica locale che potesse a un tempo aver azione 
sulle scuole delle due confessioni. 

Quindi Humboldt al 1808 costituì in ogni reggenza 
una Deputazione per il evito e V istruzione pub- 
blica in comunicazione immediata col Ministero, 
per esercitare in esse i diritti e la più gran parte 
del patronato della Corona; e inoltre nel 1810 tre 
deputazioni scientifiche (Berlino, Kònigsberg e Bre- 
slavia) per esaminare i candidati air insegnamento 
nelle scuole secondarie, e consigliare il governo 
su tali materie. Quella di Berlino era composta di 
cinque: i due accennati consiglieri superiori del 
ministero, e tre aggiunti, Ancillon, Wolf e Schleier- 
macher. Dopo di allora si formò l'ordinamento at- 
tuale. Le antiche deputazioni scientifiche sono dive- 
nute nove commissioni ( Wissenschaf diche Prufun- 
gs-Commissionen) nelle sedi universitarie di nove 
regioni. Il loro più importante ufficio si è di esa- 
minare i candidati all'insegnamento secondario; ri- 
vedono anche gli elaborati degli esami di maturità. 
Ognuna è composta da 6 a 8 membri ordinari, e 
2 straordinari, ciascuno dei quali esamina nella 
sua materia speciale, filologia, teologia, pedago- 
gia ecc. 

Nel capoluogo poi di ogni regione si ha un con- 
cistoro ad instar del centrale; diviso cioè in tre 
sezioni, culto, scuole e sanità pubblica; i cui vart 
membri sono nominati dal re. La sezione scolastica 
ha nome di Provinzial-Schul-Collegium. Presidente 
di esso è il capo della regione, o presidente supe- 



40 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

riore (Ober-P residente scelto d'ordinario fra i pro- 
prietari più ricchi e fra i più grandi nomi della 
regione, ma beninteso fra quelli che mediante esa- 
mi hanno conquistato i gradi che danno adito a 
tali posti. Ne è direttore il vicepresidente della 
reggenza, in cui si trova il capoluogo della regione. 
Il comitato ha poi due o tre altri membri, di cui 
in generale uno cattolico e l'altro protestante, e 
ad ogni modo uomini tecnici e praticissimi in 
fatto di scuole. Esso comitato, nella provincia cen- 
tro della regione, funziona anche come comitato 
provinciale; allo stesso modo come da noi il pre- 
fetto funziona da capo del circondario, in cui ri- 
siede. 

In ogni reggenza o provincia vi ha poi un altro 
comitato, il consiglio di reggenza o di . prefettura, 
di nomina regia, presieduto dal prefetto; il quale 
però è ben diverso dai nostri, perchè non ha la sua 
autorità personale, e perchè l'amministrazione è 
direttoriale, dividesi in più sezioni, polizia, esazioni 
d'imposte, scuole ecc. La sezione scolastica si com- 
pone del presidente della reggenza, del direttore 
della divisione, e di due o tre consiglieri scolastici 
(Schulràthé) nominati su proposta del Ministro d'i- 
struzione fra il corpo degl'insegnanti, cogli stessi 
criteri dei consiglieri scolastici della regione. Que- 
sti riferiscono gli affari alla loro sezione, la quale 
decide a maggioranza. 

Sistema di tutta quella amministrazione si è dì 
conciliare al possibile la competenza speciale e la 
divisione del lavoro coll'unità dazione; impedendo 
d'altra parte l'arbitrio, e sindacando continuamente 
tutti i funzionar!, non mediante la delazione, ma 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 41 

mediante la collaborazione. Questo sistema che esi- 
ste al centro dello Stato, nelle* regioni, nelle pre- 
fetture, è agevolato da ciò che gli affari si trattano 
e si decidono sul luogo, salvo l'appello. Per le de- 
cisioni ordinarie anzi è vietato alle autorità infe- 
riori di consultare il Ministero. Stein in una famosa 
circolare aveva scritto: < Gl'impiegati debbono ces- 
sare di essere strumenti muti e meccanici tra le 
mani del principe, macchine che eseguiscono degli 
ordini senza volontà e vedute proprie; d'ora in- 
nanzi voglio che trattino e risolvano gli affari di 
loro proprio moto, e indipendentemente (Selbstàndig 
und Selbstthàtig), con piena risponsabilità ». 

Giova aggiungere che il re nomina alle funzioni 
superiori, e i funzionari superiori a quelli di se- 
condo o terzo ordine; ma occorrono titoli e pruove 
multiple e severe, di coltura generale e giuridica, 
e di capacità pratica. Si richiede in generale, per 
tutte le funzioni non subalterne affatto, la licenza 
liceale od i suoi equivalenti, come sarebbero da noi 
i diplomi degl'istituti tecnici. Quindi per le funzioni 
amministrative, fiscali e giudiziarie un primo esame 
di Diritto (Auscultatur), che si fa al termine di tre 
anni di Università davanti alla Corte di appello 
della Reggenza, da cui però sono esenti i dottori 
in diritto. Poscia si richiedono 18 mesi di pratica 
presso i tribunali di prima istanza; e per essere 
referendario occorre un secondo esame di diritto 
interno, egualmente davanti alla Corte di appello. 
Allora ha luogo la scelta tra la carriera giudizia- 
ria e l'amministrativa. Quelli che scelgono questa 
aggiungono al secondo esame l'economia politica, poi 
fanno un terzo esame di Stato a Berlino davanti 



42 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA • 

a un giurì di cinque membri, composto di membri 
della Corte suprema e di capi di divisione dei mini- 
steri. Allora si è nominati consiglieri di prefettura 
supplenti. I funzionari secondar* non sono obbligati 
a tutti questi titoli ed esami, ma debbono ancora 
dar prove di capacità. 

Corona tutto la grande indipendenza guarentita 
agli ufficiali amministrativi dalla vigente legge dei 
21 luglio 1852 « concernente le mancanze al ser- 
vizio degl'impiegati non giudiziarf, il loro trasferi- 
mento e la loro collocazione a riposo >. Per la qual 
legge, minutissima, gl'impiegati non giudiziari, più 
che da noi i magistrati e i professori titolari, sono 
sotto la protezione superiore della Corte discipli- 
nare {disciplinar Hof) sedente in Berlino. Per noi, 
trattandosi di argomento che concerie tutta l'am- 
ministrazione prussiana e non già speciale alla sco- 
lastica, ci basti il dire che essa si compone del 
primo Presidente del Tribunale supremo, di quattro 
membri di esso, di sei addetti ai vari Ministeri 
(finanza, culto e istruzione, interno, commercio, 
giustizia, guerra) e di un aggiunto. Il capo del di- 
partimento, cui appartiene l'impiegato, promuove 
l'accusa, un commissario regio fa un'inchiesta 
scritta, la Corte discute. Si ha appello al Consiglio 
dei ministri, che funge come un Consiglio di Stato. 

Se il funzionario è nominato dalle autorità pro- 
vinciali, funge da tribunale disciplinare di prima 
istanza il collegio di esse autorità; la sospensione 
non può aver luogo che iniziato il processo. Insom- 
ma gli affari si decidono collegialmente, e se i fun- 
zionari hanno molti diritti e larghissima fiducia e 
azione, lo Stato li nomina con molte cautele, e li 



IN MATERIA. D* INSEGNAMENTO. 43 

protegge validamente dagli arbitri dei ministri e 
dai potenti del luogo. 

Tornando alle nostre scuole, in generale i comi* 
tati regionali soprintendono alle scuole più elevate 
(hokeren SchiUerì), cioè ai ginnasi e ai proginnasf, 
alle scuole reali superiori od istituti tecnici, e ai 
seminar! d'insegnanti; i provinciali alle scuole pub- 
bliche elementari e borghesi, e alle private. 

Al di sotto dello Schiiirath provinciale vi ha per 
le scuole primarie in ogni circolo (noi diremmo 
meglio distretto come nel Veneto) l'ispettore scola- 
stico del circolo {Kreis-Schiilinspector), intermedia- 
rio tra la prefettura ed il comune, quasi sempre 
ecclesiastico, almeno prima della presente lotta col 
Vaticano. Questo ispettore veglia al retto adempi- 
mento delle funzioni dei curatori e dei comitati 
locali. Questi variano secondo la qualità delle ag- 
gregazioni civili, e secondo le Provincie. Nei vil- 
laggi si ha lo Schulvorstand o Gomitato scolastico, 
composto in generale del pastore, presidente, e 
che cura in particolare gli affari interni delle scuo- 
le, del capo del Comune {Schulz) per gli esterni, 
di membri del Consiglio della chiesa o fabbrica, e 
di due notabili o padri di famiglia; nominati va- 
riamente, ora dall' ispettore, ora dai padri di fami- 
glia, ora anche dai membri, non iscaduti e restanti 
in ufficio. Questo comitato veglia ai regolamenti, 
alla frequenza degli alunni, agl'immobili e ai mo- 
bili della scuola. Nelle città il bisogno di unità ha 
fatto costituire un Comitato superiore che le sor- 
veglia tutte (Schuldéputatiori), composto del bor- 
gomastro o sindaco, dell'autorità ecclesiastica, di 
alcuni membri del municipio, e di uno o due cit- 



44 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

tadini periti di cose d' istruzione, e retribuiti, veri 
direttori o soprintendenti municipali scolastici (Sta- 
dtschvlvdthe). Nelle città qualche volta l'autorità 
locale è un Curatortum, che a Breslavia, per esem- 
pio, pei due ginnasi della città è composto di un 
membro della giunta municipale, presidente, di due 
membri nominati dal Consiglio municipale, e dei 
capi dei due ginnasf. Quando la scuola è in parte di 
patronato della Corona, e poche si mantengono con 
fondi propri, essa ha uno speciale rappresentante 
nel Curatorium. 

Oggi questa intima connessione col clero, e que- 
sta ispezione inferiore confidata ai suoi capi, è 
rotta, almeno in quanto concerne la confessione 
cattolica. Nel Baden, invano scomunicante il clero, 
l'ispezione gli era stata tolta nel 1864. Questa legge 
fece divenire la scuola un'istituzione di utilità pub- 
blica, che ha la sua fortuna ed amministrazione 
propria; essa è in relazione bensì colla Chiesa, ma 
è diretta dalle famiglie, col concorso e sotto la 
sorveglianza dello Stato. * La sorveglianza centrale 
che dapprima apparteneva alla sezione protestante 
e cattolica del Ministero dell' istruzione, ed era di- 
visa per la parte religiosa cattolica col vescovo di 
Friburgo, spetta ora unicamente al Consiglio su- 
periore nominato del ministro. Sei degli otto arti- 
coli, di cui si compone la legge citata, concernono 
l'ordinamento dei Consigli scolastici locali. Questi 
erano per lo innanzi essenzialmente ecclesiastici, 
e si componevano del. pastore e delle fabbricerie 



1 Monnier: L'instruction populaire en AlUmcgne et en Suisse, pag. 30 
e seg. 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 45 

protestanti o cattoliche, e vi entravano con voto 
consultivo il borgomastro e V istitutore. Oggi, il co- 
mitato scolastico locale è il vero corpo che ammi- 
nistra i beni della scuola, anzi nomina e sorveglia 
esso solo l'istitutore. È eletto ad -hoc dalle famiglie, 
e non prendono parte all'elezione che i membri del 
comune scolastico (Schulgemeinde), cioè gli abitanti 
maritati o vedovi di 25 anni compiuti della circo- 
scrizione, cui la scuola è indirizzata. Questo comi- 
tato è di tre, di quattro o di cinque membri, se- 
condo la classe delia scuola. Le elezioni sono seien- 
nali. Si aggiungono al comitato: l'istitutore, con 
voce deliberativa, salvo nelle questioni a lui per- 
sonali, e il borgomastro o un membro del Consiglio 
municipale specialmente designato. Possono anche 
aggiungervisi, se lo credono, il pastore o il curato, 
ma i presidenti sono nominati dal potere civile, e 
i comitati stessi possono delegare uno di loro per 
l'ispezione della scuola. 

In Prussia, prima della proclamazione dell'infal- 
libilità ;del Papa e delle presenti contese, primeg- 
giava, come Si è visto nell'ispezione locale, l'auto- 
rità ecclesiastica; nei villaggi i pastori o curati, nei 
distretti i canonici e i dignitari ecclesiastici. Il fa- 
moso regolamento del 1763 di Federico II diceva 
espressamente: « La sorveglianza e l'ispezione del- 
l'educazione della gioventù costituiscono uno dei 
doveri più importanti ed onorevoli del sacerdozio >. 
L'art. 24 della costituzione del 1850 ha statuito che 
« le differenti confessioni religiose hanno rispet- 
tivamente la direzione dell'insegnamento religioso 
nelle scuole popolari ». Al che giova aggiungere che, 
per bene adempiere a questi doveri scolastici e 



46 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

ispettivi, cosi connessi col loro ministero, tutti i 
sacerdoti erano stati obbligati al corso di pedagogìa. 

Oggi in tutte le parti della Prussia vige la legge 
di febbraio 1872, che ha avocato allo Stato l'ispe- 
zione delle scuole. Giova riportarla: 

« Art 1.° La sorveglianza di tutti gli stabili- 
menti pubblici o privati d'istruzione ed educazione 
appartiene allo Stato. Le contrarie disposizioni esi- 
stenti in differenti parti del paese sono abolite. 
Tutte le autorità e tutti i funzionari i acaricati di 
questa sorveglianza agiscono per conseguente al 
nome dello Stato. 

« Art. 2.° Le nomine degl'ispettori scolastici dei 
comuni e dei circoli, non che la determinazione delle 
loro circoscrizioni, appartengono al solo Stato. La 
missione data dallo Stato agl'ispettori delle scuole 
popolari è sempre rivocabile, nel caso in cui essi 
esercitino questo ufficio cóme funzione onoraria 
ed accessoria. Tutte le contrarie disposizioni sono 
abolite ». Però l'art. 3.° aggiunge che essa legge 
non si applica alla sorveglianza spettante ai co- 
muni e ai loro organi nella sorveglianza delle scuole, 
e nemmeno al citato art. 24 della costituzione sulla 
direzione dell'istruzione religiosa nella scuola pri- 
maria confidata ai diversi culti. 1 ' 



Inghilterra. 

L'Inghilterra, poco occupandosi d'istruzione su- 
periore e niente della secondaria, cui provvedono 



1 XutuveUe LégisUUlon prussicnne sur fÉlat et l'Églisc, pag. 36 e »eg 



m MATERIA 1)* INSEGNAMENTO. 47 

le fondazioni od associazioni particolari, non ha 
organi centrali e locali all'uopo. Ma per l'elemen- 
tare abbiamo visto che si era abbandonata dap- 
prima alle Chiese, ai privati e alle loro società; 
contentandosi dopo il 1832 di sussidiare le scuole 
private in proporzione dei risultati che presenta- 
vano ai suoi ispettori; agendo per via di benefici 
anziché di autorità. Questo sistema chiarendosi 
sempre più insufficiente si è venuto alla legge per 
l'istruzione elementare dei 9 agosto 1870, imitata 
poi in quella per la Scozia del 1872. 

Questa legge ha conferito allo Stato, cioè al di- 
partimento d'istruzione, larghissime attribuzioni; 
al modo moderno inglese, misto di largo disaccen- 
tramento e dello accentramento più vigoroso. Per 
noi basta il dire che la legge non gli ha dato per 
ufficio di creare direttamente le scuole, ma prima 
di tutto d' investigare la sufficienza delle esistenti, 
quindi di promuovere la fondazione delle manche- 
voli, mediante organi adatti; mancando i quali, sup- 
plisce al difetto il dipartimento. 

Ma quello che qui più importa di notare si è che 
la legge non si è diretta ai towncounctls, né alle 
vestries delle parrocchie, noi diremmo ai Consigli 
comunali; ma ha creato un organo locale apposito. 
L'Inghilterra è stata ripartita in numerosissimi 
distretti scolastici, ognuno in obbligo di esser do- 
tato di sufficienti scuole elementari; e per effettuare 
questo volere dello Stato ha creato in ogni distretto 
un comitato scolastico (schoolboard), ben diverso 
però da quelli di Francia, d'Italia e di Prussia. 

Esso non è nominato dal governo, né dai Consigli 
comunali o provinciali, ma (art. 29) è eletto nei 



48 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

borghi dalle persone (maschi e femmine) iscritte nel 
ruolo della borghesia; in Londra dagli elettori co- 
munali, nelle parrocchie dai contribuenti alla tassa 
dei poveri. L'eleggibilità appartiene ancora ai ma- 
schi e alle femmine. A queste elezioni si è appli- 
cato quello fra i sistemi di rappresentanza propor- 
zionale o delle minoranze che è detto oggidì cvmvr 
lativo; il quale consiste nel dare ad ogni elettore 
che deve eleggere un certo numero di consiglieri, 
cioè scrivere tanti nomi, quanti consiglieri sono 
attribuiti al distretto scolastico, cui appartiene, la 
facoltà, sia di ripartire i suoi voti fra tutti, sia 
variamente fra alcuni, sia di accumularli tutti so- 
pra di uno. Per esempio, in un comitato composto 
di 7, io che ho 7 nomi a scrivere, posso scriverne 7 
di diversi individui, ovvero ripartirli tra alcuni, 
od anche ripetere sette volte lo stesso nome, stru- 
mento potentissimo per la rappresentanza delle 
minoranze. 1 Miss Garrett ebbe così un numero stra- 
bocchevole di voti, 47,888; dalle sole schede, in cui 
tutti e 7 i voti conferibili erano stati accumulati 
su lei, ne ebbe raccolti 25,739. f II numero dei 
membri dei comitati non può essere minore di 5, 
né maggiore di 15; Londra è stata divisa in 10 di- 
stretti scolastici, ognuno col suo comitato, e tutti 
insieme formano un vero parlamento scolastico 
della metropoli, di 49 membri. Parecchi distretti 
scolastici possono ancora essere riuniti in uno. 



1 Ho esaminato i pregi e i difetti di questo sistema nello studio < La 
rappresentanza proporzionale nelle elezioni dei Consigli Comunali >. Nuova 
Antologia, maggio 1873. 

1 Preston: The Schol board Guide 1871, p. 129 e seg. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 49 

Ogni comitato scolastico (art. 30) è una persona 
morale che può' posseder terre e obbligarsi; e ha 
selle sue mani il fondo scolastico, con cui provvede 
alle spese delle sue scuole. 

Minute disposizioni regolano tutta l'azione del 
Dipartimento: le inchieste permanenti di esso su 
tutte le scuole di ogni distretto, e sulla loro defi- 
cienza. Il Dipartimento ha a sua disposizione lar- 
ghi sussidi dal Parlamento, che distribuisce alle 
scuole elementari e alle magistrali (training schools) 
a varie condizioni, fra cui il certificato o la pa- 
tente del principal teacher, e massimamente la li- 
bertà religiosa, di cui diremò a suo luogo. I suoi 
agenti, gl'ispettori governativi, nelle loro visite 
non dirigono, ma soltanto accertano sul luogo i 
risultati, e in ragione di essi sussidiano. Per ogni 
scolare che abbia frequentato le scuole durante 
l'anno, tra ore antimeridiane e dopo, 400 volte, con- 
cedono il sussidio di scellini 6. Per ogni scolare 
fra i 4 e i 7 anni che si presenta agli esami, 
scellini 8, e se in classe e stanza separata 10; per 
ogni fanciullo presente agli esami superiori a 7 
anni, se soddisfa alla lettura, scellini 4, se alla 
scrittura 4, se al calcolo 4. * 

Questi ispettori sono nella più parte di grado 
elevato, e ben retribuiti. Ve ne sono 11 detti seniori 
per le scuole normali, retribuiti con L. st. 750 di 
stipendio, e 250' per le spese personali; 82 a L. 250, 
coll'aumento triennale di L. 50, fin che divengano 
650, e altre 250 per le spese; 76 ispettori assistenti 
a L. 100, coll'accrescimento di JL0 sterline, finché 



' Report ec. al Parlamento 1872-1873, p. 177. 



50 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

raggiungano la cifra di 250, colla spesa effettiva 
dei viaggi, e 4 scellini per notte che passano fuori 
di casa. * 

Il comitato scolastico locale ha poi poteri este- 
sissimi per creare e dirigere scuole, anche mediante 
delegati; persino, alle prescritte condizioni e for- 
malità, può imporre l'obbligo dell'istruzione ai fan- 
ciulli, e impor pene ai contravventori ai suoi re- 
golamenti. Alle condizioni della legge può espro- 
piaro case e /terre per causa d'istruzione, e tra le 
altre facoltà, oltre al nominare il suo presidente 
anche fuori del suo seno e retribuirlo, può nomi- 
nare ufficiali stipendiati per provvedere alla ese- 
cuzione del suo ufficio e alla frequenza dei fanciulli 
alle scuole; riceve i sussidf parlamentari, le retri- 
buzioni degli scolari, fa riscuotere dalle autorità 
locali quelle somme che gli abbisognano, e può 
anche far prestiti. E quante volte le altre autorità 
locali manchino, il comitato scolastico ha il diritto 
di provvedere direttamente; cioè di tassare (si ri- 
cordi però che sono nominati direttamente dai con- 
tribuenti) e di nominare ufficiali che raccolgano le 
tasse necessarie, nominare i maestri, provvedere 
alle spese, salvo a farsi rimborsare dalle parrocchie, 
cui la legge impone quest'obbligo. 

Si ripete continuamente che l'Inghilterra è il tipo 
del disaccentramento. La legge però del 1870 dà 
bensì allo Stato un'azione ben diversa da quella che 
gli si dà nel Continente, ma fa intervenire il Dipar- 
timento in un grandissimo numero di atti. Valga 
questa breve rassegna delle sue principali ingerenze: 



1 Preston citato, p. 169. 



IN MATERIA. D'INSEGNAMENTO. 51 

Il dipartimento 

deve investigare sulla sufficienza o meno delle 
scuole esistenti, ed ove giudicasse che le scuole 
siano insufficienti, ordinerà che si formi nel di- 
stretto un comitato scolastico (art. 6, 8, 9, 10); 

ordina l'unione di due o più distretti scolastici 
in uno, di cui determina il nome comune, e vi- 
ceversa la loro separazione; fìssa le divisioni di 
Londra, insomma regola la circoscrizione dei di- 
stretti, non che l'attribuzione a essi delle varie 
parrocchie (art. 40); 

determina il numero dei membri dei singoli co- 
mitati scolastici, e le loro variazioni di tempo in 
tempo; nomina nelle divisioni di Londra gli uffici 
elettorali, che non sono nominati dagli elettori, 
come è malamente ordinato dalle leggi italiane sulle 
elezioni politiche ed amministrative; i determina la 
prima volta il giorno delle elezioni, e decide le 
questioni sulla validità delle medesime; 

approvale tabelle indicanti le ore destinate all'i- 
struzione religiosa, da essere affisse sempre nelle 
scuole, affinchè i parenti possano ritirarne i loro 
figliuoli (art. 7); 

approva le retribuzioni scolastiche settimanali, 
fissate dai singoli comitati scolastici (art. 17); 

consente alla soppressione di una scuola fondata 
da un comitato, e ai cambiamenti di sito delle me- 
desime (art. 18); 

autorizza le espropriazioni forzate per causa 
di scuole, quante volte le creda giustificate; pro- 
muove gli atti del Parlamento in proposito, e prov- 



1 Palma. Del Potere elettorale negli Stati liberi. Capo X. 



52 ' • STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

vede all' indennizzazione dei proprietari (art. 20 
e seg.); 

deve approvare l'istituzione di scuole pub- 
bliche elementari come corporazioni capaci di pos- 
sedere e di agire mediante i loro managers (art. 21); 

è necessario che consenta al trasferimento di 
una scuola privata al comitato scolastico, o alla retro- 
cessione dal comitato ad altra persona (art. 23, 24); 

è necessario che approvi i provvedimenti dei 
comitati sulla gratuità dell' istruzione (art. 25); e 

sullo stabilimento per parte dei comitati di 
scuole industriali (art. 28); 

approva il salario che il comitato di Londra 
stimi di fissare per il suo chairman; 

lia facoltà di ordinare a un distretto scolastico 
di contribuire alle scuole o alle spese di un altro, 
e fino a qual somma; in tal caso determina anche 
il numero dei rappresentanti che il distretto con- 
tribuente deve aggiungere al comitato del luogo, 
cui contribuisce (art. 49); 

sanziona gli accordi di due o più comitati sco- 
lastici per propositi comuni, come lo stabilimento- 
di una comune direzione o governo scolastico 
(managers), e la ripartizione dei loro contributi 
(art. 32); 

consente agl'im prestiti a lunghe rate, ossia ad 
ammortizzazione (fino a cinquantanni) dei comitati 
per le case scolastiche, e li raccomanda all'ufficio 
dei prestiti per le opere pubbliche (Public Works 
Loan Commisstoners), e pei comitati di Londra al 
Metropolitan Board of Works (art. 57, 58); 

prescrive i moduli stampati per le ricevute e 
i pagamenti dei comitati scolastici per tenerne in 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 53 

evidenza i conti, e riceve un esemplare del bilancio 
consuntivo di ognuno (art. 62). 

Se un comitato scolastico è in difetto, il diparti- 
mento procede da sé, vale a dire si sostituisce al- 
l'inerzia del comitato, o di qualunque altro ufficiale 
manchevole (art. 11 ec). Così richiede i sindaci e 
gli altri pubblici ufficiali incaricati di procedere 
alle operazioni elettorali dei comitati scolastici; 
ma ove i sindaci non facciano l'ufficio loro, il dipar- 
timento nomina esso dei suoi delegati, che avranno 
lo stesso potere dei sindaci deficienti (art. 29, 
32, 33, 37, 39). Se il distretto scolastico non elegge 
il suo comitato, o questo non si costituisce, il di- 
partimento, da sé, nomina, rimuove e retribuisce 
dei membri (da 5 a 15) che ne tengano il luogo, e 
ne esercitino le funzioni, coi medesimi diritti; an- 
che di nomine, di spese e di prestiti, come se fos- 
sero stati eletti dai cittadini; e li tiene in ufficio 
finché lo creda opportuno, e non istimi invece di 
ordinare nuove elezioni (art. 63 e seg.). 

Di tutta questa azione concernente la sostituzione 
del dipartimento .ai comitati scolastici elettivi si 
deve fare ogni anno speciale relazione al Par- 
lamento. 

Il dipartimento invia ancora ai comitati, agl'ispet- 
tori e alle scuole i moduli statistici da riempiere 
dei dati che chiede, e da ritornargli; le autorità 
locali per tali operazioni possono pagare degli estra- 
nei colla sanzione del dipartimento sui fondi di 
questo, ed in difetto il dipartimento nomina esso 
le persone e gl'ispettori speciali per tali opera- 
zioni (art. 67). 

Nomina i commissari d'inchiesta, e pubblica i 



54 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

giorni di essa, ne riceve le relazioni e le notifica 
al distretto scolastico in questione; ha ancora piena 
libertà di mettere la spesa dell'inchiesta a carico del 
distretto scolastico (art. 73). Approva i regolamenti 
dei comitati, concernenti l'obbligo dell'istruzione 
dei fanciulli imposto ai loro parenti, le guarentigie 
della libertà religiosa, l'esonerazione dei poveri 
dalle retribuzioni scolastiche, le pene per le con- 
travvenzioni a questi regolamenti e le alterazioni 
di essi; li fa sanzionare da S. M. in Consiglio, e li 
pubblica ogni anno (art. 74). Regola i sussidi parla- 
mentari con norme generali, li amministra e li 
distribuisce (art. 96). I suoi regolamenti vanno in 
azione un mese dopo che sono depositati ai Lordi 
e ai Comuni. Di tutto deve fare un rapporto an- 
nuale al Parlamento. 

Cogli stessi principi sono stati ordinati i comi- 
tati scolastici in Iscozia dalla legge del 1872; colla 
differenza che la maggior parte delle attribuzioni 
del dipartimento centrale di Londra sono, subordi- 
natamente a esso, esercitate dal Board centrale 
accennato di Edimburgo. 

Carattere fondamentale dunque di esse leggi si ò 
che, quando manchino le scuole, si ordina il comi- 
tato che le istituisca; se l'elezione non ha luogo, 
o il comitato manca al debito suo, provvede diret- 
tamente il dipartimento nominando degli agenti che 
ne esercitino le funzioni: ufficio all'inglese, di sup- 
plemento alla deficienza dei privati e dei minori 
organi locali. 

Le elezioni di questi comitati sono state vivis- 
sime, e di partito come le parlamentari, meno la 
corruzione, e superiori in intelligenza alle comu- 



IN MATERIA I)' INSEGNAMENTO. 55 

nali. Gareggiarono per essere eletti, Pari, Deputati, 
Dame considerevolissime. Il voto accumulato recò 
conseguenze imprevedute; perchè coll'idea di rap- 
presentare le minoranze, è accaduto che esse in 
molti centri industriali come a Manchester, a Bir- 
mingham ec, concentrando i loro suffragi su 8 o 9 
candidati, invece di sperperarli come fece la mag- 
gioranza su 15, riuscirono ad avere la prevalenza. 
Ma questo è l'effetto del vizioso strumento del voto 
cumulativo preferito dal legislatore, che mi sono 
studiato di dimostrar altrove, nello studio citato. 

Lo Stato però ha creato colà questo potente stru- 
mento di azione, il dipartimento, gl'ispettori, i sus- 
sidi concessi alle scuole elementari e magistrali, i 
comitati locali elettivi, ad hoc, dai contribuenti, 
maschi e femmine alle stesse condizioni, il più largo 
corpo elettorale della nazione. 

Però finora l'Inghilterra col Galles è ben lungi 
di avere il numero dei comitati che sarebbe richie- 
sto. La relazione al Parlamento dell'anno 1872-73 
ne dava come costituiti, oltre quelli di Londra; 

nei borghi municipali 103 su 224, cioè per 
5,241,762 ab., su 6,531,892; nelle parrocchie soltanto 
445 su 14,082, cioè per 1,485,833 ab., su 12,913,387. 4 
In un articolo della Fortnightly Revieto di dicem. 1874 
(p. 756) si legge che in ottobre 1874 erano giunti 
a 106 nei borghi e a 942 nelle parrocchie, cioè in 
tutto a 10,818,825 ab., su 22,712,266, Gli altri ripu- 
gnano, chi per motivi religiosi, chi per evitar tasse, 
chi per non allargare le ingerenze dello Stato. Io 
credo anche troppo mancante un organismo inter- 



1 p. XXII e seg. 



56 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

medio tra il dipartimento e i tanti comitati locali; 
gl'ispettori non potranno bastare all'uopo, e biso- 
gnerà forse provvedere, come si è fatto pei 10 co- 
mitati di Londra, qualche altro organismo inter- 
medio tra lo Stato e il Comune, qualche cosa come 
un comitato scolastico provinciale o di contea. 

A ogni modo farà d'uopo vedere per parecchi anni 
se l'organismo inglese basterà, e se invece non si 
dovrà dare allo Stato e ai suoi organi subordinati 
più larga podestà di ordinamento e direzione effet- 
tiva della scuola stessa. 



Stati Uniti d'America. 

Diversissimi dai francesi e dai prussiani sono 
ancora gli organismi locali degli Stati Uniti. Il 
loro sistema si sa che è di chiamare tutti i cit- 
tadini a occuparsi dei varf servigi di ogni Comune 
e così dell'istruzione, come comune diritto e dovere; 
e di fare costituire e nominare dai cittadini me- 
desimi direttamente gli organi speciali del loro 
volere e potere. Il comune in media si è di 2 a 3 mila 
abitanti, ed è diviso in sezioni : al Wisconsin 1 
ogni 130 ab., altrove ogni 300, in media ogni 180; 
si ha cosi una scuola ogni 180 abitanti. Gli eletti 
sono responsabili soltanto davanti all'opinione pub- 
blica, ed in caso di violazione di legge, davanti alla 
giustizia del paese. Al primo grado si ha il comi- 
tato della sezione scolastica, poco numeroso (Pru- 
dential Committee, Committee of Trustees), nominato 
dagli elettori della sezione. Veglia alla costruzione 
ed al mantenimento della casa scolastica, sceglie 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 57 

l'istitutore, ispeziona, mantiene l'ordine. Esso è di 
3 al più, in altri Stati come a Nuova York è di 1, 
-ed è quasi sempre annuale. Questo eletto è obbli- 
gato a convocare ogni anno gli elettori, e render 
loro conto dell'operato, non che di fare una rela- 
zione alla soprintendenza della istruzione. 

Questo sminuzzamento però si è chiarito nocivo, 
-quindi una certa tendenza a nominare ispettori 
di contea e ad accentrare. I%r lo meno, se nella 
Nuova Inghilterra, ove la tradizione del vecchio 
Selfgovernment puritano è più forte, prepondera il 
^comune; nella Nuova York, nella Pensilvania, nel- 
l'Ohio ec, la contea diviene il gran centro ammi- 
nistrativo. 

Queir ordinamento schiettamente democratico 
poggia dunque tutto sull' azione dei cittadini; i 
quali per adempiere i doveri imposti loro dalla 
legge eleggono comitati ad hoc, che costituiscono 
una persona civile possedente la scuola o le scuole, 
*e capace di ricevere doni e legati. La legislatura 
regola le attribuzioni e i doveri dei Comuni, ma 
questi hanno il diritto assoluto di regolare le loro 
scuole; i cittadini scegliendo direttamente e popo- 
larmente gli organi dell'azione pubblica, irrdipen- 
denti gli uni dagli altri, e non soggetti a subor- 
dinazione gerarchica come in Europa. 

La città di Nuova York, per esempio, è divisa in 
7 distretti, in ognuno i cittadini scelgono tre com- 
missari triennali rinnovantisi per terzo ogni anno; 
€ tutti questi compongono insieme il Board ofedu- 
<cation o comitato scolastico, che sorveglia e dirige 
le scuole pubbliche della città. Il comitato poi si 
suddivide in 15 commissioni particolari per le sva- 



58 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

riate esigenze dell' amministrazione delle scuote 
pubbliche. Esso comitato nomina il suo segretario 
e i suoi impiegati; e segnatamente il soprinten- 
dente scolastico della città, in cui si accentra l'a- 
zione pubblica, delle visite alle scuole, degli esami, 
delle autorizzazioni a insegnare, della esecuzione 
dei regolamenti, dell'esclusione dalle scuole di ogni 
spirito di sètta religiosa: esclusione reputata così 
importante che per Ineglio guarentirla si sona 
esclusi generalmente negli Stati Uniti i ministri 
di qualsiasi culto dall'eleggibilità ai comitati scola- 
stici, non che alle legislature e al Congresso fe- 
derale. 

A Filadelfia le scuole sono amministrate con si- 
mili attribuzioni dal Board of Controllers, di 26, 
uno per ogni quartiere o Ward della città. Il po- 
polo nomina presso ogni scuola un comitato di 
directors, e questi mandano dei rappresentanti a 
comporre il detto Board. 

Nel Massachusset (1869) togliendo le sezioni, si è 
data la proprietà e la direzione delle scuole dei 
comuni, non ai singoli curatori delle medesime, 
ma al comitato scolastico di tutto il comune. Esso, 
come ha la proprietà di tutte, riceve i sussidi dello 
Stato e le tasse locali, e le ripartisce fra le se- 
zioni, esamina gl'istitutori e dà loro i certificati che 
li rendono eleggibili dai comitati locali; determina 
i libri, ispeziona le scuole. A Boston, oltre del co- 
mitato scolastico composto degli elettori dei varf 
quartieri della città, si ha ancora tre agenti spe- 
ciali (Truant^offlcers), la cui funzione consiste nel 
percorrere ognuno le vie della terza parte della 
città, e fare andare a scuola i fanciulli che non 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 59 

vi fossero mandati dai parenti; mediante ammoni- 
zioni, e occorrendo inviandoli nelle case di riforma. 
In generale i comitati conferiscono i gradi e no- 
minano gl'istitutori, e la parte attiva viene eser- 
citata dal segretario. 

Questo sistema di scuole con personalità civile 
e di comitati popolari tende a prevalere nel mondo 
Anglo-Americano. Nel Canada (legge organica 1847), 
il primo lunedì di luglio, di ogni anno, in ogni comune, 
i proprietari di beni fondi, e gli abitanti che vi ten- 
gono fuoco e luogo, si riuniscono per eleggere un 
comitato scolastico (Trustees) di 5, che forma per- 
sona civile; e quindi possiede i beni scolastici, ne 
amministra i redditi, ed esercita estesi poteri; no- 
mina, sorveglia, destituisce gl'insegnanti, leva di- 
rettamente le tasse occorrenti alle spese, costringe 
i contribuenti riottosi, chiamandoli davanti al giu- 
dice di pace, e facendone eseguire i giudizi colla 
vendita dei mobili ec. L'accettazione degli eletti 
è obbligatoria, come da noi pei giurati. Se i cit- 
tadini non nominano i commissari, come si è visto 
dell'Inghilterra, li nomina il governo d'ufficio, a 
richiesta del soprintendente d'istruzione, e questi 
commissari governativi hanno il diritto di tassare 
i contribuenti come se fossero da loro eletti. Vi ha 
anche degl'ispettori o soprintendenti locali che esa- 
minano i candidati istitutori, rilasciano loro il 
diploma, visitano le scuole, e riferiscono all'auto- 
rità superiore. 

Nel Canada stesso hanno aggiunto un sistema 
notevole di promuovere le biblioteche. Come lo Stato 
sussidia in fatto d' istruzione i Comuni con somme 
eguali alle tasse che all'uopo s'impongono; quel 



60 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Consiglio superiore ha formato un catalogo di più 
di 6000 opere che può prendere a prezzi ridotti. 
I comitati. scolastici o consigli comunali che do- 
mandano di tali libri e ne inviano il prezzo, oltre 
i libri dimandati, ne ricevono altrettanti in dono 
di un valore eguale. Con questo sistema di libera- 
lità lo Stato promuove le biblioteche, e coi libri che 
raccomanda o dona dirige la cultura. 

A ogni modo coll'esposto sistema dei comitati 
popolari, negli Stati Uniti, in cui si hanno circa 
200,000 scuole, 350,000 istitutori, e 6 milioni di 
alunni, s'interessano alle cose d'istruzione cinque o 
sei cento mila cittadini, come comitati che loro 
soprintendono. Non manca chi riconosca che dei 
comitati eletti dai governi farebbero forse meglio; 
ma, tutto ragguagliato, si rigettano le nomine go- 
vernative, perchè altrimenti il popolo non vi si 
interesserebbe. 

Vedremo in seguito quale libertà d'jnsegnamento, 
nei sopraddetti Stati di Europa e di America è la- 
sciata alle varie scuole pubbliche e private, rim- 
petto a codesti organi centrali e locali del potere 
pubblico. 



IL 



L'AZIONE DELLO STATO 

IN ORDINE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE 
E LA LIBERTÀ !)' INSEGNAMENTO 



L'azione dello Stato in ordine alla pubblica istru- 
zione solleva le più irte difficoltà del viver libero; 
perocché la libertà non s'intende più all'antica sol- 
tanto nel vivere senza Principe, e nel partecipare 
colle nomine dei governanti o dei legislatori al 
potere pubblico; ma in particolar modo nel godi- 
mento delle libertà individuali, tra le quali si vuole 
cospicuamente annoverata quella dell'insegnamen- 
to. Ora, qual libertà ha il cittadino, si dice, se lo 
Stato s'impadronisce colle sue scuole fin dai primi 
anni delle novelle generazioni, e le impronta a sua 
posta del suo stampo cogl' insegnamenti che fa im- 
partire in una certa guisa dai suoi insegnanti? 

Non debbono i minori organismi, specialmente i 
comuni e le famiglie, avere la libertà di provvedere 
a modo loro, ed anche di non provvedere affatto, 
all'istruzione dei propri fanciulli e giovani? 



62 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Non deve V insegnamento comprendere la reli- 
gione? E come si può conciliare l'istruzione pub- 
blica dello Stato colla libertà religiosa? 

A quali condizioni possono i cittadini insegnare 
nelle pubbliche scuole, e quale libertà hanno in esse 
i pubblici insegnanti? 

A quali condizioni possono i privati insegnare 
privatamente, e qual libertà può competere alle 
scuole loro? 

Queste gravissime questioni non sono state riso- 
lute alla stessa guisa, e occorre vedere le loro va- 
rietà nelle nazioni citate. 



si- 

Dell'obbligo dell'istruzione nei comuni 

e nelle famiglie. 

Dappertutto, può dirsi, il comune non ha la li- 
bertà di non provvedere all'insegnamento. Ma in 
Francia, se i comuni fin dal 1833 sono obbligati a 
mantenere almeno una scuola, oltre che non pochi 
vi sfuggono, nessuno è obbligato a mantenerne 
tante, quante possano accogliere tutta la popola- 
zione scolastica. 

In Prussia invece l'art. 25 della vigente costitu- 
zione dei 31 gennaio 1850 conferma espressamente 
ciò che era prescritto dalle leggi precedenti: « L'ob- 
bligo dell'istruzione popolare spetta al comune, e in 
caso di dimostrata impossibilità supplisce lo Stato ». 
Ivi, il comune è obbligato a mantenerne tante, quante 
bastino ad accogliere tutti i fanciulli obbligati ad 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 63 

andare a scuola, ed a fornirle dell'occorrente per 
pagare gl'istitutori, e dar loro casa scolastica ed 
orto annesso. 

Nella Gran Brettagna, o per dir meglio nella 
Scozia, fin dal 1697 un atto del Parlamento (Ad 
for settling of schools) aveva ordinato ad ogni par- 
rocchia, o, come noi diremmo, ad ogni comune del 
regno di provvedere una comoda casa scolastica, e 
di pagare un moderato stipendio al maestro. * Ma 
nell'Inghilterra propriamente detta, fino a questi 
ultimi anni, le parrocchie non erano obbligate a 
questo servizio. La citata legge però del 1870 può 
dirsi avere ampiamente sancito il principio, di 
questo obbligo della comunità parrocchiale o mu- 
nicipale, almeno in quanto non ci abbianq provve- 
duto i privati, di provvedere alle scuole occorrenti, 
colle imposte comunali e coi sussidi dello Stato. 
Essa difatti si è visto che ha ordinato al Diparti- 



1 Di questa legge famosa, che tanto prima delle leggi moderne sancì 
quest'obbligo del cornane, Macaulay scrisse: « L'effetto non poteva esser 
sentito immediatamente, ma innanzi che fosse passata una generazione, 
cominciò ad essere evidente che il popolo comune di Scozia era superiore 
al popolo comune di ogni altro paese di Europa. In qualunque paese po- 
tesse lo Scozzese andare, a qualsiasi mestiere potesse attendere, in Ame- 
rica od alle Indie, al commercio od alla guerra, il vantaggio* che egli 
traeva dalla sua prima educazione lo elevava sopra i suoi competitori. 
Se egli entrava in un magazzino come socio, subito diventava freeman; 
«e si arruolava nella armata, subito diventava sergente. Nello stesso 
tempo la Scozia, malgrado la sterilità del suo suolo e l'asprezza del cli- 
ma, fece tali progressi nell'agricoltura, nelle manifatture, nel commer- 
cio, nelle lettere, nelle scienze, in tutto ciò che costituisce la civiltà, 
quanti il Vecchio Mondo non ne aveva visti di eguali, e quanti il Mondo 
Nuovo ha visto appena sorpassare. Questo maraviglioso cangiamento 
deve esser sempre attribuito, non in verità soltanto, ma principalmente 
al sistema nazionale d'istruzione >. Hittory ofEngland, Ch XXII. Ed. Tau- 
chnit. p. 240. 



64 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

mento' d'investigare per tutta Inghilterra il numera 
e la sufficienza delle scuole esistenti; ed ove giu- 
dicasse che non ve ne sieno di bastevoli, di ordi- 
nare ai comitati scolastici che le istituiscano, ed 
alle autorità parrocchiali d'imporre le tasse per le 
spese corrispondenti. Anzi mancando di farlo, sia 
le comunità, sia i comitati, abbiam visto che la 
legge ha dato podestà al Dipartimento di provve- 
dere direttamente. Anche in Inghilterra dunque 
l'istituzione e le spese del comune per le scuole- 
sono obbligatorie, ed è lo Stato che giudica se 
quest'obbligo è adempiuto. 

Negli Stati Uniti poi appena occorre ricordare 
che il cardine del loro sistema è appunto l'obbligo 
del comune di provvedere le scuole corrispondenti 
al bisogno; tanto che non solo ha podestà di co* 
stringerlo a ciò lo Stato, ma anche il privato. 

Si può dunque concludere che quest'obbligo della 
società comunale rispetto alla società generale, e 
al diritto di questa di tutelarsi dai mali della pub- 
blica ignoranza, imponendo ai suoi minori organi- 
smi scuole e spese sufficienti, è oramai nella co- 
scienza universale e quindi nel diritto pubblico del 
mondo civile odierno. Diremo più avanti della li- 
bertà d'insegnamento che è lasciata al comune nella 
scuola impostagli dallo Stato. 

Oggi invece ciò che è ancora soggetto a disputa 
si è la libertà del padre di famiglia di non prov- 
vedere alla istruzione della sua prole, ed il diritto 
dello Stato d' imporgli, questo dovere, e di costrin- 
gerlo praticamente ad adempierlo. 

Siffatta questione oggi è detta comunemente del- 
l'istruzione obbligatoria. Nessuno sostiene che non 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 65 

si abbia la libertà di non fare istruire suo figlio 
nelle discipline che costituiscono la parte più eie- 
Tata dell'istruzione secondaria e la universitaria; 
la questione è circoscritta alla primaria, e tutto al 
più al suo contenuto. Ma sull'obbligo di un mini- 
onvm di istruzione elementare o popolare il mondo 
odierno è diviso. 

In Francia, benché dimandata dalla Nobiltà agli 
Stati generali del 1560, * e poi a varie riprese, 
specialmente dopo il 1789 in tutte le sue assem- 
blee politiche, pure l'opposizione del clero da una 
parte, gli scrupoli dei puritani della libertà dall'al- 
tra, hau fatto cadere finora i numerosi tentativi. 

In Inghilterra fino al 1870 è parso che la mag- 
gioranza della nazione fosse contraria a limitare 
la libertà del cittadino, costringendolo ad andare a 
scuola; ma i danni del lasciar fare e del lasciar 
passare dello Stato parvero così gravi che, non solo 
si allargarono le numerose leggi sulle ore di lavoro 
dei fanciulli, che obbligano i padroni delle mani- 
fatture, anzi più recentemente tutti i capi bottega 
che impiegano più di cinque lavoranti, a mandarli a 
scuola; ma la citata legge del 1870 ha adottato una 
transazione: vale a dire ha dato autorità ai comi- 
tati scolastici, elettivi nel modo detto, quante volte 
lo credano, d'imporre nei loro distretti, colla ap- 



1 L'art. 12 del secondo collier della Nobiltà domandava che si facesse 
una: « Levée d'une contribntion sur les biens ecclésiastiques pour rai- 
gonnablement stipendier dea pódaguogues, et gens lettrees, en toutes vii- 
leu et villa gè 3, pour l'instruction de la jeunesse paavre de tous pays; et 
sotent tenus tous les pòres et mères, à peine d'amende, d'envoyer les dita 
«nfents & Fècole, et à ce faire soient contraints par les seigneurs et 
juges ordinaires >. 

5 



66 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

privazione del Dipartimento, l'obbligo dell'istru- 
zione elementare. Londra difatti ed altre grandi 
città, come Liverpool, Stockport, Bootle, Manche- 
ster, Oxford, Rochdale, ec. lo hanno già fatto. 

La detta legge ha provveduto alla libertà d'inse- 
gnamento delle famiglie in quei distretti, in cui l'ob- 
bligo della istruzione sia sancito dal comitato scola- 
stico, col seguente articolo: < Sono esenti dall'obbligo 
di frequentare la scuola i fanciulli dai 5 ai 13 anni, 
muniti di attestato per parte degl'Ispettori di S. M. ? 
che certifichi la loro sufficiente istruzione, ovvero 
che sono istruiti altrimenti nel modo dovuto; i fan- 
ciulli ammalati o impediti da cause ineluttabili, e 
quando non vi sia nel distretto scuola pubblica 
lontana non più di tre miglia misurate secondo la 
strada più prossima all'abitazione del fanciullo, 
come possono prescrivere i regolamenti. I regola- 
menti però debbono essere approvati dal Diparti- 
mento e sanzionati da S. M. in Consiglio; e le multe 
non possono eccedere cinque scellini per contrav- 
venzione ». 

Anche nelle Colonie inglesi si è cominciato a far 
prevalere il diritto della Società sul padre di fami- 
glia; e difatti nella Nuova Zelanda e nell'isola Mau- 
rizio (1857) vi si è imposto (invano protestante il 
vescovo romano) di mandare a scuola i fanciulli 
da 6 a 12 anni, e le ragazze da 6 a 10; salvo per 
quelli che abitano a un miglio e mezzo dalla scuola, 
o che provassero all'ispettore di fornir loro un'altra 
istruzione. 

La legge scozzese del 1872, concernendo un paese, 
in cui il diritto dello Stato d'imporre l'istruzione, 
almeno alle parrocchie, è antico e saldo nella co- 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 67 

scienza pubblica, è andata più oltre dell'inglese. 
Essa (art. 69) ha imposto direttamente ai parenti 
di fare istruire i loro fanciulli tra i 5 e i \S anni, 
nel leggere e nello scrivere non che nell'aritmetica; 
e nei casi d'incapacità a pagarne la retribuzione 
ne prende l'ammontare dal fondo dei poveri il board 
parrocchiale, elettivo al modo inglese riferito. Il 
comitato scolastico locale poi (art 70 e 71) nomina 
un ufficiale per informarsi dei fanciulli obbligati 
alla scuola, e di quelli che non ci vanno. In quest'ul- 
timo caso il comitato se ne fa dare dai parenti la 
spiegazione, ed ove questa non basti, ne emette un 
attestato al procuratore fiscale della contea o distret- 
to; questi chiama il padre o tutore avanti allo sce- 
riffo, e lo fa condannare ad una multa non eccedente 
20 scellini, o al carcere non oltre 14 giorni. Questo 
giudizio è sommario ed inappellabile, e può essere 
ripetuto a suo carico ad ogni periodo non eccedente 
tre mesi: le multe sono versate al fondo scolastico. 
Negli Stati Uniti l'obbligo, di cui discorriamo, del 
padre di famiglia è iscritto soltanto in alcuni Stati, 
Connecticut, Rhode-Island, Massachussei Quivi la 
legge dei 30 aprile 1862 ha imposto a tutti i Co- 
muni il dovere di pigliare dei provvedimenti contro 
il vagabondaggio, ed il difetto di frequentazione 
della scuola. Ogni fanciullo dai 7 ai 16 anni, che 
contravviene ai regolamenti stabiliti, oltre l'am- 
menda di 20 dollari ai parenti, può dall'autorità 
giudiziaria esser posto in una casa di correzione o 
di giustizia. Ed abbiam visto che si sono istituiti 
degli appositi magistrati popolari elettivi per fare 
adempiere a questo dovere. Se si ha, colà si dice, 
il diritto nello Stato d'imprigionare (Macaulay si 



68 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

esprimeva d'impiccare), perchè non si deve avere 
quello di mandare a scuola? Lo scorso anno, una 
legge degli 11 maggio 1874 ha cominciato a san- 
cirlo anche a Nuova York. A ogni modo la cor 
scienza di questo diritto non è finora cosi univer- 
sale nel popolo americano, per lo meno non è an- 
cora espresso nelle leggi, e molto meno effettuato 
praticamente. 

Tutt'altro ha luogo in Germania, il paese classico 
della istruzione obbligatoria, che vi è antichissima; 
favorita come vi è stata dal protestantismo e dall'e- 
levato e rapido concetto dello Stato. Ivi è principio 
cardinale che lo Stato ha il diritto di ottenere dai 
cittadini tutto quel servigio che fa bisogno alla 
sua prosperità; e segnatamente, il servigio mili- 
tare (Dienstpflichtigkeit), l'imposta (Steuerp/lichtig- 
keit) e il servigio scolastico (SchiUpflchtigkeit), tre 
elementi che reputano indispensabili allo Stato, la 
forza militare, la finanziaria, e l'intellettuale e mo- 
rale che si acquista nelle scuole; ordinate a un tempo 
dallo Stato, alla coltura almeno strumentale dello 
spirito, alla educazione religiosa e alla disciplina 
civile. Questo obbligo, che fu affermato da Lutero, è 
scritto in una serie di atti legislativi dei suoi so- 
vrani, Elettori e Re, fra cui merita per la sua gran- 
dezza di esser ricordato Federico II; che non prov- 
vide soltanto a soldati e caserme, a vincer battaglie 
e ad ingrandire lo Stato, ma ancora alla istruzio- 
ne generale del popolo col regolamento del 1763. 
L'Allgem. Landrecht (Parte 2, Tit. 2, § 74) prescrisse 
quindi: « La determinazione del modo, col quale 
il fanciullo debba essere educato spetta principal- 
mente al padre. — § 75. Questi deve aver cura prin- 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 69 

cipalmente che abbia quelle cognizioni religiose e 
scientifiche che si convengono alla sua condizione ». 
L'art. 311 del Tit. 18 aggiungeva: « I minori di età 
debbono essere avviati a divenire virtuosi ed utili 
cittadini secondo la condizione loro ». L'art. 21 della 
costituzione 31 gennaio 1850 confermava che « la 
coltura (Bildnlg) della gioventù deve essere curata 
mediante sufficienti scuole pubbliche. I genitori e 
coloro che ne fanno le veci non possono lasciare 
i loro fanciulli senza quella istruzione che è per 
essi prescritta nelle pubbliche scuole ». 

Ora le vigenti leggi obbligano tutti i parenti o 
coloro, da cui i fanciulli dipendono, di far dare loro 
una istruzione conveniente, dal 6.° al 14.° anno. E 
si noti che l'istruzione elementare tedesca com- 
prende non solo il leggere, lo scrivere, l'aritmetica 
e la religione, ma ciò che essi chiamano le nozioni 
sulle cose, la lingua tedesca, gli elementi di geo- 
grafia, di storia, di fisica, di storia naturale, il di- 
segno, il canto, la ginnastica, e per le ragazze, s'in- 
tende, i lavori femminili. 

Ogni anno a Pasqua il borgomastro o il capo del 
comune forma la lista dei fanciulli che stanno per 
entrare nel 6.° anno, in cui comincia il dovere scola- 
stico. Copia di questa lista è inviata ai ministri 
dei diversi culti, e i parenti sono avvertiti dell'ob- 
bligo loro d'inviarli alla scuola. Possono farli istru- 
ire privatamente, ma debbono prevenirne il Pre- 
sidente della Commissione locale che apprezza i 
motivi della loro determinazione; in altri termini 
debbono provare all'Autorità che hanno capacità suf- 
ficiente di adempiere a questo dovere. Nessuno può 
impiegare un fanciullo minore di 9 anni, a meno 



70 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA , 

che non s'impegni di mandarlo a scuola. Molti 
grandi stabilimenti hanno la scuola annessa alla 
fabbrica, ma è l'ispettore dei circolo ed un membro 
del comitato provinciale, che riconoscono se il ma- 
nifattore ha la scuola adatta; e al di sotto dei 16 anni 
lo Stato limita le ore di lavoro dei fanciulli. Nelle 
scuole pubbliche ogni mattino il maestro fa l'ap- 
pello, e ogni 15 giorni invia il prospetto al Presi- 
dente della Commissione locale. Questi chiama a sé 
i parenti dei fanciulli mancanti, s'informa dei mo- 
tivi dell'assenza, raccomanda, ammonisce; e sic- 
come, finquì almeno, è stato sempre ministro del 
culto, ha grande influenza, e si evitano le pene; che 
sono le ammende, i lavori a profitto del comune, 
la privazione dei soccorsi pubblici e della patria 
potestà, la prigione. Le pene sono pronunciate dal 
comitato di sorveglianza, l'esecuzione è affidata 
alla polizia. Questo Schulzwang è efficace anche 
nelle provincie renane, in cui la popolazione è cat- 
tolica. Prima dei 14 anni il fanciullo non può es- 
sere ritirato dalla scuola, se il comitato d'ispezione 
non gli fa subire l'esame e non lo permetta. 

Il vigore con cui lo Statò ih" Germania sente que- 
sto suo diritto o dovere, può vedersi in ciò che a 
questo proposito ha fatto in Alsazia. Finché quella 
provincia era dei Francesi, si ebbero scrupoli in- 
finiti a sancire un tale obbligo; ma la Germania, 
prima ancora che fosse firmato il trattato di ces- 
sione, l'impose risolutamente. 1 



1 1o stimo di riferire quel decreto come esemplare delle forti ammini- 
strazioni che esercitano vigorosamente i diritti che stimano di possedere 
o adempiono ai doveri, cui si reputano tenute. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 71 



§ 2. 
Della libertà dell'istruzione religiosa. 

Non può negarsi che una delle maggiori difficoltà 
che presenta l'azione dello Stato in fatto di pubblica 
istruzione, si è la religione. Imperocché istruire 
senza comprendere la religione nell'insegnamento, 
si è secondo moltissimi fare la scuola atea, sepa- 
rare l'istruzione dalla educazione, preparare novelle 
generazioni senza Dio e senza legge morale; se- 
condo costoro essendo impossibile dar presa nei 
cuori e nelle menti alla legge inorale, senza fon- 



< Il Governatore generale dell'Alsazia, in virtù dei poteri conferitigli 
da S. M. l'Imperatore di Germania e Re di Prussia, decreta quanto segue: 

1.° I rappresentanti legali di un fanciullo, compiuto il suo sesto 
Anno, sono obbligati a fargli frequentare regolarmente una scuola pub- 
blica od una scuola libera, diretta da istitutori che han superato l'esame 
prescritto dallo Stato, e secondo il programma d'insegnamento delle 
scuole pubbliche; finché il fanciullo non riceva un'istruzione corrispon- 
dente nella stessa famiglia. L'autorità scolastica per eccezione e per 
ragioni di forza maggiore ha la facoltà di prorogare la data dell'entrata 
in iscaola e d'interromperne la frequentazione. 

2.° Il fanciullo continuerà a frequentare la scuola fino al momento 
che l'autorità scolastica avrà riconosciuto per un esame che avrà luogo 
alla fine di ogni semestre, che egli ha acquistato sufficienti cognizioni. 
Per essere ammessi a questo esame i fanciulli debbono aver compiuta 
l'età di 14 anni, le fanciulle quella di 13. Ogni fanciullo riceverà gra- 
tuitamente un certificato scolastico. 

S.° I fanciulli tenuti a frequentare la scuola non possono essere 
impiegati in un lavoro -nelle fabbriche o altrove, se non in seguito al- 
l'approvazione dell'autorità scolastica. 1 particolari saranno determinati 
dalla legge. 

4.° I rappresentanti legali di un fanciullo che non gli faranno fre- 
quentare la scuola in conformità alla prescrizione di questa legge, saranno 
puniti coll'ammonizione ufficiale, coll'ammenda fino a 10 lire, colla ces- 



72 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

darla sulla legge di Dio anziché sulla pura ragione. 
Insegnare però una religione sembra ad altri offen- 
dersi le 1 credenze dei dissidenti, ed uno dei concetti 
più comunemente oggi ripetuti nei giornali, nelle 
pubbliche adunanze e perfino nei Parlamenti, la se- 
parazione delle Chiese dallo Stato. 

Lo Stato, si dice, procede per tasse, e i citta- 
dini essendo o potendo essere di diverse credenze, 
e tutte dovendo liberamente professarsi, e lo Stato 
avendo il dovere di astenersi dalle sètte e dal pro- 
selitismo religioso, le imposte dei cittadini si use- 
rebbero a scopi confessionali. Sembra* impossibile 
inoltre in tal sistema evitare, sia l'affidare T inse- 
gnamento religioso nelle scuole ai ministri dei 
culti, sia di far loro sorvegliare quello che vi si 



sazione del soccorso d'indigenza, e se continuano a trascurare il loro do- 
vere, col carcere fino a 8 giorni. Nel caso d'insolvibilità rammenda sarà 
trasformata in prigionia, in guisa che rammenda di un franco equivalga 
al carcere di 6 ore. Per le persone che ricevono soccorso da fondi pub- 
blici, questa pena può essere sostituita all'ammenda. 

. 5.° L'istitutore può accordare il congedo di tre giorni nel corso- 
di un mese. Per i congedi più estesi è necessaria l'approvazione del 
direttore del circolo. Le malattie e gli eventi di forza maggiore sono 
scuse valevoli. L'ammissione di altri motivi di scusa ò soggetta all'ap- 
provazione del direttore del circolo. 

6.° L'istitutore trasmetterà ogni mese al Sindaco la lista degli as- 
senti, coll'appoggio dei documenti e col suo avviso. Per quelli che si 
rendono colpevoli di prolungata negligenza, il direttore del circolo può 
dimandare che la lista sia rimessa ogni 15 giorni. 

7.° I rappresentanti legali di un fanciullo, la cui assenza non sarà, 
riguardata dal sindaco come giustificata, saranno citati per iscritto da- 
vanti a lui nel termine di due giorni pieni, sotto l'espresso avviso che 
tutte le pruove non prodotte immediatamente non saranno prese in con- 
siderazione. Le intimazioni e la consegna dei documenti saranno fotti 
dagli agenti di polizia e dai cursori comunali. 

8.° Se il prevenuto si presenta, i dibattimenti saranno verbali, e 
il giudizio sarà pronunciato immediatamente. Se egli manca, il giudi- 
zio, sarà pronunciato sugli atti e brevemente motivato. Gli verrà notinV 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 73 

desse dallo istitutore. Insomma se nella scuola s'im- 
partisce l'insegnamento religioso, si offendono le 
credenze dei dissidenti, secondo molti lo Stato eo- 
cede la sua competenza, e si apre l'adito all'in- 
gerenza nelle scuole dello Stato del chiericato che 
gli è ostile; se non s'insegna la religione, si of- 
fende il sentimento dei moltissimi, in certi paesi 
si potrebbe dire della gran maggioranza dei padri 
di famiglia, i quali vogliono la scuola religiosa, 
senza di che reputano l'istruzione e il sapere non 
giovevole e anzi dannoso. 

Giova vedere a questo riguardo la legislazione 
dei quattro grandi Stati che noi andiamo consi- 
derando. 

Prima di tutto osserviamo che nelle Università, 



cato. Se la scusa, la quale conforme all'art. 5 ha d'uopo dell'approva- 
zione del direttore del circolo, non è da lui ammessa, quest'ultimo fissa 
egli la pena. 

9.° Si può appellare dalla decisione del sindaco al direttore del 
circolo, ma dalla decisione del circolo non si può appellare all'autorità 
superiore se non quando sia pronunciata la pena del carcere. L'appello 
deve essere notificato al Sindaco per iscritto nei tre giorni dopo il pro- 
nunciato; e quanto ai giudizi, di cui è fatta comunicazione, il giorno 
stesso della comunicazione, o per dichiarazione al protocollo. 

10.° Le decisioni del diri «ore del circolo e dell' autorità superiore 
si baseranno sopra informazioni scritte. 

• 11. Le ammende e le spese saranno riscosse come le contribuzioni 
comunali. La pena del carcere è eseguita in séguito a mandato di ar- 
resto del sindaco, visto dal direttore del circolo, e conterrà la data del 
giudizio. 

12.° La procedura ed il giudizio si fanno senza spese e con esen- 
zione di bollo. Oli sborsi in denaro sono a carico del condannato. 

13.° Queste disposizioni sono applicabili agli allievi che trascure- 
ranno l'istruzione religiosa. 

14.° Le disposizioni concernenti la frequentazione della scuola sono 
applicabili alle scuole libere come alle pubbliche. 

Strassbourg, 18 Aprile 1871. 

BlSMARCK-BOHLEN. 



74 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

dirigendosi a giovani maturi ed a studf che richie- 
dono indipendenza scientifica, professori ed allievi 
non debbono essere sottoposti a condizioni religiose. 
D'altra parte lo Stato in Inghilterra ed in America 
occupandosi poco d'insegnamento universitario, l'in- 
vestigazione concernerebbe soltanto la Francia e la 
Germania. Quivi la questione si risolve praticamente 
nel mantenimento per parte dello Stato delle Fa- 
coltà teologiche: questione trattata nel Parlamento 
italiano dall'on. Bonghi In- una memorabile discus- 
sione che non occorre riassumere. A noi basta il 
dire che la Francia e la Germania nelle loro leggi 
affermano il diritto dello Stato a comprendere nel 
contenuto della pubblica istruzione le scienze teo- 
logiche. 

Per le. scuole secondarie, non occupandosene quasi 
l'Inghilterra e gli Stati Uniti, presso cui sono la- 
sciate alle fondazioni particolari rette dai loro sta- 
tuti, e regolantisi secondo la volontà dei fondatori 
o dei contribuenti, la questione si circoscrive an- 
cora alla Francia e alla Germania; e queste amen- 
due si attengono al concetto dell'insegnamento re- 
ligioso nelle scuole dello Stato, sorvegliato dai capi 
o rappresentanti legittimi della confessione, cui la 
scuola appartiene. 

La questione diventa universale nell'istruzione 
elementare. 

Negli Stati cattolici, in generale, l'istruzione vien 
data dallo istitutore, sotto la direzione del curate- 
li che da una parte esonera il prete dal suo ufficio 
proprio, che è invece accollato al laico, dall'altra 
conduce all'ispezione ecclesiastica. In Francia si è 
semplicissimi. La legge impone la religione fra le 



IN MATERIA. D* INSEGNAMENTO. 75 

materie obbligatorie delle scuole elementari, nor- 
mali e secondarie. Nelle scuole cattoliche il ve- 
scovo, in quelle pei fanciulli di altri culti i loro 
ministri rispettivi, sorvegliano l'insegnamento reli- 
gioso o i catechismi, e perciò han sempre entrata 
libera nelle scuole. D'altra parte abbiam visto come 
in tutti i suoi consigli scolastici, da quelli del più 
umile comune ai dipartimentali, ai regionali ed al 
Consiglio superiore, vi appartengono di diritto e vi 
hanno gran luogo i ministri dei vari culti ricono- 
sciuti dallo Stato, pastori, rabbini, curati, vescovi 
ed arcivescovi. 

Nel Lussemburgo l'istruzione religiosa è data dai 
ministri del culto, e a loro dimanda dall'istitutore, 
ma sotto la loro sorveglianza e direzione. Nel Ba- 
den l'istruzione religiosa è data nella prima mez- 
z'ora d'insegnamento esclusivamente dal curato, 
dal pastore o dal maestro. Questi insegna la storia 
religiosa, quegli il catechismo. Insomma l'insegna- 
mento religioso è messo sotto la sorveglianza delle 
Chiese, che debbono dirigere però le loro osserva- 
zioni e proposte al Consìglio superiore. 

Nei paesi protestanti che non hanno dissidenti, 
come la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, la 
scuola è soggetta al clero, il che per la conformità 
di vedute tra lo Stato e la Chiesa non arreca in- 
convenienti. Lo stesso ha luogo nella parte prote- 
stante di Germania, in cui lo Stato è intimamente 
connesso e d'accordo con la Chiesa. 

Tuttavia l'istruzione religiosa è di obbligo in tutte 
le scuole prussiane, che debbono essere o prote- 
stanti o cattoliche. Possono esser miste (Simultan- 
anstallen), per verità non abbastanza definite, ma 



76 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

debbono mantenere sempre il carattere di scuole 
cristiane. L'art. 14 della Costituzione dice espressa- 
mente: <c La libertà di religione concessa dall'art. 12 
non viene offesa dal principio che la religione cri- 
stiana è messa a base di quelle istituzioni dello Stato 
che si connettono coli' esercizio della religione ». 
L'istruzione ed il servizio religioso variano secondo 
il carattere confessionale della scuola, determinato 
dalla fondazione o dalla tradizione. Alla nomina de- 
gl'insegnanti della religione concorrono, nelle scuole 
protestanti i concistori, nelle cattoliche i vescovi,- 
che hanno quindi il diritto d'ispezionare o perso- 
nalmente o per delegati l'istruzione religiosa che 
vi s'impartisce, e d'indirizzare le loro osservazioni 
ai comitati scolastici della regione. D'ordinario 
nelle scuole protestanti l'istruttore religioso è un 
laico, nelle cattoliche un ecclesiastico. Insomma la 
scuola ha un carattere puramente cristiano, e vi 
s'insegnano i dogmi delle due credenze. 

Nella Sassonia, nel Wurtemberg, in tutta la Ger- 
mania la religione è la base dell'insegnamento; la 
scuola è confessionale, le miste sono l'eccezione; se 
i dissidenti in un comune raggiungono un certo nu- 
mero possono domandare una scuola propria. Nel 
Baden possono trasformarsi in miste, se la mag- 
gioranza degli abitanti ne esprime il voto. 

In Prussia abbiam visto che prima delle ultime 
leggi erano presidenti naturali dei comitati scola- 
stici locali i pastori o curatinei comuni, i dignitari 
ecclesiastici nei circoli. L'art. 24 della Costituzione 
ha statuito: « Ordinando la scuola primaria pub- 
blica si avrà riguardo per quanto è possibile alle 
esigenze confessionali. L'istruzione religiosa sarà 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 77 

data nella scuola sotto la direzione del ministro 
del culto >. Questo articolo non è statonelle ultime 
contese abolito, come è accaduto agli art. 15 e 18; 
anzi è stato confermato nella citata legge del 1872 
che ha avocato allo Stato l'ispezione in tutti i suoi 
gradi. 

A proteggere l'eguaglianza e la libertà delle fa- 
miglie dissidenti, tanto più oggi dopo l'art. 12 della 
Costituzione che riconosce a tutti i cittadini la li- 
bertà di coscienza e di religione, provvedono gli ar- 
ticoli 10 e 11 del Codice generale: <c A nessuno può 
esser vietato l'adito alla pubblica scuola per diver-, 
sita di credenze religiose. — I fanciulli, i quali per 
le leggi dello Stato debbono essere allevati in una 
religione diversa da quella insegnata in una scuola 
pubblica, non saranno trattenuti nella medesima du- 
rante l'istruzione religiosa ». Questa però informa 
tutte le scuole, che debbono ispirare le virtù cri- 
stiane, obbedienza, rispetto, umiltà, lavoro, carità 
e disciplina. 

Sennonché in altri paesi, sia per la mescolanza 
delle* confessioni, sia per il diverso sviluppo del 
principio di libertà e della piena indipendenza della 
coscienza dallo Stato, ed incompetenza religiosa di 
esso, non si sono accontentati di ciò; ed è. sorto, dap- 
prima in Olanda, poi negli Stati Uniti, in Irlanda, nel 
Canada, nell'Australia, un nuovo sistema di scuola 
laica (unsectarian) che l'illustre storico Bancroft 
ha chiamato una delle maggiori conquiste del se- 
<ftlo, e che tanto appassiona gli spiriti oggigiorno 
dappertutto, massime in Inghilterra. 

In Olanda si era prescritto nel 1800: « L'inse- 
gnamento dovrà essere ordinato in modo che lo 



78 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

studio delle conoscenze utili sia accompagnato dallo 
sviluppo delle facoltà intellettuali, e che gli allievi 
sieno preparati air esercizio di tutte le virtù cri- 
stiane. Sarà provveduto a che gli allievi non sieno 
privi d'istruzione nella parte dogmatica della con- 
fessione religiosa, cui appartengono; ma questa parte 
dell' insegnamento non sarà a carico deli' istitu- 
tore ».* Quindi allo istitutore si è dato l'insegna- 
mento della legge morale fondata sulla comune 
natura umana, indipendentemente dai dogmi po- 
sitivi delle varie religioni, ai preti l'insegnamento 
dei propri dogmi. E questa esclusione del dogma 
dall'istruzione parve riuscire allora, in quel paese, 
accetta universalmente. Si conservò però nelleva- 
rie scuole la Bibbia come semplice libro di lettura. 
Al 1857, stante la libertà d'insegnamento sancita 
nella costituzione del 1848, i cattolici vollero che 
ciò si abolisse, dal che contrasti. La legge del 1857 
ha stabilito in proposito che in « ogni comune l'in- 
segnamento primario è dato in iscuole pubbliche 
in numero sufficiente al bisogno della popolazione. 
I fanciulli di ogni comunione vi sono ammessi 
senza distinzione. L'istruzione deve servire a svi- 
luppare le virtù sociali e cristiane. GÌ' istitutori si 
astengono d'insegnare checchessia che possa ferire 
le credenze religiose delle comunioni, cui apparten- 
gono i fanciulli che frequentano las t cuola. L'inse- 
gnamento della religione è lasciato alle diverse 
confessioni. A questo effetto i locali della scuola 
saranno a disposizione degli allievi nelle ore fuori 
delle classi >. E la legge è applicata. Si è dispu- 



1 Laveleyb. L'itutruction du peupte, p. 245 e seg. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 79 

tato sulla preghiera da dire nelle scuole miste. Dove 
si è usata una preghiera in termini generalissimi, t 
dove il Pater, dove nessuna. La lettura della Bib- 
bia anzi non è permessa ove siano fanciulli cat- 
tolici o ebrei; perchè il considerare la Bibbia come 
semplice libro di lettura è considerato come irri- 
verenza. La stessa morale non s'insegna mediante 
lezioni speciali, ma si procura d'ispirarla mediante 
poesie e racconti. Il desiderio di togliere alle scuole 
il carattere di confessionali vi è giunto acanto, 
che Tari 23 di quella legge ha prescritto che 
i religiosi non possono tenere scuole comunali, 
ossia mantenute dal pubblico denaro; perchè il ca- 
rattere ecclesiastico inerente ed eminente nelle loro 
persone toglierebbe alle scuole il voluto carattere 
laico e neutro. 

In Irlanda, in cui si ha un governo protestante 
ed una popolazione nella maggior parte cattolica, 
si sono trovati a fronte di maggiori difficoltà. 
Spendere i sussidi dello Stato in favore dell'in- 
segnamento anglicano, lasciando da parte ogni 
altra giusta obbiezione, sarebbe riuscito inutile 
allo scopo, perchè le famiglie non ci avrebbero 
mandato i loro figliuoli; dandovi l'istruzione reli- 
giosa cattolica, oltre le difficoltà della mescolanza 
delle confessioni dissidenti, si sarebbe speso il pub- 
blico denaro iji favore del papismo. Stimarono ca- 
varsi d'impaccio escludendo dalle scuole pubbliche, 
aperte liberamente alle due credenze, l'insegna- 
mento religioso, confidato invece alle varie confes- 
sioni: sistema che parve conciliar tutto, e che seb- 
bene oggi sia combattuto, ottenne nel 1841 l'appro- 
vazione di Papa Gregorio XVI. 



80 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Nell'alto Canada quel Consiglio superiore d'istru- 
zione pubblica ha prescritto: « Il sistema adottato 
in Irlanda deve servir di modello per l'alto Canada. 
Colà, come lo accerta la Commissione dell'istru- 
zione pubblica irlandese, si studia d'imprimere nel- 
l'animo dei fanciulli la convinzione della necessità 
della religione; si coltiva praticamente il senso mo- 
rale, si fa amare Dio, si sveglia il sentimento ài una 
pietà sincera, ma sempre evitando di parlare delle 
dissidenze che caratterizzano le diverse confessioni 
religiose. Qui i nostri istitutori dovranno agire 
nello stesso senso. Unendo l'esempio ai precetti, 
avranno per ideale la giustizia, la pietà, il santo 
amore della verità. Essi stimoleranno il patriotti- 
smo, la devozione all'umanità, la benevolenza uni- 
versale. Essi si ricorderanno che la sobrietà, l'at- 
tività, la frugalità, la castità, la moderazione, sono 
virtù così necessarie alla conservazione della li- 
bertà dei popoli, come all'ornamento della vita so- 
ciale. Infine, per quanto lo permetterà l'intelligenza 
dei loro allievi, faranno loro comprendere il destino 
dell'uomo e gli obblighi che ne derivano, e prepa- 
reranno così la loro felicità futura, fecondando i 
loro buoni istinti, e loro ispirando orrore per ogni 
specie di male >.* La scuola comincia con una pre- 
ghiera generalissima, o col Pater, ma s'insegna una 
morale generale, non una religione o un dogma, 
riservato al prete. Né vi ha luogo alcuna pratica 
religiosa, che nelle ore fuori di classe e col con- 
senso dei parenti. Dal 1857 però i ministri del culto 
hanno il diritto di dare la loro istruzione nelle 



1 Laveleye, Op. cit. pag. 157. 



IN MATERIA d' INSEGNAMENTO. 81 

scuole nelle ore non destinate alle lezioni, ma lo 
fanno raramente, del che sono stati biasimati dal 
Praser. 

Nel basso Canada invece la scuola essendo da 
tempo confessionale, -e dandosi in essa l'istruzione 
religiosa, l'art. 26 della legge del 1846, per proteg- 
gere le minoranze dissidenti, sancì il lóro diritto di 
significare per iscritto al comitato della maggio- 
ranza che non approvano l'istruzione data, e che 
hanno scelto tre sindaci a commissari, per elevare 
un'altra scuola; e quando la minoranza ha venti 
fanciulli tra i 5 e i 15 anni, costituisce una sezione 
scolastica, con diritto a un sussidio proporzionale. 
Questi eletti hanno podestà di tassare direttamente 
le proprietà dei loro elettori, che sono perciò eso- 
nerati dal pagamento delle tasse al comitato della 
maggioranza. 

L'Australia aveva cominciato coir imitare il si- 
stema della madre patria, della scuola confessio- 
nale (denominattonal system), sussidiata dallo Stato 
ad alcune condizioni. Il Board of educatìon aveva 
soltanto il diritto d'ispezione e di rifiuto dei sus- 
sidi. Ma, come in Inghilterra/ con gran dispendio 
si avevano scarsi risultati. Sicché la legislatura 
imitò il sistema irlandese di fondare scuole pro- 
prie, aperte a tutte le credenze, e destinate all'i- 
struzione laica; lasciando ad ogni ministro di un 
culto l'istruzione religiosa dei propri credenti. 

Gli Stati Uniti, in cui le credenze sono così di- 
verse, numerose e vive, si trovarono per altra via 
a fronte di simili difficoltà. Tentarono uscirne esclu- 
dendo la religione dall'insegnamento, il che non im- 
pedisce che la scuola vi riesca profondamente reli- 

6 



82 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

giosa. Ivi i maestri cominciano con una preghiera, 
la semplice orazione domenicale; ma è loro proi- 
bito di far menzione di alcun dogma positivo. De- 
vono soltanto coltivare il sentimento morale ap- 
, poggiandpsi su ciò che, si chiama religione naturale. 
La legge del Massachusset, che ne è il tipo comune, 
dice: « Gl'istitutori debbono sforzarsi d'ispirare nel 
cuore della gioventù confidata alle loro cure la 
pietà, la giustizia, il rispetto della verità, l'amore 
della loro patria, la benevolenza per tutti gli uo- 
mini, la sobrietà, il gusto del lavoro, la castità, la 
moderazione, la temperanza e tutte le altre virtù 
che fanno l'ornamento della società e la base della 
repubblica. Essi debbono mostrare ai loro allievi, 
mediante spiegazioni a portata della loro età, come 
queste virtù tendono a mantenere e a perfezionare 
le istituzioni repubblicane, » a guarentire a tutti 
gl'inestimabili benefici della libertà e ad assicurare 
la loro propria felicità e come i vizi opposti me- 
nano inevitabilmente alle più disastrose conse- 
guenze ». * 

Si è visto che per guarentire le scuole dall'influenza 
settaria di una religione, i ministri di ogni culto 
sono esclusi dai comitati che dirigono ed ispezio- 
nano le scuole. I cattolici sono i più scontenti, per 
altro partecipano ai sussidf pubblici. I protestanti 
poi impartiscono l'istruzione religiosa nelle scuole 
domenicali dovute all'iniziativa individuale. Ogni 
scuola nuova costrutta ha una sala di conferenza 
(lecture-room) per l'istruzione religiosa di tutte le 
sètte protestanti, la quale vien data da laici tal- 



1 Lavelbtk, Op. cit. pag. 356. 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 83 

volta distintissimi, e anche da donne. L'antichità 
ci ha tramandata la memoria di un Cincinnato che 
fu eletto Console, quando arava il suo campo; negli 
Stati Uniti il generale Harrison, quando fu eletto 
Presidente, dava l'istruzione in una scuola do- 
menicale. 

I sostenitori di un tal sistema si appoggiano a 
codesti esempi per dimostrare che la scuola laica 
non affievolisce il sentimento religioso, che tutti 
sanno essere in quella repubblica ben gagliardo; 
certamente più che in Italia e negli altri paesi cat- 
tolici, in cui s'insegna la religione nelle scuole per 
obbligo dello Stato, e che vi riesce un mero forma- 
lismo, senz'alito di vita. Le più recenti relazioni 
però sull'istruzione pubblica negli Stati Uniti la- 
sciano dubitare dell'esattezza dell'appagamento di 
un tal sistema, e della sua durata. I cattolici fanno 
la più vigorosa ed efficace opposizione alle Scuole 
comuni, che essi dicono essere virtualmente prote- 
stanti e instano per la scuola mantenuta e sussi- 
diata dal denaro pubblico confessionale, e sono ap- 
poggiati dagli Episcopali, ed anche da una parte 
delle altre comunioni. Le Scuole confessionali cre- 
scono; a base confessionale sono ormai molti Col- 
legi ed Università, quali Yale College nel Connec- 
ticut, Princeton in New-Yersey, Dickinson College 
in Pensilvania, e la Nort-Western University del- 
l' Illinese, sebbene sia dello Stato. Confessionali 
sono specialmente le scuole femminili. A Nuova 
York segnatamente le scuole incorporate confes- 
sionali dei Cattolici, dei Riformati olandesi e degli 
Episcopali sono aumentate, le comuni sono dimi- 
nuite. < In verità, si legge in uno studio che rias- 



84 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

sume i più recenti documenti pubblici, Y ordina- 
mento della scuola primaria cattolica penetra pres- 
soché ogni parte dell'Unione, ogni parte dove i 
cattolici sono in numero.... Il dominio del sistema 
delle scuole comuni apparisce da per ogni dove 
minacciato ».* 

La questione è vivamente combattuta in Inghil- 
terra. Si è cominciato col sussidiare egualmente le 
scuole private, fondate fino al 1870, o dalla Società 
nazionale anglicana, o da cattolici e da altri dis- 
sidenti; ma comunque confessionali, lo Stato sus- 
sidiava soltanto sui risultati scolastici. Ma quando 
nel 1870 la società politica, mediante gli esposti co- 
mitati scolastici, ha assunto di fondare scuole pro- 
prie, la questione si è fatta più grave. Lo Stato 
deve sussidiare, come im Irlanda, scuole, in cui non 
s' insegna la religione? Ripugnavano anglicani e cat- 
tolici. Istituendo scuole proprie deve farle confes- 
sionali? cioè istituirne di separate e particolari 
pei credenti di ogni culto? E facendole confessio- 
nali, come mantener loro il carattere pubblico? 
Escludendo la religione, come soddisfare al bisogno 
religioso delle famiglie e della società? Insegnando 
religione, come evitare l'accusa che il denaro pub- 
blico si spende per fini settarf, e soprattutto qual 
religione farà insegnare lo Stato, massime nelle 
miste? 

La legge del 1870 ha adottato questo compro- 
messo: ha distinto le scuole che sarebbero fondate 
direttamente dai nuovi comitati scolastici, organi 



1 Piattonai education in the United States. Querterly Review. Aprii 1875, 
pag. 444-447. 



IN MATERIA. D' INSEGNAMENTO. 85 

del potere pubblico, dalle altre da chiunque isti- 
tuite. Per queste ultime la legge n£ ha prescritto, 
né ha vietato l'istruzione religiosa; ma volendola 
impartire, perchè possano partecipare ai sussidt 
votati dal Parlamento, ha posto alcune condizioni 
atte a guarentire la libertà religiosa dei dissi- 
denti. L'art. 7, § 1, dice testualmente: « Non sarà 
richiesto coite condizione di ammissione e di con- 
tinuazione di un fanciullo in una scuola che egli 
attenda o si astenga di attendere ad una scuola 
domenicale, o ad un luogo di ufficf religiosi, o ad 
un'istruzione in argomento religioso nella scuola 
o altrove; dalla quale osservanza o istruzione egli 
può essere ritirato dai suoi parenti, né sarà ri- 
chiesto se egli attenda alla scuola in ogni giorno 
destinato esclusivamente alle osservanze religiose 
della corporazione religiosa, cui i suoi parenti ap- 
partengono. 

< § 2. Il tempo e le ore, durante le quali un dovere 
religioso è praticato, o un'istruzione religiosa è 
data in una riunione della scuola, saranno al co- 
minciare o al finire della riunione, e saranno in- 
serite in una tabella da approvarsi dal Diparti- 
mento d'Istruzione, affissa permanentemente e co- 
spicuamente in ogni sala scolastica; ed ogni scolare 
sarà ritirato dai suoi parenti da tale osservanza 
o istruzione, senza perdere qualsiasi benefìcio della 
scuola. 

« § 3. La scuola sarà aperta in ogni tempo agli 
Ispettori di S. M., però non è nei doveri di ogni 
Ispettore di inquerire sull'istruzione in materia re- 
ligiosa data in una scuola, o di esaminare lo sco- 
lare sopra la religione, o sopra un argomento o 



86 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

libro religioso ». Per le scuole però direttamente 
fondate o mantenute dai Comitati scolastici locali, 
l'art. 14 ha prescritto: « Niun catechismo o for- 
mulario religioso di una particolare denominazione 
sarà insegnato nella scuola ». E i regolamenti che, 
coll'approvazione del Dipartimento, possono ema- 
narsi dai comitati, vietano d'imporre ai fanciulli 
doveri religiosi e anche di far scuola nei giorni 
religiosi della loro credenza (art. 70). È ancora 
a notare la clausola legislativa che vieta i sussidi 
scolastici in ragione dell'istruzione religiosa. 

Nacquero' però vive dispute nell'interpretazione 
del catechismo o formulario religioso vietato nelle 
accennate scuole. Gli avversari dell' insegnamento 
dogmatico sostennero esser proibito dalla legge 
l'insegnamento dei dogmi compresi d'ordinario nei 
catechismi; altri convennero di leggersi la Bibbia 
senz' altri commenti che le spiegazioni storiche e 
geografiche. Gli anglicani zelanti e i protestanti 
convennero sull'istituzione di scuole comunali, in 
cui o al principio o alla fine delle lezioni s'inse- 
gnino r dogmi accettati dalla più parte dei prote- 
stanti, ed è questa l'opinione prevalente. 

La questione è stata riesaminata nella discus- 
sione della legge per la Scozia del 1872. Il progetto 
prescriveva che l'istruzione religiosa si desse in 
tal tempo e modo da render possibile ai genitori 
ripugnanti di ritirare i loro figliuoli. Si propose che, 
come si era vietato in Inghilterra l'insegnamento 
religioso in forma di un catechismo particolare, si 
vietasse in Scozia il presbiteriano; ma fu rigettato 
da 250 contro 130, per la ragione detta dal Forster 
che le scuole inglesi da fondare erano nuove, e sa- 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. ' 87 

rebbero state il minor numero; mentre le scozzesi 
esistevano, erano le più, e procedevano col cate- 
chismo presbiteriano, e vietandolo si faceva una 
mutazione violenta. Un altro voleva che in tutte si 
leggesse la Bibbia, ma fu respinto, perchè il Lord 
Advocate oppose che non era a ciò competente il 
Parlamento, e che di sicuro vi avrebbero provveduto 
i managers della scuola. Altri invece propose che 
la spesa dell' insegnamento religioso si prendesse da 
fondi a parte forniti volontariamente; ma si rispose 
che ciò avrebbe offeso i sentimenti del popolo, e fu 
respinto da 245 contro 85. 

L'art 68 della legge è. riuscito cosi formulato: 
« Ogni scuola pubblica, ed ogni scuola soggetta 
all'ispezione e che riceve denaro pubblico, sarà 
aperta ai fanciulli di tutte le confessioni religiose 
{denomination); ed ogni fanciullo può essere ritirato 
dai suoi parenti da ogni istruzione ed osservanza 
religiosa di tali scuole, e nessun fanciullo vi avrà 
svantaggio alcuno nell'istruzione secolare per causa 
della confessione religiosa, cui appartiene, o d all'es- 
ser ritirato dall'istruzione che vi si dia in materia 
di religione. Il tempo o le ore, in cui vi si dia que- 
sta istruzione, o vi si pratichi un'osservanza reli- 
giosa, saranno o al principio o alla fine della 
scuola, e saranno specificate in una tabella che 
dovrà essere approvata dal Dipartimento scozzese 
di pubblica istruzione ». * 

La legge adunque né ha prescritto né ha vietato 
l'insegnamento religioso, se ne è rimessa ai rap- 
presentanti delle famiglie, agli eletti dei cittadini; 



' Report citat. del 1872-73 al Parlamento. 



88 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

però ha loro imposto di conciliarlo alla guisa detta 
colla libertà religiosa dei padri dissidenti, ed ha 
preso la precauzione di guarentirsi dal proselitismo 
e dallo zelo soverchio dei comitati, obbligandoli su 
questo obbietto all'approvazione per parte del po- 
tere centrale dello Stato, tutelatore supremo dei di- 
ritti dei cittadini e della libertà religiosa, anche 
nelle scuole. 

§3. 

Della libertà d'insegnamento propriamente det- 
ta, in Francia, Inghilterra e Stati Uniti di 
America. 

Come accade della libertà in genere, della quale 
tutti parlano e scrivono, ma tutti ancora (Stati, 
Chiese, sètte, individui) nel corso del tempo e dello 
spazio l'hanno intesa e non cessano d'intenderla di* 
versissimamente, così accade della libertà d'insegna- 
mento. Altra è quella che s'intende dai cattolici, 
altra quella dei protestanti; altra quella che s'in- 
tende in Germania, altra quella che in Francia, 
segnatamente in fatto di istruzione superiore. 

In Francia la libertà d'insegnamento fu concessa 
come tante altre dalla rivoluzione del 1789, almeno 
come principio, ma forse senza rendersi nemmen 
conto di ciò che importava. A ogni modo non fu 
applicata, e la concessione fu ritirata esplicita- 
mente da Napoleone, che rese l'istruzione monopo- 
lio dell' Università. La legge del 1806 diceva: <c Sarà 
formato sotto nome $ Università imperiale un corpo 
incaricato esclusivamente dell'istruzione ed educa- 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. - 89 

zione pubblica in tutto l'Impero >. L'Università fran- 
cese dunque, ben diversamente da ciò che dapper- 
tutto s'intende sotto nome di Università, abbrac- 
ciò tutto il corpo degl'insegnanti pubblici, dal mae- 
stro elementare ai professori della Sorbona, al 
Collegio di Francia, e alle principali Accademie. 

Questo monopolio, in omaggio alla libertà, re- 
clamata massimamente dal clero potentissimo ne- 
mico dell'istruzione laica, venne distrutto dalla 
legge del 15 marzo 1850, sostanzialmente vigente. 

Però se noi consideriamo la libertà d'insegna- 
mento nelle scuole pubbliche, la Francia, può dirsi, 
non ne lascia alcuna ai suoi docenti. Non solo, come 
è ben giusto, la legge determina le condizióni per 
diventare insegnante pubblico, e le materie che si 
debbono insegnare in tutte esse; ma è il ministro 
che regola le ore di lavoro e di ricreazione nelle 
classi, la disciplina, i programmi, i quali sono fis- 
sati dall'Autorità allo stesso modo per tutti. I libri 
di testo sono ancora dappertutto quasi gli stessi, e 
ne redige la lista l'Autorità. Sicché chi ha visto un 
liceo francese li ha visti tutti. Desolante unifor- 
mità e compressione della varietà e ricchezza di 
sviluppo dello spirito umano! 

Quanto all'istruzione superiore, lasciando stare 
le scuole speciali, la legge non conosce Università 
propriamente dette, come in Germania o Italia, ma 
singole Facoltà di legge, di medicina, ec. Il nesso 
scientifico contenuto nella vecchia denominazione 
di Untversitas studiorum è rotto dalla legge stessa 
che segrega le varie parti dello scibile in tanti 
gruppi professionali per medici, avvocati, ec. I pro- 
fessori sono nominati dallo Stato, le Facoltà han 



90 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

diritto di proporre, ma lo Stato non ha l'obbligo di 
seguirle. I decani sono ancora nominati dallo Stato, 
e anche l'insegnamento pubblico universitario è 
retto dai programmi ministeriali. 

Se noi consideriamo la libertà d'insegnamento 
nella libertà che possono avere i comuni e le Pro- 
vincie di aprire e reggere scuole primarie e secon- 
darie; basta dire che i maestri dei comuni sono 
nominati dal Prefetto, sia sopra una lista di am- 
missibilità e di avanzamento formata dal Consiglio 
scolastico dipartimentale, sia sulla presentazione 
fatta dai superiori pei membri delle Associazioni 
religiose dedite all'insegnamento, autorizzate dalla 
legge e riconosciute come stabilimenti di utilità 
pubblica. Lo stesso diritto di presentazione godono 
i concistori pei culti non cattolici. I maestri co- 
munali non possono esercitare alcuna funzione 
amministrativa senza l'autorizzazione del Consi- 
glio scolastico dipartimentale; ed è loro vietata 
assolutamente ogni professione industriale o com- 
merciale, e in tutto sono grandemente soggetti al 
Prefetto. I comuni possono fondare collegi comu- 
nali o scuole secondarie, alla condizione delle spese 
necessarie per il locale e pei mobili, la guarentigia 
almeno per cinque anni degli stipendi del direttore . 
e dei professori, il cui ammontare diventa obbliga- 
torio per il comune, ove riescano insufficienti le 
rette e le retribuzioni degli alunni. Ma « l'oggetto 
e l'estensione dell'insegnamento in ogni collegio 
comunale saranno determinati, riguardo ai bisogni 
delle località, dal Ministro, in Consiglio superiore, 
sulla proposta del Consiglio comunale, e l'avviso 
del Consiglio accademico » (art. 75). 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 91 

La detta legge però del 1850 ha reso libera alla 
Chiesa e ai privati l'istruzione primaria e seconda- 
ria, alle seguenti principali condizioni: 

Ogni francese di 21 anni compiuti (art. 25), non 
indegno per condanna penale, può insegnare pei» 
tutta la Francia nelle scuole elementari pubbliche 
•e libere, quante volte abbia il brevetto di capacità. 
Questo brevetto si ottiene mediante un esame nelle 
materie determinate dalla legge per l'istruzione 
primaria, in cui si comprende la religione. Questo 
esame si fa davanti ad una Commissione di 7, no- 
minata dai Consiglio scolastico dipartimentale, del 
quale fa sempre parte il ministro del culto, cui ap- 
partiene il candidato. Questo brevetto può essere 
supplito da equipollenti; come sarebbero il grado 
di baccelliere, il certificato di essere stato ammesso 
in uÉa delle scuole speciali dello Stato (scuola nor- 
male, delle foreste, delle miniere, della marina, ec.), 
e soprattutto « dal titolo di ministro, non interdetto 
e non rivocato, di uno dei culti riconosciuti dallo 
Stato >. Le formalità richieste per ottenere l'auto- 
rizzazione ad aprire una scuola sono un'istanza al 
Sindaco, al Prefetto, al Procuratore della Repub- 
blica, al Sotto-prefetto. Il Prefetto può opporsi, ma 
•decide fra un mese il Consiglio scolastico diparti- 
mentale; ma se questo fra un mese non confer- 
masse l'opposizione, s'intenderebbe che nulla osti; 
«come avviene in Italia dopo 15 giorni di silenzio 
per il visto dei prefetti o sotto- prefetti agli $tti 
dei Cotisigli comunali che ne abbisognano. Per le 
istitutrici appartenenti a Congregazioni religiose 
dedite all'insegnamento e riconosciute dallo Stato, 
equivalgono al brevetto le lettere di obbedienza 



02 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

(art. 49). Gli stranieri per aprire o dirigere una 
scuola primaria (ha luogo lo stesso per le secon- 
darie) debbono essere ammessi a godere i diritti 
civili in Francia, e ottenere l'autorizzazione del 
Ministro, inteso il Consiglio superiore. 

Chi però non adempie a queste condizioni ed apre 
scuola senza la voluta autorizzazione, è soggetta 
all'ammenda da 50 a 500 fr. ed alla chiusura. la 
caso di recidiva o di apertura, non ostante l'oppo- 
sizione, è punibile colla prigionia da 6 giorni ad un 
mese e coll'ammenda da 100 a 1000 fr. È ad ag- 
giungere che l'art 29 dichiara di non considerare 
come tenenti scuole le persone che, a scopo di ca- 
rità e seliza esercitare professione d'istitutore in- 
segnano a leggere e scrivere. 

Per tenere un pensionato primario, oltre le rife- 
rite condizioni dell'art. 25, occorrono 25 anni di*età, 
5 anni di esercizio come istitutore o maestro, e 
l'autorizzazione del Consiglio scolastico dipartimen- 
tale, sull'avviso del Consiglio municipale del luogo. 
Il Consiglio scolastico accennato prescrive nell'in- 
teresse della moralità e della sanità degli allievi 
le norme regolamentari determinate dal Consiglio 
superiore. 

Può aprire uno stabilimento d'istruzione secon- 
daria ogni francese che abbia 25 anni compiuti, 
non sia indegno per condanna penale, segnatamente 
per delitti contrari alla probità o ai costumi, e non 
sia interdetto dal tenere scuola. Deve però farne 
dichiarazione all'ispettore di Accademia, e dimo- 
strare: o di avere insegnato o sorvegliato da cin- 
que anni almeno in uno stabilimento d'istruzione 
secondaria, pubblico o privato; o di possedere il 



IN MATERIA I)' INSEGNAMENTO. 93 

diploma di baccelliere, o subire un esame di ca- 
pacità davanti a un giuri nominato annualmente 
dal Ministro su proposta del Consiglio scolastico 
dipartimentale, e presieduto dall'ispettore di Acca- 
demia, e sui programmi prescritti dal Consiglio 
superiore. Il Ministro può dispensare da questi ti- 
toli su la proposta del Consiglio scolastico del di- 
partimento, e l'avviso conforme del superiore. Nes- 
suno attestato di studt è chiesto agli aspiranti al 
titolo di baccelliere o al brevetto di capacità. Pos- 
sono opporsi all'apertura della scuola il Prefetto od 
il Procuratore della Repubblica; decide, udita o al- 
meno chiamata la parte, il Consìglio scolastico di- 
partimentale, salvo appello al superiore. 

Chi apre scuola secondaria senza avere ottenuto 
l'autorizzazione (art. 66), è condannato dal tribu- 
nale correzionale all'ammenda da 100 a 1000 fr., e 
alla chiusura dello stabilimento; in caso di reci- 
diva, o di apertura malgrado il divieto, è condan- 
nato alla prigionia da 15 giorni a un mese, e alla 
multa da 1000 a 3000 fr. I ministri dei differenti 
culti riconosciuti possono, senza adempiere alle 
formalità riferite, dare l'istruzione secondaria a 
quattro giovanetti, al più, destinati alle scuole 
ecclesiastiche, facendone dichiarazione all'ispettore 
di accademia; ma il Consiglio dipartimentale deve 
vegliare che questo numero non sia sorpassato. Gli 
stabilimenti secondari privati possono ottenere dai 
comuni, dal dipartimento, dallo Stato, locali e sus- 
sidi fino al decimo delle loro spese; previo parere 
del Consiglio scolastico dipartimentale sulla loro 
opportunità.. Le scuole secondarie ecclesiastiche 
(art. 70), allora (nel 1850) esistenti, sono state 



94 ' STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

mantenute alla sola condizione della sottomissione 
alla sorveglianza dello Stato; ma fu vietato di 
aprirne di nuove senza autorizzazione del Governo. 

In Francia tutti gli stabilimenti privati d'istru- 
zione primaria o secondaria sono soggetti all'ispe- 
zione dello Stato; ma questa si limita alla mora- 
lità, all'igiene, e per ciò che concerne l'insegna- 
mento, alla verifica che esso non sia contrario alla 
costituzione ed alle leggi dello Stato. Chi rifiuta 
l'ispezione governativa è punibile coll'ammenda da 
100 a 1000 fr., ed in caso di recidiva da 1000 a 3000, 
ed ove la recidiva si ripetesse due volte nello stesso 
anno, colla chiusura. Tutti i maestri privati e loro 
addetti (art. 30 e 68), i quali nell'esercizio del loro 
ufficio commettano qualche fante grave, o sieno 
notati di inconduite ed immoralità, possono esser 
chiamati davanti al Consiglio scolastico diparti- 
mentale; ed esser sospesi e interdetti sulla sem- 
plice relazione dell'Ispettore, salva l'iscrizione in 
falso e l'appello al Consiglio superiore, che non so- 
spende l'esecuzione. Però ancora, se si guarda al- 
l'esecuzione della legge, questa ispezione sulle 
scuole private è imperfettissima, forse perchè di 
fatto sono in mano del clero. 

Quanto all'istruzione superiore poi, a nessun pri- 
vato è lecito dar pubblicamente dei corsi liberi, in 
materie che vi appartengano, senza l'autorizzazione 
del Ministro di pubblica istruzione, che innanzi di 
concederla prende l'avviso del Prefetto e del Ret- 
tore dell'Accademia del luogo. Però vi è una gran 
reazione contro questo così detto monopolio uni- 
versitario dello Stato, e a grandi grida se ne re- 
clama da destra e da buona parte di sinistra- (da 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 95 

Dupanloup come da Laboulaye) l'abolizione, ossia 
la libertà. Ma per libertà universitaria essi non 
intendono quella libertà che vedremo intendersi in 
Germania, di poter ognuno insegnare nelle Univer- 
sità dello Stato, alla semplice condizione di dimo- 
strata capacità scientifica davanti alle Facoltà delle 
stesse; coordinata colla libertà di imparare presso 
privati docenti, e nel modo che si preferisce; ma 
il diritto dei privati, delle Associa/ioni, compresi 
vescovi, Provincie e comuni, di fondare, come fe- 
cero nel Belgio, a Malines e a Brusselles, i vescovi 
e i liberali, Università proprie, e molti aggiungono 
la collazione dei gradi tolta a ciò che chiamano 
monopolio dello Stato. Essi non si curano che in 
tal modo l'istruzione superiore diventa un arnese 
di guerra delle Chiese e dei partiti politici, anziché 
una schietta e serena investigazione scientifica. 
Però in tal guisa intese la libertà d'insegnamento 
superiore il progetto formulato in giugno 1870 dalla 
Commissione presieduta da Guizot: in tal guisa la 
intende il progetto cominciato a discutere in quel- 
l'Assemblea nazionale nello scorso dicembre, e che 
•probabilmente vi diventerà legge, ma di cui sarebbe 
ora prematuro il discorrere. 

In Inghilterra la libertà d'insegnamento è intesa 
e praticata in tutt'altro modo. La professione d'isti- 
tutore vi è libera affatto, come quella di un bot- 
tegaio qualunque, nessuna condizione vi è imposta 
dalla legge; donde la nessuna guarentigia nei maè- 
stri, la loro incapacità, il servir dell'istruzione a 
rifugio degl'inetti delle altre professioni. 

Però, oggi, se le scuole dei privati possono sem- 
pre concorrere ai sussidi dello Stato, si richiede 



96 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

che il principal teacher abbia la patente. Lo Stato 
sussidia ancora le scuole magistrali maschili e 
femminili, al modo inglese, sui risultati delle ispe- 
zioni e degli esami. Ma non pare che un tal sistema 
valga quello di considerare 1 istruzione, non come 
una semplice industria qualunque, ma come un ser- 
vigio pubblico soggetto a condizioni preventive di 
moralità e di capacità, indipendenti da sètte religiose 
e da partiti politici; e di sottoporre le scuole, se- 
gnatamente le normali che non possono essere una 
semplice industria per lucro, e che han d'uopo per 
fondarsi e mantenersi del pubblico denaro, all'ef- 
fettiva direzione o almeno continua sorveglianza 
dei rappresentanti del pubblico, ossia degli organi 
dello Stato. 

Gli stabilimenti poi d'istruzione secondaria, o sono 
antiche fondazioni che si reggono liberamente se- 
condo i loro vecchi statuti, o. sono come in Iseo- 
zia istituzioni municipali, ovvero sono stabilimenti 
creati e mantenuti dalla iniziativa privata, e finora 
non esercita lo Stato sopra di essi alcuna ingerenza. 
Sono le diverse Chiese, le Università, i partiti po- 
litici, le associazioni industriali, le compagnie di 
azionisti che istituiscono le scuole, che ne scelgono 
a loro piacimento gl'insegnanti, e ne stabiliscono 
i programmi e i regolamenti. 

Sono antiche o autonome fondazioni le scuole o 
i collegi di Eton, di Rugby, di Leeds, Yorck, West- 
minster, ec. Il compito dello Stato si è finora ri- 
stretto a riconoscerne l'esistenza come persone 
civili, mediante la concessione delle carte d'incor- 
porazione; ma non si è esteso a quell'ingerenza e 
sorveglianza che si appartiene alla pubblica auto- 



IN MATERIA. D* INSEGNAMENTO. 97 

rità sulle fondazioni ed istituzioni di pubblica uti- 
lità, beneficenza ed istruzione; finora pare si stia 
contenti dell'educazione fìsica e da gentleman, del- 
l'abitudine a comandare e ad obbedire che vi si 
acquista, del carattere che vi si forma. 

Sicché si reggono, amministrano, insegnano, con- 
feriscono i loro gradi, a loro modo, a seconda dei 
tipi diversi, cui sono informate. f Ognuna di esse è 
soggetta a un corpo speciale che ne rappresenta il 
proprietario agli occhi della legge, e ne amministra 
le entrate, ma variano grandemente fra loro. Pos- 
sono però ridursi a due tipi distinti, i Collegi, e i 
Consigli fedecommissarii (Trustees). 

College non vuol dire convitto o scuola, è più 
analogo al collegium latino, società di studiosi che 
si perpetuano per cooptazione come le nostre ac- 
cademie; e godono delle loro proprietà e rendite, 
secondo i loro statuti, come gli ordini religiosi ri- 
conosciuti. Il Collegio di Eton, per esempio, ha a 
capo supremo il Provost, a dignitari i fellows o ag- 
gregati, che sono sei o sette ecclesiastici, d'ordi- 
nario emeriti istitutori; ma i professori (Assislant 
masters) non fanno parte del collegio. Il provost è 
eletto dai fellows, ma questi scelgono quell'ecclesia- 
stico che è desiderato dalla Corona, e le condizioni 
legali di eleggibilità sono difficilissime. Il capo della 
scuola può avere fino a 100,000 franchi netti. A 
Westminster funziona da College per le scuòle an- 
nesse il Capitolo della cattedrale, e quindi ne ani- 



'Demooeot et Montucci: De l'enscignement secondairc en Angleterre et 
en Écottc, p. 9 e seg. 



98 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

ministra il ricco patrimonio, dell'entrata di un mi- 
lione e mezzo delle nostre lire. 

Le scuole pubbliche che non dipendono da un Col- 
legio o da un Capitolo come quelle di Harrow e 
Rugby, sono, secondo l'intenzione del fondatore, 
governate ordinariamente da un Consiglio di am- 
ministrazione de'proprietarf vicini o fedecommissarf 
(Trustees) che si eleggono per cooptazione, ammini- 
strano il patrimonio, nominano i professori, reggono 
le scuole. Quindi i collegi sono in mano a vecchi 
ecclesiastici od insegnanti emeriti, le scuole a Tru- 
stees in mano a signori di mondo, come suol dirsi, 
ed incompetenti. Vi sono sopra di loro i Visitors, 
ma questi sono ben diversi dagl'ispettori odierni, 
basta dire che di un gran numero è Visitor la 
Regina, di altri il Lord Cancelliere, l'arcivescovo di 
Canterbury; in somma non è un ufficio proprio 
d'ispezione, ma di giustizia suprema, quando le 
parti chiedono una decisione. Certo lo Stato non 
nomina nessun professore; i capi sono nominati dai 
collegi o capitoli e dai Trustees, gli altri d'ordina- 
rio dal capo [Head/master) che non amministra, ma 
è padrone assoluto in fatto di scuola e ognuno si 
regge da sé. 

Vi ha poi un altro tipo, le scuole moderne, create 
a loro rischio da azionisti (proprietary schools), od 
istituzioni particolari (private schools). Tali sono le 
istituzioni reali di Liverpool, di Manchester, di Lon- 
dra ec, fondate da società di azionisti o di so- 
scrittori; i quali in assemblea generale eleggono 
un Consiglio di amministrazione e di governo; tutte 
libere affatto, anche nei loro esami e nel rilascio 
dei loro diplomi, i quali però non hanno alcuna ef- 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 99 

ficacia civile presso lo Stato, né pratica presso i 
privati. Vi si è cominciato ad elevare il livello in- 
tellettuale, molto trascurato, mediante gli esami, 
organizzati dai Consigli di amministrazione, di dotti 
estranei, chiamati nelle scuole e rimunerati per 
esaminarle e giudicarne i progressi. 

Oxford e Cambridge ban cominciato a dare esami 
locali ai candidati delle classi medie, diversi dagli 
universitari. Ogni città d'Inghilterra che desidera 
darli costituisce un comitato locale, e nomina un 
segretario che si metta in comunicazione, da una 
parte colFUniversità, dall'altra coi parenti. Oxford 
manda i temi, e nomina fra i suoi membri sparsi 
ovunque il sorvegliante e gli esaminatori. Non vi 
La esami orali. Gli approvati ricevono un diploma, 
privo però di efficacia pratica. 

Insomma in Inghilterra l'insegnamento seconda- 
rio è libero come tutte le professioni, la legge non 
esigendo all'uopo alcuna condizione di moralità o 
di attitudine; donde la folla di scuole private libere 
con professori reputati ben inferiori ai tedeschi e 
ai francesi. 

Per elevare la condizione loro si è costituita un 
25 anni fa un'Associazione apposita (College of pre- 
cepteurs) costituita in corporazione dalla Carta reale 
del 20 marzo 1849, per migliorare l'istruzione nella 
generalità del pubblico, e principalmente nelle classi 
medie, elevando il livello delle conoscenze richie- 
ste per il professorato, e stabilendo degli esami per 
i maestri e per gli allievi. Questa associazione ha 
costituito l'assemblea generale, un Consiglio di 48, 
le norme per gli esami di diplomi degli istitu- 
tori; ma l'associazione non dà posti, né tiene o regge 



100 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

scuole, designa soltanto gl'insegnanti alla confi- 
denza del pubblico mediante i certificati dei suoi 
esami. 

Il governo però ha contribuito a introdurre in 
tutte le scuole inglesi lo spirito scolastico moderno 
mediante un sistema singolare. Senza intervenire 
nella fondazione, nel regime interno o nel. sistema 
di studi delle Scuole, si è limitato a dichiarare che 
non darebbe i numerosi impieghi, di cui dispone nel 
servizio civile e militare (estero, ministeri, India, 
finanza, ammiragliato, prigioni ec.) che ai giovani 
vincitori nei tali o tali altri esami. Nel 1856 per 
gli esami degli ufficiali militari si è istituito un 
Council of military education, subordinato al mini- 
stro della guerra: specie di Consiglio superiore per 
l'istruzione militare, che sceglie gli esaminatori 
fuori del corpo dei professori. Il servizio civile ha 
anche il suo Consiglio (Civil semice Commissioni 
per gli esami di ammissione e di concorso agli im- 
pieghi nell'India e in Europa. Questo provvedimento 
ha obbligato a ordinare gli studf in guisa da potere 
apparecchiare agli esami richiesti per gli uffici dello 
Stato. Le stesse Università di Oxford e di Cambridge 
si sono perciò indotte a introdurre nei loro inse- 
gnamenti le scienze fisiche e naturali. Lo Stato 
insomma si è finora ingerito soltanto con prescri- 
vere degli esami per i suoi uffici, e come suol dirsi 
elevandone il livello. 

Quanto all'istruzione superiore, le famose Uni- 
versità inglesi di Oxford e di Cambridge si man- 
tengono, come erano in origine, corporazioni inse- 
gnanti costituite, dotate di certi privilegi, e gover- 
nantisi da sé; aventi le loro assemblee legislative, 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 101 

eleggendo i loro capi, aventi la loro giurisdizione 
interna e la rappresentanza al Parlamento. Hanno 
il diritto di manomorta per comperare proprietà, 
accettare legati senza limiti e senza le formalità 
necessarie in ogni altro caso. Hanno protettori of- 
ficiali scelti tra i più illustri funzionari del Regno, 
per amministratori un Cancelliere, titolo puramente 
onorifico, un Vice-cancelliere, direttore effettivo, 
esecutore dei regolamenti; alla cui elezione con- 
corrono molte assemblee elette liberamente, e sin- 
dacatisi a vicenda. Ogni collegio è governato da 
un capo, assistito da un corpo di aggregati (fellows), 
proprietari delio stabilimento. Le cattedre oggi si 
danno a concorso. Sono ignote le nomine, i pro- 
grammi, le autorizzazioni ministeriali, tutto è in- 
dipendente dal Governo, ma manca lo spirito scien- 
tifico. 

Ciò più non sodisfacendo ai bisogni della pre- 
sente società, una Carta reale dei 5 dicembre 1837 
ha consacrato l'esistenza legale dell'Università di 
Londra, che non rassomiglia a nessuna d'Inghil- 
terra, d'Italia o di altrove. Nelle altre di Oxford e 
di Cambridge, per ottenere il grado di maestro o 
di dottore bisogna riconoscere pubblicamente i 39 
articoli della confessione protestante. Quella di 
Londra è invece, e prima di tutto, laica, indipen- 
dente da ogni influenza di dogma o credenza reli- 
giosa. Ma oltracciò non è affatto un corpo inse- 
gnante, ma è un corpo esaminante in tutti i rami, 
e conferente tutti i ,gradi pei tre regni e le colo- 
nie. È un tribunale offerente egualmente a tutti, 
anche alle donne, i suoi esami e diplomi, senza 
spostarsi e senza distinzioni di sètta o di Chiesa. 



102 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

È amministrata da un Vice-cancelliere e da 36 fel- 
loics, componenti il Senato. I candidati sono spe- 
cialmente apparecchiati dal Collegio dell'Università 
fondato nel 1830 dal partito liberale, aperto a tutte 
le confessioni, e in cui l'istruzione religiosa è la- 
sciata alle famiglie: associazione privata di pro- 
prietari e di donatori. Il Collegio del Re invece è 
un'istituzione clericale. 

Le quattro Università scozzesi insegnano e danna 
i gradi. I rettori sono nominati dal suffragio di- 
retto degli studenti immatricolati, i decani delle 
Facoltà dai loro colleghi, per due anni. Sono, come 
quella di Londra e quella detta della Regina di Du- 
blino, sussidiate dallo Stato. 

Nella Gran Brettagna il diritto di conferire i 
diplomi è stato riservato esclusivamente alle Uni- 
versità e ai Collegi reali autorizzati da una Carta 
speciale. Gli stabilimenti liberi, quali l'Anderson di 
Glascovia e l'Università cattolica di Dublino, mal- 
grado le loro reiterate istanze, non ne ottennero la 
collazione. 

Negli Stati Uniti abbiam visto che all'istruzione 
comune provvedono i Comuni obbligatoriamente. I 
candidati a questo insegnamento sono esaminati 
dai comitati scolastici presieduti dal soprinten- 
dente, a Nuova- York dal soprintendente solo. No- 
minano poi i comitati scolastici locali senza in- 
tervento di autorità superiore, a condizione che il 
candidato abbia il diploma di capacità. Ma, come 
avvertiva il Fraser, se dappertutto è richiesto il 
certificato, anche dappertutto è inefficace per l'in- 
sufficienza delle scuole magistrali, e l'incompetenza 
degli esaminatori. 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 103 

Per l'istruzione che va oltre le scuole comuni si 
seguono gli statuti delle private fondazioni. I col- 
legi, le scuole speciali, le Università, al tutto in- 
dipendenti dalla Federazione, sono fondate e man- 
tenute dagli Stati, dai Comuni, dai privati e dalle 
loro libere Associazioni, laiche e religiose. Su 200 
collegi ed Università, 90 soli sono stati fondati e 
sono mantenuti dagli Stati, e quindi aperti a tutti 
i culti. Gli altri sono privati, dei quali 59 sono 
metodisti, 39 battisti, 32 presbiteriani, 31 cattolici, 
12 evangelisti luterani, 11 congregazionalisti ec. 
Danno diplomi di baccellieri, di maestri e dottori. 
Le Accademie, che sono come scuole normali an- 
nesse alle università, partecipano allo Schoolfund. 

Il cardine di tutto è la personalità civile delle 
istituzioni di pubblica coltura, comprese le biblio- 
teche, la quale personalità è valsa a far concor- 
rere alla istruzione centinaia di milioni di doni. 
Per dirne alcun che, il collegio di Yale ebbe in 
meno di otto anni in dono quattro milioni e mezzo 
di lire nostre; Vasser ha dato due milioni e mezzo 
per fere istruire le ragazze; Esra Cornell ha messo 
su coi suoi milioni la prima base dell'Università 
governativa di Itaca; Peabody, Astor, Chandler ec. 
han fondato con milioni Università e biblioteche. 

Altro carattere comune di tutte codeste istitu- 
zioni scolastiche americane si è la loro indipen- 
denza. Ognuna è rappresentata da un Comitato di 
tutor s, cui è confidata l'amministrazione finanzia- 
ria- I professori riuniti nominano il direttore e i 
funzionari, e provvedono alle cattedre vacanti col 
sistema della cooptazione. Le più riputate, come 
quelle di Harward, di Yale (New-Haven), composta. 



104 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

di cinque Facoltà (lettere, teologia, diritto, medi- 
cina, scienze) sono amministrate da un Comitato 
speciale, di cui fan parte i professori della sezione, 
sotto la direzione del presidente dell'Università. 
Ogni Facoltà forma il suo programma, i gradi ven- 
gono conferiti dal presidente dell'Università assi- 
stito da cinque professori. Trenta ispettori, nomi- 
nati dalla legislatura, sorvegliano però con diritta 
di voto, le risoluzioni dei Comitati, nominano i 
commissart agli esami, ricevono i conti. 

Il collegio od Università di Nuova-York, stabilita 
nel 1866 per un atto della .legislatura, che vi ha 
vietato l'insegnamento della teologia, è diretto da 
un Consiglio eletto dai rappresentanti dei fonda- 
tori della istituzione, e che sono nominati per 
quarto ogni anno. Insegna e conferisce i gradi, e 
i professori sono nominati a maggioranza dai mem- 
bri del Consiglio dell'Università. Il Comitato dei 
Reggenti, di cui abbiamo fatto cenno altrove come 
autorità superiore sulle scuole secondarie ed uni- 
versitarie, composto del Governatore, del soprin- 
tendente ec, sorveglia, ma non s'ingerisce nell'in- 
segnamento. 



§4. 
Della libertà d'insegnamento in Prussia, 

In Prussia l'insegnamento è dichiarato libero. 
L'art. 20 della Costituzione dei 31 gennaio 1850 di- 
chiara espressamente che è libera la scienza ed il 
suo insegnamento, e che è libero ad ognuno d'in- 



IN MATERIA 1>* INSEGNAMENTO. 105 

segnare e di fondare istituti d'istruzione (art. 22), 
Ma l'art. 26 della stessa promise una legge nuova 
sull'istruzione; finché questa non fosse emanata 
debbono continuare in vigore le disposizioni pre- 
cedenti (art. 112). Ora come questa nuova legge 
d'istruzione, nonostante i molti disegni e tentativi, 
non si è riusciti ancora a farla, si applicano, le 
anteriori, almeno in quanto non contraddicano 
apertamente alla costituzione medesima. 

Ora tutta quella legislazione scolastica è infor- 
mata al principio di diritto pubblico, che lo Stato 
e per esso il suo Governo non rappresenta un in- 
teresse particolare e distinto, ma è invece la più 
alta e sincera espressione degl'interessi generali 
del paese. 

Quindi è principio fondamentale del Codice ge- 
nerale del 1794 (Parte 2, Tit. 2, § 1, 2, 9) che le 
scuole e le Università sono istituzioni dello Stato, 
e debbono istituirsi soltanto previa la conoscenza 
ed approvazione dello Stato. Tutti gl'istituti scola- 
stici e di educazione sono sotto la sorveglianza 
dello Stato, e debbono star sempre soggetti ai suoi 
esami ed alle sue ispezioni; e le sue autorità deb* 
bouo curare particolarmente che l'istruzione venga 
data conforme allo scopo. ' 

La libertà d'insegnamento non vi è intesa che 
si possa essere istitutore a volontà, e che a volontà 
si possa insegnare, senza che la legge vi apponga 
numerose e severe condizioni. Lo stesso art. 22 
della Costituzione, al principio che a ciascuno è 



' Wiebb: Verordnungen unti Gesetze far die hdheren aclulen in Preussen 
Voi I, pag. 1. 



106 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

libero d'insegnare aggiunge: « quando abbia pro- 
vato alla competente autorità dello Stato la sua 
attitudine morale, scientifica e tecnica >. E l'arti- 
colo 23 conferma che « tutti gl'istituti d'istru- 
zione ed educazione stanno sotto la sorveglianza 
delle autorità nominate dallo Stato >. * 

Lo Stato adunque concedendo la libertà d'inse- 
gnamento la intende a questa guisa: Io, come Stato, 
e per corrispondere al diritto e bisogno sociale di 
coltura pubblica, fondo principalmente gl'istituti di 
istruzione; ad ogni mio suddito è libero di aspirare 
all'insegnamento in essi, alle tali e tali altre con- 
dizioni; a ogni privato è libero ancora di aprire isti- 
tuti privati elementari e secondar f, e d'insegnare 
nelle mie Università, ma a certe condizioni deter- 
minate; tutti debbono sottostare alla sorveglianza 
che mi spetta per il mio ufficio di suprema auto 
rità pubblica. 

Noi porciò stimiamo di considerare la libertà di 
insegnamento in Prussia, parte a parte: 

1.° Nelle condizioni, cui i cittadini son soggetti 
per insegnare negl'istituti primari e medi dello 
Stato, e nella libertà scolastica che in essi godono 
gl'insegnanti pubblici- 

2.° Nelle condizioni, cui van soggetti i privati 
per insegnare e fondare private istituzioni, e sulla 



1 Art. 22. « Unterritcht zu ertheilen, und Unterrichts-Anstalten zu 
grunden und zu leiien, steht Iedem frei, wenn er seine sittliche, wis- 
senschaftliche und tecbnische Befàhigung den betreffenden Sta&tsbehòr- 
den nachgewie&en hat ». Art. 23 e Alle òffentlichen und Privat-Unter- 
richts und Erziefaungs Anstalten stehen untar der Aufsicht front St&ate 
ernannter Behórden ». 



IN MATERIA. D'INSEGNAMENTO. 107 

libertà che in esse lascia lo Stato, segnatamente 
nei seminari e nell'istruzione degli ecclesiastici. 

3.° Chiuderemo col riferire in particolare come 
é intesa la libertà d'insegnamento nell'istruzione 
universitaria. 



Della libertà d'insegnamento 
nelle scuole primarie e secondarie pubbliche. 

Quanto all'istruzione elementare in Prussia le 
vecchie leggi prescrivono che per bene adempiere 
la sua missione un maestro di scuola deve es- 
sere pio e saggio, penetrato del sentimento della 
sua vocazione che è alta e sacra, e di questa vo- 
cazione deve ben conoscere i principi giusta il 
grado d'istruzione, onde si occupa; deve essere ir- 
removibile nella sua fedeltà verso lo Stato, coscien- 
zioso nell'esercizio del proprio officio, manieroso 
e prudente nelle relazioni coi genitori dei suoi al- 
lievi e in generale coi suoi concittadini, infine deve 
aver forza d'ispirare negli alunni vivo amore alla 
scuola e di cattivarsi il loro affette 

Lo Stato comincia col preparare i maestri a così 
importante funzione, mediante le scuole magistrali 
o seminari pedagogici. In ogni reggenza ce ne deve 
«ssere uno, ma difatti ce ne ha più. Sono confes- 
sionali. Il governo ne nomina il direttore, ma li 
fa dipendere come le scuole secondarie dal Comi- 
tato scolastico regionale. Per esservi ammessi, i 
candidati (dai 15 ai 18 anni) debbono presentare 
al direttore il certificato di moralità del ministro 
del proprio culto, e la dichiarazione di due o più 



108 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

maestri sulle loro disposizioni intellettuali e mo- 
rali per lo insegnamento. Dacché sono ammessi al 
Convitto, si considerano come appartenenti alla 
Stato; ma quando ne escono sono obbligati a pre- 
star servizio per tre anni (in Francia per 10) nella 
pubbliche scuole del proprio distretto, cui possano- 
essere destinati dalle autorità di esse; altrimenti 
risarciscono lo Stato delie spese per loro sostenute. 

Però non è di* stretto obbligo l'apparecchio dei 
Seminario per essere maestro elementare, può di- 
venirlo ogni uomo di carattere morale irrepren- 
sibile, e penetrato dei sentimenti religiosi e dei 
doveri che impone la sua professione. Ma occorre 
sempre a tutti i maestri un primo esame di pa- 
tente davanti alle Commissioni esaminatrici della 
Stato, e poi per la nomina definitiva un altro e- 
same sull'arte pedagogica, dopo un tempo di espe- 
rimento o di pratica. Il diploma di maestro dà di- 
ritto alla nomina. 1 maestri abili sono incorag- 
giati dalle ricompense e dalle promozioni ai posti 
di campagna e di città meglio retribuiti. Gli anni 
di servizio non danno però diritto assoluto alla 
avanzamento, ma si deve subire un nuovo esame, 
quando si sollecita un posto di grado superiore. 

Quanto alla nomina nelle scuole soggette al 
patronato dello Stato, il rescritto del 3 novembre 
1824 prescriveva dover star fermi alle istruzioni 
del 1817 (23 ott.); secondo cui la nomina doveva ap- 
partenere ai governo reale, che vedeva in ciò, non 
una facilità, ma il compimento di un dovere, che- 
gii assicura l'influenza dovuta sul progresso della, 
coltura morale ed intellettuale: tanto più, si av- 
vertiva, che può meglio adempiere questo dovere 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 109 

mediante i suoi vari organi, pei quali conosce i 
bisogni dei luoghi e il merito relativo dei candi- 
dati. L'art. 24 della vigente Costituzione ha quindi 
sancito: < Lo Stato nomina gl'istitutori fra quelli 
che hanno la capacità richiesta, e col concorso le- 
galmente determinato dei Comuni ». Al Comune ap- 
partiene la direzione degli affari esterni delle scuole, 
i suoi Comitati scolastici propongono i maestri, ma 
questi vengono nominati dai Comitati scolastici 
governativi delle Provincie. Sono poi istallati so- 
lennemente, prestando giuramento davanti al Co- 
mune ed al popolo. 

In virtù del citato art. 23 della Costituzione tutti 
gl'insegnanti pubblici avendo i diritti e i doveri 
degl'impiegati dello Stato, i maestri elementari 
pubblici godono delle guarentigie di questi, ignote 
in Francia ove sono sottoposti agli arbitri ed atte 
intolleranze dei sindaci e dei curati, e legalmente 
agli arbitri dei prefetti; e anche in Inghilterra e 
negli Stati Uniti, ove sono soggetti alle volubili 
maggioranze degli elettori e dei loro Comitati sco- 
lastici. In Prussia il maestro nominato dalle Reg- 
genze non può esser traslocato o rimosso senza 
motivo, in caso di urgenza l'ispettore può provo- 
care una sospensione dal giudice di pace; ma vi 
ha l'appello al Comitato scolastico provinciale, ,e 
quindi man mano alle Autorità superiori; e la pri- 
vazione dell'impiego non può essere pronunciata 
che colle più grandi guarentigie. 

Abbiamo visto altrove che lo Stato determina le 
materie che si debbono insegnare nelle scuole pri- 
marie dei Comuni; esso inoltre assoggetta i mae- 
stri a molteplici conferenze pedagogiche, e li tiene 



110 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

continuamente sotto la sorveglianza dei suoi ispet- 
tori di circolo o dei Comitati scolastici delle Reg- 
genze. 

Quanto all'istruzione secondaria, per insegnare 
in essa, a meno che non si tratti di maestri di 
disegno, di calligrafia, di canto e simili, per i quali 
si hanno provvedimenti speciali, non basta la sem- 
plice licenza liceale o tecnica; vuoisi Tesarne di 
Stato prescritto pei candidati alle dette scuole 
(Slaats Prufung der Candidateti des hóheren Schu- 
lamls), una delle grandi riforme di G. Humboldt. 
Prima di allora non era richiesto il certificato spe- 
ciale, e vi era la pratica nociva di promuovere 
per anzianità. Nel 1810 fu reso obbligatorio l'esame 
per ogni insegnante, né bastò la qualità di eccle- 
siastico; ma essendo la professione d'insegnante 
separata da quella di teologo, ci vuole Tesarne pe- 
dagogico "davanti alle accennate Commissioni scien- 
tifiche esaminatrici. Riuscendo approvati nei detti 
primi esami di coltura generale (greco, latino, pe- 
dagogia ec.) si ha la facultas docendi. Gli alti com- 
missari* inviano le date classificazioni ai Comitati 
regionali. I candidati che vogliono un posto si di- 
rigono col certificato al Comitato regionale. Sugli 
ammaestramenti dell'esperienza, nel 1826 si sosti- 
tuì per la nomina definitiva alla incerta lezione di 
pruova la pruova di un anno. Questa si fa in un 
ginnasio o in una scuola reale, e se ne ottiene un 
altro certificato. Equivalgono però agli anni di pruova 
i seminari per le scuole secondarie annessi alle 
Università. Vi sono ancora speciali seminari peda- 
gogici a Berlino. Dopo Tanno di tirocinio si ha un 
secondo esame prò loco, limitato alla specialità che 



Ili IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 

si professa; per la promozione di grado l'esame 
prò ascensione, e per ottenere il posto di direttore 
quello prò rectoratu. 

Per la nomina di tutti i docenti nelle scuole se- 
condarie è necessario l'intervento dello Stato. La 
Corona, esercitando il suo patronato mediante il 
Ministro dell'istruzione, nomina in tutti i ginnasi 
e in tutte le scuole reali governative il Direttore; 
il quale, come nella più parte dei nostri istituti 
tecnici, e diversamente dai nostri licei, è sempre 
in Prussia un distinto insegnante effettivo. Nel se- 
minario per le scuole dotte di Berlino il Direttore 
presenta poi alla conferma del Ministro le nomine 
dei professori da lui scelti. Gli altri insegnanti 
nelle scuole secondarie sono nominati dai Comitati 
scolastici regionali, le nomine però degli Oberleh- 
rers debbono essere confermate dal Ministro. Il 
Comitato regionale . deve ancora conformarsi alle 
nomine, alle promozioni e ai trasferimenti che il 
Ministro possa ordinare per motivi speciali. 

Le magistrature municipali esercitano autorità 
sulle scuole loro che non sieno sotto il patronato 
della Corona, ma possono soltanto occuparsi delle 
externa, cioè della proprietà della scuola, della de- 
terminazione delle retribuzioni scolastiche e delle 
esenzioni dalle medesime; assistono alle solennità, 
agli esami ec, ma non possono ingerirsi nelle 
interna, cioè nelle materie d'insegnamento e nel- 
l'andamento pedagogico, che appartengono secondo 
la natura delle scuole ai Comitati scolastici della 
regione o della Reggenza. 

Fino alla metà del secolo scorso lo Stato non 
interveniva nelle scuole appartenenti ai patroni, 



112 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

però lo Stato medesimo era il patrono più impor- 
tante. Oggi, tutto al contrario dell'Inghilterra che 
lasciò andare i suoi diritti sopra Eton, Westmin- 
ster ec, lo Stato in Prussia ha conservato e rin- 
vigorito i suoi su tutte le istituzioni scolastiche, 
anche di patronato particolare. « Dove la nomina 
di particolari insegnanti, in forza di speciali pri- 
vilegi, non appartenga a determinate persone o 
corporazioni, essa apparterrà allo Stato > (art 59 
del Codice generale). < Anche là dove l'immediata 
sorveglianza delle scuole o la nomina degl'inse- 
gnanti appartenga a determinate persone o corpo- 
razioni, non possono, senza previa conoscenza ed 
approvazione delle competenti Autorità dello Stato, 
esser nominati nuovi insegnanti, né può esser va- 
riato sostanzialmente il modo di essere delle scuole 
(SchìUwesen) e il modo dell'istruzione >. 

Queste scuole di patronato particolare, adem- 
piendo alle prescrizioni governative concernenti il 
piano degli studf (Lehrplan) delle varie classi delle 
scuole pubbliche, possono ottenere alcuni privilegi 
di queste. Né può dirsi che potrebbero rinunciare 
a questo status ed essere indipendenti; perchè nes- 
suna scuola può essere in Prussia indipendente, nel 
senso di non dover dar conto degl'insegnanti che 
impiega e del modo con cui è condotta. 

Nel concetto dunque del patronato (Patronat) cor- 
risponde al dovere di mantenere la scuola il di- 
ritto di scegliere gl'insegnanti e gl'impiegati di essa 
(Collalurrecht); ma i Municipi, come in genere i 
patroni delle private fondazioni, non possono no- 
minare liberamente i maestri ; abbisogna alle loro 
nomine la conferma, rispettivamente, dell'Autorità 



IN MATERIA. D* INSEGNAMENTO. 113 

provinciale, regionale o centrale, secondo che si 
tratti di maestri elementari, di professori secon- 
dari, o di capi di queste. Sicché, per esempio, non 
potrebbero nominare chi non sia stato esaminato 
ed approvato dalle accennate Commissioni scienti- 
fiche. Tutti i direttori e docenti poi, siano nomi- 
nati dallo Stato, siano confermati dallo stesso, sono 
tenuti aìYAmtseid, ossia al giuramento d'ufficio di 
obbedienza alla Corona. 

È principio generale in Prussia che i Comitati 
scolastici governativi, regionali e provinciali, cu- 
rano tanto le externa, quanto le interna, vale a dire 
le proprietà o i beni, e l'insegnamento di tutte le 
scuole. Perocché ivi è questo principio, che dove 
si ha una dotazione, si ha un diritto pubblico di 
vedere che questa dotazione sia convenientemente 
applicata; di maniera che vi è a quest'uopo un pub- 
blico sindacato, tanto se il patronato appartenga 
ai privati, quanto alla Corona. La scuola ha un 
economo proprio, il patrono fa il bilancio, ma vi 
ha un pubblico funzionario per sindacare i conti, 
e vietare che i fondi non si stornino. * 

Né si deve credere ad un soverchio accentra- 
mento scolastico propriamente detto. Lo Stato pro- 
clama la sua competenza, ma molto si rimette alle 
Autorità locali. Il ministro fissa il Lehrplan per 
tutti i ginnasi, come in Francia e in Italia, però 
è lungi di essere una serie di programmi partico- 
lareggiati. Il Ministro fissa soltanto le materie 
e il numero di ore delle lezioni a ognuna attri- 
buite, e lo sviluppo graduale di esse. I libri di te- 
sto, per certe materie come il greco, il latino, la 
storia, la religione, debbono essere approvati dal 

8 



114 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

Comitato della regione, e per i libri nuovi soltanto 
occorre l'approvazione del Ministro. Ma non è pre- 
scritto un testo unico, -anzi fra gli approvati gl'in- 
segnanti han libera la scelta, e non sono vincolati 
da programmi ministeriali. I programmi propria- 
mente detti li fanno gl'istituti stessi. Insomma nei 
limiti dell'ordinamento generale degli studi gran 
libertà è lasciata ai docenti, e quindi si ha gran 
varietà pratica. È però vietato di dare agli studi 
dei ginnasi un indirizzo pratico o professionale. 

I Comitati scolastici regionali ! hanno molto più 
importanza dei Rettori e dei Consigli accademici 
francesi, avendo molte delle attribuzioni che in 
Francia appartengono al Ministro. Hanno autorità 
sullo andamento pedagogico dei vari istituti, com- 
presi i magistrali; ne esaminano ed approvano gli 
statuti e i regolamenti, se ne fanno rendere i conti 
(attribuzione tolta alle reggenze), li ispezionano e 
vigilano, nominano i Commissari agli esami di li- 
cenza, nei casi di urgenza sospendono i direttori; 
emettono perfino dei regolamenti scolastici per la 
regione, ai quali però deve dare la sanzione lo 
Stato, conciliando così Y unità del comando e la 
varietà di esecuzione; qualche cosa di mezzo tra 
il vecchio selfgovemment inglese e la rigida centra- 
lità francese. Oggi anzi l' ingrandimento dello Stato 
richiede qualche maggiore discentramento. 

Cogli stessi principi, i Comitati scolastici delle 
reggenze, come nominano i maestri elementari 
delle scuole, di cui ha il patronato il principe, con- 
fermano quelli di patronato comunale o privato, 



'Rónne, StaatsrecìU der preutsischen Monarchie, il B. d 1, Abth. t s. 225. 



IN MATERIA. D* INSEGNAMENTO. 115 

esaminano e istallano gl'istitutori, amministrano 
i beni scolastici che non sono proprietà 4i comuni, 
di corporazioni o di privati, e provvedono all'istru- 
zione inferiore. Quei consiglieri scolastici che ab- 
biamo visti (Schulràthé) sono i veri direttori della 
istruzione primaria nelle Provincie. Essi ispezio- 
nano, dirigono ed eccitano gl'ispettori dei circoli, 
fanno il riassunto delle loro relazioni, riferiscono, 
propongono al Consiglio i provvedimenti ammini- 
strativi, stan di mezzo tra le autorità locali e le 
superiori e centrali. 

Il carattere generale di quell'organismo si è dun- 
que che il Ministro dà l'impulso generale, dirige 
per istruzioni, ma i particolari sono confidati alle 
autorità regionali e provinciali. Arnold osservò che 
< in Prussia il ministero ha facoltà gelosissime che 
non sarebbero tollerate altrove, massime in Inghil- 
terra; imperocché egli ordina alle autorità regio- 
nali, non solo di guardare alla capacità tecnica dei 
direttori e professori, ma anche alla loro vita pri- 
vata e pubblica od extraprofessionale (das gesammte 
bisherige amiliche and ausseramtliche Verhalten), e 
che possano ispirare agli alunni l'obbedienza do- 
vuta al Sovrano e alla Stato. Malgrado ciò, l'in- 
fluenza politica nelle cose d'istruzione non ha 
quasi verun effetto, praticamente non se ne lamen- 
tano, perchè il diritto dello Stato è esercitato con 
rettitudine e moderazione. Appena qualche caso di 
animosità politica contro un direttore si è osser- 
vato, ma ha eccitato tanto la pubblica riprovazione, 
«che il Ministro stesso emendò la sua opera, e non 
se ne conoscono rispetto agl'insegnanti. Tutto il 
contrario di Francia, ove si bada meno alla scienza 



116 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

ed alla capacità, e più si abusa delle influenze po- 
litiche >. l 

Certamente, con tutte le facoltà dette il Ministro 
ha in Prussia un azione di gran lunga meno imme- 
diata ed assoluta che in Francia. Quivi un Ministro 
può rimuovere un professore di scuola secondaria; 
in Prussia può censurarlo e sospenderlo per un mese, 
ma non può di sua propria autorità rimuoverlo^ I 
direttori e i professori superiori sono sotto la giu- 
risdizione della Corte disciplinare di Berlino (Di- 
sciplinarhof); corpo giudiziario, davanti al quale 
deve essere provata un'accusa di rimozione. Dalla 
sentenza di questa Corte si ha appello al Ministro, 
ma questi per pronunciarsi in appello è tenuto a 
nominare due referendari, uno dei quali deve esser 
membro del dipartimento di giustizia. Le accuse di 
minor conto contro gli altri insegnanti (ordentliche 
Lehrers) sono giudicate dal Comitato scolastico re- 
gionale, che come la Corte disciplinare esamina i 
testimoni giurati e procede giudiziariamente. Dalla 
sua sentenza si ha appello al Ministro, il quale in 
tali casi nomina un referendario che prende rav- 
viso della Corte disciplinare. Insomma d'ogni parte 
maggiori freni e guarentigie contro il possibile ar- 
bitrio del Ministro, ben altrimenti che in Francia. 

Della libertà d'insegnamento dei privati 
e nell'istruzione degli ecclesiastici. 

Quanto alla libertà d'istruirsi fuori delle scuole 
dello Stato e d'insegnare privatamente, bisogna 



' Report. Citato p. 575. 



IN MATERIA D* INSEGNAMÉNTO. 117 

rammentare, in ciò che si riferisce all'istruzione 
primaria, che secondo il codice generale prussiano 
il padre di famiglia « ha l'obbligo d'istruire suo 
tìglio nella religione e nelle conoscenze utili, se- 
condo i suoi mezzi e la sua condizione... Appartiene 
al padre di decidere come questa istruzione sia 
data... I parenti son. liberi di dare presso di loro, 
se così loro conviene, 1 istruzione che son tenuti 
a dare ai loro figliuoli ». Di maniera che. « ogni 
abitante che non può o non vuole dare presso di 
sé l'istruzione necessaria ai suoi figli è tenuto ad 
inviarli alla scuola >. 

Però questi principi non si scompagnino dall'al- 
tro che la scuola in tutti i suoi gradi è un'istitu- 
zione dello Stato, e che lo Stato ha il diritto e il 
dovere di ordinare l'istruzione pubblica e di sor- 
vegliare la privata. 

Quanto al modo come lo Stato interpreta questo 
suo diritto e dovere, bisogna distinguere i casi, nei 
quali l'istruzione è data direttamente dalla fami- 
glia, e quelli, nei quali intervengono professori o 
maestri particolari, e privati stabilimenti. ' 

L'insegnamento puramente domestico che è dato 
dal padre o dalla madre è poco contemplato dalla 
legge; però l'Istruzione del 31 dicembre 1839 implici- 
tamente l'assoggetta al sindacato dello Stato: avendo 
disposto che < i parenti o i tutori dei fanciulli che 
non frequentano alcuna scuola pubblica, dovranno, 
a richiesta delle autorità scolastiche o di polizia, 



' Rókkb, Staatsrecht dtr preussitchen Monarchie. / Band, li Abtheil, 
f 680-716. Monnjbb, Llnstr action populaire cn Allemagne et en Suisse. 
p. 201 e seg. 



118 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

giustificare che è loro effettivamente data un'istru- 
zione > (art. 24). Le difficoltà pratiche sono state 
risolute da una risposta del 5 marzo 1847 a un 
Presidente di reggenza, inserita nel bollettino dei 
ministero: 

<c Ai termini del § 24 dell'Istruzione dei 31 di- 
cembre 1839 i parenti o tutori son tenuti a for- 
nire alle autorità scolastiche o di polizia la giusti- 
ficazione dell' istruzione che essi pretendono di dare 
ai loro figliuoli. Se essi stabiliscono che i loro fan- 
ciulli ricevono l'istruzione da un istitutore privato, 
questo maestro potrà essere tenuto a giustificare 
la sua qualità, conformemente alle disposizioni 
deir Istruzione. Pei casi verisimilmente rari, in cui 
i parenti vorranno istruire i loro figliuoli, non sa- 
prebbe esser questione di esigere da loro analoghe 
giustificazioni; ma Gonverrà che l'autorità scolastica 
locale si assicuri di tempo in tempo, mediante un 
esame, che sieno date realmente ai fanciulli suffi- 
cienti cognizioni. Se essa accerta che non è cosi, 
o se d'altra parte risulta dalla cultura dei parenti 
che essi non sono in istato di dare quelle cono- 
scenze elementari che a termini di legge devono 
ricevere tutti gli abitanti del paese; i parenti do- 
vranno esser costretti, per quanto è possibile, a 
mandare i loro figliuoli alla scuola. Se i pregiudizt 
religiosi od altri motivi rendono vani i mezzi re- 
golamentari di coercizione, si dovrà esaminare se 
non vi ha in questo rifiuto dei parenti un caso di 
colpa tale da provocare un giudizio di istituzione 
di un tutore ai fanciulli, a fine di proteggerli dal 
danno che loro sarebbe cagionato da questo errore 
dei parenti, o da questo obblio dei loro doveri >. 



IN MATERIA. D'INSEGNAMENTO. 119 

Il padre di famiglia può preferire alla scuola pub- 
blica l'istruzione in sua casa di un precettore o di 
una governante (Hauslehrer, Erzieher, Erzieherin); 
ma tutti costoro (Rescritto 18 marzo 1840) han d'uopo 
per esercitare questa professione dell'autorizzazione 
della polizia. I candidati in teologia han d'uopo del 
consentimento dell'autorità ecclesiastica. 

Può anche scegliere dei maestri privati {Privai- 
lehrers); ina questi, per esercitare la propria pro- 
fessione di dare lezioni • nelle diverse famiglie, 
debbono giustificare la loro moralità e capacità, 
come quelli che tengono propria scuola privata. 
Le conoscenze richieste per queste giustificazioni 
sono le stesse richieste per gl'istitutori pubblici 
del medesimo grado, cioè dell'esame di patente nei 
seminari pedagogici. Le autorizzazioni sono annuali 
e sempre rivocabili, e debbono essere rifiutate agli 
insegnanti pubblici destituiti; né possono essere ac- 
cordate agli stranieri se non mediante l'approva- 
zione delle reggenze, cui è stata delegata dal Mi- 
nistero, dal 1862. 

S'intendono sotto il nome di stabilimenti privati 
d'istruzione ed educazione quelle scuole che, fon- 
date dai privati a proprio conto, non percepiscono 
sussidi dai comuni. Tutte sono soggette all'autoriz- 
zazione ed alla sorveglianza dello Stato. Le scuole 
speciali sono però più agevolate. Ogni vedova o 
maritata di buoni costumi può tenere una sala di 
asilo ( Warteschule) pei fanciulli minori di 6 anni, 
ma è sempre soggetta alla ispezione. Il solo certi- 
ficato di moralità è chiesto pei direttori delle scuole 
di ginnastica, canto, musica, danza, scherma, nuoto 
e lavori donneschi. 



120 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

Quanto al tenere scuole private propriamente 
dette, il Codice generale (Tit. XI) prescrive: < Ogni 
persona che vorrà aprire uno stabilimento d'istru- 
zione privata o un pensionato (Privat-Erziehungs- 
oder sagen Pensionat-Anstalterì) dovrà giustificare, 
presso l'Autorità scolastica stabilita dalla legge 
la sua capacità (Tiichtigkeii), e sottoporne all'ap- 
provazione il programma. Le scuole resteranno 
sottoposte alla loro sorveglianza tanto dal lata 
materiale, quanto dal morale... Esse Autorità sono* 
autorizzate ed obbligate a prender cognizione tanto 
del modo come i fanciulli sono tenuti e curati, 
quanto della loro educazione fisica e morale, e della 
istruzione richiesta che loro viene impartita. I di- 
sordini (schàcttiche Unordnungerì) debbono comuni- 
carsi all'Autorità scolastica competente per il loro 
più sollecito esame e la loro rimozione >. 

Insomma il permesso di aprire stabilimenti pri- 
vati non può essere accordato che alle persone, le 
quali abbiano subito con successo gli esami, a 
cui sono soggetti i direttori delle scuole pubbli- 
che dello stesso grado; debbono inoltre giustificare 
una condotta morale irreprensibile e una certa 
pratica d'insegnamento. L'interruzione di sei mesi 
rende necessaria una nuova autorizzazione. Le 
istituzioni di ragazze tenute da celibi richiedono 
l'approvazione del Ministro. Le rivocazioni sono 
pronunciate dalle Reggenze con diritto di ricorso 
al Ministro nei dieci giorni seguenti alla notifica- 
zione. Ai capi degl'istituti privati (Vorstehers) è 
vietato di assumere il titolo di Direttori senza la 
concessione del Ministro. 

La famosa Istruzione del 1839 ha ancora deter- 



i 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 121 

minato che le scuole private debbono esser con- 
cesse, dove soltanto le pubbliche non bastino al 
bisogno della popolazione scolastica. Si richiede a 
ciò la capacità scientifica e la morale. È stata la- 
sciata da parte la politica dapprima richiesta, cioè 
l'aggradimento politico. L'istanza si presenta al- 
l'Autorità scolastica locale che la trasmette alla 
Reggenza, la quale, ove nulla osti, l'accorda. Esse 
scuole stanno sotto la sorveglianza delle Autorità 
preposte alle pubbliche dello stesso grado. I capi 
di esse scuole ed i loro assistenti non si debbono 
allontanare, né dai termini dell'autorizzazione ot- 
tenuta, né dall'ordinamento scolastico prescritto 
dall'Autorità competente; sotto pena di riprensione, 
di ammenda fino a 20 talleri, e di ritiro dell'auto- 
rizzazione in caso di recidiva. L'ispezione si estende 
all'indirizzo morale, allo scientifico ed al politico. E 
queste disposizioni si è ritenuto non contraddire 
ai citati articoli della costituzione sulla libertà 
d'insegnamento. ! Un rescritto del 1840, § 7, ha alla 
sua volta ripetuto e chiarito: « Tutte le scuole ed 
istituzioni private sono assolutamente come le 
scuole pubbliche dello stesso grado soggette alla 
sorveglianza dell'Autorità scolastica. Questa sorve- 
glianza non dovrà limitarsi in un modo generale 
al mantenimento della disciplina e all'andamento 
dell'istruzione; ma si eserciterà ancora in partico- 
lare sulla disposizione del piano degli studi, sulla 
scelta del personale ausiliario, sui libri e sul ma- 
teriale scolastico, sul metodo d'insegnamento, sul 
regolamento interno, sul numero degli allievi, ed 



1 Rónnb, Op. toc. alt. pag. 697. 



122 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

anche sul fabbricato. Se in tali stabilimenti "si 
mostrino degli errori e degli abusi che possano 
compromettere la coltura della gioventù, o met- 
terne in pericolo la moralità e la religione; se si 
trascura la gioventù, o la si affida a mani inca- 
paci e cattive, e se dopo un avvertimento non si 
provvede a tali difetti, l'Autorità scolastica ha il 
dovere di provocare un'inchiesta dal Governo della 
regione, il quale ha il diritto, se vi ha luogo, a ri- 
tirare l'autorizzazione e chiudere lo stabilimento ». 
I candidati all'attestato di maturità che non pro- 
vengano da scuole pubbliche, debbono fare istanza 
al Comitato scolastico regionale, dichiarando in 
tedesco, ma di loro mano, il loro curriculum vitae. 
Il Comitato poi destina loro il ginnasio, cui presen- 
tarsi per gli esami, pagando la tassa di 10 talleri. 
Cadendo negli esami, la Commissione fìssa loro un 
tempo, durante il quale non possono ripetere la 
pruova, ma possono soltanto ripeterla due volte. 
Sono detti externi, e sono esaminati dalla stessa 
Commissione. È perù prescritta per equità una 
maggiore indulgenza non avendo il vantaggio di 
essere esaminati dai propri insegnanti. ! Non go- 
dono di questa indulgenza quelli che lasciano le 
scuole pubbliche per le private; e chi le avesse 
lasciate per saltare qualche anno dei prescritti non 
sarebbe neppure ammesso agli esami. In Prussia 
non si ammette la libertà di saltare lo sviluppo ordi- 



1 Si avverta però che questi candidati esterni che si prescrive siano 
esaminati e giudicati con qualche indulgenza, provengono da scuole, pri- 
vate si, ma i cui capi ed insegnanti sono approvati dallo Stato, soggette 
al suo piano di studi, e di cui lo Stato vigila l'indirizzo pedagogico e 
politico. 



IN MATERIA. i/ INSEGNAMENTO. 1^3 

nario delle facoltà intellettuali. Lo stesso procedi- 
mento ha luogo per gl'istituti tecnici. 

Importante effetto civile dei certificati scolastici 
liceali e tecnici si è visto di già essere il godi- 
mento del volontariato di un anno. La citata Com- 
missione federale stabilì questi criteri direttivi per 
l'ammissione degli allievi degli istituti privati delle 
altre parti della Federazione al privilegio dei vo- 
lontari di un anno nell'armata: . 

1. La scuola deve essere istituita nell'interesse 
pubblico; 

2. Deve avere una solida base esterna di man- 
tenimento; 

3. Il suo capò deve avere titoli scientifici e 
pedagogici per la condotta della scuola; 

4. Il collegio dei professori deve essere compo- 
sto secondo le esigenze di una scuola secondaria; 

5. Il piano dell'istruzione non deve essere so- 
stanzialmente diverso da quello delle scuole pub- 
bliche, anche in ciò che concerne la durata del corso 
e l'età degli scolari; 

6. L'istituto deve adempiere ai regolamenti su- 
gli esami; 

7. Deve assoggettarsi all'ispezione dello Stato, 
all'approvazione dei suoi insegnanti, e a un com- 
missario governativo negli esami. 1 

Ma si dirà: colle riferite ingerenze dello Stato, 
quale efficacia ha dunque in Prussia la libertà d'in- 
segnamento sancita dalla Costituzione? Ivi la libertà, 
in tutte le sue manifestazioni, s'intende sempre ben 
subordinata alle condizioni determinate dalla legge, 



1 WiE8E. Op. cit. V. II, p. 4, 64. 



124 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

per tutelare il diritto e il dovere dello Stato che 
rappresenta l'interesse pubblico. Anche la libertà di 
fondare una famiglia, da per tutto, non esenta dal- 
l'obbligo di adempiere alle condizioni della legge 
in fatto di età, di stato civile, d'impedimenti ma- 
trimoniali, di pubblicazioni, e simili. In Prussia 
l'istruzione è considerata come un servizio pubblico 
nel suo senso più elevato, e quindi tutte le scuole 
hanno un carattere pubblico. La libertà d'insegna- 
mento, nelle scuole popolari e secondarie, ha que- 
sto senso ed efficienza: che ogni cittadino, di non 
dubbia moralità, il quale ha ottenuto il necessario 
diploma di capacità (per il quale però non è ri- 
chiesta la provenienza da scuole normali e gover- 
native) può aprire e tenere scuola; alle condizioni 
dell'autorizzazione determinata dalla legge, e su- 
bordinatamente alla piena sorveglianza morale, 
scientifica e politica dello Stato. 

Fa d'uopo aggiungere che le contese colla Chiesa 
cattolica hanno grandemente aumentata l'ingerenza 
dello Stato in Germania persino nei seminari pu- 
ramente destinati a formar sacerdoti. La legge del 
Wurtemberg del 1862 aveva dato grandi diritti alla 
Stato in ordine alla istruzione degli ecclesiastici, 
perocché essa vi è data nei tre convitti cattolici 
governativi. Lo Stato non si contenta d'ispezionarli 
e di sorvegliarli, ma li dirige addirittura (art. Ile 
seg.) come i Ginnas! e le Università dello Stato, 
salvo l'istruzione religiosa spettante al vescovo; e 
la licenza per un ufficio ecclesiastico è pareggiata 
alla conclusione di un corso universitario. 1 



1 Vox Goltuer, Der Staat ud die Katholuche forche in Wurtemberg, 1874. 



IN MATERIA D ? INSEGNAMENTO. 125 

Nel Baden la legge del 2 aprile 1872, relativa 
air istruzione data dai membri degli ordini reli- 
giosi, ha sancito: « Articolo unico. Il seguente pa- 
ragrafo addizionale è aggiunto all'art. 109 della 
legge 8 marzo 1868. È proibito ai membri di un or- 
dine, o di una congregazione religiosa analoga a un 
ordine, d'insegnare pubblicamente negli stabili- 
menti d'istruzione e di educazione del Granducato. 
Il Governo ha la podestà di accordare a determi- 
nate persone delle dispense sempre rivocabili che 
le sottraggano a questa proibizione ». 

In Prussia poi la legge dei 4 febbraio 1873, che 
ha preceduto e rese costituzionali le famose leggi 
Falk, agli articoli 15 e 18 della Costituzione del 1850, 
che avevano sancito la libertà della confessione 
evangelica e della cattolica di ordinarsi e di am- 
ministrare da sé i propri affari e le proprie fon- 
dazioni, ha aggiunto: « rimangono però sottoposte 
alle leggi dello Stato ed alla sorveglianza dello State 
ordinata per legge... Del resto la legge regola le 
attribuzioni dello Stato, relativamente alla istru- 
zione, alla nomina e destituzione degli ecclesiastici 
e degl'inservienti di una religione, e stabilisce i 
limiti del potere disciplinare ecclesiastico ».' 

Per la prima poi delle leggi Falk propriamente 
dette di maggio 1873, concernente la nomina e 
l'istruzione degli ecclesiastici, un ufficio ecclesia- 
stico permanente o rivocabile non può essere con- 
ferito in una delle Chiese cristiane, se non ad un 



1 Ultimamente gli art. 15, 16 e 18 della Costituzione sono stati abo- 
liti addirittura. La Chiesa resta perciò più pienamente subordinata al- 
l'autorità dello Stato. 



126 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA. 

tedesco che abbia fatto il suo corso completo di 
studt scientifici conforme alla legge (come per le 
altre professioni dotte), e. contro il quale (si è ag- 
giunto) il Governo non abbia fatto opposizione di 
sorta. 

Per essere investito di una carica ecclesiastica 
bisogna aver subito l'esame di licenza in un gin- 
nasio tedesco, avere studiato tre anni la teologia in 
un'Università tedesca, e infine aver subito un esame 
scientifico prescritto e regolato dallo Stato. Gli studi 
teologici dianzi richiesti possono esser fatti nei se- 
minari* religiosi esistenti in Prussia al momento 
della legge per l'istruzione scientifica degli ecclesia- 
stici, quando il ministro dei culti e dell'istruzione 
ti giudichi atti a tenere il luogo delle Università. 
Questo arbitrio è soltanto in parte temperato da \ 

ciò, che non può rifiutarsi a questo pareggiamento, 
se il seminario sia stato ordinato conforme alla 
legge, e il Ministro ne abbia approvato il piano 
degli studf. Per tutta la durata dei prescritti studt 
universitari gli studenti non possono appartenere 
ad un seminario religioso. 

L'esame di Stato poi che ha luogo dopo terminati 
gli studi teologici è fatto in pubblico, e in guisa 
da comprovare che « il candidato acquistò l'istru- 
zione scientifica necessaria per coprire funzioni 
ecclesiastiche, specialmente in filosofia, storia e 
letteratura tedesca ». 

Non occorre aggiungere che tutti gì' istituti de- 
stinati alla istruzione primaria degli ecclesiastici 
sono, come i ginnasi, sotto la sorveglianza dello 
Stato rappresentato dal Presidente superiore della 
regione. I professori di essi debbono essere tede- 



IN MATERIA D'INSEGNAMENTO. 1*7 

schi ed accetti al Governo, e di una capacità scien- 
tifica riconosciuta, sotto pena di cessazione dei sus- 
sidi dello Stato e di chiusura. 



Della libertà d'insegnamento in Prussia 
nell'istruzione superiore. 

La libertà dell'istruzione superiore s'intende in 
Germania ben diversamente che in Francia e in 
Inghilterra. Essa non può darsi che nelle Univer- 
sità dello Stato; queste sono corpi morali o persone 
giuridiche, ma sempre stabilimenti dello Stato, do- 
tati o mantenuti insieme da esso, dai beni propri 
di ognuna e dalle tasse scolastiche che vi si pa- 
gano. Pure nessuno istituto superiore può dirsi 
quanto un^Università germanica più libero effetti- 
vamente; nessuno per lo meno ha meglio contem- 
perati i diritti dello Stato di tutela dei grandi in- 
teressi pubblici, che si connettono alla pubblica 
coltura e al progresso scientifico, colla libertà della 
scienza, tanto dei professori dello Stato, quanto dei 
privati insegnanti e degli stessi studenti. 

Lo Stato istituisce le Università, dà loro la per- 
sonalità civile, determina le Facoltà, il cui com- 
plesso le costituisce (che sono la teologia, la giu- 
risprudenza, la medicina, e la filosofia colle scienze 
matematiche e naturali), ne mantiene l'indirizzo 
supremo. Nessuna dipende da Autorità regionale, 
sibbene direttamente dal Ministero. In ognuna lo 
Stato ha uno speciale rappresentante, il Curator, 
che è scelto dal Re fra i principali personaggi della 
regione, e che serve alla corrispondenza ordinaria 



128 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

tra il Governo ed il Senato accademico. Esso non 
è, come sarebbe in Inghilterra, interamente gra- 
tuito; ma si rammenti che tutti i funzionari in 
Prussia debbono aver subito esami corrispondenti 
alle loro funzioni. Questo Ctirator ha per ufficio di 
vegliare in nome dello Stato alle leggi ed ai re- 
golamenti universitari; vieterebbe, per esempio, che 
un professore imponesse delle tasse scolastiche per 
le due lezioni settimanali che è tenuto a dare gra- 
tuitamente. Lo Stato ci ha ancora il Giudice del- 
l'Università (Universitàt-Richter\ preso dall'ordine 
giudiziario, ma pagato dalla cassa della Univer- 
sità, e specialmente incaricato di esercitarvi quella 
giurisdizione che non è di competenza disciplinare 
delle Facoltà e del Senato accademico. 

Ma ognuna non può, è vero, fare nuovi regola- 
menti senza la sanzione del Ministro, ma si regge 
effettivamente da sé, anziché esser retta dal Mi- 
nistro come in Francia. I professori ordinar! e 
straordinari sono nominati dal Governo, ma può 
dirsi prò forma, perchè propongono le Facoltà una 
terna e talvolta un nome solo; senza riguardo ad 
anzianità, col sistema detto colà di vocazione, cioè 
della notorietà per libri ed insegnamento pubblico. Il 
numero dei professori ordinari è limitato, ma lo Stato 
può sempre nominare fuori di esso numero come 
ordinario un uomo eminente. I professori ordinari 
di ogni Facoltà eleggono annualmente i loro de- 
cani, le Facoltà vegliano all'adempimento degli ob- 
blighi degli studenti ed alla disciplina, per la tu- 
tela della quale ammoniscono ed infliggono le pene 
leggiere. In alcune, come ad Halle ed a Jena, il 
sovrano istesso è Rettore, ma ne tiene luogo il 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 129 

Prorector. I rettori e i prorettori sono eletti an- 
nualmente dai professori ordinari a maggioranza 
assoluta; il Ministro non fa che promuovere la 
sanzione o conferma regia. Il Senato accademico 
non è composto dappertutto allo stesso modo, ma, 
oltre il rettore e il rettore dell'anno precedente e 
il giudice, esso è in generale composto od eletto 
dai professori ordinarf. Gli ufflct cancellereschi del 
Senato sopo regolati come quelli dello Stato, ma 
sono nominati dal Ministro sulla proposta del Senato. 
Le Facoltà si governano da sé. Non vi ha pro- 
grammi, ogni professore fa il suo, la Facoltà coor- 
dina gl'insegnamenti, il decano li pubblica. Certo, 
salvo la legge penale comune, tutti i professori 
sono liberissimi nello insegnamento, reputandosi 
la scienza un campo, in cui lo Stato non ha com- 
petenza di determinazione. Come si esprimeva il 
Bluntschli, la scienza non è una attività o una ri- 
velazione dello Stato, ma è il frutto del lavoro 
dello spirito immortale degl'individui, spinti dalla 
sete della verità; e la sua libertà, come quella 
della religione, è una legge fondamentale divina, 
che lo Stato ha il dovere di rispettare: * principio 



1 « Die Wissenschaft ist nicht eine Th&Ligkeit und Offenbarung des 
Staatos, aie ist die Frucht der Arbelten, welcher der unsterbliche Gneist 
der Individuen von sich aus, getrieben von dem Durate nach Wahrheit 
und him Bewustsein seiner Abstaramung von Gott, der Quelle nnd Erful- 
lung aller Wahrheit, freien Muthes unternimnit. Dem Staate kann daher 
auf diesem Gebiete so -wenig, alsa uf dem Religion, Herrschaft zukom- 
men. Der etaat hat keine Macht und kein Recht den Inhalt der Wis- 
senschaft zu bestimmen, doch die mancherlei Wege auf denen der Geist 
der Individuen sich der Wahrheit zu nahern Versucht, abzusperren 
Freiheit der individuellen Wissenschaft ist somit ein góttliches Grund- 
gesetz, das der Staatt zu achen die Pflicht hat > (Allgemeines Staat srecht. 
II B., Buch 9, kap. 8, 4 Aufl s. 344). 

9 



130 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

accettato universalmente dalla coscienza giuridica 
germanica. 

Perfino godono quei professori una libertà poli- 
tica che non hanno gli altri ufficiali pubblici. 1 

Questo quanto alla libertà dei professori. 

Quanto agli studenti, lasciando stare le immu- 
nità universitarie, reliquie dei privilegi medioevali 
che a noi italiani debbono sembrare in contraddi- 
zione collo spirito moderno; essi godono la Lem- 
freiheù, la libertà di graduare i loro studf, d'im- 
parare a modo loro, e dal professore privato piut- 
tosto che dallo ufficiale. Ma a questa libertà, come 
è naturale, si contrappone la vigorosa autorità che 
rende ciò possibile. Prima di tutto occorre loro per 
essere immatricolati l'attestato di maturità. L'im- 
matricolazione poi, ossia la cittadinanza univer- 
sitaria, li obbliga al rispetto delle leggi e dei re- 



1 È fitm oso a questo proposito il caso del 1862. A Berlino in quel- 
l'anno accadde che, sciolta la Camera dei Deputati, il ministro Von der 
Heidt stimò inviare una circolare a tutti gli uffici dello Stato per invi- 
tarli a cooperare al trionfo della politica ministeriale o regia che dir si 
voglia. Malgrado l'estrema moderazione della lettera, il Rettore ed il 
Senato, ai 7 aprile, risposero come segue: < Non entra nelle nostre at- 
tribuzioni di esaminare la Circolare del Ministro dell'Interno, in quanto 
s'indirizza ai funzionari della sua giurisdizione; ci appartiene ancor meno 
di sollevare la questione fino a qual punto gl'impiegati dell'Amministra- 
zione sono legati dagl'ordini del loro capo nell'esercizio di un diritto 
politico comune, e fino a qual punto una tal pressione debba esser ri- 
guardata come opportuna nelle elezioni che si preparano. Noi vogliamo 
semplicemente attenerci ai diritti costitutivi della corporazione, la coi 
difesa ci è confidata, e alla difesa personale di ognuno dei suoi membri. 
Cosi il nostro diritto ed il nostro dovere sono di dichiarare che non 
possiamo riguardare Sua Eccellenza il Ministro dell'Interno autorizzato 
ad impedire in alcun modo i membri del corpo accademico nell'esercizio 
di un voto politico', come S. E. il Ministro dell'Interno ha fatto rispetto 
agl'impiegati da lui dipendenti ». Cosi a un di presso risposero ancora 
a Bonn, a Breslavia, ec. 



IN MATERIA D' INSEGNAMENTO. 131 

golamenti; sotto pena di riprensione, di multa ed 
anche della prigione non eccedente un mese nel 
carcere della stessa Università, dell'esclusione dalla 
medesima con facoltà di andare in un'altra (consi- 
liwn abeundi), e infine della Relegation, ossia del- 
l'espulsione assoluta da tutte le Università. 

Le sole Università dello Stato esaminano e con- 
feriscono i gradi accademici; anzi lo Stato, se da 
una parte riconosce tanta libertà alla scienza, dal- 
l'altra non si appaga degli esami universitari. In 
questi difatti il giudizio del professore deve sentir 
troppo l'influenza delle relazioni colla scolaresca; 
dall'altra parte il profitto dello studente, essendo 
il risultato di due elementi, l'ingegno e lo studio 
suo, e la qualità dell'insegnamento impartito dal 
professore, questi non è buon giudice dell'opera pro- 
pria. In Francia questo principio ha una scarsa 
applicazione in qualcuno dei suoi migliori istituti. 
La scuola normale insegna, ma gli esami e i di- 
plomi sono dati alla Sorbona; gli esami della scuola 
politecnica non sono dati dai suoi professori, ma 
da illustri scienziati estranei all'insegnamento. In 
Germania valgono realmente, non gli esami e i 
gradi accademici delle Università, ma gli esami di 
Stato; e la legge prescrive che gli esaminatori 
siano presi fra gli uomini più illustri, ma il meno 
possibile fra gl'insegnanti, almeno fra quelli della 
materia. 

Soprattutto, allato ai professori ufficiali si hanno 
i docenti privati. Ciascuno può esser privato docente 
alle condizioni determinate dalla legge; che sona 
al tutto indipendenti da partiti politici e religiosi, 
e a maggior ragione da scuole e dottrine scientifi- 



132 STUDI DI LEGISLAZIONE COMPARATA 

che, ma sono fondate unicamente sulla moralità 
e sull'attitudine. Occorre la laurea di dottore, anzi 
nelle Facoltà di filosofia e di teologia basta la li- 
cenza. Ciascuno che abbia adempito agli obblighi 
della leva può ottenere YHabilitation mediante certi 
attestati e certe pruove davanti ai delegati della 
Facoltà. Si presenta una dissertazione o in latino 
o in tedesco, diversa da quella di laurea, si sostiene 
una disputa, si fa una lezione orale. Se è approvato, 
si propone al Ministro, come cosa d'ordine, la no- 
mina a Privat-Docent; e si acquista la veniam le- 
genda come il professore ufficiale, sebbene d'ordina- 
rio facciano corsi complementari a quelli dei pub- 
blici. Decadono dal diritto d'insegnare se non lo 
esercitano per un anno; salvo che l'interruzione 
provenga da malattia, da incarico governativo o da 
viaggio scientifico: campo aperto a tutti i giovani 
d'ingegno, la cui gara sveglia e mantiene viva l'at- 
tività dei professori ordinari. 

Occorre però aggiungere che tutto questo ha 
luogo colà, oltre che per l'amore scientifico diffuso 
nella nazione, per il sistema d'imporre agli stu- 
denti (salvo quelli che ne ottengono l'esenzione) il 
pagamento di tasse scolastiche eguali, tanto pei 
corsi dei privati docenti, quanto degli insegnanti 
ufficiali, senza di che la concorrenza dei primi non 
sarebbe possibile. 

La libertà d'insegnamento superiore in Germania 
non vuol dire adunque non ingerenza dello Stato 
nella coltura superiore, s'intende anzi che le Uni- 
versità debbano appartenere allo Stato; altrimenti 
o diventerebbero cittadelle dall'immobilità, come 
Oxford e Cambridge, ovvero come quelle di Lova- 



IN MATERIA D* INSEGNAMENTO. 133 

ilio e di Dublino, scuole partigiane, arnesi di guerra, 
non già santuario della scienza. Lo Stato per isti- 
tuto non è cattolico né protestante; per natura è 
conservatore, e quando specialmente è retto ad 
elezione, è nello stesso tempo progressivo; è te- 
nuto a procedimenti legali, al sindacato continuo 
e solenne delle minoranze nella tribuna, nella 
stampa; ha una coscienza giuridica, e una serie 
di freni all'oscuramento o indebolimento di essa 
nelle pratiche applicazioni. 

Certo in Germania la libertà non vi si intende 
come sostituzione e concorrenza di clero e di pri- 
vati nel compito dello Stato di provvedere alla 
pubblica coltura (e molto meno alla collazione dei 
gradi); ma come libertà ampiamente riconosciuta 
ai professori nelle loro dottrine e nel loro inse- 
gnamento, e come la libera ammissione dei privati 
insegnanti nel seno delle Università dello Stato, 
pareggiati agli ufficiali negli effetti giuridici. L'in- 
segnamento universitario vi riesce così realmente 
liberissimo, più e meglio che dappertutto altrove, 
non perchè sia dato fuori dello Stato, ma perchè 
dentro le Università dello Stato la scienza è pie- 
namente libera. 



CONCLUSIONE 



Innanzi di por termine a questo studio, io non 
so resistere alla tentazione di cavarne qualche 
conclusione per la nostra patria, se non in quanto 
si riferisce alla libertà d'insegnamento, che richie- 
derebbe troppo lungo discorso, almeno in fatto del- 
l'organismo dell'azione dello Stato. Lungi da me. la 
presunzione di foggiare sulla carta qualche nuovo 
ordinamento scolastico, né ignoro quanto sia dif- 
ficile in Italia di riformare gli studi. Son famose 
le parole dette in Senato sul conte di Cavour, che 
quando voleva occupare la Camera interminabil- 
mente e senza conclusione, bastava gittasse in 
preda agli onorevoli deputati un progetto di legge 
d'istruzione. 

Se quasi dappertutto i Parlamenti si mostrano 
poco adatti alla codificazione, nel nostro si è inettis- 
simi. La nazione nostra ha fatto prova migliore di 
parecchie altre nella parte politica, in quanto era 
animata da una grande passione, la ricostituzione 
della patria; negli altri obbietti, mancandole un 
chiaro concetto del suo volere, non ha saputo 



136 CONCLUSIONE. 

creare o meglio bene ordinare finora gli organi 
adatti del suo volere e potere. Pressoché nessuna 
legge organica ha potuto esser votata dal Parla- 
mento, non la legge elettorale, non 'quella sulla 
stampa, non quelle sui comuni e le Provincie, sulla 
sicurezza pubblica e sulle pubbliche opere, non la 
nostra sulla pubblica istruzione, e molto meno i 
codici. Appena appena, e a grande stento, quella 
sulla Corte dei Conti, sulla contabilità pubblica, 
sulla riscossione delle imposte, e qualcun* altra. Sono 
stati vani tutti i tentativi per rendere efficace il già 
sancito obbligo dell'istruzione elementare, e per 
riordinare l'istruzione media e la superiore. Sarebbe 
vano sperare che possa fare una nuova legge che 
risolva le tante questioni che suscita Fazione dello 
Stato in ordine all'istruzione pubblica; almeno fin- 
ché non si riesca, da una banda, a regolare meglio 
l'azione legislativa del Parlamento, dall'altra, a 
creare nella nazione un maggiore consenso di opi- 
nioni sui più importanti problemi di essa legge. 

D'altra parte tutte le volte che il Parlamento ha 
toccato la legge Casati, l'ha guastata: l'ha peg- 
giorata nel 1862 colla legge Matteucci che rese 
viepiù impossibili i privati docenti, l'ha peggio- 
rata coll'abolizione delle Facoltà di Teologia, colla 
parificazione dell'Università di Padova ec. A ogni 
modo ecco ciò che dalla via percorsa mi par risul- 
tare di più chiaro intorno all'organismo. 

Quanto al Capo, qualunque concetto teorico si 
voglia avere della necessità od utilità della sua 
competenza tecnica e stabilità, sottratta alle vi- 
cende della politica; uopo è riconoscere che, come 
è in Inghilterra, in Francia e dappertutto, chec- 



CONCLUSIONE. 137 

che se ne dica dal Laveleye, colle esigenze dei go- 
verni liberi e rfei Parlamenti ciò è inammissibile. 
È vano adunque affannarsi in proposito. Giova me- 
glio vedere come dare a questo Ministro, che ci 
danno le maggioranze parlamentari, i migliori aiuti 
a fare il bene, e i migliori freni a fare o lasciar 
fare il male. 

La Prussia ci fornisce una prima guarentigia nel 
modo come è composta la sua burocrazia. Si entra 
coi più severi esami di Stato, e sì è promossi in 
sèguito a ripetute pruove. Questa parte sicuramente 
meriterebbe di essere imitata. . 

Quanto al Consiglio superiore, quello di Francia 
è fondato su principi non giusti, o per lo meno al 
tutto disformi dal nostro diritto pubblico; e quelli 
d'Inghilterra e di America hanno il nome di Co- 
mitati scolastici, ma sono tutt'altra cosa, e non si. 
attaglierebbero all'opera che ha e deve avere fra 
noi, presso un Ministro, il Consiglio superiore. Re- 
sta dunque il prussiano composto di eminenti capi 
dei vari servigi amministrativi, che decidono gli 
affari più gravi collegialmente. 

Senza ombra di servo encomio verso uno Stato 
quaFè oggi la Prussia, può dirsi che un'istituzione, 
sotto di cui procede la vigorosa e feconda azione 
scolastica dello Stato in Germania, è la più degna 
di considerazione. Io la credo teoricamente lode- 
volissiraa e anzi preferibile, ma non adatta al no- 
stro paese. Da noi la burocrazia, come è, non 
avrebbe la competenza scientifica e l'autorità mo- 
rale necessaria; e i nostri uomini eminenti del 
Consiglio superiore e dell'insegnamento non si 
adatterebbero, io credo, a fare da capi di divisione 



138 CONCLUSIONE. 

e nemmeno da direttori generali. Quindi non è pos- 
sibile modellarci sul Consiglio prussiano. Il nostro 
Consiglio superiore deve essere di un tipo proprio 
fondato sulle nostre condizioni. Ci sarebbe a dispu- 
tare se valga meglio il sistema attuale, se farlo 
almeno in parte eleggere dai professori, come pro- 
poneva l'Amari, ovvero se altrimenti. Io ho detto in 
un altro studio, citato di sopra, le ragioni che 
ini fan credere non potersi abdicare le funzioni 
governative nelle mani degli amministrati, e quindi 
non potersi comporre un Consiglio superiore, corpo 
eminentemonte governativo, di delegati del corpo in- 
segnante. L'on. Ministro Bonghi ha ben cominciato 
col decreto di novembre scorso a renderne più ef- 
ficace l'azione colla divisione dei suoi pembri nelle 
sezioni della pubblica coltura. Forse, oltre al de- 
terminarne con maggiore precisione le condizioni 
di nomina, segnatamente affinchè non diventi un 
collegio politico, ci sarebbe ancora a considerare 
minutamente le sue attuali attribuzioni, e alcune 
lasciargliele; altre, massime in ordine all'istru- 
zione elementare e media, darle ai capi di servizio 
collegialmente, come in Prussia. 

Quanto all'azione in tutto il territorio dello Stato, 
abbiam visto che la Prussia non ha ispettori gene- 
rali, ma vi supplisce meglio colle vigorose e com- 
petenti autorità locali, regionali e provinciali; ne 
ha la Francia, ma sono insufficienti, e nel paese 
classico degli ispettori centrali, l'Inghilterra, il si- 
stema riesce dispendioso e non abbastanza effi- 
cace. In Italia un corpo permanente d'ispettori ge- 
nerali sarebbe impossibile per le scuole superiori 
ed inferiori; è dubbio assai che possa approdare 



L 



CONCLUSIONE. 130 

per le secondarie; vai meglio per queste e per le 
primarie qualche altro organismo. 

Quelli immaginati dalla Francia, oltre che inef- 
ficaci, sono contrari al nostro diritto pubblico. Certo 
sono ammirabili i Gomitati regionali prussiani, di 
consiglieri tecnici governativi presieduti dal capo 
politico della regione; ma sono legati alla regione, 
formante una completa e vigorosa unità militare, 
finanziaria, scolastica ecc.; bello e forte arnese di 
discentramento. In Italia la regione, come ente am- 
ministrativo, non fu voluta quando era almeno 
possibile; oggi malgrado i suoi non pochi fautori, è 
segno di gravissime obbiezioni, di ardenti ed invin- 
cibili ripugnanze; a ogni modo non esiste, e non 
può crearsi a posta per le scuole medie. 

Quello che forse si potrebbe tentare per ravvivale 
la mortagora delle nostre scuole, sarebbe d'imi- 
tare il sistema anglo-americano dei Comitati sco- 
lastici elettivi dai contribuenti o dai padri di fami- 
glia; e fare eleggere i Comitati scolastici dei nostri 
Comuni, di 3, di più nelle città, dagli elettori co- 
munali, e dare a codesti comitati la proprietà e 
l'amministrazione della scuola stessa. I conti sa- 
rebbero dati all'autorità provinciale* per la parte 
scolastica propriamente detta sarebbero subordinati 
all'ispettore circondariale governativo, al provve- 
ditore, ed al Consiglio scolastico della provincia. 

Ma resterebbe sempre la questione della compo- 
sizione di questi. Debbono comporsi come in Prus- 
sia esclusivamente di consiglieri del governo? Ri- 
pugnerebbe al nostro generale ordinamento ammi- 
nistrativo, e parrebbe un regresso il togliere la 
partecipazione della cittadinanza ai negozi pubblici 



140 CONCLUSIONE. 

e alle cose dell' istruzione. Debbono essere diretta- 
mente eletti dai soli elettori, come abbiamo pro- 
posto pei comunali? Non credo. L'esempio inglese 
non vale, perchè quei loro comitati non sono per 
contee o Provincie, ma per distretti, cioè per par- 
rocchie o comuni e loro piccoli consorzi, e anzi 
principalmente per le città. D'altra parte in Italia, 
se gli elettori di un comune o di una città possono 
eleggere con conoscenza di causa i meglio adatti a 
curare l'amministrazione delle loro scuole elemen- 
tari, chi può credere che gli elettori di tutta una 
provincia sarebbero idonei a sceglire i meglio 
adatti a provvedere ai licei? Vi si caccerebbero 
troppo le passioni politiche, ovvero si asterrebbero, 
come si vede nelle elezioni delle Camere di com- 
mercio. Tutto considerato, fa d'uopo attenersi alla 
composizione di delegati del Governo, del Consiglio 
provinciale e del municipale del capoluogo, pre- 
sieduti dal Prefetto. So bene che la presidenza del 
Capo della provincia, funzionario politico e non 
tecnico, dà luogo a ragionevoli obbiezioni; ma fa 
d'uopo ancora badare ai vantaggi: e sicuramente 
nel nostro paese i Prefetti hanno il pregio gran- 
dissimo di essere molto più atti dei semplici prov- 
veditori a esercitare sui Comuni e sulla Chiesa la 
giusta autorità dello Stato. 

Oltracciò, comparando insieme l'azione legisla- 
tiva e pratica delle quattro grandi nazioni, di cui 
abbiamo discorso, un punto mi pare risultare di 
grande efficacia; il principio che molto giovò in 
altri tempi a rendere fiorenti le nostre Università, 
e che ha creato e mantiene tanti ospedali, chiese 
ed opere pie; cioè la personalità civile delle sin- 



CONCLUSIONE. 141 

gole scuole, e quindi la capacità di ricevere per do- 
nazioni e testamenti: salvo la superiore tutela di 
non riconoscere le condizioni contrarie alle leggi 
o al diritto pubblico, e il ,diritto inerente allo Stato 
di proteggere la libertà delle generazioni avvenire 
dal dispotismo dei defunti, colla facoltà di variare 
nei modi e nei casi determinati dalla legge gli or- 
dini delle istituzioni che più non corrispondano ai 
bisogni presenti. 

È stato un grand'errore l'aver tutto conglobato 
nel ministero, si è così spenta la liberalità privata 
in favore dell'istruzione; come probabilmente si 
spegnerebbe quella in favore delle opere pie se 
se ne spegnesse del pari la personalità. L'averla 
invece mantenuta in Germania, in Inghilterra e 
negli Stati Uniti, è una delle cagioni principali 
della vigoria dei loro istituti. Tanto più farebbe 
per noi, abbisognando alle scuole i denari, e 
non potendo cavarne dalle imposte per le ragioni 
che tutti sanno, ed essendo malagevolissimo di fare 
accettare al Parlamento ed alla opinione pubblica 
lo Schulgeld, ossia la retribuzione scolastica dei Te- 
deschi; forse anche dal lato finanziario il miglior 
succedaneo sarebbe aprir la fonte dell'affetto e della 
generosità privata in favore della scuola del loco 
natio, del Liceo, della Università, in cui si è stu- 
diato, insegnato, amministrato. 

Immagino che molti ripugneranno temendo che 
lo Stato abbia ad aggravarsi della restituzione dei 
beni scolastici altra volta incamerati; ma qui non 
si tratta affatto di ciò. I Licei e le Università 
non cessano di essere istituti dello Stato, questo 
seguita a pagarne le spese conforme al bilancio; 



142 CONCLUSIONE. 

ma oltracciò, dal punto che è loro nuovamente ri- 
conosciuta la personalità giuridica, potranno pos- 
sedere, ereditare, ec. 

A mio avviso, tutte le Università, biblioteche, 
scuole superiori, musei ec, fondate, mantenute o 
sussidiate dallo Stato, dalle provincie o dai comuni, 
dovrebbero godere della personalità civile, da con- 
ferirsi alle esistenti con un decreto reale. Per 
fondare una nuova Università occorrerebbe una 
legge. La stessa personalità dovrebbero avere tutte 
le scuole comunali e provinciali, alle seguenti prin- 
cipali condizioni: 

Dovrebbero essere considerati come investiti di 
questa personalità, per le scuole elementari, i Co- 
mitati scolastici del Comune, e nelle grandi città 
divise in mandamenti, quelli del proprio quartiere, 
elettivi nel modo detto testé. 

I licei e le altre scuole medie dovrebbero esser 
posseduti ed amministrati nelle externa da un comi- 
tato di tre; di cui uno nominato dal Collegio dei pro- 
fessori della scuola, uno dal Consiglio del Cornane, 
in cui sia posta, l'altra dal Consiglio provinciale. 

Le Università e le scuole superiori da un 
comitato di tre; di cui uno dal corpo accademico, 
uno dal Consiglio provinciale del luogo, l'altro dal 
Ministro della pubblica istruzione. 

Riassumendo, lo studio dell'organamento dell'a- 
zione dello Stato, in ordine alla istruzione pubblica, 
in Francia, Prussia, Inghilterra e Stati Uniti di 
America, m'induce a concludere: 

1.° Che la pubblica istruzione ha d'uopo di una 
vigorosa azione dello Stato, e di potenti organi 
della medesima; 



CONCLUSIONE. 143 

2.° Che bisognerebbe imitare dalla Prussia la 
-composizione, ossia la gran competenza dei suoi 
amministratori e della sua burocrazia; 

3.° Che nessuno dei Consigli superiori delle ci- 
tate nazioni sarebbe imitabile in Italia; 

4.° Che ai Consigli scolastici od accademici di 
Prussia e di Francia mancherebbe in Italia, per lo 
meno, la Regione; 

5.° Che sarebbe imitabile l'istituzione dei Comi- 
tati scolastici comunali elettivi, anglo-americani; 

6.° Che bisognerebbe costituire le singole scuole 
in personalità civili. 



* 




LAMENTO UNIVERSITARIO I 




COMPARATO 

AGLI STATUTI E AI REGOLAMENTI 

DELLE PRINCIPALI UNIVERSITÀ GERMANICHE 

IN CIÒ CHE CONCERNE 

LE AUTORITÀ UNIVERSITARIE, I DIRITTI E I DOVERI 
degl'insegnanti b degli studenti 



IO 



... mtti 



SOMMARIO. 



I. — Delle Università germaniche in generale. 
II. — Delle Autorità Universitarie. 

III. — Dei diritti e dei doveri degl'insegnanti. 

IV. — Dei diritti degli studenti. 

V. — Dei doveri dagl'i studenti e della giurisdizione accademica. 
Conclusione. 



I. 



DELLE UNIVERSITÀ GERMANICHE IN GENERALE. 



Il primo carattere del nostro regolamento uni- 
versitario si è che esso è generale per tutte le Uni- 
versità italiane. Potranno essere i nostri Atenei di 
prima o di seconda classe, grandi o piccoli, com- 
posti di un numero maggiore o minore di Facoltà, 
essi sono retti allo stesso modo; hanno le medesi- 
me autorità e discipline, salvo qualche piccola dif- 
ferenza, si aproQO e chiudono nello stesso tempo. 
Tutti, anziché corpi scientifici dotati di personalità 
giuridica più o meno autonoma, sono tanti istituti 
od amministrazioni rette alla stessa guisa dal Mi- 
nistro d'Istruzione Pubblica, che ne nomina le Au- 
torità, i docenti e gl'impiegati, ne impone e gradua 
gli studi, e si può dire ne regola il tutto unifor- 
memente. 

Le Università germaniche invece hanno moltis- 
simo di comune fra loro, che le rivela informate 
tutte allo stesso genio nazionale, ma ognuna forma 
una vera persona civile, anzi una corporazione 



148 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

privilegiata. Tutte sono istituti dello Stato, che 
loro dà l'organismo giuridico e che le sorveglia; 
ma nell'ampia cerchia di esso ognuna è autonoma, 
e tranne Strasburgo, le altre, a modo medioevale, 
non solo hanno una propria giurisdizione discipli- 
nare propriamente detta, ma anche penale e civile, 
e ima propria magistratura a quest'uopo, e quindi 
il carcere annesso. 

Tutte sono confessionali. Nello statuto di quella di 
Bonn è. detto espressamente, che è istituita ad 
onore di Dio ed al bene dei fedeli sudditi, a pro- 
muovere ed allargare la vera pietà, la soda scienza 
ed i buoni costumi, la moralità e la religiosità, e vi 
si dichiarano obbligati a tener ciò sempre presente 
tanto gli studenti quanto gl'insegnanti (§ 1). Tutte 
sono divise in Facoltà, le quali in generale sono 
quattro, con questo ordine di precedenza: 

1.° La teologica Abolita come tutti sanno in 
Italia, non ostante la vigorosa difesa dell'onorevole 
Bonghi), 

2.° La giuridica, 

3.° La medica, 

4.° La filosofica. 
Però vi ha delle varietà non piccole. Quella di 
Bonn (art. 6) è confessionale mista, cioè ha due 
Facoltà teologiche, l'una evangelica e l'altra cat- 
tolica, che alternano fra loro ogni anno nell'ordine 
di precedenza. Inoltre, in ognuna delle due Facoltà 
di essa, la giuridica e la filosofica, vi debbono essere 
due professori, uno cattolico ed uno evangelico, 
tanto per il diritto ecclesiastico, quanto per la 
filosofia. 
A Strasburgo la Facoltà giuridica comprende, co- 



E LE GERMANICHE. 149 

me in Italia, le scienze di Stato; altrove invece 
(Berlino, Halle, Bonn — art. 9 ecc.) queste, e ciò 
che essi chiamano scienze camerali, sono unite alla 
Facoltà filosofica. Questa quasi da per tutto com- 
prende non solo la filosofia e le lettere, le scienze 
filosofiche e le storiche, ma anche le matematiche 
e le naturali. A Strasburgo però, come in Italia, 
questi due grandi rami dello scibile umano sono, 
io credo a miglior ragione, divisi; e perciò la no- 
vella Uuiversità dell'Impero vi comprende cinque 
Facoltà. In alcune, come Berlino, la Facoltà giuri- 
dica fa officio di Spruchcollegium con particolari 
Statuti. 

Soprattutto è a notare, e anzi direi a invidiare, 
se non mi ripugnasse una tal voce, che la Facoltà 
filosofica è destinata espressamente (Berlino ecc.), 
non già come in Italia al fine grettamente profes- 
sionale di impartire l'istruzione riferentesi ai .cul- 
tori speciali delle sue discipline, rari nantes in 
gurgtte vasto; ma a fornire con lezioni comuni a 
tutti la coltura generale agli studenti delle altre 
Facoltà, ai teologi come ai giuristi e ai medici, ep- 
perciò a formare veramente la mente del fiore della 
Nazione. 

Da per tutto l'Università, come corporazione, com- 
prende la totalità degl'insegnanti; i professori, di- 
visi in ordinari, onorart e straordinari, i privati 
docenti e i maestri di arti ed esercizi; gli studenti, 
il giudice, il segretario, il questore o economo, gli 
impiegati diversi che ne sono addetti all'ammini- 
strazione ed al servizio. 

Ogni Facoltà ha ancora un organismo suo pro- 
prio, anzi forma nei seno della corporazione madre 



150 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

un'altra corporazione a sé dei suoi insegnanti e 
studenti. Esse, veramente considerate in senso stret- 
to, come Autorità statuenti, dirigenti o sorveglianti, 
come soggetti di diritti ed obbligazioni, si compon- 
gono soltanto dei professori ordinar!; i quali soli, 
se han grado di dottore, e non avendolo debbono 
procacciarselo, intervengono alle sedute e parteci- 
pano alle dignità accademiche; come ufflct inse- 
gnanti comprendono i professori straordinari e i pri- 
vati docenti, debitamente abilitati a insegnare nel 
seno delle Facoltà stesse; come corporazioni subor- 
dinate o parziali nel seno della corporazione gene- 
rale universitaria, comprendono gli studenti che vi 
sono stati iscritti. 

IL 

DELLE AUTORITÀ UNIVERSITARIE. 

Il Governo mediante il Ministro della istruzione 
pubblica (per Strasburgo il Cancelliere dell'Impero) 
ha la sorveglianza suprema di tutte le Università, 
ma non la esercita da per tutto direttamente come 
in Italia; nelle Provincie prussiane segnatamente 
(Bonn, Halle, Strasburgo ecc.) il Ministro è rappre- 
sentato presso di ognuna da un principale perso- 
naggio della regione, nominatovi dal Sovrano, il 
Curatore (Kuralor). 

Questi esercita parecchie delle attribuzioni che 
da noi appartengono al Ministro, per esempio con- 
ferma i privati docenti, gl'insegnanti di lingue, 
di arti ed esercizf, ed anche i maggiori impiegati; 
approva i regolamenti delle Facoltà e del Senato 



E LE GERMANICHE. 151 

(Strasburgo, art 12); da per tutto cura l'osservanza 
delle leggi, l'esattezza delle ferie e delle lezioni, e 
a meno che non si tratti (Halle) di gravami con- 
tro di esso medesimo, è sempre l'organo di comu- 
nicazione tra il Rettore e il Senato ed il Governo 
centrale. 

Il potere giudiziario dello Stato nel seno della 
corporazione è rappresentato principalmente da un 
vero magistrato, nominatovi dal Governo (Univer- 
versitàt-Richter), il quale fa quindi parte del Senato 
come se fosse un professore ordinario. 

Le Autorità più propriamente Accademiche sono: 
il Rettore, il quale, come da noi, è la prima 
Autorità Universitaria propriamente detta, 

il Senato, corrispondente al nostro Consiglio Ac- . 
cademico, ma nel cui seno si formano in Germania 
altri organi speciali del potere pubblico Accade- 
mico, come la Commissione d'immatricolazione, il 
Tribunale disciplinare, il Comitato di Amministra- 
zione. 

Le Facoltà sono poi rappresentate e capitanate 
dal Decano, corrispondente al Preside di una Facoltà 
italiana. 

I Rettori, che da noi sono nominati dal Governo, 
sono bensì confermati da esso, ma vengono varia- 
mente eletti dai professori medesimi. A Rostock è 
prescritto che abbiano almeno l'età di 30 anni, 
che sieno da tre anni professori ordinari, e che ab- 
biano i due terzi dei voti; generalmente basta la 
maggioranza, e a parità di voti decide la sorte. 

Da per tutto, come gli altri membri del Senato 
che non sono decani, i Rettori sono eletti ogni anno 
dall'Assemblea generale dei professori ordinar!. Non 



152 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

occorre dire che, salvo una valida scusa per iscrit- 
to, è strettamente obbligatorio l'intervento all'adu- 
nanza. 

A Berlino ogni professore depone la sua scheda, 
quindi si prendono i tre che hanno avuto i mag- 
giori voti, e nel caso ve ne sieno che ne hanno 
avuti in numero pari .si prende quello che vien fa- 
vorito dalla sorte. Quindi ha luogo una seconda vo- 
tazione ristretta fra codesti tre, e se uno di essi ha 
la maggioranza assoluta è designato Rettore. Se 
ciò non ha luogo, si fa uha terza votazione ristretta 
fra i due che hanno ottenuto i maggiori voti; quello 
che prevale, e a parità decide la sorte, è presentato 
alla conferma del Sovrano. A Strasburgo, quando 
nessuno ha la maggioranza si procede a successive 
votazioni ristrette, escludendo sempre quello che ha 
un minor numero di voti. 

Se qualche professore non voglia accettare il ret- 
torato, deve dichiararne i motivi, ma si decide sulla 
loro validità dall'Assemblea. A Bonn in tali casi il 
non accettante deve uscire dalla sala. A parità di 
voti la scusa s'intende accettata. Contro la non 
accettazione delle scuse si ha diritto di ricorso al 
Ministro. I professori debitamente assenti debbono 
inviare la loro dichiarazione suggellata, se accet- 
teranno o pur no la nomina che loro venisse con- 
ferita; ed ove effettivamente venissero eletti, si 
decide dall'assemblea sulla validità dei loro mo- 
tivi di non accettazione, e se non hanno inviata una 
tale dichiarazione sono riguardati come accettanti. 
Le altre lettere o dichiarazioni degli assenti ven- 
gono arse senza essere aperte. Se la ricusa è accet- 
tata, si vota ristretto fra gli altri. Se la proposta 



r 



E LE GERMANICHE. 153 

dei professori non è accolta dal Governo, si pro- 
cede a nuova elezione. Ad Halle, se è ricusata una 
seconda nomina, il Rettore è eletto direttamente 
dal Ministro, coll'approvazione del Re. A Bonn in- 
vece s'inviano al Governo, che sceglie, i tre che 
hanno avuto i maggiori voti in tre successive di- 
stinte votazioni. 

In generale in Germania, in caso d'impedimento 
o di mancanza del Rettore (eccellente provvedi- 
mento) supplisce, non già come in Italia il Preside 
più anziano, ma il Prorettore, ossia il Rettore pre- 
cedente. In caso però di renuncia, che s'intende 
dev'essere accettata dal Governo, o in caso di morte, 
il Ministro decide se continuare a farlo supplire dal 
Prorettore detto, o far procedere a nuova elezione. 
In generale il Rettore assente non è eleggibile, in 
altri termini si ha il divieto dell'intervallo di un 
anno per essere rieletto Rettore. 

Da per tutto si varia però nel tempo dell'elezione e 
dell'entrata in ufficio. A Berlino, Bonn ecc. l'elezione 
ha luogo al 1.° agosto, e se domenica, al 2; altrove 
in altri giorni: dove si entra in ufficio nel primo 
giorno del semestre d'inverno come a Berlino, dóve 
nell'ultima domenica delle grandi ferie come a 
Bonn, dove al 1.° aprile come a Strasburgo, dove 
al 12 luglio che è l'anniversario della fondazione 
della Università, come ad Halle. 

L'insediamento del nuovo Rettore ha luogo colla 
più grande solennità nell'aula magna; s'invitano le 
Autorità locali, i professori escono dalla sala del Se- 
nato in ordinata processione, preceduti dallo scettro 
accademico; il Rettore uscente fa un discorso, depo- 
ne le insegne dell'onorevole officio e ne veste il nuo- 



j 



J 



154 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

vo Rettore, gli trasmette lo scettro, i registri, il sug- 
gello, proclama i nuovi decani e senatori, presenta 
gl'impiegati per l'ubbidienza dovuta al Capo novello 
della corporazione. 

Da per tutto quindi i professori ordinari delle Fa- 
coltà non vivono disgregati come in Italia, ma for- 
mano un'assemblea generale {Concilium integrum, 
Plenum), corrispondente a ciò che era nelle nostre 
repubbliche dei tempi di mezzo il Gran Consiglio, 
ignoto nel presènte organismo universitario italia- 
no. Esso elegge il Rettore, e spesso anche i sena- 
tori; tratta gli affari non attribuiti al Rettore, al 
Senato, al Governo; con approvazione di quest'ul- 
timo ha il jus statuendo A Rostock ha maggior azio- 
ne, avendo parecchie attribuzioni che altrove, a 
miglior ragione, appartengono alle Facoltà e ai 
Senati universitari, come la revisione delle pene più 
gravi di espulsione, le proposte a professori or- 
dinari, le nomine degli impiegati. In tutte le assem- 
blee plenarie tiene il protocollo il segretario della 
Università. 

Da questo Gran Consiglio, come nelle nostre ac- 
cennate repubbliche si formava un Piccolo Con- 
siglio o Consiglio di Credenza, si forma un Con- 
cilium arctius, engere Concilium, Consiglio ristretto 
o Senato. 

In Italia si ha il Consiglio accademico composto 
del Rettore e dei Presidi delle Facoltà, nominati, 
come si è detto, direttamente dal Governo, e con 
scarse attribuzioni. In Germania il Rettore è il capo 
o il presidente dell'Università, ma è propriamente 
il Senato l'organo comune di tutta l'Università, sia 
per gli affari comuni e disciplinari, sia per la rap- 



E LE GERMANICHE. 155 

presentanza rispetto al Curator e al Governo. Esso 
Senato è un comitato o Collegium presieduto dal 
Rettore, ma composto ancora del Prorettore, dei 
quattro o cinque decani, e di quattro o cinque profes- 
sori ordinari, sia nominati come ad Halle dal Gran 
Consiglio, sia come a Strasburgo ognuno dalla sua 
Facoltà. 

L'elezione dei Senatori a Berlino,* Halle ecc. è mi- 
nutamente regolata. Per noi basta il dire che sono 
eletti dal Gran Consiglio dei professori ordinari, dove, 
come a Bonn, con una scheda sola, e basta il quarto 
dei voti dei presenti; dove, come ad Halle, ad uno 
ad uno e se ne richiede invece il terzo. Inoltre, come 
nelle nostre Giunte Municipali e Deputazioni Pro- 
vinciali, le quali per mantenere la tradizione degli 
affari si rinnovano ogni anno soltanto per metà, 
nei Senati Universitari germanici restano il Pro- 
rettore e due Senatori precedenti, gli altri due o tre 
sono nominati ogni anno; ai mancanti suppliscono i 
senatori degli anni precedenti, ogni biennio il Se- 
nato riesce rinnovato integralmente. 

L'ordine nel Senato è il seguente: primo il Ret- 
tore, poi il Prorettore, quindi i Decani secondo 
l'ordine delle Facoltà, poi i Senatori secondo l'an- 
zianità. 

Ha ancora parte nel Senato per le cose discipli- 
nari e giudiziarie, il Giudice dell'Università. 

A Munster ha x diritto d'intervenirvi, e quindi di 
presiedervi il Curator. 

Nel seno di questo piccolo Consiglio o Senato si 
formano dei Comitati speciali: ora per l'immatri- 
colazione, composto a Bonn del rettore, del giudice 
e dei decani; a Lipsia del R.° Commissario (Aòe- 



156 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

niglichen Regierungsbevollmachtigterì), del Rettore e 
del giudice, ora per la giurisdizione, ora per la am- 
ministrazione economica. A Rostock, si ha per la 
giurisdizione civile e penale, non appartenente al 
Rettore e al Gran Consiglio, un piccolo Consiglio 
del Rettore, del Prorettore e del Syndacus, eletto 
dal Gran Consiglio coli' approvazione del Governo 
nella Facoltà giuridica, assessore perpetuo. A Stras- 
burgo, " organismo istituito recentissimamente, vi 
ha due Commissioni speciali permanenti; l'una, 
l'ufficio disciplinare, composto del Rettore, del Pro- 
rettore e del Sindaco dell'Università, eletto per 3 
anni dal Senato tra i professori della Facoltà giu- 
ridica, e che è rieleggibile; l'altra, la Commissione 
Amministrativa, composta del Rettore, del Synda- 
cus e del questore, per amministrarne gli averi, e 
renderne ragione alla Corte dei Conti dello Impero. 
Nei casi più importanti però, nell'acquisto e nel- 
l'alienazione d'immobili, occorre l'autorizzazione 
del Cancelliere dell'Impero; per intentare azioni e 
collocar capitali, quella del Curator, in altri casi, 
del Senato. In quelle Università, considerate come 
un tutto, oltre il segretario e gli uffiziali subordi- 
nati di Segreteria, i computisti, i bidelli, il por- 
tiere che naturalmente si debbono trovare in ogni 
Ateneo; dobbiamo notare come cosa più disforme 
dal nostro organismo, oltre il Giudice già accen- 
nato, il Questore, ufficiale ben più importante dei 
nostri economi, non solo per l'importanza econo- 
mica di quegli enti giuridici, ma ancora, e forse 
più, perchè riceve gli onorari dovuti dagli stu- 
denti e dagli uditori agli insegnanti, e ne rende loro 
conto; e soprattutto un essere ignoto nella nostra 



E LE GERMANICHE. 157 

servitù universitaria, e invece compagno quasi in- 
separabile della libertà delle Università germa- 
niche, il carceriere. I Decani delle Facoltà sono 
nominati, coll'approvazione del Governo, dai pro- 
fessori ordinari di esse, due giorni dopo l'elezione 
del Rettore. Sono eletti del pari a maggioranza, e se 
questa non si ottiene nel primo scrutinio si vota 
ristretto, o come noi diremmo, a ballottaggio fra i 
due che hanno avuto maggior numero di voti, e a 
parità decide la sorte. Sono del pari nominati ad 
anno e non si può esserlo due volte di séguito. In 
generale entrano in ufficio nel semestre d'inverno. 

Talora però non si eleggono, però nemmeno sono 
nominati come in Italia dal Governo. A Rostok, a 
Strasburgo, mutano ogni anno, ad Halle perfino 
ogni semestre, secondo l'ordine della loro anzia- 
nità; la quale in tutta la Germania conta dalla no- 
mina in un'Università tedesca, fra le quali si com- 
prendono quelle della Svizzera tedesca, dell'Austria, 
Vienna, Praga, Gratz, Jnnspruck. 

Il decanato si può rifiutare senza motivi soltanto 
una volta. In caso d'impedimento o vacanza sup- 
plisce il prodecano o decano dell'anno precedente. 

Le loro attribuzioni sono così ordinate: 

Il Rettore è la prima autorità al di dentro del- 
l'Università e la rappresenta, come suo capo, da- 
vanti al Curator, al Governo, e al di fuori; custodi- 
sce lo statuto, il suggello, l'album generale, ha da 
per tutto un ricco uniforme, il titolo di Magnificenz, 
ed una determinata parte ai diritti che si pagano 
dagli studenti. 

Presiede il Gran Consiglio e il Senato, di cui re- 
gola perciò l'ordine del giorno, presiede all'imma- 



158 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

tricolazione degli studenti, rilascia insieme ai de- 
cani (Strasburgo) gli attestati di uscita (Abgangs- 
zeùgniss). È il capo della giurisdizione accademica, 
presiede gli uffici o tribunali disciplinari (Stras- 
burgo, Lipsia ecc.), le commissioni di amministra- 
zione. È a lui che i nuovi senatori e gli studenti 
promettono l'obbedienza dovuta agli statuti e ai re- 
golamenti della corporazione. 

Riceve ed apre la corrispondenza, sorveglia ai re- 
gistri, alla segreteria, a tutto, cura la disciplina 
degl'impiegati. A Rostock non può assentarsi più di 
tre giorni senza licenza del Gran Consiglio, né più 
di 11 senza quella del Governo. 

Il Rettore però esercita codesto suo grande po- 
tere còme capo del Senato, gli atti portano Tinte- 
stazione < Il Rettore e il Senato dell'Università ». 
È il Senato che ha la direzione della Università 
e i casi disciplinari più gravi, che deve esami- 
nare le proposte delle Facoltà che poi si presen- 
tano mediante il Curator al Governo; trattare e 
risolvere tutti gli affari dal punto di vista del 
bene complessivo dell'Università. Esso si riunisce 
d'ordinario due volte al mese (in Italia dove ha mol- 
to minori attribuzioni, una volta) in giorni deter- 
minati; il Rettore lo riunisce ancora ogni quante 
volte lo stimi opportuno. A Berlino se non lo con- 
voca, il Prorettore ha diritto di avvertirne il Rettore, 
ed anche di convocarlo esso, se il Rettore non fa. 
suo prò dell'avvertimento. Il Senato deve essere 
convocato inoltre quando lo domandino tre mem- 
bri. I singoli senatori sono obbligati ad inter- 
venire alle sedute, sotto pena di riprensione per 
parte del Rettore, che è alla sua volta, stando a. 



E LE GERMÀNICHE. 159 

quegli statuti, obbligato a riferire air Assemblea 
elettorale, cioè al Gran Consiglio dei professori (ad 
Halle si aduna ogni 3 mesi) sulla diligenza nel- 
F adempimento del dovere senatorio, e presentar- 
gli il protocollo delle adunanze del Senato. Tutti 
sono obbligati esplicitamente a mantenere il segreto 
delle deliberazioni Ano alla loro esecuzione, sotto 
pena di esclusione dal Senato per parte degli altri 
senatori. 

Come in Prussia l'amministrazione centrale e 
provinciale d'istruzione procede collegialmente, me- 
diante il Consiglio superiore di pubblica istruzione 
ed i Comitati scolastici regionali e provinciali, an- 
che le Università si amministrano quindi collegial- 
mente. Si vota a maggioranza, ma da per tutto, 
come ancora nelle Facoltà, a parità di voti prepon- 
dera sempre quello del Capo; il Rettore nel Senato, 
il Decano nelle Facoltà, o il Prorettore e il Prode- 
cano. La minoranza o i dissidenti hanno da per 
tutto il diritto di far costare il loro voto contrario 
e dichiararne i motivi, gli assenti debbono stare 
alle deliberazioni della maggioranza legale dei pre- 
senti. 

Negli affari più gravi, come in caso di commi- 
nazione della pena detta Relegation, di cui diremo, 
bisogna che la trattazione sia preannunciata nel- 
l'ordine del giorno. Si richiede in tal caso il nu- 
mero legale a Berlino di 8, ad Halle di 7; d'ordi- 
dinario basta la presenza della metà. 

11 Senato, salvi i diritti del Curator, e le speciali 
attribuzioni de' suoi singoli membri, il rettore, il 
giudice, i decani, cura l'armonia delle Facoltà e 
degl'insegnanti, la disciplina degli studenti; propo- 



160 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

ne alla nomina del Ministro gì' impiegati più ele- 
vati; ad Halle quella dei maestri di lingua, arti ed 
esercizf; cura in generale gli affari accademici non 
attribuiti al Plenwn, al ' Rettore, alle Facoltà o ad 
uffici particolari. 

Per affari speciali può nominare delle speciali 
Commissioni, anche fuori del suo seno e dei pro- 
fessori ordinari. Propone gli affari il Rettore, salvo 
nelle cose disciplinari, in cui propone il Giudice, 
ma quindi ogni senatore può far delle proposte. A 
Berlino nella seduta finale di ogni mese si pre- 
senta la lista degli affari spediti e di quelli pen- 
denti. Negli affari concernenti il Rettore, ogni se- 
natore può dimandare che il Senato sia presieduto 
dal Prorettore. Votano ad Halle prima il Proretto- 
re, poi i vari membri secondo l'ordine della loro 
anzianità; a Rostock prima il Rettore, altrove diver- 
samente. Così a Berlino vota prima invece il più 
giovane, ultimo il Rettore. Nei casi urgenti prov- 
vede da sé il Rettore, salvo a darne conto al Se- 
nato in una prossima convocazione. 

Il potere esecutivo del Senato, salvo negli affari 
disciplinari, nei quali spetta al Giudice, appartiene 
al Rettore. Egli tiene la corrispondenza, sia negli 
atti in suo nome, sia in quelli sotto la formola 
« Il Rettore e il Senato »; quelli del Senato in la- 
tino debbono essere composti dal professore di let- 
teratura classica, il quale, se non è decano o se- 
natore, ha perciò diritto di prender cognizione 
delle deliberazioni. 

Il Segretario è il Capo dell'ufficio di segreteria, 
tiene il protocollo del Senato e del Gran Consigliò, 
e in generale delle adunanze presiedute dal Ret- 



E LE GERMANICHE. 161 

tore; cura l'archivio, ha obbligo di tenere un dia- 
rio, in cui segna giornalmente ciò che accade di 
notevole nella Università. A Strasburgo sono nomi- 
nati dal Curator.: 

il Segretario a proposta del Rettore e del Se- 
nato, e sul loro parere il Questore e altri della 
cassa; 

gl'impiegati ausiliari come prosettori ed assi- 
stenti, sulla proposta dei Direttori dei singoli isti- 
tuti, alle cui istruzioni sono soggetti e che debbono 
essere approvate dal Rettore e dai Senato; 

gli altri impiegati subalterni sono nominati dal 
Rettore e dal Senato. A Bonn costoro sono proposti 
dal Senato, ma nominati dal Ministro. 

Tutti gY impiegati sono espressamente obbligati 
in modo particolare al segreto di ufficio, nonché ad 
eseguire gli ordini dei loro capi, e sono soggetti alla 
giurisdizione accademica. A Bonn il Curator e il Ret- 
tore possono multare i subalterni fino a cinque tal- 
leri, salvo ricorso al Ministro. 

Le Facoltà hanno un proprio albo dei loro in- 
segnanti e studenti, un proprio suggello, custoditi 
dal decano, eletto per lo più, come abbiamo ve- 
duto, da esse medesime. 

I decani ricevono le iscrizioni alla Facoltà, sor- 
vegliano la diligenza, la condotta e i costumi dei 
propri studenti, rilasciano loro gli attestati (Halle); 
tengono la corrispondenza sotto formola « Il Deca- 
no e i professori della Facoltà »; in affari speciali 
come nelle dispute e nelle promozioni, si pos- 
sono far sostituire da altri professori. Hanno una 
parte determinata ai diritti che si pagano dagli 
studenti. Convocano la Facoltà quando credono, 

11 



162 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

o a domanda di un professore ordinario, pro- 
pongono a essa gli affari, ne eseguono le delibe- 
razioni, formano il catalogo dei corsi, vidimano gli 
annunzi dei privati docenti, ricevono dai professori 
le liste degli studenti per sorvegliarne la diligenza e 
ammonirli nelle mancanze, o dirigersi al Rettore 
nei casi più gravi; si fan dare l'elenco dei giovani 
più segnalati. 

Nelle Facoltà il più giovine che non sia Decano 
o Prodecano fa officio di segretario, le loro delibe- 
razioni obbligano non solo gli ordinarf assenti, ma 
anche i professori straordinari, i privati docenti e 
gli studenti. Chi manca però alle sedute senza va- 
lida scusa deve (Berlino, Halle ecc.) pagare a bene- 
ficio della cassa della Facoltà per ogni mancanza 
la multa di un tallero. 

Vacando posti di professore ordinario propongono 
tre candidati al Ministro; conferiscono, salvo il 
consentimento del Curator, la veniam legendi ai 
privati docenti, li sorvegliano, e al caso si rivol- 
gono al Governo; conferiscono le promozioni o i 
gradi dottorali agli studenti, e quelli honoris causa 
ad uomini illustri; i benefici o i premi (Stipendien, 
Freitisché) agli studenti poveri e meritevoli. A Ber- 
lino hanno una cassa propria; se un membro offen- 
de un altro, la Facoltà può o farlo rimproverare 
dal Decano a voce o in iscritto, ovvero rivolgersi 
al Ministro. Il catalogo dei Corsi (Bonn) è composto 
dal Decano, e pubblicato due mesi prima della fine 
del semestre sotto Y autorità del Rettore e dei Se- 
nato, previa però V approvazione del Ministro. Le 
Facoltà in alcuni casi comunicano direttamente col 
Curator, in altri mediante il Senato. 



B LE GERMANICHE. 163 

Da per tutto curano il piano degli studi, e quindi 
che gl'insegnamenti necessari siano dati da pro- 
fessori ordinari o straordinari; ed essendo essi re- 
sponsabili della compiutezza della istruzione che 
occorre alla gioventù ed al decoro scientifico dell'U- 
niversità, mancandone alcuno, si rivolgono al Go- 
verno perchè ci provveda. Non si computano a tale 
uopo gì' insegnamenti dei privati docenti. 

Fanno inoltre i regolamenti della Facoltà coll'ap- 
provazione del Senato e del Governo. Sono obbligate 
a disporre i Corsi dei professori ordinari e straor- 
dinari in guisa che gli studenti possano seguirli 
senza collisione negli anni prescritti. 

Le Autorità universitarie in generale (Facoltà e 
Senati) hanno l'incarico di proteggere la libertà 
della istruzione, di curare la formazione della 
mente e del carattere della gioventù, l'onore e la 
dignità del Corpo e delle membri, di mantenere il 
carattere scientifico degl'insegnamenti, e d'impe- 
dire gli abusi che possano compromettere il con- 
seguimento dei fini universatarL (Vienna). 



III. 



DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEGL INSEGNANTI. 

GÌ' insegnanti, (oltre i professori onorari, e a Ber- 
lino i membri dell'Accademia delle scienze che 
hanno facoltà d' insegnare nell' Università) sono 
divisi in professori ordinari e straordinari, e in 
privati, docenti. Vi ha anche un'altra categoria, i 
Lettori, i maestri di lingue, di arti ed esercizi. 



164 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

I professori hanno molti diritti, ma anche molti 
doveri. Gli ordinar! eleggono i decani, il rettore, i 
senatori, accrescono gli stipend/ del Governo cogli 
onorari che loro debbono pagare gli studenti, hanno 
gran dignità e indipendenza. Ma ogni nuovo pro- 
fessore deve prestare giuramento davanti al Se- 
nato accademico; se l'ha prestato già altrove, basta 
la cerimonia deWHandsschlag, di cui diremo; deb- 
bono nel trimestre dalla loro entrata nel corpo 
pubblicare e distribuire un discorso {Antritt-Pro- 
gramm). Hanno l'obbligo di adempiere le commis- 
sioni e le deputazioni deliberate dal Senato; di ac- 
cettare l'onere di Rettore e di Decano nel modo 
detto, d'intervenire alle sedute del Senato, della 
Facoltà e del Gran Consiglio; e in generale il do- 
vere di cooperar al fine e al bene dell'Università; 
ed anche (si legge espressamente nello Statuto di 
Halle) di affaticarsi ad acquistare ed esercitare 
sulla formazione del costume e del carattere dei 
giovani una benefica influenza (auf die BUdung, 
der Silten und der Charachters der Iugend etnen 
wohlthàtigen Einfluss su erwerben und auszuùben 
sìch bemuhen § 1). 

Anche i maestri di lingue, arti ed esercizi sono 
tenuti a giurare, però avanti al Rettore e al Giudice 
dell'Università, e sono obbligati a dare splendidi 
esempi (vorléuchtendes Beispiel) di moralità di con- 
dotta (Sìtllichkeit jgesammten Lebenswandel). 

I professori, essendo obbligati a fare ogni opera 
perchè sia mantenuta la disciplina e la buona con- 
dotta morale degli studenti, debbono (sta scritto 
nello statuto di Halle): 1.° Tener nota della diligenza 
degli studenti e promuoverla; 2.° Ammonire i non 



E LE GERMANICHE. 165 

diligenti e darne avviso al Decano e al Rettore, oc- 
correndo provvedimenti più gravi; 3.° Sono obbligati 
a osservare il portamento degli studenti, special- 
mente nelle lezioni, e di riferirne alla Facoltà e ai 
Rettore, perchè sia mantenuto l'onore e la riputa- 
zione della Università. Tutti debbono rilasciare gli 
attestati semestrali del grado di diligenza e di 
buona condotta degli studenti, che servono poi di 
base agli attestati di uscita dall'Università. 

I professori che sono Direttori d'istituti universi- 
tari (Laboratori di chimica, cliniche ecc.) debbono 
alla fine di ogni semestre d'inverno presentare al 
Senato e al Curator una relazione sui lavori che vi 
sono stati fatti. 

II professore di eloquenza latina ha l'obbligo spe- 
ciale di servir da organo dell'Università negli atti in 
latino, come nelle introduzioni ai cataloghi dei corsi. 

I doveri scolastici dei professori delle Università 
germaniche differiscono dai nostri per la diversità 
dell'ordinamento dell'anno scolastico; ma più an- 
cora per quel loro cardine fondamentale, l'obbligo 
dello studente di pagare un determinato onorario 
per l'iscrizione a ogni singolo Corso degl'insegnanti, 
tanto ufficiali, quanto privati: onorario che colla sua 
eguaglianza rende possibile la concorrenza dei gio- 
vani e privati docenti, stimola il professore uffi- 
ciale a far il maggior numero possibile di lezioni, 
a contentarsi dell'ufficio di professore, e a fare ogni 
sforzo per mantenere a sé dintorno la gioventù. 

In Italia i Corsi sono annuali, l'anno scolastico 
(salvo qualche Università come Roma, in cui sì 
comincia e si termina 15 giorni innanzi) ha prin- 
cipio al 1.° novembre, e termina al 15 agosto. 



166 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

Le lezioni cominciano ai 17 novembre, e termi- 
nano col giugno. Due mesi quindi sono occupati in 
molteplici esami, di ammissione, speciali e generali. 
Vi ha poi delle vacanze intermedie, non solo a Na- 
tale, ma anche a Carnevale e a Pasqua, piccole per 
verità secondo il regolamento, ma che (specialmente 
negli anni scorsi) si sono più o meno capricciosa- 
mente estese per la forza delle abitudini e la fiac- 
chezza universale. In Germania Tanno scolastico 
è diviso in due periodi o Corsi semestrali distinti, 
l'invernale e l'estivo. L'invernale generalmente co- 
mincia intorno la metà di ottobre, e le lezioni ne 
cominciano in Baviera, come a Roma, ai 2 novem- 
bre, ma han termine al 15 marzo, o nel sabato che 
precede la settimana santa. L'estivo comincia il 
15 aprile, e termina intorno la metà di agosto. 

Le ferie propriamente dette sono dunque divise 
in due periodi, in autunno e in primavera; si hanno 
durante l'inverno le vacanze di Natale, a un di- 
presso come da noi, dai 24 decembre ai 2 o 3 gen- 
naio. Non se ne hanno in Pentecoste, oltre i giorni 
propri delle feste, né in Carnevale. Se stiamo dunque 
ai regolamenti, non sono minori le ferie nelle Uni- 
versità germaniche di quelle che in Italia. Sono 
però diversamente ripartite che da noi. 

In Italia i corsi sono ad anno, e quindi la vacanza 
fra i due anni scolastici è più lunga; in Germania, 
ove l'anno è diviso in due corsi semestrali distinti, 
la vacanza autunnale di diritto è di due mesi (non 
contando però il tempo destinato all'i m matricola- 
zione, che in Baviera, come si è detto, è di 14 giorni 
in ottobre), ma vi sono poi le ferie di primavera 
a Pasqua, che in Prussia (non contando il tempo 



E LE GERMANICHE. t 167 

lasciato alla immatricolazione) sono state deter- 
minate in altre tre settimane; in Baviera in un 
mese. 

In Italia tutti i corsi dei professori, salvo la tassa 
generale per l'iscrizione dell'anno, sono gratuiti e 
pubblici. In Germania invece si distinguono in pub- 
blici, ossia gratuiti, cui han diritto d'intervenire 
gratuitamente tutti gì' immatricolati ; in privati 
(Privatvorlersung), per cui bisogna pagare all'inse- 
gnante, sia privato docente, sia professore ordina- 
rio o straordinario, un onorario determinato; ed in 
privatissimi, per i quali il professore può apporre 
speciali condizioni di ammissione e di rimunera- 
zione, e che può anche fare a casa sua. Ora ogni 
professore ordinario o straordinario è obbligato ad 
annunciare in ogni semestre nel Catalogo dei Corsi 
un corso pubblico sopra la sua scienza, almeno di 
due lezioni per settimana, ed un altro corso pri- 
vato. Il numero delle lezioni e le ore sono stabiliti 
dalle Facoltà. L'onorario che percepiscono a questo 
riguardo è fondato sul numero delle ore settima- 
nali e su altre circostanze, per esempio sugli eser- 
cizi che vi sieno congiunti. Il tutto è subordinato 
alle prescrizioni o generali come in Baviera, ovvero 
delle singole Università. Pei Corsi privatissimi ab- 
biam detto che il professore è più libero. 

Tutti i professori sono obbligati (Halle) quattro 
settimane prima della fine del semestre ad annun- 
ciare al Decano i Corsi che intendono di fare nel 
semestre successivo; perchè si possa nella Facoltà, 
cui allora convengono anche gli straordinari, esa- 
minarsi e giudicarsi se manchi qualche Corso es- 
senziale, e se sia il caso di proporre al Ministro 



168 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

di provvedervi; e perchè s'impedigca la collisione 
dei corsi principali nelle medesime ore. Il decano 
poi invia il Catalogo al Rettore. A Bonn, salvo 
che nella determinazione delle ore, occorre l'ap- 
provazione del Ministro. 

I professori straordinari sono pari agli ordinari 
nel diritto di fare lezioni nelle varie discipline della 
propria Facoltà e nell'autorità sopra gli studenti, 
nonché di godere degli Istituti universitari; ma non 
han diritto, come abbiamo avvertito, di far parte 
del Senato, di essere decani, e in generale di far 
parte della Facoltà, considerata nel senso stretto 
accennato di sopra. 

I privati docenti possono soltanto insegnare in 
quelle materie, nelle quali hanno ottenuto l'abili- 
tazione. Né gli straordinari han diritto di essere 
promossi ordinari per anzianità, né i privati do- 
cènti di esser fatti professori straordinari; ma ci si 
perviene soltanto per la loro così detta Vocazione, 
cioè per merito di opere o fama d'insegnamenti, 
riconosciuti da una Facoltà germanica e accolti da 
un Governo. 

Nessun processore ha il diritto d' insegnare egli 
solo la sua disciplina, ma è obbligato a sostenere 
la concorrenza. I professori ordinari e straordinari 
non possono far Corsi su materie appartenenti ad 
altre Facoltà senza intendersi colle medesime. È 
loro vietato di fare un Corso pubblico sulle materie, 
sulle quali sono annunciati dei Corsi privati, o di 
far nello stesso semestre un corso privatissimo 
sulle stesse materie, sulle quali hanno annunciato 
un Corso pubblico (Baviera). 

Per l'uso delle sale i professori ordinari hanno 



E LE GERMANICHE. 169 

diritto di preferenza sugli straordinari, e amendue 
sui privati docenti. Tutti sono obbligati a eseguire 
le prescrizioni sull'ammissione e sull'esclusione dai 
Corsi, cioè di accettare (tranne che ai privatissimi) 
gli studenti immatricolati e gli uditori ammessi e 
di rifiutare gli esclusi. A Bonn, in caso di non a* 
dempimento, il professore è avvertito dal Questore, 
quindi, persistendo, dal Rettore. 

Ogni professore può fare un Corso sopra ogni di- 
sciplina della sua Facoltà, ma il Decano può oppor- 
si, e giudica in appello la Facoltà, salvo il diritto di 
ricorso al Ministro. Chi vuole fare nel semestre un 
corso diverso dall' annunciato, ha d'uopo del per- 
messo ministeriale. L'aumento delle ore stabilite 
deve essere (Bonn) approvato dal Curator, il quale 
deve badare che non sia resa impossibile la fre- 
quentazione degli altri insegnamenti. 

Tutti i professori sono obbligati a considerare 
l'insegnamento come ufficio loro principale. A Ro- 
stock è sancito espressamente che nessun profes- 
sore può occupare altri uffici fuori dell'Università, 
senza dichiararlo al Concilium, e ottenere V auto- 
rizzazione dal Governo. Vi sono anche obbligati a 
dare un esemplare dei loro libri alla Biblioteca 
della Università. 

Ma i regolamenti, salvo in ciò che concerne i 
Corsi pubblici, non impongono loro le ore di lezioni 
che son tenuti a fare. In Italia il numero di esse 
è determinato nel minimum di tre, e non sono trop- 
po poche quando si pensa all'importanza accade- 
mica delle lezioni, ed al bisogno del Professore di 
darsi a qualche altra occupazione per provvedere 
al suo mantenimento, cui non basterebbe lo stipen- 



170 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

dio. A ogni m(5do vanamente il regplamento ha dato 
al Rettore il potere che non ha creduto di usare di- 
rettamente né il regolamento stesso né il Ministro; 
doveva riuscire inefficace per più ragioni, inutili 
a dire per minuto. In Germania tenendosi maggior 
conto della natura umana, non hanno determinato 
che il numero delle lezioni gratuite, cui i profes- 
sori sono obbligati, ma per il resto si seno rimessi 
allo interesse dei professori medesimi. È evidente 
che chi ne fa poche, o non sappia farne, poco può 
guadagnare; chi è capace ed operoso, prima di tutto 
è disputato da tutte le" Università germaniche che 
s'ingegnano di attirarlo a sé offerendogli le migliori 
condizioni; poi colla somma degli onorari proporzio- 
nati al numero delle lezioni che fa e a quello degli 
studenti che sa attrarre alla sua cattedra, può pro- 
cacciarsi un'entrata di parecchie diecine di mi- 
gliaia delle nostre lire all'anno. Era dunque inutile 
che la legge li obbligasse, od incaricasse di ciò 
alcuna Autorità. Bastò una forza più potente di 
ogni Rettore e di ogni Ministro, cioè l'interesse per- 
sonale, l'onorario crescente in ragione del merito 
e del lavoro. Lo zelo e l'operosità scientifica e di- 
dattica non possono riguardarsi come speciali pri- 
vilegi dei professori di stirpe o lingua germanica. 
Tanto è vero che dove il sentimento del dovere 
nel professore non è rafforzato dal suo interes- 
se personale, come nell'accettazione delle cariche 
e nell'intervento alle sedute, si è provveduto con 
precise e severe espressioni d'obbligo e sanzioni 
di multe. Io sono ben lontano dal disconoscere 
o dal poco apprezzare l'amore agli studi così dif- 
fuso e vivo nella nazione germanica, nei suoi stu- 



E LE GERMANICHE. 171 

denti e nei suoi insegnanti. Ma sarebbe curioso il 
vedere se> abolendosi l'onorario, come è accaduto 
in Francia e in Italia, si potrà mantenere a lungo in 
Germania in fiore il privato docente, e Fattività 
del professore pubblico. 

Però i professori sono obbligati a dare le lezioni 
del Corso annunciato se hanno un certo numero di 
studenti (Zuhorers): a Rostok, Strasbourg ecc. di 3, 
a Bonn di 4. Se ne sono impediti da qualche giusto 
motivo, debbono farsene dispensare dal Curator. In 
Baviera se sono inscritti 10 studenti, questi pos- 
sono esigere che il Corso sia continuato sino alla 
fine del semestre. 

In Italia il Rettore può dare un congedo fino a 20 
giorni, al di là occorre una licenza del Ministro. 
A Berlino, tranne nelle ferie, per assentarsi più di 
3 giorni occorre non solo la notificazione al De- 
cano e al Rettore, ma anche il permesso del Mi- 
nistro. Durante le ferie basta informare dell'as- 
senza il Decano, il Rettore ed il Curator. I profes- 
sori però che sono nello stesso tempo Direttori 
d'istituti universitari, come cliniche ecc. debbono 
provvedere alla supplenza, e farla approvare dal 
Curator. A Strasburgo per vacanze di due giorni 
occorre il permesso, e fino a 5 lo concede il Decano, 
fino a 14 il Rettore, fino a sei settimane il Curator, 
e al di là il Cancelliere dell'Impero. Ad Halle chi 
vuole abbandonare l'ufficio deve dichiararlo tre 
mesi prima al Curator, e dimandare per suo mezzo 
la dimissione, a Rostock quattro mesi. 

A Strasburgo non si può rendere emerito un pro- 
fessore (Emeritirung\ ossia collocarlo a riposo, sen- 
za suo consentimento; ma può dimandarlo a 65 anni 



172 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

di età, o quando gli venga tolta la direzione di 
una clinica o di uno istituto universitario. 

Vi è in quelle Università una cassa delle vedove 
e degli orfani dei professori. Quella di Lipsia fonda- 
ta nel 1872 è un' opera pia con capitali ed entrate 
proprie, autorizzata a ricevere doni e legati, am- 
ministrati dall'Università, che rende i suoi conti, 
dapprima al Senato, accademico, poi al Ministro. 

Sono obbligati ad una ritenuta in suo favore 
tutti i professori stipendiati, ordinari e straordi- 
nari, siano o no maritati, nonché gl'impiegati sta- 
bili dell'Università. 

Si perde ogni titolo a partecipare ai benefizi di 
essa cassa in caso di volontaria dimissione, o di 
perdita dell'ufficio per sentenza giudiziaria o disci- 
plinare; non già in caso di malattia, di giubila- 
zione, di sospensione. Non si dà luogo in nessun 
caso a restituzione di quello che siasi contribuito. 

I privati docenti hanno molti diritti, ma anche 
doveri corrispondenti. 

Le Facoltà Germaniche, sono sempre libere di 
concedere l'abilitazione a insegnare nelle Univer- 
sità come privati docenti, anche senza esami e 
spese, agli uomini segnalati e di merito ricono- 
sciuto nel monBo scientifico od intellettuale: ma 
generalmente, se tutti possono aspirarvi, occorrono 
per ottenerla parecchie condizioni e pruove. Si ri- 
chiede il grado di dottore o di maestro, l'adempi- 
mento dei doveri militari, il trascorrimento di tre 
anni, dacché si è cessato di essere studente. Occorre 
si presenti coll'esposizione della sua vita scientifica 
(curriculum vitae) una dissertazione latina o tede- 
sica. L'istanza si propone alla Facoltà, questa decide 



E LE GERMANICHE. 173 

a maggioranza se è il caso di procedere all'esame 
dei titoli; ed in tal caso nomina una Commissione 
di suoi professori, i quali fra 14 giorni ne facciano 
relazione. Gli eletti, al solito, non possono rifiutarsi 
all'adempimento di questo dovere accademico. Se 
su questa relazione la Facoltà non crede i pre- 
sentati titoli sufficienti a procedere nell'esame di 
abilitazione, gli assegna un termine nell'anno per 
un'altra prova; se invece li crede sufficienti, lo am- 
mette ad un lezione di pruova, alla quale è ob- 
bligatorio l'intervento dei professori sotto pena di 
multa. Il candidato ha quattro settimane di tempo 
per una tal prova, dopo la comunicazione del tema. 
Dopo di questa lezione si ha il Colloquium col pro- 
fessore della materia, cui si riferisce la lezione; è 
però in facoltà di ogni professore d'interloquire. 
Dopo tutto ciò la Facoltà decide se abilitarlo op- 
pur no; e se si ottiene la abilitazione, nella Facoltà 
di filosofia di Berlino, il candidato deve fra tre mesi 
far sopra un dato tema una lezione pubblica la- 
tina, con annuncio in latino. Quindi la proposta di 
abilitazione si presenta al Curator o al Ministro. 

Né paiano soverchie queste pruove, quando si 
pensa ai diritti, che acquistano i privati docenti. 

Fan parte, oltre che della corporazione Univer- 
sitaria, della Facoltà in senso lato; sono invitati 
alle solennità,, godono della biblioteca, delle colle- 
zioni e stabilimenti universitari, come gli altri pro- 
fessori; le loro lezioni, come in Italia, non sono 
computate in ciò che concerne la compiutezza dei 
Corsi della Facoltà rispetto al Governo, ma rispetto 
agli studenti hanno l'effetto legale di quelle dei 
professori ufficiali. Sono però obUigati (il che non 



174 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

ha luogo in Italia) a fare le lezioni che hanno an- 
nunciate; o se nel termine stabilito non annun- 
ciano il corso che intendono di fare nel prossimo 
semestre, sono cancellati dall'albo; quelli che per 
due semestri non fanno lezione, senza esserne stati 
esentati dal Curator o dal Ministro, perdono la ve- 
ntavi legendi, e per riaverla occorre loro una nuova 
abilitazione. Può anche loro togliersi quella già ot- 
tenuta in seguito a motivata deliberazione della 
Facoltà, approvata dal Curator, salvo ricorso al 
Ministro. Il privato docente non può fare nello stes- 
so semestre un Corso gratuito sulla stessa materia, 
sulla quale un professore ordinario o straordinario 
"* abbia annunciato un Corso privato. 

Così è impedita la concorrenza sleale verso gli 
insegnanti pubblici. È vietato poi a tutti gl'inse- 
gnanti di ricevere direttamente gli onorar!, o di 
dare privatamente delle esenzioni, o di diminuire 
od accrescere 'quello legalmente stabilito: salvo 
che il Senato accademico per motivi speciali, sulla 
proposta della Facoltà, non conceda di abbassarlo, 
sia a tutta la Facoltà, sia a qualcuno degli inse- 
gnanti. Gli onorari sono riscossi dai questori, sulle 
liste che loro si comunicano dai docenti; e questi 
osservando il libro dei Corsi, su cui si notano dal 
questore i pagamenti, si assicurano se gli onorari 
sono stati soddisfatti, ovvero se ne sieno stati e- 
sentati. 






E LE GERMANICHE. 175 



IV. 
DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI. 

In Italia gli studenti, per essere regolarmente 
inscritti, hanno il dovere non solo di presentare 
lo attestato di licenza liceale, senza di che in ve- 
rità non si potrebbe riputare che abbiano quella 
preparazione intellettuale necessaria a poter pro- 
fittare degli insegnamenti universitarf, ma anche 
di sostenere un esame di ammissione. Debbono pa- 
gare le tasse di ammissione, di iscrizione annuale 
e di laurea. Non pagano però ai singoli insegnanti 
alcuno speciale onorario per le lezioni che ne rice- 
vono. Hanno il diritto di preferire quelle di un 
privato docente, ma pareggiato, non hanno quello 
di graduare i loro studi diversamente da ciò che è 
stato determinato dall'autorità per le varie Facol- 
tà. Debbono poi sostenere un esame speciale sopra 
ogni disciplina della propria Facoltà, e quindi per 
addottorarsi un esame generale o di laurea. 

Quanto alla disciplina, se stiamo al Regolamento, 
gli studenti e gli uditori hanno il dovere di assi- 
stere alle lezioni; mancando, sono ammoniti; prima 
dal Preside della Facoltà; persistendo, il Rettore ne 
avverte la famiglia, quindi può aver luogo la so- 
spensione ed anche l'esclusione dagli esami. 

Possono quelli di una Facoltà adunarsi nel re- 
cinto dell'Università, per affari scolastici, previo 
l'assenso del Rettore che assegna il locale dell'adu- 
nanza; han però diritto d'intervenirvi e di parlarvi, 



176 LE UNIVERSITÀ tTALIANE 

i professori, il preside, il rettore, ed anche di scio- 
glierla, se si dipartono dallo scopo dichiarato. 

Le altre riunioni, comprese quelle di studenti 
di varie Facoltà e con estranei, sono vietate. È vie- 
tato ricevere deputazioni o petizioni collettive di 
riunioni legali, o di adunanze che si proponessero 
un intento contrario alle leggi e alle discipline 
scolastiche/opposizione o pressioni illegali sulle 
autorità scolastiche. 

Le pene scolastiche sono: 
1.° L'ammonizione del Preside; 
2.° L'interdizione temporanea, per parte del 
Rettore, da uno o più corsi; 

3.° La sospensione dagli esami; 

4.° L'esclusione temporanea dalla Università. 

Queste due ultime pene sono pronunciate dalla 
Facoltà, salvo ricorso al Ministro. 

Il regolamento non determina se, e a quali do- 
veri, vada soggetto lo studente fuori dell'Uni- 
versità. 

Ben diversa è la. somma dei diritti e forse più- 
ancora dei doveri, degli studenti germanici, e la 
giurisdizione accademica, cui sono sottoposti. 

In Germania tutto poggia, com'è naturale, sulla 
base dell'immatricolazione, ossia sul conferimento 
della cittadinanza universitaria; che ne fa parte- 
cipare ai diritti, ne impone i doveri, assoggetta 
alla giurisdizione accademica non solo disciplinare, 
ma anche per lo più alla penale e alla civile. 

L'immatricolazione ha luogo presentando i do- 
cumenti richiesti, vale a dire ciò che noi diciamo 
l'attestato di licenza liceale, o un equivalènte, come 
sarebbe da noi un diploma d'istituto tecnico per la 



E LE GERMANICHE. 177 

Facoltà matematica; per quelli che provengono da 
altra Università germanica si richiede l'attestato 
di essa. Si richiedono anche la lede di buona con- 
dotta, la carta di soggiorno della polizia. Se i pro- 
venienti da altra Università vi sono stati puniti, 
la Commissione d'immatricolazione risolve se rifiu- 
tarlo o iscriverlo colla condizione del Consiliwn 
abeundi, in caso di nuova mancanza. Se si è già 
avuta una tal condanna, occorre il permesso del 
Ministro, e pei relegati anche quello del Governo 
dell'Università relegante. Quelli che hanno inter- 
rotta la vita universitaria, devono presentare un 
attestato dell' autorità del luogo, dove sono stati 
domiciliati nell'ultimo anno, nel quale sia specifi- 
cato se hanno frequentato alcun istituto d'istru- 
zione. Tutti debbono allegare il consentimento del 
padre o di chi lo rappresenta, e dichiarare se hanno 
adempito al dovere militare. Sono ammessi, col 
permesso dei loro superiori, alle lezioni ed al com- 
puto dell' anno scolastico, adempiendone i doveri, 
i volontari di un anno. S'intende che bisogna pa- 
gare le tasse prescritte per l'immatricolazione. 
Non occorre esame di ammissione, voluto così poco 
a ragione in Italia. Oltracciò quello che si ha di 
veramente particolare in Germania a questo ri- 
guardo si è la solennità, con cui ha luogo l'imma- 
tricolazione; cioè si procede col tocco della mano 
del Rettore (Handschlag Handgelubde) che dà l'idea 
dell' antico omaggio ligio feudale, e vuol dire la 
promessa solenne di osservanza delle leggi acca- 
demiche e di obbedienza al Rettore. Il giovine 
scrive di proprio pugno nel registro i dati richie- 
sti. Ne riceve l'attestato di matricolazione, una 

12 



178 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

carta di ricognizione o di legittimazione (Erkennun- 
gskarte, Legittimations Karté) che lo studente deve 
sempre aver seco, e in caso di smarrimento deve 
subito farsi rinnovare sotto pena di multa; un esem- 
plare delle prescrizioni per gli studenti, il catalogo 
dei corsi pel semestre. 

Se i documenti sono manchevoli, ma hanno ap- 
parenza di potersi completare, il giovine si am- 
mette provvisoriamente, si scrive, se vi ha luogo, 
alle autorità per informazioni, ma se fra quattro 
settimane non si ha risposta, si rifiuta l'ammis- 
sione definitiva. 

L'attestato di immatricolazione è rilasciato dal 
Rettore; quello di ricognizione, in Baviera, è rila- 
sciato dai Direttorio di Polizia dell'Università, di cui 
diremo. In questo attestato si segnano i mutamenti 
di abitazione ecc. (Lipsia ecc.). 

Le più minute disposizioni di polizia regolano 
questo dovere dello studente d'immatricolarsi. In 
Baviera, fra 24 ore dopo la sua venuta deve pre- 
sentarsi alla polizia per la carta di soggiorno, e 
fra 48 ore alla segreteria dell'Università per farsi 
immatricolare. Il rifiuto della matricola trae seco 
l'obbligo di allontanarsi dalla Università (Gottinga). 
Lo studente deve notificare al Rettore e al Direttore 
di polizia dell'Università il suo domicilio e i cangia- 
menti di esso, a Lipsia fra 3 giorni, nonché i suoi 
accompagnatori e servitori; non può trattenersi in 
alberghi più di 8 giorni dopo l'immatricolazione, 
né albergare presso di sé altri studenti od estranei. 
Partendo o tornando dalle ferie deve presentare 
alla segreteria la matricola, perchè ne sia fatta 
annotazione. 



E LE GERMANICHE. 179 

In generale il termine dell'immatricolazione co- 
mincia per il semestre di inverno al 15 ottobre e 
dura 14 giorni, a Strasburgo è di 4 settimane; pel 
semestre d'estate in Baviera al 15 aprile e dura 8 
giorni. Il Rettore, per causa di malattia od altro va- 
lido motivo, può immatricolare a tutto novembre, 
e pel semestre estivo a tutto maggio. 

Dopo l'immatricolazione (in generale fra 8 giorni) 
si è obbligati a presentarsi al Decano della Facoltà, 
di cui si vuole far parte; altrimenti s'incorre nelle 
pene disciplinari. 

L'immatricolazione una volta ottenuta vale per 
tutto il tempo che si sta o si può stare nell'Univer- 
sità; ma quella cittadinanza universitaria si perde 
in vari casi: per il trascorrimento del periodo 
degli studf; per essersi allontanati senza permesso 
(o salvo che per malattia od altra causa riconosciuta 
legittima) dall'Università per più di 4 settimane, 
(Baviera), a Lipsia ed a Halle per un semestre; per 
prolungamento arbitriario di ottenuto permesso; 
quando, malgrado dell' avvertimento del Rettore, 
entro 6 settimane dal cominciamento delle lezioni 
non si è iscritti almeno a un corso privato; per 
trascuranza di ripresentare la matricola al nuovo 
semestre o al ritorno dalle ferie; per immatrico- 
lazione in altra Università; per pena di espulsione 
nei suoi varf gradi. A Lipsia si perde anche per 
avvenuto matrimonio. S'intende che cessa col dot- 
torato e coli' attestato di uscita dall'Università; si 
può però ottenere un prolungamento per causa di 
perfezionamento in qualche studio. 

Come ogni studente per godere la cittadinanza 
accademica è obbligato a procacciarsi l'attestato di 



180 - LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

entrata, nell'uscire dall'Università (a Bonn fra 4 
settimane) è obbligato a procurarsi dal Rettore l'at- 
testato di uscita (Abgangszeguniss). A Strasburgo 
per ottenerlo fa d'uopo presentare al segretario fra 
gli altri attestati quelli di pagamento degli onorarf, 
e quello della Biblioteca dell'Università che non se 
ne ha in mano alcun libro. In Baviera si segnano dal 
Rettore o dal Direttore di polizia dell'Università le 
pene avute; si può lasciare soltanto di dirle, quando 
non siano state superiori a tre giorni di carcere- 
Si segnano in questo attestato finale i Corsi fre- 
quentati, il grado di diligenza e di buona condotta 
tenutavi. Senza di questo attestato non si può poi 
essere ammesso ad alcun esame di Stato, o dignità 
accademica, o a qualsiasi ufficio, per cui si richiede 
un titolo universitario. A Lipsia vi ha tre gradi 
di valutazione della condotta. Quando non ci sia 
stato nulla a osservare, si scrive che non ci è stato 
nulla di contrario ( Widriges) al dovuto; se si sono 
avute soltanto delle riprensioni, o pene di carcere 
non superiori ai 14 giorni, né si è avuta la mi- 
naccia <jel Consilium abeundi, si scrive che non 
ci è stato nulla di grave; ma se ci sono state delle 
pene superiori alle dette, se ne fa espressa men- 
zione, e l'ufficio giudiziario dell'Autorità Univer- 
sitaria tien registro anche degli assoluti per man- 
canza di prova giuridica. 

Questo attestato di uscita a Lipsia si rifiuta, 
non solo agli espulsi (salvo che non preferiscano di 
averlo coll'annotazione della pena o della causa della 
espulsione), ma anche agli allontanati dalla Uni- 
versità, perchè manchevoli ai loro doveri di paga- 
mento degli onorari ai professori e degli altri debiti. 



E LE GERMANICHE. 181 

Si ha ancora una specie di piccola matricola per 
quelli che intendono di frequentare soltanto alcune 
scuole dell'Università, come i farmacisti, gli al- 
lievi forestali e simili. A Lipsia, quelli che vogliono 
studiare soltanto chirurgia per due anni, debbono 
presentare lo attestato di aver superato l'esame 
speciale prescritto all'uopo. Per quelli che non vo- 
gliono frequentare l'Università per acquistare una 
compiuta coltura, né addirsi al servizio dello Stato, 
ma solo per studiare alcune materie delle scienze di 
Stato o Camerali, basta l'attestato di un Direttore di 
ginnasio che essi hanno almeno quella coltura che 
è richiesta negli scolari di 3/ classe di un ginna- 
sio sassone. 

Gli stranieri abbisognano del certificato della po- 
lizia che nulla osti alla loro ammissione, $ a Stra- 
sburgo che il Rettore, sugli attestati che presenta- 
no, li giudichi forniti della cultura necessaria. 

Si può essere esentati dalla immatricolazione, 
quando si vogliano seguire Corsi speciali, o siasi 
di età matura; ma occorre sempre una conveniente 
preparazione intellettuale e la buona riputazione 
morale. 

Gl'insegnanti possono ammettere uditori col per- 
messo del Rettore, e subordinatamente alle prescri- 
zioni del Senato; ma sono esclusi i giovani immaturi, 
quelli che sarebbero capaci d'immatricolazione (ad 
Halle fra i 16 e 30 anni, a Bonn con termini più 
generali in età ordinaria di studenti), quelli che non 
hanno il grado necessario di coltura intellettuale e 
morale: quelli che hanno spontaneamente restituita 
la matricola ovvero che ne sono stati privati; gli 
espulsi dalle altre Università germaniche colla 



182 Le università italiane 

pena della relegazione. Degli uditori si tiene spe- 
ciale registro. S'intende che la loro ammissione è 
sempre tassata, ed assoggetta alle discipline. Essa 
è ancora, sempre rivocabile. 

L'immatricolazione dà diritto a frequentare i 
corsi, le collezioni, la biblioteca; s'intende sempre, 
alla condizione dell'osservanza degli statuti o dei 
regolamenti, ed all'adempimento degli ordini del- 
l'Autorità, dei quali obblighi or ora diremo. 

Possono non solo preferire i privati docenti agli 
ufficiali, ma anche graduare i vari studi, ai quali 
sono obbligati, nel modo che credono (Lernfreiheit). 

A Vienna (diritto importante nelle Università nu- 
merose, massime in alcune scuole come le speri- 
mentali) gli studenti possono chiedere ed ottenere 
un detcrminato posto nella sala, con preferenza dei 
primi che lo domandano. 

Gl'immatricolati hanno bensì lo accennato dovere 
di pagare le tasse d'immatricolazione e gli onorarf 
stabiliti pei Corsi, ma han diritto, come in Italia, 
a domandare l'esenzione per mancanza di mezzi, 
purché ne siano meritevoli per dimostrata dili- 
genza e buona condotta. Ma la concessione di questa 
esenzione, ben altrimenti che da noi, è minuta- 
mente regolata. 

In Baviera ogni Facoltà (articolo 70 e seguenti) 
nomina' un membro alla Commissione che giudica 
sulle domande di esenzione o di diminuzione delle 
tasse e degli onorarf. Essa è presieduta dal Ret- 
tore che, al solito, in caso di parità ha voce pre- 
ponderante. Hanno l'esenzione intera quelli che 
sono sforniti atfatto di mezzi, ma son ricchi di 
segnalati attestati scolastici e morali. Quelli di 



E LE GERMANICHE. 183 

stretta fortuna, ma noti privi affatto di mezzi, pos- 
sono avere quella diminuzione che stima la Com- 
missione. Sono determinati gli attestati necessari, 
il più minuto stato di famiglia, da cui apparisca se 
sono orfani, se hanno fratelli e sorelle, i mezzi di 
•vita della famiglia, e quelli, coi quali finora lo 
studente si è mantenuto. I candidati soli tenuti a 
dare ogni spiegazione personale al Rettore, e in 
caso di menzogna sono puniti con pene disciplinari. 
Tali concessioni, se fatte nel 1.° semestre, valgono 
per tutto Fanno; sé nel secondo, per esso solo, ma 
possono confermarsi colla medesima procedura. Le 
sentenze della Commissione sono inappellabili tanto 
dal lato degli insegnanti, quanto degli studenti. 

Oltracciò si ha diritto a concorrere ai premi, ai 
sussidi in denaro e a rate (Stipendierì) e a quelli in 
natura, ossia mediante tavola franca (Frettiseli), e 
a tutti gli altri benefici universitari. Quando il con- 
corso non è regolato dalle tavole di fondazione, sup- 
plisce, dove la Facoltà, dove il Senato, coll'appro- 
vaziotìe del Curator. 

In Italia si concorre, davanti al Consiglio supe- 
riore, ai sussidi di perfezionamento negli studi al- 
l'estero od all'interno; in Germania le Facoltà 
hanno dal Governo un fondo per premt agli stu- 
denti meritevoli e sforniti di mezzi. A Strasburgo 
ogni Facoltà conferisce un premio di 600 marchi; 
la giuridica di 900, di cui 300 per lavori di scienze 
di Stato; a Bonn, laddove le altre Facoltà ne danno 
uno, la filosofica ne conferisce due. Questi premi 
si conferiscono per concorsi di lavori in iscritto, 
sia su dato tema comune, sia su uno libero; ma si 
lia però riguardo agli attestati di esami, al tempo 



184 LE UNIVERSITÀ ITAXJANE 

dello studio ed alla Facoltà, cui il candidato ap- 
partiene. A Bonn è prescritto che tali temi siano 
puramente scientifici e non pratici. Il Prorector è 
rispettare speciale dei sussidiati. A Lipsia « un as- 
serzione falsa trae seco non solo la perdita di tutti 
i benefizi di diritto privato, ma anche l'obbligo di 
restituire il già percepito >. 

In Sassonia (istituzione degnissima di conside- 
razione ed imitazione) si ha diritto di godere del 
fondo costituito per far profittare del beneficio del 
volontariato di un anno nell'adempimento del do- 
vere militare degli studenti, che non hanno mezzi 
di equipaggiarsi, ossia di sostenere la spesa occor- 
rente all'uopo. 

Questo fondo è costituito: 
1.° Dalle contribuzioni volontarie degli stu- 
denti nell'iscrizione; 

2.° da una quota nella tassa della città di Lipsia 
sugli studenti pei loro cani; 

3.° dagli avanzi di tutte le altre casse dipen- 
denti dal Senato accademico; 

4.° dai suoi propri averi o interessi di capitali 
(Zinserì). 

Si applicano le entrate, non i capitali. Il fondo è 
considerato come appartenente all'Università, ed è 
amministrato dal Rettore o dal Senato accademico, 
che concede tali agevolezze e che risolve i dubbi 
regolamentari: ma bisogna provare, come da per 
tutto negli altri sussidf, il bisogno economico e il 
merito intellettuale e morale. 

A Bonn, gli studenti, pagando una data somma, 
formano una specie di società di mutuo soccorso 
in caso di malattia, che dà diritto allo studente 



E LE GERMANICHE. 185 

di avere gratuitamente le cure mediche e di poter 
andare all'Istituto clinico dell'Università. 

Fra gli altri diritti degli studenti, ossia della 
cittadinanza universitaria, si ha quello notevolis- 
simo di prendere a prestito i libri della biblioteca, 
conformandosi, s'intende, alle discipline della me- 
desima. Queste, a Strasburgo, Lispia, Gottinga ecc., 
si possono epilogare alla guisa seguente: 

Nei giorni e nelle ore stabilite (a Lipsia la biblio- 
teca è chiusa dal 24 marzo al 15 aprile, e dal 1.° 
al 21 settembre) gli studenti possono ottenerne li- 
beramente i libri. A Strasburgo però fa d'uopo pa- 
gare una tassa di 4 marchi per semestre^ Bisogna 
indicare nella scheda che si trova disposta all'uo- 
po, se si vuole leggerli nella sala di lettura, o a 
casa. Per averli a prestito bisogna avere a Lipsia 
dal Tribunale universitario una carta valevole pel 
semestre, controsegnata da un docente dell'Uni- 
versità, e che si deposita alla biblioteca; a Stra- 
sburgo, basta presentare la carta di legittimazione; 
e se non è conosciuta la propria firma, occorre 
l'attestato di un professore. Si segna sulla scheda di 
domanda il proprio nome, il luogo di abitazione ecc. 
Salvo permesso del capo della biblioteca, sono 
esclusi dai prestiti i dizionari, i glossar!, i libri 
rari, quelli di frequente uso, quelli di mero tratte- 
nimento, i manoscritti, le opere di ricca legatura 
e di arte. Non si possono nello stesso tempo tenere 
dalla biblioteca in casa più di 6 volumi a Gottinga, 
più di 10 a Strasburgo, più di 12 a Lipsia. È vie- 
tato di prenderli per terze persone, sotto pena di 
esclusione dai benefici e dall'uso della biblioteca. Si è 
obbligati a restituirli fra 4 settimane, ma se l'opera 



186 LE UNIVERSITÀ ITAXLVNE 

non è domandata da altri, questo termine si può 
prolungare da 14 a 15 giorni, salva la facoltà del- 
l'amministrazione di domandarne la restituzione 
anche prima del termine stesso. Prima di porsi in 
viaggio tutti i libri si debbono restituire. Se al 
termine della riconsegna non si restituiscono, l'am- 
ministrazione li richiama con una lettera, e si è 
obbligati a pagare al portatore una multa di 40 
pfennings a Strasburgo, di 2 1/2 neugroschen a 
Lipsia. Se neppure si consegnano nel giorno inti- 
mato, nuova lettera e nuova multa di 5 neugros- 
chen, e si ricorre al Tribunale universitario. È 
vietato scrivere o far segni sui libri. In caso di 
danni o di guasti si è obbligati all'indennizzo, per- 
ciò nell'atto della consegna del libro si deve far 
costare il suo stato. Chi lo smarrisca è obbligato 
a indennizzare la biblioteca della perdita, e se il 
libpo non è in commercio deve pagare quel prezzo 
che vi appongono i periti. Il bibliotecario può ri- 
cusare l'uso della biblioteca a chi non ne rispetta le 
discipline. 

Gli studenti profittano anche di altre istituzioni 
più o meno annesse alla Università. 

A Lipsia vi ha un gabinetto accademico di let- 
tura (Akademische Lesehalle), di cui sono membri 
ordinari i professori e gl'impiegati dell'Università, 
nonché le persone colte della città, ma possono an- 
che esserlo come straordinari gli studenti ed udi- 
tori universitari. Ma laddove i membri ordinari 
sono obbligati ad anno, e pagano 4 talleri, gli stu- 
denti sono a semestre, e ne pagano uno. Gli è vero 
che nelle adunanze i primi soli possono votare; 
ma nella presidenza che è di 7 membri, entrano 



E LE GERMANICHE. 187 

due studenti, e questi sono eletti dai membri stra- 
ordinari in un'adunanza di essi, convocata dalla 
presidenza, e presieduta clai due membri straordinari 
della medesima. Le altre regole di questo gabinetto 
sono comuni ai regolamenti di simili istituzioni. 
Ho notato però questa particolarità: i giornali 
scientifici e politici restano nel gabinetto durante 
un anno, poscia si danno alla biblioteca. 



V. 



DEI DOVERI DEGLI STUDENTI E DELLA GIURISDIZIONE 

ACCADEMICA. 

La cittadinanza universitaria, se da una parte 
conferisce tanti diritti, obbliga, come è naturale, 
dall'altra ai doveri della vita universitaria, che 
sono molti e non lievi; e al cui adempimento ve- 
gliano nelle scuole i singoli docenti, quindi di mano 
in mano i Decani, le Facoltà, il Rettore, il Giudice 
ed il Senato. Si richiede da loro buona condotta 
morale (Sùtkam Seù), docilità (Folgsomkeù) verso 
i loro preposti, rispetto agl'insegnanti. A Bonn il 
dovere accademico comprende esplicitamente in sé 
la tolleranza confessionale e la frequentazione del 
servizio divino. 

Si ha dapprima l'accennato obbligo, entro 8 giorni 
dopo l'immatricolazione, d'iscriversi in una Facoltà. 
Nella prima metà del semestre si può passare da 
una Facoltà ad un'altra, ma occorre per essere 
accettato nella nuova l'attestato di quella, da cui si 
vuole uscire. A Strasburgo anche per la iscrizione 



188 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

ai corsi pubblici fa mestieri pagare una piccola 
tassa (40 pfennings) al fondo degli ammalati dell'U- 
niversità. 

Da per tutto ogni studente ha diritto di andare 
fino a tre volte a udire il corso privato di un pro- 
fessore; ma se vuole continuare deve recarsi alla 
questura della Università, pagare l'onorario dovuto, 
farsi annotare il pagamento nel ricevuto libro dei 
Corsi (Collegienbuch) che serve a un tempo di cer- 
tificato di frequentazione e di pagamento, e con que- 
sto dimostrare al professore di avere adempito il 
debito suo. A Lipsia gli studenti, dentro 11 giorni 
dall'immatricolazione, nonché gli uditori che hanno 
ottenuto dal docente e dal Rettore il permesso di 
ascoltare le lezioni, sono obbligati a iscrivere il pro- 
prio nome nel registro, e quindi a pagare al questo- 
re, entro le prime 4 settimane del Corso, l'onorario 
stabilito per il tal corso privato, o per il tale eserci- 
zio o laboratorio. Sono esenti da questo dovere, oltre 
quelli che hanno ottenuta l'esonerazione dalla com- 
missione a tal'uopo istituita (del Rettore, del Giudice 
e dei 4 Decani) i figli dei professori od impiegati che 
han contribuito o contribuiscono al fondo delle ve- 
dove; chi fa ufficio di famulus nel corso stesso, chi 
ripete l'udizione del corso (s'intende che questo non 
si applica agli esercizt e ai laboratori e ai corsi 
privatissimi). Se lo studente non paga, il questore 
si rivolge ai. parenti, e non gli si rilasciano gli 
attestati scolastici e quello di uscita; a meno che, 
non essendo dubbia la buona condotta e l'impossi- 
bilità a pagare, la Commissione non ne conceda il 
condono. 

In ogni semestre si deve dagli studenti presen- 



E LE GERMANICHE. 189 

tare al Decano la lista dei Corsi, cui si sono iscritti, 
e bisogna almeno iscriversi a uno. Sono sorvegliati 
dalle Facoltà nella iscrizione ai Corsi, nell'adempi- 
mento dei doveri in essi. I decani sono tenuti in 
particolare a sorvegliare la diligenza e la condotta 
degl'iscritti alla Facoltà; a richiesta del Rettore fan- 
no ufficio d'istruttori nelle accuse, e gì' insegnanti 
sono obbligati a fornire loro ogni dato. Se in un 
semestre non si ha udito alcun Corso, altrove se non 
s'iscrivono fra 4 settimane, si è cancellati dell'Al- 
bum, ed allontanati dall'Università. A Vienna a 
mezzo il semestre il Decano aduna la Facoltà, com- 
presi i privati docenti, e si dà conto in essa della 
frequenza, quindi ammonisce i negligenti. Alla fine 
del semestre la Facoltà delibera se negare a qual- 
cuno l'attestato e la computazione del semestre, e 
persistendo, anche l'allontanamento dall'Università, 
salvo il ricorso al Senato accademico. 

Se lo studente afferma di aver udito dei Corsi 
di altre Facoltà, deve presentare l'attestato dei pro^ 
fessori che ha uditi. Se però s'indugia in troppe 
lezioni preparatorie, o segue un numero di Corsi 
minore di quello che convenga, è chiamato a darne 
i motivi, ed è avvertito delle conseguenze. Si no- 
tano negli attestati quelli che ha frequentato, per- 
chè se ne tenga conto negli esami di Stato. In- 
somma in tutta Germania la libertà d'istruzione e 
d'iscrizione ai Corsi non vuol dire che non si abbia il 
dovere d'iscriversi e di non frequentarli, e vi è la 
pena deU'cxmatricolazione. 

Gli studenti hanno un obbligo importantissimo, 
ignoto in Italia, ed uno di quelli che più farebbe 
d'uopo introdurre, il dovere di non trascurare gli 



190 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

studf di coltura generale, filosofici e letterari, come 
matematici e naturali, e le Facoltà debbono curare 
che vi adempiano. 

A Berlino, i dottorandi in medicina sono obbli- 
gati al tentameli nelle materie di quella Facoltà 
filosofica, cioè in Logica e Psicologia, Zoologia, Bo- 
tanica, Mineralogia, e segnatamente in Fisica e 
Chimica. 

In Baviera poi (art. 22-24) bisogna applicare 
uno dei quattro anni di studio delle altre tre Fa- 
coltà alla Facoltà filosofica; e si ha bensì il diritto, 
sia di applicare a essa tutto il primo anno, sia di 
ripartire un tale studio nel primo biennio, ma sem- 
pre si è obbligati a otto Corsi ordinari della detta 
Facoltà, sotto il qual nome si intendono quelli, per 
cui sono stabilite da 4 a 6 ore settimanali. Si rac- 
comanda al giovine, nell'interesse della sua coltura 
generale e scientifica, di comprendere in queste 
otto materie e nel loro sviluppo storico, la filosofia, 
la filologia, la storia, la matematica, la fisica e la 
storia naturale. E i decani non ammettono agli esa- 
mi di dottore non solo quelli che non hanno stu- 
diato 4 anni in un'Università tedesca, ma anche 
quelli che non abbiano frequentato gli otto Corsi 
prescritti della Facoltà filosofica. La libertà di or- 
dinare i suoi studi è subordinata all' adempimento 
del detto dovere. 

Sicché la libertà d'istruzione negli studenti (Lern- 
freiheit) è ben diversa da quella che si crede co- 
munemente, e com'è naturale vi corrisponde T or- 
dinamento di una gran responsabilità rispetto al 
potere accademico. Questo poi ha autorità, non so- 
lamente sul giovine in ciò che concerne i doveri 



E LE GERMANICHE. 191 

propriamente scolastici e al di denteo dell'Univer- 
sità, ma anche al di fuori e per tutte le relazioni 
della vita, politiche, religiose, ed anche sociali e ci- 
vili. Quindi una penalità ed una giurisdizione acca- 
demica costituita così vigorosamente da non avere 
alcun riscontro in Italia. 

Le pene sono ben più gravi che in Italia: 

L'ammonizione semplice del Rettore (privatim). 

La riprensione pubblica ( Gecharfter Vertveis ) 
avanti al Senato o al Tribunale disciplinare; 

Le multe; 

Il carcere nell'Università, tanto preventivo, quanto 
di espiazione della pena, in Baviera fino a 14 giorni, 
in generale fino a 4 settimane, e distinto in due 
gradi, secondo il rigore nell'espiazione; 

La revocazione dell'esenzione di tasse, e delle 
concessioni dei sussudf e dei benefici; 

La sottrazione di un semestre dal competo degli 
studf, che in Baviera però comminasi perfino a chi 
si allontana due giorni dalle lezioni senza permesso 
del Rettore (art 48); la minaccia del Consilium 
abeundi, che ha per effetto la sua comminazione ef- 
fettiva, in caso di altra infrazione, ancoraché non 
recante per se sola l'allontanamento dall'Università; 

Il Consilium abeundi, ossia l'allontanamento dal- 
l'Università, da uno a tre semestri oltre il cor- 
rente; con facoltà di adirne un'altra; 

La dimessione o esclusione temporanea, da 1 a 4 
anni, dalle Università tedesche; 

La relegazione, ossia l'incapacità perpetua di ap- 
partenere ad un'Università germanica. 

Nell'applicazione delle dette pene si ha riguardo 
alla precedente condotta scolastica e morale, alla 



192 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

qualità di recidivo e alla indole delle pene avute 
per lo innanzi, alla confessione fatta spontanea- 
mente e a tempo, al tempo delle infrazioni, mas- 
sime se a notte alta. La pena veramente caratteri- 
stica si è quella del carcere nella stessa Università. 
Vi ha proprio interi regolamenti sulla sua espia- 
zione: sono permessi al condannato i libri scientifici 
e religiosi, non già tener cani, gatti o uccelli, e seb- 
bene (salvo che non se ne abbiano i mezzi) si deb- 
bano mantenere a proprie spese, è minutamente 
determinato il nutrimento che possono avere; son 
vietate le visite senza permesso, in Baviera del 
Rettore, in Prussia ed in Sassonia del Giudice; il 
quale deve concederle soltanto in caso di malat- 
tia, in casi rari e agli stretti parenti. 

La pena del carcere (Halle), ed anche nei casi 
gravi l'istruzione giudiziaria traggon seco la so- 
spensione del diritto di cittadinanza universitaria, 
il ritiro della matricola e della carta di ricogni- 
zione o legittimazione. Anzi, anche dopo espiata, 
il Rettore può proporre al Senato l'allontanamento 
dall'Università, e questo votarlo, salvo ricorso al 
Ministro. Il carcere oltre 4 settimane trae seco di 
diritto la perdita della cittadinanza accademica, e 
questa l'allontanamento dalla città, se non vi si è 
domiciliati; salva una decisione ministeriale che 
ne approvi la riammissione, e non si tratti di pena 
di perdita dell'onore. 

A Bonn la pena del carcere se non è superiore 
a 8 giorni, si espia di seguito; se è più lunga, essa, 
a giudizio del Rettore, può essere divisa, ed essere 
in parte espiata nelle ferie seguenti, se non sono 
remote. Il sottrarsi alla pena del carcere trae seco 



E LE GERMANICHE. 193 

l'allontanamento dall'Università. Il nome di chi 
perde la cittadinanza accademica si affigge alla 
tavola nera e si comunica alla polizia. 

Il Rettore è sempre il capo della giurisdizione 
accademica, ma questa non è esercitata dappertutto 
allo stesso mòdo, né dai medesimi organi, né ha la 
medesima estensione; segnatamente a Strasburgo, 
ove si è trovato uno stato di eguaglianza davanti 
alla legge, ed una abolizione di giurisdizioni spe- 
ciali troppo disforme dalla vecchia Germania. 

A Berlino, e generalmente in Prussia, per il Re- 
golamento dei 18 novembre 1819, la disciplina e la 
polizia universitaria, oltre che al Rettore e al Se- 
nato, sono affidate specialmente al giudice dell'Uni- 
versità; magistrato nominato dal Ministro d'istru- 
zione col consentimento di quello di giustizia; che 
non può essere un docente, ma che è pareggiato a 
un professore ordinario, che .è invitato come sena- 
tore alle adunanze del Senato, ma vi prende parte 
soltanto negli affari giudiziari, che è il consulente 
legale dell'Università, ma non è obbligato a difen- 
derla in giudizio. 

Al Rettore solo appartiene ciò che concerne la 
diligenza e i costumi degli studenti, e ciò che im- 
porta la pena dell'ammonizione e della sospen- 
sione. Per tali infrazioni non si procede per iscritto, 
ma se ne tiene un registro sommario, da far vedere 
ai Decani e al Giudice. 

Appartengono al solo Giudice tutti gli affari ci- 
vili degli studenti, il cui obbietto è esclusivamente 
pecuniario, e le informazioni che non importano 
una pena maggiore di 4 giorni di carcere. 

Il Giudice esamina ogni affare civile e discipli- 

13 



194 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

nare per vedere se è di sua competenza, ovvero del 
Senato; può interrogare e dimandare schiarimenti 
a tutti i membri dell'Uni versità, e ogni senatore 
d'altra parte può fargli delle osservazioni. 

Se il Rettore e il Giudice non si accordano sulla 
competenza intorno ad un'azione, decide il Senato. 

Se l'accusa sorpassa la pena di 4 giorni di car- 
cere, l'istruzione appartiene al Giudice, che poi la 
comunica al Rettore, il quale in caso d'impedi- 
mento può rimetterla al Prorettore e a un profes- 
sore ordinario della Facoltà dell'accusato. Il giu- 
dizio però appartiene al Senato. Il ricorso al Mi- 
nistero contro le pene della relegazione dev'esser 
fatto tra 4 giorni, contro le altre pene fra 48 ore. 

L'esecuzione delle sentenze, nonché l'ispezione 
del carcere, appartiene al Giudice. Il Giudice inoltre 
è l'organo di comunicazione del Senato colla poli- 
zia locale, per esempio in caso di autorizzazione 
alle processioni degli studenti. 

A Lipsia vi è un tribunale civile e disciplinare 
per gli studenti, composto del Rettore, del Giudice 
che ha le funzioni istruttorie, e di un assessore. 
Contro le sue sentenze disciplinari o penali si ha 
diritto di ricorso al Ministro, ovvero domanda di 
grazia fra 10 giorni; contro le civili il regolare 
appello giudiziario. 

A Strasburgo le prescrizioni disciplinari, salva 
che nei casi di urgenza, sono ordinate dal Senato, 
ma vi ha un ufficio disciplinare costituito nel seno 
di esso, e composto del Rettore presidente, del Pro- 
rettore e del Sindaco dell'Università, che è eletto 
come si è accennato, dal Senato per tre anni tra i 
professori della Facoltà giuridica, e che è rieleggibile. 



E LE GERMANICHE. , 195 

Ma si limita a conoscere delle infrazioni ai do- 
veri accademici degli studenti, i quali sono sog- 
getti per il resto al diritto comune. Insomma le 
pene disciplinari a Strasburgo han luogo nelle in- 
frazioni contro le leggi ed i regolamenti della Uni- 
versità, e per le azioni che mettono a repentaglio 
la moralità, l'onore e 1 ordine della vita accade- 
mica, o macchiano l'onore dei compagni; ma come 
da per tutto V azione giudiziaria secondo il dirit- 
to comune non esclude codesta disciplina accade- 
mica. 

L'ufficio disciplinare così costituito delibera sulle 
accuse verbali del Rettore, sulle riprensioni da fare 
avanti ad esso, e da annotare nel registro, sulle 
minacele di espulsione in caso di recidiva e sul- 
l'espulsione effettiva; ma per queste due ultime* 
pene occorre la conferma del Senato. 

In generale vi ha tali contatti in Germania fra 
le Autorità universitarie e quelle di polizia che in 
Italia sembrerebbero strani. A Gottinga il direttore 
di polizia è membro dell'ufficio giudiziario dell'Uni- 
versità, e gli si deve rispetto come ad un'Autorità 
accademica. 

A Lipsia ogni semestre, l'ufficio disciplinare co- 
munica la lista degli studenti usciti, o reputati 
usciti dall'Università, alla polizia, perchè nessuno 
di essi vi si trattenga senza permesso. 

Nelle Università bavaresi poi la disciplina degli 
studenti è curata non solo, come da per tutto, dagli 
insegnanti nelle scuole, dai decani, dal Rettore e 
dal Senato, che ne sorvegliano la diligenza e i co- 
stumi, ma anche da un direttore di polizia nell'Uni- 
versità (art. 37), senza la cui cooperazione il ret- 



196 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

tore non può rilasciare gli attestati di buona con- 
dotta (art. 38). 

Al Rettore è veramente attribuita la conciliazione, 
sia nel civile, sia in ciò che concerne l'onore degli 
studenti fra loro. Gli studenti sono obbligati a re- 
care avanti a lui le loro querele; possono anche 
presentargli quelle contro non studenti per averne 
assistenza. A lui è affidata principalmente la cura 
dell'ordine e della condotta nell'Università, con di- 
ritto di riprensione e di carcere fino a 3 giorni. 
Tuttavia se per gli affari civili e criminali gli stu- 
denti sono soggetti alla legge ed alla giurisdizione 
comune, in ciò che concerne la polizia (art. 42) 
stanno sotto il direttorio di polizia dell'Università; 
composto a Erlangen e a Wurzbourg del Commis- 
* sario della città (K. Stadtcommissàr), di due profes- 
sori ordinar! dell'Università e di due membri del 
magistrato (Magistrat); a Monaco, del presidente 
(Vorstand) della direzione di polizia, di due profes- 
sori ordinari, di un assessore governativo (K. Re- 
gierung) e di un commissario di polizia. Questo 
direttorio ha rispetto agli studenti le attribuzioni 
che ha rispetto agli abitanti la polizia locale. 

Il potere disciplinare accademico, indipendente 
dalla polizia comune e dalla magistratura, è eser- 
citato dal punto di vista dell'ordine e dell'onore 
della vita accademica. Concerne quindi l'adempi- 
mento dei doveri imposti agli studenti dagli statua, 
le accuse riguardanti le azioni e le omissioni in 
fatto di ordine, condotta morale ed onore accade- 
mico degli studenti; le azioni ed apparenze di azione 
{Handlungs Weise) che dieno scandalo o cattivo 
esempio lesivo del decoro dell'Università, o che 



E LE GERMANICHE. 197 

mettano a repentaglio gli scopi accademici: singo- 
larmente la non diligenza (Unfleiss), il pretesto 
dell'Università a vita oziosa, ogni sconvenienza 
(Ungebuhr) verso i poteri pubblici e l'Autorità so- 
vrana dello Stato; ogni contegno che offenda la 
stima dovuta all'Autorità universitaria e ai docenti; 
ogni duello o partecipazione a duello come secondi 
o medici, punibile secondo i casi colla relegazione* 
dimissione, col Consilium abeundi o col carcere; le 
offese agli affissi universitari, il porto di armi con- 
trario alle prescrizioni, le visite agli studenti car- 
cerati e gli accompagnamenti ai dimessi; il turba- 
mento dell'ordine e della decenza nell'Università, 
la leggerezza nei debiti, l'allontanamento senza 
permesso del Rettore dalle lezioni per due giorni, 
la partecipazione a società, i cui scopi sieno illegali 
(art 44). 

Se uno studente è imputato di falso, di furto, di 
truffa, è sospeso dai Corsi fino alla sentenza asso- 
lutoria (art. 54). La sentenza di colpabilità reca di 
diritto la relegazione, e se ne dà comunicazione al 
. Senato e al direttorio. Ogni mendacio al Rettore 
od alcuna Autorità universitaria è punibile: anche 
quando abbia avuto a fine non il proprio vantaggio, 
ma l'altrui. 

I ricorsi al Ministro contro la pena del Consi- 
lium abeundi, della dimissione o della relegazione, 
non hanno effetto sospensivo, né liberano daJFob- 
bligo di tornare in patria, dove è inviata la risolu- 
zione finale. La non presentazione all'Autorità ac- 
cademica dopo ripetute chiamate trae seco il Con- 
siliurn abeundi. 

Lo studente, contro cui si stia procedendo, non 



198 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

può allontanarsi dalla città dell'Università senza 
permesso del Rettore; e chi si sottrae al processo 
od alla pena è pubblicamente avvertito di presen- 
tarsi, sotto pena di minaccia di dimissione o rele- 
gazione; e mancando è dimesso o relegato. Della 
pena di allontanamento dall'Università si avverte 
la polizia per l'applicazione. 

Quegli Statuti, segnatamente quelli di Lipsia, Got- 
tinga, Halle, Bonn, e in genere il regolamento prus- 
siano del 1.° febbraio 1819, contengono un vero e 
minutissimo codice penale per gli studenti; né sol- 
tanto per le infrazioni accademiche propriamente 
dette, cioè concernenti i doveri scolastici e le re- 
lazioni degli studenti coi loro professori e superiori. 
Quelle Università conoscono e puniscono anche le 
altre sregolatezze degli studenti fuori dell'Univer- 
sità: le offese di essi fra loro, sian verbali, sian 
di fatto; le processioni non autorizzate, i duelli, le 
disobbedienze alle leggi ed ordinanze- di polizia; 
giudicano anche dei debiti degli studenti e sui danni 
da essi arrecati alle proprietà altrui, salvo l'appello 
alle Corti comuni, come negli affari disciplinari il 
ricorso al Ministro. A Lipsia gli studenti possono 
essere arrestati da ogni agente della forza pubblica, 
ma sulla presentazione della carta universitaria 
debbono essere consegnati al Tribunale universi- 
tario. Nei fatti punibili avvenuti con non studenti 
si deve in Prussia adire dapprima la giurisdizione 
accademica; e solo entro 8 giorni, dacché il Rettore 
ha pubblicata la sentenza accademica, se non si è 
contenti- di essa, si possono adire i tribunali comuni. 

Sono punibili in quegli studenti la mala riputa- 
zione, le immoralità, perfino le sconvenienze nel 



E LE GERMANICHE. 199 

vestire, colla ammonizione; e persistendosi, col 
carcere o colla rivocazione dei benefizi, e infine 
anche coll'allontanamento dall'Università. Il bagno 
e il nuoto nei luoghi vietati dalla polizia son pa- 
niti con 8 giorni di carcere. Il recar cani neir Uni- 
versità, proibizione che si legge in molti statuti, è 
punito con uno a tre giorni di carcere (Halle). Le 
ingiurie fra loro, e a maggior ragione le offese agli 
impiegati, alla tavola nera, agl'insegnanti ed alla 
Autorità accademica, nell'esercizio delle loro fun- 
zioni, il biasimo sconveniente dei provvedimenti 
delle Autorità, sono puniti col carcere universita- 
rio, col Consilium abeundi, colla relegazione; si 
intende senza contare le pene più gravi del diritto 
penale comune, secondo la qualità dell'offesa. Sono 
punibili il turbamento del servizio divino, il di- 
sturbo nelle sale, nei tnusei, nei teatri anatomici ec. 
In Halle chi fa chiasso durante gli esami ha tre 
giorni di carcere. In Prussia chi in un discorso 
pubblico turba con rumori, risa e simili, è punibile, 
secondo i casi, col carcere fino alla relegazione. 
Sono così puniti gli ammutinamenti e gli attrup- 
pamenti. Chi si chiarisce di cattiva condotta e di 
negligenza nei doveri scolastici (Unfleiss) e anche 
in fatto di debiti, sebbene non cada in reati spe- 
cifici, può essere exmatricolato o allontanato. Né 
vale allegare l'età giovanile o l'ignoranza delle 
prescrizioni. 

Si è detto che si consegnano previdentemente 
agi' immatricolati le prescrizioni per gli studenti, 
ed è obbligatoria la cognizione degli ordini che si 
affiggono alla tavola nera. 

A Lipsia lo studente che alberga estranei senza 



200 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

darne comunicazione al Tribunale universitario 
ed alla polizia, è punito colla multa fino a due tal- 
leri e mezza giornata di carcere, salvo pene mag- 
giori in casi più gravi. Gli stravizzi, i giuochi proi- 
biti, il disturbo della pubblica quiete, traggon seco 
le pene dalla ammonizione al carcere fino a 14 e 
anche fino a 28 giorni, e perfino al Consilium abeundù 
È vietato ciò che offende l'onore e la moralità di 
studiosi, per esempio, la mancanza di rispetto al 
Tribunale accademico, l'andare attorno con persone 
di mala fama o in luoghi sconvenienti, le relazioni 
immorali; e mi piace notarla particolarmente, la 
mancanza alla parola d'onore ed alle promesse al 
Tribunale accademico, e il sottrarsi al carcere uni- 
versitario, che non sono puniti con meno di 14'giorni 
di carcere, ed anche col Consilium abeundi fino ad 
un anno. Chi anche sotto pretesto di curiosità as^ 
siste ai disordini è punibile come complice; i capi, 
e quelli che resistono o agli ordini del Tribunale 
o alla forza pubblica, quelli che si rendono rei di 
bando (Verrufserklàrung) contro un professore, una 
Autorità ed anche un privato, incorrono nella pena 
del Consilium abeundi e della relegalion. 

Minutissime prescrizioni concernono i duelli, oggi 
puniti secondo gli articoli 201 a 210 del Codice pe- 
nale dell'Impero tedesco. Quanto alle pene univer- 
sitarie, in Prussia chi si batte alla pistola, alla 
sciabola, alla spada, senza apparato di protezione 
al capo, non parliamo delle altre pene, incorre nel 
Consilium abeundi; e se il capo della società degli 
studenti, ove il duello ha avuto luogo, non ha fatto 
serf sforzi per obbedire alle prescrizioni intorno ai 
duelli, è punito anch'egli coll'espulsione. 



E LE GERMANICHE. 201 

In fatto di giuochi di azzardo ha luogo dapprima 
un' ammonizione, poi la pena di tre giorni di car- 
cere, e per chi tiene il banco, di 14, e in caso di 
recidiva il doppio; a chi ne faccia una professione 
il Consilium abewidi, e se usa inganni, la relega- 
zione. È punito anche lo studente che presta denari 
al compagno per giuochi di azzardo. Pei giuochi 
permessi non c'è azione, pei vietati il frutto va 
alla cassa dei poveri. 

Anche la procedura, sebbene sommaria sempre» 
è regolata minutamente. 

Si cita di regola pel capo bidello, ma anche me- 
diante affisso alla tavola nera. Chi non si presenta è 
punito, a Gottinga, col carcere universitario. 

In Sassonia chi si ostina a non presentarsi è pu- 
nito coH'exmatricolazione. Se si sottrae colla fuga 
al giudizio, non dico alla pena, il Tribunale sceglie 
se requisirlo all'autorità del luogo ove si è rifugiato, 
ovvero pubblicare nella Gazzetta di Lipsia un in- 
vito a presentarsi sotto minaccia di relegazione, e 
non presentandosi è quindi espulso da tutte le Uni- 
versità germaniche. E i relegati non possono re- 
stare nella stessa città; a Bonn debbono allonta- 
narsi fino a quattro miglia. 

Quanto poi a quella medioevale giurisdizione 
accademica in materia civile, a Gottinga sono mi- 
nutamente regolati i contratti degli studenti, quanto 
alle locazioni di casa; per esempio, per tener cani 
abbisognano dell'esplicito permesso del locatore. 
Chi non paga i suoi debiti è ammonito, poi se ne 
dà avviso ai parenti, ma è punito anche col carcere. 

Nelle più recenti leggi per gli studenti di Lipsia 
si ha una specie di Codice intorno i loro debiti. Vi 



202 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

sono determinati colla più grande minutezza i casi, 
nei quali gli studenti, benché minorenni, si reputano 
civilmente obbligati, e quelli che no. Sono ammesse 
le loro obbligazioni in fatto di onorari di docenti, 
di retribuzioni di medici e medicine, di spese giu- 
diziarie, di partecipazione a società letterarie e 
scientifiche, di fìtto di casa e di mobili necessari, 
di colazione e di cibo, di lavatura e simili; però 
non si ammettono avvocati, la procedura è som- 
maria ed orale, e le false dichiarazioni son punite 
con quattro mesi di carcere. Insomma sono ammessi 
come validi i contratti comuni alla vita studente- 
sca; sono escluse le cambiali, i debiti per giuoco, 
per compera di merci di lusso, e quelli per somme 
rilevanti. 

Per noi italiani, per i quali tutta quella giuri- 
sdizione civile e penale è troppo disforme dal no- 
stro diritto pubblico, merita gran considerazione 
ciò che si riferisce alle adunanze e alle associa- 
zioni degli studenti, sia al di dentro, sia al di fuori 
dell'Università. Io non parlo degli statuti del tem- 
po, in cui la Dieta di Francoforte era così ostile 
alla libertà di associazione; prendiamo gli Statuti 
più recentemente formati o riveduti, quelli di Lipsia, 
di Strasburgo, delle Univerità bavaresi, tutti re- 
golano minutamente le adunanze e le associazioni 
degli studenti. 

A Lipsia per festeggiare una solennità con una 
processione abbisognano del permesso del Rettore; 
e se è fatta in suo onore, di quello del Prorettore 
e del Giudice universitario, i quali debbono pren- 
dere i debiti accordi colla polizia e col comando 
della città. Sono vietate le petizioni in massa, e le 



E LE GERMANICHE. 203 

deputazioni di più di 10 persone. È vietato ancora 
agli studenti di emettere delle risoluzioni in forma 
di leggi, di ordinanze o di manifesti, in cui si at- 
teggino a pubbliche Autorità. I fondatori di so- 
cietà illecite son puniti, oltre che col carcere, col 
Consilium abeundi e colla relegazione; gli altri col 
carcere e colla minaccia del Consilium abeundi] si 
perdono anche i premi, i benefici ecc. 

A Strasburgo le riunioni ed associazioni degli 
studenti sono soggette al diritto comune, quindi 
quelle di più di 20 abbisognano dell'autorizzazione 
della polizia, e trasgredendo s'incorre nelle pene 
degli articoli 291-294 del Codice penale; le adunanze 
pubbliche degli studenti abbisognano sempre dei- 
rautorizzazione della polizia. Oltracciò ogni asso- 
ciazione di studenti deve fra tre giorni essere co- 
municata al Tribunale disciplinare cogli Statuti e 
nomi dei componenti la direzione: lo stesso deve 
farsi in ogni mutamento di essi. Alla semplice ri- 
chiesta delle Autorità accademiche debbono comu- 
nicarsi le indicazioni sul luogo, il tempo, i membri 
dell'adunanza, sotto pena d'incorrere in un pro- 
cesso disciplinare. Il Senato accademico deve au- 
torizzare le associazioni degli studenti; esso vieta 
quelle che ne mettono a repentaglio la disciplina, 
e se il contegno dei membri di quelle autorizzate 
dà luogo ad azioni disciplinari, può scioglierle. Si 
intende che continuando ad unirsi dopo lo sciogli- 
mento si è puniti. Le adunanze pubbliche e le pro- 
cessioni degli studenti abbisognano anche del per- 
messo del Rettore. La partecipazione ad associazioni 
di non studenti può esser vietata nell'interesse della 
disciplina. Nelle adunanze autorizzate, i capi han 



204 LE UNIVERSITÀ ITALIANE 

l'obbligo di non permettere discussioni contrarie 
alla moralità od alla legge penale, altrimenti se 
ne rendono responsabili come di un fatto proprio, 
ma debbono sciogliere l'adunanza e andarsene; e 
si rende punibile chi seguita nonostante lo sciogli- 
mento. 

In Prussia il Rescritto del 1.° febbraio 1870 ha 
disposto sulle società che quelle associazioni di 
studenti, cui appartengono persone non soggette 
alla giurisdizione accademica, sono sciolte. Ogni" 
società di studenti deve nelle prime quattro setti- 
mane di ogni semestre dichiarare al Tribunale 
universitario i suoi capi, membri, giorni e luoghi 
di riunione, ed ogni mutamento nei dati forniti. 
Sono sciolte quelle società che danno occasioni 
frivole a duelli. A Vienna, e in generale in Austria T 
il Senato accademico può sempre vietare quelle 
associazioni con non studenti che crede non con- 
formi ai fini universitari. 

In particolare merita ogni considerazione il re- 
golamento bavarese. 

In Baviera (articoli 62 a 68) al principio di ogni 
semestre il Rettore ordina che gli studenti nominino 
un Comitato (Ausschuss) che serva di organo ai de- 
sideri della studentesca, e d'intermediario col Ret- 
tore ed il Senato, quando si abbia a trattare cogli 
studenti o dirigersi a loro come totalità. Ogni 100 stu- 
denti nominano uno al Comitato. Tutti gli altri stu- 
denti possono sempre far richiami individualmente, 
però in nome proprio, non mai in quello della stu- 
dentesca. Le adunanze sono tenute sotto la presi- 
denza di questo Comitato, ma occorre prima il per- 
messo del Rettore. Sono esclusi da esse i non stu- 



E LE GERMANICHE. 205 

denti, e sono vietate le ore che turbano gli studi. 
Per le riunioni fuori delle Università occorre an- 
cora il permesso del direttorio di polizia dell'Uni- 
versità. Gli studenti possono formare tra loro società 
a scopi scientifici morali e sociali, ma debbono pre- 
sentare fra tre giorni gli statuti e i capi, e ad ogni 
richiesta debbono indicare il luogo e il tempo delle 
riunioni e i nomi dei membri. Le associazioni degli 
studenti soggiacciono per il resto al diritto comune, 
ma finché si appartiene all'Università, in ogni dove 
e sempre, si è obbligati ad attenersi agli statuti 
dell'Uni versità stessa, ed alla ubbidienza e al ri- 
spetto dovuto al Rettore. 



CONCLUSIONE 



lo non presumo di foggiare, a conclusione di 
questo studio, un progetto di nuovo regolamento 
per le Università italiane; mi sia però lecito di 
notare brevemente quelle parti degli ordinamenti 
germanici riferiti, che mi sembrerebbero potersi a 
ragione e con frutto adottare in Italia. 

Ho avuto occasione altrove di osservare la grande 
efficacia in Germania, come in Inghilterra e negli 
Stati Uniti, del principio che molto giovò in altri 
tempi a rendere fiorenti le Università italiane; e 
che ha creato tante Chiese ed Opere pie e che se 
fosse spento spegnerebbe l'azione della liberalità 
privata in loro favore: la personalità civile delle 
singole scuole, e quindi la capacità di ricevere per 
donazione e testamenti, di possedere ed ammini- 
strare; salvo la superiore tutela di non riconoscere 
le condizioni contrarie al diritto pubblico e alle 
altre leggi; e salvo il diritto, inerente allo Stato, 
di proteggere la libertà delle generazioni avvenire 
dal dispotismo dei defunti, colla facoltà di variare 
nei casi e nei modi determinati dalla legge gli 
ordini delle istituzioni che più non corrispondano 
ai bisogni presenti. 



CONCLUSIONE. 207* 

A. mio avviso dovrebbe ricostituirsi questa vera 
personalità civile di ogni pubblico istituto superiore 
di istruzione, ed investire di essa, o, a dir meglio, 
della proprietà e della amministrazione dei suoi 
averi, un Comitato di tre, di cui uno il Rettore, 
uno il delegato del Consiglio provinciale, l'altro un 
eletto dal Ministro d'istruzione. 

Quanto alle Autorità universitarie, io ammiro il 
Curator prussiano, bello e forte arnese di discen- 
tramento, cioè di alleviamento delle cure ministe- 
riali, e di partecipazione della cittadinanza alla vita 
universitaria, direi del laicato alla Chiesa accade- 
mica. Ma non mi parrebbe possibile in Italia. Dif- 
fìcilmente da noi si troverebbero, conforme al bi- 
sogno, dei patrizi e dei cittadini eminenti atti e 
volenterosi di adempierne i minuti doveri tecnici, 
a fronte di un Corpo universitario. Mi sembra 
dunque necessario dover continuare la dipendenza 
diretta dal Ministero. Però farebbe d'uopo ravvi- 
vare l'antica elezione dei capi accademici, dei pre- 
sidi ed anche dei rettori, commettendola annual- 
mente ovvero ogni due anni, rispettivamente, al 
suffragio dei professori della' Facoltà e del Gran 
Consiglio universitario; sia proponendosi uno, sia 
una terna alla nomina della Corona. I rettori però 
dovrebbero avere, sia partecipando ai diritti d' ina- 
ni atricblazione ed iscrizione, sia altrimenti, una 
condizione meno indegna dell'attuale. Sarebbe anche 
preferibile far sostituire, come in Germania, in 
caso d'impedimento, i presidi ed i rettori dai loro 
predecessori immediati, anziché dal professore e 
dal preside più anziano. 

Bisognerebbe anche comporre il Consiglio o meglio 



208 CONCLUSIONE. 

il Senato accademico, non soltanto del rettore e 
dei presidi, ma anche del rettore precedente, e di 
tanti professori ordinari quante sono le Facoltà, e 
nominati dalle medesime come a Strasburgo. 

E non essendoci e non potendoci essere presso 
di noi quell'ampia giurisdizione accademica di Ger- 
mania, è naturale che sarebbe assurdo parlare di 
un giudice speciale nella Università. Però la parte 
disciplinare avrebbe d'uopo di un organo più po- 
tente del solo rettore, o di un Senato troppo nu- 
meroso: tanto più che i presidi sono nominati con 
criteri diversi, e non con quello speciale dell'atti- 
tudine maggiore alla tutela della disciplina. Si po- 
trebbe perciò costituire nel seno di esso un ufficio 
disciplinare apposito come a Lipsia e a Strasburgo, 
e comporlo del rettore e di due senatori eletti dal 
Senato accademico. 

Quanto alla disciplina degl' insegnanti io credo 
che se essa è stata mai non corrispondente al do- 
vuto, non è per mancanza di prescrizioni regola- 
mentari o di potere disciplinare nel Ministro e nelle 
Autorità accademiche, ma per tutt'altro; segnata- 
mente per la fiacchezza dei ministri, e per la qua- 
lità in molti professori di eminenti uomini politici, 
deputati e senatori. È disputabile se approderebbe 
esprimere come in ^Germania l'obbligo di accettare 
gli oneri universitari e multare le mancanze alle 
sedute, cose troppo disformi dai nostri costumi. Ma 
se è desiderabile che il professore si consacri di 
più all'insegnamento e alla scienza, e prenda mag- 
gior vigore il libero docente, e che questi non con- 
sideri l'abilitazione come un mero titolo facile ad 
acquistare e che non obbliga all'insegnamento ef- 



CONCLUSIONE. 209 

fettivo; uopo è confessare che infìno a quando le 
idee del pubblico ripugneranno a rendere obbliga- 
tori gli onorari alle lezioni degli insegnanti, si avrà 
a lottare contro la forza più potente, la natura 
delle cose. 

Molto invece, a mio avviso, ci sarebbe a imitare 
dalle prescrizioni germaniche per gli studenti: an- 
che rifiutando, come è ben naturale, tutta quella 
loro giurisdizione speciale, civile e penale, incompa- 
tibile col nostro diritto pubblico e coi nostri co- 
stumi, e limitandoci ai loro diritti e doveri acca- 
demici. 
Noto specialmente: 

1.° L'abolizione dell'esame di ammissione, so- 
stituito invece da una Giunta d'immatricolazione, 
composta, per esaminarne i titoli, del Rettore e del 
Delegato di ogni Facoltà. Sarebbe bene rendere 
pubblica e solenne avanti alla Giunta, in giorni ed 
ore determinate, codesta immatricolazione, in guisa 
da farla riuscire come l'esplicita promessa di os- 
servanza delle leggi e dei regolamenti universitari, 
e di obbedienza al Rettore; 

2.° Una maggior precisione in ciò che concerne 
le concessioni di esenzione dalle tasse, cioè i cer- 
tificati domestici ed economici, e i titoli scolastici 
occorrenti; 

3.° L'istituzione dei sussidt o premt, in ogni 
Facoltà, da conferirsi per concorso; 

4.° I diritti degli studenti germanici sulla bi- 
blioteca dell'Università; 

5.° I diritti di concorso a certe istituzioni uni- 
versitarie, segnatamente al fondo pei volontari di 
un anno; 

14 



210 CONCLUSIONE. 

6.° L'obbligo agli studenti delle altre Facoltà 
di frequentare alcuni Corsi della Facoltà filosofica 
e letteraria, senza di che esse deperiscono, come 
non può non deperire la coltura generale della 
Nazione; 

7.° Certamente bisognerebbe sancire espressa- 
mente l'obbligo dello studente di rispettare le Au- 
torità accademiche ed i fini universitari, anche 
fuori delle Università; 

8.° Introdurre qualche cosa di simile agli ordini 
bavaresi intorno la rappresentanza, le adunanze e 
le associazioni degli studenti. 

Roma, 27 giugno 1875. 



AVVERTENZA. 

A chiarire meglio Io stadio che precede, stimiamo utile 
riprodurre in italiano, a mo'di appendice, le Prescrizioni 
accademiche per gli studenti dell' Università di Strasburgo, 
e la Legge disciplinare per gli studenti dell'Università di 
Lipsia. 



PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 



l'EH OLI STUDENTI 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO 



SOMMARIO. 



Skzioxb I. — Dell'acquisto e della perdita della cittadinanza acca- 
demica. 

Suzione II. — Della frequenza dei Corsi e degli stabilimenti univer- 
sitari. 

Skzionb III. — Della disciplina accademica. 

Sezione IV. — Dell'uso della Biblioteca Universitaria e nazionale e del' 

Gabinetto di lettura. 

Sezione V. — Dei premi e dei lavori a premio. 

Sezionk VI. — Dei sussidi. 

Sezione VII. — Degli Uditori. 

Sezione VIII. — Della cassa di malattia dell'Università. 



SEZIONE I. 
PELI/ acquisto e della perdita 

DELLA CITTADINANZA ACCADEMICA. 



§ I. 

I/ammissione degli studenti avviene mediante inscrizione 
nella matricola dell' Università (Matricolazione). (Slot. Univ„ 
§47). 

§ 2. 

È ammesso alla matricolazione chiunque presenti Fatte- 
stato di maturità di un Ginnasio tedesco o di una scuola 
reale tedesca di prim ordine (Ginnasio reale), o la laurea 
autentica di un' Università. Gli stranieri sono matricolati, se 
a giudizio del Rettore possedono il grado di educazione 
scientifica e morale richiesta per frequentare con successo 
l'Università. I farmacisti, i tecnici, gli allievi forestali, gif 
agronomi e gli uomini di età matura sono ammessi an- 
che senza presentare l'attestato di maturità col solo per- 
messo dei Rettore a prender parte ai Corsi ed a profittare 
degli stabilimenti deli* Università, e sono inscritti in un 
album speciale. I casi, nei quali il Rettore fa ostacolo per 
l'ammissione, si sottoporranno alla decisione del Senato. 
Questa decisione è inappellabile. (Slot. Univ. § 40). 



218 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

§ 3. 

La matricolazione avviene nelle prime quattro settimane 
di ogni semestre innanzi il Rettore assistito dal segretario 
dell'Università in giorni ed ore determinate e preventi- 
vamente annunziate nell'albo universitario. Decorse queste 
quattro settimane, il Rettore può solo per speciali ragioni 
concedere l'ammissione. {Stat. Univ. § 49). 

§4. 

Chi chiede la matricolazione o l'ammissione ai Corsi o 
agli stabilimenti dell'Università, deve a questo scopo in- 
scriversi al segretariato dell'Università almeno due giorni 
prima dei termine prescritto per la matricolazione, pre- 
sentando i documenti indicati nel § 5. 

§ 5. 

Con la domanda per la matricolazione devono presen- 
tarsi : 

1) dai tedeschi, i quali non hanno ancora frequentato 
alcun'altra Università: l'attestato di matricolazione; 

2) dagli altri tedeschi: in ogni caso l'attestato di li- 
cenza dell'ultima Università frequentata. Da chiunque però 
possegga un attestato di maturità ed un attestato di li- 
cenza (Abgangszeùgnìss) dell'Università frequentata prima, 
si domanderà anche la presentazione di questo; 

3) dagli stranieri: gli attestati, i quali comprovino so- 
prattutto il grado necessario della loro coltura scientifica 
e morale; 

'4) da coloro, i quali chiedono il permesso di frequen- 



DELL'UNIVERSITÀ DP STRASBURGO. 219 

tare le lezioni e gli stabilimenti dell'Università: gli attestati 
comprovanti la loro preparazione al Corso universitario. 

Tutti coloro, i quali non presentano i detti documenti, 
o non hanno incominciato da lungo tempo i loro studi ac- 
cademici o li hanno interrotti, devono produrre un atte- 
stato di moralità dell'autorità del luogo, nel quale essi 
hanno per maggior tempo dimorato nell'ultimo anno. 

Dalla presentazione di questi documenti può solo in via 
eccezionale ottenersi dispensa per mezzo del Rettore a ter- 
mini del § 2. 

§6. 

Lo studente al tempo, in cui è matricolato o in cui ot- 
tiene il permesso di ammissione ai corsi o agli stabilimenti 
dell'Università, riceve una dicliiarazione non bollata. Gli 
sono pure consegnate le leggi accademiche per gli studenti, 
un foglio d'identità (Legitimatìonskarale) , un libretto di 
iscrizione ed un elenco dei Corsi. Egli poi deve corrispon- 
dere alla cassa dell' Università la tassa prescritta per la 
matricolazione o pei* l'ammissione. (Stai. Univ. § 50). 

La medesima ammonta a 10 marchi per coloro che hanno 
frequentato l'Università e a 20 marchi per gli altri. (Slot. 
Univ. § 89). 

§7. 

Appena lo studente abbia ottenuto la matricolazione o 
ricevuto il permesso, deve darne avviso al Decano della Fa- 
coltà, alla quale vuol appartenere, per l'inscrizione nell'al- 
bum da lui tenuto. Se lo studente indugia più di otto giorni 
nei dare quest'avviso, sarà sottoposto ad un processo di- 
sciplinare. (Slot. Univ. § 51). 



220 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

§ 8. 

Se uno studente vuol passare da una Facoltà ad un'altra, 
deve dame avviso innanzi tutto al Decano della prima Fa- 
coltà, e forsi dare da esso una ricevuta della eseguita no- 
tificazione. Per questo solo motivo il decano della nuova 
Facoltà può ammetterlo all' iscrizione del suo album. Que- 
sto passaggio però, da una Facoltà ad un'altra non ha luogo 
che nella prima metà di ogni semestre. (Stai. Univ § 52). 
Del passaggio, lo studente deve pur dare avviso al segre- 
tario dell'Università. 

• 

§ 9. 

Ogni studente inscritto nell'album di un Decano ha il di- 
ritto di frequentare i Corsi pubblici e privati, e di profit- 
tare degli stabilimenti universitari e delle Facoltà, a norma 
delle prescrizioni su ciò esistenti. Egli ò obbligato di se- 
guire almeno un corso privato in ogni semestre. (Stai. 
Univ. § 53). 

§ 10. 

Spetta ai relativi professori il decidere quali requisiti 
debba avere uno studente per essere ammesso a frequen- 
tare Corsi collegati con dimostrazioni od esercizi (Scuole 
Normali, Laboratori, Clinica ecc.), o qualche altro Corso 
privatissimo 

§ 11. 

Ogni studente si assoggetta con la matricolazione o l'iscri- 
zione nell'album speciale (§ 2) a tutte le Leggi e i Rego- 
lamenti dell'Università e delle Facoltà e stabilimenti di essa» 
(Slot. Univ. § 56). 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 221 

§ 12. 

La qualità di studente si perde: 

1) col ricevere l'attestato di licenza (Abgangszeugniss); 

2) col licenziamento in via disciplinare dall'Università; 

3) con la cancellazione dalla matricola dell'Università, 
e ciò spetta al Rettore nel caso che uno studente non ab- 
bia, malgrado l'avviso ricevuto, frequentato entro sei mesi 
dal principio del semestre nessun Corso privato. (Stai. Univ. 
§ 57). 

§ 13. 

Ogni studente riceve a sua richiesta nel lasciare r Uni- 
versità un attestato di licenza, dal quale risultano i Corsi 
da lui frequentati (Stai. Univ. § 58). 

La tassa da corrispondersi per ciò alla questura ammonta 
à 10 marchi (Stai. Univ § 89). 

Con la presentazione della domanda per l'attestato di li- 
cenza, deve farsi pervenire al segretariato dell* Università: 

a) il libretto d'iscrizione; 

b) la quietanza del Questore per la tassa pagata; 

e) una dichiarazione delle Biblioteche dell'Università e 
Nazionale, che lo studente non tiene più alcun libro di esse. 

SEZIONE II. 

DELLA FREQUENZA DEI CORSI 
E DEGLI STABILIMENTI UNIVERSITARI 

§ 14. 

I Corsi sono, o pubblici, o privati, o privatissimi. 
I Corsi pubblici sono tenuti gratis; i privati con onora- 
rio; i privatissimi gratis, o con onorario. 



222 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

Ai Corsi pubblici e privati può prender "parte chiunque 
sia autorizzato in generale a frequentare i Corsi; l'auto- 
rizzazione per i Corsi privatissimi dipende da disposizioni 
da determinarsi dai professori (§ 10). (Stai. Univ. § 72). 

§ 15. 

Ha diritto a frequentare i Corsi privati e pubblici: 
Ogni matricolato o inscritto nelllalbum di una Facoltà, 

come pure. ogni studente notato nell'album speciale (§ 2). 

(Stati Univ. § 77). 

§ 16. 

È in facoltà di ogni studente di assistere tre volte ai 
Corsi senza prender l'iscrizione. Chi frequenta un Corso più 
di tre volte, deve farsi inscrivere all'ufficio di questura per 
annunziarsi tosto con la presentazione di un foglio di rice- 
vuta al professore competente. (Stai. Univ. § 78). 

§ 17. 

Lo studente che vuol seguire un Corso, deve notarlo col 
nome del professore nel suo libretto d'iscrizione, e presen- 
tar questo alla quietanza. Il questore fa quietanza nel li- 
bretto dell'onorario ricevuto, e lo studente con la presen- 
tazione del libretto si fa inscrivere dal professore. (Regcl* 
della questura). 

§ 18. 

Se uno studente, dopo aver pagato l'onorario, vuol riti- 
rare riscrizione al Corso, ha bisogno di un consenso in 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 223 

iscritto del professore per ritirare l'onorario. Tanto in que- 
sto caso, quanto in quello di restituzione di onorario per 
ottenuta dispensa, il questore è autorizzato a ritenere il 
2 0[0 che gli spetta. (Reg. della questura). 

§ 19. 

Per ogni Corso gratuito devesi nelF iscrizione corrispon- 
dere alla questura una tassa di 50 pfennigen. Questa tassa 
va nella cassa dei malati. (Stat. Univ. § 89). 

§ 20. 

I Corsi del semestre estivo cominciano il lunedì dopo Pa- 
squa, e, quando questa viene prima del 15 aprile, al 1.° lu- 
nedì successivo a questa data. 

I Corsi del semestre invernale cominciano il 13 del mese 
di ottobre e terminano il penultimo sabato di marzo. (Stat. 
Univ. § 79). 

§ 21. 

L'uso degli stabilimenti dell'Università, ed in particolare 
l'ammissione alle Scuole normali, come pure l'uso delie Bi- 
blioteche di dette scuole, sono regolati da disposizioni spe- 
ciali, le quali sono dai Direttori degli stabilimenti comuni- 
cate a chi ne faccia richiesta. 



224 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 



• SEZIONE III. 

DELLA DISCIPLINA ACCADEMICA. 

a) Disposizioni generali. 

§ 22. 

Gli studenti nelle loro relazioni personali e civili sono 
soggetti ai giudizi civili e penali ordinari. (Stat. Univ. § 32). 

§ 23. 

La disciplina accademica ha lo scopo di far rispettare 
l'ordine, la moralità e l'onore della vita accademica. 

§ 24. 

La disciplina è retta dal Senato e dall'ufficio di disci- 
plina dell'Accademia, il quale è composto: 

1) del Rettore 

2) del Vicerettore 

3) del Sindaco. 

Le funzioni di segretario saranno disimpegnate dal Se- 
gretario dell'Università (Stai. Univ. § 33). 

§25. 

Le disposizioni generali relative alla disciplina sono date 
dal Senato dell'accademia. In casi urgenti esse possono 
esser date dall'ufficio di disciplina, il quale però deve poi 
ottenere l'ulteriore decisione del Senato. 



DELL'UNIVERSITÀ. DI STRASBURGO. 225 



b) Dsi circoli e delle assemblee degli studenti. 

§23. 

I circoli e le assemblee degli studenti sono soggetti alle 
leggi comuni dello Stato. Le riunioni quindi di più (li 20 
persone hanno bisogno del consenso della polizia. Le rela- 
tive disposizioni penali si trovano nel Codice penale 
(art. 291-294). Le assemblee pubbliche degli studenti hanno 
pure d'uopo del preventivo permesso della polizia. (Legge 
del 6 giugno 1868). 

§ 27. 

I circoli e le assemblee degli studenti sono oltracciò 
sottoposti alle seguenti disposizioni speciali. 

§ 28. 

Devesi dare avviso all'ufficio di disciplina nel termine di 
tre giorni dalla fondazione (e dall'eventuale scioglimento) di 
ogni circolo, con la trasmissione ad un tempo degli sta- 
tuti e di una lista dei membri della presidenza. Devono 
pare notificarsi le successive variazioni degli statuti e 
del cambio della presidenza nel termine di tre giorni. 
A richiesta delle autorità dell'accademia devono pure in- 
dicarsi il luogo e il tempo delle riunioni come pure i 
i nomi di tutti membri. 

I presidenti e secondo i casi tutti i membri sono pu- 
niti in via disciplinare delle violazioni alle prescrizioni 
saddette. 

15 



226 PRESCRIZIONI ACCADEHK2BB ' 

\ § 29. 

E in facoltà del Senato accademico di proibire i circoli, 
che potessero riuscire pericolosi alla disciplina dell'ac- 
cademia. 

§ 30. 

Se la condizione dei membri di un circolo dà motivo a 
processi disciplinari contro i medesimi, la proibizione 
del circolo può essere tosto dichiarata dal Senato ac- 
cademico. 

§ 31. 

La continuazione di un circolo proibito dal Senato è pu- 
nita con le pene di disciplina in tutti i suoi partecipanti. 

§ 32. 

Le riunioni ordinarie degli studenti e gli atti pubblici 
hanno bisogno del consenso preventivo del Rettore. 

§ 33. 

La partecipazione degli studenti ai circoli dei non stu- 
denti può essere impedita nell'interesse della disciplina ac- 
cademica. 

§ 34. . 

Gli affissi dell'albo devono essere prima presentati al 
segretario dell'Università. Se vi è qualche sospetto si ri- 
chiede il consenso del Rettore. 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 227 

1 



e) Delle pene disciplinari. 



§ 35- 

Le pene disciplinari sono stabilite dall'ufficio di disciplina, 
gli studenti mancano ai doveri loro imposti dalle leggi 
accademiche e dalle disposizioni ordinarie delle autorità 
accademiche, o se commettono azioni che disturbano o 
mettano in pericolo la moralità e l'ordine della vita ac- 
cademica che offendono il loro onore o quello dei loro 
colleghi. 

Una punizione subita dal Tribunale ordinario non esclude 
il castigo disciplinare per Fazione commessa. 

L'ufficio disciplinare è autorizzato a pronunciarsi: 

1) Sulle censure fette verbalmente dal Rettore; 

2) Sui rimproveri presentati d'ufficio in iscritto all'uf- 
ficio di disciplina; 

3) Sulla minaccia di espulsione dall'Università in caso 
di violazioni della disciplina; 

4) Sull'espulsione dall'Università. • * 
Le spese casuali del processo da porsi a carico degli 

studenti devono stabilirsi in giudizio. 

Le disposizioni citate sotto i numeri 3 e 4 hanno bisogno 
dell'approvazione del Senato per esser poste in effetto. 

La sentenza d\ espulsione è affissa nell'albo Universi- 
tario e comunicata per mezzo di rescritto del Senato a 
tutte le Università tedésche (Stai. Ùniv. § 34). 



.1 



228 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

§ 37. 

Gli studenti devono rispondere alle citazioni innanzi 
all'ufficio di disciplina per pena della espulsione dall'Uni- 
versità (Stai. Univ. § 34). 

§ 38. 

Tutte le citazioni sono consegnate dal capo-usciere o da 
chi ne & le veci. 

Il medesimo riscuote pure l'ammontare delle spese, nelle 
quali è incorso lo studente. (Stat Univ. g 35). 



SEZIONE IV. 
dell'uso della biblioteca universitaria e nazionale e 

DEL GABINETTO DI LETTURA DELL'ACCADEMIA (Estratto dal 
Regolamento della Biblioteca). 

§ 39. 

Agli studenti vengono consegnati i libri nei limiti, sta- 
biliti dal regolamento, dietro presentazione del foglio di 
identità (LegUimatimkarte). 

S 40. 

Le schede (di ordinazioni dei libri) possono collocarsi 
Ano alle 9 del mattino nella cassetta posta all'ingresso 
della Biblioteca, ed i libri richiesti si potranno ritirare 
nello stesso giorno dalle 11 alle 12 e dalle 2 alle 4. 



BELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 2£9 

§41. 

Le schede di ricevuta in formala stampata si ricevono 
nella Biblioteca gratuitamente. Sulla scheda deve segnarsi 
nella richiesta: 

1) Il titolo e Tedizione del libro; 

2) Il numero dei volumi; 

3) La data; 

4) Il nome e il luogo di dimora e di abitazione del 
richiedente. 



§ 42. 

I dizionari, i glossari, le enciclopedie, le opere rare o vo- 
luminose, i manoscritti e le grandi opere d'arte possono 
prestarsi col solo permesso del Bibliotecario. 

§ 43. 

Per regola generale non si consegnano più di 10 volumi 
per volta. 

§ 44. 

È vietato di prendere in prestito i libri da un terzo o 
di passare ad un terzo i libri presi a prestito. 

§45. % 

II termine più lungo per la restituzione di un libro è 
di 4 settimane. Nel caso, in cui l'opera non sia richiesta 
da altri, può estenderai il termine della restituzione di 14 



j- 



230 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

in 14 giorni. Anche prima della decorrenza del termine 
ordinario i libri prestati possono esser ridomandati dal- 
l'amministrazione della Biblioteca. 

§ 46 

Prima del termine di revisione e nel caso che il pos- 
sessore dei libri si assenti per più settimane, tutti i libri 
dovranno essere restituiti. 

§ 47. 

Se il termine per la restituzione del libro non è ossei^ 
vato, l'amministrazione della Biblioteca può richiedere i 
libri con un avviso per lettera, ed in tal caso si dovrà pa- 
gare al latore di essa una tassa di 40 pfennig. Se la resti- 
tuzione non si fa nel giorno seguente, l'invito può essere 
ripetuto. 

§ 48. 

È assolutamente vietato di fare qualsiasi segno o scritto 
nei libri con penna o con matita, anche se si riferiscano 
ad errori di stampa od altri, ed ogni piega nei fogli o 
falsa piegatura delle incisioni. 

§ 49. 

Per i libri in qualche modo danneggiati o andati smar- 
riti, chi li ha ricevuti è tenuto a risarcire i danni (prezzo 
d'acquisto e di legatura). 

Il ricevente dovrà quindi esaminare lo stato del libro 
quando gli vien consegnato, mostrare all'ufficiale della Bi- 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 231 

blioteca i guasti che vi fossero e farne far breve cenno 
nella scheda di ricevuta. 

§ 50. 

L'uso della Biblioteca può essere dal Direttore rifiutato 
a chi non si adatta alle prescrizioni del Regolamento. 



Del gabinetto di lettura. 

§ 51. 

Ogni studente matricolato ottiene mediante pagamento 
di 4 marchi al semestre il diritto di frequentare e pro- 
fittare del gabinetto di lettura con le norme del Regola- 
mento in esso esposte. 

SEZIONE V. 

DEI PREMI E DEI LAVORI A PREMIO. 

§ 52. 

Nell'occasione della distribuzione dei premi che ha luogo 
11 1.° maggio di ogni anno, giorno dell'anniversario della 
fondazione dell'Università (Stai. Univ. § 88), sono annun- 
ziati i lavori posti a premio dalle Facoltà per l'anno av- 
venire. I lavori e le relazioni sulla distribuzione dei premi 
.sono stampati e si ricevono gratis dal capo-usciere. ' 

§ 53. 

Le Facoltà dispongono dei seguenti premi: 

1) La evangelico-teologica, la medica, la filosofica, e 
la matematica e la scientifica di marchi 600 all'anno per 
ognuna. 



232 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

2) La giuridica ed economica di marchi 900, trecento 
dei quali sono assegnati per i lavori di economia politica 
(Stat. Univ. § 86). 



SEZIONE VI. 

DEGLI ASSEGNI SUSSID1I (Estratto dal Regolamento dei sutsidt). 



§ 54. 



Ogni studente matricolato ed inscritto nell'albo della 
Facoltà od ammesso a termini del § 2, ha il diritto, quando 
si trovano in lui le condizioni richieste di aspirare ad un 
assegno o ad un posto gratuito. (Frettiseli). Sulla petizione 
il Senato pronuncia la decisione, se non è disposto diver- 
samente nello statuto. 

. § 55. 

Oh assegni consistono in sussidi in denaro o posti gra- 
tuiti. Nel conferire questi benefici devesi aver riguardo 
principalmente alla povertà, alla diligenza ed alla condotta 
morale dei petenti. 

§ 56. 

Chi domanda uno stipendio deve provare ch'egli è stu- 
dente matricolato o ammesso all'Università di Strasburgo. 

Egli deve presentare e citare documenti comprovanti 
la sua povertà e la sua buona condotta e se egli riceve 
altri assegni o sussidi. 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 233 

§ 57. 

La prova dello stato di povertà deve risultare da uà 
'documento ufficiale compilato secondo una formula che si 
riceve gratis dal segretariato dell'Università, il qual docu- 
mento deve dimostrare lo stato economico dell'aspirante. 
La prova della buona condotta si farà risultare da un te- 
òttmonrum dzligentiae, il quale sarà compilato da un pro- 
fessore almeno della Facoltà del concorrente, dal quale egli 
ha udito un corso privato nell'ultimo semestre. 

Gli studenti del primo semestre possono esser presi in 
considerazione solo in via eccezionale. Essi producono in 
luogo del testimoriium diligentiae l'attestato di idoneità. 
(AbìtùrtenCenzeùgniss ecc.) 

§ 58. 

Le domande di sussidio devono essere inviate dagli stu- 
denti al segretariato dell'Università con i documenti citati 
nei §§ 56 e 57 entro le prime tre settimane dopo il prin- 
cipio legale del semestre. 

§ 59. 

Il pagamento del sussidio e la concessione del posto 
gratuito può farsi soltanto dopo che il sussidiato con la 
presentazione del suo libretto d'iscrizione abbia provato- 
di avere assistito almeno ad un Corso privato. 

§ 60. 

Il pagamento dell'assegno accordato può farsi per deci- 
sione del Senato in rate. 



234 PRESCRIZIONI ACCADEMICHE 

§ 61. 

Il diritto di percepire rassegno cessa con la partenza 
del sussidiato dall'Università di Strasburgo. 

Per caso di trascuranza o di condotta biasimevole, può 
il Senato ritenere, se non è stato riscosso, rassegno o il 
posto gratuito già conceduto. 



SEZIONE VII. 

DEGLI UDITORI. 
§ 62. 

Oltre gli studenti (§ 5) possono da ogni professore am- 
mettersi altre persone a frequentare i loro Corsi. (Slot. 
Univ. § 17). I medesimi devono annunziarsi con un per- 
messo del relativo professore al segretariato dell'Univer- 
sità, per ottenere l'annotazione in apposito Registro e pa- 
gare quindi alla questura l'onorario per il Corso o la tassa 
d'iscrizione per i Corsi gratuiti. 

§ 63. 

Il permesso di frequentare i Corsi può essere sempre ri- 
tirato per ragioni particolari dietro decisione del Senato. 
(Slot. Univ. § 77). 

§ 64. 
In nessun caso si fa restituzione dell'onorario. 



DELL'UNIVERSITÀ DI STRASBURGO. 235 



SEZIONE vin. 

DELLA. CASSA DEI MALATI. 
§ 65. 

Le tasse d'iscrizioni riscosse dalla questura per i Corsi 
.gratuiti sono consacrate alla formazione di una cassa Uni- 
versitaria dei malati. 

. §66 

Essa ha lo scopo di servire a sostenere le spese di medi- 
cina e di cura e all'occorrenza di sovvenzione all'ospedale 
per quei studenti dell'Università locale, i quali sono mu- 
niti di un attestato di povertà 

§ 67. 

Le medicine si pagano dalla Cassa dei malati nel solo 
-caso, in cui sono state prese da quel farmacista, col quale 
l'Università ha stabilito un accordo a questo scopo, e pur- 
ché nella ricevuta si trovi il contrassegno: « a spese della 
«Cassa Universitaria dei malati >. 

' § 68. 

Le spese di cura o di sovvenzione all'ospedale sono so- 
stenute dalla Cass% dei malati solo allora, quando la ne- 
cessità di esse sia constatata da un medico esercente. 
Il Rettore ed il Senato dell'Università di Strasburgo. 
Approvato: 

Strasburgo 20 aprile 1875. 

Il Commissario imperiale 
Gez. Ledderhose. 



LEGGE DISCIPLINARE 



PKB OLI STUOKKTI 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA 



SOMMARIO. 



Skzionb I. — Sull'ammissione e sull'uscita dell' Università. 
Titolo I. — Della immatricolazione. 
Titolo II. — Sull'uscita dell'Università. 
Sbzjorb II. — Dei giudizi disciplinari e civili su gli studenti. 
Titolo I. — Del giudizio universitario. 
Titolo II. — Della Competenza del tribunale universita- 
rio e delle pene applicabili nelle cause 
disciplinari. 
Skzionb III. — Del contegno nell'Università. 

Titolo I. — Prescrizioni generali. 
Titolo II. — Disposizioni particolari. 
Titolo III. — Del Duello. 
Titolo IV. — Rumori ed eccessi. 

Titolo V. — Delle associazioni ed assemblee tra gli stu- 
denti e della loro partecipazione ad al* 
tre associazioni ed assemblee. 
Titolo VI. — Della procedura nelle cause disciplinari. 



RECTOR ATQUE SENATUS 

CIVIBUS S. 



Bene ordinatae rei publicae est, quoniam paulla- 
tim et vitae necessitates rationesque et hominum 
opiniones ac mores mutantur, leges, quibus conti- 
netur civitas, quandoque recognoscere, et quae prò 
praesenti rerum statu sive severiores quam opor- 
tebat sive alias ob caussas minus accommodatae 
esse videantur, remittere, antiquare, refingere, ubi 
autem deesse aliquid sapienti legum latori appa- 
rcat, noyas adiicere constitutiones. Id in rebus aca- 
demicis visum est vel maxime necessarium esse 
hoc tempore, quo quum jus commune nostrum mul- 
tis modis correctum sit, tum rationes eorum, qui 
studia litterarum sectantur, non solum apud nos, 
sed per omnem Germaniam sunt mutatae. Itaque 
diligenter examinatis iis, quibus adirne utebamur 
institutis, hasce a supremo rerum academicarum 
praesidio approbatas sancitasque leges promulga- 
mus, iisque regi volumus civium nostrorum disci- 
plinam. 



16 



SEZIONE I. 

sull'ammissione e sull'uscita dell'università. 



TITOLO I. 
della immatricolazione. 



§ 1. 

Acquisto del diritto di cittadinanza accademica. 

Il diritto di cittadinanza accademica si acquista per mezzo 
della immatricolazione. Questa vien data dalla Commissione 
di immatricolazione (composta dal Regio delegato, 1 dal Ret- 
tore e dal Giudice universitario) ed è concessa regolar- 
mente per cinque anni. Per il diritto accademico gli stu- 
denti ottengono: 

a) Il diritto di frequentare le lezioni e di servirsi 
degli istituti accademici e delle collezioni, secondo le norme 
dei regolamenti in vigore; 

b) Una speciale posizione giuridica innanzi al Tri- 
bunale universitario per tutte le cause civili e disciplinari; 

e) La capacità di partecipare ai benefizi dell'Uni- 
versità, secondo le norme della sua fondazione o altre. 



1 Reytirunyt Bevollm&chligten — procuratore del Governo. 



244 LEGGE DISCIPLINARE 

§ 2. 

Requisiti per l'iscrizione. 

Chi desidera di essere t immatricolato s'ha da rivolgere 
al giudice universitario adducendo i documenti necessari. 
Il giudice, quando non vi sia ostacolo, rilascia una dichia- 
razione, che i documenti addotti sono stati esaminati e 
trovati giusti, e consegna la stessa allo immatricolando, 
perchè la presenti all'atto della sua imminente iscrizione. 
Contemporaneamente gli viene rilasciata una copia delle 
leggi universitarie. 

§ 3. 
Tempo opportuno per la presentazione dei documenti 

La domanda d' immatricolazione, come nel paragrafo 2, 
deve seguire, al più tardi, otto giorni dopo rincomincia- 
mento delle lezioni. Intorno alle domande tardive dovrà 
decidere la Commissione d* immatricolazione se, stante le 
scuse addotte, debbano venire accolte. 

§4. 

Attestati — Studio completo della Facoltà. 
Durata del diritto accademico. 

Per ottenere l'immatricolazione sono necessari i seguenti 
attestati: 

a) Per chi incomincia lo studio accademico, un at- 
testato della sua preparazione scientifica e maturità, non 
che della sua condotta morale. 

b) Per gl'indigeni, e per quelli stranieri, che hanno 
frequentato una scuola secondaria indigena (vengano, in 



dell'università DI LIPSIA. 245 

questa Università, o immediatamente dalla scuola secon- 
daria, o dopo aver frequentata un'altra Università) occorre 
di presentare un certificato di maturità rilasciato dalla 
scuola stessa, nel caso vogliano consacrarsi allo studio 
della teologia, del diritto, della medicina o della filosofia. 
Questi studenti saranno iscritti per un quinquennio. 

§ 5. 
Continuazione — Stadio accademico limitato. 

Gli studenti, che non scelgono una delle discipline di 
sopra citate, ma si prefiggono uno scopo di coltura limi- 
tato possono essere immatricolati per uno, o ai più due 
anni anche senza l'attestato di maturità, ma a queste con- 
dizioni: 

a) Per coloro che vogliono studiare chirurgia basta 
addurre l'attestato di avere superato Tesarne prescritto 
nel regolamento 19 agosto 1853, che riguarda l'ammissione 
alla studio di chirurgia nell'Università di Lipsia; 

b) In oltre quelli, che hanno ottenuto dalla scuola 
politecnica di Dresda o dalle scuole Reali l'attestato di 
maturità, vengono ammessi allo studio della matematica 
e delle scienze naturali; 

e) Coloro, che non frequentarono pubbliche scuole, 
e non avendo in animo di dedicarsi o al servizio dello Stato, 
o agli alti studi o ad una carriera propriamente scientifica, 
vogliono pure per loro coltura studiare alcune parti delie 
scienze naturali, o finanziarie, saranno immatricolati sui 
certificato di un direttore ginnasiale, ch'essi abbiano al- 
meno quella preparazione scientifica, che viene richiesta 
dagli alunni della 3." Classe dei Ginnasi sassoni. 

d) Per coloro che vogliono studiare farmacia basterà 
di addurre un certificato autentico, di essere stati esami- 



246 LEGGE DISCIPLINARE 

nati e dichiarati idonei da un medico mandamentale sassone 
ai sensi del paragrafo 24 e 29 delle prescrizioni del 30 gen- 
naio 1819 intorno allo studio ed allo esercizio della farma- 
ceutica, e che dal tempo di questo esame abbiano per tre 
anni fatto gli esercizi pratici necessari. 

Gli stranieri alla loro domanda di iscrizione debbono 
allegare inoltre una dichiarazione in iscritto dell'autorità 
di polizia di Lipsia, non opporsi da parte sua alcuno osta- 
colo, perchè la domanda sia accolta. 

§6. 

Continuazione — Iscrizione di chi abbia 
frequentato un'altra Università. 

a) Quelli che hanno di già frequentato una o più altre 
Università debbono addurre un attestato delle Università 
medesime intorno al loro zelo e alla loro condotta morale. 

§7. 

Continuazione — Documento dopo l'interruzione 

dello studio. 

ò) Chi ha interrotto gli studi accademici per qual- 
che tempo è obbligato a presentare un attestato dell'Au- 
torità del luogo, in cui egli è rimasto per più lungo tempo 
negli ultimi anni, intorno alla sua condotta morale. In 
questo attestato s'ha da notare inoltre se lo studente abbia 
frequentato un pubblico istituto d'istruzione. 

§ 8. . 

Prova dell'assenso dei genitori, o tutori. 
Obbligo militare. 

e) Coloro che sono soggetti all'autorità paterna o 
tutoria debbono addurre un certificato autentico dei loro 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 547 

genitori, o di quelli che ne fanno le veci, nel quale questi 
dichiarino di consentire che lo studente frequenti Y Univer- 
sità di Lipsia, e che coltivi gli studi specificati nella di- 
chiarazione. Se le dette persone si trovino in Lipsia e sieno 
personalmente conosciute al Tribunale universitario, questo 
assenso può essere dichiarato nel protocollo del Tribunale 
medesimo. 

d) Infine i regnicoli, in conformità delle disposizioni 
del 20 settembre 1826, paragrafo 3, debbono presentare 
alla Commissione d'immatricolazione il loro atto di nascita, 
abbiano, oppur no, soddisfatto all'obbligo militare. 

§ 9. 
Assenza o imperfezione degli attestati. 

Se gli attestati, di cui al paragrafo 8, non sono presentati, 
ovvero sono incompiuti, ma si abbia la convinzione, che 
ciò che manca possa essere presentato in un dato tempo, 
la Commissione d' immatricolazione può usare indulgenza, 
e, purché non vi sia pregiudizio, concedere l'iscrizione 
anche pria che si adducano i documenti mancanti. Ma in 
tali casi si ritarderà la consegna della matricola fino a 
che non sieno presentati i documenti mancanti, e nel caso 
di negligenza ed oltrepassati i termini prescritti può es- 
sere ritolto il dritto accademico che venne concesso con- 
dizionatamente. 

§ 10. 
Continuazione. 

Se gli attestati richiesti nei paragrafi 4 e 7 siano incom- 
piuti, o manchino affatto, quando non ci sia alcun sospetto 
contro la promessa di presentare ciò che manca, il gio- 



248 LEGGE DISCIPLINARE 

vane da immatricolare, avuta la licenza dalla Commissione 
di immatricolazione, può essere ammesso alla frequenza 
dei collegi, purché dichiari di conformarsi alle leggi acca- 
demiche. La Commissione d'immatricolazione può richie- 
dere dalle Autorità competenti gli attestati mancanti, o 
le vidimazioni richieste. 

Se nel termine di quattro settimane non saranno sod- 
disfatte tali richieste, il giovane dovrà lasciare la Univer- 
sità, quando il Ministro del culto non gli conceda l'adito 
ai Corsi per un determinato tempo e secondo le limitazioni 
dette di sopra. 

§ 11. 

Procedura della Commissione d'immatricolazione 
in alcuni casi particolari del paragrafo 6. 

Se dagli attestati di moralità addotti nella dimanda 
d'iscrizione risulta che il matrticolato sia stato una o più 
volte punito in altre Università, sia per delitti comuni o 
per mancanze disciplinari, la commissione, presa prelimi- 
nare notizia dalla rispettiva autorità inquisitrice, ovvero 
esaminati gli atti del processo, dovrà decider secondo la 
natura del caso, se convenga negare del tutto la matricola, 
o se piuttosto sia da iscrivere lo studente dopo una pre- 
liminare ammonizione, o quando si sieno trovate nuove 
circostanze, che si opponevano alla sottoscrizione del Con- 
silium abeundi. (V. § 37 e segg.) 

§ 12. 
Continuazione. 

Chi è stato scacciato da un'altra Università per effetto 
del Consilzum abeundi può essere accolto dall'Università di 



dell'università DI LIPSIA. 549 

Lipsia, quando lo conceda il Ministro del culto e della pub- 
blica istruzione dopo le intelligenze prese col rettorato 
delFUni versi tà, che ha comminata la espulsione. 

Per accogliere un relegato è necessario, oltre a questo, 
lo assenso del Governo, da cui egli dipende, quando questo 
sia compreso nella confederazione Germanica. 

§ 13. 
Continuazione. 

Si ha da negare l'immatricolazione a colui, contro il 
quale vi sia fondato sospetto, che appartenga ad una delle 
Società proibite dal paragrafo 62. 

§ 14. 
Ammogliati. 

Gli ammogliati per regola non possono essere iscritti. 
Soltanto in dati casi il Ministro del culto e dell'istruzione 
pubblica potrà loro darne licenza. 

Se uno studente nell'atto d'iscrizione ha taciuto di essere 
ammogliato, sarà spogliato del suo diritto accademico, se 
non gli venga fatta grazia dal Ministero. 

§ 15. 
Disposizioni generali. 

Per gli stranieri che non appartengono agli Stati del- 
l'Impero Germanico, dovrà decidere la Commissione d'im- 
matricolazione, se e fino a qual punto i loro documenti 
possono sostituire gli attestati richiesti in questo titolo. 

Nei casi dubbi la Commissione d'immatricolazione si 
rivolgerà al Ministero del culto ed aspetterà la decisione 
superiore. 



250 LEGGE DISCIPLINARE 

§ 16. 

Obblighi dello studente nell'atto d'iscrizione. 

All'atto d'iscrizione il richiedente deve: 

a) Scrivere in un particolare registro il suo nome, 
la patria, il luogo di nascita, l'età, la religione, lo stato 
dei suoi parenti, la scuola, che ha egli frequentato e lo 
studio che presceglie; 

b) Deve inoltre promettere al Rettore la ubbidienza, 
e la esatta osservanza delle leggi accademiche. 

§ 17. 

Iscrizione nell'Album degli studenti. — Matricola. 

Libro di Collegio. 

L' iscrizione si compie con l'inserzione nell'album dell'Uni- 
versità e all'iscritto viene consegnata una matricola fir- 
mata dal Rettore, e con l'apposizione del sigillo universitario, 
non che un libro da collegio, nel quale s'hanno a registrare 
i Corsi da udire. 

§ 18. 
Carta di soggiorno. 

Inoltre s'ha da consegnare air iscritto una carta di sog- 
giorno, la quale contenga il nome e cognome dello stu- 
dente, la sua patria, il suo studio ed il numero della sua 
abitazione, e serva alla sua pronta legittimazione. Il pos- 
sessore di questa carta nel suo proprio interesse deve por- 
tarla sempre con so, perchè alle occorrenze sia riconosciuto 
come studente. 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 251 

§ 19. 

Cangiamento di domicilio — di studio. 
Mutamento della carta. 

Il cangiamento di domicilio viene notato sulla carta e 
nel libro collegiale gratuitamente. Il cangiamento di stu- 
dio viene notato dal Rettore nella matricola e dalla que- 
stura nel libro collegiale e nella carta di soggiorno. Inol- 
tre una volta Tanno in un tempo fissato dal Tribunale 
universitario e pubblicato alcuni giorni avanti con avviso 
pubblico o nel giornale, la carta di soggiorno dello stu- 
dente verrà mutata con una nuova. 

§ 20. 
Perdita della carta di soggiorno, o della matricola. 

Chi perde la sua matricola o la carta di soggiorno dovrà 
farne dichiarazione al Tribunale universitario, il quale 
prenderà gli opportuni provvedimenti. 

TITOLO II. 

SULLA USCITA DELL' UNIVERSITÀ. 
§ 21. 

Estinzione del diritto civile accademico. 

Il dritto civile accademico si estingue: 

a) Scorso il tempo, per il quale è concessa la im- 
matricolazione; 

b) Per il volontario abbandono dell'Università, o per 
essersene allontanati dalla stessa per un intero semestre, 
senza autorizzazione; 



252 LEGGE DISCIPLINARE 

k c) Per espulsione, smatricolazione e relegazione; 

d) Per matrimonio; 

e) Per avere subito un esame, ed ottenuto il di- 
ploma di maestro, licenziato o dottore. È concesso però di 
fare uso delle disposizioni contenute nel paragrafo 27. 

§ 22. 
Attestati di uscita e di moralità. 

Ogni studente, il quale lasci volontariamente la Univer- 
sità o abbia Unito i suoi studi, è obbligato di chiedere al 
Tribunale universitario un attestato di buona uscita o di 
moralità, il quale, oltre al nome e al luogo di nascita 
dello studente, contenga il giorno della sua iscrizione, il 
tempo della sua permanenza nella Università, le lezioni 
ch'egli ha frequentato e il giudizio sullo zelo dimostrato 
e sulla condotta morale. 

Senza la presentazione di tale certificato nessuno studente 
può essere ammesso ad esami nel regno di Sassonia, né 
più tardi può essere adoperato in servigi dello Stato, nò 
ottenere alcuna dignità accademica nell'Università di Lipsia. 



§ 23. 

Obblighi dello studente per ottenere l'attestato 

di moralità. 

Per ottenere un tale certificato lo studente deve presen- 
tare la sua matricola, il suo libro collegiale (nel quale 
vengano attestati dai relativi professori e docenti i Corsi 
da lui seguiti) e la sua carta di soggiorno. Quest'ultima 
dev'essere restituita contro la consegna del certificato di 
moralità. 



dell'università DI LIPSIA. 253 

§ 24. 
Del certificato di moralità. 

Per gli studenti che durante gli anni accademici non 
patirono censura di sorta, sarà detto nel certificato che 
nulla esiste a loro carico. Quando per leggieri mancamenti 
fu loro inflitta una pena non maggiore del carcere di 14 
giorni, né lo ammonimento, secondo il paragrafo 40 delle 
leggi accademiche, nò la sottoscrizione del Constiti abeundi, 
verrà detto nel certificato che nulla di grave esiste a loro 
carico. Per le colpe gravi all'incontro viene indicata nel- 
l'attestato la causa e la qualità della pena sofferta, e oltre 
a ciò vien notato che pel rimanente non esiste nulla di 
contrario e di grave stilla loro condotta. 

§ 25. 
Libro degli studenti. 

Per aver presente tutta quanta la condotta dello stu- 
dente si terrà nel Tribunale universitario un libro, dove 
sarà notata la colpa commessa da lui, e la pena, a cui andò 
soggetto. Eguale nota si farà nel caso che lo studente sot- 
toposto a procedura per qualche trasgressione, sia stato 
assoluto per mancanza di prova. È riserbato al giudizio 
del Tribunale universitario di esaminare secondo la gra- 
vità del reato e gl'indizi raccolti, se di quel caso debba 
tenersi conto nell'attestato di moralità. 

§ 26. 
Negazione dell'attestato di moralità. 

L'attestato di moralità si ha da negare: 

a) A colorò che in seguito a condanna di relega- 



254 LEGGE DISCIPLINARE 

zione, smatricolazione ed espulsione, sono stati allontanati 
dall'Uni versità. Però a costoro può essere fornito a richiesta 
un attestato, in cui si dichiari il tempo della loro perma- 
nenza nell'Università e la causa e il modo del loro allon- 
tanamento dalla stessa; 

b) A quelli che sono sotto processo, o non ancora, 
abbiano espiato la loro pena, ovvero sono condannati al- 
l'arresto in città; 

e) A coloro che vengono allontanati dall'Università 
a cagione delle mancanze commesse, e finché però non ab- 
biano espiato la loro pena; 

d) A tutti quelli che sono debitori delle tasse per 
i collegi, gli onorari, le legna, o delle spese di giudizio- 
per processi disciplinari; 

è) A quelli che hanno pattuito con i loro creditori,, 
non potere ottenere l'attestato di moralità se prima non 
saldino il loro debito; 

f) L'attestato di buona uscita a dimanda dei loro- 
creditori non viene rilasciato agli stranieri fino a che non 
adducano o la quietanza del debito, ovvero il creditore non 
ritiri la sua domanda. 

Si sottintende che il debito sia stato contratto secondo 
le leggi accademiche. Nei casi indicati sotto d e, si deve 
comunicare l'attestato di moralità alle autorità compe- 
tenti con la riserva della restituzione. 

§27. 

Prolungamento dell'iscrizione dopo ottenuto l'attestato- 
di moralità, affine di continuare gli studi. 

Chi ottenne l'attestato di moralità si suppone per re- 
gola che abbia lasciato la Università. Ma se lo studente,, 
ottenuto per suo uso l'attestato di moralità, voglia pure 



dell'università DI LIPSIA. 255- 

continuare i suoi studi, deve dichiarare nella ricerca del- 
l'attestato per quale uso lo richiede e, se, e fino a qual tempo 
intenda di continuare i suoi studi, e quali Corsi desidera 
ancora seguire. Di questo e di ogni altro ulteriore differi- 
mento (il quale però non può durare al di là del tempo- 
prescritto nel paragrafo 4 e 5) dev'esser fetta nota tanta 
nella matricola quanto nell'album degli studenti. Conseguito 
l'attestato di moralità, lo studente deve seguire i Corsi 
per il tempo, che gli fu concesso, nel caso contrario perde 
il suo diritto, e si considera come uscito dalla Università. 

§ 28. 

Restituzione dell'attestato di moralità 
al Tribunale universitario per continuazione di studi. 

L'attestato di studi e di moralità rilasciato per l'ammis- 
sione ad un esame; nel caso che lo studente voglia conti- 
nuare gli studi, dopo l'uso fatto dev'essere di nuovo cu- 
stodito dal Tribunale universitario; per lo che l'Autorità 
esaminatrice, alla quale venne presentato, è tenuta a resti- 
tuirlo immediatamente. Quando più tardi lo studente uscirà 
dall'Università, gli sarà nuovamente rilasciato il detto cer- 
tificato con le aggiunte sulla sua ulteriore permanenza 
nell'Università, sulla sua condotta e sui Corsi seguiti. Du- 
rante il tempo, in cui lo attestato è conservato nel Tribu- 
nale universitario, lo studente riacquista la sua carta di 
soggiorno. 

§ 29. 
Nuova iscrizione. 

Chi, trascorso il tempo, al quale è limitata la sua iscri- 
zione, voglia ancora restare in Lipsia per continuare i 



256 LEGGE DISCIPLINARE 

suoi studi, deve dimandare una nuova iscrizione, la quale 
gli sarà concessa dopo accurato esame delle ragioni e delle 
circostanze addotte intorno al tempo richiesto pel compi- 
mento dei suoi studi. Egli dovrà pagare la metà delle tasse 
prescritte per le iscrizioni ordinarie. 

§ 30. 
Continuazione. 

Coloro che lasciata V Università vi ritornino per conti- 
nuare gli studi, se il tempo segnato nell'iscrizione non sia 
trascorso, possono iscriversi di nuovo pel tempo restante 
senza pagamento di altra tassa, purché durante l'assenza 
sieno andati in altra Università o abbiano prescelto un'altra 
carriera (Lebenzberuf). Quando essi però abbiano interrotti 
i loro studi per malattia, o per altre circostanze indipen- 
denti dalla loro volontà, conservano il loro diritto accade- 
mico; ma debbono annunziare il loro ritorno al Tribunale 
universitario, adducendo gii attestati ricordati nei para- 
grafi 4 e 8. Tutto questo vien notato nel libro degli stu- 
denti, e la loro iscrizione precedente conserva tuttora il 
suo valore. 

§ 31. 
Allontanati — Relegati. 

Gli espulsi ' o relegati,' nel caso che la loro ammissione 
sia permessa (§ 2), possono ottenere una seconda iscri- 
zione dopo aver pagata la intera tassa. 



1 Vedi ft 37 g. 
* Vedi § 37 *. 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 257 

§ 32. 
Elenco degli studenti usciti dall'Università. 

Ogni semestre nella notte di san Giovanni e del Natale 
di ciascun anno viene compilato dal Tribunale universitario 
un elenco degli studenti, i quali nello scorso semestre o 
sieno partiti dair Università, o si debbano considerare come 
tali. Questo elenco vien trasmesso all'Autorità di sicurezza 
in Lipsia, la quale provvederà perchè nessuno degli indi- 
cati nello elenco possa più oltre dimorare in Lipsia, senza 
particolare permesso della stessa Autorità. 



SEZIONE II. 

DEI GIUDIZI DISCIPLINARI E CIVILI SU GLI STUDENTI. 

TITOLO I. 
DEL GIUDIZIO UNIVERSITARIO. 

§ 3& 

Membri del Tribunale universitario. 

La vigilanza sulla condotta degli studenti nella Univer- 
sità, come pure l'accertamento delle mancanze disciplinari 
commesse dagli stessi, spetta al giudice universitario. La 
loro punizione però appartiene al Tribunale universitario 
composto collegialmente dal rettore (presidente), dal giu- 
dice universitario, e da un aggiunto. Innanzi allo stesso 
Tribunale ha luogo la trattazione e la decisione delle cause 
civili, che riguardino gli studenti. 

17 



258 LEGGE DISCIPLINARE 

§ 34. 

Prima istanza. 

Contro la decisione del Tribunale universitario nelle 
cause disciplinari può esser fatto ricorso nello spazio di 
dieci giorni a cominciare dalla pubblicazione della sentenza, 
ovvero si può ricorrere in grazia durante un tempo da 
determinarsi nella pubblicazione della sentenza, ma che 
non può oltrepassare i dieci giorni. Tanto per ricorso in 
Giustizia, quanto per quello in Grazia, il Tribunale uni- 
versitario deve nel termine di otto giorni mandare al regio 
Ministero del culto e d'istruzione pubblica un rapporto 
corredato degli atti relativi. 

Contro le decisioni del Tribunale universitario nelle cause 
civili può essere adoperato il mezzo giuridico dell'appello, 
il quale secondo le prescrizioni delia legge sui Tribunali 
privilegiati del 28 gennaio 1835, e della legge 28 gennaio 
1835, sotto il titolo 3, che riguarda i Tribunali superiori 
e le istanze in affari giudiziari, sarà rivolto al regio Tri- 
bunale di appello in Lipsia. 



TITOLO IL 

DELLA COMPETENZA DEL TRIBUNALE UNIVERSITARIO 
E DELLE PENE APPLICABILI NELLE CAUSE DISCIPLINARI. 

§ 35. 

Bella giurisdizione del Tribunale Universitario 
e delle pene nelle cause disciplinari. 

Tutti gli studenti dell'Università di Lipsia, durante il 
tempo stabilito dall'iscrizione, sono sottoposti per le cause 
disciplinari e civili alla esclusiva giurisdizione del Tribù- 



dell'università DI LIPSIA. 259 

naie universitario, per i reati comuni vengono giudicati 
dai Tribunali locali. 

Nel primo caso verranno applicate le leggi accademiche, 
n. 11 altro le penali comuni. 

I militari in attività di servizio, i quali sono stati iscritti 
come studenti con licenza dell'autorità militare, tanto nelle 
cause civili, quanto nelle criminali, sono sottoposti alla 
procedura militare, e solo nei casi che riguardino la di- 
sciplina accademica, ovvero il pagamento degli onorari 
dei Collegi, vengono sottoposti alla giurisdizione del Tri- 
bunale universitario. 

§ 36. 
Mancanze disciplinari. 

Le trasgressioni delle prescrizioni contenute nei § 42-61 
di questa legge, quando non sieno espressamente definite 
come criminali, ovvero non riescano a reati più gravi;, 
inoltre tutte le mancanze per illegittima difesa; le offese 
a parole o fatti, sia degli studenti tra di loro, sia verso 
gli estranei; la diffusione di notizie false; l'offesa della pro- 
prietà altrui; le diffamazioni e le insubordinazioni, quando 
anche non accennate nei § 42-61; purché non portino una. 
pena maggiore di quelle stabilite nella presente legge, sono 
considerate come trasgressioni disciplinari, epperò deferite 
al Tribunale universitario, il quale, istruito il processo, 
nella misura della gravità del fatto, e delle circostanze 
che lo accompagnano, colpirà l'accusato con le pene indi- 
cate nel seguente § 37. 

§ 37. 
Panizion' delle trasgressioni disciplinari. 

Gli ammonimenti e le pene disciplinari sono: 

a) Ammonimenjp e rimprovero fhtto dai Rettore, 



£60 LEGGE DISCIPLINARE 

e secondo il suo avviso, o solo, o innanzi a testimoni, ed 

accompagnato o no da risarcimento verso la parte offesa. 

Di questi rimproveri, quando non vi si aggiungano altre 

trasgressioni, non si terrà conto nell'attestato di moralità; 

b) Pubblico rimprovero ed ammonizione innanzi al 
Tribunale universitario accompagnato o no dall'intervento 
di testimoni e dal risarcimento privato secondo l'avviso 
del Tribunale; 

e) Piccole pene pecunarie, ed a scelta prigionia. Que- 
sta pena, anche quando non sia specialmente comminata, 
sarà applicata, in quei casi, in cui secondo la qualità delle 
circostanze, il rimprovero sarebbe una pena molto lieve e 
il carcere una di più giorni molto grave; 

d) Il carcere a norma dei regolamenti carcerari 
accademici o di secondo o di primo grado. 

La pena del carcere per regola, e quando non vi sia altro 
espressamente stabilito, non può oltrepassare le quattro 
settimane. L'espiazione di questa pena sarà fatta secondo 
le prescrizioni del regolamento carcerario; 

e) Sottoscrizione del Consilium abeundi, il quale con- 
tiene una promessa di non commettere altra pur lieve man- 
canza, ed ha per effetto d' infliggere il Consilium abeundi 
per le ulteriori trasgressioni, quando anche queste impor- 
tassero la sola pena del carcere; 

f) Espulsione (smatricolazione) resa pubblica con 
manifesto in lingua latina o tedesca. 

g) Consilium abeundi o a tempo, per un semestre 
almeno, o per sempre; 

h) Relegazione o allontanamento dall'Università, sia 
a tempo, sia per sempre, per cui non è concessa l'ammis- 
sione ad altra Università. 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 261 



§ 38. 

Effetti della espulsione, della smatricolasione 

e della relegazione. 

Gli espulsi pel Consilium abeundi, gli smatricolati e i 
relegati debbono restituire la loro matricola e la loro carta 
al Tribunale universitario e vengono cancellati dall'album. 

Gli espulsi e relegati nello spazio di £4 ore, dopo la no- 
tificazione della sentenza, debbono allontanarsi dalla città 
di Lipsia e da un circuito di due miglia intomo alla stessa. 
— In caso di trasgressione saranno arrestati ed espulsi. 

Nel caso cbe l'allontanamento dalla città universitaria e 
dal circuito di due miglia non possa eseguirsi per motivi 
di famiglia, e lo studente non possa essere mandato in altro 
luogo, dentro o fuori lo Stato, il Tribunale universitario 
può commutare la relegazione e il Consilium abeundi nella 
pena della smatricolazione con gli effetti della relegazione 
o espulsione. 

Gli smatricolati, quando l'Autorità di polizia il conceda, 
possono restare a Lipsia ma perdono i diritti di studente, 
i benefici e la posizione giuridica accademica, e non sono 
più ammessi ai Corsi. — Questa pena ha luogo nei casi, in 
cui un individuo non sia più degno di appartenere alla classe 
degli studenti, ma gli sia permesso restare nella città, ov- 
vero per ragioni di famiglia non gli si possa vietare. Il 
caso di smatricolazione viene notificato all'Autorità di pub- 
blica sicurezza della città di Lipsia, quello di espulsione o 
relegazione vien partecipato' eziandio a tutte le altre Uni- 
versità tedesche con indicazione della causa di espulsione 
e con un cenno sull'espulso. — Infine in tutti questi casi, 
come anche nella condanna alla sottoscrizione del Consilium 



262 LEGGE DISCIPLINARE 

abeundi, o all'ammonimento, secondo il paragrafo 40, sarà 
data notizia ai genitori o a chi ne fa le veci. 

8 39. 

Prescrizioni generali sull'applicazione delle pene 

del paragrafo 37. 

Per l'applicazione delle pene disciplinari del § 37, il Tri- 
bunale universitario si conformerà alle seguenti norme, le 
quali debbono servire anche di avvertimento agli studenti: 

a) Chi per la prima volta comparisca innanzi al 
Tribunale, vien giudicato più mitemente di chi ci vada per 
la seconda o terza volta; 

b) Una pronta e schietta confessione della colpa 
porterà con sé mitigazione della pena ; 

e) Dello zelo spiegato negli studi, e delia coltura ac- 
cademica, e della maturità acquistata nella scienza, sarà 
tenuto conto, per quanto .la qualità della colpa il consenta, 
soprattutto nel caso dell'allontanamento e dell'esclusione 
dalla vita accademica. — La condotta opposta menerà a 
più gravi provvedimenti disciplinari; 

d) La ruvidezza o trivialità di costumi e la evidente 
e calcolata menzogna, sono considerate come condizioni ag- 
gravanti; 

e) Gli eccessi e le trasgressioni commesse di notte 
tempo sono punite ancor più severamente, in modo che 
la massima pena della trasgressione per Torà, in cui que- 
sta è commessa, può essere aumentata da un quarto fino 
ad un terzo di grado, e secondo le circostanze, anche rad- 
doppiata. 

f) Del resto il Tribunale universitario quando non 
è prescritto il minimum di pena, può, secondo il suo cri- 
terio, comminare le pene dell'espulsione accennate nel § 37. 



dell'università DI LIPSIA. 263 



§ 40. 

Condotta indegna dello studente 
senza colpa determinata. 

Coloro, che pur non commettendo una data mancanza 
o eccesso, si rendano indegni per completa negligenza, ov- 
vero per ripetute leggerezze e per una condotta immorale, 
quando non abbiano fatto prò delle ammonizioni loro ri- 
volte, saranno allontanati dall'Università pel Consilium 
àbeundi o mediante smatricolazione. 



§41. 

Tatti i reati comuni degli studenti sono sottoposti alla 
potestà, disciplinare del Giudice universitario. 

Ogni reato comune dello studente è considerato anche 
come trasgressione disciplinare, e finita la procedura cri- 
minale, il colpevole può essere punito dal Tribunale uni- 
versitario con la espulsione o smatricolazione. Lo stesso 
può accadere quando lo studente o incorra in una pena 
leggiera, o venga assoluto per difetto di prova piena, 
quando si tratti di un reato disonorante. 

Secondo l'avviso del Tribunale universitario, anche nel 
corso della istruzione, quando l'accusato è di già in ar- 
resto, può essere comminata la smatricolazione; ma la 
espulsione avrà luogo solo quando lo stato della istruzione 
il consenta. 

A cagione di gravi reati, quando ebbe luogo la condanna, 
può essere inflitta anche la relegazione. 



264 LEGGE DISCIPLINARE 



SEZIONE III. 
DEL CONTEGNO NELL'UNIVERSITÀ. 

TITOLO I. 

PRESCRIZIONI GENERALI. 
§ 42. 

Osservanza delle leggi generali di bnona condotta 
e di decenza, e disposizioni di polizia. 

Gli studenti, oltre le leggi accademiche, debbono osser- 
vare le leggi generali dei buoni costumi e della decenza, 
senza le quali la vita in comune con altri non può aver 
luogo in modo sicuro e degno di uomini colti. — Essi debbo- 
no anche obbedire incondizionatamente alle leggi di polizia 
e agli ordinamenti in vigore per tutti i cittadini di Lipsia; 
in caso contrario incorreranno nelle pene disciplinari. 

§ 43. 
Continuazione. 

Inoltre essi debbono conoscere non solo le leggi presenti, 
ma anche quelle che per ordine superiore vengono portate 
a pubblica notizia ed osservare le stesse convenientemente, 
imperocché la scusa dell' ignoranza non li può salvare dalla 
responsabilità e dalle punizioni. 

§ 44. 

Obbedienza alle disposizioni degli organi 

della pubblica sicurezza e tranquillità. 

Alle prescrizioni ed ingiunzioni degli ufficiali di pubblica 
sicurezza, degli impiegati universitari e bidelli, agenti di 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 265 

polizia, carabinieri, guardie militari e notturne, debbono- 
gli studenti portare spontanea obbedienza per evitare l'ar- 
resto e le ulteriori punizioni. 

In caso di arresto, gli studenti non debbono opporre 
difficoltà, ma aspettare cbe alla presentazione della carta 
di soggiorno vengano, senza ulteriore discussione sulla 
causa dell'arresto, al più presto consegnati al Tribunale 
universitario. 

TITOLO II. 

DISPOSIZIONI PARTICOLARI. 
§ 45. 

a) Per lo scopo ricordato nel paragrafo 19, il mu- 
tamento di domicilio dev'essere notificato al Tribunale uni- 
versitario dentro i tre giorni successivi air ingresso nella 
nuova abitazione. Parimente il mutamento dei loro studi 
dev'essere notificato fra tre giorni dal principio dei nuovi 
Corsi. Parimente trascorso Io stesso tempo dall'eseguita no- 
tificazione dev'essere mutata la carta di soggiorno. 

b) Gli studenti debbono del pari annunziare non solo 
al Tribunale universitario, ma benanco per mezzo del loro 
padrone di casa all'ufficio di polizia gli stranieri che vo- 
lessero pernottare da loro. — Le persone però che abbiano 
commesso qualche reato, non possono essere accolte dagli 
studenti né prima, nò durante l'istruzione del processo,, 
senza l'autorizzazione del Tribunale universitario. 

Le trasgressioni contro le dette prescrizioni verranno 
punite con l'ammonizione e nel caso di recidiva, o con una 
multa da un mezzo tallero a due, o col carcere di mezza 
giornata, salvo che il caso indicato nel comma b non 
debba essere considerato come un altro reato da per sé, 



266 LEGGE DISCIPLINARE 

punibile con una pena più dura; reato, la cui istruzione e 
punizione, secondo la natura della cosa, spetta al magi- 
strato ordinario. 

§ 46. 

e) Agli studenti è vietato d* intervenire a quelle feste 
che oltrepassano i confini di un onesto passatempo, non 
che ai giuochi proibiti; 

d) Inoltre debbono evitare ogni straordinario ritrovo 
o passeggio nelle strade, nelle piazze o nei pubblici giar- 
dini; ed astenersi dal girare nelle osterie e dal frequente 
dimorare nelle stesse fino a tarda notte; 

e) Debbono astenersi altresì da ogni atto che possa 
turbare la quiete altrui con gridare, far rumore, battere 
agli usci, alle botteghe e finestre delle case. Infine, non 
debbono recare offesa o impedimento agli ufficiali pubblici 
nell'esercizio delle loro funzioni. 

Le trasgressioni alle prescrizioni contenute nei comma 
<?, d, e, sono punite con l'ammonimento o col carcere 
fino a 14 giorni, il quale in caso di recidiva si può au- 
mentare fino al doppio, o sostituire colla severa ammo- 
nizione e sottoscrizione del Consilìum abeundi. 

§ 47. 

Infine gli studenti debbono astenersi da tutte le azioni, 
le quali ripugnano alla coltura, che in loro si deve sup- 
porre, alla loro educazione ed onoratezza, come pure al ri- 
spetto ed alla ubbidienza verso il Tribunale accademico. 
In particolar modo debbono astenersi: 

f) Dal frequentare luoghi indecenti e di mala fama, 
come pure dal commercio con parsone immorali e di cat- 
tiva reputazione, e dal mantenere relazioni immorali; 



dell'università DI LIPSIA.. 267 

g) Dall' infrapgere la loro parola di onore prestata 
per confermare le proprie obbligazioni, sia data la stessa 
o per debiti, o per atti da fare o da tralasciare; 

h) Dall' infrangere l'arresto in città, o il giuramento 
prestato innanzi al Tribunale universitario, dal venir meno 
ad altre promesse fatte al Tribunale medesimo, dai sor- 
passare la licenza concessa dal Tribunale universitario di 
uscire dal carcere. 

§ 48. 

Le mancanze accennate nei comma /*, h, vengono pu- 
nite con l'ammonizione o la pena del carcere, da esten- 
dersi a 14 giorni. — Nel caso di recidiva la pena sarà 
aumentata del doppio, e può nei casi elevarsi all'ammo- 
nizione del paragrafo 40, o alla sottoscrizione del Comi*- 
lium abeundi. 

V infrazione della parola di onore accennata nel comma g, 
s'ha da punire almeno col carcere di 14 giorni, la quale 
pena può, secondo la gravità del caso, essere elevata fino 
al Consilium abeundi per un anno. 



TITOLO III. 

DEL DUELLO. 

§ 49 al 58. 



268 LEGGE DISCIPLINARE 



TITOLO IV. 

RUMORI ED ECCESSI. 
§ 59. 

Rumori, turbamento della pubblica quiete. 

Sono particolarmente punibili : le violenze contro le per- 
sone, le ingiurie grossolane e gli schiamazzi con perturba- 
mento della pubblica quiete. Quando gli studenti sieno ri- 
conosciuti autori ed istigatori di tali eccessi, saranno puniti 
secondo le circostanze con la massima pena disciplinare. 

Debbono essere considerati come complici quelli, che si 
uniscono alla folla tumultuante. 

La scusa che ciò sia accaduto per curiosità o per altra 
causa accidentale, per regola non sarà accettata, tranne- 
nei casi straordinari, da giudicarsi secondo il criterio del 
Tribunale. 

§ 60. 
Istigazione agli schiamazzi eoi grido 

€ Studenti, su ». 

Quelli che col grido «t studenti, su » o in altra guisa 
provocano schiamazzi, come coloro, che in un tumulto non 
si sottomettono alle ingiunzioni degli ufficiali del Tribunale 
universitario, o agli agenti di polizia, o alla forza armata, 
e invece oppongano resistenza agli stessi, indipendente- 
mente dalla pena criminale, che li potrà colpire, verranno 
puniti per regola col ConsUium abeundi o con la relegazione. 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 269 

§61. 
Diffamazione. ' 

Dell' istessa pena saranno colpiti coloro che fanno o in- 
coraggiano la diffamazione contro una Università, o con- 
tro qualsiasi altro pubblico ufficiale, o una Autorità, o un 
insegnante accademico, o una persona privata. 

Quando questi atti sono da tenersi come ingiurie e danno 
motivo a risarcimento privato (vedi art. 245 del Codice 
penale, 13 agosto 1835), la pena sarà comminata secondo 
quelle particolari circostanze. 



TITOLO V. 

DELLE ASSOCIAZIONI ED ASSEMBLEE TRA GLI STUDENTI E 
DELLA LORO PARTECIPAZIONE AD ALTRE ASSOCIAZIONI ED 
ASSEMBLEE. 

§ 62. 

Associazioni e riunioni proibite. 

Agli studenti sono vietate: 

a) Le associazioni, le quali si occupano di affari pub- 
blici, cornea dire di politica, di religione, delle istituzioni 
sociali, ecclesiastiche, o scolastiche, degli affari comunali, 
del commercio, dei mestieri, ovvero che riguardano il mi- 
glioramento di alcuni esercizi della vita, come ad esem- 
pio le associazioni ginnastiche e simili; 



1 Il testo ha < Sogenannte Verrufserklarung » ohe è una parola usata 
specialmente dagli studenti, e che potrebbe significare interdizione o sco- 
munica. 



270 LEGGE DISC1PLINARH 

b) Le associazioni che hanno per scopo di commettere- 
o provocare violazioni di leggi, od azioni immorali; 

e) Gli studenti non possono far parte o anche solo- 
intervenire alle società, di cui è parola nei comma a e 
b 9 le quali sieno strette fra altre persone; 

d) Oltre alle associazioni sono vietate anche le riu- 
nioni, in cui sono discussi affari pubblici, o, 

e) il cui scopo sia, di commettere, provocare, adusare 
a violazioni di legge od azioni immorali. 

Le società degli studenti dette nei comma aeb,se per 
caso ve ne esistano, debbono sciogliersi. 

§ 63. 
Società e riunioni permesse. 

All'incontro sono permesse le società fra studenti e la 
partecipazione alle società altrui, quando queste abbiano 
per i scopo un geniale trattenimento o il miglioramento 
delle arti e della scienza, o anche opere di pietà e di be- 
neficenza. Non sono proibito le riunioni di studenti o la 
loro partecipazione alle riunioni altrui, purché queste ab- 
biano gli scopi detti di sopra. Ma per ciò che riguarda le 
società degli studenti fra di loro, questi sono tenuti di no- 
tificare al Tribunale universitario in iscritto la formazione 
e l'istruzione della società stessa, il tempo delle riunioni e 
così tutti i mutamenti che potranno occorrere in seguito. 
Il termine stabilito per la notificazione è fra tre giorni 
dalla formazione della società, come pure dalle modifica- 
zioni apportate. Per le riunioni degli studenti fra di loro, 
il promotore deve notificare come sopra almeno 24 ore 
prima dei convegno stabilito il luogo, il tempo e lo scopo 
della riunione medesima. 

Prima dell'autorizzazione accademica, la quale dev'è»- 



dell'università DI LIPSIA. 271 

sere confermata dall'autorità governativa, la riunione è 
proibita. 

§64. 
Ordinamento delle Assemblee — Ordinatori. 

Ad ogni assemblea deve presiedere almeno un ordinatore 
riconosciuto come tale dalla stessa, 

L'Assemblea non potrà incominciare la discussione delle 
materie, per cui si è radunata, se prima non scelga almeno 
un ordinatore o Presidente, nel caso non sia stato prece- 
dentemente stabilito. 

Coloro che hanno provocata la riunione debbono pre- 
siedere a questa elezione. 

§ 65. 
Difetto di età. 

Il difetto di età non sottrae gli studenti dalle giustifica- 
zioni ed obblighi che queste prescrizioni contengono e però 
non serve di mitigazione nel procedimento disciplinare. 

• 

§ 66. 

Congresso in Lipsia delle Società 
e delle riunioni permesse. 

Quando si raduna in Lipsia un Congresso di Società o 
di Assemblee permesse agli studenti, secondo il paragrafo 
63, debbano essere invitati ad intervenirvi, sia gli ufficiali 
della Polizia, sia gli universitari, i quali debbono occu- 
pare un posto appositamente destinato per loro. 

I Congressi di tali associazioni o di assemblee di stu- 
denti sono sottoposti alla vigilanza e concorrenza della 



272 LEGGE DISCIPLINARE 

Polizia locale, la quale deve conoscere le prescrizioni con- 
tenute nei paragrafi 66, 73. 

Le intimazioni fatte dagli ufficiali di Polizia incaricati di 
assistere alla riunione hanno il valore di intimazioni di 
ufficio. , 

§ 67. 
Doveri e responsabilità, degli Ordinatori. 

Gli ordinatori e conduttori (Presidenti) di tali congressi, 
sia di una associazione, sia di una assemblea di studenti 
fra di loro e i promotori delle stesse quando i presi- 
denti non sieno per anco scelti, non possono permettere 
che sieno discusse proposte o mozioni, o che si facciano 
manifestazioni contrarie alle leggi penali, o contengano 
una provocazione o eccitamento a violazioni di legge, o ad 
azioni immorali. 

Se hanno luogo tali fatti, il Presidente deve togliere la 
parola all'oratore senza aspettare un invito da parte degli 
ufficiali nominati nel paragrafo 66, e nel caso non gli venga 
prestato ascolto deve sciogliere l'Assemblea. Se tralascia 
di fer questo, è responsabile dell'accaduto, come se fosse 
stato commesso da lui. 

§68. 
Facoltà degli ufficiali accademici di Polizia. 

Nei casi accennati nel paragafo 67, quando fu trascurato 
il richiamo all'ordine da parte del Presidente dell'Assem- 
blea, ovvero non si prestò ascolto a quello, gli ufficiali, di 
•cui è parola nel paragrafo 66, sono autorizzati di toglie- 
re la parola a quelli che contravvengano alle leggi penali, 
o eccitino a violazioni di leggi o ad azioni immorali. Nel 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 273 

caso non vengano ubbiditi, essi possono sciogliere l'Assem- 
blea e dichiararla chiusa. Sono autorizzati ancora a fere 
altrettanto, quando l'Adunanza assume un carattere che 
minacci l'ordine e la quiete pubblica. 

Lo scioglimento dev'essere pronunziato a voce alta e gli 
ufficiali detti nel paragrafo 66 debbono immediatamente la- 
sciare il luogo della riunione. 

§ 69. 
Dissoluzione delle Assemblee. 

Quando un'Assemblea è dichiarata sciolta, tutti i pre- 
senti sono tenuti ad allontanarsi. 

Nel caso di disubbidienza la dissoluzione può essere ese- 
guita dall'Autorità con la forza ed occorrendo anche ar- 
mata mano. 

§ 70. 
Armi. 

Nessuno studente senza licenza del Tribunale univer- 
sitario può comparire armato in qualsiasi modo in una 
riunione. 

§ 71. 

Riunioni, processioni, uscite ed altre simili leste 

degli studenti. 

Per le riunioni, le processioni, ed altre pubbliche feste 
degli studenti occorre il permesso del Rettore, o se la festa 
si fa in onore di questo, dell'ex Rettore, e del Giudice uni- 
versitario. Questi, prima di concedere la chiesta licenza, 
debbono essere certi della accettazione per parte degli uffi- 

18 



274 LEGGE DISCIPLINARE 

ciali che la polizia tiene nei luoghi, in cui deve aver luogo la 
festa. Si deve inoltre richiedere il permesso dell'autorità 
governativa e del comandante di citta. 

§ 72. 

Indirizzi o petizioni di Adunanze — Risoluzioni 
in forma di leggi e simili. 

Non è permesso alle adunanze di portare indirizzi o pe- 
tizioni in massa, ovvero per mezzo di più di 10 persone. 
Del pari è a loro proibito di prendere risoluzioni in forma 
di leggi, ordinamenti, decisioni e riprovazioni di pubbliche 
autorità. 

§ 73. 

Altre facoltà, degli ufficiali del Tribunale universitario 

o di Polizia. 

Gli ufficiali della Polizia, o dei Tribunale universitario 
sono autorizzati, oltre ai casi indicati al paragrafo 67, di 
chiudere le riunioni o i congressi delle associazioni di stu- 
denti, quando: 

a) Non siano state seguite le prescrizioni del para- 
grafo 63; 

b) si abbia negato l'ingresso, o il posto da loro 
scelto agli uffiziali dell'autorità del paragrafo 66; 

e) sia stata violata la prescrizione del para- 
grafo 70; 

d) presa una risoluzione, la quale contravvenga al 
paragrafo 72; 

e) infine l'Assemblea si sia occupata di materie di- 
verse da quelle contenute nel paragrafo 63, senza perciò 
adempiere alle prescrizioni in esso contenute. 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 275 

§ 74. 

Competenza del Tribunale universitario 
nella discussione e punizione disciplinare. 

Le Autorità di polizia, al pari del Tribunale universi- 
tario, debbono senza richiesta comunicarsi scambievol- 
mente i rapporti avuti dai loro ufficiali, quando questi 
toccano la competenza degli altri ufficiali. 

Al Tribunale universitario è riservata, come prima, la 
discussione e decisione sui fatti in via disciplinare. 

§ 75. 
Pene per partecipazione a Società proibite. 

La partecipazione alle società o riunioni proibite secondo 
il paragrafo 62, è punita secondo questi gradi: 

1.° I fondatori di una società proibita e tutti coloro che 
inducono o han cercato d'indurre gli altri a parteciparvi, 
non possono mai esser puniti col solo carcere, ma in ogni 
caso col Consiliurri abeundi, o secondo le circostanze con 
la relegazione; 

2.° Gli altri, che prendon parte a queste riunioni sono 
puniti col carcere di primo grado, e nel caso di recidiva, 
o quando vi siano altre cause aggravanti, con la sottoscri- 
zione del Consilium abeundi, o col Consflrum abeundi stes- 
so, o infine in casi di maggiore gravità con la relegazione. 

§ 76. 
Continuazione. 

3.° I membri di un'associazione di studenti, proibita 
secondo il paragrafo 62, i quali hanno preso parte attiva 



276 LEGGE DISCIPLINARE 

ad una corrispondenza indirizzata a promuovere associa- 
zioni proibite con studenti di altre Università, o con altre 
persone, vengono puniti con la relegazione; 

4.° Anche gli studenti, che senza essere membri di una 
società proibita, pure si adoperano per la stessa, debbono 
secondo le circostanze esser puniti con i vari gradi di 
pena, detti di sopra. 

§ 77. 
Continuazione. 

Chi è punito per società segrete perde, per regola, i be- 
nefici accademici, che spettavano a lui sui fondi pubblici, o 
delle città o dei fondatori, o sugli erari ecclesiastici. Perde 
inoltre quei benefici, il cui godimento per altro motivo è 
legato all'assenso dell'Autorità governativa. Parimente si 
perderanno quelle agevolezze, che prima si godevano, pel 
pagamento degli onorari dei Corsi. 

§ 78. 

Pene contro l'inosservanza delle prescrizioni 

dei paragrafi 63-64-67-69-71 e 72. 

5.° Le azioni od omissioni, le quali contravvengono 
alle prescrizioni dei paragrafi 63-64-67-69-71 e 72, per la 
prima volta vengono punite col carcere di secondo grado 
fino a 4 settimane; in caso di recidiva col carcere di primo 
grado. 

È comminata la pena del carcere di primo grado alio 
studente, il quale 

a) Intervenga ad un* Assemblea proibita, secondo il 
paragrafo 62 come presidenti, ordinatori, od oratori, 

b) Ovvero non si allontani immediatamente dopo lo 
scioglimento dell'adunanza, 



dell'università DI LIPSIA. 277 

e) prenda ulteriormente parte ad una società sciolta 
in conformità dei paragrafi 62 e 73, 

d) intervenga ad una Adunanza in armi, ovvero 
nella stessa richiegga di armarsi o distribuisca delle armi, 
o si tenga pronto a distribuirle, 

e) Ovvero impedisca gli ufficiali delle Autorità del 
§ 66 nell'esercizio delle loro funzioni, 

f) Ovvero nelle riunioni ricordate nel § 63 oltrepassa 
con le sue proposte o discorsi i confini ivi tracciati, op- 
pure se è ordinatore o presidente, non abbia cercato 
d'impedire questi eccessi con tutti i mezzi a sua dispo- 
sizione. 

In tutti questi casi può anche, secondo le circostanze, 
essere decretato lo allontanamento dall'Università, o quando 
occorra, la relegazione. 

§ 79. 
Continuazione. 

Le pene comminate nei § 75, 76, 77, 78, avranno luogo 
indipendentemente da quelle, che possono essere inflitte 
dai giudici criminali in seguito ad azioni sottoposte a giu- 
dizio penale, e terranno dietro a queste. 

TITOLO VI. 

DELLA PROCEDURA NELLE CAUSE DISCIPLINARI. 

§ 80. 

Citazione. 

Ogni studente deve puntualmente obbedire alla citazione 
lattagli o dal Rettore, o dal Tribunale universitario; in 
caso contrario gli sarà fatta la Citazione reale. Conti- 



278 LEGGE DISCIPLINARE 

nuando la renitenza, e andata a vuoto la citazione reale, 
gli sarà inflitto l'allontanamento dalla Università, ai ter- 
mini del seguente paragrafo. 

§ 81. 
Procedura nella disobbediensa verso la citazione. 

Se per tre volte lo studente non è stato trovato in sua 
casa dal bidello incaricato della citazione, ovvero se lo 
stesso non si è reso alla citazione lasciata dal bidello ai 
padroni di casa, o ai loro Agli, o ai compagni, o alle per- 
sone di servizio, e se lo studente di proposito si nasconde 
in casa sua o di altri, il Tribunale può ordinare il suo ar- 
resto, o render pubblica la citazione, adducendo i motivi 
di essa con la minaccia dell'espulsione, o smatricolazione. 

Se lo studente non obbedisce anche a questa pubblica ci- 
tazione, e non si presenta nel tempo prescrittogli, si tra- 
durrà in atto la minaccia fattagli, e tutto ciò sarà reso 
pubblico con manifesto, in cui vengano anche esposti i 
motivi. 

§ 82. 
Arresto. 

E riservato in generale al criterio del Tribunale univer- 
sitario se gli studenti accusati di un reato o di una tras- 
gressione debbano essere arrestati, e se la detenzione debba 
durare fino al termine dell' istruzione, ovvero se il giovane 
possa essere rilasciato sulla sua parola d'onore. Partico- 
larmente l'arresto avrà luogo quando è da temere che lo 
accusato, mediante concerti coi complici o eòi testimoni, 
possa rendere difficile o mandare a vuoto l'istruzione. 

L'arresto sarà mantenuto quando l'accusato, dopo la con- 



DELL'UNIVERSITÀ DI LIPSIA. 279 

ièssione del Mio criminoso imputatogli, feccia tentativi di 
fuga, o secondo le circostanze, dia sospetti che voglia 
fuggire. 

Deve considerarsi come sospetto di fuga lo studente, che 
per il reato commesso sia minacciato della pena di morte 
o dei lavori forzati, o della relegazione, se trattasi di tras- 
gressioni disciplinari. 



§ 83. 

Procedura contro gli studenti, che si sottraggano 
con la fuga al Tribunale universitario. 

Chi con la fuga si sottrae al Tribunale universitario, se- 
condo l'avviso del Tribunale stesso, sarà ricercato dalla Au- 
torità del luogo, in cui si sospetti che stia, ovvero sarà 
citato per mezzo del Giornale di Lipsia a comparire den- 
tro determinati giorni, se vuole evitare la relegazione. Nel 
caso non si presenti, sarà relegato effettivamente. 



§ 84. 
La procedura d* istruzione. 

La procedura in tutte le cause disciplinari, che si ten- 
gano davanti al Tribunale universitario, è sommaria. — 
L'uso di difensori, o di assistenti legali, è solo permesso, 
quando si tratti dell'espulsione per sempre, o delle pene 
comminate nel § 37, f 9 g 9 h. — I difensori però non deb- 
bono occuparsi che del ricorso. 

Se viene domandata la presentazione degli atti, spetta al 
Tribunale universitario di decidere se debba accogliersi la 
domanda. 



280 LEGGE DISCIPLINARE 

§ 85. 

Procedura d'ufficio. 

Contro tutte le trasgressioni disciplinari degli studenti 
si procederà d'ufficio dal Tribunale universitario, anche in 
quei casi, in cui, come nelle ingiurie di parole o di fotti, 
occorra, secondo il diritto comune, la querela dell'offeso. 
— Il processo disciplinare incominciato in questi casi sarà 
continuato sino alla fine, anche quando gli offesi dichiarino 
nel corso dell* istruzione di voler rinunziare alla punizione 
degli offensori, ovvero ritirino la querela. — Il Tribunale 
universitario deve decidere se tali reati, non ostante il ri- 
tiro della querela, per rispetto alla disciplina accademica, 
debbano andar puniti, ed in quale misura il ritiro della 
querela da parte degli offesi possa servire di mitigazione 
alle pene da infliggere. 



His igitur legibus, Commilitones humanissimi, 
vos promptos ac volents obsequìum praestituros 
confidimus. Nam quemadmodum quum vestrae sa- 
luti et commodis, tum publicae utilitati quanta 
maxima potuit cura prospectum est, ita vos decet 
quod in vobis situm est, vitae castitate et sobrie- 
tate, morum humanitate et modestia, studiorum 
diligentia atque assiduitate id efflcere, ut, vitata 
ingrata nobis animadvertendi necessitate, prò se 
quisque veterem Lipsiensis litterarum Universita- 
tis laudem tueamini, patriae utiles cives evadatis, 



dell'università DI LIPSIA. 281 

eorura, qui res academicas regunt, vobis approba- 
tionem, magistrorum amorem, proborum omnium 
bonam voluntatem, ve s trae denique ipsorum con- 
scientiae, quo nihil antiquius homini esse debet, 
vacuum nota testimonium comparetis. P. P. in Uni- 
versitate litterarum Lipsiensi d. II. raens. Febr. 
ann. MDGGGLX. 

D. Carolus Georgius de Waechter, 

H. T. ÀCAD. ReCTOR. 



D. Boettger, S. 



INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 

STUDIO COMPARATO 

DSL 

PROF. LUIGI FERRI 



QUESITI e RISPOSTE. 



AVVERTENZA 



Fra le questioni che risguardano l'ordinamento della 
istruzione superiore, ve n'ha una che ha spesso e merita- 
mente attirato l'attenzione del pubblico e della stampa, 
voglio dire del modo di rialzare la facoltà di lettere e 
di filosofia nelle nostre università e di ricavarne quel per- 
fezionamento della coltura, quell'aiuto alla produzione intel- 
lettuale, e infine quei servigi speciali per cui si è fetta 
notare la sua efficacia in Germania durante il presente 
secolo e non meno si distinse in Italia ai tempi migliori 
della nostra storia letteraria e filosofica. Oltre alla parte 
presa dalla stampa periodica nella trattazione di questo 
argomento, parecchi studi sono sorti qua e là per opera 
di uomini competenti, vari disegni di legge sono stati 
presentati dai ministri che si sono succeduti nel governo 
della istruzione pubblica e l'ultimo tentativo fatto per 
questo scopo fu un decreto dell'onorevole Scialoja, il quale, 
pubblicato ma non eseguito, ordinava l'istituzione di quattro 
Scuole normali superiori a Torino, Padova, Roma e Na- 
poli lasciando tuttavia sussistere quelle di Pisa, di Milano 
e di Firenze. Per questa disposizione l'insegnamento supe- 
riore delle lettere e della filosofia avrebbe pigliato in tutta 



286 

r Italia un carattere essenzialmente professionale, cioè sa- 
rebbe stato nella sua parte pratica determinato in guisa 
da servire di mezzo alle scuole secondarie e da non avere 
più il suo precipuo fine in se stesso. 

Questo progetto, il quale non faceva, del rimanente, che 
determinare e applicare uno scopo già assegnato alle Fa- 
coltà di lettere e filosofia da Regolamenti anteriori, mi- 
rava certamente al fine importante di togliere alle mede- 
sime quello che possono avere talvolta di troppo accademico 
nel proprio insegnamento, e di render questo pratico ed 
utile; ma il concetto, in se stesso giustissimo, della neces- 
sità di unire l'insegnamento pratico al teorico anche nelle 
lettere e nella filosofia, per renderne gli studi fecondi, 
non è precisamente la stessa cosa che quello della sua spe- 
ciale applicazione all'esercizio della professione di maestra 
ginnasiale e liceale. 

Certo l'idea di utilizzare le Facoltà di lettere e di filo- 
sofia cavando dai giovani che le frequentano i futuri in- 
segnanti delle Scuole secondarie è naturalissima. Dove in 
fatti si attingerebbe la coltura classica che nelle scuole 
secondarie si trasmette alla nostra gioventù se non nelle 
Facoltà che ne sono per ufficio proprio e per tradizione le 
custodi e le dispensatrici? Non v'ha dubbio; dello insegna- 
mento delle medesime' Facoltà provengono in generale le 
cognizioni che sono poi applicate in varia misura dai ri- 
spettivi maestri alla istruzione secondaria. Ma questa non 
è né la sola possibile applicazione dell'insegnamento su- 
periore letterario e filosofico, nò la sola ragione e il sola 
fine per cui debba essere pratico. 

Lo deve essere anzi tutto per trovare in se stesso il 
suo compimento, per giovare alla produzione intellettuale, 
per conservare e perfezionare le attitudini estetiche e spe- 
culative della ragione. 



287 
Dal concetto di questi fini differenti e dai problemi che 
fanno sorgere sull'ordinamento degli studi superiori sono 
nati appunto i quesiti formulati dal Ministro della pubblica 
istruzione e premessi allo studio che ad, essi risponde. D 
miglior mezzo di cercarne la soluzione è parso quello d'in- 
dagare e confrontare gli ordinamenti vigenti nelle Facoltà 
estere e nazionali di lettere e di filosofia, considerandone le 
relazioni con l' insegnamento pedagogico superiore, e discu- 
tendone i pregi ed i difetti che l'esperienza e la storia 
hanno posti in luce. Si sono perciò consultati i Regolamenti 
ufficali delle Facoltà suddette e delle rispettive istitu- 
zioni pedagogiche della Germania, della Francia, del Bel- 
gio e dell' Italia, soli paesi in cui esista una legislazione 
scolastica su questa speciale materia. È pure stata messa 
a profìtto la conoscenza diretta che l'autore di questo stu- 
dio ha della Scuola normale superiore di Francia per es- 
servi stato alunno, e quella che egli ha potuto procurarsi, 
nelle loro sedi, circa le Scuole normali superiori di Liegi 
e di Pisa, e finalmente le notizie raccolte in Germania 
durante un viaggio fatto nel 1871, e segnatamente in Mo- 
naco, in Lipsia e in Berlino. Quivi oltre all'avere lunga- 
mente conferito col sig. Bonitz direttore di quel Seminario 
pedagogico, potò pure far tesoro di comunicazioni officiose 
e schiarimenti autorevoli ricevuti dai signori Olskenseu e 
Wicese direttori amministrativi delle Scuole universitarie 
e secondarie nel Ministero prussiano della pubblica istru- 
zione. 

A rendere le informazioni compite specialmente in ciò 
che riguarda i seminari tedeschi, la loro organizzazione 
e il loro valore, concorsero pure efficacemente i colloqui 
privati ch'egli ebbe con parecchi illustri filologi e filosofi 
fra i quali stimo debito di gratitudine ricordare il Titschl, 
il Ranke e il Giesebrecht caldi d'Italia e desiderósi del suo 



288 

progresso, il compianto Trendelemburg celebre filosofo e 
fondatore d' un Seminario filosofico a Berlino, e il pro- 
fessore Luigi Strumpell tanto addentro nelle materie pe- 
dagogiche quanto è profondo nelle filosofiche. 

Questo lavoro quale esso si sia, non sarebbe uscito alla 
luce e nemmeno forse le note e i documenti raccolti nel 
viaggio intrapreso per questo scopo in Germania avreb- 
bero preso questa forma, se il ministro Bonghi non mi 
avesse fatto l'onore di chiedermi il mio parere sui quesiti 
da lui formulati. 

Il lettore conosce ora l'origine di questo breve studio 
e le fonti a cui fu attinto. 



Roma li 19 giugno 1875. 



L. F. 



SOMMARIO. 



Quesiti del ministro. — Risposte: Seminar! tedeschi, filologici e 
scientifici. — Loro relazione con le Facoltà. — Statuti della Facoltà, 
filosofica di Berlino. — Moltiplicità e diversità dei seminari per 
tutte le Facoltà. — Somme assegnate pei seminari nel bilancio prus- 
siano del 1871. — Uditori e membri effettivi dei seminari. — Am- 
missione; qualità e durata degli esercizi. — Seminari pedagogici, come 
distinti dagli altri. — Ginnasio modello e sua connessione colle 
Conferenze pedagogiche. — Regolamento del seminario pedagogico 
di Berlino. — Esami per l'abilitazione all'insegnamento. — Scuola 
normale superiore francese in Parigi; sua connessione con le ag- 
gregazioni pei Licei; sue sezioni. — Distribuzione dei normalisti 
secondo le specialità. — Andamento degli studi. — Pregi e difetti. 
— Scuole normali superiori del Belgio: Liegi, Gand, Nivelles, Bru- 
ges. — Ordinamento e metodo didattico. — Dati statistici sui ri- 
spettivi allievi e sul rapporto numerico dei normalisti del Belgio 
cogrinsegnanti di quelle scuole secondarie. — Le scuole normali 
superiori del Belgio tramezzano, quanto ai loro ordini, le istitu- 
zioni della Francia e della Germania. — Scuole normali superiori 
italiane. — Varietà dei loro regolamenti presenti e importanza di- 
versa dal fine a cui si sono indirizzate sinora. — Loro discorde 
relazione colle Facoltà e cogli ordinamenti universitari. — Osser- 
vazioni critiche. — Proposte e conclusioni. 



19 



Quesiti concernenti le scuole normali superiori 
per gli studi classici, storici e filosofici. 



I. 



Si domanda, se l'uno o l'altro dei diversi tipi di 
Seminari che s'hanno in varj Stati tedeschi, e in 
ispecie negli Austro-Ungarici, possa convenire al 
caso nostro. — Le esercitazioni pratiche, alle quali 
è ammesso, in codesti seminari, sotto determinate 
condizioni e per solo un paio d'anni, un numero più 
o meno scarso d'allievi, costituiscono un mero ac- 
cessorio della Facoltà; e la tenuissima aggiunta di 
stipendio che è data ai professori di Facoltà per 
la loro funzione nel seminario, mostra, senz'altro, 
come sia scarso l'onere che loro ne viene. L'ob- 
bligo scolastico di quegli stessi allievi che son detti 
membri effettivi del Seminario, sarebbe, per gli studi 
classici, a cagion d'esempio, di sedici ore settima- 
nali alla Facoltà, e al seminario di sole quattro. Di 
certo, queste quattr'ore, nelle quali, tra l'altre, cose, 
si discutono, con molta profondità, ampi e ardui la- 
vori degli allievi, hanno la loro utilità grandissima. 
Ma può egli convenire, pur lontanamente, al caso 



292 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

nostro un tipo, nel quale v'abbia tanta sproporzione 
fra l'insegnamento cattedratico e quello per via di 
esercizi? E volendosi estendere, a più doppi, la du- 
rata degli esercizi, senza ridurre a proporzioni af- 
fatto esigue l'insegnamento cattedratico, non si ri- 
chiederà dal Corpo insegnante un tal lavoro, che 
necessariamente importi un grandissimo aumento 
di forze e di spesa? 



II. 



Il nostro seminario, ossia la scuola normale su- 
periore, non dovrebbe esser piuttosto un istituto 
affatto distinto e disgiunto dalla Facoltà? — Pos- 
sono bastare men di quattr'anni di assidui studi 
teorico-pratici, per condurre i nostri giovani, da 
quel grado di cultura che portan seco dai licei, a 
quella preparazione, ampia e soda, che oggi si ri- 
chiede in un professore liceale od anche ginnasia- 
le? — E qual sarebbe la giusta proporzione, in una 
scuola di questa maniera, fra l'insegnamento cate- 
dratico, dato per pubbliche lezioni, le quali pos- 
san giovare anche a ogni sorta di studiosi, e l'in- 
segnamento per via di conferenze, discussioni ed 
esercizi? 

III. 

. Da>ta la scuola normale con quattro anni di corso, 
può farvisi tanto posto alle esercitazioni pedago- 
giche, teoriche e pratiche, ma alle pratiche in ispe- 
cie, da rendere superfluo, o men che necessario, 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 293 

per gli allievi normalisti un anno di corso intera- 
mente dedicato al « pedagogio » o al « ginnasio- 
modello » (v. i §§ XI e IX)? 



IV. 



Se trovasi opportuno, o necessario, che la istitu- 
zione di una vera scuola normale importi fra noi 
la trasformazione integrale di una Facoltà, ne deve 
o può venire di conseguenza che tutte le facoltà 
italiane di filosofia e lettere abbiano a tramutarsi 
in altrettante scuole normali? Deve, cioè, abban- 
donarci il tipo della Facoltà vera e propria, della 
scuola universitaria dai programmi affatto liberi, 
dalle lezioni essenzialmente dottrinali, dall'inda- 
gine illimitata, innovatrice e anche utilmente au- 
dace; il tipo della scuola, i cui insegnamenti si 
possan raggruppare in vario modo o per disposi- 
zione della legge o per elezion dello studioso, e pur 
collegare con altri insegnamenti di altre Facoltà di- 
verse? La scuola che tende a influire immediata- 
mente sul moto e sul progresso della cultura gene- 
rale, dovrà cedere onninamente il posto alla scuola 
rinchiusa in sé medesima, nella quale bisogna che 
primeggino l'applicazione delle dottrine ornai rice- 
vute, la disciplina, la critica modesta e guardinga? 
E se pur paresse opportuno o necessario di ridurre 
tutte o quasi tutte le Facoltà a tante scuole normali, 
potremmo noi farlo davvero? Il valore scientifico e 
letterario sarà, senz'alcun dubbio, assai equabil- 
mente ripartito fra le diverse Facoltà italiane; ma 
vorremo noi dire lo stesso, in ordine alle attitudini 



294 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

particolari, che Y insegnamento normalistico richie- 
de? Quell'intima unità del metodo, quell'intima co- 
munanza d'intenti, quella cordiale alleanza degli spi- 
riti, che devono stringere insieme un'operosa schiera 
di provati insegnanti, perchè una scuola siffatta rie- 
sca fra noi, e si assodi, e converta in tradizioni si- 
cure la propria efficacia; tutti questi requisiti, super- 
flui, in sino a un certo punto, nella semplice Facoltà, 
possono essi, nelle condizioni odierne, riprodursi fra 
noi in molti luoghi, o non è piuttosto ardita cosa 
l'immaginare che il possano in più d'un solo? 



V. 



Le abilitazioni che son conferite dalla scuola 
normale e realmente son tre (lingue e letterature 
classiche; storia e geografia; filosofìa), devono te- 
nersi distinte per modo che ciascuna possa star da 
sé, o combinarsi con luna o con l'altra delle due 
residue? 

E data questa distinzione, e perciò le tre Sezioni 
di una stessa scuola normale, potrà un allievo si- 
multaneamente iscriversi a tutte e tre, o gli sarà 
vietato di abbracciarne a un tempo più di due? 



VI. 



Potranno, sull'esempio di molti seminari stranie- 
ri, e verso il pagamento delle tasse normali, essere 
ammessi, nella qualità d'uditori, a qualche singolo 
Corso, oppure a qualche complesso di Corsi, pur que- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 295 

gli aspiranti che non sienó muniti d'alcun titolo le- 
gale, ma sien reputati idonei, e per la loro età e 
per il grado di coltura? 



VII. 



Dovrà la scuola normale conferir delle lauree? 
E le abilitazioni avrebbero a conferirsi a un tempo 
•con la laurea, o non si vorrebbe piuttosto la lau- 
rea alla fine del terz'anno e l'abilitazione alla fine 
-del quarto? L'abilitazione sarà poi conseguita mercè 
il solo complesso degli esami speciali, superati di 
anno in anno, o non vi si richiederà anche una 
rigorosa prova complessiva e finale, una specie di 
•esame di Stato? 



Vili. 



La iscrizione limitata a una sezione sola (§ V), 
« quella che simultaneamente ne abbracciasse più 
d'una, sarebbero ugualmente sottoposte a una me- 
desima tassa? 

Quali le norme circa i sussidi da conferirsi a 
allievi poveri e distinti? 



IX. 



I laureati delle Facoltà conseguiranno, essi pure, 
l'abilitazione, quando subiscano quella rigorosa 
prova, di cui è toccato sulla fine del § VII? J^on sa- 
rebbe egli pericoloso, nelle condizioni nostre, mal- 



296 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

grado ogni cautela del legislatore, il commettere 
a quest'unica prova la parificazione legale di pre- 
parazioni teoriche e pratiche così grandemente tra 
di loro disformi? Dal giovane laureato nella Facoltà 
non si dovrà almeno richiedere, che faccia in prima 
anche un anno di corso in uno speciale istituto di 
pedagogia (v. §§ III e XI)? 

X. 

Molti degl' insegnamenti che si devono avere in 
una scuola normale intesa a educar dei maestri 
per i ginnasi ed i licei, riescono ugualmente adatti 
ad altri seminari o scuole, in cui si vogliano edu- 
care, con uguali metodi, dei maestri di lingue e 
letterature straniere moderne, dei maestri di peda- 
gogia, degli allievi archivisti, ecc. Non sarebbe egli 
perciò conveniente, che, secondo le opportunità e i 
bisogni, si formassero, mercè l'aggiunta di qualche 
cattedra speciale, dei nuovi complessi di Corsi, o 
delle nuove Sezioni, le quali portassero ad altre 
abilitazioni che non sien le solite, di cui si toccava 
al § V? Ma, prima d'ogni altra, non sarebbe da ag- 
giungere una Sezione che specialmente abilitasse al- 
l' insegnamento della lingua e della letteratura na- 
zionale? — E quanti anni di corso si prescrivereb- 
bero per ciascuna di queste diverse sezioni? — E 
quali titoli o diplomi vi sarebber conferiti? 

XI. 

Fra «odeste nuove sezioni, si è accennato a 
quella che potrebbe istituire dei maestri di peda- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 297 

gogia (§ X). Ora si domanda, se una tale sezione 
non si potrebbe facilmente adattare anche all'ufficio 
del < pedagogio », o pur del < ginnasio-modello », 
a cui si alludeva nel § III, e in cui, per avventura,. 
si avrebbero a perfezionare, massime per la parte 
pratica, i laureati delle Facoltà (§ IX)? 



296 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 



Risposta ai quesiti concernenti le scuole normali 
superiori per gli studi classici, storici e filo- 
SOFICI. 



I. 



Per rispondere al primo quesito conviene innanzi 
a tutto fissare il carattere dei seminari tedeschi, 
dei quali quello di Vienna (seminario storico-filo- 
logico) e generalmente gli altri dell'Impero austro- 
ungarico (compreso quello istituito a Padova nel 
tempo del dominio straniero) non sono che imi- 
tazioni. 

Il carattere del seminario tedesco si collega con 
lo scopo delle Università tedesche, e più particolar- 
mente il carattere del Seminario tedesco attinente 
alla Facoltà filosofica (che in Germania comprende 
le scienze matematiche, fisiche e naturali, filolo- 
giche, storiche e politiche, oltre la filosofia) si col- 
lega col fine di essa Facoltà. 

Il Seminario è nato nella Facoltà, come suo an- 
nesso, sviluppo e compimento. 

Lo scopo della Facoltà filosofica si può rilevare 
dal paragrafo secondo della prima sezione degli Sta- 
tuti emanati il 29 gennaio 1838 per quella di Ber- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 299 

lino. Ivi è detto che essa ha per fine: 1.° di fornire 
-agli studenti quella universale coltura scientifica 
che deve servir di base ad ogni coltura speciale, 
come anche di provvederli delle indispensabili uni- 
versali ausiliari cognizioni nello studio della Teo- 
logia, della Giurisprudenza e della Medicina; 2.° di 
promuovere le sue proprie scienze per sé e di for- 
mare maestri nelle medesime. 

Essa non ricerca questo doppio scopo mediante 
•due maniere di istruzione, sibbene per mezzo delle 
.stesse lezioni, affinchè un fine estraneo non soffo- 
•clù il più puro interesse scintifico. 

L'alto e puro interesse della scienza, il bisogno 
«del suo sviluppo, della sua conservazione e della 
sua ulteriore trasmissione, come ha informato la 
direzione degli studi universitari germanici in ge- 
nerale e in particolar modo quelli della Facoltà 
filosofica, così ha pure promosso la istituzione e 
presieduto alla organizzazione dei seminari. I mae- 
stri che gli statuti della Facoltà filosofica di Ber- 
lino vogliono formare, sono scienziati capaci di tra- 
smettere agli altri la propria scienza, e lo scopo 
che si propongono i seminari è appunto il mede- 
simo; essi intendono cioè a formare dei dotti in una 
data disciplina mediante un insieme di esercizi 
pratici relativi alla medesima, con l'insegnamento 
più speciale e più profondo delle conferenze e nel 
commercio intimo degli studenti coi professori. 

Lo scopo del seminario tedesco è dunque uno 
scopo pratico e perfettivo insieme, ma nell'uno e 
nell'altro aspetto non mira ad altro che ai biso- 
gni della scienza e dello scienziato e ncm oltre- 
passa le attinenze immediate dell'insegnamento 



300 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

superiore se non quando, sotto il titolo di semi- 
nario pedagogico, è realmente una istituzione di- 
retta a preparare gl'insegnanti dei ginnasi e delle 
Real-Schule. 

Di fatto i seminari in Germania sono cosi di- 
versi, e così numerosi nelle specie, come le divisioni 
e le specialità dell'insegnamento superiore. Le let- 
tere come le scienze, la teologia come la giuri- 
sprudenza e la medicina hanno i loro seminari. Vi 
sono seminari filologici, storici, teologici, giuridici, 
matematici, fisici, di scienze naturali; ve n*è stato- 
anche qualcuno filosofico. Alcuni datano dal prin- 
cipio del secolo ed hanno tradizioni storiche e glo- 
riose; altri invece esistono da pochi anni e forse 
sono destinati ad un vita effimera. 

Questa grande moltidudine dei seminari tedeschi 
non reca maraviglia, quando si conosce la natura 
loro, il loro carattere e le condizioni generali e lo- 
cali, in cui sorgono. È d'uopo insistervi perchè in 
Italia, dimenticate le tradizioni e smessi gli spiriti 
universitari di altri tempi, si vive d'imitazione e 
per di più si confonde scuola normale (francese e- 
belga) e seminario (tedesco). 

Nell'anno accademico 1871-1872 alla sola Uni- 
versità di Halle vi erarfo otto seminari, come si 
può rilevare dalla rispettiva Verzeichniss delle le- 
zioni di quell'anno medesimo. l Basti questo esem- 



1 Seminario teologico, pedagogico, giuridico, filologico, fisico-materna' 
tico, fisiologico, farmaceutico, economico. 

JVB. Un seminario teologico completo ne comprende quattro altri che 
possono essere anche separati e isolati. 1.° di Dogmatica, 2.° di Esegesi 
del Vecchio e Nuovo Testamento, 3.° di Storia ecclesiastica, 4.° di 
Omiletica. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 301 

pio per tutte le altre Università, ove i seminari, se 
non sono cosi numerosi, sono quasi sempre molte- 
plici. Ciò che è più importante notare è il tradi- 
zionale indirizzo scientifico universitario e l'alta 
coltura generale del paese, da cui viene l'impulso 
alla loro istituzione e al loro sviluppo, e oltre di 
queste condizioni comuni a tutto lo Stato, la fama 
e l'ardore individuale di professori desiderosi di 
fondar scuole e dottrine e la corrispondente buona 
volontà dei giovani e il loro amore allo studio e 
alla scienza più intenso che altrove. 

Finalmente giova anche osservare che se messe 
insieme le somme tutte che uno Stato germanico, 
per esempio la Prussia, consacra al mantenimento 
dei suoi seminari, si forma un totale cospicuo, la 
spesa che importa ciascuno in particolare non è 
mai grandissima e spesso è minima. 

Rilevo dal Bilancio del 1871 per la Pubblica 
Istruzione di Prussia che su più di trenta semi- 
nari che in quell'anno erano sussidiati dal Go- 
verno, alcuni ricevevano 500 talleri, uno 800 e la 
maggior parte erano sostenuti con assegni minori, 
i quali discendevano talvolta sino a 50 talleri (per 
un anno). Questi sussidi non vengono specificati nel 
Bilancio quanto alle loro speciali erogazioni, ma si 
sa da informazioni 1 officiali concordi coi Regola- 
menti dei seminari medesimi che essi sono spe- 
cialmente destinati a questi fini: 1.° Fornire i se- 



' Ricevute dai sigg. Olshausen direttore per le scuole universitarie; 
e Wissb direttore per le scuole secondarie nel Ministero della pubblica 
istruzione in Berlino. 



302 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

miliari che si fondano o si sviluppano del neces- 
sario corredo scientifico, come libri di scuole e 
biblioteca speciale, mappe, carte ecc. ecc.; 2.° aiu- 
tare con stipendio i giovani che ne sono merite- 
voli; 3.° rimunerare i professori che dirigono le 
conferenze. 

In alcuni seminari già avviati da tempo e tenuti 
in pregio dal governo pei servizi che rendono, l'as- 
segno è sufficente per provvedere a tutti e tre questi 
oggetti; in altri al contrario basta appena a uno 
solo. In generale i seminari nascono, giova ripe- 
terlo, dall'amore della scienza che si manifesta fra 
professori e scolari, dal desiderio di approfondirla 
e di fondarne o ingrandirne le tradizioni in un data 
luogo. Allora i professori che si sono intesi a questo 
scopo si rivolgono al governo per averne sussidf, i 
quali sono accordati in una misura relativa al casa 
e alle condizioni finanziarie. 

Le cose dette qui sopra spiegano come in Ger- 
mania i professori più competenti nelle materie 
didattiche e in Italia coloro che si sono occupati, 
con qualche serietà, dell'ordinamento germanico, 
non intendono come da noi sia venuto in mente 
ad alcuno di separare gli Sludi pratici e di perfe- 
zionamento dagli universitari. Gli esercizi teorico- 
pratici dei seminari germanici e in ispecie dei 
prussiani hanno precisamente per fine di perfezio- 
nare gli studenti universitari rispettivi nelle rela- 
tive scienze e di renderli capaci di produrre, di 
fare alla loro volta come i loro maestri, nel me- 
desimo ordine di idee; cosicché quelle istituzioni, 
senza cessare di essere altamente scientifiche, sono 
naturalmente connesse colla produzione nazionale 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 303 

nell'ordine intellettuale, 1 perchè chi ama il sapere 
e un dato sapere appassionatamente, ed è pieno di 
questo amore e del suo oggetto, è portato sponta- 
neamente a produrre e a produr bene. Così si 
spiega che la storia della filologia, delle scienze 
storiche e filosofiche e delle scienze fisiche e ma- 
tematiche in Germania e del loro glorioso insegna- 
mento sia tanto connessa coi seminari e col ri* 
spettavo ordinamento universitario. 

Molti dei seminari tedeschi e dei prussiani in 
ispecie hanno regolamenti stampati ed alcuni di 
questi datano dai primi anni del secolo. Altri in- 
vece sono semplicemente affidati all'autorità di un 
uomo e alle consuetudini tradizionali. Il Kitsch] per 
esempio, che da tanti anni dirige il seminario filo- 
logico di Lipsia, diceva a chi gli chiedeva se ci 
fosse un regolamento a stampa del suo Istituto, che 
il regolamento era lui! Ed è in fatti tanta la fiducia 
che ispira questo illustre e venerando uomo che ul- 
timamente ancora il Governo russo, nell'intento di 
provvedere al progresso della filologia e degli studi 
classici nei suoi Stati, ha fondato in Lipsia un se- 
minario filologico russo con decreto dello scorso 
marzo 1874 e ne ha consegnata la direzione al 
Ritschl. 

Nei regolamenti suddetti a stampa che ciascuna 



'#£. È inutile osservare che per le Scienze fisico-chimiche e per la 
Fisiologia, oltre i seminari propriamente detti, vi sono gY Istituti spe- 
rimentali, i Laboratori ed altri stabilimenti che forniscono ai giovani 
scienziati tutto l'occorrente per darsi, sotto la direzione di abili e ce- 
lebri sperimentatori, allo studio pratico della scienza rispettiva e alla 
produzione scientifica. Questi stabilimenti, quando esistono, sono, per 
cosi dire, essi stessi il seminario e l'assorbiscono. 



304 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

può leggere nella vecchia raccolta del Koch * in 
estenso, o che può vedere compendiati nel libro del 
Wiese Hóheres Schviwesen in Preussen, e procu- 
rarsi dai rispettivi direttori, si notano come prin- 
cipali disposizioni: 1.° La differenza fra uditori e 
membri effettivi; 2.° le condizioni di ammissione, 
.specialmente per questi ultimi; 3.° le regole per gli 
esercizi e lavori; 4.° le prescrizioni relative ai rap- 
porti dei professori al governo sui loro alunni; 
5.° le misure relative ai sussidi dei seminaristi. 

In generale non si richiede mai meno di un anno 
o di un semestre di studi universitari regolari per 
divenire membro effettivo del seminario. 

Le condizioni intellettuali dell'ammissione sono 
fissate in un modo generico per la più parte dei 
seminari e affidate al giudizio discrezionale dei pro- 
fessori dirigenti. In alcuni casi hanno effettiva- 
mente luogo delle prove regolari; in altri e più 
spesso il professore che tien seminario o i profes- 
sori che lo condirigono, pigliano direttamente cogni- 
zione della capacità, dell'ingegno e della istruzione 
del giovane che chiede di mettersi sotto la loro 
speciale disciplina e che viene a loro da altra 
Università; oppure, se è di quelli che già han pas- 
sato un semestre o un anno ai Corsi della Facoltà 
e che essi possono conoscere, lo scrutano maggior- 
mente e si assicurano della sua vocazione e prepa- 
razione.* Questo risulta non solo dai regolamenti 



1 Die preussischen Universitàten Eine Sammlungder Verordnungen, oc. 
tod I F. W. Koch Berlino e Poteri 1840. 

1 )1 regolamento del seminario matematico annesso alla Università 
di Berlino distingue al 8 4 i due modi di ammissione e cioè il Colloquium 
e il Probe-arbeit. Se il primo dà sufficiente guarentigia, il secondo si tra- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 305 

ma meglio ancora dalle conversazioni che si sono 
avute coi direttori dei seminari di scienze positive 
o filologiche e morali di varie città germaniche. 

La durata del seminario è generalmente di tre 
anni. Il tempo dato settimanalmente agli esercizi 
è di due ore, oltre una seduta di durata indetermi- 
nata ogni 14 giorni per la discussione degli scritti 
.già comunicati. 

Gli esercizi e lavori che si eseguiscono dai gio- 
vani che frequentano i seminari, sono in generale 
dello stesso genere che quelli, i quali si usano nelle 
conferenze delle Facoltà e nelle scuole normali su- 
periori italiane, 1 salvo che sono spesso e quasi 
sempre intorno a temi più difficili e arguiscono 
l'abitudine e la capacità di penetrare profonda- 
mente nelle materie scientifiche. Sono lavori de- 
stinati a formare dei filologi, degli storici, dei 
matematici, dei fisici, e va dicendo. Questo carattere 
dei lavori è manifesto nel seminario matematico 
di Berlino governato dai professori Kummer e 
Weierstrass, e giudicato anche dal Ministero in- 



lascia. (Reglement fùr das mathematische seminar an der universitat %u 
Berlin). — I regolamenti dei seminari filologici di Berlino (1812) e di 
Bonn (1819) stabiliscono le due prove senza eccezione. 

'Sono orali e scritti; cioè, dissertazioni scritte da discutersi ed espo- 
sizioni da sottoporsi a una critica in comune e diretta dal professore. 
Tolgo Hai Rapporti Ufficiali diretti al Ministero di Berlino dai seminari 
filologici prussiani per T anno 1867-68 e cortesemente comunicati dal 
Big. Olshausen, alcuni esempi dei temi trattati in iscritto. 

— Uè Aristotelea privationis fiottone. 

— Quomodo Aristotele» de Arte Euripidi* judicaverit. 

— De Sermone atque argumento Epistolarum Ciceroni» et Horalii ob- 
servationes. 

— De Significatione et usu tìtigulari nonnullarum praepositionum apud 
Pindwum. 



306 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

sieme col Seminario fisico-matematico di Koenig- 
sberg come importantissimo pei servizi resi alia 
Scienza. 

I rapporti dei professori al governo intorno ai 
seminaristi, ai risultati dei loro lavori ed eser- 
cizi e all'andamento tutto della istituzione sono 
tutt'altro che_ le formalità in uso presso altri paesi. 
Per essi il Governo è esattamente informato della 
parte più produttiva e più seria dell'insegnamento 
superiore e di tutto ciò che è necessario di cono- 
scere per provvedere alle sue necessità presenti, 
alla sua conservazione e al suo sviluppo avvenire. 
Là in effetto, in quei seminari, e in ispecie nei più 
importanti si custodiscono e perfezionano i metodi, 
si fanno o si continuano le ricerche, si formano i 
dotti, fra i quali il Governo potrà eleggere i tito- 
lari delle cattedre vacanti. Di là escono per lo più 
i privati-docenti che sono tanta parte dell'insegna- 
mento superiore tedesco e tanto contribuiscono coi 
loro Corsi liberi a variarlo, estenderlo e connetterlo. 

Di là escono pure in gran numero quelli che 
saranno professori di Ginnasio, quantunque questo 



— De Dorismo in Graecorum Tragoedia et Comoedia. 

— De altera Socratis in Phaedro Platonico oratione. 

— Quaestio de vocabulis quibus in Platonis Philebo Bonum nominatur. 

— De Plotoni* dialogo qui Meno insertò Uur distribuitone atque indole. 

— De Phoenicum commercio cum Graecis coeterisque gentibus. 
Alcuni temi tratti dal rapporto ufficiale del seminario fisico-matema- 
tico di Kdenigsberg (medesimo anno). 

— Derivazione della precessione e della nutazione dalla teoria generale 

della variazione delle costanti di Hamilton e Jacobi. — 

— Teor a dei differenziali e integrali ad indici frazionari. 

— Sulla serie ipergeometriea in connessione coi lavori di Jacobi e Kummer. 

— Deduzione della teoria delle funzioni elittiche. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 307 

non sia lo scopo proprio dei seminari scientifici, 
come si è detto più volte. Ma è questo .un effetto 
indiretto che da essi deriva, né più ne meno come 
deriva dalle Facoltà filosofiche. 

I sussidi ai giovani variano di misura. Nel se- 
minario pedagogico di Berlino sono di 200 talleri 
annui per cinque seminaristi e di 150 per altri 
cinque. E qui cade in acconcio osservare che natu- 
ralmente il numero dei membri ordinari o effettivi 
del seminario è determinato e fisso 1 sì per ra- 
gioni economiche come e anche più per ragioni 
didattiche, dovendo quelli che lo compongono essere 
distintissimi e il loro numero non essere troppo 
grande per le esigenze di un insegnamento pratico 
e direttivo. 



II. 



In tutto quello che si è detto fin qui non è stata 
fatta che una fuggevole menzione dei seminari pe- 
dagogici ed espressamente; perchè questi seminari 
sono affatto distinti dai precedenti, quantunque vi 
si connettano e li suppongano, come suppongono 
generalmente l'ordine e lo stato della coltura e 
istruzione superiore germanica. 

Il loro scopo è precisamente quello che si propone 



' Il numero dei seminaristi è determinato per ogni seminario, ma va- 
ria dall'uno all'altro. Il g 5 del regolamento del seminario matematico 
di Berlino stabilisce un massimo di 12 pei membri ordinari od effettivi. 
Nel seminario fisico-matematico di Kóenigsberg erano 31 nel 1867-68. Il 
S 6 del regolamento del seminario filologico di Berlino (1812) fissava il 
numero dei seminaristi ad 8. 

Nelle due sezioni del seminario storico-filologico di Vienna (anno 1870- 
71 j i giovani regolarmente addetti all'istituto erano 15 per ciascuna. 



L 



308 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

la scuola normale superiore francese, cioè di for- 
mare dei buQni insegnanti pei ginnasi; 1 perciò essi 
sono connessi con buoni e importanti istituti 
di istruzione secondaria, nei quali i seminaristi 
debbono, secondo l'espressione consacrata, hospiti- 
ren f cioè assistere a lezioni attinenti alla materia 
del loro insegnamento, oltre a sei ore settimanali 
di lezioni regolarmente da essi impartite e special- 
mente obbligatorie, per rendersi famigliari il me- 
todo e l'andamento delle loro funzioni. 

Da questo esercizio pratico i membri del. seminario 
pedagogico pigliano occasione e materia a consi- 
derare, studiare e dibattere le questioni relative al- 
l'ordine e metodo degli studi e a tutte le difficoltà 
della loro professione, compreso l'indirizzo parti- 
colare da darsi e la misura da porsi alle spiega- 
zioni, esposizioni, commenti ed esercizi praticabili 
nelle scuole secondarie. * 



1 È inutile avvertire che il ginnasio tedesco risponde al liceo fran- 
cese e comprende il ginnasio-liceo italiano. 

1 Soggetti trattati nel seminario pedagogico. — Alcuni soggetti sono 
identici a quelli trattati nei seminari filologici e scientifici. Altri invece 
sono affatto speciali allo scopo del pedagogio. Eccone alcuni tratti dai 
rapporti ufficiali comunicati dal sig. Wiese. 

Seminario pedagogico di Berlino. — Valore della dimostrazione in- 
diretta apogogica nella matematica — dal lato logico e dal lato di- 
dattico — teoria e pratica. 

— Tesi sul modo d'insegnare la storia. 

Seminario pedagogico di Kòenigsberg. — Distribuzione e metodo del- 
l'insegnamento della geografia nei ginnasi. 

— Insegnamento della versificazione latina. 

— Primi elementi dell'insegnamento del greco. 

— Esame del 2.° volume dell'opera del Wiese. 

— Nuova organizzazione delle scuole in Baviera. 

— La pedagogica del prof. Waits. 

— Coltura della volontà mediante l'istruzione. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 309 

Il regolamento del seminario pedagogico di Ber- 
lino 1 diretto dal Bonitiz può fornire informazioni 
precise sullo scopo, il carattere e l'andamento di 
queste istituzioni. 

Nel libro citato del Wiese si trovano pure le 
indicazioni più necessarie; altre notizie infine ri- 
ferirò dalle conversazioni avute con l'uno e con 
l'altro. 

Notiamo prima di tutto che il seminario pedago- 
gico o pedagogium è, come gli altri, congiunto con le 
Università, quantunque sotto condizioni diverse e 
affatto speciali, e che ha con qualche istituto secon- 
dario modello un nesso particolare pei fini sovra- 
menzionati. 

Osserviamo pure che i seminari pedagogici sono 
sotto una direzione e sorveglianza più diretta del 
Governo che non siano gli altri, come si rileva dal 
§ 3 del regolamento suddetto. 

Le condizioni per l'ammissione dei giovani che vi 
sono ricevuti, sono pure più speciali e determinate. 

Non debbono avere meno di 20 anni né più di 30. 
Il loro carattere e la loro condotta debbono essere 
quali si richiedono in futuri educatori e precettori 
della gioventù. 

Debbono essere nativi dello Stato, o, se stranieri, 
assoggettarsi a certe condizioni. 

Fino dal primo tempo del loro concorso al semi- 
nario debbono esercitarsi come maestri nel ginna- 
sio designato, sotto la doppia sorveglianza di quel 
direttore e del direttore del pedagogio; il che si- 
gnifica pure che essi nello entrare nel pedagogio 



1 In data del 18 agosto 1860. 



310 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

hanno già compiuto gli studi universitari; e difatto 
essi debbono, secondo le ultime disposizioni, essere 
muniti del diploma prò facilitate docendi per entrare 
nei seminari pedagogici di Berlino, di Koenigsberg, di 
Breslau e di Stettino, 1 che sono con quello di Halle, 
(il cui carattere è meno preciso) i soli ufficiai mente 
riconosciuti o che hanno un carattere ufficiale. 

Nel regolamento del seminario pedagogico di 
Berlino non è veramente segnata la condizione del 
diploma prò facilitate docendi, ma le esigenze circa il 
sapere e la vocazione dei seminaristi sono espresse 
in modo da rendere forse superflua in certi casi 
e in certi altri verificabile con altre prove la detta 
guarentigia. 

Il piccolo numero di cotesti seminari si connette 
poi in modo particolare collo scopo elevato, cui deb- 
bono servire. I seminaristi sono pochi. Dieci quelli 
del seminario pedagogico di Berlino.* 

Non si tratta in effetto di procurarsi con essi tutti 
gl'insegnanti delle scuole secondarie governative, 
ma soltanto un certo numero di maestri eccellenti. 

La durata del Corso pedagogico 8 è di tre anni 
al massimo; né si può oltrepassare eccezionalmente 
senza espressamente riferire sulla relativa causa 
al Ministero della istruzione. La partecipazione al 
seminario e rispettivi vantaggi rimane sciolta an- 
che prima del tempo ordinario pel fatto del collo- 



1 Vedi il Wibsb nel libro citato Voi. I, Berlino 1864, pag. 5*7 « Io die 
4 ersten der vorgennanten pedagogischen Seminare werden Jetxt nur 
Scbulamtscandidaten aufgenommen, welcbe das Examen prò faciUtate 
docendi bereits bestanden babeli. > Cf. Idem. Voi II, pag. 598. 

' Vedi il S 14 del Regolamento. 

• Vedi il f 13 del Regolamento del seminario pedagogico di Berlino. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 311 

camento stabile, o impiego di qualche suo membro 
in un istituto di insegnamento pubblico. 

La mancanza al fine che si deve proporre il se- 
minarista mediante negligenza dei propri doveri o 
incapacità didattica è o può esser causa di esclu- 1 
sione dal seminario. (§ 12. Idem.) 

Ogni seminarista si obbliga ad accettare dopo 
l'uscita dal seminario, almeno per tre anni, il po- 
sto addetto air insegnamento che gli può venire 
affidato dall'autorità scolastica del Regno nel caso 
che non si trovi digià collocato stabilmente in un 
istituto pubblico. Altrimenti il medesimo si obbliga 
di restituire allo Stato il soldo che ha percepito 
come stipendiato nel seminario. 

Da tutte queste disposizioni si può rilevare e ac- 
certare quanto siano diversi i seminari pedagogici 
dai seminari che con un nome generico possiamo 
chiamare scientifici. Essi rispondono propriamente 
allo scopo medesimo che si propongono la scuola 
normale superiore di Parigi, quelle di Liegi e di 
Oand e quella di Pisa; salvo che non sono ai primi 
uniti i convitti come alle altre e salva pure la 
.grande differenza scientifica che i candidati di que- 
ste e di quelli arrecano nella loro preparazione, poi- 
ché, come si è detto, per essere membro del semi- 
nario pedagogico conviene aver già compiuto forti 
studi teorici, e molti di coloro che vi entrano, o 
sono già stati in qualche seminario scientifico o 
continuano a farne parte; mentre alla scuola nor- 
male ! si entra o si può entrare uscendo dal liceo. 



1 Di Parigi, Gand e Liegi. A quella di Pisa non si entra se non dopo 
uno o più anni universitari. 



312 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

Da tutto ciò pure si rileva come s'ingannino 
coloro che confondono il concetto delle scuole nor- 
mali superiori esistenti a Parigi, Gand e Liegi con 
quello dei seminari pedagogici tedeschi, e come an- 
che vada soggetta a critica quella disposizione che 
nel regolamento italiano della Facoltà di lettere e 
filosofìa annesso al regolamento universitario del 
1862 prescriveva come oggetto precipuo di essa Fa- 
coltà di preparare gl'insegnanti per le scuole secon- 
darie; come se tale scopo non dovesse presupporre 
un largo e intenso insegnamento della scienza per 
se stessa da potersi poi naturalmente applicare e 
subordinatamente restringere ai fini e alle propor- 
zioni dell'insegnamento secondario mediante Tarte r 
l'esperienza e la pratica; e come se dato pure 
che tale presupposto di un ottimo insegnamento 
teorico-pratico superiore indipendente dalla misura 
più ristretta di una scuola normale esistesse, fosse 
possibile di attuare in tutte le Facoltà di lettere 
e filosofia italiane un Corso normalistico nel vero 
e completo senso della parola, quando la Francia 
non crede di poterne avere più di due l e la Prussia 
più di quattro o cinque. 

Mi resta ora da indicare le attinenze delle scuole 
pedagogiche di Germania e dei giovani che ne escono 
cogli esami e le prove che essi debbono subire per 
essere nominati professori e per ottenere un im- 
piego determinato nell'insegnamento pubblico. 

Si avverta prima di tutto che i seminari, sia 
scientifici, sia pedagogici, non conferiscono diplomi,. 



1 L'unica scuola normale superiore di Francia è divisa in due sezioni;, 
ona per le lettere e un'altra per le scienze. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 313 

ma preparano soltanto coloro che debbono presen- 
tarsi alle Commissioni scientifiche esaminatrici per 
ottenere il titolo speciale di professore in una data 
materia o più, e perfezionano giovani già forniti, 
come si è detto, del diploma preliminare e gene- 
rico della facidtas docendi, o abilitazione generale 
air insegnamento. 

Dinanzi a queste Commissioni che siedono nelle 
yarie provincie e che per la loro indipendenza dalle 
Facoltà somigliano ai giuri d'esame esistenti nel 
Belgio, si danno essenzialmente i seguenti esami: 

1.° Esame prò facilitale docendi; 

2.° Esame per l'insegnamento determinato di 
una data classe, ossia prò loco; 

3.° . . . . prò ascensione, o di promozione; 

4.° .... il Colloquium prò Rectoratu necessa- 
rio a quelli che aspirano a una direzione di gin- 
nasio o di altro istituto. 

L'esame prò facilitate docendi versa sulle mate- 
rie, il cui insieme è creduto necessario a conoscersi 
da chiunque voglia insegnare nelle scuole secon- 
darie. Esso comprende una lezione di prova 1 , ma 
l'avere avvertito che tale lezione non dava sufficiente 
guarentigia dell'attitudine del candidato, fu causa 
che venisse richiesto un anno di prova* dal mede- 
simo prima di concedere definitivamente l'approva- 
zione. E questo anno di prova non si consuma 
nell'insegnamento di una sala materia o di una 
sola classe, ma in quello di più materie e di più 
classi in modo che l'esercizio corrisponda all'entità 



* Probe-lection. 

* Probqahr. 



314 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

scientifica e alle esigenze pratiche dell'esame ge- 
nerale sopraddetto; e n^lle circolari ministeriali 
del 1826, del 1842 e del 1864 si insiste, affinchè i 
direttori e professori ordinari del ginnasio, in cui 
il candidato è ammesso a fare la sua prestazione 
(all' hospitirerì) o supplenza, non riguardino la sua 
presenza come un mezzo di alleggerire il proprio 
carico, ma seriamente ponderino i loro doveri verso 
•di lui, e ne traggano occasione di onore per sé e 
pel loro ginnasio formando un maestro che sarà 
.guidato dai loro consigli e perfezionato dal loro 
esempio. 

I regolamenti annettono tanta importanza a que- 
sto esperimento che non vogliono più di due can- 
didati-professori simultaneamente in un solo gin- 
nasio, precauzione imposta eziandio dal bisogno di 
mantenere all'Istituto modello il suo carattere e la 
sua perfezione. 

La facultas docendi è ora incondizionata, ora con- 
dizionata. 

L'incondizionata richiede, oltre la prova di una 
abilità sufficiente nell'insegnamento delle cose che 
risguardano le principali sezioni del ginnasio, an- 
che una padronanza tale e così estesa di tutte le 
materie dell'insegnamento classico da poterne at- 
tendere uno sviluppo completo della coltura dei 
giovani che saranno affidati al candidato. 

La condizionata significa che quantunque il can- 
didato possegga l'istruzione e capacità sufficienti 
per insegnare con buon successo nelle classi supe- 
riori del ginnasio, non è per altro nella condizione 
di coltura più ampia e completa, di cui è menzione 
qui sopra. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 315 

Le prove dell'esame sono: 1.° lezioni; 2.° esperi- 
menti scritti; 3.° esperimenti orali (colloquf). 

Le materie sono: latino, greco, tedesco, francese, 
ebraico; matematica, fisica, storia naturale, storia 
« geografia, antichità classiche, filosofia, pedagogia 
e teologia. 

Condizione preliminare della prova è natural- 
mente questa: di aver seguito con profitto per un 
triennio almeno gli studi universitari secondo il 
«corrispettivo attestato. 

Tutto ciò è stato qui richiamato per rendere più 
manifesta la serietà della preparazione recata nei 
pedagogii dai relativi seminaristi, poiché, come 
s'è detto, nei precipui stabilimenti, ossia seminari 
di questa fatta, i candidati sono muniti della Fa- 
£ulta$ docendi. 

Si vuole ora sapere che cosa si pensava tre anni 
fa, e probabilmente si pensa ancora sul conto dei 
seminari pedagogici germanici da chi regge l'istru- 
zione secondaria del Ministero della pubblica istru- 
zione di Berlino, da persona d'altra parte molto 
autorevole per dottrina speciale e pubblicazioni (il 
dottor Wiese). Eccolo: 

I seminari pedagogici sono stati evidentemente 
stabiliti per colmare una lacuna. Si è avvertito 
che l'insegnamento per se stesso e massime l'in- 
segnamento secondario è un'arte ed è materia di 
scienza; si è voluto insegnare e imparare scienti- 
ficamente quest'arte; a ciò mirano i Corsi pedago- 
gici; sono essi di una grande utilità? Distinguo. 
Sotto il punto di vista del sapere sono utili; vi si 
impara ad approfondire la teoria pedagogica, ma 
l'arte pratica non s'impara veramente che esercì- 



316 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

tando la professione e preparandovisi cogli anni di 
prova sotto la disciplina di professori emeriti nei 
ginnasi modelli. La pratica, la riflessióne su di essa 
e l'esempio vivente degli eccellenti maestri valgono 
più che tutte le teorie. 



III. 



Diamo ora alcune informazioni sulla scuola nor- 
male francese. 

L'epoca più istruttiva della scuola normale fran- 
cese, quella, in cui il suo ordinamento e i suoi me- 
todi furono più fecondi, abbraccia gli anni corsi fra 
il 1837 e il 1848. È dessa che bisogna studiare se 
si vuole far tesoro dei migliori suggerimenti che 
l'esperienza pedagogica di quell'istituto fornisce. La 
scuola era ed è ancora a convitto, l'insegnamento 
vi è dato nell'interno. 

Secondo i Regolamenti correspettivi * la scuola 
normale francese si divideva nel 1837 in due se- 
zioni, una per le lettere e l'altra per le scienze. 

Gli alunni erano ricevuti nelle due sezioni me- 
diante concorsi distinti, in ciascuno dei quali erano 
rappresentate le varie parti dell'insegnamento scien- 
tifico e letterario dei licei, in modo che gli esami 
d'ammissione avevano per effetto di procurare al- 
l'istituto gli alunni uscenti dalle scuole secondarie 
francesi, che maggiormente si distinguevano ia 
ogni specie di studi. 



1 Ecole Nortnale-Re'glcmcnts, programma* et rapporto. Paris, che* Ha- 
chette, 1837. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 317 

Il Corso delle due sezioni durava tre anni. 

In qual modo era distribuito l'insegnamento di 
ciascun anno? 

Eccolo, secondo le parole stesse del Cousin che 
dirigeva la scuola nel 1837 e secondo i regolamenti 
di quell'epoca. 

Il primo anno prescrive nelle due sezioni, e par- 
ticolarmente in quella di belle lettere, i medesimi 
studi a tutti gli alunni che la compongono, propo- 
nendosi per iscopo di scoprire e svegliare la voca- 
zione di ciascuno. Questo primo anno è pure desti- 
nato a riassumere e compiere l'istruzione anterior- 
mente acquistata nei collegi. 

Il secondo anno comincia a dividere gli studi a 
seconda delle vocazioni che si manifestarono, e 
finalmente nel terzo anno ogni alunno riceve una 
destinazione definitiva, e si abilita a un concorsQ 
e ad un insegnamento speciale. Imperocché, giova 
osservarlo, il concorso apre l'adito alla scuola, e 
il concorso riceve i giovani alla loro uscita. Essi 
non sono i privilegiati del corpo insegnante, ma i 
campioni temuti dell'aringo universitario, i con- 
correnti dell'aggregazione dei licei, che il Governo 
prepara non solo per assicurarsi un personale di- 
stinto, ma anche al fine di mantenere l'emulazione 
e il progresso nell'insegnamento e nel sapere na- 
zionale. Quei campioni competono nelle pubbliche 
prove coi giovani che studiarono liberamente nelle 
Facoltà. Il conseguimento dei gradi accademici e 
del titolo di professore, ossia di aggregato nei li- 
cei, è per la scuola il soggetto di una lotta conti- 
nua, è il segno, al quale si drizzano gli sforzi de- 
gli insegnanti e dei direttori; è il tema che le 



318 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

autorità trattano alla fine di ogni anno nel loro 
rapporto al Ministero. 

Dallo scopo che la scuola si propone e dall'ordi- 
namento, col quale si cerca di conseguirlo, risulta 
naturalmente che essa non 'possa formare un gran 
numero d'insegnanti, ma solo i più distinti. Si ri- 
leva infatti da un quadro statistico degli alunni 
ammessi nel decennio 1840-1850 che nella sezione 
letteraria ne furono ricevuti in media 20 e nella, 
sezione scientifica 15 ogni anno, i quali arrivati 
al 3.° anno di Corso furono ripartiti inegualmente 
nelle specialità dell'insegnamento, quasi sempre 
però in modo che nella sezione letteraria la gram- 
matica * e la letteratura ne contasse il maggior 
numero, e il minor numero si dedicasse alla filo- 
sofia e alla storia; e nella sezione scientifica fos- 
sero divisi in modo pressoché uguale fra la mate- 
matica e la fisica; il che si spiega mediante le 
esigenze dell'insegnamento secondario e le atti- 
nenze che una direzione oculata deve scorgere fra. 
la qualità dell'ingegno, le difficoltà e le specie del 
sapere. 

Ma addentriamoci alquanto nell'ordinamento de- 
gli studi e nello spirito dei Corsi. 

Lo scopo del primo anno è, come abbiamo detto,, 
la revisione e il complemento dell' insegnamento- 
secondario. Gli studi che vi si fanno abbracciano, 
per la sezione letteraria, la lingua e letteratura 
greca, in cui il professore ripigliando l'insegna- 
mento grammaticale si occupa della etimologia,, 
della sintassi, della prosodia, della metrica, dei 



1 Sezione corrispondente «1 nostro ginnasio. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 319* 

dialetti e generalmente delle parti più difficili e 
nondimeno necessarie ai professori delle scuole 
secondarie. L' insegnamento è accompagnato da 
continue applicazioni, si all'analisi e interpreta- 
zione degli autori, che ai lavori scritti eseguiti da- 
gli alunni. 

Il Corso di lingua e letteratura latina penetrando- 
mene nelle difficoltà grammaticali, le quali si sup- 
pongono già sciolte nella mente degli alunni, fa 
conoscere lo svolgimento storico della lingua, me- 
diante le analisi e versioni di testi bene coordinati, 
e appartenenti alle diverse epoche. In tal modo si 
preparano i materiali pel Corso del secondo anno r 
il cui carattere è più specialmente storico. 

Nel Corso di lingua e letteratura francese si ha 
il maggior riguardo all'invenzione e alla critica, si 
ricerca particolarmente negli scrittori il merito- 
letterario nei suoi rispetti dello stile e del pensie- 
ro, si studia l'arte del comporre e del dire. 

Gli esercizi variano di forma e di soggetto, con- 
formemente a questi fini diversi, e intrecciandosi 
compongono un lavoro complesso che non lascia 
nessuna facoltà senza coltura, e prepara l'ulteriore 
perfezionamento degl'ingegni. 

Il primo anno abbraccia pure lo insegnamento* 
della storia antica e della filosofia. Nella storia 
antica riassumendo e riordinando gli studi corre- 
lativi delle scuole secondarie si indicano più esat- 
tamente e più distesamente le fonti storiche, si 
cerca di instillare nelle menti degli alunni l'intel- 
ligenza del mondo antico, si trattano col lume della 
critica moderna i punti controversi delle origini ro- 
mane e greche. 



320 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

La filosofia s' insegna cominciando dai fatti, e il 
professore insiste sulle questioni più importanti di 
un Corso completo. 

« Egli (il professore) fa discutere, così il program- 

< ma del 1837, le principali questioni dagli alunni, 

< prima di trattarle egli medesimo. Ponendo di 
« fronte le dottrine che gli alunni recano alla 
« scuola, egli si propone di promuoverne un vicen- 
« devole sindacato e di ottenere che essi si formino 

< da sé un'opinione riflessa. Quando tutte le obbie- 
« zioni non furono espresse, il professore ricorda 
« quelle che si omisero; colle sue interrogazioni, 
« egli costringe ogni alunno a liberare il suo lin- 
« guaggio e le sue opinioni da tutto ciò che è con- 
« tradittorio e confuso, e alla fine riassume il di- 
-« battimento, e manifesta il suo parere. In questo 
« modo gli alunni possono a poco a poco formarsi 

< una dottrina comune, e riportare dalla scuola 
« principi uniformi >. 

Si aggiungano ai Corsi sopraddetti quelli di lin- 
gua inglese e tedesca, la cui cognizione è divenuta 
oggimai indispensabile e tanto può giovare agli 
studi della letteratura comparata, e si avrà il qua- 
4ro completo degF insegnamenti del primo anno 
nella sezione letteraria della scuola. 

Gli studi del secondo anno presentano un carat- 
tere più particolarmente storico ed estetico. 

Essi abbracciano Corsi completi di storia delle 
due letterature classiche, latina e greca e della let- 
teratura francese, un Corso di storia della filosofia 
e un Corso di storia moderna. 

Questi Corsi sono accompagnati da spiegazioni 
ed analisi di autori, fatte in comune e da lavori 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 321 

scritti di lunga lena assegnati in ogni trimestre 
agli alunni da ogni professore. 

Dare un quadro completo dello sviluppo dello spi- 
rito umano nelle tre letterature, compiere quest'in- 
segnamento col quadro parallelo della storia civile 
e filosofica, e mediante i lavori trimestrali, procu- 
rare un commercio intimo e geniale coi grandi 
scrittori, coi sommi filosofi e storici, svolgere il 
gusto e la critica, determinare definitivamente le 
vocazioni, tale è lo scopo di questo secondo anno, 
il più fecondo, senza dubbio, e il più bello e pia- 
cevole pegli alunni della scuola. 

I lavori scritti, a cui si allude, sono sempre at- 
tinti alle fonti. Saranno studi sul poema epico ef- 
fettuati mediante confronti di Omero, Virgilio, 
Tasso e Milton; saranno tragedie francesi parago- 
nate con quelle dei greci; sarà Diodoro confrontato 
con Erodoto nella parte relativa alla storia d'Egitto; 
un dialogo di Platone, un'opera di Aristotile esa- 
minata e discussa. 

In questo medesimo anno cominciano le esposi- 
zioni orali a guisa di lezioni, e dai colleghi si sot- 
topongono ad esame e diventano soggetto di una 
disputa preparata liberamente da ambe le parti. 

In questo periodo del triennio scolastico i normali- 
sti, liberati dalla preparazione dell'esame di licenza 
universitaria* che superano dinanzi alla Facoltà, de- 
dicati a lavori di loro genio, non sono più secondo 
il concetto della scuola alunni, ma uomini consape- 
voli del proprio valore e dello scopo della loro vita. 



1 Grado accademia» intermedio fra il baccellierato (liceo** liceale ed 
ammiatioBo aairersttaria) e il concorso di aggregatone pei licei. 

21 



322 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

Nel terzo anno il libero culto della letteratura, 
della storia e della filosofia, che non ostante la sua 
spontaneità non fu però mai interamente sciolto 
dal freno degli esami annui, cede il luogo alla pre- 
parazione di un concorso difficile, del concorso, cioè, 
di aggregazione pei licei, 1 in cui la scuola lotta per 
la propria gloria, per la propria superiorità scien- 
tifica e letteraria. * Come speciali sono i concorsi, 
cosi pure sono speciali gli studi che abilitano ad 
essi, e gli alunni dal principio del terzo anno sono 
divisi per classi secondo la specie di professorato, a 
cui si destinano. 8 II professore è per essi una guida 
e un consiglio piuttostochè un maestro; egli li av- 
via e li sorregge in conferenze famigliari, ma le 
lezioni sono fatte dai normalisti, i quali si adde- 
strano di frequente all'arte dell'insegnare. 

Oltre di ciò i giovani compiono un tirocinio d'un 
mese nei licei di Parigi che sono i primi della 
Francia; questa prova è destinata a metterli in 
relazione diretta colla scuola, a renderli consape- 
voli delle difficoltà e dei doveri deir insegnamento, 
a procurar loro quella prima esperienza, senza la 
quale non potrebbero riuscire né ai concorsi, né 
sulla cattedra. 

Fra le aggregazioni, ossia fra i concorsi pel titolo 



1 È un concorso e non un semplice esame, perchè ogni anno è deter- 
minato il numero dei posti di aggregato, ossia il numero degli aggre- 
gati. L'aggregato, oltre all'essere preferito per un collocamento nei licei, 
riceve un piccolo stipendio annuo pel suo titolo {Trailemcnt d'agrégé). 

9 Le aggregasioni sono indipendenti dalla scuola che ò soltanto con- 
nessa alle medesime. 

1 Anche l'aggregazione ò distinta secondo le principali distinzioni 
delle materie insegnate nel liceo. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 323 

e T impiego di professore, vi è quello di gramma- 
tica, ' e questo è un punto cha merita tutta l'atten- 
zione dei pedagogisti. « Gli amici dei buoni studi, 

< dice il Cousin in un suo bellissimo rapporto, ri- 
€ guardarono sempre come un principio inconte- 

< stabile che in un collegio tantq valgono le scuole 
« superiori, quanto quelle di grammatica; e che la 
« cognizione profonda degli elementi delle lingue 
« antiche è come il robusto tronco, da cui quelli 
« dipendono, e che deve continuamente sostenere 
€ tutti i rami dell'alta letteratura ». 

Per assicurare agli studi letterari delle scuole se- 
condarie un buon fondamento filologico, il Cousin, 
avendone allora il potere, deliberò appunto di co- 
stituire nella Scuola normale una classe speciale 
di grammatica,* in cui gli alunni dopo un anno di 
studi comuni cogli altri si abilitavano per due anni 
con particolari esercizi all'insegnamento gramma- 
ticale. L'esperienza aveva dimostrato al Cousin la 
bontà di questo provvedimento, e l'esperienza lo 
fece ristabilire con qualche variazione dopo un'abo- 
lizione temporanea. La variazione fu di non al- 
lontanare interamente gli studenti delle discipline 
grammaticali dagli esercizi più relativi alle lettere 
nel secondo anno della scuola, affine di regolare in 
modo più conveniente la natura e il numero delle 
loro cognizioni. 

Del resto gli studi grammaticali della Scuòla nor- 
male di Parigi sono appropriati alle esigenze di un 



1 Corrispondente all'insegnamento del nostro ginnasio inferiore sino 
alla retorica. 

* Da noi si direbbe pei ginnasi. 



324 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

concorso di aggregazione che ne determina rattezza 
e la direzione. In questo esame i candidati debbono: 
1.° Tradurre in iscritto diversi squarci dal fran- 
cese in greco e dal greco in francese, dal francese 
in latino e dal latino in francese; 

2.* fare un componimento in Tersi latini. 

Gli esperimenti in iscritto servono ad ammet- 
tere un certo numero di candidati agli esperimenti 
a voce, i quali consistono: 1.° in ispiegazioni di 
autori greci e latini tratti a sorte; 2.° in argomen- 
tazioni o dispute sostenute da due candidati che 
fanno successivamente la parte di argomentante e 
di difensore della tesi discutendo sulla materia 
filologica del tema trattato e sulle nozioni storiche 
e geografiche relative; 3.° in una lezione sopra un 
tema di grammatica generale e di grammatica 
greca e latina. L'elenco dei temi grammaticali 
proposti per questa prova dimostra la necessità 
di una preparazione affatto speciale e profonda 
per trattarli acconciamente. 

Un altro punto che sembra opportuno di consi- 
derare per rendersi conto dello spirito che informa 
l'andamento didattico della scuola normale fran- 
cese e la distingue da istituti consimili stabiliti 
presso altre nazioni, è il modo d'intendervi e di 
praticarvi l'insegnamento della pedagogia e della 
estetica. Queste discipline vi sono insegnate in 
modo accessorio è affatto indiretto, senza teoria e 
quasi senza nessuna regola; i professori debbono 
dar l'esempio dell'insegnare, e gli alunni imitano 
o fanno da sé, salvo a correggersi quando hanno 
errato. 

Non s'insegna la scienza del bello, ma l'arte em- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 325 

pirica di scuoprime le ragioni riferendosi al sen- 
timento estetico, alla storia, ai principi del senso 
comune piuttostochè a una teoria determinata e 
sistematica. 

La pedagogia è la filosofia dell'insegnamento e 
dell'educazione, e non può senza dubbio riguardarsi 
se non come un compimento degli studi pratici del 
professore; ma questo compimento è necessario 
dopo che essa specialmente in Germania divenne 
una scienza. Così dicasi dell'estetica. 

Riguardo alla pedagogia nella scuola normale 
belgica di Liegi si accoppiano i due metodi in una 
giusta misura. Gli esercizi pratici hanno luogo 
durante tutto il quadriennio del Corso normale, e 
lo studio della scienza educativa e della metodica, 
rinchiuso nell'ultimo anno, serve come di comple- 
mento e di conclusione. 

Per comprendere lo spirito e l'efficacia dell'inse- 
gnamento dato nella sezione scientifica nella scuola 
normale di Parigi, sarebbe necessario far cono- 
scere gli estesi e ricchi programmi di geometria 
descrittiva, di algebra, di analisi, di calcolo delie 
probabilità, di meccanica, di astronomia, di fisica 
e di chimica, di geologia, zoologia e botanica che 
sono compresi nella raccolta intitolata École Nor- 
male e pubblicata dal Cousin nel 1837; converrebbe 
aggiungervi la cognizione degli altri programmi 
che dopo la riforma e lo sviluppo dell'insegnamento 
scientifico dei licei, furono conseguentemente in- 
trodotti nello studio normale. Ma qualunque sia il 
carattere e l'ordine di questi programmi, essi non 
si discostano molto da quelli dei relativi insegna- 
menti scientifici delle Facoltà. Anzi si può affer- 



326 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

mare in modo reciso che mentre la sezione lette- 
raria della scuola è per la natura e l'indirizzo degli 
studi affatto indipendente dai Corsi universitari, la 
sezione scientifica invece ne dipende interamente 
nei due primi anni. Solo nel terzo essa tende a uno 
scopo pedagogico suo proprio Difatto Tesarne ac- 
cademico di licenza che gli alunni destinati all'in- 
segnamento' letterario subiscono nei due primi anni 
dinanzi alla Facoltà, è composto in modo da com- 
provare la coltura letteraria dei candidati e la loro 
cognizione pratica delle lingue e letterature clas- 
siche, ma non risponde al programma di un Corso. 
Invece gli esami delle licenze matematica e fìsica, 
essendo determinati dai programmi di queste scienze, 
sono più legati ai Corsi della Facoltà ed hanno e- 
ziandio una forma che non può allontanarsi gran 
fatto da ciò che si pratica in tutte le Università 
d'Europa. Se vi è divergenza, essa non riguarda 
solo l'ordinamento e i metodi della scuola normale; 
ma anche la distribuzione dei gradi accademici nelle 
Facoltà scientifiche dei vari paesi, la misura e di- 
visione dei Corsi corrispondenti a questi gradi. 

Gli alunni che debbono insegnare fìsica e mate- 
matica nei licei sono obbligati a conseguire ognuno 
la doppia licenza in queste scienze e l'ottenimento 
di questo doppio grado richiede due anni di pre- 
parazione. Coloro che si destinano all'insegnamento 
della storia naturale, debbono aggiungere ai due 
gradi suddetti quello di licenziati in questa parte 
del sapere. 

Del resto la scuola normale superiore di Parigi 
è un grande stabilimento, unico per tutta la Fran- 
cia che costa allo Stato circa 300,000 franchi annui 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 327 

e che non tutti gli Stati possono imitare. Pel modo 
con cui Tinsegnamento vi è regolato e per la con- 
dizione del suo personale, essa si può riguardare 
come autonoma e indipendente dalle Facoltà. 1 

Ha risolto la scuola il problema di fornire allo 
Stato ottimi insegnanti pei licei? La sua storia è 
lunga, le sue vicende sono state varie; non poche 
derivano dalle rivoluzioni politiche, ma molti pure 
furono gli esperimenti dettati dai fini dell'istruzione 
e dell'educazione. Distinguerò colla scorta della sua 



I Gl'insegnanti appartengono in generale alle scuole superiori di Pa- 
rigi; ma l'insegnamento è interno e i Corsi ai quali gli alunni assistono 
alla Facoltà e al Collège de Franco nei giorni della loro uscita sono 
affatto accessori. 

Riproduco qui il riepilogo delle spese segnate nel bilancio della scuola 
per Tanno 1862: 

Capitolo 1.° Personale (scolari, amministratori e professori) L. 137,810 

Capitolo 2.° Materiale » 125,300 

Divisione superiore della scuola (ora abolita) » 1,200 

Totale L. 264,310 
(Questo totale ò andato crescendo). 

II numero degli scolari il mantenimento dei quali è compreso in que- 
sto bilancio è di 90 ripartiti in tre anni e due sezioni, cioè Lettere e 
Scienze. 

Nel decennio 1840-50 il numero degli alunni ricevuti e ripartiti nelle 
•due sezioni della scuola fu il seguente per ogni anno: 

Anno Lettere Scienze 

1840-41 24 18 

1841-42 18 14 

1842-43 18 12 

1843-44 20 12 

1844-45 18 12 

1845-46 20 15 

1846-47 24 16 

1847-48 22 15 

1848-49 24 16 

1849-50 20 14 



328 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

storia quelli che mi sembrano i meriti e i difetti 
di questa scuola. 

l.° Ha compreso e provato col fatto che non 
si possono formare buoni professori per le scuole 
secondarie senza specializzarne dentro certi limiti 
la preparazione, e quindi nei suoi tempi migliori 
ha sempre tenuto ferma la distinzione della gram- 
matica, della letteratura, della storia e geografia, 
e della filosofia nella sezione delle lettere, e in quella 
delle scienze le sottodivisioni della matematica, 
della fisica e della storia naturale; ha tenuto gran 
conto delle vocazioni e della necessità di appro- 
fondire le rispettive materie. 

2.° Ha compreso che gl'insegnamenti della di- 
dattica e dell'estetica debbono essere essenzialmente 
pratici conformemente ai fini dell'istruzione liceale. 

3.° Non ha separato il culto geniale della scienza 
e della letteratura dal fine speciale e ristretto della 
scuola. 

4.° Va soprattutto commendato il modo con 
cui è connessa coi gradi accademici e colle ag- 
gregazioni per l'insegnamento dei licei. Essa non 
costituisce un monopolio ma è aperta per concorsa 
a tutti e manda gli alunni da essa formati al con* 
corso. Ma non manca di difetti. Alcuni sono l'ef- 
fetto proprio del suo ordinamento e sono stati 
spesso notati nel paese stesso a cui appartiene; 
alcuni risultano dall'ordinamento generale dell'in- 
segnamento superiore francese; altri infine si scor- 
gono pel confronto che si può istituire fra essa e 
i seminari pedagogici tedeschi. 

11 primo di tutti è la mancanza di un sufficiente 
tirocinio nei giovani normalisti onde prepararsi 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 329* 

praticamente alla carriera ed entrami con perfetta 
conoscenza e abitudine delle loro funzioni. 

Il normalista francese deve formarsi da se stesso,, 
dopo la sua uscita dalla scuola, l'esperienza che 
già dovrebbe possedere. Il mese che passa in un 
liceo di Parigi a supplire non è in generale suffi- 
ciente per questo scopo. Il seminario pedagogico 
tedesco offre a questo riguardo guarentigie supe- 
riori. Vero è che i giovani usciti dalla scuola nor- 
male francese sono generalmente così egregi, per 
la scelta che ne è stata fatta mediante il concorso, 
che suppliscono col l'ingegno e l'immaginazione alle 
cognizioni pratiche di cui talvolta hanno difetto; 
ma in generale non hanno avuto tutto l'apparec- 
chio necessario riguardo al modo di condurre una 
classe, tenere la disciplina, correggere i compiti, 
calcolare la quantità, il tempo e il modo delle le- 
zioni. Essi riescono bene, ma non sempre subito, né 
pienamente. Il loro ingegno è svolto, la loro dot- 
trina è soda ed eletta, ma la preparazione pro- 
priamente pedagogica e didattica non è compita; 
non possono essere immediatamente maestri ec- 
cellenti. 

Il Corso della scuola non dura che tre anni; con 
un anno di più si rimedierebbe probabilmente al 
difetto. x 

Un altro punto da notare è questo: che i suoi 
ordinatori da una parte hanno sentito il bisogna 
di dare per base alle funzioni del futuro insegnante 
un forte sapere teorico, e da un'altra parte si sono 
sempre sforzati di armoneggiare questo sapere coi 
programmi dell' insegnamento secondario; nondi- 
meno è spesso accaduto che il normalista francese 



330 ItfSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

non avesse avuto il tempo né i mezzi necessari di 
prepararsi ad un Corso regolare di storia, di ret- 
torica, di filosofia, di matematica secondo le esi- 
genze del liceo, e anche qui la causa va cercata, 
secondo me, nella insufficienza del tempo dato ai 
due fini che si è tentato di conciliare e di fon- 
dere, e cioè il fine puramente scientifico e il pro- 
gramma liceale. Che i giovani normalisti li debbano 
abbracciare, che i loro studi li debbano compren- 
dere, che debbano essere uniti nel concorso di ag- 
gregazione sta bene; ma il tempo dato all'acquisto 
dei mezzi applicabili a questi fini è troppo ristretto. 

Non si può in tre anni riassumere e perfezionare 
l'insegnamento del liceo, approfondire una data 
scienza o parte di studi con tutto il corredo di 
attinenze necessarie che la compiscono e costitui- 
scono la base di una larga coltura generale con- 
giunta alla specialità, e in pari tempo addestrarsi 
a quelle applicazioni, determinazioni e disposizioni 
di cui l'insegnamento secondario ha bisogno. 

I normalisti francesi debbono in tre anni essere 
dei dotti e dei professori, ecco la difficoltà; tre 
anni sono pochi, ed è perciò senza dubbio che è 
stata aggiunta alla scuola primitiva in questi ul- 
timi tempi la scuola degli alti studi, e che è stato 
permesso all'alunno di non presentarsi all'aggre- 
gazione all'uscita della scuola se la sua prepara- 
zione non è sufficiente. 

In Germania invece i due fini della scienza e 
dell'applicazione sua all'insegnamento secondario 
sono stati distinti e divisi di buon'ora con miglior 
successo. 

A queste critiche sulla scuola normale superiore 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 331 

<H Francia si deve aggiungere quest'altra sui Corsi 
letterari e filosofici delle Facoltà di Parigi e Pro- 
vincie, che cioè essi non sono mai riusciti ad altro 
risultato che quello di un insegnamento accademico 
e che la scuola suddetta invece di trovare in essi 
una base di seri studi teorico-pratici bastevole 
alla scienza è divenuta invece il loro rifugio. 



IV. 



Diamo ora qualche idea dell'insegnamento peda- 
gogico superiore del Belgio e specialmente della 
scuola normale superiore di Liegi destinata a for- 
mare i professori di lettere per le scuole secon- 
darie. 

La legge del primo giugno 1850 sulla istruzione 
media del Belgio stabilisce al titolo V e agli arti- 
coli 37 e 38 sull'insegnamento pedagogico supe- 
riore e sulle relazioni del medesimo colla istru- 
zione da noi detta secondaria delle disposizioni 
che ricordano in parte l'ordinamento francese, e in 
parte richiamano il tedesco. Poiché da un lato esse 
lo collegano col diploma e concorso di aggregazione, 
o di professore aggregato dell'insegnamento medio 
del primo e del secondo grado, da un altro lato 
autorizzano lo Stato ad applicare a tale scopo i 
mezzi che offrono le Università governative. L'ar- 
ticolo 38 suddetto comprende gli atenei, i collegi 
■e le scuole medie, cioè tutti quegli stabilimenti che 
noi diciamo d* istruzione secondaria, nello scopo a 
cui s'indirizza l'istituzione dell'insegnamento peda- 



332 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

gogico superiore. La medesima legge autorizza pure 
il governo a stabilire dei convitti da annettersi ai 
Corsi normali e finalmente fonda venti sussidi o 
borse di 500 franchi annui l'ima per altrettanti 
normalisti. 

In conseguenza di questa legge fu istituita a 
Liegi una scuola normale superiore per gli studi 
d' umanità, a Gand un altra scuola normale supe- 
riore per l'insegnamento delle scienze negli atenei, 
onde provvedere di buoni insegnanti gl'istituti del 
primo grado. Fu pure fondata una scuola normale 
a Nivelies e finalmente sorsero dei Corsi normali 
a Bruges per l'insegnamento professionale e per 
gli istituti del secondo grado. 

Queste scuole e questi Corsi servono a preparare 
agli esami di aspirante aggregato e di professore 
aggregato. Ma tale preparazione può anche com- 
piersi fuori di essi mediante gli studi indipendenti 
dei candidati. L'aggregazione stessa non è sempre 
necessaria per conseguire un posto di professore 
negli atenei e collegi; può supplire il diploma di 
dottore in filosofia o in scienze o un'equipollenza 
di titoli contemplata dalla legge. Il medesimo dicasi 
dell' aggregazione per l' insegnamento medio del 
secondo grado o delle scuole medie propriamente 
dette. 

Difatto nel decennio 1864-1874 furono nominati 
negli atenei e collegi del Belgio 94 insegnanti 
forniti del titolo di aggregato o del diploma di 
dottore, oltre 39 con dispensa o con nomina prov- 
visoria. Sopra un totale di 133 nomine 49 soltanto 
risguardano gli allievi delle scuole normali di Liegi 
e di Gand. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NBL BELGIO E IN ITALIA 333 

Durante il medesimo decennio sono state fatte 
165 nomine neir insegnamento medio del secondo 
grado tanto governativo quanto comunale. Ora 
sopra questo numero 107 soltanto si riferiscono 
agli allievi della scuola di Nivelles e dei Corsi nor- 
mali di Bruges. 

Da questi dati si può dunque rilevare che l'inse- 
gnamento pedagogico superiore belgico, se non ha 
per iscopo, come il francese, di formare una specie 
di aristocrazia del merito nel corpo insegnante, 
mira per altro al suo perfezionamento e distingue 
il normalista dagli altri candidati senza dispen- 
sarlo dalle prove a cui questi, con minori aiuti o 
con più libertà, sono sottoposti. 

Del resto ecco come sono regolate le relazioni 
fra il governo e i normalisti. Intercede fra essi e 
il governo nel Belgio come in Francia e si può 
aggiungere come anche in Germania pei semina- 
risti pedagogici una specie di convenzione mediante 
la quale essi hanno dei diritti e doveri reciproci. 
Airuscita della scuola il normalista è collocato in 
un collegio (comunale) o in un ateneo (governativo). 
Egli deve allo Stato il suo servizio. Se dopo due 
anni non ha conseguito impiego, non è più tenuto 
di servire; altrimenti mancando volontariamente 
al suo obbligo, deve rimborsare allo Stato le spese 
del suo mantenimento nella scuola. 

Lo Stato non interviene officia lmente, ma offi- 
ciosamente nella nomina dei normalisti ai posti 
vacanti nei collegi comunali. In generale il gio- 
vane normalista passa quattro anni nel collegio 
comunale prima di essere promosso all'ateneo. 

Dalle precedenti notizie e dal quadro ufficiale da 



334 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

cui sono state desunte e che qui si unisce in nota f 
si rileva facilmente che anche il Belgio tiene alta 
la sua aggregazione dei Licei e il titolo di nor- 
malista. Dall'Annuario Statistico del 1874 (Annuaire 
Statistique de la Belgique, Bruxelles, 1874 a pa- 
gina 109) si rileva in modo più particolare che 
dall'anno 1868 al 1873 inclusivamente furono rice- 
vuti ogni anno in tutto 13 giovani alla scuola nor- 
male per l'insegnamento classico e da 3 a 4 alla 
scuola normale di Gand destinata all'insegnamento 
scientifico. 
Il numero dei giovani ammessi nella scuola di 



' J Debbo a comunicazioni officiose di potere qui trascrivere i segaent i 
dati relativi all'insegnamento pedagogico superiore normale belgico : 

« .... le tableau ci joint contient les chiffres des professeurs nounmés- 
de 1864 à 1874, dans l'enseignement moyen de l'Etat proprement dit et 
dans l'enseignement moyen communal, soumis quant au choix a faire da 
per sono el, aux mémes exigences légales que les établissements du gou- 
vernement. 

« Aux termes de la loi du l er juin 1850, il faut pour étre nommé aux 
fonctions de professeur ou de préfet des études dans les Athénées ro- 
yaux ou dans les colléges coramunaux, subventionnés ou non par le 
trésor public, étre muni dudipló.ne de professeur agrégé de l'enseigne- 
ment moyen du degró super ieor ou du diplomo de docteur en philoso- 
phie ou en sciences. 

« Les directeurs et les régents des écoles moyennes, soit du gouver- 
nement, soit des communes, doivent étre porteurs d'un diplomo de pro- 
fesseur agrégé de l'enseignement moyen du degré inferieur. 

« Mais le gouvernement peut sur l'avis conforme du conseìl de per- 
fectionnement de Finstruction moyenne, dispenser des conditions du di- 
plóme. 

« Le tableau que j'ai l'honneur de vous trasmettre indique tona le» 
cas d'application qui se sont présentés et mentionne en outre le nombre 
de professeurs sortis des écoles normales supérieures de Liege, de Gand, 
de Nivelles et de Bruges. » 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 335 

Nivelles e nel Corso preparatorio di Bruges è mag- 
giore, come lo richiede il bisogno proporzionata- 



BELGTQUE. 
( moì/ca da \" tt da ? l dcgri. 



1 




Nombre da professar 


nommés 


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de 1864 » 187 






















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* B«aucoup da jauaes gens sa préparent par e<u-némes à l'n 
da profasseur &grégé du degra infóriaur at acquiérent laur diplomi 
passar par lei écolea norma 1*1. 



336 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

mente più grande degli istituti inferiori alla buona 
riuscita dei quali debbono provvedere. ' 

Quanto alle aggregazioni la statistica summen- 
zionata ci informa che dal 1870 al 1873 i diplomi 
concessi furono 3 in tutto per l'insegnamento clas- 
sico e 6 per l'insegnamento scientifico. 

1 diplomi accordati per l'aggregazione relativa 
alle classi medie del grado inferiore furono invece 
più numerosi per una ragione analoga a quella 
poc'anzi ricordata in risguardo alle scuole nor- 
mali di Bruges e Nivelles. Difatto ne furono dati 
12 nel 1870; 21 nel 1871; 16 nel 1872 e 16 pure 
nel 1873. 

Si è dunque capito anche nel Belgio la distin- 
zione fra l'insegnamento normalistico e le condi- 
zioni generali delle funzioni e dell'esercizio del 
professorato e si è compresa pure la convenienza 
di alzare il titolo di professore e i vantaggi rela- 



' ENSEIGNEMENT MOTEN. 

Nombre dee elévee admie aux éeolet normale* de Ceneeignement mogen 
du degré inferleur et du degré eupérieur. 



] 


1865-66 1868-69 60-70 70-71 71-72 72-73 73-74 


A. degré inférieùr. 














Ècole normale de Nivel- 














les. Court preparatole. 


8 


8 


9 


» 


» 


» » 




5 





10 


11 


e 


12 12 


Cours normaux institués à 
















6 


6 


8 


12 


8 


8 10 


B. degré supérieur. 














Ècole normale dee huma- 














nitée à Liége .... 


11 


13 


13 


13 


13 


13 14 


Idem, dee acteneesà Gand 


5 


5 


6 


2 


2 


2 3 



V. p. 100 de YAnnuaire $toU*tique de la Belgique, cinqoióme annoé, Bru- 
xelles, 1874. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 337 

tivi mediante un esame di aggregazione che è un 
vero concorso e al quale si presentano con varia 
preparazione i candidati dello Stato come i pri- 
vati laici o ecclesiastici. 

Ciò premesso, non diremo nulla che possa esser 
preso in mala parte, dicendo' che paragonata alla 
scuola normale superiore di Francia la scuola 
normale delle umanità di Liegi è un piccolo sta- 
bilimento, e certamente gli effetti che essa pro- 
duce sono limitati dalla grandezza del paese e pro- 
porzionati allo scarso numero dei suoi alunni. 

Ma l'ordinamento degli stadi, almeno qual'era 
dieci anni fa, conviene confessarlo, non è forse il 
più fecondo, e gli abili professori che allora vi da- 
van lezione non ne potevano prevenire e distrug- 
gere gl'inconvenienti. 

La scuola di Liegi è destinata agli studi lette- 
rari; essa è a convitto e può contenere in tutto 15 
o 20 alunni. 

Gli studi vi durano quattro anni, e sono con- 
nessi coi Corsi universitari. L'insegnamento è diviso 
per modo che la parte teorica è data nell' Univer- 
sità, la parte pratica nell'interno della scuola. 

Le conferenze, forse non molto animate, per lo 
scarso numero degli alunni, sono però condotte 
verso lo scopo immediato della scuola con varietà, 
graduazione e appropriazione di esercizi pedagogici. 
Sotto questo rispetto la scuola di Liegi ritrae in 
parte le norme che distinguono i seminari peda- 
gogici della Germania. Non si può assistere agli 
esercizi classici eseguiti nella medesima senza con- 
vincersi che i normalisti di Liegi, debbono uscire 
da quell'istituto col corredo delle abitudini più ne- 

22 



338 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

cessane agli insegnanti degli atenei (licei); che 
essi vi si avvezzano all'esattezza filologica, alla 
precisione e alla chiarezza nel parlare e nello scri- 
vere. Ma la scuola normale di Liegi, proponendosi 
di formare i professori per le scuole secondarie 
classiche, non sembra tener conto sufficiente delle 
divisioni e delle specialità dell'istruzione. 

I suoi giovani professori dovevano quando chi 
scrive visitò quella scuola, esser preparati a gui- 
dare tutte le classi, dall'infima grammatica latina 
sino alla retorica; dall'ultima classe del Corso pro- 
fessionale a quella di poesia; anzi è di regola che 
essi non debbano arrivare alle più alte cattedre 
degli atenei che dopo esservi saliti per la scala 
di tutte le cattedre sottoposte; e questo è un di- 
fetto contrario alla profondità degli studi e allo 
sviluppo dell'ingegno. 

La scuola normale francese, tentò più volte, con 
suo danno, l'applicazione di questo sistema, e sem- 
pre fu dal buon senso dei governi liberali ricon- 
dotta al rispetto e al culto delle specialità dell'in- 
segnamento e della scienza. 



V. 



Ora la risposta al primo quesito del Ministro 
diventa più facile per chi scrive, e si può fornire 
almeno in parte. 

Torniamo ai Seminari tedeschi dei quali discorre 
il questionario del Ministro senza peraltro perder 
di vista la scuola francese e l'esame che ne ab- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 339 

biamo fatto. Bisogna distinguere fra il Seminario 
scientifico e il Seminario pedagogico. 

In Germania il secondo suppone il primo e il 
largo sviluppo di studi teorico-pratici che colà fio- 
riscono nelle Università. 

Prima di applicare o almeno nel tempo stesso 
che si pensa ad applicare il risultato degli studi 
universitari all'ammaestramento speciale dei futuri 
professori delle scuole secondarie, sarebbe logico 
d'imitare dalla Prussia i suoi seminari scientifici, 
o più semplicemente di aiutare con tutti i mezzi lo 
sviluppo della parte pratica e seria degli studi let- 
terari, filosofici e positivi, non che la loro connes- 
sione e fecondazione reciproca nelle Università. 

Ciò si può ottenere 1.° mediante l'incoraggia- 
mento delle conferenze dei professori officiali; 2.°con 
quello dei Corsi speciali di liberi docenti introdotti 
in Università molto popolate, in cui per conseguenza 
si possa sperare esservi o formarsi un criterio suf- 
ficientemente elevato nella scolaresca e nel pubblico, 
e non dominare facilmente il ciarlatanismo; 3.° col- 
legando gli studi relativi alla coltura generale, che 
sono appunto quelli della Facoltà di lettere e filo- 
sofia, con gli studi speciali delle altre Facoltà; 4.° e 
sopratutto mediante l'istituzione di diplomi, e più 
generalmente di fini pratici pei quali e professori 
e scolari siano naturalmente condotti a ricercare 
e render feconde le conferenze suddette. 

Insistiamo un momento sul 3.° e sul 4.° mezzo. 

I nostri studi universitari che riguardano la col- 
tura generale non sono in fiore perchè contro ogni 
ragione e ragionevolezza li abbiamo resi quasi in- 
servibili, perchè le leggi non li richiedono, non il 



340 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

impongono nelle carriere secondo la loro impor- 
tanza, perchè i nostri regolamenti universitari non 
li collegano con quelli delle altre Facoltà negli ob- 
blighi di tutta la scolaresca, perchè (cosa incredi- 
bile!) facciamo della filosofia, della storia e della 
filologia altrettante specialità quanto la patologia, 
la istologia, la tossicologia! 

Conviene distruggere la barriera che si è inop- 
portunamente elevata fra le lettere e la filosofia e 
fra entrambe queste discipline e le altre facoltà. 
Certo l'unione va ora ritentata con cautela, e con 
quella prudenza che non deve mancare alle reazioni 
affinchè non siano dannose per eccesso. Ma il ten- 
tativo è urgente. 

Veniamo al 4.° mezzo. Esso può determinarsi in 
vari modi e non ultimo sarebbe quello di specifi- 
car meglio, ed elevare l'importanza del titolo di 
professore o di abilitato all'insegnamento secondario 
(classico e tecnico) facendone l'oggetto di un con- 
corso per esame e premettendovi come condizioni 
il compimento degli studi universitari e la laurea, 
oltre un tirocinio di cui si parlerà in appresso. 

Se il detto titolo fosse un motivo legale di pre- 
ferenza per le migliori cattedre liceali vacanti, a 
chi deve riuscire vincitore nel concorso, e confe- 
risse anche un piccolo emolumento come avviene 
dei pensionati delle Accademie, una .simile istitu- 
zione potrebbe avere grandi vantaggi. In primo 
luogo crescerebbe indirettamente lo stipendio dei 
migliori professori; in secondo luogo lo crescerebbe 
gradatamente ogni anno e senza aggravio per la fi- 
nanza; in terzo luogo sarebbe uno stimolo pei gio- 
vani e per la loro attività negli studi universitari. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 341 

I seminari scientifici diverrebbero utili senza im- 
porre al Governo obblighi troppo gravi, né creare 
nei singoli dei diritti fuori di proporzione coi bi- 
sogni dello Stato. 

L' aggregazione francese pei licei sarebbe forse 
per questo scopo opportunamente imitabile; poiché 
Tesarne di libero docente, del quale non si vuole 
disconoscere l'importanza, si riferisce air insegna- 
mento superiore. Da un'altra parte gli attuali no- 
stri regolamenti relativi ai concorsi per le cattedre 
vacanti nei licei non sembrano sufficienti pel con- 
seguimento del medesimo scopo. Lasciamo da un 
lato le difficoltà relative alla nomina delle Com- 
missioni non sempre facili a comporsi, al loro fun- 
zionare nel luogo ove sono le cattedre vacanti e 
alla possibilità delle influenze locali. 

Certo è che i professori già situati si presentano 
in piccolo numero, che i giovani d'ingegno che non 
hanno ancora ottenuto un collocamento, se ne sgo- 
mentano facilmente per l'incertezza dell'esito dì- 
pendente dal rapporto insufficientemente determi- 
nato dei due modi di concorso (per titolo o per 
esame) e dalla abituale prevalenza dei titoli sugli 
esperimenti. È succeduto spesso e succede che lo 
stesso individuo che ha ottenuto o il primo posto 
o una superiorità distinta in uno di questi concorsi, 
sia ricacciato molto indietro in un altro concorso; 
il che essendo sempre possibile e naturale quando 
si tratta di concorsi, sarebbe anche privo d'incon- 
venienti se i titoli dei candidati fossero accertati 
meglio per altre prove anteriori e tali da deter- 
minare e fissare chiaramente la loro posizione 
scientifica nel corpo insegnante. 



342 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

Finalmente oltre al disagio economico a cui con- 
viene assoggettarsi correndo talvolta da un capo 
all'altro d'Italia, ci è l' insufficiente o il non suffi- 
cientemente visibile profitto che ne ritraggono 
quelli i quali non essendo stati prescelti, hanno 
nondimeno meritato e attirano effettivamente l'at- 
tenzione del Ministero senza risultato ben preci- 
sabile per la loro posizione. 

Per queste ed altre ragioni i concorsi per le cat- 
tedre dei licei non sembrano bastare a costituire 
un mezzo adeguato d' inalzamento negli studi, non 
sono una forza sufficiente per mettere in moto le 
facoltà dei giovani insegnanti e dei candidati al- 
l'insegnamento e accendere una gara feconda nella 
loro preparazione. A questo scopo occorre qualche 
miglioramento nel valore dei titoli e nel modo di 
assicurarlo senza parlare del miglioramento ma- 
teriale delle posizioni o promozioni che è un de- 
siderato permanente fino dal principio della nostra 
ficostituzione nazionale e che dipende da un altro 
desiderato o presupposto finanziario che non mi 
compete di esaminare. 

Concludo la mia risposta a una parte del I que- 
sito, al quesito II e al quesito IV che si attiene 
strettamente al primo per la comprensione del 
soggetto. 

È desiderabile ed è sperabile che possano sor- 
gere nelle Università italiane tutte, sistemi di con- 
ferenze liberamente consentiti e opportunamente 
incoraggiati secondo i loro risultati, al solo scopo 
di inalzare gli studi e di giovare alla preparazione 
dei futuri insegnanti dei licei. 

Questi sistemi di conferenze o seminari sono 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 343 

possibili per tutte le Facoltà, ma sono necessari 
soprattutto per quella di lettere e filosofia. 

Essi non vanno confusi colle conferenze pedago- 
giche ed esercizi dei candidati all'insegnamento nei 
licei e ginnasi modelli. 

Una tale confusione sarebbe dannosa e air inse- 
gnamento superiore e al secondario; al superiore, 
perchè converrebbe restringere la parte pratica 
delle conferenze ai bisogni di una istruzione limi- 
tata, ai fini didattici particolari di istituti ove la 
coltura è necessariamente elementare ed educativa; 
al secondario perchè mancando lo studio della 
scienza per la scienza, e il livello abbassandosi nello 
insegnamento superiore, quello del secondario ne 
verrebbe altrettanto depresso, perchè lo spirito 
scientifico in sostanza è uno, quantunque vario 
nelle sue forme e nei suoi gradi. Molteplice nelle 
sue funzioni ed applicazioni, esso trae per altro il 
suo più puro e vitale alimento della intelligenza 
profonda delle teorie, dal possesso pratico dei me- 
todi più delicati e più perfetti. 

Inoltre che cosa domanda il nostro tempo nell'in- 
segnamento superiore; che cosa si vuole in Francia 
e in Italia; che cosa si ha nel Belgio 1 in una forma, 
e in Germania in un'altra migliore, se non la li- 
bertà? 



• Nel Belgio la liberta dell'insegnamento superiore ha preso la forma 
-della concorrenza delle Università libere colle Università governative 
«ondisionata alla consegna del conferimento dei gradi ad un giuri mi- 
sto. In Germania si è stabilita nelle Università governative stesse me- 
diante i liberi docenti che insegnano a lato dei professori ufficiali con 
«fletti legali e percepimenti delle rispettive tasse scolastiche. 



844 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

Ora come sarebbe possibile unificare in ogni Uni- 
versità l'ordinamento dell'insegnamento libero e dei 
seminari dedicati al culto indipendente della scienza 
con istituzioni pedagogiche le quali debbono essere, 
dentro certi termini, governate dal principio di 
autorità. Questa autorità è naturalmente la razio- 
nale e non la teologica; ma comunque sia, l'auto- 
rità razionale fondata sull'esperienza, sulle tradi- 
zioni e sugli interessi sociali e pedagogici, non è 
la scienza intenta al solo fine degli studi geniali, 
della libera ricerca e del progresso. 

Inoltre posto pure che il concetto di stabilire, nel 
modo presupposto, in ogni Università un pedagogio 
non fosse illogico per le ragioni anzidette, sa- 
rebbe sempre impossibile in pratica o inutile. Di- 
fatti l. e mancherebbero i mezzi materiali. Dove 
trovare tanti professori e così preparati e così 
concordi da potere in ogni Università formare una 
scuola normale superiore d'insegnamento secon- 
dario o un pedagogio, e dove trovare pure per tutti 
questi istituti pedagogici non solo i professori, ma 
gli scolari, e non solo gli scolari e i professori, ma 
gli aiuti materiali necessari in stipendi e altre 
cose? E quando ci fossero, a che cosa servirebbero? 
Quando anche il numero non ne fosse soverchio 
e pel bisogno di buoni insegnanti che ha ogni 
anno lo Stato pei suoi licei e per la responsabilità 
che assume in faccia al paese di farli buoni, e che 
certamente diverrebbe illusoria se fossero tanti, 
dove si troverebbero tutti i collegi-modelli in cui 
i tirocinanti dovrebbero esercitarsi, e ove sarebbero 
i professori ottimi di tutti questi collegi? 

Concludiamo che l'idea di trasformare ogni Fa- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 345 

colta di lettere e filosofia in una scuola normale 
superiore o scuola pedagogica superiore è illogica 
e impraticabile e che può solo concepirsi da chi si 
forma di tale scuola un concetto o falso o troppo 
inferiore ai suoi fini. 

Un'altra conseguenza risulta da ciò che precede 
ed è che non si possono stabilire proficui seminari 
pedagogici o scuole normali superiori senza perfe- 
zionare nello stesso tempo qualche ginnasio-liceo 
che serva di sussidio didattico ai medesimi. Qua- 
lunque sia la durata che si può prescrivere all'eser- 
cizio di cui si tratta, esso è pur sempre necessario. 
La scuola normale superiore di Parigi 1 come il 
seminario tedesco lo richiedono. Ora è essenziale 
che tale tirocinio abbia luogo in una delle città 
ove il ginnasio-liceo offra le migliori condizioni 
del suo buon successo. 

Avvertiremo finalmente una cosa che riguarda il 
quesito II e che è importantissima. La nostra sco- 
laresca per ragioni molteplici che non è qui il 
luogo di approfondire, ma che facilmente s'intra- 
vedono, non è avvezza al lavoro intenso che occorre 
a formare quella schiera di candidati eccellenti 
all'insegnamento secondario che è rimasta fin qui 
un desiderato. Una delle riforme, e non facile in 
Italia è quella di ottenere una maggiore quantità 
di lavoro da quelli che si dedicano alle carriere 
scientifiche e alle carriere liberali. Trattandosi poi 
anche di candidati all'insegnamento occorre qual- 



1 II normalista della Scuola normale superiore di Parigi nel torio 
anno di Cono fit lesione durante un mese in uno dei licei di Parigi. D 
seminarista del pedagogio tedesco ra invece il supplente per più anni. 



346 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

cosa di più; è necessario cioè sceglierli in guisa 
che la loro condotta presente e i loro costumi siano 
guarentigia delle qualità morali dei futuri inse- 
gnanti. 

Quindi per ciò ancora la necessità di restrin- 
gerne il numero. Quindi pure la convenienza di 
profittare di qualche scuola superiore a convitto, 
che potesse per avventura avere lo Stato, per farne 
un semenzaio di maestri ginnasiali o liceali posti 
nelle migliori condizioni di assistenza, di sorve- 
glianza e di disciplina sotto la direzione di ottimi 
istruttori ed educatori. 

Non è certo necessario che la scuola normale 
superiore sia unica, ma occorre assolutamente che 
lo Stato sappia quel che vuole e quel che può fon- 
dando di tali istituti, che misuri i suoi mezzi e 
che abbia coscienza della sua responsabilità. ' Ol- 
tre alla scuola normale e convitto vi potrebbe es- 
sere il seminario pedagogico annesso a qualche 
Università, e l'uno e l'altro potrebbero, inviando 
i loro candidati ad esami comuni di concorso pel 



1 La necessità di limitare l'insegnamento normalistico risulta pure 
'dal movimento annuo del personale insegnante addetto alle scuole se- 
condarie governative, quale viene officiosamente comunicato dal mini- 
stero della pubblica istruzione. 

Vi sono 1676 insegnanti nelle scuole secondarie governative, e 8714 
selle comunali e provinciali. In tutto 5390. Ogni anno abbisognano in 
media de'nuovi professori in ragione del 2 OjO sul numero totale. In 
questa guisa abbisognano in ogni anno 108 insegnanti, cioè 34 per le 
scuole governative e 74 per le comunali e provinciali. 

Lo Stato deve dunque provvedere affinchè sui 34 insegnanti che ogni 
anno gli occorrono in media per le scuole tecniche, i ginnasi e i licei 
una buona parte sia composta di professori eccellenti. Si noterà che gli 
istituti tecnici sono esclusi da questo calcolo. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 347 

titolo inalzato di professore, illuminare il pubblico e 
il governo circa i respettivi metodi ed istituti. Si po- 
trebbe anche ragionevolmente concepire un sistema 
di due o tre sezioni di Scuola normale, una pei gin- 
nasi e pei licei, una o due per le scuole ed istituti tec- 
nici che divise materialmente fossero collegate pel 
«concetto e l'intento. Questo sistema non impedirebbe 
per nulla la moltiplicazione dei seminari scientifici 
nelle Universilà e sarebbe anzi da lodarsi somma- 
mente la disposizione dei municipi e delle provin- 
ole che consentissero o si mostrassero spontanea- 
mente propensi a concorrervi con sussidi pecuniari 
ai giovani e assegni stanziati nei loro bilanci per 
l'aumento di fatica incontrata dai professori o l'in- 
troduzione di nuovi Corsi. 

Le contribuzioni che a questo scopo abbiamo ve- 
duto proporsi od effettuarsi in questi ultimi tempi 
dai municipi di Firenze, di Milano e di Roma sono 
ottimi indizi per l'avvenire e atti generosi da cui 
si può trarre immediatamente profitto, poiché è 
evidente che essi possono molto giovare allo svi- 
luppo dell'insegnamento superiore. 

Ma quello che occorre ad ogni costo impedire è 
che lo Stato si lasci toglier di mano l'alta dire- 
zione dell'insegnamento, la coordinazione superiore 
delle sue parti e il modo di mantenere e alzare il 
valore dei gradi e dei diplomi permettendo che si 
stabiliscano qua e là istituti i quali non hanno per 
semplice fine di perfezionare nel loro intrinseco le 
scuole destinate ai bisogni professionali o al culto 
•della scienza ma intendono di conferire diplomi 
speciali per l'acquisto di titoli di cui lo Stato deve 
determinare lui solo le condizioni e il valore con- 



348 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

siderando gli interessi e obblighi della nazione a 
rispetto del suo livello e progresso intellettuale. 



VI. 



I giovani che escono oggi dalle scuole normali 
superiori di Napoli, di Pisa, di Firenze e dal semina- 
rio di Padova ne riportano un diploma di abilita- 
zione che loro crea dei diritti o delle aspirazioni 
legittime di cui lo Stato deve tener conto. Ora che 
garentigia gli danno queste abilitazioni? Che valore- 
assoluto e relativo hanno? In che si differenziano 
esse dalla laurea? 

Quali sono i Regolamenti delle scuole normali 
superiori attualmente esìstenti in Italia e quelli 
delle altre che il ministro Scialoia si proponeva 
d'istituire? 

Vi è in essi unità di concetto e fino a qual punto r 
e se sono diversi, quali sono i migliori? 

Le condizioni di ammissione, la durata dei Corsi, 
la distinzione delle lezioni, le regole degli esami 
finali, le prove comprese in questi esami non sono- 
punto identiche in tutte. 

A Pisa, a Padova si richiede dal candidato che 
abbia compiuto un anno di Corso alla Facoltà; a 
Firenze e a Napoli e cosi anche nel decreto Scialoia 
questa condizione non è richiesta, e basta invece- 
essere ascritto ai Corsi della Facoltà. Un concorso 
per l'ammissione si richiede da tutti i Regolamenti 
e sta bene. In tutti è espresso il vincolo che vi 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 349 

deve essere fra i Corsi teorici della Facoltà e gli 
•esercizi pratici, e ciò conviene. 

L'esame finale non è il medesimo in tutti i sud- 
detti istituti e Regolamenti né per le condizioni, 
né per le prove che lo compongono, né per gli ef- 
fetti. Mentre il Regolamento di Padova non assegna 
altro scopo a quel seminario storico-filologico che 
quello di preparare all'ufficio d'insegnante nelle 
scuole secondarie senza parlare di diploma d'abili- 
tazione, mentre pure il decreto Scialoia assegna 
per compito alle scuole da esso istituite di abilitare 
air insegnamento senza tener parola di diploma e 
di esami che ne siano le guarantigie pubbliche, il 
Regolamento di Pisa determina le condizioni del- 
V abilitazione fra le quali distingue la laurea uni- 
versitaria e posteriormente un esame speciale del 
quale fa parte una lezione di prova. 

Nel Regolamento di Napoli si ritrova la mede- 
sima distinzione e la stessa connessione fra la lau- 
rea e il diploma di abilitazione. 

A Firenze invece per la sezione di scienze fisi- 
che e naturali il relativo Regolamento unifica Te- 
sarne di laurea e di abilitazione introducendo nelle 
regole del primo alcune modificazioni credute ne- 
cessarie allo scopo e ammettendo come parte inte- 
grante delle medesime una lezione pubblica. Per la 
sezione invece di lettere e filosofia il rispettivo Re- 
golamento non parla punto di laurea ma determina 
soltanto l'espressione diplomi con l'indicazione del 
loro oggetto che è l'abilitazione. 

Quanto alla lezione di prova, essa non è richiesta 
pel diploma conferito da questa sezione, la quale 
effettivamente tratta l'esame di abilitazione come 



350 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

quello di laurea, salvo l'innegabile serietà che vi 
mette e che i lavori scritti e a stampa dei laureati 
attestano. 

A Padova si prepara o si abilita all'insegna- 
mento, ma il Regolamento del seminario non dice 
che questo istituto conferisca diplomi. 

A Milano finalmente il Regolamento del 1863 ri- 
conosce all'accademia scientifico-letteraria la fa- 
coltà di accordare diplomi di abilitazione e vi pone 
per condizione il buon esito di lezioni di prova 
date nei licei e ginnasi di Milano, ma non distin- 
gue né connette come fanno i Regolamenti di Pisa 
e Napoli la laurea e l'abilitazione. 

L'ultimo progetto dell'Ascoli, che ho potuto con- 
sultare, propone invece di distinguere tre cose: 1.° la 
laurea; 2.° l'abilitazione speciale; 3.° il diploma di 
maturità. 

Veniamo ora alle sezioni in cui si dividono le 
scuole. A Pisa ve ne sono due, una di lettere e 
filosofia, l'altra di scienze fisiche e matematiche, e 
vi è questa differenza fra la condizione degli alunni 
dell'una e quella degli alunni dell'altra che i primi 
(di filosofia e lettere) sono convittori e a posto gra- 
tuito e i secondi sono aggregati (esterni) e a pa- 
gamento. 

A Firenze pure sono due sezioni, una immede- 
simata coi Corsi del Museo, l'altra con le lezioni 
della sezione di lettere e filosofia. • 

A Napoli vi è la medesima divisione, senonchè 
ogni sezione conferisce abilitazioni distinte non solo 
di lettere e filosofia, ma più speciali ancora, e 
nella sezione scientifica queste abilitazioni speciali 
sono quattro. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 351 

A Milano e a Padova non esiste la sezione fi- 
sico-matematica; ma a Padova la sola filosofico- 
storica divisa in due parti (filologica e storica) e 
a Milano lafllosofico-letteraria divisa in tre, 1.° lin- 
gue classiche; 2.° storia e geografia; 3.° filosofia. 

Ora il progetto dell'Ascoli proporrebbe 8 sezioni,, 
cioè oltre alle 3 suddette una 4.* di lingua e lette- 
ratura italiana, una 5.' di paleografia e diploma- 
tica, una 6. a di pedagogia, una 7/ di lingua e let- 
teratura inglese, una 8." id. id. di tedesco. 

Quanto all'ordinamento interno, alla disciplina, 
alla natura e scopo degli esercizi, stando almeno 
alla lettera dei regolamenti, tutte queste scuole si 
somigliano, e le norme rispettive sono quelle stesse 
che sono in vigore a Pisa, salvo poche modifica- 
zioni, e che a Pisa stessa furono più o meno conce- 
pite ad imitazione della scuola normale superiore 
di Parigi. 

Ma non isfuggirà a un esame imparziale che a 
malgrado delle loro somiglianze didattiche e di- 
sciplinari, direttive ed amministrative, tutti questi 
istituti si differenziano e ondeggiano non poco pel 
concetto diverso e troppo poco preciso del loro 
scopo. 

Gli uni non distinguono la laurea dall'abilitazione 
e immedesimano le rispettive condizioni, gli altri 
le distinguono e determinano diversamente. Gli uni 
specializzano le sezioni e i rispettivi diplomi e gli 
altri al contrario. 

Un decreto del 1863 determinando il carattere 
dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano sta- 
biliva che il suo scopo fosse doppio: 1.° un Corso 
normale per formare professori di scuole seconda- 



352 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

rie; 2.° un istituto di scienze-storico-filosofiche, e 
separava il dottorato dall'abilitazione senza esi- 
gerne il nesso. 

Anche l'istituto superiore di studi pratici e di per- 
fezionamento di Firenze è rimasto incerto del suo 
scopo definitivo. Destinato primitivamente a com- 
piere gli studi universitari e a promuovere il pro- 
gresso della scienza, ora divide il suo indirizzo fra 
i fini di una scuola normale e quelli di un istituto 
scientifico superiore e indipendente; poiché secondo 
i suoi regolamenti si propone di promuovere certi 
studi speciali e inoltre prepara insegnanti di scuole 
secondarie. 



VII. 



Questa incertezza di ordinamento in cui versano 
le nostre Facoltà di lettere e filosofia, e di scienze 
fisiche e matematiche può dar luogo ad alcune con- 
siderazioni e proposte di non piccola importanza 
pel buon andamento e progresso degli studi in ge- 
nerale e particolarmente per la riordinazione delle 
nostre scuole normali superiori. 

l.° L'abilitazione allo insegnamento secondario 
non deve essere un diploma conferito da istituti 
speciali e con diverse e arbitrarie condizioni, ma 
un titolo a cui gli istituti speciali fondati dal Go- 
verno o dai corpi morali o dai privati apprestino 
o forniscano i mezzi e l'avviamento. 

2.° Le condizioni per conseguirlo debbono es- 
sere essenzialmente le medesime per tutti o equi- 
valenti, e la legge deve determinare questa equi- 
valenza. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 353 

3.° Si deve tener conto nelle condizioni pre- 
dette del modo con cui gli studi del candidato sono 
stati condotti e del luogo ove furon fatti; non è 
]funto indifferente che egli sia stato semplicemente 
studente in una Facoltà o che abbia anco assistito 
agli esercizi di un seminario, o a quelli di una 
scuola normale, e meglio ancora agli uni e agli 
altri. 1 

4.° Il titolo non deve essere la guarentigia di 
una capacità generale e indeterminata, ma di una 
abilità determinata per materie rispondenti alle 
categorie principali dell'insegnamento secondario; 
quindi non solo la distinzione fra lettere e scienze, 
ma le differenze fondamentali fra le specialità do- 
minanti nell'uno e nell'altro ramo dell'istruzione 
secondaria. 

5.° Questo titolo non sarebbe punto rialzato 
come è desiderabile che lo sia, se si confondesse 
con la laurea. Non solo deve esserne distinto, ma 
deve supporta in un paese in cui essa sia la gua- 
rentigia degli studi di una data Facoltà.* Il che 
pure vuol dire che non sarebbe necessario di avere 
il titolo di professore per insegnare, ma si richie- 
derebbe solo per godere di certi diritti e per essere 
preferito nei concorsi alle cattedre. 



1 In Prillila il Corso pratico fatto nel seminario è un titolo valutato 
negli esami di concorso e che si tiene a calcolo nella scelta dei candi- 
dati per le cattedre. 

9 II fare o non fare della laurea la premetta deU'abilUoMOtu dipende- 
dal modo di costituirne le prore, e dalla sua relazione effettiva cogli 
studi ed esami universitari. In Germania la laurea ha molto perduto- 
delia sua importanza e non è assolutamente necessaria per diventa» 
professore; al consegnimene del quale titolo è necessario invece U> 
ttat-txamen, Tesarne di Stato. 

23 



354 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

6.° Fra le condizioni che dovrebbero richiedersi 
dal candidato al suddetto titolo vi dovrebbe es- 
sere quella di almeno un anno di tirocinio sia nei 
ginnasi-licei privati o comunali e provinciali, sia 
nei governativi sotto la disciplina del seminario 
pedagogico o della scuola normale superiore che si 
voglia chiamare. 

7.° Stabilite queste condizioni e ben determinate 
le prove necessarie pel conseguimento di questo 
titolo, le quali sarebbero necessariamente e sempre 
per esame, non esclusa la considerazione e valuta- 
zione di tutto ciò che nelle condizioni richieste 
potesse distinguere un candidato da un altro, i con- 
corsi per le cattedre vacanti diventerebbero sem- 
plici concorsi per titoli, frai quali sarebbe com- 
presa la qualità di abilitato o di professore come 
motivo di preferenza, se pure non se ne volesse fare 
una conditio sine qua non. 

8.° Sarebbe desiderabile che il titolo di profes- 
sore o di abilitato importasse il godimento di un 
piccolo stipendio o pensione indipendente del posto 
a cui chi l'ha conseguito viene destinato, come suc- 
cede per gli aggregati francesi. Ne verrebbe la con- 
seguenza che il numero dei professori da potersi 
creare ogni anno sarebbe limitato. Questo sistema 
avrebbe il vantaggio di alzare indirettamente gli 
stipendi dei professori dei licei con questa doppia 
circostanza che rialzamento si farebbe gradata- 
mente, senza aggravio per le finanze, avrebbe per 
oggetto il merito dimostrato in esami molto difficili 
e quindi s'indirizzerebbe a soggetti molto valenti e 
ancor giovani, a cui sarebbe di sprone, mentre pei 
professori già collocati e titolari rimarrebbero fer- 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 355 

me le norme di promozione relative alla durata 
del servizio e all'anzianità, secondo le leggi vigenti; 
senza dire che a nessuno sarebbe vietato l'accesso 
ai suddetti esami. Per altro si possono anche al- 
zare gli stipendi annessi alle cattedre di un certo 
numero di posti delle varie categorie didattiche 
indipendentemente da ogni rispetto di località e 
fare del titolo di abilitato o di professore una con- 
dizione sine qua non pel conseguimento di quei posti 
o di quelle cattedre. Per le due vie si può arrivare 
alla stessa meta; se non che la prima è forse più 
larga e più feconda. 

9.° Ma affinchè questo concetto sul modo di ele- 
vare il titolo di professore non sia senza base 
negli studi, conviene richiedere e favorire il loro 
sviluppo pratico nelle Università; conviene cioè pro- 
muovere l'istituzione di esercizi simili a quelli il cui 
insieme porta in Germania il nome di seminario. 
I seminari non sono scuole normali, ma scuole 
pratiche; essi sono un mezzo sicuro e indispensa- 
bile per ricavare dalle Facoltà di lettere e filosofia 
e dalle Facoltà di scienze quell'effetto scientifica- 
mente e praticamente utile che si ottiene dalla 
scuola sperimentale, dalla clinica, dal laboratorio, 
dallo studio dell'artista; senza di esse l'insegna- 
mento può anche essere teoricamente utile e non 
perdersi nel vuoto delle lezioni accademiche, non 
ricercare il brillante invece del sodo; ma nondi- 
meno non può recare tutto il possibile frutto; il 
quale non deve restringersi alla comunicazione di 
un certo numero di idee, né alle esigenze limitate 
dello accesso alle professioni, ma allargarsi alla ri- 
produzione e rigenerazione della dottrina, alla con- 



356 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

servazione e allo sviluppo del sapere mediante la 
educazione di nuovi dotti atti a continuare i la- 
vori degli attuali. 

L'importanza dei seminari va tanto più racco- 
mandata all'attenzione delle Università e del Go- 
verno che mentre il loro concetto è ancora alquanto 
confuso nel nostro paese, si scorge da ogni parte 
nelle nostre Facoltà letterarie una tendenza ad ap- 
propriarsi ciò che in essi esiste di veramente fe- 
condo e di fondamentale; poiché mentre non si è 
generalmente ben distinto il seminario dalla scuola 
normale propriamente detta, e si è voluto stabilire 
in quasi tutte le Facoltà letterarie una di codeste 
scuole, si è poi istintivamente ordinata in modo 
che corrisponda alla premessa necessaria della me- 
desima, cioè a quell'insieme di liberi esercizi pratici 
che fecondano e applicano l'insegnamento teorico 
senza adattarlo immediatamente alle esigenze del 
ginnasio e liceo, e ponendo invece l'antecedente 
logico di tale adattamento. 

10.° Lo sviluppo dei seminari filologici e scien- 
tifici sarebbe poi adattato assai alle circostanze in 
cui si trovano le Università italiane per un'altra 
ragione; ed è che mentre non è logico né pratica 
di favorire la moltiplicazione delle scuole normali 
superiori propriamente dette in tutti i centri uni- 
versitari importanti o non importanti, pei motivi 
summentovati, e molto meno ancora di farlo in 
condizioni così poco coerenti come ora riguardo 
alle guarentigie e agli effetti, al contrario col ri- 
conoscere semplicemente alle medesime scuole e 
fissar meglio il carattere che veramente hanno e 
che dovrebbero proporsi di svolgere unicamente, 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 357 

«cioè quello di scuole pratiche unite ai Corsi teorici, 
si farebbe cosa sommamente logica ed utile, e pro- 
babilmente accetta, poiché si gioverebbe all'insegna- 
mento e si renderebbe passibile la bontà del lavoro 
ulteriormente necessario alla preparazione dei fu- 
turi insegnanti, senza toglier nulla ai vantaggi 
materiali di cui godono attualmente e professori e 
scolari nella Facoltà di lettere e filosofia in cui le 
medesime scuole esistono; i sussidi conferiti agli 
uni e gli onorari concessi agli altri per questo 
scopo starebbero entrambi e potrebbero col concorso 
dei Municipi, essere, senza inconveniente alcuno, 
moltiplicati anzi con frutto evidente. 

In questo modo potrebbe permettersi tutta la 
-varietà desiderata nei metodi e nella direzione 
dei seminari filologici e scientifici senza inconve- 
niente alcuno e dovrebbe anzi promoversi lo zelo 
delle provincie e dei comuni relativamente alla 
loro istituzione e al loro sviluppo. 

L'ordinamento di una o più scuole normali su- 
periori pei futuri insegnanti delle scuole secon- 
darie sarebbe così semplificato, perchè reso indi- 
pendente dalle pretensioni delle singole Università 
•e commesso soltanto alla saggezza del Governo. 

Nel Corso di questo studio sono già stati sciolti 
alcuni quesiti del sig. Ministro, segnatamente il que- 
sito I e parte del II; cioè se alcuni dei tipi dei 
seminari tedeschi possa convenire al nostro caso, o 
se la nostra scuola normale superiore debba essere 
disgiunta dalle Facoltà. 

Ora è facile raccogliere dalle cose dette quali 
sarebbero le risposte agli altri quesiti. 



358 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE 

Il quesito II domanda se basteranno quattro 
anni di esercizi teorico-pratici per condurre i 
nostri giovani da quel grado di coltura che portan 
seco dai licei a quella preparazione ampia e soda, 
che oggi si richiede da un professore liceale e an- 
che ginnasiale. 

La risposta sarebbe che trattandosi di formare 
non degl* insegnanti ordinari, ma dei professori 
egregi ed anzi eccellenti, non possono bastare; che- 
conviene distinguere la parte di educazione didat- 
tica che risguarda il sapere da quella che concerne 
il metodo d'insegnamento, e che per questo scopo 
sarebbe da prescriversi al Corso normalistico pro- 
priamente detto una durata di uno o due anni 
consacrata al tirocinio metodico di cui si è discorsa 
e posteriore almeno in parte agli studi teorico- 
pratici della Facoltà e del seminario. ' 

Il quesito III domanda se sarebbe superfluo un 
anno di Corso intieramente dedicato al pedagogia- 
o ginnasio-modello. 

La risposta sarebbe già contenuta in quella del 
quesito precedente. 

Il quesito IV domanda se tutte le Facoltà di let- 
tere e filosofia dovrebbero tramutarsi in scuole 
normali. A tale domanda si è risposto che ciò sa- 
rebbe fatale all'insegnamento, contrario agl'inte- 



1 11 Regolamento del seminario pedagogico di Berlino stabilisco (arti- 
ticolo 12) che la durata del pedagogio non oltrepassa tre anni; stabilisce 
cioè espressamente un massimo; ma stabilisce anche implicitamente un- 
minimo prescrivendo che le lesioni (6 ore settimanali) date dai semina- 
risti del pedagogio nel ginnasio nel loro primo anno siano loro contate 
per Tanno di prova ( Probe -Iahr) voluto dalla legge dopo la tacitila* docenti. 



IN GERMANIA, IN FRANCIA, NEL BELGIO E IN ITALIA 359 

ressi delle scienze ecc., e si è opposta la distinzione 
del seminario pedagogico o normalistico dal filolo- 
gico e scientifico. 

Il quesito V domanda se le abilitazioni debbono 
-essere conferite dalla scuola e con quali distinzioni 
e in che numero. 

La risposta sarebbe che non lo debbono essere e 
che si dovrebbe invece istituire un esame di pro- 
fessorato o di abilitazione il quale fosse rialzato più 
che l'attuale pel suo valore, pei suoi effetti, per 
le sue guarentigie, pei suoi nessi coi concorsi alle 
cattedre e sottoposto a norme comuni. 

La distinzione del diploma di professore secondo 
le materie l sarebbe necessaria e quindi anche ne- 
cessario un rispettivo indirizzo degli studi peda- 
gogici. 

Al quesito VI si risponde che come non presenta 
alcun inconveniente la distinzione degli uditori e dei 
membri effettivi nel seminario scientifico e filolo- 
gico, la difficoltà invece occorre non piccola pel 
seminario pedagogico. 

Al quesito VII circa la distinzione e successione 
«della laurea e dell'abilitazione si è già risposto. 

Al quesito IX si è pur risposto. Il laureato alla 
Facoltà dovrebbe prima di presentarsi all'esame di 
abilitazione o aver insegnato in un istituto privato 
o pubblico o essere stato almeno un anno nel pe- 
dagogio. 



1 Le abilitazioni potrebbero distinguersi come sono distinte oggi. — 
Fisico-matematica. — Storia naturale. — Filosofia. — Lettere classiche 
(compreso l'italiano). — Storia e geografia pei licei. — Forse si potrebbe 
stabilire un'abilitazione anche per le classi inferiori del ginnasio. 



360 INSEGNAMENTO PEDAGOGICO SUPERIORE, ECC. 

I quesiti X e XI riguardano lo sviluppo ulteriore 
e non la istituzione e l'ordinamento fondamentale 
delle scuole normali superiori e dei seminari di cui 
qui si è specialmente parlato. 

II quesito Vili domanda quale sarebbero le norme 
da applicarsi ai sussidi per gli allievi poveri e se- 
gnalati. Ora su questo punto i regolamenti esistenti 
possono essere seguiti o modificati secondo regole 
da ricavarsi dalla pratica e dalle consuetudini piut- 
tosto che da principi e teorie. 



INDICE 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL PRESENTE VOLUME 



Avvertenza delUeditore Pag. v 

Organamento dell'azione dello Stato in ordine 
alla pubblica istruzione ecc., note di Luigi 
Palma » vii 

Regolamento universitario italiano comparato 
agli statuti e ai regolamenti delle princi- 
pali Università germaniche. Luigi Palma. » 145 

Prescrizioni accademiche per gli studenti del- 
l'Università di Strasburgo » 211 

Legge disciplinare per gli studenti dell'Univer- 
sità di Lipsia » 237 

Insegnamento pedagogico superiore in Germa- 
nia, in Francia, nel Belgio e in Italia. Stu- 
dio comparato. Luigi Ferju » 283 






STUDI 



DI 



zs&. 



•i. . ■ . ,s •, 



* \\ 



LEGISLAZIONE SCOLASTICA COMPARATA 



RACCOLTI B PUBBLICATI 



PER CURA DEL MINISTERO D'ISTRUZIONE PUBBLICA 







ISTRUZIONE SECONDARIA. 



I. DELL' ISTRCZIONB SECONDARIA IN 6BRMANIA 
DI P. L. PULLH 

II. INSEGNAMENTO CLASSICO E TECNICO 



ISTRUZIONE SUPERIORE. 



II. L'AVVENIRE DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE 
FBR L. PALMA 



Tip. M. Ricci, Via S. Gallo, n. 31. 




DELL'ISTRUZIONE SECONDARIA 



8PBCIALMHNTB CLASSICA 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA 



RELAZIONE 



DI 



F. I* PULLÉ. 



•A 



0CT2 191* 



SOMMARIO. 



I. 



Rapporti della Scuola colla vita nazionale, 1. — Rapporti delle Scuole 
secondarie coll'Università, 6. — Indole dell'Istituto d'insegnamento tede- 
sco, 8. — Materia e distribuzione del presente lavoro, 10. 

IL 

Il Ginnasio e la Scuola reale, loro fine, 14. — Orario della Scuola 
reale di prim'ordine, 17. — Scuole reali di second'ordine, 18. — Dei diritti 
delle Scuole, 21. — I Proginnasi, 23. — Le Scuole borghesi, 23. —Com- 
binazione di un Ginnasio con una Scuola reale, 25. — Scuole medie e 
preparatorie, 80. — Statistica delle Scuole e della loro frequenza, 31. 

— Unificazione degli ordinamenti scolastici, 34 — Riflessi del conflitto 
politico-religioso, 35. — La questione delle Scuole reali, 36. — L'avve- 
nire delle Scuole mezzane, 42 e nota. 

III. 

Il Ginnasio, 45. — Suoi metodi e suoi intenti, 46. — Durata del corso 
e sua distribuzione, 48. — Divisione dell'anno scolastico, 49. — Ordine 
e distribuzione dell' insegnamento; orario, 52. — Programmi speciali di 
ciascuna materia. Latino, *54. — Dell'insegnamento grammaticale, 55. 

— Greco, 60. — Tedesco, 61.— Francese, 66. —Storia e Geografia, 67. 

— Matematica, 71. — Fisica e Storia naturale, 72. — Disegno, 73. — 
Canto, 74. — Ginnastica, 75. — Religione, 76. — Ebraico, 80. — Lezioni 
facoltative. Stenografia, 81. — Della Filosofia, 81. — Libri di testo, 82. 

— Esami: programmi e norme, 83. — Distribuzione degli insegna- 
menti, 87. — Metodi, 88. — Responsabilità degli insegnanti, e costume 
interno della Scuola, 88. — Sistema delle classificazioni e promozioni, 90. 

— Revisione dei temi, 92. — Degli insegnanti, 93. — Loro educazione, 94. 

— Seminari, 95. — Viaggi francesi e archeologici, 96. — Esami per gli 
insegnanti, 97. — Anni ai prova, 99. — Scala degli uffici ed onori, 100. 

— Stipendi e sovvenzioni, 101. — Pensioni, 104. — Carattere e respon- 
sabilità del Direttore, 105. — I Programmi, 109. — Il Patronato, Ili. — 
Stato e finanze degli Istituti, 112. — Tasse scolastiche, 114. — La di- 
sciplina, 115. — La biblioteca, 120. — Provvedimenti igienici, 121. — 
L' istruzione secondaria tedesca alle Esposizioni di Vienna, e di Berlino 
nel 1874, 123. 

IV. 
Lo scolaro fuori della scuola: la casa, la famiglia, la società, 123-36. 






I. 



Le istituzioni scolastiche della Germania del Nord 
sono al presente l'oggetto di osservazione e di studio 
per molti paesi. La virtù dei fatti ci ha persuasi 
della loro bontà, ed è una necessità irresistibile, pur 
fattrice benefica di progresso, quella che ci trascina 
a scegliere ed a far proprio quello che da altari fu 
provato con buoni effetti. Avviene però, spesso che 
neir imitare si prenda ciò che al di fuori appare, 
la forma, perchè è difficile il poter penetrare al 
fondo delle cose, e scoprirne la ragione sostanziale. 
Eppure senza di questo l'imitazione corre pericolo 
di mutarsi in copia e di diventar dannosa. Quello 
che sempre importa» è di ben considerare il terreno 
d'onde un frutto si toglie, e quello dove lo si vuol 
trasportare: di preparargli anche qui le stesse con- 
dizioni, se non si vuol vederlo presto inaridito e 
sterile. 

Così di una istituzione, che è il frutto legittimo 
della vita di un popolo. Non potremmo compren- 

1 



J 



2 dell'istruzione secondaria 

derla, se la isolassimo dal fondo da cui sorse, dal 
mezzo in cui si sviluppò. Scuole e Università della 
Germania, ordinate come sono, son il prodotto na- 
turale di una società che più d'ogni altra vive del 
lavoro e della coltura intellettuale. Sorgono tanto 
alto e fioriscono così rigogliose, perchè traggono un 
alimento ricco ed omogeneo dal terreno nel quale 
hanno radice, dall'atmosfera in cui respirano. Esse 
s'accordano in tutto, esse stanno colla coltura ge- 
nerale tedesca nella istessa proporzione, in che 
gl'istituti d'altri paesi stanno con la coltura delle 
rispettive nazioni. 

La perfezione dell'organismo scolastico e del me- 
todo degli studi fu raggiunto anche in Germania 
a poco a poco, per virtù di un lavoro costante, di 
prove e di esperienza; e tanto più presto si arrivò 
all'effetto, quanto più generale, vivo e sentito fu 
quel lavoro. La storia delle sue Scuole e delle sue 
Università s'intreccia strettamente con quella civile 
e politica. 

Il movimento scientifico tedesco non fu nelle sue 
origini generale e democratico: ma partì solo dalle 
più alte sfere sociali. L'indole del paese e del cielo 
non è tale colà che inviti l'uomo al di fuori, l'ap- 
paghi nella contemplazione della natura esteriore, 
e gli accenda lo spirito dell'arte; ma più presto lo 
respinge nell'intimo della casa, ed il focolare fu 
sempre il centro di vita de'suoi affetti e de'suoi pen- 
sieri. Chi ne ebbe il tempo e il modo, cercò di sol- 
levare lo spirito colla coltura intellettuale. Mentre 
in altri paesi la società risorgeva alla vita arti- 
stica e civile, la Germania sorgeva allo studio ed 
alla riflessione. Nobiltà e ricca borghesia furono la 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 3 

prima gente di studio; 1 da loro il moto si diffuse, 
abbracciando sempre di più, e s'andò così costi- 
tuendo quel gran ceto studioso, in cui la miglior 
parte della società germanica si ritrovò e si rico- 
nobbe, stretta in un solo vincolo morale. Di là i 
primi germi dei concetti di nazione e di unità. 
In seguito la coltura s'impose anche alle minori 
classi. Ricordiamolo. Nei nostri paesi il genio natio 
e la facile natura fanno i costumi del nostro popolo 
già di per sé miti e cortesi; sotto i climi del Nord 
invece, dove l'indole è più ruvida e la vita più aspra, 
questo lo fa solo l'istruzione. La coltura fu quella 
che mantenne all'aristocrazia tedesca il suo primato. 
Le case dei nobili e le corti dei principi divennero 
centri di vita intellettuale, e le annientatrici delle 
Università, dove fioriva lo spirito borghese. Il ; più 
grande esempio fu quello della Prussia, per la quale 
la storia del progresso politico fu tutta un gran 
progresso di coltura: essa arrivò presto a mettersi 
per tal rapporto a capo della Germania. In questo 
mezzo andavano sorgendo e fecondandosi le istitu- 
zioni scolastiche: dal vero seno, per vero impulso e 
pel genio della società e di uomini singoli, favoriti 
dai governi. Vedremo innanzi, più a proposito, 
come quasi tutte le scuole sorgessero per iniziativa 
privata. 

La diligenza e l'ingenua devozione del dovere, le 
due note qualità del Tedesco, mantengon l'opera che 
queste medesime virtù hanno compiuta. Le vicende 



* li Vescovo, Sonori ora molti Tedeschi di nobiltà a studio in Bologna? 

Olcartus. Di nobiltà e di borghesia. E, senza vantare, ne riportan le 
più grandi lodi. Si suol dire all' Università per proverbio: diligente come 
un Tedesco di nobiltà. Perchè mentre quelli della borghesia si studiano 



4 dell'istruzione secondaria. 

moderne della Germania, e più che tutto della 
Prussia fino a questi giorni, non f uron punto quelle 
dei grandi eventi e delle fortune felici. La loro vita 
interna è anche oggigiorno assai, assai difficile. Tutto 
il lavoro per arrivare all'essere presente fu contato e 
sudato. Educati alle lunghe fatiche ed alle sventure 
passate, nazione e individuo sanno quanto costi la 
vittoria, e quanto deve costare ancora il mante- 
nerla. Per molto che l'innata ruvidezza faccia ap- 
parire altrimenti la sua politica esterna, il Tedesco 
è pel suo Stato più modesto e docile che non si 
possa credere. Le parole di autorità, di dovere hanno 
per lui un potere irresistibile. A certi fatti, contro 
i quali uno dei nostri dieci volte si ribellerebbe, 
voi udireste rispondere: « Ein deutscher Mann kann 
viel Leiden/ » Un uomo tedesco sa molto patire! — 
Non è però il soffrire dell'insensibile passività; ma 
di chi sopporta cosciente del sacrificio e del perchè. 
Questa virtù comune al popolo è anche quella dello 
studioso: la modestia e l'abnegazione congiunte alla 
sua costanza, son le prime cause dei suoi grandi 
resultati. 

Un cumulo di virtù ereditarie e l'educazione, danno 
allo studioso tedesco la potenza dell* intenzione e la 
diligenza al lavoro: l'ambiente in cui vive le incita 
e le alimenta. Egli non resta come un essere isolato 
e straniero al suo proprio mondo, ma trova intorno 
a sé una società che lo comprende e favorisce, e dai 
suoi rapporti giornalieri egli trae vigore per l'opera 



con famosa diligensa di riempir oo* talenti la mancanza della nascita, 
quegli altri ai eforsan in famosa gara di innalzare con isplendidi me- 
riti la loro Innata, dignità. (Qottnu. Ooets von Berlichingen. Un dramma 
del XVI.» secolo). 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 5 

sua. 1 In questo fatto riposa un'altra grande ragione 
del fiorire e fruttar degli studi. Chi visse in una città 
universitaria della Germania, ha dovuto di primo 
subito notare, come la vita dell'accademia sia stret- 
tamente legata col commercio della vita sociale: che 
l'Università, per usare anche la frase tedesca, è di- 
ventata carne e sangue, della carne e del sangue 
della città. E questo valga per tutte le istituzioni 
scientifiche. 

Tutta la società germanica è unita da un legame 
che comunica e rende efficace ogni suo moto. Un 
tal legame morale è la corrispondenza del pensiero, 
che su di un vasto campo sociale può avvenir so- 
lamente per via dello scambio letterario. In nessun 
altro paese civile tanto si scrive e si stampa come 
in Germania, perchè in nessun altro paese tanto si 
legge e si discute, e in nessun altro paese ancora 
i libri han tanto influsso sui costumi e sul vivere 
pratico. Questa osservazione si riferisce special- 
mente al caso nostro: anche sul campo degli inte- 
ressi scolastici v'ha uno di questi movimenti uniti. 
La scuola e le sue questioni contano una propria, 
non ristretta letteratura, e per tutta la vita della 
istruzione si stende una vastissima rete di comuni- 
cazione. Ve ima grande quantità di pubblicazioni pe- 



* Lo scrittore di questi cenni, nei primi giorni del suo soggiorno in 
Berlino, venne condotto dai suoi Professori nelle società. La qualità di 
italiano gli era un titolo, perchè venisse dovunque lietamente accolto. 
Un anno dopo, al riaprirsi della stagione, ritornando i suoi presenta- 
tori nelle medesime società, veniva lor fatta sempre una domanda: < È 
ancora qui il vostro Italiano: come stai Ut er (Uisstyt >. Cosi non gli 
avvenne mai d'incontrare un vecchio conoscente, che dopo il solito 
< Come vi vaf... non aggiungesse subito: < Und titid SU fleUtig? ». L'in- 
teresse di quei Tedeschi non si spiegava che per una sola cosa: lo studio. 



6 dell'istruzione secondaria. 

riodiche che fanno conoscere questo movimento nelle 
sue singole parti, collegando e sospingendo quello ge- 
nerale. Ogni anno stabilmente, avvengono delle adu- 
nanze di filologi e uomini di scuola, e le conferenze 
dei direttori dei Ginnasi e Scuole superiori. Oltre 
di queste, succedono delle adunanze speciali per trat- 
tar di particolari interessi o di urgenti questioni: 
diete di insegnanti di una determinata provincia, 
e diete generali dei maestri tedeschi: alcune con 
uffizi e commissioni permanenti, altre con perio- 
diche adunanze di delegati, e così via. Di tal modo, 
in una specie di ordinato parlamentarismo, trovano 
sfogo tutte le questioni, e di mezzo al movimento 
la. vita delle istituzioni procede e s'ingrandisce. 

Ma insieme al fecondo terreno e all'ambiente pro- 
pizio, quello che dà all'albero della scienza un sì 
prospero rigoglio è certo la robustezza delle sue radici. 

L'osservazione e l'esperienza han dimostrato, che 
specialmente in cose d'istruzione, il valor delle basi 
prime è ciò che determina l'esito finale delle opere: 
che la gran questione del saper nazionale e della 
istruzione superiore, riposa in gran parte su quella 
dell'insegnamento secondario. Chi si faccia a stu- 
diare le Università della Germania, non potrà a meno 
di considerare l'opera del 'Ginnasio che lor sorge 
accanto. I buoni effetti di questo, si veggono pro- 
fondamente segnati sulla via del progresso di quelle. 
Una delle principali cause del fiorire dell'Univer- 
sità tedesca, fu detto essere la sua libertà. In mezzo 
ad un numero grande e indefinito di professori e 
d'insegnamenti, che stanno l'uno accanto all'altro 
in libera concorrenza, lo studente ha piena facoltà 
di scegliersi quei che reputa per sé migliori, e di 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 7 

tracciarsi da sé il programma della propria educa- 
zione scientifica. Una tale istituzione però potrebbe 
ritornargli a danno, se la scuola secondaria non 
fosse, che accompagnandonelo fino al limitare, lo ab- 
bandona già con fermo carattere e con ferma istru- 
zione, e capace di regolarvisi, nel mezzo della li- 
bertà universitaria. Il Ginnasio è stato chiamato in 
questo senso il palladio dell'educazione scientifica 
della Germania. Prima d'entrare ad esaminarne l'in- 
dole e la costituzione sarà bene l'aver toccato 
de'suoi generali rapporti. 

L'istituto ginnasiale tedesco, quantunque regolato 
da imo statuto che ha valor per tutti, è però in 
sé molto indipendente. Si lascia aperta la via al 
suo interno sviluppo. L'attività individuale, l'opera 
di ciascuno de'suoi elementi, trova modo di farsi 
valere, e dal fermento si spiegano forze sempre 
nuove, che sospingono l'istituto al progredire. Cia- 
scun Ginnasio presenta ogn'anno al pubblico un 
esame dell'opera sua, del suo vissuto: un qualche 
frutto, per piccolo che sia, si coglie sempre dalle 
esperienze del fatto: e il nuovo, che sia stato pro- 
vato e trovato buono, presta argomento ad una 
modificazione o alla riforma. L'amministrazione cen- 
trale segue attentamente e calcola i nuovi dati, e la 
legislazione si va trasformando, sempre sotto l'im- 
pulso dei fatti e delle provate necessità. 

L'opera progressiva delle istituzioni scolastiche, 
può dirsi in questo caso fatta a posteriori. Per ne- 
cessità storiche di diversa natura, in Italia si tenne 
un'altra via. Negli ultimi tre lustri vi fu più biso- 
gno da noi che l'amministrazione centrale si facesse 



8 dell'istruzione secondaria 

institutrice e datrice di leggi, e promotrice insieme 
di riforme. Bisognò che il carattere individuale si 
sottordinasse alla regola generale, perchè fino ad 
ora non era stata tale la vita dei nostri istituti, 
che potesse reggersi al paro del nuovo progresso 
delle altre istituzioni nazionali. I concetti partiti 
dal Ministero, eran sempre più alti e liberali, di 
quel clie non potesser esserlo quelli muoventisi nei 
piccoli cerchi: e così la nostra istruzione secondaria 
andò costituendosi all'incontro con un processo, che 
vorremmo chiamare a priori. 

Ora, dopo quindici anni di vita e di lavoro, siamo 
ad altri passi. Le istituzioni son là, già costituite, 
cresciute, sperimentate, e ciascuna può esser in 
grado di guidar da per sé i propri moti. Il tempo 
è venuto che si può dar più libero campo allo svi- 
luppo individuale. L'amministrazione centrale del- 
l'istruzione pubblica in Italia, nelle sue ultime in- 
tenzioni espresse, par disposta a voler cercare in 
questo indirizzo, la via delle tanto desiderate ri- 
forme. Un'era nuova sembra aprirsi per gli istituti 
d'istruzion secondaria. Un tal principio va accolto 
e caldeggiato: che l'avvenire di ciascuna scuola, ed 
il problema così della istruzione generale, sia affi- 
dato al genio di tutti quei che v'han parte! Ad 
ognuno sia dato modo di provare, di esprimere, di 
far valere l'opinione e l'opera propria. Sarà il libe- 
ralismo introdotto in questo ramo della vita pub- 
blica: un liberalismo che vorrà dire l'attività di 
tutti nel fine comune, e il risultato sarà quale lo 
determinerà la maggioranza dei fatti provati. 

Stanno innanzi gli esempi convalidati da splen- 
didi effetti. Si confrontino; son questi i casi in cui 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 9 

gli studi comparativi riescon più fecondi. Le istitu- 
zioni scolastiche della Germania potranno essere il 
punto di partenza pel trattamento della nostra ma- 
teria. Da loro ci resta molto da apprendere e da 
giovarci per l'ordinamento, pei programmi, pei me- 
todi d'insegnare. Ma quello che più importa e che è 
da raccomandare, si è appunto il come ed il quanto 
ciascun interessato membro delle istituzioni opera 
in esse; perchè da questo lavoro libero e cosciente, 
da questa vita interna degli istituti, proviene la 
loro sempre crescente grandezza. 

I materiali di questa relazione furono raccolti 
dallo scrittore in due anni di soggiorno continua 
in Germania. Fu possibile a lui straniero di farne 
buona messe, mercè la rara cortesia e liberalità, 
delle persone attinenti all'istruzione pubblica, colle 
quali venne per questo fine in contatto: e special- 
mente dei direttori e maestri degli istituti, che gli 
apriron l'accesso alle scuole durante le lezioni e le 
conferenze, e gli furon larghi di particolari notizie. 
In secondo luogo mercè l'ottimo sistema di pubbli- 
cità, che permette di entrare a conoscere intera- 
mente e con esattezza gli atti dell'amministrazione. 
Anzitutto van ricordate le pubblicazioni del Consi- 
gliere Segreto dottor L. Wiese, fatte durante il pe- 
riodo della sua attività come capo degli uffici di- 
rettivi della istruzione secondaria nel Ministero 
dell'Istruzione in Prussia. Queste sono: l'Esposizione 
storico-statistica 1 del movimento dell'istruzione se- 



1 Das hóbere Schohresen in Preti ssen. Hlstorisch-Statittische Dar- 
Btellung, ira Auftrage dea Ministres der geistlichen, Unterrichti und Me- 



10 bell'istruzione secondaria 

conciaria in Prussia, dai primordi della istituzione 
fino all'ultimo anno; in tre grandi volumi, pubblicati 
a quattro anni di intervallo l'uno dall'altro, e l'ul- 
timo alla fine del 1874. Opera di difficile acquisto, 
ma di grande valore per le cose di fatto e pei dati 
statistici contenutivi. 1 — La raccolta delle leggi e dei 
regolamenti emanati dal principio fino ad ora, dal- 
l'amministrazione centrale dell'istruzione in Prus- 
sia, compilata dal medesimo. — I programmi di di- 
versi anni e di molti istituti, editi dai direttori dei 
medesimi, e contenenti il resoconto statistico e le 
cronache di ciascuna scuola. Questo per le asser- 
zioni di fatto sullo stato e sui mutamenti avvenuti 
nelle varie istituzioni. Per le questioni poi che si agi- 
tano su questo campo, pen le proposte e le riforme 
in via di effettuazione, le notizie furon raccolte da 
pubblicazioni speciali, da giornali e periodici, e da 
pubbliche discussioni, succedutesi con urgenza in 
questi ultimi tempi. 

Questa relazione distende le sue osservazioni a 
tutta la Germania in generale: i dati però poterono 
venire di preferenza e in maggior copia raccolti 
nella Germania del Nord, e massimamente in Prus- 
sia. Quando se ne dia il caso, la distinzione verrà 



dicinal-Angelegenheiten herausgegeben, Band I, 1864. II, 1864-1860. Da 
lungo tempo esauriti e Band III, 1860-1874. Berlin Wiegandt und Grieben. 
1 Verordnungen und Gesetze, far die Hóheren Schulen in Preussen. I 
die Schule. II. Das Lehramt und die Leherer. Da due anni esauriti; se ne 
sta preparando una nuova edizione. Siccome questo sarebbe occorso 
troppo di spesso, ho lasciato, in generale, di citare i passi di queste 
due opere, quando trattossi di notizie di fatto. Lo feci invece quando 
riportai qualche osservazione propria delFA. I quadri statistici, quando 
altrimenti non venga fatto osservare, son presi quasi tutti dal primo 
dei due libri. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 11 

fatta notare. Ma le istituzioni di quest'ultimo paese 
sono su questo punto quelle più ampiamente rico- 
nosciute per ottime, e quelle che, seguendo l'andar 
moderno della politica, si diffonderanno su molta 
parte del paese tedesco. 

Per fissare gli accordi nelle cose dell'istruzione 
fra i diversi Stati tedeschi, fu nominata una Com- 
missione scolastica imperiale, che si raduna due 
volte all'anno regolarmente, ed è composta di sei 
membri; cinque stabili: pel regno di Prussia uno, 
uno per la Sassonia, uno per la Baviera, uno pel 
regno di Wùrtemberg, uno pel granducato di Ba- 
den, ed uno mutabile di tre in tre anni per gli altri 
Stati minori. — Lo scopo di questa Commissione è 
quello di preparare l'unità della legislazione scola- 
stica tedesca, almeno nei principi generali: di equi- 
parare i doveri di fronte all'eguaglianza dei diritti, 
lasciando però a ciascuno libera la scelta dei modi 
per arrivare ad assolvere i primi. Libero ad ogni 
Stato il mantenimento delle sue istituzioni speciali, 
finché esse sian compatibili coli' interesse generale; 
essendosi riconosciuto nella varia singolarità di 
quelle, il più potente fattore dello svilupparsi e fio- 
rire della scuola tedesca. 

Una regola sola e generale fu stabilita per gli 
esami di licenza, e per gli attestati di maturità dei 
Ginnasi, dovendo questa essere egualmente valida 
per gli uffici ai quali dà diritto, in tutti gli Stati 
dell'impero. A suo luogo sono notati i capitoli es- 
senziali di questa regola. 1 



' V. sotto l'ordinamento per gli esami di licenza nei Ginnasi. Dei 
seguenti punti vien pure toccato nei rispettivi paragrafi al Capo III e IV. 



12 bell'istruzione secondaria 

Oli altri punti sui quali la detta legislazione deve 
venire a trovarsi unita, e che già in parte son fis- 
sati, in parte sono in via di esserlo, son l'attestato 
degli esami pel magistero, e dell'anno di prova dei 
candidati: la questione dei pareggiamenti delle 
scuole; l'ortografia tedesca e l'insegnamento della 
storia nazionale: i regolamenti per la cura della sa- 
lute degli scolari. Al di dentro di questi confini, che 
toccano gli interessi generali della nazione, spaziano 
le particolari libertà- 
li presente studio fa suo centro principale del 
Ginnasio, perchè trattandosi della istituzione della 
scuola tedesca, un tal ordine è voluto dalla realtà 
storica della cosa. Le ragioni speciali si vedranno 
a suo luògo. Perciò in un capitolo si parla di tutte 
le scuole d'istruzione media, nei loro rapporti ge- 
nerali: si riportano i sommi capi delle loro stati- 
stiche: si tocca delle loro questioni, e di quella 
principalissima delle Scuole reali. In un altro più 
vasto capitolo si parla dell'istituzione ginnasiale in 
tutti i suoi particolari. Siccome però questi sono 
spesso comuni anche alle altre scuole di sua affi- 
nità, così opportunamente verrà osservato, che i 
dati riferiti appartengono a tutta la Scuola in 
genere. 

S'aggiungono infine alcune osservazioni prese dalla 
vita pratica, sul costume e sul trattamento dei gio- 
vani fuori della scuola. Non vanno esse tenute per 
superflue. L'accordo e la continuità della disci- 
plina scolastica in quella domestica, è il principio 
fondamentale dell'educazione morale e scientifica 
tedesca. 
Questo lavoro è per sua natura obbiettivo. Le 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 13 

osservazioni interrompono la semplice esposizione, 
solamente quando esse son necessarie per far rile- 
vare i fatti nella loro sostanza. Confronti furon 
fatti nei casi che parvero più strettamente cal- 
zanti. 



14 dell'istruzione secondaria 



II. 



Il Ginnasio e la Scuola reale sono i due maggiori 
istituti per T insegnamento secondario in Germania» 
Loro affini e sottordinati sono il Proginnasio e la 
Scuola borghese. Tutti insieme vengono compresi 
nella qualifica di Scuole superiori. 1 

Il Ginnasio comprende insieme il nostro Ginnasio 
col Liceo: in alcune parti della Germania, il Gin- 
nasio è anche detto Liceo. E la più antica, e tiene 
ancora nella più generale opinione, il vanto della 
prima delle scuole. 



1 Per comprendere il valore tedesco di questa denominazione, che- 
in Italia viene applicata solo agli istituti di ordine più elevato, convien 
notare che in Germania l'Università o Accademia s'innalza al di sopra 
e fuori del concetto di scuola. Scuole sono dette tutte quelle che vanno- 
dalla elementare prima, fino all'ultima classe del Ginnasio e della 
Scuola reale; solamente si dicono le elementari scuole inferiori e le so- 
pra nominate scuole superiori. 

Cosi, colla stretta osservanza tedesca dell'etichetta dei gradi, por- 
tata all'estremo specialmente in Prussia, si cura . di ben distinguere il 
titolo di studente da quel di scolaro. Studente o come là si dice, */u- 
diosus y spetta solamente al cittadino universitario, che lo porta già 
come un titolo sociale fino al suo ultimo anno di vita accademica, in- 
nanzi l'acquisto dei suoi gradi dottorali, dove egli affetta di chia- 
marsi candidato. Altrimenti tutti gli altri sono detti in genere scolari: 
però si fanno sentire anche qui le distinzioni. I licenziandi ginnasiali 
vogliono essere detti abituri nel loro ultimo semestre, ed è un indisio 
del conto in cui va tenuto un giovane, secondo che lo si qualifica per 
primano, secondano, terziario Ano a quartano: che difficilmente sotto questo* 
grado il fanciullo potrebbe venir considerato come individuo sociale. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 1$> 

La Scuola reale di istituzione e di spirito più 
moderna, 1 potrebbe valere per noi, se il confronto 
reggesse, come la Scuola e l'Istituto tecnico uniti. 

Lo scopo diretto del Ginnasio è quello di prepa- 
rare per lo studio scientifico delle Università. L'i- 
struzione clie vi viene impartita però, nel suo con- 
tenuto e nella sua forma, è ordinato in modo, da 
rendere la mente atta e fornita dei mezzi necessari 
per raggiunger qualunque grado e specie di col- 
tura intellettuale. Il centro di gravità degli studi 
ginnasiali, è r insegnamento linguistico, e si fonda 
pei Ginnasi tedeschi sulle tre lingue letterarie che 
rappresentan la vita delle tre più grandi famiglie 
umane, attrici della storia e della civiltà europea: 
la greca, la latina e la tedesca. 

Il concetto informatore del programma degli studi 
ginnasiali si è: nella conoscenza delle lingue, aprire 
al pensiero lo spirito dell'antichità e le forme del- 



1 Le scuole di questo nome, che racchiude in sé l'idea della loro in» 
dolo, debbono la loro origine alla reazione realistica del secolo deci- 
mottaro. Per l'influsso esercitato dalle dottrine del Rousseau sulla 
Germania, e specialmente per le filantropiche opere del Basedow, creb- 
bero accanto alle tradizionali scuole umanistiche, queste nuove di un 
preponderante carattere realistico. 

1 primi tentativi d'istituirle furon fetti dalla metà del 1700 in poi: 
ai aumentarono nel primo quarto del presente secolo, sensa dar pero» 
grandi risultati. La borghesia specialmente predilesse queste scuole* 
ed il governo in Prussia lasciò loro piena libertà di svilupparsi. Nel 
1832 entrarono nel rango ufficiale e riceverono regole stabili ed ordi- 
namento del Ministero della Istruzione. La sempere crescente tendenza 
del secolo verso i pratici studi, dette impulso alle Scuole reali, che nel 
riordinamento dell'Istruzione nel 1859 ottennero un organismo ampio ed 
indipendente, e determinati diritti. Il Ginnasio ha una storia più antica 
e una più stabile tradizione. Al principiar di questo secolo il nome fu 
generalizzato a tutti quegli istituti che licenziavano per l'Università, e 
si chiamavan Ginnasi, Licei, Pedagogt, Collegi e Scuole latine. 



16 dell'istruzione secondaria 

l'espressione, abbracciare nella storia il concetto 
dell'umanità e del progresso civile, e nella storia 
letteraria formare l'idea nazionale. Nella geografia, 
nella storia naturale, nella fisica e nella matema- 
tica, apprender le relazioni dell'uomo colla natura, 
delle virtù di quello colle forze di questa: avvez- 
zare la mente all'esattezza del calcolo e dei giudizi, 
all'apprezzamento dei mezzi pratici e delle neces- 
sità positive: infine, a contemplare dalla elevatezza 
dei principi i fatti, comprendendoli nel loro spirito: 
e muovendo da un criterio morale, promuovere la 
realtà delle cose. Colle cognizioni acquistate delle 
diverse materie, messe in contatto e collegate dal 
metodo e dalla disciplina scolastica, l'intelletto gio- 
vanile si va inconsapevolmente abituando e si con- 
quista questo libéralissimo modo di pensare, che 
poi applicherà o ai suoi studi futuri o alla pratica 
della vita. 1 

Le Scuole reali invece, conforme alla loro origine, 
hanno un fine più limitato e più direttamente pra- 
tico. Esse sono destinate a fornire una generale col- 
tura scientifica, come preparazione a quelle profes- 
sioni, per le quali gli studi universitari non sono 
richiesti. La loro principal differenza dai Ginnasi 
consiste in ciò, che l'insegnamento classico scema, 
e di altrettanto cresce in suo luogo quello delle 
materie scientifiche. Il latino vi è mantenuto, ma 
ridotto a due terzi dell'orario settimanale nelle 
classi inferiori, alla metà incirca in quelle supe- 
riori. Il greco ne è escluso del tutto: invece si dà 
un posto maggiore alle lingue moderne: il tedesco 



1 Cfr. La CostUusiaM di Prussia .del 1816. — Unterrichts-Verfeasang. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 17 

e il francese hanno un orario più ricco, che non 
nei Ginnasi: vi s'insegna l'inglese nelle tre classi 
superiori, ed in alcuni casi, facoltativamente, lo 
«pagnuolo o l'italiano. Questo ricco apparato lin- 
guistico però non viene trattato, come nei Ginnasi, 
da un punto di vista scientifico, ma solamente da 
quello praticò, per l'uso moderno e del commercio. 
Del resto l'ordine e la proporzione delle diverse 
materie, e il confronto col Ginnasio si possono ri- 
levare dalla seguente tabella, che rappresenta l'ora- 
rio normale delle Scuole reali, quale venne stabilito 
dalla riordinata legislazione scolastica del 6 otto- 
bre 1859. 

I numeri segnati di fronte al nome delle materie 
indicano le ore settimanali. Le classi sono anch'esse 
segnate con numeri romani, nell'ordine ascendente, 
come s'usa negl'istituti tedeschi. Nella Vi, V e IV 
classe il corso si compie in un anno: nella III, II e I 
in due, cosicché tutto il corso della Suola reale si 
fa in nove anni, come quello del Ginnasio. 

Orario delle Scuole reali di 1.° Ordine. 





VI. 


V. 


IV. 


HI. 


n. 


I. 




3 


3 


2 


2 


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* II 




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4 


3 


3 


Geografia e Storia . . . 


3 


3 


4 


4 


3 


3 


Storia naturale e Fisica . 


2 


2 


2 


2 


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6/ 


Matematica e Aritmetica. 


5 


4 


6 


6 


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3 


2 


2 


» 


» 


» 




2 


2 


2 


2 


2 


3 


Ore di lezioni in settimana 


30 


31 


32 


32 


32 


32 



18 dell'istruzione secondària. 

La grappa ] indica che le ore di una delle due ma- 
terie possono venire aumentate o diminuite, col darne 
o toglierne alcune dall'altra, a norma degli speciali 
bisogni di ciascun Istituto. Spesso qualche ora deL 
tedesco o d'altra materia casca in favore del latino. 

Il piano generale dell'insegnamento nelle Scuote 
reali, qual è riportato in questo tipo normale, va 
soggetto a molti e svariatissimi mutamenti. Mentre 
il numero e la specie delle materie restano inva- 
riabilmente fisse, se ne modifica la partizione del 
tempo. Una grande libertà interna vien tuttora la- 
sciata a queste scuole, e si rinnuovano ad ogni 
momento le concessioni: frutto del continuo moto 
di progresso e di evoluzioni in cui esse si trova- 
rono dal loro sorgere in poi. 

Tentativi non furono mai abbandonati, per ripor- 
tare le Scuole reali ancora più strettamente al loro 
spirito primitivo: per escludere cioè del tutto quanto 
ancora restava in loro di umanistico, dedicandole 
solo al reale moderno. Questo avvenne colla cac- 
ciata del latino. 

Un nuovo genere di Istituti sorse così, che ri- 
mase però inferiore di considerazione e di rango 
agli altri di pari nome, ma aventi il latino: non 
poterono ottenere i diritti spettante a questi ultimi, 
e furono detti Scuole reali di second'ordine, o an- 
che Scuole industriali. In generale queste Scuole 
vennero promosse da speciali motivi,- furono ordi- 
nate ad un fine pratico ancora più diretto, quasi 
sempre in vista di particolari bisogni locali. la 
paesi per esempio dove ricchezze minerali o altri 
prodotti del suolo, qualche determinata industria 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 19 

occupassero Fattività generale, si cercò corrispon- 
dere con una istruzione adeguata a tali condizioni. 
Il programma variò dunque a seconda di queste: la 
durata del corso si limitò al bisogno: specialmente 
la III e la li si semplificarono ad un solo anno. 

Altrimenti si svilupparono le Scuole industriali, 
e raggiunsero in alcuni luoghi, massime nelle grandi 
città, un vario grado di perfezione. 

Un esempio ce lo possono porgere due Scuole di 
Berlino. 

Scuola industriale della Luisenstadt. 1 



• 


VI. 


V. 


IV. 


III. 


II. 


II. 

Slip.** 


I. 


Religione .... 


3 


2 


2 


2 


2 


2 


2 




6 


6 


6 


4 


4 


4 


4 


Francese 1 .... 


6 


6 


6 


4(5) 


4 


4 


4 


Inglese 


» 


» 


» 


4(5) 


3 


3 


3 


Geografia e Storia . 


3 


2 


4 


4 


3 


3 


3 


Scienze naturali . . 


» 


2 


2 


4(2) 


6 


6 


6 


Aritmetica e Mate- 


5 


6 


6 


6 


6 


6 


6 


Calligrafia .... 


3 


2 


2 


» 


» 


» 


> 




2 


2 


2 


2 


2 


4 


4 


1- 


28 


28 


30 


30 


30 


32 


32 



1 II quartiere Sud- Est di Berlino. 

* 1 numeri in parentesi indicano le lesioni del primo semestre. 



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20 



dell'istruzione secondarla 



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3 

Or 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 21 

Le lettere piccole a-b indicano i ceti paralleli, 
coesistenti nella stessa suddivisione di classe, ai 
quali s'impartisce la medesima istruzione, ma da 
insegnanti diversi, per la sovrabbondanza del nu- 
mero degli studenti. 

Stando fermo il principio che a pari diritti cor- 
rispondano obblighi pari, così anche diversi sono 
i gradi di diritto cui le diverse Scuole conducono. 

Le Scuole reali di prim'ordine danno facoltà ai 
loro licenziati di passare all'accademia degl'Inge- 
gneri (Bau-accademie), d'essere ammessi a compiere 
il servizio e godere i benefìzi dell'anno di volonta- 
riato, ed agli esami per passare alfiere, di aspirare 
alla carriera ufficiale nei ministeri; tre cose dalle 
quali le Scuole reali d'ordine inferiore sono escluse. 
Soprattutto dietro al diritto del volontariato si sfor- 
zarono queste ultime, potendo una tale, diventar 
questione di vita per loro. A una gran parte, alle 
Reali di second'ordine rispondenti alle esigenze del 
governo, fu accordato. Il Ministero si trovò obbli- 
gato di venire a concessioni con varii Istituti, a 
seconda dei titoli che essi potevano presentargli. 
Questi dal canto loro si sforzavano in diverso modo 
di aumentarsi e tirarsi su ai gradi maggiori: si 
presentavano con* nuove pretensioni, e le contese 
di diritto si succedevano con varie vicende fra gli 
Istituti ed il fisco. Da questo stato di cose nacque 
naturalmente un fermento, che mentre da una parte 
giovava al progresso di singole scuole, nella gene- 
rale creava complicazioni e rompeva il regolare 
andamento di questo ramo d'istruzione. Arrivò fi- 
nalmente la crisi. La questione delle Scuole reali 



22 dell'istruzione secondaria. 

sì accese con una violenza grandissima. Si vennero 
a toccare i principi: non si trattò più solo di de- 
terminare il limite dei doveri e dei diritti di questi 
Istituti: ma si portaron di fronte ai Ginnasi, e si 
discusse sul merito della istruzione realistica di 
contro ad una umanistica. Siccome grandi elementi 
e gravi interessi sociali erano impegnati, e lo sono, 
in tale contrasto, il suo effetto fu grande in molte 
classi, anche al di fuori di quella degli studiosi 
e degli occupati della pubblica istruzione; e fu 
tanto il contraccolpo, che scosse e produsse una 
interna rivoluzione persino nell'amministrazione 
centrale. 

Di questo importantissimo momento tratteremo 
più diffusamente qui sotto; prima però terminiamo 
di toccare degli altri Istituti d'istruzione media, 
che si riattaccano alle due specie prime del Gin- 
nasio e della Scuola reale. 

Della medesima natura ma di un ordine inferiore 
a questi due, sono i cosidetti Proginnasi e le Scuole 
borghesi superiori. 

Nei luoghi dove mancano gli elementi per costi- 
tuire un vero Ginnasio, se ne fondan di tali che 
hanno solamente le prime classi, le quali però se- 
guono il programma dei Ginnasi normali. Così son 
chiamati Proginnasi. 

Il numero delie classi ch'essi possono abbracciare 
è indeterminato: si sviluppano successivamente, 
secondo le loro possibilità; alcuni arrivano fino 
alla II classe, e corrispondono così in certo modo a 
quelli che presso di noi son detti Ginnasi, Quando 
in seguito a un completo sviluppo, possano giun- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 23 

^jere ad aver tutto il numero delle classi e rispon- 
dere alle esigenze del Ginnasio normale, anche i 
Proginnasi vengano pareggiati, e ricevono l'intero 
lor titolo. 

Generalmente i Proginnasi sorsero nelle piccole 
città che non poterono avere un vero Ginnasio: 
spesso ebbero origine da antiche scuole, come sa- 
rebbe di conventi, o di altra natura. 

Le Scuole borghesi stanno con quelle reali nel 
medesimo rapporto che i Proginnasi coi GinnasL 1 
lor principi e la loro storia s' intrecciano con quelli 
ideile Scuole reali, e un medesimo spirito le guida. 
O si fondarono anch'esse là dove non potè arrivare 
una Scuola reale, o furon richieste dai Comuni e 
dai privati, per avere accanto agli istituti dotti 
anche Istituti, ne' quali s'impartisse una istruzione 
sufficiente alle richieste di una vita borghese. Di 
qui il loro nome. 

In molti luoghi le Scuole borghesi superiori <si 
sono tirate su fino alle proporzioni di Scuole reali, 
con cui hanno quasi uguale programma. Anch'esse 
si dividono in due categorie superiori ed inferiori: 
« la distinzione vien fatta anche qui dal latino. 



24 dell'istruzione secondaria 

Ecco un esempio di una Scuola borghese superiore 
con latino 1 : qui le classi son semplici, non biennali 
come dalla III in su nei Ginnasi e Scuole reali. 





V. 


IV. 


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II. 


I. 


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Aritmetica e Matematica 


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6 


6 






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2 


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Ore in settimana in tutto 


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2 


2 


2 


2 


30 


31 


32 


32 


- 32 



Scuola borghese senza latino.* 



Religione 
Tedesco 
Francese 
Inglese . 
Geografia 
Storia . 
Aritmetica . 
Matematica . 
Fisica . . . 
Storia naturale 
Calligrafia . . 
Disegno . . » 



VI. 



V. 



IV. 



III. 



II. 



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26 



28 



30 



30 



30 



' Scuola borghese superiore diSchweben in Westfalia. 
9 Nella citta di Hanae*«v» 



I. 



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2 


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2 


2 


2 


2 



30 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 25 

(Juesti due esempi son di quei che più si avvi- 
cinano al piano normale. Del resto regna anche in 
queste Scuole quel carattere mobile e quella libertà 
di programma, che è speciale delle Scuole reali, e 
che le mette in ciò in contrapposto colla quasi se- 
vera stabilità dei Ginnasi e Proginnasi. Vedremo 
più innanzi trattando della questione dell'istruzione 
secondaria, che a queste Scuole par riserbato un 
grande avvenire. 

In molti casi, in quasi tutte le Provincie della 
Prussia ne occorre qualch'uno, un Ginnasio ed una 
Scuola reale si trovano combinati insieme, con un 
sistema che vien detto di biforcamento. Le classi 

■ 

inferiori vi sono fuse del tutto: gli scolari, ginna- 
siasti e realisti, mescolati insieme, ascoltano la 
medesima lezione: generalmente vanno così fino 
alia IV classe. A questo punto si disgiungono, e due 
corsi continuano indipendenti e' diversi, l'uno pel 
Ginnasio, l'altro per la Scuola reale, e gli scolari 
dei due ordini non hanno più altro in comune, che 
gli esercizi di canto, di disegno e di ginnastica. 
Quasi sempre la Scuola reale che così si congiunge 
con un Ginnasio, è di prim'ordine. 

Anche i Proginnasi hanno spesso accanto alle loro 
classi superiori un corrispettivo scompartimento 
per le classi d'insegnamento realistico. Viceversa 
le Scuole borghesi hanno combinato un particolare 
insegnamento ginnasiale. In tal caso gli scolari che 
non voglion prender parte alle lezioni di latino e 
greco, ricevono invece in quelle ore lezioni nelle 
lingue moderne, o in altri soggetti realistici. Il 
resto delle materie vengono insegnate in comune. 
Combinazioni di tal fatta si fanno specialmente 




26 dell'istruzione secondaria 

nelle piccole città, per trar due profitti da una 
medesima scuola. 

In questi Istituti, dove i due corsi ginnasiale e 
realistico sono così combinati, comuni sono la di- 
rezione, i maestri, la disciplina ; é l'esperienza ha 
dimostrato che ciò, insieme col contatto e gli scambi 
morali fra gli alunni, che avviati nelle prime classi, 
si continuano poi per la comunanza degli esercizi, 
dà ottimi effetti. Ed è stata fatta l'osservazione di 
un senso importantissimo, che ciò avviene a van- 
taggio specialmente della Scuola reale, cui giova 
il contatto col Ginnasio, come l'Istituto che ha un 
carattere morale determinato, e tradizioni da lungo 
tempo conservate e consolidate. La storia di una 
tale istituzione dimostra che dove le due Scuole 
congiunte si sviluppino in libertà, il punto di gra- 
vità finisce sempre col cadere dalla parte del Gin- 
nasio. Quasi unico è il caso del prevalere della 
Scuola reale su di questo. 1 

Esempi di tali combinazioni se ne danno diversi: 
di un Ginnasio con una Scuola reale di prim'or- 
dine: di un Ginnasio con una Scuola borghese su- 
periore: di un Proginnasio con una Scuola borghese. 



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IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 



27 



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dell'istruzione secondaria 







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IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 



29 



Proginnasio e Scuole borghesi. 1 

Nell'esempio che ci sta dinanzi di tale combina- 
zione, le due classi inferiori sono del tutto in co- 
mune, come nei precedenti. Le altre classi, pari 
di numero per ambedue le Scuole hanno comuni 
alcune lezioni, altre indipendenti e distinte le une 
dalle altre. 



R. REALISTICO 



G. GINNASIALE 



VI. 



V. 



IV. 



III. 



n. 



R. 

R. e G. 

G. 



IL 

R. e G. 

G. 



R. 

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R. 



Religione evangel. 
» cattolica 
Tedesco . . . 
Latino. . . . 
Francese . . . 
Inglese . . . 
Greco ..... 
Storia. . . . 
Geografia . . 
Matematica . . 
Aritmetica . . 
Scienze naturali 
Disegno . . . 
Calligrafia . . 

Ore settimanali in 
comune . . . 

Id. id. per cia- 
scuna .... 



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20 20 


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32 31 


32 30 



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2 



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2 



20 19 
12 



32 31 



Nel quadro, G vale Ginnasio: rt Scuola reale. 



Tutti questi Istituti nominati, dal Ginnasio in 



'In Neuwied, provincia del Reno. 



J 



30 dell'istruzione secondaria. 

poi, hanno delle determinate ore per il canto e per 
la ginnastica, esercizi per tutti obbligatori. 

Vi sono inoltre, di nuova creazione, Istituti che 
prendono il nome di Scuole mezzane, Mittelschvlen, 
che seguono un programma realistico, e son desti- 
nate a formare un seguito e un complemento alle 
Scuole elementari. Il loro piano do vrebb' esser più. 
limitato di quello delle Scuole reali e borghesi; ma 
siccome per questa ragione esse non possono ar- 
rivare ad ottenere il diritto del volontariato d'un, 
anno, come si è osservato, condizione siile qua non 
della esistenza di un Istituto, cosi sono esse sfor- 
zate a rompere i limiti primitivi, e levare il loro 
programma alla pari delle Scuole reali e borghesi. 
Infatti quelle Scuole medie che ottennero fino ad 
ora una tale licenza, han Anito col prendere addi- 
rittura anche il nome di Scuole borghesi superiori. 

Da un certo tempo i primari Istituti medii, come 
Ginnasi e Scuole reali son venuti aggregandosi delle 
classi di ordine inferiore, ordinariamente tre, e che 
servono di preparazione all'insegnamento del ri- 
spettivo Istituto. Queste che son dette « Vorschu- 
len » sono vere Scuole elementari, ordinate ad uno 
scopo speciale. Degli esempi ne vedremo parlando 
dei Ginnasi che se le hanno annesse. Una delle cause 
del loro sorgere, fu il non potere le Scuole elemen- 
tari per troppa pienezza, fornir bene gli scolari 
come richiede l'ammissione a* un maggior Istituto. 

Secondo gli ultimi dati statistici, 1 al cominciare 



1 Contenuti tutti nell'opera di Wiese, III, nella parte V. Le più re- 
centi liste, della fine del primo semestre del 74, danno la cifra di 45& 
Istituti superiori, con un numero totale di 127,774 scolari. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 31 

del 1874, esistevano nel regno di Prussia 438 Scuole 
superiori delle diverse specie nominate. Proporzio- 
nalmente alla massa di tutta la popolazione della 
Prussia, 1 torna un istituto superiore per 56,173 abi- 
tanti. 

Di questi Istituti il numero maggiore, grande di 
per sé più di una metà, è quella dei Ginnasi cioè: 

di 223 

Proginnasi sono 31 

Scuole reali di 1.° e 2.° ordine ... 97 
Scuole borghesi 87 

In tutto 438 

Le Scuole preparatorie fino al termine dell' anno 
scolastico (semestre estivo) 1873, eran208, con 18,666 
scolari, così distribuiti: 

Istituti d'insegnamento ginnasiale 116 con 9346 
scolari. 

Istituti d'insegnamento realistico 92 con 9320 
scolari.' 

In una statistica del finir dell'anno 1873, quando 
il numero delle Scuole era di un poco inferiore al 
qui sopra dato del 1874, — era cioè di 426 — la 
somma totale degli scolari si divideva: 

nei 21 8. Ginnasi 63,207 

> 29 Proginnasi 3,269 

» 79 Scuole reali 1.° .... 26,187 

> 16 > » 2.° ... . 4,745 
» 73 » borghesi .... 9,929 
» 11 » pareggiate. . . • 1,042 

426" in tutto 108,379 



1 Che secondo il Manuale della Cotte e Stato di Prussia era alla fine 
del 1871, di 24,603,761 abitanti. 



32 dell'istruzione secondaria 

La frequenza delle diverse Scuole è naturalmente 
molto variabile, dipendendo essa dalla massa e dalle 
condizioni del vivere degli abitanti. I numerosi Isti- 
tuti son quindi in più gran proporzione nelle mag- 
giori città. 

De 'Ginnasi, i più poveri di scolari che s'incon- 
trano son quei di Rossleben nella provincia di Sa- 
chsen, una città di 2400, e quello d'Ilfeld in Han- 
nover, paese di 1260 abitanti, che ambedue contano 
93 frequentatori. 

Il più numeroso e quello di Ratibor di Slesi a^ 
città di 14,510 abitanti, che ha 704 scolari. 1 Nell'in- 
sieme circa un quarto dei Ginnasi prussiani va 
dai 100 ai 200 scolari: più di due quarti dai 200 
ai 400, e meno di un quarto va dai 400 in su, fra 
i quali intorno una decina al disopra dei 500, e 
un'altra decina sopra i 600. 

Questi, come abbiam notato, quasi tutti nelle più 
grandi capitali. Dei dieci Ginnasi di Berlino, di- 
ventati già da tempo insufficienti al bisogno, sette 
entrano nella categoria dei 5-600. Il Ginnasio Fe- 
derico-Guglielmo contava alla chiusa del semestre 
invernale di questo anno 700 scolari, più 611 nelle 
Scuole preparatorie. Colle Scuole Elisabettiane, fem- 
minili superiori, e la Scuola reale, che in questo 
Istituto vanno unite sotto una medesima direzione, 
se ne aggiungono 519+665, tutto insieme una massa 
di 2495 scolari.* Una vera città. 

Le Scuole reali rendono press'a poco le medesime 
proporzioni nel numero degli scolari. Proginnasi in- 



1 Semestre estivo 1873. 

1 Programma, 19 marzo 1875. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 33 

Téce e Scuole borghesi vanno dal disotto dei 100, fino 
ai 200 alunni. Pochissimi passano questo numero. 
La statistica degli scolari usciti dai Ginnasi colla 
licenza, chiamata irvGermania Attestato di maturità^ 
portava un numero di 12,547 per l'ultimo quinquen- 
nio, dal 1869 al 1873. Solo nel 1873 furono 2602. 

La statistica delle Scuole reali invece, di primo 
e di secondo ordine unitamente, portava il numero 
di 1960 scolari. 1 Nel 1873 solamente, 496: dei quali 
482 nella Scuola reale di primo ordine, 14 in quelle 
di secondo. 

Una osservazione di grande conseguenza è que- 
sta, che ci fa vedere a quale carriera si danno di 
preferenza gli usciti dai Ginnasi, e quelli. delle 
Scuole reali. Se ne può rilevare il grado di "istru- 
zione alla qjiale le due specie d'istituti educano i 
loro alunni, e qual merito abbia ciascuna per la 
coltura generale del paese. 

Quasi tutti i licenziati dal corso ginnasiale pas- 
sano alle Università, allo scopo di percorrerne le fa- 
coltà, ed acquistarvi i gradi accademici. Quelli delle 
Scuole reali invece in piccolissimo numero cercan 
l'Università, e si danno ad uffici d'ordine inferiore. 
Riproduciamo anche qui, come prova migliore, le 
cifre della statistica delle Scuole nell'anno 1873: 

Scuole 
Ginnasi R. 1 di 1.° ordine 

Generale frequenza . . 63,207 26,187 

Licenziati 2,602 482 

> per l'Università 2,054 89 

> per altri destini 548 396 



1 Confrontando il numero degli scolari che frequentano le due speci 
di scuole, con quelle dei loro rispettivi licenziati si vede che dai Gin» 



34 dell'istruzione secondaria. 

Queste altre carriere alle quali si danno gli sco- 
lari, all' infuori degli studi universitari, e alle quali 
la loro licenza apre il passo, di preferenza sono: 

Servizio militare ...... 153 38 

Genio civile 137 133 

Miniere 18 5 

Servizi forestali, imposte, uffici 

postali, eco 154 94 

Industrie ed economie .... 78 123 

Altre carriere ....... 8 — 

Dopo questi cenni sulla costituzione degli Istituti 
di insegnamento medio, e dei loro sommari risul- 
tati, è necessario per ben conoscere lo stato e la 
vita di questa parte della istruzione pubblica in 
Prussia, e rispettivamente della Germania, toccare 
anche delle questioni che vi si agitano, e delle in- 
cipienti riforme. 

La nuova via tracciata dalla politica interna 
della Prussia, e le più moderne tendenze della So- 
cietà, condussero ad altri rapporti fra i centri go- 
vernatori e gli organi attivi della vita pubblica. 
Questo si dimostra evidente nelle cose dell'istru- 
zione, che son tanta parte dell'essere morale di 
quel paese. In generale si nota che quella libera e 
autonoma indipendenza in cui si svilupparono per 
Taddietro le sue istituzioni, e che, come fu una ne- 
cessità delle condizioni passate, così fu anche una 



nasi viene licenziato annualmente lj24 incirca della general frequen- 
za, mentre dalla Se. R. non ne vien licenziato che 1;55. Le caute della 
•proporzione si trovano nella questione delle Scuole reali. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 35 

gran cagione del loro fiorire, va poco a poco sot- 
tomettendosi al generale ordinamento dello Stato. 
Nell'unità della vita nazionale, lo Stato ha bisogno 
di determinare gli obblighi ai quali ciascun deve 
rispondere, che voglia entrare a prender parte at- 
tiva in questa vita. Dovendo rispondere a tali doveri, 
par anche bene di seguir la via che lo Stato indica 
per arrivarvi: e così mettersi sotto la sua dire- 
zione. Istituti di una antica e rinomata esistenza 
vengono dai Corpi morali che li possedevano ceduti 
al Governo. * Abbiamo avuto occasione di avvertire 
come molte scuole regolino i loro diritti per via di 
particolari concessioni e di accordi collo Stato, 
ciò che crea una varietà ed uno spezzamento troppo 
grande nel progresso generale. 

La nuova legge nel dare gli esterni ordinamenti 
amministrativi, si farà anche ad esprimere lo spi- 
rito prevalente, e a risolvere secondo questo le qui- 
stioni dell'istruzione. Tali questioni hanno origine 
in quelle che si stanno agitando nell'ordine politico 
e sociale. 

Il conflitto politico-religioso ha avuto effetti di- 
retti sulle Scuole, modificando i rapporti di esse 
colle autorità ecclesiastiche, e sottraendolo quasi 
del tutto ai loro influssi. Non limitata solamente 
alla parte cattolica, la questione si distese alle al- 
tre religioni, toccando il principio della confessio- 
nalità, 1 preparandone l'abolizione, ed avviando le 



' Vedi sa questo punto tutto quello che vien detto sul patronato dei 
Ginnasi e degli altri Istituti d'istruzione superiore 

* Che cosa sia la confessionalità nelle Scuole tedesche, e quali effetti 
la sua quistione abbia sull' indiriszo del loro insegnamento, vien mostrato 
più innanzi, dove si tratta del programma e della lesione religiosa. 



36 dell'istruzione secondaria. 

istituzioni scolastiche all'opposto principio di asso- 
luta indipendenza e liberalità religiosa. Un'altra 
grave questione, che certo tocca più al profondo 
gli interressi della vita e della coltura nazionale 
è quella che fu chiamata la questione delle Scuole 
reali, con le conseguenze che se ne deducono an- 
che per le altre scuole. 

Fra i lavori di preparazione della nuova legge 
sull'istruzione, v'è quello di una general revisione 
di tutti gli ordinamenti esistenti per le pubbliche 
e private Scuole, comandata dal presente Ministro. 
Dall'esame di questi ordinamenti e dalle prove da 
essi fatte, dalle conclusioni della libera e pubblica 
discussione, si trarranno i criteri per comporre gli 
ordini nuovi. 

Di solito in Germania non avviene fatto o ri- 
forma, che prima un lungo e profondo lavoro intel- 
lettuale non l'abbia preceduto. Moli enormi di libri 
vanno spesso a formargli base. La penna si può 
dire sia l'organo parlamentare dei Tedeschi. La 
questione di cui qui si tratta, ha tutta una grande 
letteratura. 1 Nelle moltissime conferenze e con- 
gressi succeduti e affollatisi in questi ultimi anni, 
coi quali la nuova Germania per ogni sorta di pub- 
blica bisogna ha dato sfogo alla passione parla- 
mentare, quelli trattanti di cose dell'istruzione ten- 
gono un posto vistoso. 

Nell'ottobre del 1873 il Ministro della pubblica 
istruzione raccolse e presiedè in Berlino un'adu- 



1 Wiese, 1. e. 37, 38 e in diversi altri passi, riporta, in un lunghis- 
simo elenco, i titoli degli scritti più importanti pubblicati sopra tale ar- 
gomento. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. . 37 

nanza che soggiornò per parecchie settimane, com- 
posta delle migliori autorità. Vi furon messe in- 
nanzi tutte le più importanti questioni riferentisi 
air insegnamento medio. Lo scopo della conferenza 
era pel Ministero di ottener pareri, che servisser 
di base alla compilazione della nuova legge: di dar 
campo a tutte le opinioni, formatesi o dalla espe- 
rienza pratica, o dall'osservazione e dallo studio, 
di esprimersi e farsi valere. Fu in questa occor- 
renza che la lotta dei pareri sull'insegnamento 
realistico giunse al suo più alto grado di vivacità. 
Poiché dapprincipio le Scuole reali non potevano 
condurre al fine deir insegnamento nell'Università, 
avveniva che arrivati al finir della terza, e rag- 
giunto così un grado di coltura sufficiente per con- 
dursi nella vita borghese, nella pratica delle indu- 
strie e del commercio, gli scolari ne uscivano nella 
età media di 16 anni, lasciando quasi deserte le 
classi superiori. Fu quindi bisogno di dare una 
certa chiusa a quel punto del corso, affinchè gli al- 
lievi se ne andessero con un'istruzione il più pos- 
sibilmente arrotondata. Questa però, e la gran massa 
di scolari che si affollava nei primi anni, rendeva 
più lento e affaticava il corso per quelli che do- 
vean percorrerlo fino al suo fine. Il numero di que- 
sti scolari transitori monta spesso nei Ginnasi fino 
a tre quarti della totale somma della scolaresca: 
nelle Scuole reali fino a nove decimi. Ai Ginnasi 
un tal danno viene per colpa delle Scuole reali. 
Essendo i programmi di entrambe non molto di- 
versi nelle prime classi, torna agli scolari indiffe- 
rente l'andare a gravar di sé le Scuole dell'uno o 
delle altre. 




38 dell'istruzione secondària 

Per torre questa sconvenienza si instette, o per- 
chè si accordassero alle Scuole reali di primo or- 
dine i medesimi diritti che ai Ginnasi per rana- 
missione ai corsi universitari, o perchè si ricon- 
ducessero al loro scopo primario, e se ne escludesse 
addirittura r insegnamento del latino. 

Più generale ed incalzante fu la prima domanda: 
prima di rispondervi il Ministro interrogò i consìgli 
accademici delle Università (1870), che quasi d'ac- 
cordo si dichiararono contrari all'accettazione dei 
licenziati delle Scuole reali agli studi delle Facoltà. 
Tuttavia in seguito a più vive rimostranze, venne 
decretato che d'allora in poi gli attestati di ma- 
turità delle Scuole reali avessero il medesimo va- 
lore che quelli dei Ginnasi per l'iscrizione all'Uni- 
versità, nella Facoltà filosofica, 1 e col diritto di 
presentarsi, dopo tre anni di corso agli esami prò 
facilitate docendi nelle materie fiella matematica e 
delle scienze naturali nelle Scuole reali e borghesi. 
Il Ministero però faceva neli'is tesso tempo avver- 
tire alle Autorità scolastiche, che anche per queste 
due specie- di Scuole la scienza delle lingue e la co- 
noscenza approfondita della grammatica, danno la 
preferenza a coloro che si sono form ati in un Gin- 
nasio. (W. Ili, 402.) La mancanza sempre crescente 
di maestri di lingue moderne e scienze naturali 
nelle Provincie, dette ajuto a questa concessione. 

In seguito a ciò venne, che le classi superiori, 
seconda e prima, si ripopolarono: spesso chi ebbe 



«V. per tutto ciò Wiese, II, 31 e segg., Ili, 34 e segg. 387, 399, 401 
e segg. La Facoltà filosofica nelle Università tedesche comprende i corsi 
filosofici, matematici e di scienze naturali; teologia, giurisprudenza, e 
medicina formano altrettante Facoltà distinte. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 39 

compiuto l'intero corso della Scuola reale, dopo una 
preparazione privata allo studio delle antiche lin- 
gue, entrò nella prima di un Ginnasio per acqui- 
starvi, dopo uno o due anni di diligenza, i diritti 
della sua licenza. 

La discussione non si rimase però a questi effetti, 
e continuò acquistando un grande interesse peda- 
gogico. 

Fra le principali opinioni espresse son quelle di 
coloro che vorrebbero assolutamente bandito il dua- 
lismo, che potrebbe produrre una scissura perico- 
losa nella coltura nazionale. Di questi, altri vor- 
rebbero dar luogo solamente ai Ginnasi, altri so- 
lamente alle Scuole reali. Terzi si pronunciano per 
una combinazione dei due insegnamenti: fu chi 
presentò il piano di un Ginnasio generale, che 
verso la fine si divida in tre rami, uno per l'antica 
filologia classica, l'altro per la nuova filologia, il 
terzo per la matematica e scienze naturali; o come 
altri finalmente più semplicemente propose, una 
dispensazione generale del greco, e l'impiego di 
quel tempo guadagnato ad ima istruzione realistica. 
Oppure anche dalla seconda superiore in su aprir 
due vie, una conducente ad un preponderante in- 
segnamento classico-linguistico, l'altra ad un pre- 
ponderante insegnamento matematico-scientifico. — 
In questo modo si verrebbe a compensare il vuoto 
lasciato nella coltura nazionale dell'abolizione della 
Scuola reale, mentre l'istruzione generale procede- 
rebbe più raccolta e uniforme, sulle solide basi 
delle istituzioni ginnasiali. 

Il vero grave della questione su cui insistono le 
due parti contrarie, non riposa già sul programma. 



40 dell'istruzione secondaria 

estemo, sul quale e sul quanto delle materie che 
o nell'uno o nell'altro Istituto si apprendono. Ma 
piuttosto sulF intimo spirito, sul metodo, e sull'indi- 
rizzo che vi si dà all'intelligenza ed al morale del- 
l'alunno. È dunque un'ampia questione pedagogica, 
della cui risoluzione dipenderanno le sorti future 
ed il carattere della coltura nazionale. Non è ne- 
cessario ricordare che il timore di un tracollo del 
realismo in materialismo, che minaccerebbe la so- 
cietà, raddoppia il fervor degli amici dell'umani- 
smo. Dall'altra parte non si concede che il Ginnasio 
possa fornire un più alto grado di coltura morale, 
e rende la mente atta ad abbracciare più vasta- 
mente i concetti di tutte le discipline. Ambedue le 
Scuole son capaci, per la materia del loro inse- 
gnamento, di dare una egual virtù facoltativa alla 
mente. Il Ginnasio può sì meglio preparare agli 
studi della teologia, filosofia e giurisprudenza: ma 
per contrario non risponde sufficientemente a quelli 
matematici e scientifici, e nemmeno a quelli della 
medicina. È necessario, si dice, che il futuro me- 
dico riceva fin dalla sua gioventù, relativamente 
alla materia ed al metodo, una istruzione più rea- 
listica. Quella ginnasiale, preponderantemente, se 
non esclusivamente, storico-filologica, conduce ai 
principi di autorità, uccidendo lo spirito della os- 
servazione obbiettiva. 

Quest'ultima proposizione spaventa gli amici del 
realismo, per gli effetti dannosi che ne possono 
ridondare, non solo nell'ordine scientifico, ma an- 
cora in quello politico e sociale. 

Finalmente la risoluzione della questione fu an- 
data a travare per una parte in un principio radi- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 41 

cale. Che cioè i diritti della generale verso T indi- 
viduo van limitati solamente alla prova per l'abi- 
litazione ad un pubblico ufficio. Lo Stato non deve, 
secondo ciò, aver più alcuna ingerenza nelle cose 
dell'istruzione, e agli Istituti e agli individui deve 
esser lasciata piena libertà di sceglier la via e il 
modo di arrivare al fine della loro coltura. Allo 
Stato deve spettare solo di determinare lo scopo: 
l'istituzione di Scuole spetta invece ai Comuni, ai 
singoli direttori, e a' privati; ogni ingerenza e pre- 
tensione del primo diviene un impedimento al li- 
bero sviluppo della istruzione pubblica. 

Fin d'ora però si va facendo sensibile, dalla somma 
dei moti e delle tendenze mostratasi nel campo del- 
l'istruzione, qual esito sarà per avere la grande 
questione. Teorie, proposte, pareri, si sono succeduti 
senza che nessuno sia stato propriamente accettato: 
ma ciascuno lasciando qualche cosa di sé. Dalla 
lunga discussione invece l'attenzione è stata ri- 
chiamata sui fatti, e cominciò il vero lavoro di 
osservazione e di prova. 

La storia e i grandi resultati del presente, han 
dimostrato il grande merito delle sue istituzioni 
scolastiche. La questione dunque della Germania 
dovrebbe ridursi a svilupparle e condurle alla lor 
possibile perfezione, anziché alterarle nel fonda- 
mento della loro natura e del loro carattere. Sem- 
bra che si faccia forte e generale la convinzione, 
che la coltura intellettuale e morale che si acqui- 
sta nei Ginnasi avanza molto quella raggiunta 
nella Scuola realistica. Il Ginnasio viene consi- 
derato come il palladio della solida coltura della 
Germania; la prima base dei suo primato intellet- 



42* DELL'ISTRUZIONE SECONDARIA 

tuale. È stata la sua savia combinazione dell'inse- 
gnamento storico-filologico con quello scientifico, 
che ha fruttato il moderno metodo degli studi: la 
sua disciplina che ne ha nudrita la diligenza e la 
sodezza. Cercare adunque di dare migliori propor- 
zioni a quella combinazione, e portare l'istituzione 
in grado di sinceramente rispondere ai bisogni della 
civiltà moderna. Su questo punto e in questo senso 
si sono pronunciati uomini della più alta celebrità 
in Germania, come sarebbe lo storico von Sybel, il 
Liebig, l'Helmoltz, Lothar Meyer, e molti altri. 

Fatto così di questa Scuola la vera preparatrice 
degli studi della scienza, il gran prodromo delle 
carriere speciali scientifiche, che nella Università 
solo cominciano, resta da provvedere a quella specie 
di studi che debbon far la via ad altre carriere, 
per le sfere più basse e più radenti i giornalieri 
bisogni del viver sociale. Questa si fa mediante 
l'erezione delle così dette. Scuole mezzane, già più 
sopra mentovate. 1 Esse debbono in un corso di sei 



1 Sulla necessità di una tale istituzione e sul modo di ordinarla pub* 
blicò una Memoria il consigliere scolastico di Berlino, Dr. Hofmann, nel 
1869, che fece epoca nella questione della riforma scolastica, e gettò 
le basi della nuova riforma. Cfr. oltre la detta memoria, Wiese, II, 39. 
Recentemente, nello scorso inverno, la proposta fu pubblicamente so- 
stenuta e mostrata come prossima alla sua effettuazione dal Consigliere 
di Stato Dr. Bonitz, direttore del Ginnasio * %um granai Kiosler > di 
Berlino, ora chiamato a prender la direzione del ramo delle Scuole su- 
periori, nel Ministero della pubblica Istruzione a Berlino: una delle più 
altamente riconosciute autorità nella materia. Egli combatto il princi- 
pio fondamentale che inspirò fino ad ora l'organismo delle Scuole rea- 
li: che cioè l'insegnamento del latino determini il valore di esse. Un tal 
principio non è giustificato nò dallo scopo loro, nò dai risultati. Quello 
che forma il gran merito dei Ginnasi, non può dalle Scuole reali esser 
raggiunto: ogni sforzo fatto per portarvele torna a danno della istitu- 
zione realistica. Questo si piova alla maggior evidenza nel fatto no- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 43 

.anni procurare agli alunni la sicurezza nella lingua 
tedesca, e il risveglio del sentimento per la sua 



tato, che gli scolari quasi mai arrivano alla fine del corso. Il numero 
Annuo dei licenziandi delle Scuole reali dovrebb'essere di 1(9 della somma 
totale dei frequentatori, e se si conti il corso medio a 10 anni, 1^10 os- 
sia il 10 per 100. Nel fatto però quel numero non é che di 1[2, e negli 
ultimi tempi anzi di 3{4 per cento; per cui neppure ljl3 della somma 
«he si dovrebbe aspettare. Questo malanno si attribuisce all'influsso del 
latino. Ora per riempiere le classi superiori di dette scuole, divenute 
-deserte, si cerca di dar loro privilegi e concessioni, a quel modo che 
fu di sopra esposto. La loro organizzazione si mostra in tal maniera 
sbagliata, e resa oramai straniera alle sue proprie origini: con proprio 
-danno e con quello anche dei Ginnasi. Perchò tutti quelli che o non 
possono o non intendono seguir l'intero corso e passar poi alle Univer- 
sità, ma vogliono raggiungere solamente un limitato grado di coltura, 
•come p. e. fino alla terza, vanno con indifferenza e secondo lor torna 
più comodo a una Scuola reale e a un Ginnasio, e portan cosi all'eco- 
nomia di tutta l'istituzione un profondissimo danno. Ripararvi si può 
-colla creazione di queste nuove Scuole. — Alle quali però è stata fatta 
l'obbiezione, che esse escludono la continuità dal trapasso in un Ginna- 
sio o in una Scuola reale, e che il momento della decisione per la sua 
futura carriera, cade per il giovanetto in una età, in cui egli non 
può aver sicura prova del suo genio e della sua disposizione. Si ri- 
sponde che in massima una tal decisione dipende più dalla condi- 
zione sociale del giovane, se egli debba cioè dedicarsi ad un 1 arte o in- 
dustri a, invece che alla scienza; di rado invece da una pronunciata ca- 
pacità. Del resto anche un tardo pentimento, che non sarà più di qualche 
<caso anormale, può ripararsi col sacrificio di un pò 1 di tempo; mentre 
all'incontro senza confronto dannoso per tutta la nazione ò il fatto, che 
Ginnasi e Scuole reali in tutta la loro ampiezza, sien oggi ridotte a 
vere scuole mezzane, senza che posson rispondere nò al loro proprio 
fine, nò a quello di una huona Scuola media. Due altre difficoltà si op- 
pongono ancora alla costituzione di tali scuole. Che esse cioò non sa- 
rebbero atte a fornire quel determinato quanto d'istruzione, che si ri- 
chiede per essere ammessi all'anno del volontariato, e agli uffici dello 
Stato. La questione dei diritti ai quali una Scuola apre la via, ò come 
lo abbiamo notato, una questione di vita. I singoli capi dei Ministri di 
Prussia interrogati risposero che per l'ammissione agli esam^ ed al ser- 
vizio, nei loro dicasteri la conoscenza del latino era necessaria. Pene- 
trando però nei motivi che hanno indotto a questa dichiarazione, sem- 
bra possibile ai fautori della riforma una conciliazione, dai cui effetti 
d ipendono i destini futuri della coltura nazionale. 



44 dell'istruzione secondaria 

letteratura; la fondata cognizione di una lingua 
colta, ordinariamente la francese: storia, geografìar 
matematica e scienze naturali, nella misura che la 
durata del corso, l'impiego che sarà per farne il 
giovane, e la necessaria solidità dell'acquisito ri- 
chiedono. Così rispondendo le Scuole mezzane per- 
fettamente ai bisogni dell'educazione di tutto quel 
gran ceto di giovani, che tanta ne vuole, quanta 
gliene basti per gli scopi della vita, delle arti e 
delle industrie, se ne otterranno due grandi resul- 
tati: primo senza spreco di forze e di tempo in 
cose a lei non direttamente utili, questa maggior 
massa riceverà una istruzione più conveniente, re- 
lativamente più perfetta, e quindi più fruttuosa; 
secondo gl'istituti di natura scientifica, sgravati di 
questo enorme ingombro, procederanno più diretti, 
più raccolti, ed essi stessi così più perfetti, ai 
loro alto scopo. Il Ginnasio dunque, e la Scuola 
media diverrebbero i due tipi d'Istituti, nei quali 
tutta la coltura secondaria della Germania si rac- 
coglierebbe. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 45 



III. 



Tutte le altre Scuole, come abbiam veduto nel 
precedente capitolo, hanno un carattere ondeg- 
giante, più determinate da bisogni e circostanze 
speciali, che costituite sopra una base sicura e du- 
revole. Solo il Ginnasio, consolidato da una lunga 
tradizione, e quel ch'è più dalla prova inconcussa 
di buoni e continuati effetti, esce salvo dalla tem- 
pesta che minaccia l'ordine degli altri Istituti; 
resta saldo come il consacrato palladio della edu- 
cazione scientifica della Germania. 

Il fine del Ginnasio, secondo il concetto tedesco 
é quello di preparare l'Università: di far conoscere 
tutte le principali direzioni della generale cultura. 

L'istruzione che vi s'impartisce non deve avere 
un carattere teoretico: dev'essere il più che sia 
possibile obbiettiva, limitandosi a fornire il tesoro 
delle cognizioni, che poi, all'Università debbono ve- 
nire applicate e scientificamente trattate. Il me- 
todo dell'insegnamento s'ordina perciò a questo fine. 
Si cerca nei primi tempi che l'alunno più apprenda: 
mano mano che si sale nelle classi superiori, e la 
mente del giovane si apre col sentimento, si cerca 
di farlo comprendere e penetrare insieme nello 
spirito della lingua, della letteratura, o della scienza 
che è oggetto degli studi. 



46 dell'istruzione secondaria 

Il metodo dell'educazione ginnasiale si sforza di 
esser sintetico. Come il programma ordina e stringe 
le materie diverse nei loro momenti di relazione,, 
presentandole come un tutto coordinato, così si 
tuo le che nell'insegnamento delle singole scienze,, 
non si lasci mai perder la mente dello studioso 
nelle cognizioni staccate, ma gli si tenga sempre- 
dinanzi sensibile l'idea dell'intero organismo. la 
questi ultimi anni era avvenuto che in alcuni Gin- 
nasi, seguendo lo spirito moderno degli studi lin- 
guistici, se ne applicasse il metodo analitico air in- 
segnamento del latino e greco, in modo che lo studio 
glottologico usurpava il posto di quello filologico e 
letterario. Il Ministro richiamò l'attenzione dei di- 
rettori su questo fatto che veniva giudicato come 
dannoso, prima di tutto perchè tendente a inaridire 
la mente giovanile, avvezzandola a osservazioni 
parziali, chiudendola alle più ampie vedute del com- 
plesso e delle relazioni, e smarrendola nelle incer- 
tezze di una scienza vasta, ricca d'infiniti fatti, mal 
riducentisi a leggi stabili; nel mentre appunto quella 
mente ha più bisogno d'esser diretta da norme si- 
cure, e fecondata nella contemplazione dei generali 
principi. Dannoso poi, perchè ruba il tempo all'acqui- 
sto del vero materiale linguistico e letterario, che 
il giovane si trova obbligato di poi,, o a riacqui- 
starsi quando appunto dovrebbe elaborarlo, o a pro- 
cedere negli studi senza essersi fatta la solida base 
di cognizioni, condannato irremissibilmente alla 
superficialità. l 



1 1n qual misura però lo studio della grammatica del latino e greco 
debba andar conformato ai resultati della scienza della grammatica ge- 
nerale, viene indicato altrove. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 47 

La Scuola educando ed arricchendo l'intelligenza, 
forma nell'istesso tempo il carattere. A questo fine 
intende fermamente il Ginnasio tedesco. Esso stesso 
è già in sé un organismo che ha una indipendenza 
ed un carattere proprio. Lo Stato fissa le norme 
principali e gli obblighi ai quali deve rispondere: 
pel resto egli ha libertà di vita interna e di sviluppo. 
Uno spirito che muove dal genio del direttore, armo- 
nizzato colla mente dell'insieme degl'insegnanti, 
pervade e tiene unite le diverse membra dell'isti- 
tuzione, e le dà una disciplina e tendente speciali. 
Vedremo più innanzi quali sieno i limiti di questa 
libertà. 

Informato a questi principt, è prima cura del 
Ginnasio che il suo metodo sia uguale e continuo, 
senza interruzioni, e sbalzi: che dai principt alla 
chiusa dell'istruzione l'alunno affidatogli proceda or- 
dinatamente, senza sperdere inutilmente nulla delle 
sue forze. Per questo è di gran momento la conti- 
nuazione del Ginnasio in Liceo, senza traccia di 
distinzione; per questo si tiene tanto alla istituzione 
delle € Vorschulen ». Queste sono vere Scuole ele- 
mentari unite al Ginnasio, ma ordinate proprio e 
specialmente alle richieste, al inetodo e alla disci- 
plina di quel determinato Istituto cui appartengono: 
preparan solo per questo, la loro istruzione finisce 
netto dove la sua comincia, o per dir meglio, com- 
bina e continua esattamente nella sua. 

Così l'unità diventa ancora più perfetta, dagli 
elementi fino all'Università. Gli effetti di questo 
sistema sono stati tanto ben riconosciuti che le 
Scuole preparatorie si vanno rapidamente molti- 
plicando: ad onta delle paure di molti che credon 



v*ì 



48 dell'istruzione e 

vedere in ciò un pericolo per l'unità della prima 
educazione nazionale, una idea che oggi fra i nuovi 
Tedeschi si è levata al punto di una vera, spesso 
-ieca, passione politica. Del resto è gran cura dei 
arenti clic un giovane unisca la sua educazione 
1 dove l'ha avviata, e si preferisce spesso il di- 
tacco dalla famiglia a quello dalla Scuola: dal- 
altra parte l'ammissione di un alunno straniero in 
m Istituto vien fatta coi più grandi riguardi, e per 
rova: è sottomessa a un tirocinio, pel quale sì 
erca di acclimati zzare il nuovo alunno, come un 
ssere portato a vivere in un diverso ambiente. Ve- 
remo nel seguito che questo fatto non è che un 
sempio della gran regola ^'educazione tedesca, che 
ratta colla più grande attenzione l'individuo; al 
onfronto della quale, quella dei paesi di mezzodì 
potrebbe dirsi metta gl'individui a mucchio, dat- 
andoli come stoflfa da braccio. 

Il Ginnasio tedesco dunque si compie in nove 
inni di corso: nelle regole nessuno vi può essere 
immesso se non abbia compiuto i nove anni. Com- 
irende sei classi che si van contando dalla sesta 
a su, cosicché la sesta è l'infima, la prima è la 
uprema. La sesta e la quinta sono di un anno: la 
uarta, la terza, e la seconda si dividono in due, 
a prima dì nuovo in un anno solo; si ha quindi la 
erìe: sesta, quinta, quarta inferiore, quarta supe- 
iore, terza inferiore, terza superiore, seconda in- 
feriore, seconda superiore e prima. In molti Cin- 
tasi invece comincia la divisione in due classi, in- 
eriore e superiore solo dalla terza, e vanno fino 
Ila prima che è allora doppia anch'essa. La serie 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 49 

di queste classi ha una divisióne ideale che nella 
realtà però non è d'alcun effetto. Sesta e quinta 
formano il grado di coltura inferiore; quarta e terza 
il grado di coltura media; come da noi s'usava già 
distinguere nel Ginnasio le classi infima, fino alla 
cosidetta suprema, che era appunto la terza, su fino 
alla filosofia che oggi per noi è il Liceo, e che cor- 
risponde al grado di coltura superiore che son la 
seconda e la prima del Ginnasio tedesco. 

Avviene spesso che gli scolari in alcuni Istituti 
riempion le classi in tal folla, da superare il nu- 
mero ammissibile. Allora se ne formano altrettante 
classi, secondo il bisogno, che si mettono a fianco 
delle corrispondenti che già esistono, con pari in- 
segnamento, e vengon chiamati ceti paralleli. Così 
una classe può venire a resultar composta di quat- 
tro: terza inferiore, ceto 1, ceto 2; terza superiore, 
ceto 1, ceto 2; e tutto il Ginnasio quindi ricco di 
un vario numero, potenzialmente indeterminato, 
effettivamente spesso di quindici classi, com'è il 
caso di quelli di Berlino quasi tutti. La prima, la 
seconda superiore e anche la seconda inferiore 
hanno di rado doppio ceto, per quella . ragione, che 
molti scolari alla seconda se ne vanno. 

L'anno delle scuole tedesche si divide in due se- 
mestri, fra l'uno e l'altro dei quali cadono le va- 
canze. Così è anche per le Università e in generale 
per tutti gli Istituti di educazione. Per quanto sem- 
bra, le ragioni di una tal divisione non risiedono 
in costumi o abitudini della vita tedesca: ma par 
che sien mosse invece da riguardi pedagogici,* e 
infatti per le Scuole secondarie questa divisione è 

4 



d 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 51 

1.° dicembre, Censimento; 22 marzo (72), giorno 
natale dell'Imperatore; 2 settembre anniversario 
di Sedan: 7 id , convegno dei tre Imperatori a 
Berlino. Negli anni seguenti le istesse ferie, meno 
le due straordinarie del 1.° dicembre, e 7 settem- 
bre. Le vacanze incominciano e finiscono al giorno 
ed ora prestabiliti, con severa esattezza. 

L'anno scolastico può cominciare indifferente- 
mente coll'uno o coll'al tro dei semestri. In gene- 
rale nelle Provincie cattoliche si sceglie il S. Mi- 
chele, in quelle protestanti invece si principia a 
Pasqua col semestre estivo. Alla fine dell'anno si 
fanno gli esami di promozione e le accettazioni 
dei nuovi scolari. Nelle grandi città però dove il 
movimento vitale è più accelerato, e l'accalcarsi 
degli scolari più urgente, iscrizioni ed esami si 
ripetono semestralmente. Qui però viene anche con- 
cesso, in alcune classi, di compiere il corso in un 
solo semestre: un tal diritto s'accorda generalmente 
agli scolari buoni e provati; gli esami però a'quali 
Tengono in questo caso sottoposti, sono assai più 
severi. Gli esami di licenza, dei cosi detti abituri, 
si fanno due volte all'anno; e siccome anche le 
Università hanno il medesimo sistema di divisione, 
e ricevono l'immatricolazione dei nuovi studenti 
due volte all'anno, i licenziati dei Ginnasi possono 
senza interruzione passare ai corsi accademici. 

Va infine notato che in molti paesi cattolici delle 
Provincie del Reno, dove i costumi più si vanno 
accostando a quelli del mezzodì, e dove più si fa 
sentire la natura campestre, Tanno scolastico ha 
la durata continua degli otto mesi, e le lunghe 
ferie autunnali, come da noi. 




IN PRUSSIA ED IN GERMANIA.. 53 

ad ispezionare. Questo intermezzo Yale a risolle- 
vare la mente e ridarle elasticità per la nuova 
lezione: e colla naturale longanimità dei giovani 
tedeschi, basta a farli durare alle cinque ore di se- 
guito. Per di più si cerca di inframezzare gli inse- 
gnamenti più difficili colle ore degli esercizi di cal- 
ligrafia, disegno e di canto. Qualche volta avviene 
che nei giorni estivi, quando il calore è troppo ar- 
dente, e massime nelle grandi città dove anche le 
distanze son troppo lunghe, le lezioni del dopomez- 
zodì si lascian cadere. Di ciò vien sempre dato conto 
esatto nella relazione-programma, che il direttore 
presenta alla fine d'ogni anno alle autorità ed al 
pubblico. 



Venendo alla qualità e distribuzione delle mate- 
rie, l'ordinanza ministeriale stabilisce la seguente 
regola generale: 



Religione. 

Tedesco 

Latino 

Greco 

Francese 

Storia e Geografia . . . 
Matematica e Aritmetica. 

Fisica 

Storia naturale . . . . 

Disegno 

Calligrafia 



In tutto per settimana 



VI. 


V. 


3 


3 

£1 


» 

2 
4 


» 
3 
2 
3 


» 
2 
2 
3 


» 
2 
2 
3 


28 


30 



IV. 



2 
2 
10 
6 
2 
3 
3 
» 

2 
» 



30 



in. 


IL 


2 


2 


2 


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10 


10 


6 


6 


2 


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3 


3 


4 


4 


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1 


2 


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I. 



2 
2 
8 
6 
2 
3 
4 
2 
» 
facoltativo. 
» » » 



30 



30 



30 



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DELL ISTRUZIONE SECONDARIA 

imero delle ore legali però "viene quasi sem- 
repassato in più. Oltre le materie segnate 
grarama ministeriale, s'insegnan nelle classi 
>ri l'ebraico, e spesso l'inglese. Anche il canto, 
diamente 6 ore in settimana, la ginnastica 4, 
parte da sé. 

-ogramma del Ginnasio cerca di fare che 
ateria d'insegnamento si ponga come centro 
ale, intorno a cui tutte le altre si raccolgano 
engano unite. Questo centro, come si vede, 
istituito dall'insegnamento linguistico, con 
lento principale nel latino. La storia del pro- 
ia ginnasiale mostra che le antiche lingue 
quali son rimaste, il nerbo del sistema. 
>sse il concetto che informò prima e sostenne 
■dinamento dell'istruzione del Ginnasio lo ab- 
isto più sopra. 

io. — Il latino occupa di per sé solo un 
lell' intero numero delle ore settimanali. La 

sproporzione fra queste e le ore dedicate 
:udio della lingua e letteratura patria si 

colle ragioni addotte più sotto e con que- 
ìe nelle prime classi lo studio delle forme 
atirali e del discorso latino, serve come fon- 
to dello studio della grammatica in generale, 
ao e il tedesco vi vengono insegnati dal- 
o maestro, perch'ei possa agevolar così l'una 
ra grammatica, e compensare, secondo il bi- 
le ore dell'uno con quelle dell'altro. 
ì l'insegnamento del Ialino proceda e si svi- 
si può rilevare dalla distribuzione della ma- 
}er ciascuna classe, che qui riportiamo. Al 



T. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 55 

metodo abbiamo accennato. Vi si cerca massima- 
mente l'apprendimento pratico e sintetico: di for- 
nire al giovane la stoffa delle cognizioni, nel pos- 
sedimento della lingua e della letteratura. Vi si 
respinge invece l'eccesso dello studio analitico lin- 
guistico: tuttavia si vuole che la nozione gramma- 
ticale della lingua sia il men che possibile mecca- 
nica: che non si limiti tanto al solo conoscere, 
quanto al vero sapere, alla comprensione della es- 
senza delle forme della lingua e del suo spirito. 

Fino a questo punto vanno accettati per l'insegna- 
mento ginnasiale i resultati della scienza linguistica: 
debbono essere famigliari al maestro che deve in- 
formarne il proprio metodo, ma non presentati come 
oggetto alla mente dell'alunno. Un tal uso moderato 
della nuova scienza grammaticale, fatto in modo 
che non possa offendere il concetto della disciplina 
ginnasiale, va sempre più incontrando favore. 1 Cosi 
par giusto che i giovani delle classi superiori ab- 
biano un idea della fratellanza delle lingue, almeno 
di quelle che già sono oggetto del loro studio, la 
latina, la greca e la tedesca. 

In questo senso cominciano già a prendere un 
carattere distinto alcuni Ginnasi i quali accettan 
questi principi, che in altri non sono ancora pene- 
trati. 2 Il fatto si riconosce anche dalla scelta dei 



1 Sull'opportunità e sul modo di mettere a profitto la scienza lingui- 
stica per la grammatica delle scuole v. lo scritto del filologo monacete 
Julius Jolly. Schulgrammatik und Sprachvrissenschaft, 1874. 

9 De'Ginnaai ch'io ebbi opportunità di visitare, nel Cóllnischen di Ber- 
lino, dov'è direttore il celebre comparatore Adalberto Kuhn, vidi far que- 
st'uso della comparazione. Nella classe superiore dei licenziandi, dova 
il direttore appunto fa lezione per due ore di greco (Omero) e due ore 
di tedesco. Egli faceva richiamare agli scolari la forma corrispondente 




IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 57 

dei migliori Ginnasi, quello Federico-Guglielmo di 
Berlino, molto prossimo al tipo normale. 

VI Classe. — Corso di un anno. — Declinazione e 
coniugazione regolare. — Regole dei generi. — Ag- 
gettivi. — Pronomi. — Numerali. — Preposizioni. 
— • Letture e traduzioni dal Tirocinium di Schulz, 
e dal Militia di Strack, libri di esercitazioni la- 
tine per la sesta. — - Esercizi ed estemporali. 

V. — Corso di un anno. — Ripetizione dei 
pensi della sesta. - — Verbi irregolari. — Costru- 
zione dell'accusativo coir infinito. — Dell'ablativo 
assoluto. — Fine del Tirocinio e del Militia. — Eser- 
cizi ed estemporali. 

IV. — Corso di un anno. — Ripetizione delle 
regole, specialmente della coniugazione irregolare, 
secondo la grammatica di Zumpt. — » Esercizi sin- 
tetici, secondo la guida dello Schulz. — Estem- 
porali ed esercizi. — Traduzioni del Cornelio 
Nepote. 

III. b. — Corso di un anno. — Ripetizione delle 
regole. — Dottrina dei casi, secondo lo Zumpt. — 
Esercizi sintetici, secondo la guida dello Schulz. 
— - Estemporali ed esercizi. — • Traduzione: Cesare, 
de bello gallico. ~ Ovidio, introduzione alla pro- 
sodia latina. 

III. a. — Corso di un anno. — Ripetizione della 
dottrina dei casi. — Tempi e modi. — Indicativo 
e congiuntivo, secondo lo Zumpt. — • Temi dello 
Schulz. — Esercizi ed estemporali. — Traduzione 
da Cesare, de bello civili. — Ovidio. 

II. b. — Corso di un anno. — Ripetizione della 
dottrina dei oasi, tempi e modi. — Infinito. — • 
Participi e Gerundio. — • Esercizi ed estemporali. 




IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 59 

■dus sit, quod libertatem sustulit — Recte ne Xeno- 
phon Lacedemoniorum disciplinam Atheniensium 
institutis praetulisse videtur. — Qui populi antiquis 
temporibus in Asia imperarint. — Quem locum in 
historia Romana gens Claudia obtineat. — Quod 
apud Ciceronem (de off. I, 9) est ut quisque animi 
magnitudine maxime excellit, ita maxime vult 
princeps omnium vel potius solus esse, illustretur. 
— Periclem maximae et gloriae et perniciei aucto- 
rem fuisse Atheniensibus. 

Composizioni in classe, o come dette, estemporali: 

Bella externa quantum contulerint ad civitates 
Graecorum conflrmandas. — Discordiae domesticae 
quam perniciosae sint, Romanorum bellis civilibus 
demonstretur. 

M. Cato in senatu suadet artes litterasque grae- 
«cas Roma esse ejiciendas. 

Prima inferiore; 

M. Cato in senatu exponit Carthaginem esse de- 
lendam. — De Scipionibus, qui bella Punica gesse- 
runt. — Rectene fecit Pericles, quod Spartanis 
bellum intuii! — Quas expeditiones Persae in Grae- 
oiam susceperunt. — Ciceronis epistola, qua expo- 
nit, cur in bello civili Italia relieta ad Cn. Pom- 
pejum se contulerit -— Quae bella civilia Caesar 
gesserit. — - Laudatio Demosthenis quod patriae 
amantissima fuerit. — Alexander Magnus et Caesar 
inter se comparentur. — Quae mulieres apud Ro- 
manas famae nobiiitatem adeptae sint. — De regi- 
bus Romanorum. 

In classe: 

De ducibus, qui bello Punico altero praestiterunt. 

Composizione dei licenziandi a S. Michele. 



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IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 61 

già e Critone. — Demostene. — • Orazioni olintiche 
<e filippiche. — Iliade d'Omero, I-XII. ~ Ripetizione 
della Grammatica. — Esercizi ed estemporali. 

I. a. — Corso di un anno. — Demostene, de co- 
rona. — Tucidide. — Platone. — Gorgia e Protagora. 
— Iliade d'Omero XIII, XXIV. — Tragedie di So- 
focle. — Ripetizione della Grammatica. — Esercizi 
estemporali. 

Ordinariamente gli esercizi scritti sono an- 
che qui settimanali, alternandosi una composi- 
zione a casa, ed una ex tempore nella classe. Gli 
esercizi consistono in traduzioni da'testi greci, ed 
in versioni di periodi dal tedesco in greco. Libere 
composizioni non sono di regola. 

Tedesco. — Pel tedesco, potrebbe parere strano 
che nelle scuole germaniche si dia tanto poco luogo 
alla lingua ed alla letteratura nazionale. Oltre alla 
ragione detta di sopra dell'aiuto prestato- all'inse- 
gnamento della sua grammatica da quello della la- 
tina, sonvi più ragioni, che giustificano questa per 
noi apparente mancanza del programma. 

La lingua letteraria tedesca e nell'istesso tempo la 
lingua universale della nazione. Il così detto Hock- 
deutsch alto tedesco, usato prima nello scritto da Lu- 
tero e nel gran movimento intellettuale della Germa- 
nia iniziato dalla Riforma, prevalse alle altre forme 
di parlare (Plattdeutsch e Niederdeutsch e basso- 
sassone, basso-tedesco, che ancora esistono a mo'di 
dialetti), e divenne lingua generale. Ne'varf paesi te- 
deschi si distinguono vari modi di parlare, che sono 
i loro dialetti, (Mwndarten): ma tutti si riconoscono 
poi nell'alto-tedesco, o più chiaramente per noi, nel 






■»• * 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 63 

mendico, boemo, si concede un maggior numero di 
ore al tedesco, detraendole spesso dal latino. 

Ecco intanto come si regola nel Ginnasio Y inse- 
gnamento della lingua e della letteratura nazionale. 

VI Classe. — Esercizi in leggere, raccontare, de- 
clamare. — Regole dell'ortografia e interpunzione. 

— Parti del discorso. — La preposizione semplice. 

— Dettatura. 

V. — Esercizi come in VI. — * Infranchire della 
ortografia e interpunzione. — Ripetizione delle parti 
del discorso e della preposizione semplice. — Pro- 
posizione composta. — Dettatura. — ■ Prime prove 
di raccontare in iscritto. 

IV. — Continuazione delle regole della composi- 
zione. — Lettura di brani prosastici e poetici. — 
Declamazione. — Racconti scritti. 

III. b. — Continuazione delle regole della com- 
posizione. — Lettura. — Componimenti narrativi 
e descrittivi. 

III. a. — Esercizi grammaticali e metrici. — 
Prime prove di esposizione libera. — Lettura di 
poesie di Goethe e Schiller. — Componimenti. — 
Prove di dissertazioni. 

IL b. — Lettura del canto de'Nibelungen, nella 
lìngua originale, Hermann e Dorotea, di Goethe. — 
Drammi di Schiller. — Esposizioni libere. — Com- 
ponimenti e dissertazioni. — Esercizi del ragionare. 

II. a. — Continuazione dei Nibelungen. — Ele- 
menti della metrica tedesca. — Più profonda let- 
tura delle opere classiche. — Esposizioni libere e 
declamazione. — Componimenti. — Esercizi del ra- 
gionare. 

I. b. — Storia della letteratura tedesca. — Prin- 



64 dell'istruzione secondaria 

cipì della logica. — • Esposizione libera. — Compo- 
nimenti. — Esercizi del ragionare. 

I. a. — Letture prosastiche. — Il Laocoonte, di 
Lessing. — Scritti estetici, di Schiller. — Continua- 
zione della storia della letteratura. — Logica. — 
Componimenti tedeschi sopra soggetti dati, e libera 
esposizione sopra temi scelti. — Esercizi del ra- 
gionare. 

Nelle prime classi ciascuno scolaro tiene un li- 
bro di regole e un indice di parole per l'ortografia. 
In sesta e quinta si esercita con settimanali det- 
tature e trascrizioni. Dalla quarta alla seconda 
inferiore con una composizione ogni tre settimane: 
dalla seconda superiore alla fin del corso con una 
composizione mensile. Queste composizioni raggiun- 
gono per molti le proporzioni di veri fascicoli, e 
l'insegnante deve quasi sempre tenere in freno la 
facilità delle giovani penne. Dalla seconda in su 
colla lettura dei Nibelungen, si comincia ad ap- 
prendere la grammatica del secondo periodo sto- 
rico della lingua tedesca, del Mittel-hoch-deutsch. Si 
vuol dare un prospetto dello sviluppo storico della 
lingua: in alcuni Ginnasi farne la storia, comin- 
ciando dal primo periodo, dell' Alt-hoch-deutsch, in- 
sieme a saggi della sua letteratura. I canti di 
Walther von der Vogelweide si leggono nella se- 
conda della più gran parte dei Ginnasi. Ecco 
esempi dei temi che si danno per la composizione 
tedesca nella seconda e prima classe. 

Seconda inferiore: Vita di Virgilio, suo carattere 
e scritti. •— Il talento si forma nella quiete, il ca- 
rattere nella corrente del mondo. — Descrizione del 
Laocoonte. — Comparazioni del secondo libro delle 



^s^. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 65 

Eneidi. — • Sopra gli epiteti caratteristici del Par- 
roco e della Speziale nell'Hermann e Dorotea di 
Goethe. —• Vedovanza di Kriemhilde (Nibelungen, 
Strofa 1164 fino ajla 1232).-^ Lodi della ginnastica. 

Temi di classe o estemporanei. 

L'ordine regge il mondo. — Caldo dalla fronte 
deve scorrere il sudore: deve l'opera lodare il mae- 
stro: ma la benedizione viene dall'alto (proverbio 
tedesco). 

Seconda superiore: Sopra il campo del Walien- 
stein. — Come si spiega la deficienza del Wallenstein 
dal suo imperatore (secondo la trilogia di Schiller). 
— In qual modo la distruzione di Gerusalemme sia 
un momento capitale nella storia (secondo il gran 
dipinto di Kaulbach). — Strofe antiche dei canti 
di Nibelungen trasportate in istrof e moderne. 

Temi di classe: Processo dell'azione nella Minna 
di Barnhelm del Lessing. 

Prima inferiore: — Carattere di Macbeth, secondo 
Shakspeare. — Comparazione del Macbeth di Schil- 
ler con quello di Shakspeare. — - Cause della ca- 
duta della repubblica romana. — La natura della 
favola, secondo la dissertazione del Lessing sopra 
questo argomento. — Dove consistono la somi- 
glianza e la differenza fra l'apologo e la favola 
eroica? — Penelope e Gudruna. — Contraddizione 
e contrapposto, secondo gli elementi di log. Arist. 
§§ 9-13. — Spiegazione linguistica di tre canti di 
Walther von der Vogelweide. 

Temi di classe: Sopra le guerre fra l'Asia e l'Eu- 
ropa nell'antichità, loro cagioni ed effetti — € Tel 
brille au second rang, qui s'éclipse au premier > 
Voltaire. 



dell'istruzione secondaria. 
Prima superiore: Quam bene vivas refert, non 
lam diu. — Sopra la sentenza di Solone « riXcf 
x fitov » nella sua verità e suoi difetti. — Sopra un 
■ecetto di Pitagora per la sua _ scuola. — I Gin- 
lsì tedeschi non sono solo scuole del passato, ma 
iene del futuro. Il centro dei loro studi rimar- 
nno sempre le lingue classiche e la matematica. 

• Prove dei giudizi di Tacito in favore e contro 
agusto: insieme alla traduzione dei passi relativi, 
'ac. Annal. I, 9 e 10). 

Temi di classe: Pensieri principali dei primi quat- 
o capitoli del Laocoonte, e loro concatenazione. 

• Differenza fra la verità poetica e la storica. 
Temi per gli esami di licenza: Il bisogno parto- 
sce le arti utili, l'abbondanza le belle. — La con- 
irsione al cristianesimo delle schiatte tedesche, e 
.oi effetti. — La cavallerìa nei Nibelungici. 

Francese. — Il francese incomincia dalla quinta, 
tre la ragione didattica, che ha fatto accogliere 
:1 piano ginnasiale questa lingua come materia 
ibligatoria, ve n'ha anche una storica, e motivi 
pratico interesse. I rapporti fra la coltura fran- 
se e quella prussiana sono stati in ogni tempo 
rettissimi. Riguardi commerciali e politici hanno 
mpre tenuta rivolta, e la tengono ancora, l'at- 
nzione della seconda nazione sulla prima, nella 
isura che tutti sappiamo. La lingua francese co- 
ituisce oggigiorno una parte essenziale dell'edu- 
tzione dei giovani e delle fanciulle in Prussia: è 
migliare a quasi tutte le persone dei ceti colti, 
■me di quelli industriali e commercianti. Uscendo 
il Ginnasio il giovane deve sapere usarla prati- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 67 

camente, nel parlare e nello scrivere: conoscerne 
bene la grammatica e le principali opere della sua 
letteratura. 

Secondo il programma in 

V Classe. — Libro elementare di Ploetz. Lezioni 
1-40 — avoir, ètre. ■ — Esercizi ed estemporali. 

IV. -—Ripetizione e continuazione del Ptoetz 41-74. 
Le quattro conjugazioni. — Esercizi ed estemporali. 

III. b. — Ripetizione. — Ploetz, 75-85. — Eser- 
cizi ed estemporali. 

HI. a. — » Verbi irregolari. — Grammatica del 
Ploetz 1-23. — Carlo XII di Voltaire. — Esercizi 
ed estemporali. 

II. b. — Grammatica del Ploetz, 24 e seg. — 
Indicativo e soggiuntivo. — Letture, da una rac- 
colta del Goebel. — » Esercizi ed estemporali. 

IL a. — Grammatica. — Pronomi, preposizioni. 
— Casi del verbo. — Infinito. — • Lettura del Goe- 
bel. — » Esercizi ed estemporali. 

I. b. — • Letture poetiche da Corneille, Racine e 
Molière. ~ Esercizi grammaticali estemporanei in 
iscritto. 

I. a. — ' Continuazione degli esercizi a voce ed in 
iscritto, e della lettura poetica. — Ripetizione della 
grammatica. 

Dalla V alla III. b. prove scritte ogni 14 giorni; 
dalla III. a. e IL b. ogni tre settimane; per la IL a. 
fino alla I. a. Esercizi scritti a casa ed in classe 
ogni 14 giorni. 

Storia e Geografia. — • La storia e la geografia sono 
unite nel programma. Nelle prime classi però si 
insegna la sola geografia, cominciando da quella 




ISTRUZIONE SECONDARIA 

nelle altre classi lo studio della 
tempi e popoli si accoppia colla 
popoli e tempi. H metodo d'inse- 
aria dal nostro inquantochè non 
imento l'ordine successivo: ma si 
.amente dalla storia patria, dalla 
ù tardi si viene all'antica. Questo 
} il vantaggio di porre l' insegna- 
la e geografia de' popoli antichi in 
ido i giovani son già approfonditi 
del mondo classico e antico. In 
ce per loro l'interesse della storia, 
e più profondo l'apprendimento, e 
truzione resta più unito e com- 
ìempre è l'istesso docente che le 
alasse: ma si pon ben mente ch'ei 
j insegnamento in una inavrer- 
;ile a succedere e dannosissima 
ehe cioè la parte della storia non 
la geografia. Non ha bisogno di 
>, quanto labile e facile a confon- 
iovani la memoria delle serie di 
storiche: e quanto invece ferme e 
nella mente, quando sieno accom- 
nostrazione geografica. I professori 
sui loro discepoli delle esperienze 
arta geografica non deve mai re- 
lezione di storia. La scuola cura 
n fornita di apparecchi geografici, 
ie a questo proposito sono preziose. 
) storico geogafico s'ordina dunque 

Principi della geografia. — Geo- 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 69 

grafìa fisica. — - Sguardo generale sulle cinque parti 
del mondo. — • Dei diversi continenti ed oceani. 

V. •— « Continuazione. 

IV. — • Elementi della geografia matematica. — 
Geografia dell'Europa. 

III. i. — • Geografia degli altri quattro continenti. 
— Storia: leggende dell'antichità (come i miti e le 
favole tedesche e greche). 

III. a. — Ripetizione delle classi precedenti. — 
Geografia politica. 

Storia: storia dell'età di mezzo e moderna. 

IL b. — Ripetizione. — « Principi della geografia 
antica. — Storia dei popoli orientali e greci. 

II. a. — Ripetizione della geografia. — Storia ro- 
mana. 

I. b, I. a. — Ripetizione dei pensi storici e geo- 
grafici delle classi precedenti. — Storia del medio- 
evo e moderna. 

Com'è ben supponibile, la storia tedesca e la geo- 
grafia della Germania vengono più diffusamente 
trattate che le altre. Questo specialmente nella III. 
Nella storia moderna si fa massimamente risaltare 
la storia di Prussia e Brandeburgo. 

Or segue il gruppo delle materie scientifiche. La 
più importante parte ve l'hanno V aritmetica e la 
matematica, per far vero, il principio, che le lingue 
classiche e la matematica sono il centro dello stu- 
dio ginnasiale. Yien dopo la fisica, quindi la storia 
naturale. La chimica e per sé, e perchè ancora 
troppo poco è venuta a scientifiche conclusioni, ed 
è tuttavia da riguardarsi come in via di sviluppo, 
non viene, nei Ginnasi almeno, accettata come ma- 



1 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 71 

ch'ei più stima convenienti al seguito della sua 
istruzione. Non ha bisogno quindi di ritornare a 
cercar quello che ha già imparato nel Ginnasio. 
Così per lui nessuna parte del programma delle 
scuole tornò superflua: ore e lavoro non gli anda- 
rono invan consumate, e un tempo prezioso gli ri- 
man libero, ch'ei può meglio adoperare per più 
distendersi e più approfondirsi nella istruzione su- 
periore. 

Matematica. — Per la Matematica si ha il se- 
guente programma. 

VI Classe. — Principi dei calcoli delle frazioni. — 
Addizione e sottrazione delle frazioni. — Calcolo 
mentale. 

V. — Moltiplicazione e divisione delle frazioni. — 
Ripetizione e calcolo mentale. — Principi delle fra- 
zioni decimali. 

IV. — Frazioni decimali. — Regole del tre dop- 
pie e composte. — Principi della Geometria. 

III. b. — Aritmetica. Le quattro speci. — Estra- 
zione della radice quadrata. — Planimetria, Ano 
al teorema di Pitagora. — Esercizi orali. — Temi 
scritti. 

III. a. — Aritmetica. Le radici cubiche. — Equa- 
zioni di 1.° grado. — Geometria: teoria del circolo 
e problemi. — Esercizi orali e scritti. 

II. b. — Aritmetica. Equazioni di 1.° grado a più 
incognite. — Potenze, radici, logaritmi, equazioni 
di 2.° grado. — Geometria. Calcolo del circolo. •— 
Problemi a voce ed in iscritto. 

II. a. — Algebra. Trigonometria. — Problemi a 
voce e in iscritto. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 73 

II. a. — Fisica generale. 

I. b. — Elettricità e magnetismo. — Meccanica. 

I. a. — Ottica. — Acustica. — Teoria delle ondu- 
lazioni. 

La IV, in altri Ginnasi anche la III. b, non hanno 
lezioni di storia naturale. In quelli ne' quali si trova 
la chimica, facoltativa per le classi superiori, vi si 
apprende ordinariamente ciò che ha più relazione 
con la pratica; per es., dei metalloidi e delle loro 
combinazioni; dei metalli e delle loro combinazioni. 

IT istruzione tecnica, dei bello scrivere e del di- 
segnare forma parte integrale della educazione sco- 
lastica. La Germania ha una tradizione e tutta una 
letteratura pedagogica, che le insegna ad accop- 
piar lo studio delle arti liberali a quella della pura 
scienza, e i vantaggi morali che derivano ai gio- 
vani individui dallo sviluppo delle abilità tecniche. 
Ognuno sa come i principi del Pestalozzi e dei suoi 
molti seguaci abbian trovato colà propizio terreno, 
e v'abbian fruttificato. la musica, o il disegno e 
la pittura sono capi indispensabili della educazione 
de' maschi e delle fanciulle. Quasi sempre in una 
famiglia dove sien più figliuoli, ciascuno è istrutto 
in un'arte diversa : spesso le fanciulle ne ricavano 
una parte significante del loro sostentamento. 1 

Disegno. — Nelle due prime classi i fanciulli ven- 
gono esercitati nella calligrafia tedesca, in quella 



1 In Germania, nei paesi del Nord specialmente, ò uso, ed anzi ono- 
revole, come pei giovani cosi anche per le ragazze di condizione, di 
dar lezione in qualche studio, nella musica, nella pittura o scultura, 
dove esse siano particolarmente addestrate. Giovano a ciò la grande 
libertà e considerazione civile, di cui vi godono donne e fanciulle. 



74 dell'istruzione secondaria 

latina, e nella greca. Il disegno, obbligatorio per le 
tre prime, e facoltativo per le altre classi supe- 
riori : tuttavia vien seguito da tutti più o meno in- 
nanzi, e quasi sempre fino alla fine del corso. Per 
la parte obbligatoria si comincia: 

VI Classe. « — Gli elementi della nozione delle for- 
me. — Esercizi, dapprincipio da linee tracciate sulla 
tavola nera, quindi da esemplari in foglio. — Linee 
rette e curve in direzioni diverse e varie combina* 
zioni. 

V. — Disegni a mano libera. — Linee curve fino 
al circolo. — Forme di foglie e vasi, da disegni a 
muro. — Elementi della prospettiva. 

IV. — Prospettiva. — Disegni da corpi solidi, come 
dadi, prismi, croci e doppiecroci, piramidi, cilindri 
e sfere. — - Parti del volto e teste, da modelli disegnati. 

In iscuole combinate delle classi superiori : Dise- 
gni da teste ed ornamenti antichi, modelli in gesso. 
Continuazione della prospettiva, insieme a una le- 
zione teoretica sulle proiezioni e prospettive. •— 
Formazione delle ombre. — Disegni di paesaggio. 

i 
Canto. — La lezione di canto occupa due ore in 

settimana per ciascuna classe. 

VI Classe. — Esercizio di canti sacri e mondani, 

ad una voce. — Teoria elementare. 

V. — Canti sacri e mondani. — Esercizi ritmici in 
note, a due voci ed in accordo. — Elementi della 
teoria, fino agl'intervalli. 

IV. e III. b. — Terza classe di canto. — Continua- 
zione della teoria elementare. — Esercizi a due e 
tre voci. — Canti corali, canzoni, mottetti facili. — 
Soprano e contralto. 



S-7ST'" 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 75 

Alle due ultime classi di canto prendon parte gli 
scolari superiori; dalla 

ni-II. — Seconda classe di canto. Preparazioni pel 
canto corale unito. Preparazione per tenore e basso. 

Alla prima classe di canto prendono parte tutti 
i più esercitati scolari dalla IV alla I. Canto a quat- 
tro e più voci. Cori, motivi e canti. Le lezioni vi 
vengono impartite in quattro ore settimanali: so- 
prano e contralto, 1 ora; tenore, 1 ora; basso 1 ora; 
ed una corale. 

I migliori effetti si sono fatti sentire da questa 
istituzione: non tanto pel buon apprendimento del 
-canto e per l'educazione particolare dei diversi 
studenti, quanto per gli effetti morali sensibili ne- 
.gli altri lati della disciplina, e pel fervido inte- 
resse e buon accordo che suscita nell'insieme degli 
-scolari. 

Ginnastica. — Nell'anno 1842, il re Federico Gu- 
glielmo IV statuì che gli esercizi del corpo fossero 
accolti nel numero dei mezzi d'educazione popo- 
lare. Con questo avvenimento si coronava l'opera 
dell'ardente patriota prussiano Federigo Lodovico 
Iahn, che fino al 1813, avea predicato questo come 
uno dei più efficaci mezzi pel rilevarsi del senti- 
mento nazionale, pel rinnovamento della virtù po- 
polare, e lo eccitamento della gioventù all'esercizio 
di tutte le sue forze. 

II Iahn trovò intorno a sé, come avvien sempre per 
tutto in Germania, una serie di attivi fautori, che 
•continuò costantemente e ne' maturò i concetti. Il 
ministro Eichhorn si mise con risolutezza e severa 
volontà a dare effetto a quell'editto, e chiamato nel 



t 






Mass marni, ni» 



riU'ZIONB SECONDARI*. 

Berlino il dott Massmann, 
.ho e del suoi prìncipi, gli af- 
ila nuova opera ginnastica in 
■ussia. Nel 1844 molti Ginnasi 
ito l'esercizio, che poi si diffuse 
irio per tutti. 

tra dunque come momento indi- 
ramma del Ginnasio. Tutti vi 
;ione di un giovane può venire 
ro insistenti domande dei geni- 
ina attestazione medica, e qual- 
re sode ragioni. — I programmi 
cala degli esercizi, e il come 
e divisi per classi: né pur sarà 
a lunga serie. Ciascun istituto 
so maestro per la ginnastica: 
sempre che volontariamente lo 
ri scolari delle maggiori classi 
i e paratamente esercitati come 
ttori degli altri. 

religione figura ancora a capo 
le scuole: non par lontano il 
rà messa alla coda. Cause d'or- 
parando questo fatto. Intanto la 
no ad ora un tal posto allo stu- 
muoveva dallo spirito e dalla 
ocietà germanica. Come ai sa, 
le della sua fede vuol vederci da 
o. Egli dev'essere istrutto nei 
ione, e questi gli hanno ad es- 
discutibili. Questa istruzione 
ento, ma sibbene uno studio. Il 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 77 

metodo è storico, e diretto ad impedire il dogma- 
tismo: il modo di condurlo liberale; docenti ne sono 
gli stessi maestri secolari, insegnanti delle altre 
materie. 

Oltre di questa v'ha un'altra ragione. Il futuro 
clero, i teologi, escon dal comune grembo della so- 
cietà: seguon la vita, l'educazione e gli studi di 
tutti gli altri uomini loro eguali. La teologia è una 
Facoltà che sta alla pari delle altre nelle Università: 
quindi è secondo l'assunto del Ginnasio, il prepa- 
rare anche per questa, come per la filologia, la me- 
dicina, ecc. Anzi il numero dei teologi per lo pas- 
sato era relativamente considerevole: ma ora la 
Facoltà teologica è in decadenza, e vien mancando 
per defìcenza di cultori. 

Alto era il fine per cui l'insegnamento religioso 
Teniva impartito nella scuola: doveva esser come 
il legame che tutti gli altri stringeva, e rivolgeva 
ad un nobile scopo. ' 

Questo principio condusse i diversi istituti ad as- 
sumere uno special carattere, secondochè gli ele- 



1 Ecco come ne vien parlato: « Scopo della scuola è di suscitare e 
diriger tutte le forse alla volontaria attività pel buono e pel giusto. Que- 
sto fine vien raggiunto dalla cosa medesima in ciascuna lezione, però 
solamente da un certo lato e per un determinato oggetto. Anche la di- 
sciplina, che abbraccia tutta insieme la vita della scuola, ha Tistesso 
intento, ma vi arriva solo di un modo inconsapevole. Un insegnamento 
nella religione, per mezzo del quale si agisca sulla religiosità, come la 
più alta unità di tutti i sentimenti, è il necessario compimento di quella. 
Lo Stato prussiano è cristiano ecc...., e non si deve divagare in un in- 
segnamento religioso generale. — L* insegnamento deUa religione con- 
duce il sentimento, come elemento vitale del mondo morale, alla chiara 
coscienza, e rende possibile di comprendere nella Bua verità l'idea deUa 
chiesa ». Cfr. Unterrichts-Verfassung del regno di Prussia, del 1816; — 
« Wiese, voi. I, in principio. 



78 dell'istruzione secondaria. 

menti del suo insegnamento religioso propendevano* 
per l'una o l'altra delle varie confessioni ecclesia- 
stiche professate in Prussia. Cosi sorsero le distin- 
zioni confessionali dei Ginnasi, e fu principio am- 
ministrativo quello di alimentarle e farne criterio 
decisivo per la composizione del collegio degli in- 
segnanti. La condizione di appartenere ad una 
determinata confessione o religione, per essere am- 
messi ad un Ginnasio, non esiste più fin dal prin- 
cipio di questo secolo: ma esiste sibbene in gran 
parte tuttora per l'accettazione dei maestri. Non 
era per esempio concesso per lo passato, a maestri 
di religione ebraica, d'essere ammessi ad insegnare 
in una pubblica scuola. Ora però anche per essi, 
salve certe condizioni, la via dei Ginnasi e delle 
Scuole reali è aperta: massime nelle provincie dove 
la popolazione ebrea è più numerosa. Siccome la 
maggior parte degli istituti d' insegnamento ebbero 
origini particolari, così pel rapporto religioso s'in- 
formarono allo spirito del fondatore. Nessuna legge 
però faceva della confessionalità una condizione 
necessaria per l'esistenza di una scuola. 

Ora lo spirito dei tempi si oppone alla continua- 
zione di un tale stato di cose, e rompendo le ca- 
tene che il principio religioso avea messo alla scuola, 
più giustamente pretende, che nessuno possa venire 
escluso dal curatorio o dal collegio degli insegnanti 
di un istituto per colpa della sua confessione o re- 
ligione: ma che si abbia nella nomina solo riguardo 
ai bisogni dell'insegnamento e al valore del can- 
didato. Molte questioni insorsero su questo punto. 
Municipi ritirarono non solo antichi statuti da loro 
fatti sulla confessionalità delle loro scuole, ma si 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 79 

fecero à mutare anche statuti derivati da altri 
tempi. — Queste liberali tendenze non trovarono 
sempre favore presso la passata amministrazione 
centrale dell'Istruzione. Il mutamento del Ministero 
avvenuto nel 1872, ha segnato una nuova epoca 
per tutta la questione religiosa nel campo scola- 
stico. Aggiuntosi per di più il conflitto fra Stato e 
Chiesa, mentre la nuova legislazione scolastica si 
andava compilando, il principio religioso vi venne 
sempre perdendo favore. 

Intanto alla Camera dei Deputati (1868) era stato 
già decretato, che per tutti i Ginnasi dipendenti 
dallo Stato, e per tutto quello che vi si riferiva, 
fosse abolita pienamente la distinzione confessio- 
nale. Se le condizioni civili della Germapia conti- 
nueranno a svolgersi secondo le sue moderne ten- 
denze, non è lontano il tempo, in cui le scuole 
avranno conquistata la loro piena libertà reli- 
giosa. 

Intanto ecco come l'istruzione religiosa viene im- 
partita . 

VI Classe. — Storia biblica dell'Antico Testamen- 
to, fino all'esilio. — Sentenze, — Catechismo. — 
Canti della Chiesa. 

V. — Storia biblica del Nuovo Testamento. — - Vita 
di Gesù. — Storia degli Apostoli fino al viaggio di 
Paolo a Roma. — Sentenze, catechismo, inni della 
Chiesa. 

IV. — • Ripetizione della Storia del Vecchio Te- 
stamento: del catechismo, con interpretazione della 
prima parte. — Sentenze, canti della Chiesa. 

IIL b. — Interpretazione della 2. 1 e 3/ parte del 
catechismo: apprendimento della 4. a e 5.\ — Ripeti- 



JVV^ 



80 dell'istruzione secondaria 

zione del Nuovo Testamento. — Vita di Gesù. — Sen- 
tenze. — Canti della Chiesa. 

HI. a. — Catechismo: interpretazione della 4.' e 
5/ parte. — • Ripetizione della storia degli Apostoli. 
— Sentenze. — Canti della Chiesa. 

IL b. — Catechismo. — Studi sulla Bibbia. — Canti 
della Chiesa. 

II. a. — Storia della Chiesa cristiana. — Catechi- 
smo e studi biblici: ripetizione. — Canti. 

I. b. — « La dottrina della fede cristiana. —Ripeti- 
zione della storia della Chiesa. — Canti. 

I. a. — Interpretazione più approfondita di alcuni 
capi della dottrina della fede. — Lettura dell'evan- 
gelio di S. Giovanni e della lettera ai Romani, nel 
testo originale. — La confessione d'Augsburgo. •— 
Ripetizione delle nozioni bibliche, e della storia 
della Chiesa. 

Ebraico. — Lo studio dell'ebraico è una conse- 
guenza degli studi biblici, e della tendenza del ge- 
nio e del metodo dei Tedeschi, che son di risalire 
sempre alle fonti, e di fornire a ciascuno i mezzi 
per una critica propria e indipendente. Inoltre 
l'ebraico è indispensabile pei dedicantisi alla teo- 
logia. Nel Ginnasio esso è facoltativo, e seguita 
per gli ultimi quattro anni, dalla seconda inferiore 
alla fin del corso, in 2 ore settimanali d'insegna- 
mento. Eccone il programma: 

n Classe b. — Lettura. — Elementi della gram- 
matica. — Analisi. — Esercizi di scrivere. 

II. a. — Ripetizione della grammatica: verbo e 
nome. •— Prime letture della Genesi. — ■ Esercizi 
orali ed in iscritto. 



T.*^ 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 81 

I. b ed a. — Compimento delia grammatica. — 
Esercizi scritti. Letture prosastiche dal Pentateuco 
e dai Profeti: poetica, dai Salmi. 

Lezioni facoltative. — ■ Oltre le ore prescritte dal 
programma ufficiale, molti Ginnasi hanno altre 
classi facoltative pel francese, colle quali si perfe- 
zionano gli studenti in questa lingua per via di 
pratica. Delle altre lingue moderne Y inglese è quella 
che più di sovente vi si trova, facoltativamente inse- 
gnata, in generale dalla terza superiore in su. In 
alcuni Ginnasi anche, e specialmente in questi ul- 
timi anni, è stato instituito un corso Vitaliano. 

Agli esercizi di ortografia e calligrafia dei ca- 
ratteri tedeschi e di quelli latini, s'aggiungono in 
molti luoghi quelli della stenografia. La maggior 
parte dei licenziati ginnasiali possiede questo mezzo, 
e se ne serve con immenso utile alle lezioni del- 
l'Università. 

Filosofia. — Forse avrà fatto specie il non veder 
segnato nel programma l'insegnamento filosofico. 
La filosofia è esclusa dalle scuole tedesche. Colà si 
pensa che- essa debba venire appresa ai giovani 
nello studio della storia dell'umanità e delle na- 
zioni, ed in quello della storia naturale. Il giusto 
e serio trattamento della scienza è il miglior mezzo 
pel risveglio dello spirito filosofico: sì per formare 
il pensiero, come per piegare l' ingegno del giovane 
al vero oggetto della filosofia. A ragionare e a bene 
adoperare la mente, si apprende col fatto nello stu- 
dio della lingua e della composizione del discorso 

6 



A 




DELL ISTRUZIONE SECONDARIA. 

io, e nello studio classico: di più si apprendono 
camente i principi della logica. Fornite le co- 
ioni, (Cfr. il programma delle materie del te- 
ì e del latino), il metodo stesso insegna ed 
;ita lo scolare a pensar con virtù ed effetto; 
er la riflessione dietro le leggi del pensiero, è 
a dell'Università. ' — Chi rimediti e provi qne- 
oncetti, ne troverà anche la profonda verità, 
effetti della loro applicazione sono evidenti 
. scuola tedesca. Quante ore guadagnate per le 
izioni reali, quanti cervelli risparmiati, e quanta 
filosofia acquistata! 

bri di testo. — D'ordine ufficiale nessun libro 
sto o di aiuto è specialmente prescritto per 

delle lezioni: il Ministero giudica solamente 
i che a tal fine vengono pubblicati, dichiarando 
ano o no ammissibili per le pubbliche scuole. 
a libero poi a ciascun istituto di sciegliersi 
i che meglio crede, e che sono naturalmente 

più concordi al metodo, al quale l'insegna- 
o del detto istituto s'informa. Ogni anno, nella 
ione del direttore va riportato l'indice dei li- 
doperati per ciascuna classe. Il progresso delle 
■. scienze porta di conseguenza che anche i li- 
i scuola diventano presto insufficienti; quindi 

itili stoni princìpi sì ritrovano * baso dell'ordinamento univer- 
Come abbiamo altrove Dotalo, la Facoltà filolofica usila Univer- 
lascilo comprando insieme quella filologica e storica, quella fisica 
malica e di storia naturalo. Ciò vuol dire ohe il filosofo si deve 
e dallo sciamiate, e di là ai hanno infatti 1 filosofi matematici e 
filosofi dolio lingue, e i filosofi della storia. Di I* si fono «vati 
io positivo dolio scisnie morali, e quo! melodi che hanno rìnno- 



■ t 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 83 

i frequenti cambi, dei quali anche là i genitori de- 
gli scolari han da lagnarsi. Come si è visto per la 
grammatica greca del Curtius, così è delle altre: 
questa, e quella del Koch, hanno preso già posto 
quasi in tutti i Ginnasi, siccome per il latino si è 
fatto quasi generale V uso della grammatica di El- 
lendt, elaborata e ridotta dallo Seyffert. Pei testi 
degli antichi autori restan sempre preferiti, anzi 
vengono ordinati, quelli critici e parchi di note. È 
cura severissima degli insegnanti, che il lavoro dello 
scolaro sia originale: perciò è rigorosamente ban- 
dito dal suo uso l'aiuto delle traduzioni. Questo è 
un punto di disciplina scolastica, e dove ciò è pos- 
sibile, il direttore s'intende e dà ordine ai librai di 
non provvedere di tali libri che possano ingannare 
l'opera del maestro. 

Un disteso catalogo dei libri permessi e più ge- 
neralmente usati, si trova nei Programmi di cia- 
scun Ginnasio, e della nota opera del Wiese, voi. II, 
645 e seguenti. 

Esami. — Sotto il programma di diverse mate- 
rie, come del tedesco, latino, matematica, abbiamo 
riprodotto per esempio alcuni temi per l'esame dei 
così detti Abituri, o di Licenza, o come anche chia- 
mati di Maturità. Ora ecco in termini generali 
quello che per tali esami si richiede. Per la 

Religione, un'ordinata cognizione dei principi della 
fede, alla quale il giovane appartiene, e relative co- 
gnizioni dei sacri scritti. 

Tedesco, pronunzia e scrittura corretta; un tema 
scritto del tenore di quelli riferiti; esercizi stili- 
stici nella traduzione da lingue straniere; una prova 



J 



>^--~¥w 



84 dell'istruzione secondaria. 

sicura della conoscenza delle opere letterarie clas- 
siche. 

Latino, sicurezza nella grammatica e nella sin- 
tassi; intelligenza certa di Cesare e di Ovidio. Co- 
noscenza della metrica esametra. Pel greco, tradu- 
zioni dai testi studiati nella scuola. 

Francese (e inglese), giusta pronunzia e cono- 
scenza della grammatica; intelligenza della prosa 
e di un poeta facile; un buon corredo di parole. Fa- 
cilità di scrivere correttamente sotto dettatura. 

In tutte queste tre lingue potere scrivere un com- 
ponimento senza gravi spropositi. 

Storia, idea generale della storia universale. Sto- 
ria greca fino ad Alessandro, e romana fino a Marco 
Aurelio. Storia tedesca e prussiana dalla guerra dei 
trentanni in poi. 

Geografia, idea generale della formazione e dispo- 
sizione della terra. Geografia topica e politica del- 
l'Europa, e specialmente della Germania. Il più im- 
portante delle nozioni degli Stati, e specialmente, 
in relazione alle colonie. Elementi della Geografia 
matematica. 

Storia naturale, le più utili cognizioni della bo- 
tanica, mineralogia e zoologia: della anatomia e 
fisiologia. Flora e fauna delle diverse regioni; spe- 
cialmente dei prodotti nazionali. Fisica, nozioni ge- 
nerali dei corpi. Teoria del calorico. Leggi fonda- 
mentali della natura, e nozioni generali della chi- 
mica. 

Matematica, solida conoscenza della geometria e 
della trigonometria piana; delle equazioni del 1.° e 
2.° grado, e della teoria delle potenze. Facilità nelle 
quattro operazioni aritmetiche, e delle frazioni de- 



r»ff^*' 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 85 

cimali. Sicurezza nei conteggi di monete, di scam- 
bio, di società, ecc. 

Disegno, esercizi a mano libera: nozioni degli ele- 
menti di prospettiva. 

Le prove sono orali e scritte per le materie let- 
terarie e linguistiche; i temi si debbono finire in un 
determinato tempo, e senza l'aiuto della gramma- 
tica e de' vocabolari. Per la matemàtica, un pro- 
blema geometrico, trigonometrico ed algebrico. Per 
l'esame del disegno vanno presentati anche i la- 
vori fatti durante il corso delle due ultime classi. 
Per tutte le altre materie le prove sono solamente 
orali. 

Gli esami vengono sostenuti innanzi la Commis- 
sione esaminatrice del Ginnasio stesso. In questa 
Commissione entra come ispettore un membro della 
regia Commissione scientifica per gli esami (su cui 
vedi la nota a p. 94), un membro del Consiglio 
scolastico provinciale, oppure anche, in mancanza di 
questi, un altro delegato governativo. La istituzione 
e le regole degli esami di licenza hanno dati buoni 
effetti, accertati dalla esperienza di molti anni. Il 
principio di questo bene è la giusta proporzione ac- 
cordata fra le pretensioni della ispezione dello Stato 
ed il pedagogico giudizio degli insegnanti. 

Per le forme si notano delle differenze nel pro- 
cesso esaminatore, specialmente fra le nuove e le 
vecchie Provincie della Prussia: le quali differenze 
però tutte si vanno uguagliando, 1 ma nella sostanza 
-si ritrovan già pareggiate in un regolamento, che 



1 Punti questionati som quelli sulla teoria delle compensazioni, l'e- 
braico, l'estemporale greco, le proporzioni della composizione latina ecc. 



STRUZIONE SECONDARIA 

da tutti insieme gli Stati tede- 
ati di Maturità.* 

regolamento l'ammissione agli 

o la dispensa da una delle sue 
oni, non può venire accordata né 
el patronato, né dal Governo, ma 
tsione esaminatrice del Ginnasio, 
no, p. es., dove le classi superiori 
i corso, il compimento pieno del 
casi straordinari solo l'ammini- 
: del rispettivo Stato può accor- 
ile prove orali è data, quando la 
linatrice, dopo l'esame degli scritti 

lavori, dichiara un licenziando 
mita. Alcuni Ginnasi, per princi- 
o di questa facoltà. 
! sono: tedesco, latino, greco, e 
tica e storia. Le altre non sono 
igatorie. In iscritto, in clausura, 

tedesca e latina, e la soluzione 
natie!. Traduzioni in tedesco, in 
: ecc. possono o no esser richie- 
iascuno Stato per se. 
me, per cui chi è rimasto indie- 
ia può venir rimesso per via di 
i un'altra, può farsi solo in casi 
almente si ammette nei rapporti 
a matematica e le lingue an- 
ti ottenuti nella materia da com- 
bono essere inferiori a quelli 



T5T* » 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 87 

richiesti pel passaggio alla prima classe. Nella 
deliberazione finale per l'accordo o il rifiuto del- 
l'attestato di Maturità hanno diritto di voto solo 
gl'insegnanti della prima classe, il Commissario 
governativo, e dove un altro Patronato esiste, an- 
che un rappresentante di questo. 

Nell'attestato va distinto il grado di sapere e di 
abilità del giovane che l'ottiene. 

Estranei, che non abbiano studiato presso qual- 
che regolare Ginnasio, possono ottenere un attestato 
di Maturità sostenendo l'esame d'obbligo presso un 
Ginnasio, che vien loro designato dalle autorità sco- 
lastiche, ma che non possono di per sé scegliersi. Ciò 
deve però avvenire nell'interno dello Stato, cui tali 
giovani appartengono. 

Distribuzione degli insegnamenti. — « Per sistema, 
ogni classe ha il suo proprio insegnante titolare o 
ordinario. Ciascuno però non limita l'insegnamento 
alla sua classe speciale: ma serbando per questa il 
numero più grande di ore, ne dedica alcune all'inse- 
gnamento di qualche materia ad altre classi. L'o- 
rario, che si compila dal direttore e dal collegio, 
riesce perciò complicato e diversissimo. La meglio, 
per darne un'idea, sarà di riportarne imo per mo- 
stra. (Vedi la tabella d'appendice). 

In generale vai questa regola, che nelle classi 
inferiori la parte più grossa e importante dell'in- 
segnamento tocchi ad un solo maestro, anche per 
diverse materie: che nelle classi superiori invece 
si vada sempre più specializzando, tanto che cia- 
scun professore insegni anche a diverse classi, ma 
solo in quella materia che è la sua specialità. V'è, 



•^ 



5 S 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 89 

quattro anni. In caso di esuberanza si instituiscono 
i ceti paralleli. Nella scuola tedesca uno scolaro 
non si perde nella massa degli altri. Quanta cura 
si mette per provare che un nuovo accettato sia 
degno d'essere ammesso alla scuola, a tale da sot- 
toporlo ad un noviziato, altrettanta cura si ha di 
lui quando egli vi sia entrato. Il .maestro studia 
l'intelligenza del suo alunno, regolando secondo 
il bisogno la sua istruzione, e giovandosi dell'os- 
servazione del carattere di lui. È una massima fon- 
damentale, che si debba aver riguardo alla speciale 
capacità di ciascun alunno, e se ne aiuti l'educa- 
zione individuale. 

Per comprendere fino a che punto ciò sia possi- 
bile, bisogna ricordare la bonarietà, la devota abne- 
gazione e la costante intenzione, che restano an- 
cora le buone qualità dell'insegnante tedesco che 
gli convertono il dovere dell'ufficio in cura d'amor 
paterno. Periodicamente si tengono delle conferenze 
fra il direttore e il collegio dei professori, dove cia- 
scuno rapporta sull'andamento della sua scuola tutta 
e sui casi speciali degli alunni. Sono segnate le nor- 
me di procedere contro i ribelli alla disciplina: per 
gl'incapaci, si avvisano in consiglio i mezzi di prov- 
vedere, e nei casi difficili si chiamano anche i ge- 
nitori: come del resto, per principio, la scuola e la 
famiglia stanno sempre in rapporto scambievole, 
per sorvegliare e promuovere lo studio del giovane. 
Se dopo aver ripetuto per due anni il corso di una 
classe, uno non ha profittato, si consigliano i suoi 
di levarlo dalla scuola: ma intanto prima di arri- 
vare a questo punto, nessun mezzo fu trascurato 
per avvantaggiarlo. •— All'incontro pei giovani di 



'-?: 



90 DELl/lSTRUZIONE SECONDARIA. 

rapido progresso, si concede qualche volta di abbre- 
viare il corso, e si fa passare quello di un anno in 
un semestre; spesso si anticipa loro di un semestre 
Tesarne di licenza; ma anche questo non si fa mai se 
non che dopo maturo consiglio. Avviene non di rado 
di vedere il direttore o il maestro ponderare d'ac- 
cordo col giovane stesso la possibilità, l'opportu- 
nità o Futile di tali ritardi o affrettamenti. Avviene 
anche che scolari d'ingegno precoce trascurino nei 
primi mesi lo studio e la diligenza: poi all'ultimo 
si mettan di buono, e raggiunti gli altri, facciano 
delle migliori figure. Il più delle volte in questi 
casi, ad onta della buona riuscita, si fa ripetere a 
quegli scolari l'anno o il semestre; primo, perchè 
s'avvezzino alla diligenza, poi, perchè le cognizioni 
raccolte in fretta e mal riflesse, non possono pre- 
parare una base sicura e durevole alla seguente 
istruzione. 

Le promozioni son fatte in seguito al portamento 
nella scuola, ed al giudizio dell'insegnante. Gli 
esami, ridotti al loro vero ufficio, non sono più che 
un controllo. Gli scolari delle classi medie ed in- 
fime, ricevon le loro censure ogni trimestre, in 
forma di annotazione; quelli delle superiori alla fine 
d'ogni semestre, e contengono una caratteristica 
dello scolare. 

Il sistema di classificare per numeri proporzio- 
nali, cade del tutto in disuso- 

Le lezioni cattedratiche non sono conosciute nei 
Ginnasi: nemmeno nelle classi superiori. È costume 
della maggior parte degli insegnanti di non andarsi 
a seder sulla cattedra, ma di collocarsi in piedi in- 
nanzi ai banchi o di passeggiar su e giù per la scuola. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 91 

I banchi sono ordinariamente disposti su due Aie, 
e lasciano libero in mezzo il passaggio. Ogni mae- 
stro si studia neir insegnare, di tener l' attenzione 
sempre sveglia, e di far prender parte alia lezione 
da tutta la scuola. 

Perciò cadono frequentissime le domande, spesso 
dirette a tutto 1' insieme : o quando uno particolar- 
mente sia interrogato, «e questi non risponda o bene 
o sollecito abbastanza, il professore ne chiama un 
altro, e se anche questi ritarda o sbaglia, un altro 
ancora, e così via via. Anche senza aspettar la 
chiamata del professore, se l'interrogato sbaglia, 
altri s'annunziano per correggere levando il dito, e 
aspettando il primo cenno del maestro per sug- 
gerire. 

In questo modo tutti sono obbligati ad esser sempre 
presenti e pronti. Si ritiene per uno dei più grandi 
errori nell'insegnamento quello di esporre una lezione 
tutta di seguito, o di limitare una interrogazione ad 
un solo scolare. Presto la scuola s'avvezza al mal 
uso di lasciar dire, l'altro scolaro sicuro, si divaga 
e colla facilità giovanile corre dietro alla propria 
immaginazione, che lo porta lontano, e il frutto della 
lezione si perde per lui. Quello dell'attenzione è uno 
sforzo difficile anche alle menti adulte e riflessive. 
Se la coscienza delle scolaresche parlasse, potrebbe 
rivelare su questo punto al male accorto maestro, 
degli orribili abissi. 

Nelle classi inferiori quest'obbligo si fa tanto più 
stringente. Si è notato quanto giovi per l'attenzione 
il quarto d'ora di intermezzo, e la lezione di soli 
tre quarti. 

I maestri mettono in uso tutti i mezzi possi- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 93 

punti, e rilavorano sulle lezioni, il solo modo per 
«cui l'insegnamento possa rimanere impresso e dar 
frutto. 

Da questo e da ciò che va altrove accennato, si 
può comprendere, quale sia pel Tedesco il concetto 
della sua scuola. Non è un luogo dove si fa del sa- 
pere per chi vuole apprenderlo: ma dove s'insegna 
ad apprendere, e si cura che s'apprenda; dove nes- 
suno che vi si affidi, resta ignoto o trascurato. È 
pari dovere del maestro di ben porgere il suo in- 
segnamento, come di cercare che lo scolaro lo fac- 
cia suo. Il più fecondo elemento, è quella intima 
relazione che passa fra l'ordinario e la sua classe, 
per cui egli si fa il coltivatore e l'inspiratore della 
disciplina, e s'occupa della sua buona riuscita, col- 
T impegno della responsabilità personale, e dell'amor 
proprio; quel legame morale che fa di ogni parte 
della scuola un lato sensibile del maestro. Ciascun 
discepolo è una testimonianza, il loro insieme è il 
giudizio del professore. Fra questa massima e quella, 
che pur troppo non di rado si udì espressa dai no- 
stri insegnanti: — « per me basta che cinque o sei 
vadan bene, per mostrare che ho fatto il mio do- 
vere! > — corre un abisso, in fondo al quale sta 
uno dei vizi originali della nostra scuola, e in fondo 
al quale precipitano molti tristi effetti del nostro 
insegnamento. 

Degli insegnanti. — Non v'ha dubbio che insieme 
agli ordinamenti, sono i buoni maestri che fanno la 
buona scuola. L'insegnante in Germania gode di una 
grande distinzione sociale, è ben pagato, e da lui si 
richiede molto. Sebbene anche colà per lo passato la 



M 



E LL ISTRUZIONE SECONDARIA. 

Qsegnamento fosse pel riguardo econo- 
jdesta, non lo era per quello morale: 
liori giovani vi si dedicavano, e i Gin- 
ipre stati seminari di giovani scien- 
sono usciti spesso grandi professori 
tà. In questi ultimi tempi poi la le- 
Prussia ha compiuta per sé, e pro- 
tro parti della Germania una riforma, 
ato al miglior grado anche le condi- 
i degli insegnanti, e promette a que- 
j ceto, insieme coi destini della col- 
e, il più lieto avvenire. 

■■ione. — I maestri per le scuole secon- 
ino nelle Università e nei Seminari a 
i. Chi si destina per l'insegnamento 
ce aver compiuto tutto il regolare 
tasio: seguita l'Università almeno per 
atta la pratica dei Seminario; quindi, 
ria percorsa questa trafila, ossia che 
Dia conquistato il grado accademico 
gli restano a subire i così detti esami 
nnanzi alla R. Commissione scien- 
i esami, ' per ottenervi la facvllas 

Gl'Università sono liberi, ed anche il 
ante li segue nella regola a tutti co- 



loioni, di cui yo n'ha una per ogni Pm vinci*, hu per 
■ i candidati agli ahi uffici scolastici, i raaaitri, e di 
ni dagli abituri. Si compoogon dì un direttone didi- 
inatoti, ognuno per una speciale materia, come: due 
laica, uno per la lingua e letteratura tedesca: uno 
icese: uno per la mal ora allea e fisica: uno per la «te- 



I •* 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 95 

mime. Essi vengono coltivati in modo puramente 
scientifico, senza riguardo alla professione futura 
dello studente. Perciò gli studi speciali di ciascuna 
Facoltà non sono atti di per sé a preparare per 
l'insegnamento pratico della scuola. — In molte 
Università si tengono dei collegi e dei corsi allo 
scopo speciale di educare insegnanti per le scuole 
superiori : si sono costituite da professori e da pri- 
vati docenti d'ogni facoltà delle Società, dove si 
fanno esercizi pratici. In queste Società, sorte per 
iniziativa privata di detti professori, vengono ac- 
colti in massima i candidati per l'insegnamento, 
che hanno subito l'esame prò facultate docendi; vi 
si fanno lavori, discussioni; si tengon lezioni in 
quelle determinate materie, ed ogni anno si fa di 
ciò una relazione al Ministero e si presentano i la- 
vori fatti dai membri. Sviluppandosi poi, e pren- 
dendo proporzioni maggiori e basi durevoli, esse si 
convertono nei così detti Seminari. 

Seminari. — - Lo scopo del Seminario è quello di 
apprender la materia insieme col modo di inse- 
gnarla nelle scuole; di dare avviamento alla pratica 
applicazione, ed alla coltura del sapere individuale. 
Essi hanno propri fondi e vengono sussidiati dal 
Governo: quelli che vi sono accolti come membri 
ordinari, per rimunerazione ricevono uno stipen- 



ria e geografia: per la filosofia e pedagogia: uno per la teologia ed ebraico. 
Più sempre tre membri straordinari per la storia naturale, o altro. Que- 
sti membri straordinari vengono scelti fra i professori più hi grido di 
quella data materia. Il direttore redige una relazione al Ministero, alla 
fine di ogni lavoro della Commissione. La Commissione poi e sotto l'alta 
ispezione del Governatore della Provincia. 



j 




IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 97 

un'istruzione ministeriale ne prescrive le norme e 
le condizioni per gli esami. l 

Lo stesso avviene per la sezione del canto, e per 
quella della ginnastica. Nelle principali scuole di 
musica si sono istituite lezioni speciali, dove l'arte 
e il metodo si apprendono con riguardo all'istru- 
zione nelle scuole. Tali istituzioni son quasi tutte 
state promosse e vengono sovvenute dallo Stato. — 
Per gli esami dei maestri di ginnastica si richie- 
dono le fondamentali nozioni anatomiche e fisiolo- 
giche, affinchè poi possano, in casi di disgrazie, ap- 
portare prontamente i primi soccorsi necessari ai 
feriti. 

Esami per gli insegnanti. — L' insegnante per ar- 
rivare al sommo della carriera scolastica, ha da 
percorrere quattro gradi, che si superano con al- 
trettante prove: 1.' quella già indicata prò facili- 
tate docendi; 2.' de loco; 3." prò ascensione/ 4.* col- 
loquium prò rectoratu. 

Nel primo esame i candidati debbono venir pro- 
vati, se per la filologia e la storia: nel tedesco, nel 
latino e nel greco, francese ed ebraico, di più nella 
mitologia, nella storia delle tre prime letterature; 
nella filosofia pedagogia e teologia; nella storia, 
nella geografia e nell'archeologia. Se per le scienze: 
nella matematica, nella storia naturale e nella 
fisica. Di queste materie alcuna dev'essere princi- 
palmente scelta: o latino, greco e tedesco: o storia 
e greografia: o matematica e storia naturale; da 



* 2 ottobre 1873. Cfr. Wiese, 1. e, III, 405; e io Ver or dn unge n und 
Gesetze. 



DELL ISTRUZIONE SECONDARIA. 

si queste in modo profondo e da potersi subito 
nare. Le prove consistono in uno scritto, una 
ìe e in conferenze orali: ciascun candidato 
presentare una propria vita scritta in latino, 
francese se per le scuole e materie realistì- 
Dai candidati per la storia, si richieggono co- • 
ani dei classici, sempre per la ragione, ch'essi 
.no risalire alle fonti dello studio di quella, e 
■oter fare le lezioni in latino. — La proposta 
eludere la filosofìa come materia degli esami, 
impre più trovando voci. Invece si fa sempre 
acalzante la domanda, che per gli studi fllo- 
debba esser messa come obbligatoria pel fu- 
insegnante, la conoscenza della grammatica 
arata e del sanscrito. ' Cosi è stato dalle au- 
i riconosciuto, e viene oramai richiesta, anche 
3 studio delle lingue moderne, una profonda 
zione delle antiche, e la piena coltura ginna- 

generale si cerca di abbandonare il sistema 
insegnanti esclusivi per una sola partita. 

o vale specialmente per le classi inferiori, 
si può rilevare dall'orario riportato. 
sempre crescendo l'uso di prendere la qua- 
in diverse materie. — Così di rado avviene, 

sempio, che l'istruzione della ginnastica non 



inclusioni tu questo «rgomento furono pronun- 
> scrino; Bai Sprodutudium auf dm dtuiichcn 



a mi fermo sull'importi 
ve presentare*] pubblio 
colo, che per 1» queitio 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 99 

venga impartita da un insegnante ordinario del- 
l' istituto stesso: e spesso i maestri di disegno pos- 
seggono anche la qualifica per la storia naturale 
e la matematica. All'incontro oramai rarissima- 
mente i candidati all'insegnamento si fanno abili- 
tare per l'istruzione religiosa, tanto che questa 
deve venire in molti luoghi affidata a persone estra- 
nee; di solito a gente del clero locale. 

Gli esami prò loco e prò ascensione si fanno quando 
si vuol conseguire un posto, pel quale non si pos- 
siede il titolo. In questo caso l'esame si limita solo 
alla materia che si vuole insegnare. 

Il colloquimi prò rectoratu ha luogo solamente 
per uno che sia già stato destinato ad un posto di 
direttore: ed è una prova per vedere se il prede- 
stinato sia in grado di ben sostenere l'ufficio, e 
specialmente se possieda sufficienti cognizioni filo- 
sofiche, pedagogiche e scientifiche, per poter bene 
dirigere la scuola, e regolarne con intelligenza le 
varie facoltà. 

Anni di prova. — 11 candidato per un posto di inse- 
gnante in un Ginnasio, va assoggettato ad un anno 
di prova e di pratica nell' istituto dove vuol essere 
collocato. La prova può durare anche per due anni: 
in questo tempo egli riceve la istruzione dal diret- 
tore, e frequenta le lezioni del maestro ch'ei deve 
sostituire: egli stesso deve mettersi al suo posto e 
far lezione, e riceverne da lui che vi assiste, le cri- 
tiche. Deve esercitare la sua arte pedagogica e di- 
sciplinare sopra scolari renitenti; studiare il carat- 
tere della scuola e degli allievi che deve istruire. 
Durante il periodo del loro tirocinio vengono que- 




DELL'ISTRUZIONE SECONDARIA 

didati sovvenuti di sussidi o dagli istituti 
ari, o dal Ministero. 

ied uffici. — Il più alto grado per dignità in un 
.o, è naturalmente quel di Direttore, che pei 
ìasi e Scuole reali di 2." ordine e borghesi, 
na Rettore; dopo di lui, quel di Maestri supe- 
iberlehrern); quindi di maestri ordinari, Aiuti 
lei e Candidati; di Maestri tecnici. Profes- 
un titolo solamente, che si acquista per me- 
per anzianità, e non prima che si sia già 

nel rango dei Maestri superiori, 
■ettore ha per dovere d'ufficio d'insegnare 
2 alle 16 ore in settimana; il maestro supe- 
alle 20 alle 22; l'ordinario dalle 22 alle 24. 
ordinanza non è però ferina e generale: la 
za vien determinata dal numero e dalla im- 
;a dei temi da ricorreggere. Per dovere di 
;età poi, i colleghi son tenuti al vicariato, 
canza dell'ordinario insegnante di una scuo- 
1 princìpio del semestre, ogni insegnante de- 
1 direttore due ore settimanali libere per 
Bcio. Quando le ore del vicariato debbano 
i molte e continue, ordinariamente vengon 
rate. — Ad un insegnante delle scuole medie 
bsso solo di occupare altri impieghi dietro 

col direttore e licenza del magistrato sco- 
della provincia. Per le lezioni private non 
jno di permesso. 

1 collocamento degli insegnanti nelle Scuole, 
>iù di ostacolo, come abbiam veduto, la pro- 
i religiosa. Bisogna invece che essi sian lì- 
il servizio militare attivo. 11 concetto del 



.V* 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 101 

Patronato, col mantenimento della Scuola, implica 
anche il diritto di sceglierne i maestri e gl'impie- 
gati. Ma nei presenti rapporti, il diritto dello Stato 
si diffonde quasi generalmente, e gl'insegnanti ven- 
gon nominati per Regio Decreto. Per l'elezione o 
approvazione dei maestri hanno facoltà i Governi e 
i R. Collegi scolastici delle singole Provincie; per 
quella dei maestri superiori, i detti Governi e Col- 
legi debbcmo cercare l'approvazione del Ministero 
dell'Istruzione. — I direttori dei Ginnasi e Scuole 
reali son nominati dal Re: e quelli degli Istituti in- 
dipendenti hanno bisogno della sua approvazione. 
Deposizioni avvengono solo in seguito a formale 
processo disciplinare: gl'insegnanti sono in ciò sot- 
toposti alle leggi disciplinari che valgono per tutti 
gli altri ufficiali. L'insegnante abbisogna di per- 
messo per viaggi, durante il tempo delle lezioni, e 
di darne avviso durante quello delle vacanze. Le 
dimissioni vanno annunziate, da ambe le parti, un 
semestre avanti. 

Stipendi. — Un ordinamento dell'aprile 1872 re- 
golò gli stipendi degl'insegnanti a' Ginnasi e Scuole 
reali governative, che fino allora erano stati asse- 
gnati differentemente, anche per maestri e scuole 
dell'istesso grado e merito. 

Questo avvenimento ebbe potere di condurre al 
medesimo fatto anche molte delle scuole indipen- 
denti ; altre si scosser di poco o rimasero al punto 
dove eran prima. 

Ecco lo specchio normale degli stipendi: 

Ai direttori, nelle città con più di 50,000 abi- 
tanti: 1) per un periodo di servizio inferiore a 5 




102 dell'istruzione secondaria. 

anni, 1700 talleri. — (Ud tallero vale lire 3,75 a 
età d'oro). — 2) per un periodo di servìzio dai 
10 anni, 1800 talleri. — 3) dai 10 ai 15 anni, 
1 talleri. — 4) sopra i 15 anni, 2000 talleri. — 
ella città di Berlino 2200 talleri, 
illa città con meno di 50,000 abitanti: 1) per 
>eriodo di servizio inferiore ai 5 anni 1500 tal- 
- 2) 1600 talleri. - 3) 1700 talleri. — 4) 1800 

jii insegnanti ordinari (inclusi i maestri supe- 
i): 

In Berlino da 700 a 1700 talleri: in media 1200 
ì tutti gli altri luoghi da 600 a 1500 talleri, in 
ia 1050. 
maestri elementari e tecnici : 

in Berlino da 500 a 700, in media 750 talle- 
- 2) altrove da 400 ad 800, in media 600 talleri. 
;r gli aiuti scientifici sono ordinariamente mi- 
te le paghe da quella dell' ultimo maestro ordi- 
o, per quelli a insegnamento pieno. Per quelli 
ce che insegnano solo un dato numero dì ore 
ettimana, viene designata una rimunerazione 
)Orzionata. 
ii Proginnasì e le Scuole borghesi è stabilita 

media di 1500 talleri pei rettori, 1200 pei mae- 

superiori, da 900 a 600 pei maestri ordinari. 
icuole reali di 2." ordine si regolano secondo la 

condizione o dietro quelle di 1.° ordine, o die- 
te Scuole borghesi. Per tutti gl'insegnanti vale 
egola dell'aumento proporzionale per età di 
izio. 
i stipendi vengono pagati a spese del bilancio 

iascun istituto; e dove questo non basti, la 



-f— 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 103 

mancanza è riempiuta dal fisco, Lo Stato si ob- 
bliga a ciò per periodi fissi, di 7 o di 9 anni: 
alla fine dei quali gl'istituti debbono fornir le prove 
sufficienti di avere ben compiuta la loro missione 
e adempiuti i propri doveri. In seguito a queste 
prove, le sovvenzioni dello Stato, o vengon ritirate, 
o rinnovate per un altro egual periodo. 

Oltre lo stipendio gì' insegnanti percepiscono una 
perpetua indennità d'alloggio proporzionata al rango 
ed al luogo di soggiorno. Direttori fr maestri supe- 
riori di Ginnasi e Scuole reali di 1.° ordine, i ret- 
tori dei Proginnasi, Scuole borghesi e reali di 2.° or- 
dine hanno in Berlino 400, altrove, secondo la 
proporzione degli abitanti, 300, 240, 200, 180 talleri: 
ai rettori delle altre scuole non pareggiate, e ai 
maestri ordinari 180, in Berlino: altrove 144, 120* 
100, 72, 60, talleri. 

Gl'insegnanti aiuti o provvisori ricevono delle 
rimunerazioni proporzionate al loro ufficio. 

Oltre il suddetto beneficio, gì' insegnati delle Scuole 
di Prussia godono delle spese di viaggi e diarie, 
quando vengon mossi per ragioni di ufficio: e sem- 
pre nella proporzione del grado. Una indennità è 
fissata per mutamenti di abitazione. E così per 
tutto, lo Stato non rivolge mai da essi lo sguardo 
riconoscente dei loro giusti bisogni. In ogni caso, 
direttori e maestri caduti senza loro colpe in di- 
sgrazie, ricevono sovvenzioni e conforti. 

Mossi dall'esempio degli insegnanti governativi, 
anche quelli degli istituti comunali o d'altro pa- 
tronato, si rivolsero allo Stato, chiedendo il miglio- 
ramento delle loro condizioni economiche. Per ri- 
guardo alla ragione fatta valere, che gl'insegnanti 



* 



104 dell'istruzione secondaria. 

non Tanno considerati come semplici ufficiali par- 
icolari, ma come quelli che servono all'interesse 
elio Stato tutto, fu statuito dal Parlamento nei 
ìaggio del 1874 che il governo adoperasse tutti 
mezzi che gli restavano, per soccorrere quegli 
isegnanti pei quali i Comuni e i rispettivi patroni 
on potessero, o non volessero più riccamente prov- 
edere. 

Pensioni. — Come per gli stipendi, così anche 
er le pensioni è avvenuto un grande migliora- 
ìento nelle condizioni degli insegnanti. I punti 
rincipali degli ordinamenti che regolan questa 
artita vanno ricordati, perchè mentre nella legge 
iscian trasparire la mite natura e la pietà dei- 
animo tedesco, mostrano anche il senso di dignità 

rispetto che ivi si prova per questo ceto." 

Ad un maestro che venga pensionato mentre si 
rova in ufficio in qualche istituto dello Stato, 
engono contati anche gli anni da lui passati in 
ltri insegnamenti. Anche gli anni di prova, sono 
alcolati per la pensione. 

A'maestri già pensionati, prima del mìgliora- 
lento della legge, vengono concessi degli aumenti. 
, decreto emanato a questo riguardo, s'esprime: 

che la questione dei bisogno è già abbastanza 
>rte ragione per l'accordo di tali soccorsi; né, di 
iù, va dimenticata in questi casi la dignità dei 
Applicanti ». 

La pensione si regola dalla somma dello stipen- 
io, senza riguardo al grado ufficiale. 

Lo Stato non lascia di sorvegliare su questo ar- 
omento anche le Scuole da lui indipendenti. Esso 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 105 

concede alle città di istituire propri fondi di pen- 
sione, quando assicurino l'osservanza dei doveri 
verso gli insegnanti da pensionare, e quando gli 
ufficiali dello Stato abbiano avuta certezza, che le 
condizioni finanziarie di dette città loro permettono 
di assumersene in modo durevole l'obbligo, assicu- 
rato sui loro fondi camerali. Del resto i patronati 
degli altri istituti privati, hanno in generale prov- 
veduto al futuro ben essere, dei loro insegnanti, 
per via di assicurazioni sulla vita. Dovunque poi 
in ogni specie di associazione morale, sorgono per 
iniziativa privata degl'interessati stessi, o altri- 
menti, casse di mutuo, per assicurare l'avvenire dei 
loro membri, e quello delle vedove e degli orfani. 
Quasi ogni istituto ha la sua cassa per le vedove. 
Per un esempio, quella del Ginnasio Federico-Gu- 
glielmo possedeva alla fine del 1873 un'ipoteca di 
7000 talleri, valori per 6400, e in denaro 161 tal- 
leri : in tutto 13,561 talleri. Le vedove soccorse coi 
frutti di questa somma eran quindici. (V. il pro- 
gramma di detto Ginnasio del 1874). 

Responsabilità del direttore. — Nella persona del 
Direttore è immedesimato il concetto ed il carat- 
tere di una Scuola. Egli vi sta come il capo, in cui 
tutte le impressioni si concentrano, e da cui par- 
tono tutti i moti che danno vita e direzione al suo 
istituto. Abbiamo avuta occasione diverse volte di 
accennare a quella interna libertà della scuòla te- 
desca, che le permette di svilupparsi secondo le 
sue condizioni e di costituirsi come un organismo 
in sé completo e indipendente, fornito di un pro- 
prio e individuai carattere. Il movimento della vita 



M 



DELL ISTRUZIONE SECONDARIA 

i tende al presente in tutto ad una egua- 
Bnerale ed unificatrice; ma furori pure 
politiche e storiche che diedero occasione 
o a quella varia e molteplice singolarità 
istituzioni. 

iecialmente al principiar di questo secolo 
a dopo le grandi sciagure nazionali che 
>er rianimare il sentimento generale ca- 

sflducia del suo governo, riordinò il suo 
tiministrativo, mettendone a base per tutti 

principio dello sviluppo indipendente, 
> al genio ed alla diretta responsabilità 

Un tal principio valse anche, e forse più 
ì, per le cose della istruzione. Quali effetti 
inno i nuovi indirizzi, lo proverà il fu- 
tituzioni del passato hanno dato quegli 
"rutti, di cui oggi la Germania sì loda. 
disse l'elezione di un direttore di un Gin- 

una Scuola reale di 1." online, è fatta 
atore per gli Istituti dello Stato: è sot- 
lla sua approvazione quella degli altri. 
■che nella nomina della persona riposa 
ì del destino della istituzione. I direttori 
ssere gente provata per dottrina e per 

La loro posizione è alta e grandemente 
: eguagliano in dignità i professori titc- 

Università. Fra i direttori dei Ginnasi 

contano non dì rado delle celebrità scien- 
ilte volte essi non hanno abbandonato il 
inviti a distintissimi posti nella carriera 
a; o si son visti lasciarlo solo per andare 
e alte cariche nell'amministrazione cen- 
i studi. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 107 

È stato notato più sopra quali sieno i requisiti 
per chi deve occupare un tale ufficio. Nel suo isti- 
tuto, pari quasi ad un re, deve dar ordine intelli- 
gente agli studi, regolare l'amministrazione econo- 
mica, indettare a tener vivo il sentimento della 
disciplina fra insegnanti ed alunni. Nei suoi rap- 
porti coi dipendenti e cogli scolari, il direttore 
appare spesso come un gran padre. Anche al di 
fuori, la convinzione della sua responsabilità mo- 
rale e della sua missione, gli danno un grande pre- 
stigio. 

La storia di un Ginnasio e di una Scuola si 
stringe quasi sempre in una colla storia del fon- 
datore e dei direttori \ A parte quello che va detto 



1 Valga qui il riportare alcuni cenni sulla origine del Ginnasio Fe- 
derico-Guglielmo di Berlino, che l'ottuagenario direttore Ranke, di cui si 
festeggiò l 'anno passato il 50. mo anniversario della elezione a quell'uffi- 
cio, lesse nell'occasione dell'inaugurazione della gran piazza ginnastica 
pel detto istituto. Il Parlamento aveva accordato per l'erezione di que- 
sta piazza e pel riordinamento della fabbrica delle scuole, un capitale 
di 202,000 talleri (757,500 franchi) Cfr. Programma del detto Ginnasio 
1872. € Ricordiamoci dei piccoli e modesti principi dell'istituto, in que- 
sto quartiere della città, e del potente progresso ch'ei fece sotto la di- 
rezione di Gian Giulio Hecker suo fondatore, per virtù della sua abnega- 
zione e infaticabile attività. Hecker ha mietuto in ricca misura la sua 
ricompensa, pe r la fondazione della scuola, avviata e compiuta colla 
benedizione di Dio, per mezzo dei resultati sempre cresciuti coll'andar 
del tempo. Federico il Grande preparogli cogli accordati privilegi, una 
base sicura: Federico-Guglielmo II, per la festa del suo 50. mo anniver- 
sario di fondazione, gli dette col Ginnasio fine e corona; Federico-Gu- 
glielmo III compi in degna maniera la fabbrica del Ginnasio, e gli con- 
cesse grandi vantaggi coll'annessione delle Scuole elisabettiane; Fede- 
rico-Guglielmo IV, oltre la sua cooperazione per le scuole elisabettiane, 
concesse l'uso della piazza ginnastica nella Hasenhaide, e soccorse la 
rifondazione della Scuola reale; a Guglielmo imperatore dobbiamo noi 
l'ingonte somma che ha reso possibili le essenziali modificazioni archi- 
tettoniche del nostro istituto. Cosi progredì di grado in grado quell'opera 
già con tanto ardire intrapresa. 



•c*l 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 109 

a quel modo che nella maggior parte dei Ginnasi 
tedeschi si usa far col latino. 1 

I Programmi. — Il direttore è tenuto ogni anno 
a render conto alle autorità ed al pubblico inte- 
ressato, dell'andamento morale e statistico della 
sua Scuola. Questo si fa col così detto programma 
scolastico, che si pubblica il giorno della solennità 
degli esami. Questo programma consta di due parti: 
di una dissertazione scientifica di uno degli inse- 
gnanti del rispettivo Istituto, e che dev'esser come 
una prova del continuar fra loro dell'attività scien- 
tifica; poi della relazione del direttore. Questa con- 
tiene: 

A) il prospetto delle lezioni e della loro di- 
stribuzione fra gl'insegnanti, nei due semestri. — 
Il programma delle materie, come vennero nelle 
diverse Scuole trattate. — L'elenco dei temi pro- 
posti alla seconda ed alla prima classe, da farsi 
a casa, nella classe e nell'esame. 

B) la cronaca dell'Istituto: cioè il quando del 
cominciare e finir delle Scuole; le vacanze ordina- 



' Nel giovine Gì nnasio di Charlottenburg presso Berlino, diretto dalo 
Dr. F. Schultz, nell'inverno di quest'anno venner date dagli scolari due 
rappresentazioni del Filoltetc di Sofocle, nel testo originale greco. I cori 
e le parti erano recitate tutte da ben esercitati alunni delle classi su- 
periori. La lingua, i costumi, la messa del teatro, la distribuzione dei 
cori, riprodotto tutto esattamente secondo gli studiati modelli della rap- 
presentazione greca, rendevano uno spettacolo curioso in se e di sommo 
interesse. La cosa riuscì lodatissima. Si può ben comprendere qual grado 
d'istruzione sia necessaria a 1 giovani per riuscire a metter insieme uno 
spettacolo di questa sorta, e qual potere essa debba avere, di render 
loro famigliare la lingua, gradito lo studio, e focile la comprensione del 
sentimento dell'antichità greca. Del resto 'recitazioni greche si fanno 
quasi sempre nella solennità della prova pubblica al fin dell'anno. Rap- 
presentazioni di drammi latini sono frequentatissime. 



TW*' 



110 dell'istruzione secondaria 

rie, quelle straordinarie, e le feste scolastiche; il 
movimento degli insegnanti o partiti o nuovi ve- 
nuti, di ciascun de'quali il direttore deve dare un 
cenno biografico. 

C) le notizie statistiche: il numero degli sco- 
lari nell'insieme ed in ciascuna classe; quella degli 
entrati e degli usciti; la lista dei licenziati, nella 
quale si dà il nome e l'età, la religione del gio- 
vane; il tempo dei suoi studi nell'Istituto; la nuova 
carriera da lui intrapresa, e se venuto all'Uni- 
versità, la specie degli studi avviati. Questa è l'ul- 
tima cura che la Scuola porta del suo passato 
alunno. 

jD) aumento dei mezzi d'insegnamento: cioè la 
descrizione dei libri acquistati o regalati che ven- 
nero ad arricchire la biblioteca dell'Istituto, e di 
tutti gli altri oggetti per l'insegnamento della mu- 
sica o del disegno, per la lezione di geografia, di 
fisica ecc., e finalmente una piccola statistica del 
movimento della biblioteca scolastica. 

E) un elenco dei benefìcatori e dei benefìzi, 
delle fondazioni e dei tributi offerti, o da corpi 
morali o da privati, pei bisogni della Scuola, o 
per sussidi e stipendi agli scolari meritevoli. 

F) le disposizioni delle autorità e le leggi ri- 
ferentisi alla Scuola; e finalmente 

G) il programma del pubblico esame e della 
festa congiunta. 

Un esemplare di questi programmi deve per ob- 
bligo essere presentato alle rispettive autorità, e a 
ciascun del pubblico interessato, per qualsivoglia 
legame, a quella tale scuola. La parte in questo 
caso dovuta è la relazione del direttore: l'aggiunta 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. Ili 

della parte scientifica, e in generale una più am- 
pia distribuzione per qualsiasi altro uso, del pro- 
gramma, è lasciato di piena facoltà all'ammini- 
strazione dell'Istituto. 

Il direttore, come capo e rappresentante, racco- 
glie le opinioni e i voti del suo collegio, ai quali 
dà espressione e valore al di fuori. Periodicamente 
hanno luogo delle conferenze dei direttori delle 
varie Provincie, dove vengon trattate le questioni 
e le proposte dei diversi collegi scolastici. Cosi 
raccolti come nell'ordine di un sistema costituzio- 
nale, vengon per mezzo dei loro organi primi a 
trovar in un punto solo voce e discussione, i pro- 
dotti della esperienza, dell'opera, della vita di tutte 
le Scuole. 

Il Patronato. — Uno dei momenti principali nella 
costituzione degli Istituti che noi studiamo, è quella 
del patronato. Tutti questi Istituti ebbero diverse 
origini: la maggior parte furono fondati da città, 
altri dallo Stato, altri da corpi morali, altri infine 
per iniziativa privata. Il possesso e il mantenimento 
della Scuola, danno anche per principio il diritto 
di amministrarla e di materialmente e moralmente 
dirigerla. Cosi il fondator di una Scuola, o i suoi 
legittimi successori, ne sono i patroni e vi man- 
tengon la loro ingerenza, i corpi morali per mezzo 

■ 

dei loro membri deputati, lo Stato per i suoi uffi- 
ciali, i municipi per mezzo dei loro magistrati, o 
di uno special curatorio a ciò eletto. 

Per quel libero sviluppo della storia delle istitu- 
zioni scolastiche tedesche, lo Stato dapprincipio fu 
quello che meno vi ebbe da fare: invece ora venne, e 



> 



12 dell'istruzione e 

■-osegue ogni giorno prendendovi più possesso. Pre- 
veniente in Prussia gli Istituti di istruzione me- 
i si distribuiscono sotto questo rapporto nella pro- 
azione di B /so incirca di patronato cittadino; 8 /a>cir- 
di assoluto patronato regioossiadel governo; 9 /sodi 
tronato misto fra regio e cittadino; "/so di patro- 
ti privati o di comunità ecclesiastiche, e final- 
iste '/m fl i cui i rapporti di patronato sono vari 
ìon determinati nettamente. 

Stalo e finanze degli Istituti. — Perciò che si ri- 
isce alla parte morale,* all'insegnamento, dopo 
; lo Stato ha fatto valere il principio: a eguali 
itti, eguali doveri, ciascuna Scuola si studia di 
{giungere il pareggiamento, diventato per loro, 
ne abbiamo altrove osservato, questione di vita. 
n cosi è andata pei rapporti finanziari: che 
ntre il governo stabiliva per le Scuole sue un 
ancio normale, molti degli altri patronati non 
a potuto seguirlo, ed hanno avanzato di poco: 
ìan lasciati nelle vecchie condizioni i loro in- 
canti. Ma come per la questione del pareggia- 
ste si sentono urgentemente sollecitati da parte 
pubblico, o a mettersi di paro collo Stato, o 
binare, così per quella finanziaria si sentono in- 
zati dalla parte degli insegnanti. Si è in mezzo 
pieste loro peripezie che che lo Stato si fa in- 
azi e mette il piede conquistatore, per ridurre 
,to la sua amministrazione tutta la costituzione 
Mastica: mirando a raggiungere i tre fini, dell'e- 
tglianza dell'insegnamento, del trattamento degli 
egnanti, e delle tendenze morali, specialmente re- 
iose, ora soggette agli influssi dei diversi patroni. 



"^ 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 113 

Secondo i rapporti finanziari sonvi cinque specie 
d'Istituti: 1) Quelli a tutte spese dello Stato. 
2) Quelli mantenuti dallo Stato e da altri in co- 
mune. 3) Quelli ai quali lo Stato è tenuto a dar 
sussidi in seguito ad obbligazioni legali. 4) Quei 
mantenuti da altri, ma liberamente sovvenuti dallo 
Stato. 5) Infine quelli che si mantengono a tutte 
loro spese, e sono affatto indipendenti. Di questi 
Te n'ha in Prussia, fra i 452, in tutto 143. (Wie- 
se, III, 419-20, 424-34). La proporzione poi delle 
quote, colle quali lo Stato entra nelle spese comuni 
con altri enti morali, o eolie quali sovviene i vari 
Istituti, sono diverse molto, e senza regola; dipen- 
don dalle circostanze e dai patti fatti singolarmente 
con ciascuno di essi. 

La spesa totale pel mantenimento di tutti gli 
Istituti pubblici d'istruzione media in Prussia fu 
nel 1874 di 6,804,342 talleri; dei quali 1,516,249 
dai fondi dello Stato, il resto da altri mezzi. 

Lo stato dei singoli Istituti varia d'assai secondo 
l'ampiezza delle loro proporzioni. Il più ricco di 
tutti è il nostro Ginnasio Federico-Guglielmo di 
Berlino, coi suoi dipendenti Istituti, che ha un 
bilancio di 114,510 talleri. Dopo di questo il Ioa- 
chimsthalisches Gymnasium, pur di Berlino, con 
80,715 talleri, e la così detta Landeschule di Pforta 
nella Provincia sassone, 72,160 talleri. Parecchi 
Ginnasi di grandi città posseggono dai 50 ai 30 mila 
talleri; il loro maggior numero medio però va 
dai 25 ai 12 mila: alcuni pochi sotto i 10,000; 
quello di minore spesa di tutti, il Ginnasio di 
Strehlen in Silesia, città di 5607 abitanti, che costa 
7050 talleri. I Proginnasi si muovono fra i 4 e 

8 



3HLL ISTRUZIONE e 

Scuole reali poche hanno dai 40 ai 
naggior numero dai 25 agli II mila 
; di 2.° ordine vanno anche di sotto 
quelle borghesi poche hanno uno stato 
ei 20,000, e il più grande lor numero 
jia fra i 9 e i 4000; due sole vanno 
. questa cifra. 

Miche. — Gli scolari pagano una tassa 
dia a 24 talleri: è però lasciata fa- 
voli Istituti di innalzare o abbassar 
a, ciò che si fa in modo diversissimo. 
a comunali fanno una differenza fra 
esani e quelli estranei. Esenzioni dal 
ella tassa vengono accordate ordì- 
i 10 su cento degli scolari: di pre- 
igli degli insegnanti e ufficiali delle 
di questa non vi sono in generale 
ioni: in alcuni luoghi si fa pagare 
assa di ammissione e di uscita (1, o 
ier la biblioteca (1 o V* tallero). 
; ora queste piccole tasse sono an- 
i combinato tutte nella prima grande, 
ta delle Scuole era più abbandonata 
ia, era il modo di cui quelle si ser- 
icrescere i lor mezzi insufficienti; e 
i difficile il torre dagli Istituti sui 
o non ha potere, una serie d'altre 
:ome sarebbero, oltre quella di ammis- 
a, la tassa di promozione, quella per 
colastici, pei funzionari tecnici, inser- 
Iume, ecc. In alcuni luoghi si rego- 
al censo dei genitori degli alunni. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 115 

La disciplina. — Un regolamento generale per 
la disciplina interna delle Scuole, non esiste, es- 
sendo questo il luogo dove va più data libertà al co- 
stume ed alle condizioni del paese. Su questo punto 
l'amministrazione centrale procede coi maggiori ri- 
guardi, avanzando lentamente e senz'urti studiandosi 
di accordare le giuste pretensioni di ciascuno con 
l'ordine generale. Ai consigli scolastici d'ogni pro- 
vincia spetta il fissare le regole principali della 
disciplina: al direttore di un Istituto di pensare 
ai provvedimenti speciali. 

Essendo lo scopo della Scuola di educare insieme 
l'intelligenza e il morale dei giovani, conviene che 
la vita di essa s'accordi con quella della casa, 
perchè qui si confermi l'opera là avviata. Le au- 
torità scolastiche debbon quindi tenersi in diretti 
rapporti colla famiglia dello scolare, e devono sorve- 
gliare quelli che non hanno i genitori nel paese. In 
molti casi la Polizia urbana viene loro in soccorso. 
I maestri sono obbligati a tener conto delle prati- 
che esterne dei giovani. Agli scolari sono interdetti 
certi ritrovi e divertimenti; la visita delle osterie 
è loro permessa solo in compagnia dei loro genitori 
o sorveglianti. In molti luoghi, secondo il costume 
antico, era proibito sotto pena agli osti, di servir 
di cibi e di bevande gli scolari riconosciuti. Il mem- 
bro di qualche Istituto scientifico in Germania è 
quasi sempre fornito di un segno di riconoscimento, 
la carta di legittimazione, colla presentazione della 
quale egli reclama certi suoi diritti, come sa- 
rebbe l'ingresso ai luoghi pubblici, e abbuonamenti 
di molte e varissime sorta. Inoltre gli scolari in 
generale portano un distintivo nel vestire, ordina- 




-■'^■Wlp. 1 .' ■ 1 



16 DELL ISTRUZIONE SECONDARIA 

iamente un berretto di colore; e senza di ciò, là 
x condizione di una persona è molto più ricono- 
abile all'aspetto ed al costume, che non da noi. E 
ol sistema poliziesco, che in fondo vale o valeva 
er la maggior parte della Germania, noto da noi 
ol nome di paterno, una sorveglianza di tal fatta 

possibile. Ora, secondo nuovi principi e ordina- 
tene, queste norme vengono ancora seguite in 
erti luoghi,, in altri rifiutate dalle Polizie; quindi 
iù acuta va ad essere l'osservazione delle autorità 
colasticbe, e tanto più la Scuola deve cercare in 
ìoventi morali, i fattori della disciplina e della 
ostumatezza. Dura tuttavia nella maggior parte 
ei casi l'uso dei direttori di tenersi in relazione 
olla Polizia locale, per ottenerne almeno dei rap- 
orti sopra indebite visite degli scolari nelle bettole. 

La grande quantità dei venuti dal di fuori e che 
on hanno famiglia nel luogo della Scuola, è quel 
he ne rende più difficile il mantenimento della di- 
ciplina: il contatto e l'abitare con genti diverse, 

quando meno, la mancanza di raccoglimento e di 
uida nella casa, portano effetti dannosissimi. Alun- 
ati, convitti e pensioni furono annessi a molti 
stituti d'insegnamento, appunto per evitare questo 
sconveniente, ma riescono di gran lunga insufli- 
ienti al bisogno. Miglior costume fu quello di molti 
laestri di aprire nella loro famiglia delle dozzine 
er un vario numero dì alunni della loro Scuola, 

in altre famiglie di ceto e di relazione degli stessi 
isegnanti. Dove però la sproporzionatezza dei biso- 
ni, o il troppo caro delle pensioni vieti a molti sco- 
pri di giovarsene, i direttori debbono guardare d'e- 
itare il pericolo che essi cadan nelle case di specu- 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. > 117 

lanti, e d'essere col loro vigile soccorso, sempre 
vicini nella vita dei loro giovani. 

Un altro punto sul quale i soprastanti sono obbli- 
gati di tener rivolta l'attenzione, sono le relazioni 
degli scolari fra di loro. Le associazioni sono fre- 
quentissime, anzi sono un momento caratteristico 
della vita scolastica tedesca. Esse hanno quasi sem- 
pre uno scopo scientifico ed istruttivo, e riescono 
spesso alla pubblicazione di periodici di egual carat- 
tere. Molte volte però avvenne che queste associa- 
zioni e i loro organi destinati a correr fra la gioventù 
ginnasiale, si proposero questioni e programmi di 
natura politica, socialistica o satirica, che parvero 
alle autorità della Scuola incompatibili o pericolose 
al carattere della loro gioventù. Il Ministero dichiarò 
necessario che al direttore o ad un insegnante di 
piena fiducia dovesse sempre esser noto ciò che uni- 
sce ed occupa i giovani, aflìn di poter giudicare come 
e quanto ciò possa accordarsi colla costumatezza e 
l'ordine, che debbon regnar nella scuola, e co' suoi 
scientifici interessi. Se l'indirizzo è buono, i giovani 
anziché impediti, vi debbono venir sollecitati: se ri- 
conosciuto cattivo, deve venir loro imposto di riti- 
rarsene, sotto minaccia delle pene scolastiche. Il Mi- 
nistero stesso è solito d'accusare pervia di circolari 
le pubblicazioni e i periodici che debbon vietarsi 
agli alunni de' suoi Istituti. 

Le pene che la Scuola può mettere a prova sopra 
i suoi ribelli, sono di diversa natura e grado. Pei ne- 
gligenti dello studio, sia per malavoglia o incapa- 
cità dopo che abbian ripetuto un anno, sien tornate 
vane le correzioni, e i maestri giudichino inutile un 
più lungo soggiorno, è l'allontanamento dall' Isti- 



j 



dell'istruzione secondaria 
litori ne vengono avvisati tre mesi pri- 
enitenti alla disciplina, quando tutti i 

morali sieno stati provati, si ricorre ai 
;otne la sospensione a tempo, la segrega- 
i classe ed anche la carcere. * Uno sco- 
dato per gravi mancanze da uno, non 

ricevuto in nessun altro Istituto della 
vincia. Questo per legge. Se la mancanza 
ta che la sua riammissione in una Scuola 
cir dannosa per questa, allora ei non 
aria più altrove e i consigli scolastici 
incie, per mezzo dei quali l'espulsione 
e ne danno l'un coll'altro l'avviso uffl- 

ìe per prova un estratto del regolamento 

inni esterni di un Ginnasio. Son detti 

confronto degli alunni interni o convit- 

illegio che alcune volte va unito ad una 

[cuoia. 

ente scolastico per gli ospiti del R. Gin- 

nachimsthals in Berlino. 

scuno scolaro, di cui il padre o tutore 
in Berlino deve venir affidato ad un 



ti dalle comunità unì ver sitar 


8, per esempio, v'ha quello 


bri vengan giudicati poniti 


par certi falli, dalla conio- 


ticha dalla Polizia urtano. P 




e le sue carceri. Essa può a 


rivare Ano alla pena della 


si, della relegazione, e dell'ai 


ilio dalla sua ginrisdiiione 


gli scolari che non abblan ce 


mpìuto il loro dorare gior- 


o restare a fare il penso un 1 


ra dono la chiusura della 




osservati dalla gente, con- 


e, a cannonati per via col m 


no solita: « Uh! quitto lì te 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 119 

curatore che si obblighi col direttore di tenere 
una sorveglianza coscienziosa sulla diligenza e co- 
stumatezza del medesimo fuori della Scuola. 

3) La scelta della pensione e del sorvegliatore 
deve aver l'approvazione del direttore. 

4) Nessun ospite deve trovarsi nel Ginnasio 
prima dei 10 minuti avanti il principiare delle le- 
zioni; nemmeno fuor del tempo dell' insegnamento 
trattenersi arbitrariamente in una Scuola o nel 
fabbricato. Nelle pause fra lezione e lezione nes- 
suno scolaro può lasciare il Ginnasio, senza un 
permesso scritto dal maestro. 

5) Dentro e fuori della Scuola gli scolari deb- 
bono tenere un contegno costumato, decoroso e mo- 
desto. Debbono osservare la pulizia e l'ordine della 
classe, e astenersi specialmente da qualunque dan- 
neggiamento degli utensili e del fabbricato. Il danno 
dev'esser rimesso a spese del colpevole, che ha da 
scontare oltre a ciò la pena meritata. 

6) H soffermarsi degli scolari sulle scale e cor- 
ridoi, il guardar fuor della finestra, come le grida, 
il rumore, il fischiare ecc. sono proibiti. 

7) Nel Ginnasio non debbono portarsi giuochi 
e libri estranei all'insegnamento. 

8) Comunicazioni nella classe son permesse 
solo se ordinate dal maestro: collette, solamente 
col permesso del direttore. 

9) Ciascuno scolaro deve rispetto ed obbedienza 
a tutti i maestri del Ginnasio. Nella lezione è ob- 
bligato a prendersi ogni ammonimento e rimprovero 
senza rispondere: durante il tempo dell'insegna- 
mento non è permesso di difendersi senza invito del 
maestro; solo in fine è lecito farlo modestamente* 



> 






DELL ISTRUZIONE SECONDARIA 

10) È interdetta la visita di osterie, caffè, bot- 
£lierie e birrerie e simili locali nell'interno e 
Gl'esterno della città, senza accompagnatura dei 
^nitori o tutori. 

11) È proibito il fumare in luoghi pubblici, 
!lle vie e in presenza di un maestro dell'Istituto. 

12) Obi perde o guasta un libro della biblioteca 
gli scolari e di soccorso, deve rifarlo a sue spese. 

13) Senza permesso dei genitori di chi ne fa 
veci, gli scolari non possono vendere né cant- 
ar libri o altri oggetti. 

14) Mancanze per malattia debbono essere an- 
tnziate per iscritto nel primo giorno, dai genitori 
curatori. Al ripresentarsi lo scolaro deve portarsi 
ia scusa scritta, con segnativi i giorni della man- 
nza. 

In tutti gli altri casi il permesso di assentarsi 
Ila Scuola dev'essere accordato dal direttore. 

15) 

16) I genitori o chi ne fa le veci, che affidano 
loro Agli o pupilli al Ginnasio, s'obbligano di 
operare con tutte le loro forze all'osservanza del 
ìgolamento. Se essi mai dovessero agire contro 
sue disposizioni, e render così la Scuola impo- 
ste ad adempiere il proprio assunto, l'Istituto si 
drà obbligato a render loro i Agli o pupilli. 

Ciascun Ginnasio va fornito di una biblioteca per 
a degli insegnanti e di un'altra per quello degli 
ilari. La prima allo scopo principale, di pro- 
fetare agli insegnanti il modo di tenersi sempre 
corrente del progresso della scienza, coll'acqui- 
» continuo dei più recenti e più importanti libri: 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 121 

di aiutarli neiristesso tempo ed incitarli a pro- 
gredire e levarsi ad un ordine di studi superiore a 
quello della pratica giornaliera. Cosi per gli sco- 
lari la biblioteca indica e provvede opere di lettura 
e d'istruzione, storie, viaggi e scoperte, poesie, e i 
più etetti lavori delle letterature drammatiche, ro- 
mantiche, patrie e delle nazioni straniere, ecc. ecc. 

Per questo, come per gli stipendi di scolari, sov- 
venzioni e simili, più si dimostra la bontà e l'in- 
teresse diretto del pubblico per la Scuola, per mezzo 
di continui regali. Il numero ed il titolo delle opere 
entrate nelle biblioteche, sien per dono che per acqui- 
sto, vengon riferiti ogni anno nel Programma. Un 
bell'esempio che togliamo a caso dal Programma 
di un Ginnasio di Berlino lo stesso Ioachimsthalsche 
Gymnasium, 1872-73, segna per un anno la compera 
di 206 opere per la biblioteca degli insegnanti, fra 
le quali molte delle più preziose e costose pubblica- 
zioni: più una trentina di regalate; e per la biblioteca 
degli scolari 119 libri. 

Alla disposizione e distribuzione dei libri in let- 
tura, agiscono scolari dell'istituto stesso. 

E infine, accanto alla serie degli ordinamenti per 
la cura dello sviluppo morale della gioventù, si 
schiera quella degli ordinamenti per la cura dello 
sviluppo fisico e della salute nelle scuole. Della 
parte che tocca alla ginnastica è stato parlato a 
suo luogo; così dell'abbandono delle lezioni pome- 
ridiane nelle grandi città, e delle pause fra le le- 
zioni del mattino. 

Questo momento dei riguardi salutari, è stato 
uno dei più studiati e pubblicamente trattati. Ve 




:Z dell'istruzione secondaria 

ha anche una propria letteratura. Per un esem- 
o del come queste quistioni si trattano in Gerraa- 
ia, basterà citare un titolo: « Promemoria per la 
ìestione dei banchi da scuola, del dottor Lent, 

Colonia, pubblicata dalla Società basso-renana 
;r le cure della sanità pubblica ». — Per questo 
into rimandiamo ai cenni seguenti sull'Esposizione 

oggetti scolastici. 

In generale anche questo capitolo, come quello 
ìli a disciplina, vien lasciato da determinare ai 
onsigli scolastici di ciascuna provincia. La legi- 
azione dell'impero, si è però essa stessa occupata 
slla cosa, stabilendo le norme che dappertutto si 
abbono osservare, specialmente nel collocamento 

costruzione dei fabbricati scolastici, detarai- 
ando perfino la luce, la temperatura e i metri 
ibici d'area che nei locali si debbono lasciare per 
;ni individuo. 

La nuova legge imperiale che impone per tutti 
obbligo della periodica rivaccinazione, comanda 
i direttori di mettere per condizione di ammis- 
one a'giovanetti, che abbiano passato il dodice- 
mo anno, la presentazione dell'attestato di rivac- 
nazione subita. 

Un vizio sempre crescente osservato nel ceto 
;udioso tedesco, è quello della miopia. In molti 
itituti si vuole che il giovane che si mette a por- 
ire occhiali, presenti un attestato medico che glieli 
rdini, o almeno permetta. È noto della regola che 
ale in molte Scuole dì Prussia, di moderare il tos- 
re dei fanciulli, e di correggere di tali abitudini 
siche viziose. Siccome però qui si entra su un ter- 
mo dove opinioni e principi medici si contrastano, 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 123 

-tali ordinamenti non possono acquistare una gene- 
rale sanzione. Si può argomentare però dal detto 
sin qui, come si comprenda in Germania il con- 
cetto del patronato delle Scuole, e della sua mis- 
sione. 

Una rappresentazione dello stato e del movi- 
mento delle scuole prussiane e tedesche, delle fab- 
briche e delle disposizioni dei loro locali, come dei 
metodi, dei libri e di tutti i mezzi meccanici per 
l'aiuto dell'insegnamento, venne offerta all'Esposi- 
zione universale di Vienna. Esposizioni speciali 
successero a quella in diverse città della Germa- 
nia, e l'ultima nell'anno decorso in Berlino, che 
dimostrano il vigile e sempre crescente studio dei 
miglioramenti su questo terreno. Esiste una grande 
soeietà degli insegnanti tedeschi per promuovere 
gl'interessi scolastici, ed era appunto la sezione 
berlinese che avea preparata la mostra dei mezzi 
per l'apprendere e l'insegnare. Il catalogo conteneva 
da 1850 sorta di oggetti, cominciando dalle nuove 
opere trattanti qualche speciale argomento, dai 
libri d'istruzione, esercizi, letture, adattati ai di- 
versi gradi: degli apparati per lo studio della fisica, 
chimica, matematica; della storia naturale e della 
geografia: pel disegno, la musica, il canto: e final- 
mente del corredo mobiliare della scuola. La mag- 
gior parte di questi oggetti fabbricati secondo prin- 
cipi e dimostrazioni pedagogiche: instrumenti in- 
gegnosi per sollecitare lo sviluppo delle abilità 
tecniche e l'intuizione; rimarcabili specialmente i 
modi del rapido conteggiare, delle tavole rappre- 
sentative, delle costruzioni e delle forme geome- 




124 dell'istruzione secondaria. 

triche. Per la geografia, carte e piani a rilievo, 
globi e planisferi di diverse costruzioni, cieli stel- 
lati a trasparente, e tutto quello che per mezzo 
della rappresentazione visiva può giustamente di- 
rigere e formar la cognizione. Così per le nozioni 
anatomiche e fisiologiche del corpo umano, fra gli 
altri mezzi, furono presentate le diverse parti del 
corpo in plastica e dipinte a colori naturali: come 
il capo col cervello, gli organi dei sensi, la gola, 
il petto coi polmoni ed il cuore: tutti mobili, mec- 
canicamente combinati, e separabili in modo da 
poter dare un palpabile esempio di tutto 1* insieme, 
delle singole e più minute parti, e dei loro accor- 
dati rapporti di funzione. 

Quivi eran pure diversi modelli di sedili, tavoli, 
leggii e banchi, secondo i vari sistemi in uso al- 
trove, o nuovamente immaginati, e messi a con- 
corso; utensili di scuola, fatti secondo speciali con- 
cetti, e composizioni d'inchiostri, ricchi di proprietà 
pratiche e igieniche, aspiranti a diventare inchiostri 
imperiali (Reichstinie) per tutte le scuole tedesche. 

Da tutte queste minute particolarità, con serietà 
presentate e con serietà accolte, una cosa, e di 
non poco momento, resulta evidente: il convinci- 
mento dell'importanza degli accessori e dei mezzi 
elementari, per l'avanzamento di un moto generale: 
r instancabile attività di ricercare e perfezionare 
in ogni parte questi mezzi: e più che tutto T in- 
teressamento universale ed attivo, che è sempre il 
più fecondo fattore dei grandi resultati. 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 125 



IV. 



Fin qui della scuola e dei suoi grandi meriti pel 
fiorire della coltura nazionale. Non a lei sola però 
ne Tanno attribuite tutte le cause. La scuola offre 
al giovane i mezzi dello studio; la società e la fa- 
miglia forniscono lo studioso. È troppo noto che 
Tinsegnamento e la disciplina della scuola danno 
buoni frutti, quando vi corrispondano il lavoro e la 
diligenza della casa. I Tedeschi pongono la maggior 
cura, acciocché esse agiscano come due forze concor- 
renti. Quante volte invece non si distruggon esse 
come due forze contrarie? e molti potrebbero trovar 
la cagion del mal esito dei giovani in un esame di 
coscienza della propria casa. 

Colle istituzioni degli stranieri va studiato anche 
il modo ch'essi hanno di ben usarle. La virtù non 
risiede nello strumento, ma nell'arte di adoperarlo. 
Accanto alle notizie raccolte sugli ordinamenti 
scolastici, poniam queste rilevate dall'osservazione 
della pratica del viver tedesco, e che forse non 
sono men necessarie. 

Nella famiglia germanica il fanciullo, fin dai 
primi suoi anni, è fatto oggetto delle più attente 
cure. Il tedesco vien subito secondo, dopo il sistema 
di educazione inglese. Nella casa il fanciullo è ' 



i 

.V 



126 dell'istruzione secondaria. 

considerato come un individuo che ha un proprio 
carattere e proprie tendenze: le quali vanno stu- 
diate, e secondo i casi modificate o aiutate. La 
madre ha in questo la prima parte. La donna te- 
desca è, nella regola generale, fornita di una ordi- 
nata e solida istruzione, e riflessiva sì, da esser 
capace di comprendere e dare una savia e regolata 
direzione al genio infantile; l'educazione fisica e 
morale dei fanciulli è il suo primo assunto, e il 
miglior vanto. 

L'istruzione casalinga accompagna la piccola 
intelligenza, fino al punto dove lo Stato subentra 
co'suoi diritti. Giungendo alla scuola, il fanciullo 
ha già i primi elementi del leggere, scrivere e del 
conteggio. Affidato alla classe, l'ufficio dei genitori 
si rivolge allora a quel di soccorrere l'opera del 
maestro. Nei maschi avviene ben presto ch'essi ar- 
rivino a saperne più della madre: allora divien ne- 
cessario che essa ne affidi a mano più sicura la* 
guida intellettuale, riserbando per sé quella del 
costume. il padre, se il suo genio e le sue con- 
dizioni lo comportano: o un altro aiuto vien cer- 
cato pel piccolo studioso. Siccome l'obbligo della 
istruzione termina colle scuole elementari, così av- 
viene che i giovani mandati alle scuole superiori 
appartengon quasi sempre al ceto colto ed agiato, 
e posson quindi esser loro forniti questi esterni 
aiuti. È general sistema di non lasciare l'insegna- 
mento della scuola sprovvisto di soccorso e di ri- 
petizione. Dovè questo si fa e dove no, si veggono 
poi all'effetto delle diversità significantissime. 

Si cerca anzitutto che lo studioso abbia nella 
casa un posto determinato e un tempo fisso per lo 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 127 

studio. É una verità pedagogica di prima evidenza, 
che l'ordine esterno e l'ordine morale interiore si 
aiutano a vicenda. Chi ha studiato e lavorato, sa 
che cosa vuol dire il cantuccio quieto e riservato. 
Pel giovinetto è come un punto fermo, su cui la 
mente può arrestarsi e riordinarsi in mezzo al natu- 
rale scompiglio della vita e delle idee proprio di quel- 
la età. Esso diventa il luogo sacro dei segreti e della 
confidenza, dove l'animo si sente a suo agio: quello 
che il tedesco chiama hemlich, con un di quei vo- 
caboli che non possiamo tradurre, perchè ce ne 
manca il senso. Pel giovane più avanzato in età, 
questo bisogno si fa ancora più forte. È quando 
l'anima s'apre a moti più ampli e delicati, che non 
van profanati dalla vicinanza dei comuni; moti dei 
quali bisogna far conto, perchè annunzian quelli 
dell' intelligenza che si libera e prende il suo slan- 
cio. Va poi sempre a finire che questo sacra sacro- 
* rum dei pensieri, delle angustie, della contentezza 
di un lavoro finito, anziché l'ambiente propizio, di- 
venta esso stesso l'attraente e il concili ator dello 
studio. Si osserva che quei fanciulli, i quali mo- 
straron fin dapprincipio amore e diligenza allo stu- 
dio, cercaron sempre nella casa il loro luogo se- 
gregato. 1 



1 11 nomadismo, sotto qualsivoglia forma, è il pia fiero nemico d'ogni 
colto ed ordinato lavoro. Un geniale statista osservava, toccando una 
verità che già incomincia a provarsi, che l'urgenza dalla quale sono 
spinti gli abitatori di Berlino a mutar di casa nella folla del 50 per 
cento all'anno, crollerà le basi degli istituti di studio, che con tanto 
lusso di spese e di orgoglio nazionale si mantengono nella capitale del- 
l'impero. Ecco una delle ragioni che prescrive i centri studiosi lontani 
dai grandi centri di vita attiva. Fu principio antico in Germania, di 
fondare tutte le Università in città piccole, disgiunte, se non lontane, 
dalle capitali. 




, •" 1 . '.X«S? 



128 dell'istruzione secondaria 

Dopo quella del luogo, la seconda cura deve es- 
ser quella del tempo. Il fissare nella giornata le 
ore del lavoro casalingo spetta al genitore, che re- 
golandosi agli usi della casa, non ha mai da dimen- 
ticare i troppo necessari precetti dell'igiene. Come 
la stanza giova all'ordine e al raccoglimento, 
la determinazione del tempo vale a tener sempre 
viva l'attività della mente. Il giovanetto non ha 
ancora il concetto sicuro del tempo. Abbandonata 
a lui la giornata, anche se ricco di buona voglia 
e d'amor proprio, egli rimanderà sempre il lavoro 
a più tardi, perchè gli parrà che il tempo non sia 
per finire. Ripetendosi il fatto, si convertirà nella 
abitudine di lavorare in fretta e furia e poco co- 
scienziosamente, più che altro preoccupato del ben 
parere; d'onde i mali principt della poca onestà e 
della superficialità. 

Di più il giovinetto non sollecitato, abbandona 
il giuoco o altre occupazioni sol quando ne è stufo, 
e si mette al lavoro con fibra stanca e con mente 
svogliata. Da un'altra parte, sedendo al tavolo, ove 
un termine fisso non gli stia dinanzi, ficilmente si 
arresta, si perde, e si lascia trascinare dalla rapida 
immaginazione d'idea in idea, lontano dal suo vero 
oggetto. Onde un altro pericoloso vezzo: la lentezza 
del lavoro, e l'inabilità d'intendere fermamente allo 
scopo. Quando invece egli sa quale e quanto lunga 
sia l'ora dello studio, e che tanto lì ci deve stare, 
si dà briga di finire a tempo; perchè così anche 
l'amor proprio ha un più sentito sprone. La certa 
alternativa dello studio e del riposo, senza lasciare 
al primo il tempo di spossare, al secondo di svo- 
gliare, ha il sommo vantaggio di tener sempre 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA.. 129 

alacre il lavoro, e il pensiero elastico e rapido. 
Così mentre la mente- s'arricchisce della materia 
delle cognizioni, s'educa anche la virtù di efficace- 
mente elaborarle. Pei casi più rari di giovani 
troppo studiosi, non è men necessario di moderarli 
colla regola. 

Da una lezione all'altra del maestro si apre una 
lacuna, che può diventare una vera fossa di di- 
stacco. Una quantità d'impressioni, di idee, di distra- 
zioni si frappongono a dare un altro indirizzo ai 
pensieri del giovane. Dove un vincolo non lo tenga 
a segno, scappato dalle mani del maestro è presto 
a gettar fascio e fardello, per raccoglierlo poi come 
cadde, e come si trova all'ora di rientrare in le- 
zione. Il rimeditare è il legame che congiunge le 
singole lezioni: se quello si lascia, esse cascano 
sciolte a guisa di pallottole d'una corona: molte 
sì resteranno nella memoria, ma sgranellate, come 
cognizioni sparse; la continuazione e l'ordine, che 
son le vere catene d'una ferma istruzione, quelle 
non si ritrovano più. 

Si è visto, come la scuola tedesca segua con 
cura anche al di fuori il* suo alunno. Come il di- 
rettore si consigli coi genitori, e dove questi man- 
chino, egli abbia l'obbligo di provvedere all'onesto 
vivere dello scolare. Abbiam toccato anche delle 
pensioni. Quelle troppo preferite presso degli inse- 
gnanti, sono naturalmente rare. È frequentissimo 
però il costume delle pensioni speciali per un certo 
ceto di persone e per certe età, come sarebbe nel 
nostro caso, per giovani ginnasiasti. Occorrerà 
spesso, a chi viva in una città di studio, di vedere 
annunziate di tali pensioni o per istudenti teologi, 

9 



i 



130 dell'istruzione secondaria 

o filologi, medici ecc., o per giovani commercianti, 
o per scolari realisti o di Ginnasi: e molte volte 
lo specialismo arriva fino a determinare la classe 
ed il grado; sarà, per esempio, una casa per pro- 
mani e secondanti una famiglia si offrirà per un 
piccolo sesterno, e cosi via. La ragione di un tal 
costume si è di preparare pratiche e circostanze 
che s'accordino colle occupazioni dei giovani, affin- 
chè la vita domestica soccorra e aiuti quella della 
scuola. I tenitori di queste pensioni sono gente pro- 
vata, e capaci di rispondere al loro assunto: solo a 
questi patti la loro impresa può avere speranza di 
prosperare, perchè sta loro troppo vicina la vigi- 
lanza dei direttori. Quasi sempre infatti quelle per- 
sone si danno all'ufficio, colla coscienziosità e Firn- 
pegno di una professione che moralmente obbliga. 
La buona o mala riuscita dell'allievo van loro 
contate a danno o a lode. Fu notato che in molti 
casi si preferisce il distacco dalla famiglia anziché 
dalla scuola, dove uno abbia già incominciata la 
sua educazione. Nella varietà che per metodi scien- 
tifici o disciplinari distingue le scuole fra loro, 
spetta al genitore lo sceglier quella che meglio 
risponde al fine dell'educazione che si propone pei 
figli. Il grado medio della sua coltura lo dirige in 
questa scelta; così è l'energia morale e la gran 
cura per tuttociò che riguarda l'istruzione dei figli, 
che lo fa attentamente ricercare e studiare il suo 
collocamento; perchè quasi sempre, quando si veda 
che le condizioni della famiglia non passino, o me- 
glio convenga, i giovani vengon collocati in una 
più adatta pensione, anche vivendo la lor propria 
famiglia nella stessa città. 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 131 

Un'altra cura, dopo quella della pratica dome- 
stica, è quella dei passatempi. Anche questi possono 
essere ordinati in modo da trarre di grandi effetti 
per l'educazione: e lo dovrebbero. Principalissima 
in ciò la lettura. Non più si bada che una cattiva 
non guasti il pensiero giovanile, che non si curi con 
una buona di alimentarlo e di ben dirigerlo. È noto 
che in Germania vien seriamente trattata la lette- 
ratura dei fanciulli e della gioventù, ed è forse la 
più ricca di quante se ne conoscano di tal genere. 
La conoscenza dei classici nazionali appartiene al 
periodo della scuola, ed è famigliare e comune ai 
giovani innanzi il tempo universitario. Questo va 
col già detto altrove della coltura letteraria media 
della società tedesca. Così pure per l'istruzione ar- 
tistica, e per la sua virtù di risvegliare i sensi mo- 
rali, e mercè l'intima relazione di tutte le umane fa- 
coltà, di render anche la mente più atta allo studio. 

Quanto meno ricca è pei Tedeschi la natura di 
impressioni e di risvegli, tanto maggiore è in loro 
lo studio di nulla perderne. I fanciulli vengon pre- 
sto educati all'osservare e alla riflessione. Si levan 
dai libri per esser condotti agli spettacoli dell'arte 
e della natura, e di rado dietro il fine del ricreare 
si dimentica quello dell'istruire. È generale costume 
dei Tedeschi di uscire nei giorni liberi all'aperto. 
Allora vedrete i giovanetti o in classe, o soli in 
compagnia de'genitori andare, portando ad arma- 
collo delle cassette di latta verdi. Quelle sono i loro 
erborari, e ritornando debbon riportarvi in pianti- 
celle, fiori ed insetti, il frutto delle loro osservazioni. 

Ma non giova continuar più oltre in accenni par- 
ticolari; quelli già dati bastano a far conoscere il 




132 bell'istruzione e 

-'-tema generale. È una diligenza, uno studio as- 
ilo di tentare le forze e svilupparle, per non 
darne alcuna inerte e infruttuosa. Un tal sistema 
6 per lungo volger di tempo mutato in viva abl- 
ine. La società tedesca si trova al colmo del suo 
oro: cause ed effetti s'avvicendano e si confon- 
io, dando una grande apparenza di moto. Pre- 
minente è la parte delle virtù del popolo tedesco 
i prevale. In questo fortunato momento sono com- 
■si i geni singolari, che trovando le virtù e le 
ze della massa, hanno dato loro una cosciente 
ezione, lian raggiunti ì fini, e determinate le 
me, nelle quali si mostra la grandezza nazionale. 
/a immane macchina sociale procede nel suo fa- 
movimento, spinta dalle ruote delle sue istitu- 
iti. Noi abbiamo esaminata una di queste ruote, 
erto non quella di minor conseguenza: Vabbiam 
luto come la robustezza, lo schietto metallo, la 
dtà di tutte le sue parti, sien la causa del suo 
muoversi, e di quello di tutto l'insieme. Essa è 
dia che più s'immerge nel seno della società, 
ca l'intimo delle famiglie e degli individui, e si 
:mpra nel sentimento morale. Detto in una sola 
aperta parola: l'istituzione è quale gli uomini che 
fanno; tale è la sodezza dell'istruzione, come la 
ezza del carattere: l'una si forma dall'altra, ed 
bedue vivono nell'armonia dell'animo e della vita. 
i chi si metta a studiare il problema dell'istmi- 
ne, s'affacceranno irremissibilmente congiunti 
altri due più grandi della riforma morale, e 
ti fatai problema della religione. Nessun rimedio 
cace, se l'arma del medico non penetra, supe- 
ido il ribrezzo, a trovar la radice del male. La 



IN PRUSSIA ED IN GERMANIA. 133 

questione religiosa, e abbiam potuto vederlo, trava- 
glia anche la società germanica; anzi ò perchè essa 
tanto se n'occupa, che la questione si muove per 
lei in un fruttuoso progresso. Di mezzo alle varie 
vicende, alle peripezie, una cosa sempre colà sai- 
vossi: la tolleranza. La tolleranza, che pel tedesco 
non è punto l'indifferenza, né la sommissione per 
gli altrui concetti: ma è per ciascuno la libertà di 
seguire per so l'ispirazione individuale: e nel co- 
mune, il rispetto dell'opinione diversa, e l'osser- 
vanza dei doveri reciproci. Nell'ordine famigliare 
il giovane vien nudrito nell'affetto religioso, e dove 
alle volte i vari membri della famiglia seguono al- 
trettante confessioni diverse, egli apprende quel li- 
beralismo, nel quale poi il suo proprio pensiero si 
svolge. Allora la sua religione è vera, perchè ri- 
sponde al concetto della sua mente, e feconda, per- 
chè sorgente dal suo intimo sentimento; la sua fede 
è onesta. All'età della ragione, fra i 17 e 18 anni, 
egli è chiamato a confessare i principi della sua 
religione, e se pronto, ne riceve la riconferma. È 
una cerimonia solenne, colla quale il giovane dopo 
aver affermato sé nella propria coscienza, veste la 
sua qualità virile. Da quel momento egli compare 
come uomo nella casa, per tale vi vien conside- 
rato, certi diritti gli vengon concessi, ed un più 
ampio modo di vivere. E tutto questo vien fatto 
non per forma, ma con vero sentimento. 

Ora, come vien trattato da noi questo sentimen- 
to, che, volere o non volere, esiste nel fondo della 
natura anche degli uomini italiani? la mente del 
giovane viene obbligata a dogmi e forme che non 
rispondon più alla cultura e al sentimento moder- 



M 



134 DELL'ISTRUZIONE £ 

~o, e il suo pensiero vi ristagna dentro, e vi muore 
i sua orginalità vitale. Oppure la sua mente vi si 
ibella, e fra quel che gli si dà a credere e quel 
he non può credere, nasce un dissidio che rompe 
unità dello spirito e l'armonia delle sue forze. 
isempi funesti gli si presentano nella propria casa, 
elle sue prossime e più care relazioni. Chi crede 
uel che l'altro gli nega o deride; chi gli predica 

l'obbliga ad una fede che palesemente mostra di 
on avere; e chi disonestamente pratica questa 
3de. Anche l'affetto si scuote per le persone, delle 
uali non si può mandar d'accordo il concetto; la 
iù dolce ed efficace autorità, quella dell'amore, va 
erduta. Il dubbio spezza la mente ed il cuore del 
iovane, quando un male più triste, l'indifferenza, 
ion l'assale. Che mentre l'affetto religioso, questa 
arte del sentimento umano, vi perisce, l'indiffe- 
enza si distende nascostamente sulle altra facoltà, 

le paralizza. E agli effetti, ci si troverà a doman- 
are, per quanti anche la fede sociale, la fede nel- 
onesto e nella virtù del lavoro, non sian più che un 
ome vano. Solo agli ingegni robusti e superiori, 
he posson dettar fine e leggi a se medesimi, la Ide- 
azione dai legami della religione può esser feconda. 

Son quesiti troppo grandi e abbisognan occhi ben 
iù acuti a scrutarli nel loro profondo. Vi fu già 
■hi assalendo con mano ardita, mise a nudo per un 
.mpio squarcio le viscere dolorose della nostra 
ocietà. 1 Ma infln che la coscienza generale non 



1 La Scuola e la quiitio 

'uova AnlùLoQin. Nd verni 
raor d'Italia hanno studi 


le locialc in Italia, di Pasquale 
s, 1872. E quanti altri con 


Vinari. Nella 



IN PRUSSIA. ED IN GERMANIA. 135 

oserà affrontare i suoi problemi, élla s'agiterà im- 
potente nelle riforme, come in un cerchio fatale. 

Del resto la società moderna è più che mai dal 
fondo bramosa di fede e di onestà. Quanti non ri- 
meditano nel loro segreto quel che non osano di 
lasciar correre alle labbra? Ma il confessore della 
coscienza italiana non è ancor Tenuto, che le trovi 
con una parola di verità la via della liberazione. 
Inflno a quel giorno, che ciascuno si metta la mano 
al petto, e sia schietto e severo con se medesimo. 
Non deve spaventare la lunga serie dei doveri: chi 
non ha saputo faticarsi a tempo, piange poi sul 
triste esito dei figli, della famiglia e delle cose sue. 
Ma di rado, lamentando i sacrifizi perduti, l'uomo 
vuole o sa trovare in sé una gran parte della 
colpa. 

La via del bene non è poi tanto difficile. Nella 
questione che ora ci occupa, valga una semplice 
parola ch'io mi sentii candidamente ripetere in 
Germania: « / giovani quando escono dalle nostre 
scuole, sanno veramente quel che debbono sapere ». 
E quel che si dice per lo scolaro nel campo della 
istruzione, si dice per tutti in quello più vasto 
della società: « Ciascuno fa veramente quel che deve 
fare ». E questa è una riforma che nessuna legge 
può fare, ma di cui ciascuno ha in se stesso il prin- 
cipio. 

È questo il caso, dove meno valgon le forme, e 
più la sostanza delle cose; questa l'istituzione, dove 
meno è da imitar lo straniero. È necessario stu- 
diare gli altrui costumi, perchè questi c'insegnino a 
misurarci noi, e a conoscere i nostri bisogni. Chi 
si porrà con animo schietto a confrontar le cose de- 



136 dell'istruzione secondaria 

gli altri popoli con quelle italiane, vedrà i nostri di- 
fetti, ma imparerà anche le nostre buone qualità, e il 
modo di suscitarle. Ne acquisterà delle persuasioni 
dolorose, ma sentirà anche sorgere accanto a loro 
una speranza infinita. In noi la materia, e in noi 
lo spirito della riforma. Volgiamoci intorno, poi 
guardiamoci in seno: e ritornando dopo un lungo 
errore, potremo ripetere col savio poeta: « Perchè 
andare a cercar lontano il bene che giaceva alla 
porta della vostra casa?! > 



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INSEGNAMENTO CLASSICO 



ED INSEGNAMENTO TECNICO 



DI 



ERNESTO LAAS 



9* 



^ 



In Prussia il governo sta preparando lo schema 
d'una nuova legge sulla istruzione da discutersi in 
parlamento. Il pubblico e la rappresentanza nazio- 
nale presumibilmente dovranno fra pochi mesi sotto- 
porre ai principi della ragione organizzatrice quelle 
casualità ed irragionevolezze che il corso degli 
eventi storici contemporanei ha portato anche nel 
dominio scolastico. 

Non fa mestieri di occhio acuto per prevedere 
che quanto si farà a Berlino avrà per tutta Ger- 
mania le sue inevitabili conseguenze. Fu pure così 
prima del 1866, quando i regolamenti e le leggi 
prussiane diffusero sopra tutti i paesi tedeschi i 
loro vantaggi ed i difetti. È invece più che incerto, 
se i tedeschi non prussiani conseguiranno quanto 
il direttore Heinrich di Praga, negli ultimi giorni 
di Pentecoste, faceva approvare nella 21. a riu- 
nione generale dei professori tedeschi a Breslavia, 
contro l'opposizione dell'onor. deputato Riesel; cioè, 
di porre la legislazione scolastica nelle mani del 



140 INSEGNAMENTO CLASSICO 

Consiglio federale e della Camera dell'impero tede- 
sco. Quindi è che tanto più importa alla nazione, 
che il gran momento trovi solidamente ed in ogni 
parte preparati coloro, a'quali spetterà veramente 
l'ufficio di fissare le norme direttive per l'educazione 
e l'istruzione nelle prossime generazioni tedesche. 

Le previsioni per il buon esito della legge non 
sono in tutto e per tutto favorevoli. Da ciò che si 
vede, pare senza dubbio che il Ministro, sotto la coi 
direzione essa si applicherà, abbia l'intenzione di 
darci qualche cosa di migliore, cioè di più conve- 
niente al carattere odierno ed ai bisogni della na- 
zione, che non ci fu dato dai signori Raumer, 
Mùhler e dai loro consiglieri. Disgraziatamente frai 
consiglieri del Ministero si trova anche oggi quel- 
l'uomo espertissimo, e perciò tuttora forse necessa- 
rio, che ha la sua parte di colpa di molte istitu- 
zioni che speriamo veder annullate. È ben vero che 
il suo capo nel 1873, nelle conferenze di ottobre, 
prese consiglio anche da altra parte. Però il Mini- 
stro stesso confessò la scelta dei membri delle con- 
ferenze, siccome nate da lui solo, poter essere in- 
sufficiente; ond'è che certamente non era da spe- 
rare se ce ricavasse una luce tanto piena, quanta 
dalle conferenze generali dell'anno 18-19, uscite dalla 
libera elezione dei professori. E pure tutto questo 
non causò un danno sostanziale. Infatti i protocolli 
Ielle conferenze illustrano l'argomento da molti lati 
b invitano a varie considerazioni. Il disegno stesso 
sarà sottoposto a discussione pubblica: la Camera 
lo tratterà e vi farà ì suoi emendamenti. 

Per informare di buon'ora più esattamente del 
suggetto i membri del parlamento, fu pubblicata 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 141 

tal congerie di opuscoli ed articoli di giornale, e 
in generale, da che si abbandonò il sistema Mùhler, 
si diedero tanti consigli intorno alla legge sulla 
istruzione, che un deputato, il quale abbia letto solo 
il più importante, difficilmente avrà desiderio di 
udirne, massime che egli può contare, tanto negli 
uffici, quanto nella discussione pubblica sulle larghe 
informazioni dei suoi competenti colleghi Techow, 
Paur, Wallichs, Hofmann, ecc. 

Se ciò non dimeno lo scrittore di queste pagine 
prende anch' egli a sua volta la parola, lo fa per 
mettere nuovamente in evidenza un punto di capi- 
tale importanza per la nostra vita intellettuale, in- 
torno al quale sembra da tutti gli indizi, che si 
corra gran pericolo di veder sorgere alcun che di 
sommamente nocivo. 

L'autore domanda che anzi tutto si consideri at- 
tentamente la prima questione della proposta mi- 
nisteriale di ottobre, cioè: « Se debbano continuare 
ad esistere in Prussia tutte le categorie di scuole 
create nello svolgersi della istruzione, cioè i gin- 
nasi, i proginnasi, le scuole tecniche di primo e di 
secondo grado, le scuole civiche con o senza inse- 
gnamento di latino. Parimente se nell'intento di ima 
maggiore unità della educazione non si possa sem- 
plificare, per modo da togliere dall'istruzione se- 
condaria la divisione in un ramo classico ed in un 
ramo tecnico, e se possano essere riunite le due 
parti nel medesimo Istituto ». 

Non prenderei in questo argomento la parola se 
non fossi colpito, anzi dirò quasi spaventato, dal 
vedere come gli amici di questa unità si mostrino 
già del tutto scoraggiati. Sarebbe oltre modo triste 



INSEGNAMENTO C 

oi e per i nostri Agli se tale scoraggiamento 
3 una plausibile ragione. Ma poiché esso è un 
ì d'altra parte i risultati delle conferenze pro- 
no interamente per la separazione della ìstru- 
superiore preparatoria, e gli amici dell'unità 
■ano il debole soccorso che loro viene da quelli 
stesso partito, scenderò di nuovo per l'impor- 

dell' argomento nell'arena pedagogica. Ecco 
e quello che avrei ancora da obbiettare, prima 
: chiuda la discussione, quantunque in alcuni 
i sembri già aversi per esaurita. 

che avrei da dire per primo si è, essere 
imposizione assolutamente contraria alla ve- 
torica, che le nostre scuole tecniche ài sieno 
lite quasi da se stesse per lo svolgersi del- 
izione secondo un processo naturale ed orga- 
lenza che, o in buona o in mala fede, si usas- 
'iolenze; e che le autorità non abbiano fatto 
che tirare la somma di quanto era avvenuto 
la loro cooperazione. AI contrario: le nostre 

tecniche sono divenute quel che sono me* 
i ingerenze estranee molto efficaci. Al poco 
ra sorto e cresciuto spontaneamente fu data, 
arbitrio e con la violenza, una falsissima di- 
,e. 

ordinamenti scolastici, che furono sconvolti 
iti dal 1820 in poi, rimontano nei loro prin- 
1 primo decennio del secolo passato. Nel 1705 
oceanico dilettante, il pastore ed ispettore 
scuole elementari tedesche Cristoforo Semler 
Ile, allievo di Erhard "Weigel di Jena noto 
l biografia di Leibnitz, pubblicava un opu- 
col titolo: < Proposte utili per istabilire 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 143 

una scuola matematica professionale; in cui a 
tutti i fanciulli che debbono apprendere un me- 
stiere, un anno prima d'intraprenderlo sia posto 
sott occhi e spiegato ; in matematica, la teoria del 
circolo e della linea, l'arte del movimento, tutti i 
generi di pesi, misure e monete; nella meccanica 
tutte le specie di materiali che si adoprano nei 
mestieri, come pure tutti i campioni e modelli ecc. >. 
Il governo prussiano approvò l'idea; la Società 
delle scienze in Berlino, ch'era stata interrogata, 
perchè ad alcuno ne pareva troppo difficile l'ap- 
plicazione, si dichiarò anch'essa del tutto favorevo- 
le; così, con l'aiuto dell'Elemosinato, fu aperta 
nella casa di Semler la prima scuola tecnica: egli 
la intitolò: « Scuola tecnica matematica, meccani- 
ca ». Gli allievi tfella così detta scuola tedesca la 
frequentavano il mercoledì ed il sabato, i poveri 
la mattina dalle 11 alle 12; quei che pagavano, 
dalle 2 alle 3. Un letterato ben istrutto in Mathc~ 
maticis, mechanicis et aeconomicis presentava ma- 
terialmente innanzi agli occhi degli alunni 63 
objecta singvlaria, cioè modelli, macchine di orologi, 
istrumenti ecc. e ne dava la spiegazione aggiun- 
gendovi vari insegnamenti pratici; per esempio, mo- 
strava agli scolari diversi generi di legni, cuoi, 
drappi, sete; ne indicava l'uso, la lavorazione ed i 
prezzi; gì' istruiva ad adoprare il filo a piombo, il 
metro ed il riduttore; analizzava innanzi a loro il 
modello di una fortezza, un microscopio, un tele- 
scopio, una camera oscura, una lanterna magica, 
gli istrumenti. dei mestieri, un apparato contenen- 
te tutti gli attrezzi minerari, una nave, uno sche- 
letro. A ciò fu aggiunto l'insegnamento del dise- 



jÉ 



144 INSEGNAMENTO C 

no, lo studio della patria ed un prospetto dei sin- 
goli mestieri e delle loro esigenze, affinchè ciascun 
agazzo potesse trovare il mestiere, a cui fosse 
aeglio disposto. 

Il sig. Ranke, direttore della regia scuola tecnica 
li Berlino, nell'invito alla prima festa secolare 
Iella sua scuola, l'anno 1847, parlando di quel 
nodesto embrione delle scuole tecniche prussiane, 
«sì si esprime intorno al semplicissimo pensiero, 
;he fu principio della sua organizzazione: « Avendo 
ìemler osservato, che la minor parte degli allievi 
l lui affidati seguiva la carriera scientifica e la 
maggiore quella dei mestieri, credette insufficiente 
1 metodo tenuto Uno allora per istruire quest'ul- 
imi e ne adottò uno diverso, con lo scopo di pre- 
lararli, durante gli stessi anni di scuola, all'è 
ercizio del loro futuro mestiere ». 

Questa semplicissima idea adunque è del tutto 
lifferente da quello che in fatto si mandò ad ef- 
ètto nelle scuole tecniche prussiane. Il Semler 
ìon fa punto menzione del latino e delle lingue 
noderne. E l'insegnamento matematico-meccanico 
ch'egli fa dare è pienamente elementare, popolare 
: direi quasi materiale. La sua attenzione è esclu- 
ivamente diretta a coloro che non intraprendono 
a carriera scientifica,' ed è ben lungi dal gareg- 
giare cogl'istituti, ove si facciano studi di prepara- 
tone all'Università. Come tutto ciò è cambiato! La 
circolare del 7 dicembre 1870 stabilisce, che le 
cuoio tecniche di primo ordine abbiano in avve- 
dre il diritto di licenziare i loro allievi anche per 
e Università, e che i loro attestati d'idoneità vai- 
ano presso le Facoltà filosofiche quanto quelli del 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 145 

Ginnasio. Semler neppure ideava che le Università 
potessero mai riconoscere altra istruzione pre- 
paratoria all' infuori di quella data nelle scuole 
latine, e ancor meno immaginava la possibilità di 
questo dualismo. Si domanda ora se questo muta- 
mento sia avvenuto necessariamente per la natura 
delle cose, o per la inesperienza delle autorità. 
La scuola di Semler era sopra tutto scuola per 
gli artigiani. Le scuole tecniche odierne, secondo 
i commenti al decreto 6 ottobre 1859 sull'ordine 
degli esami, e secondo il parere concorde dei mem- 
bri della conferenza, non sono scuole professionali, 
ma si occupano di educazione generale e di cogni- 
zioni scientifiche, come il Ginnasio. Esse hanno l'uf- 
ficio di dare una cultura generale. 

Non si può dire che Semler avesse lasciato in 
non cale la cultura generale e le cognizioni scien- 
tifiche. Ecco quanto dice nelle Proposte utili: « Non 
solo quelli che intraprendono la carriera delle 
scienze, ma tutti gli uomini debbono avere almeno 
una generale notizia della eccellente struttura, or- 
dine e divisione del mondo >; ed è appunto questa 
la notizia, di cui anche le scuole tecniche poste- 
riori hanno fatto più conto che i Ginnasi. Ma anche 
in ciò Semler riferivasi ai più stringenti bisogni 
ed accomodava V insegnamento alla più rozza in- 
telligenza; lo studio della patria prendeva il luogo 
della geografia scientifica: « altrimenti potremmo 
imparare, ove siano Ciudad Rodrigo, Civitavecchia 
e Plymouth senza conoscere le nostre proprie vie 
e campagne ». Si vede che la scuola di Semler era 
molto al disotto della nostra istruzione ginnasiale, 
mentre le scuole tecniche a poco a poco hanno 

10 



146 INSEGN AMENTO C 

preso una posizione coordinata a quella dei Gin- 
nasi. Nelle odierne scuole tecniche si vuole che 
l'istruzione conservi un carattere, come dicono, 
scientifico; essa deve essere tanto scientifica, quanto 
nel corso classico. Semler rese l'istruzione popolare 
e, per così dire, artigiana, e trattò ogni insegna- 
mento solo rispetto al suo valore pratico, nella 
maniera meno sistematica e più ecclettica, cioè 
più contraria al metodo scientifico. In somma, la 
scuola somigliava alle nostre scuole di perfeziona- 
mento per gli artigiani, alle nostre umili scuole 
speciali, ovvero, per ciò che si riferisce alla cultura 
generale, alle così dette scuole medie, a quelle 
stesse che intendeva di fondare a Berlino il Con- 
sigliere municipale scolastico sig. Hofmann; ma in 
nessun modo alle nostre superbe e scientifiche 
scuole di primo ordine con l'insegnamento del la- 
tino, coordinate al Ginnasio, e preparatorie anche 
ai corsi della Università. L'istituzione di Semler 
non visse che due anni e mezzo; doveva Unire con 
la morte del maestro ch'egli vi aveva chiamato. 
Semler quasi settuagenario (1738) tentò in vero di 
riavvivarla, ma dopo un anno e mezzo morì egli 
pure. Il futuro incremento della istituzione era ri- 
servato al predicatore ed ispettore scolastico nella 
chiesa della Trinità dì Berlino, Giovanni Giulio 
Hecker. 

Hecker, quando frequentava il Ginnasio di Essen, 
abitava in una farmacia. Questo caso lo aveva 
condotto ai lavori di chimica, a raccolte botaniche 
e ad osservazioni di igiene. Quando fu studente di 
teologia in Halla, entrò nel 1728 come maestro nel 
Seminario dei precettori, che era unito con il Pe- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 147 

dagogio di Franke, quindi nel novembre 1729 come 
insegnante nel Pedagogio stesso. Franke era già 
morto. Questi, seguendo in umanismo presso a poco i 
principi di Rodolfo von Langen, e di Giacomo Wim- 
pheling, malgrado delle sue idee antiquate, aveva 
introdotto nel Pedagogio latino varie disposizioni, 
le quali risentivano alquanto di quelle del Semler, 
e le aveva introdotte tanto per il bisogno d'aver nei 
suoi Istituti allievi di famiglie nobili che pagas- 
sero, quanto per profittare del tempo libero degli 
allievi; e l'Hecker per le sue conoscenze speciali 
gli fu di valido aiuto nella pratica di quelle di- 
sposizioni. Oltre le lezioni stabilite, evidentemente 
per il bisogno delle classi superiori, nel francese, 
nell'oratoria tedesca ecc. erano assegnati al tempo 
della ricreazione insegnamenti di astronomia, bo- 
tanica, anatomia ed altri rami delle scienze na- 
turali, come presso lo Sturm a Strasburgo; si fondò 
un gabinetto di storia naturale, si condussero 
nelle ore libere gli allievi nei laboratori e nelle 
fabbriche e perfino si fecero esercitare in alcuni 
lavori, per esempio, nel tornire e nell'arruotare 
i cristalli. Hecker scrisse a questo scopo nel 1723 
i Lineamenta anatomiae; nel 1733 un'introduzione 
alla botanica, e nel 1734 le riflessioni sopra il corpo 
umano secondo l'anatomia e la fisiologia. 

Non può negarsi, che quel Pedagogio di Franke 
fosse sopra buonissima strada per divenire una scuo- 
la tecnica con l'insegnamento del latino, massima- 
mente perchè il fondatore considerò lo studio del 
greco solo dal punto fllobiblico e lo pose nella stessa 
linea con l'ebraico; secondo lui, esso non serviva 
punto per la coltura generale, ma solo come intro- 



148 INSEGNAMENTO CLASSICO 

dazione allo studio della Bibbia. £ poiché nello stu- 
dio del latino, abbastanza largamente coltivato con 
18 ore per settimana, sostituiva ai poeti classici la 
lettura di Prudenzio; così, meno inclinato al pieti- 
smo che alle scienze naturali, avrebbe potuto alla 
maniera del Centralorgan fiir die Interessen des Re- 
alsckulwesens introdurre anche la lettura dei « clas- 
sici » Bacone e Linneo, se la sua vita gli fosse ba- 
stata. 

Non cos'i a Berlino. Hecker nei 1738 chiamato 
colà come pastore, doveva attendere nella sua par- 
rocchia, secondo l' istruzione del Re, alla cura dei 
poveri ed alla istruzione della gioventù. Il magni- 
fico incremento degli Istituti dì Franke accese io 
lui il desiderio di trasformare, a poco a poco e eoe 
l'aiuto della carità privata, la scuola dei poveri in 
un istituto che avesse riguardo a tutti i bisogni sco- 
lastici, attuandovi l'idea del Seraler nella sua ori- 
ginaria purezza. 

Agli esami della primavera 1747 Hecker invitò 
il pubblico con l'opuscolo intitolato « Programma 
d'una scuola tecnica economica, matematica, che 
si aprirà al principio di maggio negl'Istituti scola- 
stici della chiesa della Trinità ». 

Il nuovo nome era una leggiera modificazione 
della scuola matematica e meccanica del Semler. 
Il germe messo dal Semler apparisce qui organica- 
mente e naturalmente svolto, secondo il concetto 
di Semler stesso. L'autorità lasciò fare; Hecker non 
doveva avere altri riguardi se non quelli, che di 
fatto si riferiscono ai bisogni del popolo, ai quali 
egli da vero pastore e consigliere cercava soddi- 
sfare per quanto gli era possibile. 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 149 

Semler ed' Becker non erano psicologi tanto pro- 
fondi né economisti di sì larghe vedute da raggiun- 
gere nell'arte educativa l'ideale di Platone; ma essi 
in generale comprendevano giustamente e col sano 
discernimento di empirici esperti ciò che fosse 
utile in pratica ed ammissibile in pedagogia, e la 
loro intenzione era semplice, pura e non offuscata 
da un torbido spirito di pretenzioso romanticismo. 
Hecker vuol preparare alla vita ed ai suoi veri 
doveri quei giovani d'ingegno, che non vogliano 
battere la carriera scientifica, meglio che non lo 
faccia la così detta scuola tedesca. 

Così poteva seguire una di queste due vie: o in- 
nalzare il livello della coltura generale fino a quello, 
cui giungeva la scuola tedesca, ed allora creava la 
scuola media di Hofmann; o far seguire alla scuola 
elementare le scuole speciali. Ciò che in verità fu 
stabilito dall'Hecker ha nella sostanza il carattere 
d'un complesso di scuole speciali, senza però esclu- 
dere la coltura generale; e ciò, come già vedemmo, 
accadde anche al Semler, ma fu germe di quella 
confusione che si sviluppò nel secolo successivo. Così, 
per esempio, volendo menzionare una delle sue biz- 
zarre idee in quel genere, egli faceva leggere molto 
per tempo nelle classi superiori della sua scuola 
la Gazzetta di Berlino, e spiegarla dal professore, 
al quale scopo Rudinger ne forniva gratis da 50 a 
60 esemplari; in tal guisa egli voleva creare l'inse- 
gnamento storico, come Semler aveva creato quello 
della geografia locale, o Studio della patria. 

Ma si avevano in mira gl'insegnamenti speciali 
assai più che la coltura generale. 

L'Istituto fu fondato per otto diverse classi: al- 



150 INSEGNAMENTO CLASSICO 

cune furono subito aperte. Si era provveduto che 
;olui, il quale Don fosse inclinato per una data di- 
sciplina o uon ne avesse bisogno, potesse nello stesso 
;erapo fare altri studi. Hecker si preoccupava del 
'uturo agricoltore, agrimensore, architetto, niel- 
lante, tecnico, ecc. Egli offriva ad ognuno ciò che 
meglio gli conveniva, e se l'allievo attendeva an- 
che ad insegnamenti di altre categorie, allora la 
sua istruzione prendeva un carattere più generale. 
La sua maniera di trattare le scienze era intuitiva 
a materiale, strettamente proporzionata alla intel- 
ligenza del futuro artigiano ed all'interesse della 
vita cittadina, cioè per nulla scientifica. Gran parte 
della istruzione si svolgeva fuori della scuola. Gli 
allievi eran condotti nei laboratori degli artisti, 
degli operai; si facevano conoscer loro gì' istru- 
menti di agricoltura, le ferriere, i molini e le loro 
interne strutture con i vantaggi che è necessario 
conoscere in pratica. La geometria per luì era il co- 
noscere come si adoperi la riga ed il circolo e come 
si misuri una superficie piana ed un corpo. Per l'in- 
segnamento dell'agrimensura, dell'agronomia, della 
coltura serica e di altre cose economiche, Hecker 
desiderava che il Consìglio superiore gli concedesse 
un locale presso la porta della città. Il maestro so- 
prannumero (classe Vili) nelle notti serene condu- 
ceva gli allievi all'aperto e spiegava loro le costel- 
lazioni. Nei laboratori e nelle fabbriche si osservava 
come i materiali passino da una mano all'altra, per 
poi esser ridotti in utensili o commestibili. Il mae- 
stro di botanica mostrava come si faccia un erba- 
rio, ecc. 
La coltura dei maestri corrispondeva al carat- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 151 

tere dell' insegnamento. Racconta F. Nicolai che il 
maestro di economia rurale era un ex-fattore; un 
giardiniere poteva dar lezioni di botanica, e un 
maestro elementare dilettante di astronomia poteva 
insegnare questa scienza. Hecker fece istruire spe- 
cialmente alcuni maestri per determinati insegna- 
menti, sia dal mercante, dal tornitore, dall'arrotino, 
sia nelle miniere dell' Harz, sia nei corsi anatomici 
e botanici di Halle. 

Fino al nostro secolo questa scuola, da Federigo 
il Grande onorata col nome di Regia scuola tecnica, 
restò una incompiuta riunione di scuole speciali, 
con le quali si cercava di provvedere ai vari biso- 
gni della vita pratica; una specie di accademia 
professionale di second'ordine. Come le classi so- 
ciali più agiate prendevano la loro istruzione finale 
nell'Università, così le classi medie che cercavano 
d'istruirsi, dovevano trovare l'istruzione in questa 
scuola tecnica, la quale oltrepassava i confini della 
scuola elementare. Se si voleva fare il parallelo 
di questo stabilimento con gli antichi istituti, bi- 
sognava confrontarlo solo con l'Università. Qui, 
come là, libero il dare od il ricevere lezioni. Chi 
fosse già molto progredito in una disciplina poteva 
qui e là frequentare il corso di un'altra, anche con 
allievi notevolmente più giovani. Come nell'Uni- 
versità anche qui si aveva riguardo, non solo agli 
insegnamenti speciali, ma pure a quelli di coltura 
generale, fondamentali od accessori. Gli uni rice- 
vevano lezioni intorno la geometria sotterranea (mon- 
tanistica), altri nella economia rurale e nell'arte 
forestale, altri negli elementi dell'anatomia; qui si 
insegnava la tenuta dei libri, là l'agrimensura. Nella 







i% INSEGNAMENTO CLASSICO 

mola di disegno, presso il maestro di tedesco o di 
accese si raccoglieva un uditorio molto misto. Vi 
i-ano lezioni che servivano a molti scopi. V'era 
are una lezione di galateo, nella quale un inae- 
rò insegnava come la gioventù avesse a condursi 
i società, mostrarsi cortese e morale ed aver cura 
alla propria persona. Le lezioni di questo genere 
resso il Pedotriba in Grecia appartenevano alla 
jltura generale. Molto presto il latino s'insinuò 
slla scuola tecnica, sia nell' interesse dell' istrn- 
ione generale, sia perchè ben presto essa commise 
srrore di voler rappresentare qualche cosa di si- 
tile al Ginnasio. Le lezioni intorno la religione 
vevano evidentemente uno scopo del tutto gena- 
ile e morale. 

Precisamente sotto questo riguardo, già durante 
i direzione dell'Hacker, il pubblico osservava che 
i scuola tecnica mescolava due cose, che stavano 
leglio divise: che la medesima era da una parte 
na scuola speciale destinata a determinato nffl- 
io, dall'altra intendeva ad una istruzione gene- 
ile, per la quale era pur necessario un insegna- 
lento educativo. Nell'anno 1761 Heeker deplorava 
lie i parenti considerassero l'istituto come una 
;uola speciale e desiderassero che per i loro figli 
>sse abolito l'insegnamento religioso, perchè non 
reduto necessario al loro futuro mestiere. Certo 
i sarebbe quello dovuto ritenere per un processo 
rganico, se a poco a poco l'intendimento di Semler, 
spetto al bisogno di educazione nelle classi medie 
specialmente cittadine, avesse prodotto la istitu- 
itine di scuole medie da una parte e di scuole 
peciali inferiori dall'altra. Ma siccome Heeker ed 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 153 

i suoi seguaci non vollero trascurare gl'interessi 
superiori dell'umanismo, della educazione morale 
e della formazione del carattere, la contradizione 
nell'indirizzo dell'insegnamento restò qual'era. 

La spinta più efficace alla fondazione di un isti- 
tuto scolastico, che potesse dare di per sé una 
educazione generale alle classi medie, come le 
scuole elementari la davano alla popolazione cam- 
pestre ed alle classi inferiori della città, e il 
Ginnasio alle classi superiori, fu data nell'an- 
no 1773 dal signor Resewitz abate del Monastero 
di Bergen col suo scritto: Die Erziehung des Bùr- 
gers zv/m Gebrauch des gesunden Verstandes und 
zur gemeinniitzigen Geschafligkeit: 2." ediz. 1776. 
(L'educazione del cittadino all'uso della sana ra- 
gione ed all'operosità utile a tutti). Alla pagina 9 
egli fa menzione della scuola tecnica di Berlino e 
dice ch'essa in vario modo fu imitata in tutta la 
Germania; che si comincia così a pensare alla edu- 
cazione cittadina e si lavora a migliorarla. Il pro- 
getto di Resewitz intorno alla educazione del cit- 
tadino trovò fra i pedagogi berlinesi il più sincero 
e caldo fautore in Federigo Gedike professore al 
Ginnasio Werder e direttore dello stesso nel 1779. 
Egli in quell'anno pubblicò uno scritto intitolato: 
« Aristotile e Basedow » nel quale traducendo vari 
brani di pedagogi greci e romani, trattò in modo 
imparziale molti problemi, i quali hanno anche oc- 
cupato le conferenze prussiane d'ottobre. Io non 
voglio asserire che ei trovasse sempre una solu- 
zione ammissibile anche da noi, ma molte delle sue 
considerazioni sono anche oggi degne della mas- 
sima considerazione. 




154 INSEGNAMENTO C 

la primo luogo egli ha la convinzione che l'in- 
segnamento del latino non abbia alcun valore per 
ie classi medie. « Il professore stesso sarebbe im- 
pacciato se dovesse spiegare al futuro artigiano 
a mercante a quale scopo egli debba imparare il 
iatino. È il più irragionevole perditempo per un 
fanciullo destinato ad un mestiere, il dovere per 
quattro o cinque anni torturarsi nell'apprendere 
una lingua, della quale egli in seguito non potrà 
fare altro che dimenticarla. Ma pur troppo questo 
h il più grande errore delle nostre scuole, l'esser 
cioè formate come veri laboratori scientifici. » An- 
che la scuola tecnica di Hecker ricadde in questo 
jontrosenso! « Anche là si vollero fare degli scien- 
ziati mentre non si dovevano educare che cittadini! 
Certo non si può pensare al miglioramento delle 
scuole, se prima non si abolisca questa promiscuità 
d'insegnamento, se prima non si sieno rifatte nelle 
piccole città le scuole così dette latine in vere 
scuole tecniche (si vede che pensa alle scuole del- 
l' Heker, ma senza latino). Resewitz, quando po- 
trà attuarsi il tuo disegno intorno l'educazione del 
cittadino! » 

Il signor Hofmann con le sue scuole medie non 
pensava veramente che a Berlino; ed il sig. "Wiese 
crede che la questione delle scuole propriamente 
civiche (scuole medie) importi più che altro alle 
grandi città. Ma in fatto tale questione riguarda, 
come giustamente osservò il Oedike, molto più le 
minori città. Armknecht altrove fa menzione di 
tre piccole città nel Mecklemburg-Strelitz, che in- 
sieme non contano più di 15,000 abitanti, le quali 
hanno tre Ginnasi ed una Scuola tecnica. Anche in 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 155 

Prussia si potrebbero addurre esempi simili. È a 
desiderarsi che finisca una volta la pioggia fecon- 
datrice che è causa di questa calamità. Si carpisce 
il denaro dalle tasche dei cittadini per cose che loro 
nulla importano, e s'ingannano intorno alla edu- 
cazione che solo conviene ai loro figli; ed intanto 
si guastano i Ginnasi. 

Augusto Gottlob Spilleke entrò nell'autunno 1788 
come professore nel Seminario pedagogico diretto 
dal Gedike, allora superiore nel Monastero grigio. 
Spilleke aveva 20 anni e da Halle veniva racco- 
mandato da Federico Wolf. Egli, lo Spilleke, fu as- 
sunto come maestro sussidiario nello stesso Mona- 
stero. Era costui un animo disposto alla teologia, 
caldamente invaso dallo spirito poetico del tempo, 
più affine allo Schleiermacher ed all'Hegel, che a 
Lessing o Kant; poco capace di pregiare conve- 
nientemente le sobrie, semplici e pratiche intenzioni 
del Semler, Hecker, Resewitz e Gedike. Il disgusto 
da lui ben presto provato per gli ordinamenti di Ge- 
dike (Wiese, vita di Spilleke pag. 28) è una prova 
evidente delle loro diversità di carattere e di tenden- 
ze. In questi due uomini s'incontravano due opposte 
correnti della storia; là la freddezza razionalistica, 
lo spirito virilmente pratico dei tempi di Federigo 
il Grande, qua un idealismo giovanile (Wiese), una 
certa debolezza muliebre, una inclinazione poetica 
e sentimentale all'idea della scuola romantica. 

Allo Spilleke fu affidata nel 1821 la direzione degli 
istituti di Hecker ; suo genero L. Wiese racconta 
nella biografia sopra citata in che modo egli li ri- 
organizzasse. 



INSEGNAMENTO CLASSICO 

ivi finalmente troviamo le radici della nostra 
erna scuola tecnica. Da questo punto compren- 
mo anche i motivi e le circostanze che procura- 
io così a lungo tanto favore alle istituzioni dello 
lleke. L'avversione < scientifica » alimentata dal- 
egei contro la grettezza e la vanità; quindi il 
afico zelo e l'odio reazionario contro le tendenze 
arali ed umanitarie del progresso razionalista, 
iste due cose spingevano il governo a sostitui- 
ad una scuola improntata da intendimenti ri- 
etti e volgari un istituto più nobile, il quale 
idesse possibile di < semplificare » nuovamen- 
l' insegnamento ginnasiale e di spogliarlo delle 
> moderne e realistiche aggiunte, mal chiamate 

Gedike miglioramenti. La nuova scuola tecnica 
rè quasi servire come mezzo di conciliazione, 
da siamo ancora allo Spilleke. Ciò che questi 
vò nel 1821 è espresso dal Wiese in questi termi- 

< La vera scuola tecnica, allora chiamata scuo- 
d'arte, si limitò ben presto ad istituire il iner- 
ite e l'artigiano. Ma l'insegnamento anche nella 
tematica restò meccanico, e rimise il suo (bn- 
nento scientifico nel Pedagogio (Ginnasio), per 
luale la scuola tecnica ricadde in una comune 
.ola elementare. 

: Spilleke ne intraprese la rigenerazione con una 
a molto netta dèi fini e della necessità di tali 
tuti ». 

n ciò v'è qualche confusione; primieramente del 
grafo, quindi anche del suo protagonista. Una 
loia commerciale ed una scuola tecnica inferio- 

per esempio, la scuola commerciale di Berlino, 
[uella dì architettura in Holsminden sono esse 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 157 

semplici scuole elementari, che debbano essere ele- 
vate per virtù di una rigenerazione? Si dovrà forse 
in esse dare o fondare più scientificamente l'inse- 
gnamento meccanico della matematica? E che cosa 
vuol dire necessità di tali istituti? Di quali isti- 
tuti? Delle scuole tecniche secondo il sistema He- 
cker, o di quelle secondo il sistema Spilleke? Non 
v'è alcuna scuola che sia per se stessa tecnica ed 
in pari tempo secondo il sistema Spilleke. In ogni 
caso la scuola tecnica trovata dallo Spilleke corri- 
spondeva alle originarie intenzioni del fondatore me- 
glio della scuola creata con questa rigenerazione, 
nonostante che nella prima si verificasse un miscu- 
glio di scopi contrari. Fino allora si poteva discer- 
nere chiaramente il pensiero netto e deciso del fon- 
datore, ora esso venne assolutamente distrutto in 
servizio della scuola romantica, con un tentativo 
del tutto sbagliato. Non tutte le nature intelligenti 
ed assennate riescono egualmente bene nella pratica. 
Le idee fondamentali dello Spilleke appariscono 
nel suo scritto dell'anno 1822, intorno alla indole 
delle scuole cittadine. Chi voglia conoscere il do- 
loroso vuoto che esiste fra i tempi di Lessing ed 
Hegel, fra la nuova e la vecchia scuola tecnica, 
deve studiare questo scritto immediatamente dopo 
quello del Resewitz, o dopo il Programma dell'He- 
cker. Là tutto è chiafo, conciso, sobrio e pratico; 
qua si svolgono, in una lingua piena di spirito, la- 
mentose idee molto elevate, direi quasi fenomeno- 
logiche e storico-filosofiche, di una prospettiva va- 
stissima, le quali vedute in pratica fanno veramente 
paura. Per motivi facili ad intendersi io mi attengo 
alle parole del Wiese. 



« Egli (Io Spillefce) dimostra che nella unità della 
tura umana lo istinto della educazione è altre t-- 
ato fondamentale come quello della conoscenza; 
e la precipua meta, cui deve tendere un popolo 
1 suo incivilimento è di mantener vive allo 
isso grado nei suoi membri ambedue queste ten- 
nze. Il contrasto che sì manifesta nelle fasi in- 
fiori della coscienza e nelle sfere sensibili della 
'a fra lo spìrito e la natura, deve esser rimosso 

n solo nel campo del sapere, ma anche in quello 
U'azione, per dar così alla natura, mediante l'ar- 
. l'impronta dello spirito umano ». 
Da queste idee che maestosamente si aggirano 
r le nuvole, Spilleke tenta far nascere una ri- 
mia. 

Wiese dice: < Lo Spilleke chiama le Scuole teeni- 
e, come i Ginnasi, instituti scientifici, e con ciò 
n intende dire altro se non che ancor'esse hanno 

scopo d'una istruzione intellettuale e non soia- 
ante meccanica; che anzi in esse nulla sia più 
. evitare che la meccanizzazione dell' insegna- 
ento >. 

Siccome non esiste un'idea normale platonica di 
la scuola tecnica, così questa dimostrazione na- 
ralmente non regge. Anche nella scuola tecnica 
«ntò egli di promuovere anzitutto la libertà della 
ltura, l'esercizio dell'intelletto ed il sentimenti) 
r il santo ed il grande, e così cessava di essere un 
;ituto tendente agli scopi immediati dell'industria 
della utilità solamente pratica. » Dovendo a suo 
.rere la scuola tecnica servire dì preparazione 
nerale all'Accademia delle arti, alla Scuola poli- 
cnica, ed all'Istituto professionale, come il Ginna- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 159 

sio serve all'Università (eppure doveva provvedere 
alla cultura generale), così egli non potè renderla 
inferiore al Ginnasio, ma la tenne nello stesso grado 
accanto al medesimo. In tal modo la fìsica e la 
matematica furono trattate scientificamente: e sic- 
come ogni coltura è il risultamento della universa- 
lità, così si aggiungeva a coteste discipline l'inse- 
gnamento delle lingue moderne, della lingua madre, 
della storia e della geografia. Il sentimento della 
forma fu insegnato col disegno e col modellare; na- 
turalmente non mancava la religione eh' è a contro 
ogni volgare concetto e indirizzo della vita ». Ri- 
guardo al latino le sue opinioni da principio erano 
quelle di Gedike. Ma anche in ciò gli era riservato 
di ricredersi e compire così in tutte le parti l'a- 
dulterazione romantica del concetto originale di que- 
ste scuole. 

Quanto più egli stimava Futilità formale dell'in- 
segnamento, tanto più divenivano per lui impor- 
tanti gli esercizi grammaticali anche là dove non 
si poteva raggiungere una conoscenza fondata de- 
gli scrittori dell'antichità. L'acume e l'esattezza, 
che lo spirito acquista con l'esercizio in queste ele- 
mentari categorie della ragione, gli sembravano 
sempre più come generale e necessaria prepara- 
zione ad ogni scientifica coltura. La matematica 
era da lui ritenuta come dipendente dall'ingegno, 
mentre ognuno ha la capacità d'istruire la propria 
intelligenza per mezzo delle forme logiche della 
lingua. 

Lo stesso scrittore, che oggi trova tanto natu- 
rale e spontanea la trasformazione della scuola 
tecnica, ci svela in alcuni eloquenti passi quanto 



160 INSEGNAMENTO CLASSICO 

poco il riordinamento dello Spilleke corrispondesse 
alle inclinazioni del popola ed ai bisogni del tempo 
e con quanto pochi riguardi esso sia stato effet- 
tuato. < Egli non vide da principio maturare i frutti 
che lentamente, e dice più volte nei programmi che 
la parola Ginnasio aveva una forza veramente ma- 
gica nello spirito della maggior parte dei parenti. 
Avveniva sovente ch'essi facessero passare i loro 
figliuoli dalle classi medie al Ginnasio, e così la 
Scuola tecnica, nelle classi superiori, fu per molto 
tempo pochissimo frequentata. Egli riuscì sempre 
più a tener lontani quei che volevano prepararsi 
ad un mestiere, sebbene gli ostassero vecchi privi- 
legi; così per esempio, i figli degli operai nella fab- 
brica dì porcellana, ed i coristi della chiesa della 
Trinità avevano diritto a libero insegnamento nella 
Scuola tecnica ». (Vita di Spilleke pag. 85). 

E tutta questa opposizione contro i bisogni ed i 
diritti del pubblico, contro la tradizione e la cor- 
rente del tempo, tutta questa lotta e questo lavoro 
quale scopo aveva mai? Di sacrificare all'idolo di 
una scuola tecnica coordinata al Ginnasio, la quale 
privava i figli dei cittadini del diritto di avere 
una educazione rispondente alla loro futura coadi- 
zione sociale! Non vedeva egli dunque la violenza 
che commetteva tenendoli lontani da una scuola, 
la quale era propriamente fondata per essif II 
suo concetto filosofico della civiltà non era venuto 
propriamente ad introdursi come l'uovo del cuculo 
nel nido dei cittadini? 

Ascoltiamo ora dal suo biografo in che modo egli, 
col suo santo zelo, giunse a vincere i veri bi- 
sogni dei berlinesi. « La sua inflessibile speranza 



ED 1NSE0NAMENT0 TECNICO. 161 

non fu delusa — le autorità gli prestarono aiuto. — 
Moltissimo fu già ottenuto dal provvedimento mi- 
nisteriale, con cui si concesse a tutti i giovani li- 
cenziati dalla prima classe della Scuola tecnica il 
privilegio di fare il servizio militare per un anno, 
ed anche il diritto d'intraprendere la carriera po- 
stale, forestale ed architettonica, come pure un im- 
piego subalterno nell'amministrazione governativa; 
concessioni che fino allora non erano state date che 
alle classi superiori del Ginnasio. Così l'istituto 
cominciò a fiorire, le migliori famiglie gli affida- 
rono i loro figli, di trimestre in trimestre se ne 
accrebbe la frequenza. Negli anni successivi le 
esigenze degli altri dicasteri, specialmente del mi- 
nistero del commercio, spinsero ad ampliare il 
programma della scuola tecnica ». 

Cosi l'istituto, tratto fuori della retta via per 
opera dei superiori, si allontanò sempre più da 
quegl' intendimenti che una volta gli avevano dato 
la vita. Quando il direttore Ranke nel 1847 gittò 
uno sguardo alla esistenza centenaria dell'istituto 
e ne paragonò l'origine alla fine, disse senza in- 
tenzione di censurare: « La scuola tecnica nel 
senso e nello spirito di Hecker non esiste più. La 
sala dei modelli ha fatto il suo tempo; la pianta- 
gione dei gelsi è scomparsa e dimenticata. Tutto 
ciò che fu unito dall'Hecker, si è disciolto per sem- 
pre in iscuole di architettura, di guerra, politec- 
niche, professionali e di commercio; in accademie 
di arte forestale e minerale, di agricoltura e di 
qualunque arte; in scuole cittadine superiori, in 
ginnasi cittadini e tecnici ». 

Ma le scuole tecniche, nel senso e nello spirito 
il 



162 INSEGNAMENTO CLÀSSICO 

dì Spilleke, si erano e si sono intanto svolte ma- 
gnificamente sotto la benefica influenza dell' au- 
torità, per i privilegi che queste loro concedevano. 
Il genero di Spilleke potè annunziare nelle confe- 
renze di ottobre, che la Prussia aveva in quel mo- 
mento 80 scuole tecniche di prira'ordine. delle quali la 
maggior parte di civico patronato. Egli poteva dir 
ciò con un certo sentimento dì orgoglio; è soltanto 
in seguito al programma d'insegnamento e di esami 
pubblicato per suo consiglio, che si stabilì e formò 
interamente la scuola tecnica; e si deve a lui stesso 
se essa fu ben presto equiparata ai Ginnasi. Fa 
questo, dice l'autore dell'articolo intorno alle scuole 
tecniche nella Enciclopedia d'istruzione e di educa- 
zione dello Schmid (VI. 684), fu questo natural- 
mente un impulso vivissimo per tutti quegl' istituti, 
la cui organizzazione non corrispondeva in qualche 
modo alle condizioni poste dai programmi, per farsi 
riconoscere come appartenenti a questa classe di 
scuole, ed assicurare ai loro allievi quei diritti e 
privilegi, di cui godevano le berlinesi. In seguito 
di tali cure il numero di queste scuole, le quali 
al tempo dell'ordinamento era di 26, nei 7 anni 
seguenti si aumentò a 56 nelle antiche provincìe 
prussiane. È evidente da ciò quanto l'incremento di 
esse fosse aiutato da quell'ordinamento. 

Così purtroppo da tutta la storia della scuola 
tecnica riluce, che tale incremento tanto vantato 
dal referente ministeriale non deriva dalla forza 
vera dei bisogni del popolo. 

È possibile che tutto questo splendore scompa- 
risca improvvisamente ad un soffio di vento, o che 
tutto si dissecchi come nei giardini di Adonide? 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 163 

I signori Ostendorf, Tchow, Dillenburger e Gal- 
lenkamp dissero apertamente nelle conferenze, che 
i privilegi offerti dallo Stato furono il motivo delle 
scuole tecniche, le quali a prima vista appari- 
scono così fiorenti; e che per tal modo non si 
provvide ai bisogni ed alle domande dei tempi, 
ma sì assicurò l'istituzione di queste scuole, im- 
ponendole. Il Centralorgan fùr Real&chvlwesen, col 
quale per altro ho ben poca simpatia, mette in luce 
giustamente questo lato deplorabile dell'ammini- 
strazione; il bisogno dei cittadini e l'azione dei 
Comuni furono posti da banda, la burocrazia pro- 
fittando della vista corta delle autorità municipali 
arrogò a sé le scuole, ne fissò la organizzazione e 
lo scopo, privandole della loro libertà di esistenza. 
I cittadini lasciarono correre, e la Prussia, anzi la 
Germania, non ebbero più proprie e vere scuole cit- 
tadine. 

È perciò che le classi inferiori e medie dei Gin- 
nasi e delle Scuole tecniche sono piene di allievi, i 
quali, rozzi e materiali, attendono ad un insegna- 
mento contrario alle loro facoltà mentali e si fanno 
lentamente spingere innanzi. Rilasciati e non cu- 
ranti si veggono là seduti tanto per acquistare fra 
pene e torture il più importante dei privilegi, quello 
cioè del servizio militare di un anno, anche se vi 
dovessero restare fino al diciottesimo anno. È im- 
possibile dire quanto le classi fino alla seconda 
inferiore soffrono per questa zavorra. Tanto i pro- 
fessori quanto gli allievi e lo stesso insegnamento, 
tutto è impedito ed avvilito. Questi stessi giovanetti, 
che tante volte debbono essere censurati e puniti 
e sono sempre mal visti, non sono i colpevoli; anzi 



164 INSEGNAMENTO CLASSICO 

deve deplorarsi che non si fondi una scuola, nella 
quale anch'essi possano godere della loro gioventù, 
procurarsi un'educazione corrispondente alle loro 
attitudini e conseguire così frutti utili alla società. 

Ma che cosa importa se i figli dei paesani si 
trovino bene o male? Non abbiamo fatti noi im- 
mensi progressi? Progressi tanto importanti da 
poter presentare al mondo 80 scuole tecniche di 
prim'ordine, e da poterci dire con orgoglio: chi 
potrà mai toglierci tutti questi risultamenti? 

Noi dal canto nostro rispondiamo, che se alcun 
di questi risultamenti risponda in fatto ai veri 
bisogni della società, nessuno ha intenzione di to- 
glierlo. Desidereremmo soltanto di vedere che cosa 
diverrebbero queste scuole tecniche, senza aiuti da 
nostra parte, qualora primieramente si offrissero 
ai cittadini delle scuole medie col privilegio del 
servizio militare di un anno, ma nelle quali nello 
stesso tempo i loro figli potessero imparare qual- 
che cosa di buono; e qualora, secondariamente, la 
istituzione del Ginnasio fosse acconciata ai bi- 
sogni del tempo in modo da poterlo di nuovo 
riconoscere come istituto preparatorio agli impie- 
ghi superiori. Se fatto tutto ciò, restassero an- 
cora fiorenti le scuole tecniche, niuno dovrebbe 
darsi pensiero di abolirle. 

Le scuole medie di Hofmann senza r insegna- 
mento del latino, con un corso generale di 6 anni 
(dai 9 ai 15), con una sola lingua straniera mo- 
derna, quasi sempre la francese, furono nelle con- 
ferenze da tutti approvate. Le osservazioni del 
relatore ministeriale in favore di un corso di 
sette anni con r insegnamento di due lingue stra- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 165 

niere e gli scrupoli del deputato Lòwe (il quale 
disse che, concedendo il privilegio militare alle 
scuole medie, si abbasserebbe l'istruzione generale 
della nazione e la coltura degli ufficiali di riserva 
e della landwehr) sono stati così trionfalmente con- 
futati dai signori Gallenkamp, Hofmann, Bonitz, 
Techow e Klix, da farci sperare, che tanto il Mi- 
nistro, quanto la Camera de'deputati provvede- 
ranno convenientemente ad un bisogno che esiste 
da un secolo. Oltre il diritto di fare il servizio 
militare di un anno, si dovrà permettere ai giovani, 
che hanno frequentato tali istituti, di entrare nelle 
scuole speciali inferiori (scuole professionali di 
provincia). Un commissario governativo assisterà 
agli esami finali; questa è l'opinione di Techow, 
Dillemburger, Reisaker. 

Se finalmente saranno istituite queste scuole e 
sostenute con quei privilegi, i quali fino ad ora 
le traviarono, si vedrà a quale grave bisogno si 
fosse al presente posto impedimento, quante som- 
me immense siano state spese e perdute dietro 
un falso indirizzo. Le piccole città principalmente, 
fino ad oggi intente tutte ad assicurarsi questi 
infelici privilegi, e non osando di giudicare se gli 
ordinamenti di quella scuola giovassero o no ai 
loro figli, si affrettarono senz'altro riguardo di 
stabilire scuole tecniche di primo e secondo or- 
dine; esse principalmente cambieranno con gioia 
la scuola odierna in maniera che meglio risponda 
alle loro finanze ed al futuro stato dei loro figli. 
E se si riuscirà anche di stabilire accanto alle 
scuole medie un'istituzione uniforme per l'educa- 
zione superiore della nazione, allora le città ed i 



*r*ri 



166 INSEGNAMENTO CLASSICO 

distretti, che hanno bisogno di tenere o in casa, 
o vicini il più lungo tempo possibile i Agli desti- 
nati allo studio, potranno accordare i lor desideri 
con le loro finanze secondo le opportunità; isti- 
tuendo, cioè, alcuni Proginnasi che preparino alla 
quarta, terza, seconda o prima classe del Ginnasio, 
ovvero, se loro sarà possibile, ordinando compiuti 
Ginnasi. In tal modo nessuna classe del popolo sarà 
costretta di accettare un'istituzione che non le 
conviene, o di spendere al di là delle proprie forze. 
Ma domando io, v'è speranza che si ristabilisca 
un Ginnasio, il quale provveda, come quello d'una 
volta, a tutti i bisogni superiori dell'istruzione, che 
sono tuttavia al disotto dell'Università? Io non sono 
profeta e i membri della conferenza non lo sono 
neppure, ma già fra di loro s'è fatta sentire la 
strana opinione (ed io non credo impossibile) che 
la nascita delle scuole medie sarebbe la morte 
delle scuole tecniche secondo il sistema Spillekee 
Wiese. Altri sono d'opinione che, anche nel caso 
ch'esse dovessero esistere in futuro accanto al Gin- 
nasio ed alla scuola cittadina, sarebbero in ogni 
modo superflue, giacché quei due istituti soddisfa- 
rebbero ad ogni bisogno della educazione. Altri opi- 
nano che ne occorrano solo poche, le quali soltanto 
in alcuni casi sarebbero atte ad esistere; in tutti 
i casi però si diminuirebbe considerevolmente il 
numero dei loro scolari. Ed in fatto: quando la 
scuola media privilegiata avrà attirato a sé ed 
esaurito le classi inferiori e medie delle scuole 
tecniche, quando dall'altra parte e nello stesso 
tempo si sarà data al Ginnasio una organizzazione 
un poco più realistica e moderna, ed a far ciò ci 



\ i 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 167 

vuole ben poco, allora la scuola tècnica dello Spil- 
leke, da 50 anni così mostruosamente cresciuta, 
prestissimo decadrà, e tanto miseramente, da far 
meraviglia allo stesso signor Wiese, come gli or- 
ganismi artificiali e non sostenuti dai sani bisogni 
del popolo cadano tosto da se stessi, senza che vi 
sia mestieri di costruire contro di essi speciali 
apparati di distruzione, appena spiri di nuovo una 
fresca aura di libertà. 

Ciò che darà l'ultimo colpo mortale a queste 
scuole tecniche si è il bisogno delle classi superiori 
di una preparazione universale e veramente gene- 
rale, bisogno che cresce a dismisura e si fa sempre 
più sensibile. Anche le conferenze furono indotte a 
pensarvi. Il signor Wiese discutendo nella sua re- 
lazione questo argomento, naturalmente senza ap- 
provarlo, così si esprime: « Essere nato, colla isti- 
tuzione della scuola tecnica, un dualismo pernicioso 
alla nostra educazione e l'istruzione e la educa- 
zione pubblica averne ricevuta una ferita >. 

Ed in fatto ciò è vero: la ferita, di cui parla il 
relatore, è già grande e v'è a temere che si allarghi 
sempre più, se si mantengano in avvenire la Scuola 
tecnica ed il Ginnasio l'una accanto all'altro, e se 
si accorderanno ad ogni scuola privilegi propri. I 
protocolli della conferenza danno sopra a ciò un 
prospetto molto utile. Le Università, le quali sen- 
z'altro corrono già sulla via di dividersi in iscuole 
speciali separate, si scioglieranno ancora di più a 
causa dell'ineguale preparazione degli studenti; il 
sig. Paur inoltre, e forse anche altri, son di parere 
che già al presente l'Università non rappresenti più 
una Università* literarv/m, o un istituto compiuto. 



•*"«:« • 



168 INSEGNAMENTO CLASSICO 

E fra il Ginnasio e la Scuola tecnica, fra i loro 
professori ed allievi si fa vedere sempre più invidia, 
malevolenza ed ostilità. Il più volte citato Centra- 
lorgan pur realistische Interessen adopra contro gli 
umanisti un linguaggio, che nel suo vero senso 
deve chiamarsi odioso e provocante ; nello stesso 
tono parlarono i professori delle scuole tecniche, 
anzi nella riunione di Brunswich si parlò molto 
perfino di venire ai fatti. Gli umanisti dal canto 
loro non mancarono di sfoggiare una provocante 
superbia ed un disprezzo sdegnoso. Quelli chiamano 
questi spacciatori di merce curiosa, infecondi e pe- 
danti; questi considerano quelli come fyxou<ro« mec- 
canici e barbari. Non passerà gran tempo ed i pro- 
fessori tecnici o di lingue moderne non potranno 
vivere che nelle scuole tecniche, e gli umanisti nei 
Ginnasi. La rottura diverrà anche più compiuta di 
quello che la desiderino pur coloro, i quali, con 
una ingenuità ed un accecamento incredibile, vo- 
gliono che la separazione cominciata a Berlino del 
consiglio delle Scuole tecniche da quello del Gin- 
nasio sia estesa anche alle altre Provincie, anzi 
fino nello stesso Ministero. Si crede che questa 
divisione del lavoro possa sostituire l'antica divi- 
sione delle confessioni! 

Ed in verità ciascuno di questi partiti ha tal 
maniera di discutere i propri principi, da somi- 
gliare, sotto più riguardi, alle dispute religiose, 
prima, durante, e dopo la riforma. Le controversie 
tanto fatali all'umanità sopra la Homoousia e la 
Homooiusia, le dolorose discussioni di Marburgo 
sopra il cioè ed il ciò significa hanno in molti punti 
trovato una evidente analogia nei dibattimenti 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 169 

delle conferenze. Sarebbe davvero molto doloroso se 
alla contesa religiosa, non anco terminata, si ag- 
giungesse questa nuova differenza nei principt della 
filosofia, della vita pratica è dei sistemi di studio. 

Parrebbe quasi, che ogni tedesco, non solo vo- 
lesse formare unicamente con la sua persona uno 
Stato, ma desiderasse anche 1' esistenza di una 
scuola ordinata per suo comodo tutto particolare, 
ed anzi per ciascuno de'suoi figli. Si dovrà forse 
anche in ciò giungere all'unità, ma solo allor- 
quando una natura risoluta, e penetrata dal bisogno 
e dal desiderio universale, con un colpo energico 
ponga termine a tutte queste questioni di campa- 
nile? Per molti di que' pedanti noiosi e lenti sem- 
bra davvero, né giova a far loro comprendere che 
le cose possano andare anche diversamente, non 
esistere altra maniera fuori di quella a cui si sono 
abituati. E però sarà necessario di mettere sotto 
i loro occhi un altro metodo più vigoroso e più 
efficace, farlo prevalere ad ogni costo, e pregarli 
poi, a cosa finita, di adattarvisi. 

Nelle conferenze non si credette molto dannoso 
il dualismo esistente nell'istruzione della gioventù. 
I protocolli notano: « La gran maggioranza della 
conferenza fu di parere che dovessero esistere il 
Ginnasio e la Scuola tecnica l'uno accanto air al- 
tra; dall'altra parte però tutti furono d'accordo che 
né il Ginnasio né la Scuola tecnica debbano es- 
sere scuole speciali, ma che abbiano lo scopo di 
dare una coltura generale >. 

Ora che cosà significa in quest'ultimo periodo la 
frase coltura generale? Ambidue gli istituti non si 
somigliano che nel modo e nel grado dell'insegna- 



170 INSEGNAMENTO CLASSICO 

mento religioso e dell'arte dello scrivere; è vero 
che oltre a ciò hanno ancora comuni alcuni altri 
rami dell'istruzione, ma il Ginnasio nel latino, la 
Scuola tecnica nel tedesco e francese, nella storia 
e geografìa, nella matematica e nelle scienze na- 
turali e finalmente nel disegno offre qualche cosa 
di più; al contrario nel Ginnasio manca l'insegna- 
mento dell'inglese, nella Scuola tecnica quello del 
greco ed è perciò che la frase coltura generale* di 
cui parlano tutti e due, non può essere interpre- 
tata che in uno di questi due modi: 

essa non consiste veramente nel sapere ed 
è quindi indifferente quanto alle materie dell' in- 
segnamento per se stesse, ma consiste soltanto 
nell' erudire e svolgere le disposizioni naturali 
dello spirito e del cuore, nel miglioramento morale, 
nell' addestramento dell' intelletto, nell' acquisto di 
certe abilità formali, che si possono ottenere in 
modo eguale da diverse materie. Che qua si prefe- 
riscano le une, là le altre materie, ciò dipende 
dall'aver riguardo nello stesso tempo alla futura 
vocazione ed ai futuri bisogni speciali. Questi ul- 
timi poi si dividono in due grandi classi, che più 
o meno si escludono scambievolmente e che ren- 
dono necessari due differenti organismi di scuola. 
L'uno di questi, per conseguire l'educazione ge- 
nerale, si serve principalmente delle lingue e del- 
l'antica letteratura classica; l'altro delle lingue e 
letterature moderne, della matematica e delle scien- 
ze naturali. Le materie dell'insegnamento intanto 
sono comuni alle due scuole, in quanto i bisogni Spe- 
ciali permettono un fondamento comune. Nel nostro 
caso ciò sarebbe lo scrivere, la religione, e tanto 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 171 

di latino, quanto comporti la scuòla tecnica: degli 
altri rami comuni tanto quanto crede utile trat- 
tarne il ginnasio. 

Ovvero questi oggetti comuni sono nello stesso 
tempo anche parti integranti ed essenziali della 
coltura generale, e non comuni per caso nò scelti 
soltanto in riguardo alla futura vocazione, ma con- 
siderati essenzialmente come elementi di coltura 
generale e perciò base necessaria ad ogni nobile 
professione. A queste discipline necessarie ad am- 
bedue le parti se ne aggiungono altre, direi quasi 
fluttuanti, le quali, vedute solo dal punto di vista 
dell'educazione generale, potrebbero sembrare di 
lusso, ed in ogni caso non sono di una necessità 
stringente, perchè possono essere surrogate con 
altre; ma che d'altra parte sono necessarie per le 
rispettive vocazioni speciali. 

Supponiamo come giusta l'ultima interpretazione 
del concetto, perchè la più larga, e ricerchiamo ex 
hipothesi a che fine essa ci conduce. 

Secondo tale interpretazione sembra che, per 
questa divisione dell'istruzione superiore, non corra 
pericolo l'unità dell'educazione delle classi più ele- 
vate. Perchè è appunto la generale coltura che for- 
ma il vincolo fra le due maniere di educare; con- 
sistente da una parte nel proporzionato esercizio 
ed erudimento delle disposizioni naturali, dall'altra 
nel tesoro comune d'insegnamenti ed oggetti, dai 
quali ambedue le scuole traggono l'istruzione for- 
male. Per verità anche la differenza in più che offre 
o l'una o l'altra delle scuole, farebbe parte della 
coltura generale dal lato formale, ma il materiale 
può essere fissato con riguardo alla vocazione, poi- 



% INSEGNAMENTO CLASSICO 

iè la coltura generale permette in parte la scelta 
die materie. 

Eppure anche così noi troveremo un grave in- 
nveniente; non quello superiore, morale, del quale 
irla il Wiese, ma materiale siccome quello che si 
ferisce alle finanze delle nostre piccole città. Una 
ttà che deve ora provvedere alla gioventù, per la 
i futura vocazione è necessario aggiungere quel 
ù di cognizioni reali alla coltura generale della 
mola tecnica o del Ginnasio, istituirà certamente 
la scuola tecnica. Ma il bisogno cambia,- poco dopo 

vorrà un Ginnasio. In tutti e due i casi v'è una 
inoranza costretta a prendere una falsa via, o che 
ve essere mandata ben presto fuori della città; 
rchè quel più comincia già nella sesta, cresce 
Ila quinta, ed è insormontabile nella quarta clas- 
. Ma difficilmente si troveranno popolazioni in- 
ferenti a questo più, come alla così detta coltura 
nerale; popolazioni che vogliano soltanto questa 
tima ed alle quali non importi per mezzo dì quali 
iterie essa sia acquistata. Così una città, che de- 
lera sempre ciò che è pratico, sarà costretta, o 

titubare fra la Scuola tecnica e il Ginnasio, o dì 
stenere due istituti insieme. 
È pure evidente che sotto questo punto di vista 
de da sé l'opinione, intorno a cui fu d'accordo la 
aferenza, cioè, che ambedue le scuole fossero 
noie speciali. Se ambedue gli istituti, anche of- 
:ndo una coltura generale, cominciano già dalla 
ita classe ad aggiungere al complesso comune, 
e va sempre diminuendo, un più differente nei 
izzi di educazione e scelto secondo le eventuali 
cazioni, allora essi si distinguono dalle comuni 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 173 

scuole speciali, non già per il genere, ma tutto al 
più per il grado. Quale scuola speciale non offre 
nello studio delle materie anche il modo di elevare 
formalmente le forze intellettuali e morali? E pa- 
ragonando le materie dell'uno e dell'altro genere, 
che offrono i così detti istituti di educazione uni- 
versale, si vede pur troppo che esse intanto hanno 
un valore più universale, in quanto vengono trat- 
tate insieme, ma che ciò vi si opera secondo che 
lo permettano i riguardi alle future vocazioni. Sono 
principalmente comuni quelle materie che in quelle 
ed in queste scuole si considerano come necessari 
preparativi. Difficilmente compiono esse quel ciclo 
del sapere che si suppone in un uomo veramente 
colto; ma anche le scuole speciali ordinarie offrono 
una istruzione parziale. Le parti che sono rappre- 
sentate dalle varie materie d'istruzione si collegano 
anche qui l'una coll'altra e formano un possesso co- 
mune. Queste collisioni di materie apparirebbero 
subito anche al di fuori, se si facesse la prova di 
cangiare codeste scuole speciali, secondo il modello 
deìYuniversilas lùerarum, in tante accademie pro- 
fessionali ecc. Si vedrebbero, qui neir insegnamento 
della matematica e del disegno, là nelle lezioni filo- 
sofiche e letterarie, i più svariati indirizzi, gli uni 
accanto agli altri: colla stessa convenienza, onde 
alcuni direttori di istituti biformi, poco frequentati, 
uniscono nelle lezioni di religione gli allievi della 
Scuola tecnica e del Ginnasio. 

Insomma i nostri Ginnasi e le nostre Scuole tec- 
niche sono in primo luogo scuole speciali prepara- 
torie a vocazioni determinate. L'unico elemento 
costitutivo di questi due istituti consiste in ciò che 



174 INSEGNAMENTO CLASSICO 

v'è di specialmente differente. Niuno può nuocere 
fin da principio al suo avvenire, cercare arbitraria- 
mente la sua educazione generale in questo od in 
quello dei due istituti. Perciocché, a dirlo in una 
parola, l'uno è un istituto preparatorio per futuri fi- 
loioghi, e per tutte le carriere affini, l'altro per i 
tecnici e simili. Per incidente forniscono un poco 
più che altre scuole speciali, una certa coltura ge- 
nerale; questa consiste nelle proprietà formali di- 
pendenti dalle materie speciali che vi si studiano 
e dalla conoscenza di alcune altre poche di uti- 
lità universale. Prima da un solo tronco nasce- 
vano molti rami, ora il tronco stesso è già spez- 
zato. È possibile però che questo stato fosse ine- 
vitabile; noi qui non vogliamo che mostrare la sua 
reale esistenza. 

Nelle conferenze d'ottobre si diede maggiore im- 
portanza alla parte formale della coltura generale, 
di quello che all'altra parte da noi ammessa nelle 
materie comuni. E per verità, entro il formale vi 
era un altro elemento che si faceva strada in modo 
notevole e che sfida ogni critica. Sebbene dal signor 
Kern, come era d'attendersi, fu accentuato varie 
volte nell'insegnamento educativo il lato etico del- 
l'istruzione, pure le sue parole non furono quasi 
apprezzate da alcuno; quasi sempre, principalmente 
dai pedagoghi berlinesi, quel generale, al quale sono 
intesi ambidue gli istituti, fu chiamato lavoro scien- 
tifico. Come la parola d'ordine di un partito, questa 
frase si fece udire nella discussione con tutta la 
pretensione di un diritto incontrastabile, d'un prin- 
cipio fondamentale, e con la chiarezza ed intima 
evidenza che per solito hanno tali distintivi di 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 175 

partito. Ciò nondimeno per amore d'imparzialità 
sarà meglio analizzare quello che, secondo il loro 
parere, è di per se chiarissimo, e sottometterlo alla 
critica. , 

Fin d' ora è chiaro che in tal modo piccoli co- 
muni sono crudelmente costretti ad accettare le 
calamità sopra dimostrate, la differenza specifica 
per la quale i due istituti preparatori sono mutati 
in iscuole speciali sempre più viene posta in ri- 
lievo. Il signor Hofmann dice: nello stato odierno 
della scienza, v'ha massimo bisogno di due diversi 
istituti per la istruzione preparatoria, V uno uma- 
nistico, l'altro realistico: esercizi scientifici non 
sono ammissibili se gli allievi non abbiano fatti 
grandi progressi in una scienza; e dice che perciò 
ognuna di queste scuole debba aver la sua mate- 
ria principale; e che è impossibile la loro fusione 
perchè impedirebbe .l'efficacia di ciascun istituto 
per il suo scopo specifico. Le città minori che non 
possono veder molto frequentate le classi superiori 
— e aggiungo io, non hanno abbastanza danaro 
per due diversi istituti preparatori, soprattutto poi, 
accanto alla scuola media, che auguro loro prima 
di tutto — queste, secondo il signor Hofmann, non 
avranno alcuna scuola, o ne avranno una disa- 
datta. 

Come ti aggrada, caro lettore, che forse hai la 
disgraziati vivere in una piccola città, come ti 
aggrada questa idealità « scientifica »? Non è essa 
ancor peggiore, più violenta, più irragionevole di 
quella dello Spilleke? Non è quasi una frivolezza? 
Perciocché in tal caso le piccole città perderanno 
la voglia di fondare scuole superiori, per non es- 



■.-AMENTO CLASSICO 

avere una scuola che non ri- 
ai loro bisogni; e ciò è nato- 
presenti da noi descritte; perchè 
superiori non possono fornire 
fretto, o per tante miglia qua- 
drati scientificamente qui alla 
mze naturali e mediche, là alla 
vvocatura e storia. Perciò del- 
) fu posta dal signor Hofmann 
altra parte, lasciando allo Stato 
>ndazione delle scuole. Se poi lo 
a scelta falsa d'una vocazione 
possa profittare, per quanto è 
; forze scientificamente idonee, 
egati per giudicare nell'unico 
;a, cioè nel nono anno, le dispo- 
ne! fanciullo ed avvisare la fa- 
ta al libero studio delle scienze, 
Berlino o dello Stato debba in 
io il tipo ideale della società, 

>ile che fuori di Berlino la frase 
<eriore sia intesa diversamente, 
certamente affatto platonico il 
gli allievi del Ginnasio e della 
asti dopo lo spurgo dei peg- 
lavoro scientìfico. Ma certo 
non risponde alla realtà per 
agegneri, avvocati, ecclesiastici 
m lavorano scientificamente né 
altri, anzi lavorano, direi quasi, 
co. Quando colla parola « scien- 
a intendere qualche cosa che 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 177 

io volentieri imparerei, visto che della scienza 
manca una definizione generalmente accettata. 

Dal canto mio intendo per coltura generale quella, 
di cui qui ragioniamo e che vogliono conseguire 
anche le scuole elementari e medie, la cultura 
preparatoria, che rende idoneo ad acquistare inte- 
ramente, sia nelle Università e nelle Scuole poli- 
tecniche, sia negli uffici e negli esercizi mercan- 
tili ed industriali più elevati, quell'altezza e no- 
biltà di carattere, quella delicatezza di gusto, quella 
maturità, serenità di apprezzare i tempi e le cose, 
la quale tra i popoli e negli stati civili è il carat- 
tere distintivo di coloro che sono chiamati ad es- 
sere in pubblico ed in privato le guide del secolo, 
i moderatori degli altri, i membri efficaci e degni 
delle più alte sfere sociali. Gli uomini della scienza 
e della erudizione saranno pure fra costoro, ma è 
impossibile pensare solamente ad essi. Io non posso 
in nessun'altro modo spiegare il carattere supe- 
riore dell' istruzione preparatoria, se non che rife- 
rendomi a quel tanto d'istruzione* generale, che ne- 
cessariamente debbono avere le classi superiori 
(ìyxw\tos wcuMa); nonché alle qualità d'intelletto e 
di cuore che loro convengono. Non potrei meglio 
precisarla in ogni parte e nei suoi principf, fuor- 
ché distinguendola dall'istruzione media che danno 
le scuole medie, e dalla istruzione inferiore che 
danno le elementari. È sempre la stessa cosa che 
si ha di mira; cangia solamente il tempo da im- 
piegare e la classe della società che si deve edu- 
care ; e perciò va trattata una volta con maggior 
larghezza e profondità, un'altra con minore. 

Che possano aggiungersi altri istituti a quei della 

12 



178 INSEGNAMENTO CLASSICO 

istruzione secondaria, non cangia nulla; nello stesso 
modo vengono aggiunti alle scuole medie altri isti- 
tuti, cioè scuole professionali inferiori, in cui si 
svolgono i germi della scuola media. Non inten- 
diamo con ciò di disprezzare l'istruzione di perfe- 
zionamento, la quale in ogni caso viene dall' espe- 
rienza della vita; quella, per esempio, morale ed 
intellettuale, che viene data agli alunni elementari 
l'ima volta, durante gli anni del loro servizio mi- 
litare. Ogni classe, secondo il nostro parere, ha bi- 
sogno in alcuni anni dell'età puerile e giovanile di 
ina certa educazione scolastica fondamentale, la 
juale abbia carattere generale. Nelle campagne 
luesta educazione preparatoria può esser finita ai 
[2 anni, nelle città i fanciulli delle classi medie vi 
possono attendere fino a 15 o 16 anni, e le classi 
superiori della società debbono dare ai loro figli 
]uesta fondamentale istruzione generale fino ai 18 
:> 19 anni. Se è condotta con senno, essa prenderà 
e mosse in ogni secolo dagli stessi punti di vista; e 
sebbene in particolare possa venir modificata dal 
rispettivo grado di produttività e di divisione delle 
scienze; e sebbene possa esser distribuita in un 
modo diverso; non occorre però che venga alterata 
lei suoi principi e nel suo carattere. Le modifica- 
toci essenziali saranno più il prodotto della edu- 
cazione progressiva della società in genere e della 
naggior altezza, cui debbono giungere le classi su- 
periori, di quello che la conseguenza degl'incre- 
nenti delle scienze. 

I membri della conferenza di Berlino respinsero 
>ìù che ogni altra cosa la supposizione, che la col- 
tura generale data nel Ginnasio (e nel suo illegit- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 179 

timo concorrente) possa essere giovevole e proficua 
anche alle altre carriere, oltre a quelle intraprese 
nelle Università e Scuole politecniche. Anche il si- 
gnor Sybel, malgrado della sua umanità e della sua 
premura per il popolo, spera che questa proposta 
resti un pio desiderio. Secondo me si tratta sol- 
tanto della questione pratica: che cosa debbano fare 
quei parenti, i quali vogliono procurare ai loro 
tigli ima cultura generale superiore a quella delle 
scuole medie, senza dedicarli più tardi alle scienze. 
Se il signor Sybel e i suoi compagni hanno a loro 
disposizione altri istituti per questa ragguardévole 
classe della società, lo dicano pure. Per ora un 
grande industriante, un ufficiale, un artista, un 
proprietario di campagne, e tutte quelle rispettabili 
persone che non hanno studiato nelle Università, 
come ve ne sono, per esempio, nella Camera del- 
l'Impero, tutte quelle persone insomma dovranno 
rivolgersi al Ginnasio, se vogliono, senza mirare 
allo studio scientifico, che i loro figli sieno istruiti 
quanto più profondamente ed universalmente sia 
possibile, e divenire così capaci di seguire con in- 
telligenza e criterio indipendente il corso della sto- 
ria e della vita. La scuola media non può bastare 
a questo ufficio, meno ancora se si vuole che i 
loro figli assistano a qualche lezione d'insegnamento 
generale nelle Università, se debbano comprendere 
ed apprezzare libri del genere dei discorsi e saggi 
del Sybel, o della storia romana di Peter. Insomma 
io non posso definire lo scopo del Ginnasio altro 
che con le giustissime parole del Mùtzell, che, cioè, 
esso sia la preparazione al più compiuto intendi- 
mento della vita nazionale nella sua specialità e 



' I 



■fF r ;»Rpr • 



180 INSEGNAMENTO CLASSICO 

nella sua connessione con lo svolgimento generale 
dell'umanità. In questo passo le parole più compiu- 
to e preparazione rispondono appunto l'una alla ela- 
sticità e relatività, l'altra alla insufflcenza compa- 
rativa di questa coltura. 

Ciò non toglie che non resti giustissima Y idea 
espressa subito dal Wiese con molta asseveranza, 
che i Ginnasi sieno specialmente istituti preparatori 
per l'Università. Se tale istruzione preparatoria non 
si adatta a tutti gli studi speciali, i mezzi adope- 
rati per questo scopo dai Ginnasi avranno adesso 
come" prima, un valore generale secondo la loro 
sostanza e forma e saranno egualmente la base ad 
ogni speciale istruzione superiore. 

Quello che noi intendiamo per coltura generale 
corrisponde, per epilogare ciò che ci divide dai si- 
gnori Hofmann e compagni, agli elementi prepara- 
tori generali della scienza; essa comprende inse- 
gnamenti ulteriori meno scientifici e più empirici e 
pratici, comprende infine l'attitudine a imparare 
scientificamente. Noi neghiamo di trascurare quella 
gran maggioranza degli allievi del Ginnasio e della 
Scuola tecnica, a cui manca ciò che si richiede per 
essere scientificamente produttivi. Siffatti allievi 
nondimeno possono recare vantaggi ben più vitali 
ed estesi alla coltura nazionale che non certi seri- 
bacchiatori di cose scientifiche. Noi crediamo del 
resto che l'opinione divulgata anche fuori di Ber- 
lino, e messa innanzi molte volte per motivi assai 
poco scientifici, quella cioè che ognuno, il quale ven- 
ga dal Ginnasio o dalla Scuola tecnica e prima an- 
cora di avere alcuna pratica delle cose debba sen- 
z'altro essere applicato a lavoro scientifico, per 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 181 

concentrare il più presto possibile tutti i suoi studi 
ad un /solo argomento, sia opinione efficacissima 
a distogliere dallo studio ed abbattere moralmente 
qualche migliaio dei nostri bravi giovani, oppri- 
mere la civiltà tedesca ed avvelenare nel suo ger- 
me più vitale la stessa scienza, la quale finora si 
credeva una dea ritrosa e non disposta a favorir 
tutto e tutti. 

Non si può dire che i pedagoghi berlinesi non 
abbiano dato alcuna importanza alla sodezza del 
sapere. Il signor Hofmann, per esempio, disse. che i 
Ginnasi e le Scuole tecniche, come Istituti di col- 
tura generale non dovessero trascurare alcun ramo 
principale della scienza. Ma come mai avviene 
che malgrado di questo dovere, tanto il Ginnasio 
quanto la Scuola tecnica trascurino materie che 
formano il principale indirizzo dell' uno o dell'al- 
tra: la Scuole tecnica, per esempio, il greco, il Gin- 
nasio le scienze naturali? Il signor Hofmann ci 
risponde che avendo negli ultimi secoli le scienze 
acquistato sì vasta estensione, chi non sia uno spi- 
rito eminente deve concentrare le sue forze intel- 
lettuali in un campo speciale del sapere. Che cosa 
avviene allora della coltura generale, il cui fine 
è di non trascurare alcuna cognizione fondamen- 
tale della scienza? 

Ecco T ultima risposta: la coltura generale noi 
non la possiamo più conseguire pienamente ed in- 
teramente: spiriti eminenti lo possono forse: noial- 
tri cedendo alla necessità dobbiamo contentarci 
solo di ciò che è possibile. •— Il che è quanto dire 
adunque della metà forse o del quarto della coltura 
generale! 



182 INSEGNAMENTO CLASSICO 

La classe media, si dice, deve contentarsi, se può 
conservare il sentimento e l'intelligenza di tutto 
ciò che è degno di essere appreso. A maraviglia! 
Ma come può farsi ciò? Forse imparando nel Gin- 
nasio, con un lavóro concentrato, a dare un sag- 
gio di latino, o mettendosi più tardi a studi metrici, 
che in un momento sieno creduti molto scientifici; 
se alcuno, come è accaduto, leggendo la parola 
statica la crede un lapsus linguae, e che invece 
dovesse dire statistica, se alcuno non abbia idea 
di che cosa sia un masso erratico o del tempo me- 
dio del sole, se non sa distinguere un noce da una 
quercia, se non riesce a comprendere un libro come 
le lezioni popolari scientifiche dell'Helrnholtz, la sto- 
ria dei principi della meccanica di Dùhring? H sen- 
timento e l'intelligenza di siffatte cose vengono 
forse da se stesse a chi si è concentrato in altri 
studi? Non solo è possibile, ma accade pur troppo 
spesse volte, che un licenziato del Ginnasio, un 
professore di umanistica, non possa farsi un'idea 
della eminente potenza della civiltà odierna, dei 
principi filosofici delle scienze naturali, dei loro 
metodi e Resultamene e della loro importanza scien- 
tifica e sociale. 

Ciò non deve recar punto meraviglia, se ha ra- 
gione l'anonimo professore ginnasiale che più volte 
abbiamo citato come Vox populi. Egli 1. e. pag. 42, 
dice fra le altre cose, essere ormai un segreto noto 
a tutti che molti direttori specialmente filologi non 
veggano di mal occhio che lo studente matematico 
dei loro istituti valga poco. 

Come mai possono essere educati sotto tali di- 
rettori allievi che più tardi dovranno prendere 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 183 

parte al lavorìo della civiltà, e riconoscere con 
occhio acuto e giusto ed indipendente criterio 
l'ufficio del tempo e della nazione? Diverranno 
forse filoioghi come lo era il loro direttore; ma 
filoioghi che trasfondono in altri quella meschinità 
di mente, onde sono essi stessi travagliati, fino a 
che questa artificiale coltivazione abbia corrotto 
classi intere della migliore società tedesca. 

D'altro lato è un deplorabile errore il credere 
che un giovane possa essere ben preparato a co- 
noscere profondamente il mondo e la vita, senza 
essersi reso familiare il popolo più ingegnoso' ed 
eminente nella storia della civiltà, il popolo greco. 
È peraltro fuori di dubbio, che si può essere tec- 
nico valente, senza avere mai letto una riga di 
Omero o di Demostene. Allora però si avrà soltanto 
una culti ra speciale e non generale. 

Il teoretico e l'uomo politico, che dirigono l'istru- 
zione, debbono vedere le cose più largamente dei 
membri delle conferenze, i quali sono preoccupati 
per l'umanismo o per il realismo. Per i primi, 
oltre il perfetto svolgimento dell'attitudine alle 
scienze tecniche e filologiche, anche l'uomo per sé 
stesso merita qualche cosa. Essi si occupano del 
problema di congiungere e conciliare i bisogni del 
progresso scientifico con quelli della vita sociale, 
ed il perfezionamento delle N facoltà morali con i 
bisogni della coltura generale dell'individuo e con 
quelli della prosperità sociale. 

Questi eruditi applicano fuor di luogo una cosa 
che per sé sarebbe preziosissima. Essi sono respon- 
sabili se nell'avvenire l'operaio preparato al solo 
mestiere lo esercita, a dir vero, più utilmente, ma 



184 INSEGNAMENTO CLASSICO 

nello stesso tempo degenera miseramente tanto 
nel fisico, quanto nel morale.. Essi sono parimente 
responsabili se nelle sfere più alte della intelligenza, 
chi non abbia ingegno straordinario, si rende pra- 
tico del fare e del giudicare in una cerchia così 
ristretta d'idee, che in tutte le questioni generali 
ed in quelle capitali della organizzazione e del 
governo della società si trova come senza dire- 
zione e condannato ad esser vittima di ogni im- 
postore, politico, filosofico e religioso. 

Insomma chi raccomanda fin dagli anni delle 
scuole di concentrare tutto l'intelletto in un solo 
ramo del sapere, il che negli anni più maturi è runi- 
co che possa dare grandi effetti, costui né si cura 
dei fini supremi della civiltà, dei quali il lavoro scen- 
tiflconon è che una parte, né può comprenderli; egli 
può avere in bocca la frase coltura generale, ma in 
fatto si adoperatolo per l'istruzione professionale 
speciale e frazionata, per aumentare le disarmonie 
che sono nella natura umana e nella società. Egli 
non deve maravigliarsi se appunto per quelle 
stesse ragioni che lo inducono a desiderare ora due 
scuole, una accanto all'altra, fra qualche tempo, 
quando le scienze si saranno anche maggiormente 
estese, sarà necessario suddividere ulteriormente 
l'istruzione della gioventù. 

Il signor Wiese ci rivolge una giustissima do- 
manda, che punto non ci spaventa; cioè, che chiun- 
que desideri un unico istituto d'istruzione secon- 

m 

daria debba dimostrare « in qual modo oggidì si 
possa stabilire un Ginnasio tale da rendere super- 
flua la Scuola tecnica >; come se ciò fosse al 
tutto impossibile. Chiunque ne abbia voglia può 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 185 

vedere chiaramente fin da ora, che la pianta di un 
tale istituto si presenta spontanea di mezzo il ma- 
teriale messo in luce da vari anni! Anzi la cosa 
sarebbe di ben facile esecuzione, se si potesse con- 
tare con qualche sicurezza sul tatto educato dei 
maestri, che lo stesso signor Wiese ammira giu- 
stamente nello Spilleke e che una volta nelle con- 
ferenze seppe benissimo chiamare < abnegazione 
scientifica >. Perciocché il tentativo di sodisfare con 
una sola scuola alle molteplici esigenze del pre- 
sente conduce a sopraccaricare la mente dell'alunno 
in modo compassionevole, per la sola ragione, che 
il maestro, non attinge da un fondo suo proprio, 
ma cerca d'insegnare sul momento ciò che egli ha 
allora allora imparato, e che qualche volta tutto 
l'insegnamento non consiste in altro, che nell'asse- 
gnare il compito ora per ora; cosicché in luogo della 
cooperazione di tutti diretta ad una meta, quasi 
da per tutto prevale « l'isolamento degl'insegnanti 
per materie » ; e sempre più diminuisce il numero 
di coloro, che sono in grado « di riconoscere e de- 
terminare il valore e lo scopo di ogni singola ma- 
teria dell'istruzione, partendo dal concetto della 
coltura generale ». Ma chi non vede che tutti que- 
sti inconvenienti debbono crescere con progressione 
geometrica di anno in anno, in quanto più riesca 
agli eruditi di minare nei suoi fondamenti la col- 
tura generale e comune dei professori ginnasiali, 
concentrandoli precocemente in una sola materia? 
Se io ora mi provassi di formulare l'ordinamento 
di una scuola secondaria unica, con l'intendimento 
di creare, secondo la proposta del signor Wiese, un 
Ginnasio che renda superflua la Scuola tecnica, e 



I INSEGNAMENTO CLASSICO 

q una Scuola tecnica cbe renda superfluo il Gin- 
sio, certe allora questa proposta sarebbe appog- 
Lta, non solo dalla opinione molto divulgata che 
Ginnasio abbia più della Scuola tecnica il ca- 
lere di un istituto preparatorio generale, ma an- 
ra dalla prospettiva di raggiungere lo scopo in 

tempo minore. 
Pur tuttavia voglio scegliere un metodo più im- 
rziale. Esaminerò per ordine le materie trattate 
ualmente o esclusivamente nel Ginnasio e nella 
uola tecnica e, partendo dal concetto che noi ab- 
ìttio della coltura, scioglierò la quistione, se ed in 
al modo con tante lezioni e per tanti anni esse 
iterie dovrebbero essere trattate nel nostro isti- 
to. Facendo in tal guisa avrò riguardo, per quanto 
rà possibile, a diminuire i soverchi aggravi, e 
: ricorderò che in varie città non si potrà, an- 
ra per molto tempo, evitare la riunione delle te- 
mi nelle ore antimeridiane. Tutto ciò che potrà 
ienersi in questi riguardi, noi crediamo di po- 
~lo indicare fin da ora. Oltre le lezioni di canto e 

ginnastica, oltre le lezioni facoltative, che ccm- 
lerjanjo come lezioni private volute dai parenti, 
usica, stenografia, lingua italiana, conversazione 
incese, scuola di portamento e lezioni di ballo) 
ire dunque queste lezioni da fissarsi nelle ore 
meridiane, faremo un progetto che non esige più 

SS lezioni la settimana per le tre classi infe- 
>ri, e 30 per le tre superiori; e queste lezioni 
asono facilmente tenersi tutte nelle ore antime- 
liane. Così, modificando lievemente quello che 
iste nel Ginnasio e risparmiando cautamente le 
nsuetudini, speriamo di poter soddisfare tutte le 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 187 

giuste esigenze del tempo e tuttociò che può atten- 
dersi da una coltura generale nel senso sopraindica- 
to. Ma non mancheremo di accennare all'occasione 
la possibilità di andare più innanzi. È vero che la 
più semplice riduzione del soverchio aggravio si 
otterrebbe se potessimo — per usare le parole 
del signor Bonitz — arrischiarci all' abbandono di 
alcune materie; ma questo ripiego (il quale appunto 
ci ha condotti a creare due scuole, che ora si tratta 
di ridurre ad una) non può esser da me accolto, mal- 
grado della sua semplicità: è troppo semplice per 
sperarne buoni effetti. Nelle conferenze si udì spesse 
volte ripetere la confortante frase, che a questo e 
a quello studio si potrebbe facilmente provvedere 
più tardi. Questo metodo non vale più dell'altro; 
noi siamo di opinione che, qualora una materia 
sia parte essenziale della coltura generale, valga 
meglio impararla per tempo con un insegnamento 
metodico, di quello che più tardi, quando cresce 
all'eccesso il lavoro nell'intento di compiere da sé 
la propria educazione. 

Incomincio con materie comuni a tutti e due gli 
Istituti. 

I. Religione. 

In ambidue gl'istituti sono assegnate alla istru- 
zione religiosa, nelle due classi inferiori, ore tre, 
nelle superiori, due. L'ordinanza ministeriale del 29 
febbraio 1872 esonera dall' obbligo di assistere a 
queste lezioni. Il signor Bonitz, in seguito al pa- 
rere di persone intendenti, propose di ridurle a 



-J 



.88 INSEGNAMENTO CLASSICO 

lue anche per la quinta classa. È nostro parere 
;he convenga lo stesso per la sesta. 

Ma non basta. Nelle conferenze si deplorò, che 
luesto insegnamento spesso sorpassi il suo ufficio e 
ii avvicini alla teologia. Cosi sarà prudente di finirlo 
>iù presto; tanto più che tutto il rimanente dell'inse- 
gnamento deve essere pur esso educativo, formando 
(uasi un « antidoto contro ogni volgare concetto e 
ndirizzo della vita. » Noi, avuto riguardo a cose 
)iù necessarie, siamo di opinione, che questo inse- 
gnamento debba cessare con l'ingresso nella prima. 
fon possiamo per altro capire, perche ì figli delle 
ilassi più elevate abbiano bisogno delì'an lidoto più 
i lungo, che i figli delle classi inferiori. I sacerdoti 
;he preparano alla confermazione, non pretendono, 
ier proclamare cristiano un individuo, una età cosi 
tvànzata, quanto quella, durante la quale noi diamo 
'insegnamento religioso. La storia ecclesiastica, 
;he generalmente s'insegna nella classe superiore, 
totrebbe insegnarsi più convenientemente con la 
toria universale, in quanto essa serva alla coltura 
[enerale ed abbia un'importanza per tutti. In sette 
inni, con due ore per settimana, ossia con cinque- 
lento sessanta ore, si potrebbe dare ad un ragazzo 
li famiglia colta quell'insegnamento che lo illumini 
iufficentemente sull'essenza morale del cristiane 
imo e sulla parte sua nella storia della civiltà, 
i lo renda convinto della sua importanza presente. 
Juesti insegnamenti non devono essere oggigiorno 
tè tanto diffusi né tanto scabrosi come erano 
ter il passato. 11 giovane può sempre, oltre a ciò, 
mparare a mente molti detti della Bibbia e molti 
uni ecclesiastici, anche pezzi scelti del catechismo. 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 189 

Si può anche, qualora la cosa sia creduta abba- 
stanza importante, sottoporre il giovane ad un 
esame, quando dovrà passare alla prima. 

È vero che con questo metodo i teologi futuri 
troveranno, tra il fine dell' insegnamento religioso 
ed i loro studi speciali, una lacuna che noi stessi 
non crediamo naturale; ma non è difficile però di 
provvedere a questo inconveniente. A tale effetto 
osservo*' che anche per altre materie diventerà ne- 
cessario di ammettere nelle classi superiori alcune 
ore d'insegnamento antimeridiane come libere: cioè 
tali ore, che servendo come preparazione a diversi 
offici speciali, siano lasciate alla scelta dei giovani. 
Non sono veramente facoltative; anzi ognuno deve 
decidersi per una delle sezioni parallele. Questa 
istituzione, la quale non servirebbe che per le classi 
superiori, e si estenderebbe a sole poche ore, si ap- 
plicherebbe per i futuri teologi nel modo seguente: 
l'insegnamento religioso nella scuola si fonda, o do- 
vrebbe almeno principalmente fondarsi, sopra la 
lettura della Bibbia. Se noi supponiamo che questa, 
lettura nella seconda superiore poggi sul testo greco 
originale del Nuovo Testamento, allora si potrebbe 
con due ore libere in prima, nelle quali ai futuri 
teologi s' insegna la lettura ebraica (il Vecchio Te- 
stamento) — mostreremo in seguito, come impa- 
reranno nella seconda superiore gli elementi della 
grammatica — ristabilire per loro la continuità 
necessaria dello studio, e si risponderebbe in 
modo semplicissimo ai quesito sull'insegnamento 
dell'ebraico nei Ginnasi, che ha tanto occupato la 
conferenza, schivando cosi di sopraccaricare gli 
alunni. 



190 INSEGNAMENTO 

2. Calligrafia e 3. Disegno. 

L'orario ufficiale del Ginnasio fissa per la sesta 
e quinta classe tre ore di calligrafia; due ore di 
disegno per ognuna delle quarte classi; dopo que- 
sto cessa l'insegnamento dell'una e dell'altro. Come 
è ben noto, gli alunni di quarta classe hanno spesso 
un carattere disuguale, brutto e illeggibile, che i 
genitori debbono pensare a migliorare con- lezioni 
private. La scuola, principiando dalla quarta, do- 
vrebbe perciò nelle ore pomeridiane offrire un in- 
segnamento facoltativo per la calligrafia e imporre 
nel certificato — non per mezzo del Consiglio dei 
professori e a. tutti gli alunni, come fu proposto 
dal signor Bonitz — a coloro che scrivono male, 
quando passano in quarta classe, di prendere parte 
all'insegnamento di calligrafia nelle ore pomeri- 
diane, e quest' obbligo durerebbe finché non abbiano 
raggiunto la perfezione necessaria; dopo di che un 
altro certificato farebbe cessare quest'ohbligo. 

Siccome il maestro delle scienze naturali deve 
essere un buon disegnatore, secondo la giustissima 
osservazione fatta nella conferenza dal signor Gal 
lenhamp; cosi dovrebbe introdursi, per preparare a 
questo e ad altri uffici speciali, non che per incli- 
nazioni e talenti individuali, un insegnamento fa- 
coltativo nel disegno di due ore pomeridiane la 
settimana, e ciò principiando dalla terza classe: 
mentre noi non siamo in grado di rendere l'inse- 
gnamento del disegno tale, da corrispondere alle 
note considerazioni di Aristotile (Poi. Vili, 3, 1138 
a 18 sg.) e farlo cioè parte integrante della coltura 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 191 

generale, senza rovinare il nostro tradizionale me- 
todo di educazione (che ha pure la sua necessità 
storicamente fondata, .nella quale noi stessi ci tro- 
viamo) o senza produrre un aggravio insopporta- 
bile per gli alunni. 

4. Tedesco. 

Al Ginnasio si destinano per questo insegnamento 
20 ore complessive, alla Scuola tecnica 29. Ciò non 
dimeno il Consigliere scolastico Gandtner assicura, 
che nel componimento tedesco (uno dei punti più es- 
senziali per giudicare la maturità intellettuale) i 
lavori degli esaminandi usciti dal ginnasio « ripor- 
tano la palma tanto per la pienezza del concetto, 
quanto per la bontà della forma ». Se questo è vero, 
e se d'altronde ciò non può avvenire per miracolo, 
sarebbe evidente che nel piano organico dei Gin- 
nasi si trovino, all' infuori del tedesco, tanti aiuti 
dai quali è prodotta la maturità intellettuale 
notata nel componimento tedesco, e che noi ab- 
biamo ragione di conservare nel complesso. In tal 
caso non v'è ragione per propendere piuttosto per 
le 29 ore d'una scuola, che per le 20 dell'altra. 
E di fatto, quantunque io abbia lungamente riflet- 
tuto sopra questo argomento e — ■ come forse non 
mi si negherà — anche seriamente, non ho potuto 
convincermi della necessità di aumentare in qual- 
che modo l'orario fino alla terza inclusiva; e perciò 
rimane anche per noi nei primi cinque anni l'orario 
settimanale di due ore. Per la seconda inferiore ho 
già precedentemente trovato necessario tre ore, per 
le due classi seguenti quattro, per la prima supe- 



192 INSEGNAMENTO CLASSICO 

riore cinque. E una proporzione ascendente sarebbe 
già consigliata dal riflesso, che niun altro insegna- 
mento contribuisce tanto a promuovere la perso- 
nale attività dell'alunno, e per ciò niun altro ha 
tanto diritto di crescere con la crescente maturità 
del medesimo. 

Il signor Bonitz osservò, che solo pochi maestri 
saprebbero fare un uso conveniente delle ore che 
si aggiungessero per T insegnamento del tedesco. 
Io devo confessare che programmi, opuscoli, arti- 
coli di giornali e libri scolastici appunto degli ul- 
timi anni hanno un poco destato anche in me que- 
sto sospetto. In alcuni luoghi si fa tale scialacquo, 
dirò tale abuso, di scienza germanistica e lettera- 
ria in generale (perciocché le cognizioni appena 
acquistate dal maestro vengono trasmesse tali e 
quali agli scolari) che io ne son rimasto alquanto 
diffidente. Io credo che di fronte alla mancanza di 
abnegazione scientifica e di buon senso pedagogi- 
co, onde si distinguono alcuni giovani e vecchi ger- 
manisti, sia buono limitare, secondo le mie prece- 
denti proposte, lo studio della letteratura medioevale 
tedesca per la seconda, e di non aumentare neppur 
qui l'orario per il tedesco. 

Il signor Bonitz è molto poco propenso anche al 
lato retorico dell' insegnamento, quale io l'ho pro- 
fessato per più anni e più volte esposto. Se non 
sono riuscito a convincere perfettamente nelle 
spiegazioni minute dedicate prima a questo ar- 
gomento, non posso pretendere che qui, ove ne 
tratto solo di passaggio, debba ottenere maggiore 
adesione. Però, fatta astrazione da qualche abba- 
glio nelle particolarità, in niuna cosa quanto in 



BD INSEGNAMENTO TECNICO. 193 

questa ho meno dubitato di essermi trovato sulla 
retta via; e la seguirò di nuovo quando se ne pre- 
senti l'occasione. 

Gli esercizi di composizione, principalmente nel 
periodo, in cui, a mio credere, devono coltivarsi 
con massima e più amorosa cura, cioè nei due ul- 
timi anni del Ginnasio, stanno nella più stretta 
connessione con lo scopo della coltura generale, per 
la quale qui cerchiamo un conveniente organismo 
scolastico. Ciò che manca in prima linea ai nostri 
candidati quando passano all'Università, ciò che 
manca pure agli studenti che si sottopongono al- 
l'esame di Stato, si è la facoltà di esprimersi, di 
prendere dal giusto lato, quando si pongono a scri- 
vere, un soggetto ch'è nella cerchia delle loro co- 
gnizioni e sul quale hanno studiato, farvi una ac- 
concia introduzione, disporlo chiaramente ed esau- 
rirlo in modo soddisfacente. Nulla perciò si desidera 
maggiormente da ogni parte che procurare, affinchè 
si porti rimedio a tal danno e la scuola riconosca 
in ciò uno dei suoi uffici principali. Io per mia 
parte credo che il miglioramento desiderato non 
si possa conseguire senza questi esercizi retorici. 

Il Bernhardy osserva, a proposito degli esercizi che 
invasero senza freno e misura le scuole dei retori 
romani, che malgrado di tutte le inezie e la farra- 
gine onde sono ripieni vi si sej^jno gli indizi di 
una forza produttiva. H nostro Insegnamento reto- 
rico nella prima glasse, scevro da tali vizi, e pro- 
fittando con tatto dell'antica topica, di cui molto, 
anzi moltissimo può rifiutarsi come inutile zavor- 
ra, deve preparare un istrumento atto a scoprire i 
nascosti tesori delle immagini e dei pensieri per 

13 



r***^* 



194 INSEGNAMENTO CLASSICO 

quindi impadronirsene, coordinarli e renderli evi- 
denti. Deve essere una palestra, nella quale si acqui- 
stino ricchezza, chiarezza e concisione nel modo di 
esprimersi a voce e per iscritto. 

Il signor di Sybel dice sul conto dei Collegi di 
Oxford : « 1* insegnamento si fa interamente nelle 
forme dei nostri Ginnasi. Lo scopo principale non 
è di ammaestrare V alunno per il bisogno di una 
professione e neppure di avviarlo ai fini di una 
scienza più speciale e profonda, ma invece di svol- 
gere e formare in lui le forze generali della mente, 
la facoltà di pensare e di parlare, la facilità di 
combinare, la sicurezza di giudicare, l'abilità di 
esprimersi >. E agli esercizi che si fanno per que- 
sto scopo, appartengono appunto quelli che noi vo- 
gliamo nei nostri Ginnasi. Anzi i nostri, come to- 
sto si mostrerà, superano gl'inglesi in una parte, 
la quale credo non potrà incontrare che approva- 
zione. Il signor di' Sybel ha interamente ragione 
quando non trova adatti gli esercizi dei collegi 
inglesi alle nostre Università: ma egli non oserà 
affermare ch'essi non debbano aver luogo giammai, 
coinè osserva che l'insegnamento inglese si fa intie- 
ramente nelle forme dei nostri Ginnasi. Se qui si 
togliessero si produrrebbe la lacuna che tanto spesso 
sentiamo deplorare. D'altra parte che cosa si potrebbe 
dire di più commendevole sui componimenti degli 
esaminandi, di quello che dice March Pattison citato 
dal Sybel, intorno ai lavori degli studenti di Oxford? 
« I giovani autori trattano l'argomento con sicura 
abilità, ne illuminano i diversi lati con arguta di- 
scussione, vi esprimono pensieri, che non di rado 
sorprendono per il loro acume e la loro opportu- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 195 

nìtà. Essi formano.... la speranza del prossimo av- 
venire della nazione >. 

Il Sybel biasima che in Oxford non si diano ai gio- 
vani autori che fonti di seconda mano. Ora io non 
sono di opinione che un uomo provveduto di col- 
tura generale discutendo quistioni storiche, debba 
o possa aver letto ogni volta fonti primarie — al- 
trimenti non si capirebbe per chi si scrivono libri 
come la Storia Greca di Grote o la Storia della Ri* 
voluzione francese di Sybel — ma non merita que- 
sto rimprovero quel maestro, il quale, secondo i 
miei principii, trae profitto dagli esercizi di com- 
ponimento anche per far passare in rivista agli 
alunni le letture di scuola ò di casa e le fa uti- 
lizzare, secondo determinati intenti, per alcune 
questioni che ne derivano. Egli prenderà per le 
letture più ragionate non tanto libri di storia, 
fossero anche profondi come i sopraddetti, ma lavori 
originali, opere come quelle di Omero, Sofocle, De- 
mostene, Lessing, Goethe e Schiller: per far vedere in 
essi come gli autori dipingono questo o quell'uomo; 
che cosa intendono per questo o per quel concetto, 
come in essi si rifletta il carattere del popolo, del- 
l'epoca ecc.; come essi descrivono ciò che li circonda 
e va dicendo. È facile vedere che di questa specie 
di esercizi, i quali posso qui astenermi dal particola- 
reggiare minutamente, non si è detto troppo, quando 
si afferma ch'essi offrono una preziosa propedeutica 
anche per ciò, a cui pensano principalmente molti 
dei nostri avversari, cioè per il lavoro scientifico. 
Ma qui appunto si dimostra di nuovo, come ciò che 
veramente prepara a profittare dello studio univer- 
sitario, si solleva a cosa d'importanza universale 



LOG INSEGNAMENTO CLASSICO 

e diviene nello stesso tempo fondamento proprio 
ad ogni coltura superiore della mente. 

Pattison presso Sybel, rilevando con vivace espres- 
sione il lato debole della pedagogia universitaria in- 
glese, dice: Egli è come se le nostre Università fos- 
sero destinate soltanto a fornire alle gazzette sol- 
leciti compositori di buoni articoli di fondo. Quanto 
alle Università sarà anche lecito discutere, se que- 
sto possa essere il loro obbietto; quanto poi ai Gin- 
nasi, non si potrà parlare neppure che tale debba 
essere il loro intento principale. Ma dove si crede, 
cbe i futuri estensori di buoni articoli dì fondo 
possano e debbano trovare la loro generale e fon- 
damentale educazione preparatoria! Forse nelle 
scuole medie ì Forse che tali scrittori non appar- 
tengono alle classi superiori? Vi appartengono 
certo più di molti filologi e tecnici, i quali li guar- 
dano sogghignando e finalmente senza saperlo se ne 
lasciano guidare. dobbiamo desiderare, che non 
vi siano più di questi solleciti gazzettieri e che tutto 
il contingente dei licenziati sia condotto nei semi- 
nari dell'Università per impararvi a costituire te- 
sti o ad edificare, sopra la più solida cognizione 
ielle fonti, opere scientifiche di storia, che in fine 
aon possono esser lette che dagli alunni delle vec- 
chie scuole medie? Noi, dal canto nostro, crediamo 
invece desiderabile, che gli stessi giornalisti, dalla 
cui nobiltà morale, avvedutezza e perspicacia di- 
pendono tante cose nella vita presente, ricevano nel 
ginnasio la educazione preparatoria più profonda 
a più vasta possibile. 

Se il Ginnasio offre agli alunni esercizi che deb- 
bano avere soprattutto un effetto scientificamente 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 197 

preparatorio, e che attesa la rassomiglianza cogli 
esercizi dei collegi inglesi, noi possiamo giustamente 
aspettarci; se questi esercizi li rendono nello stesso 
tempo direttamente abili alla loro speciale voca- 
zione (e ve ne ha molti, i quali non hanno altra 
disposizione, che per essa), allora questo è un indi- 
zio dei molti punti, nei quali può essere utile il 
Ginnasio. In secondo luogo non sarà da deplorarsi, 
se alunni che in avvenire non saranno giornalisti, 
acquistino anch'essi qualche cosa della prontezza ne- 
cessaria per trattare bene e sollecitamente un dato 
argomento e reggere alla polemica e alla discus- 
sione parlamentare : sebbene naturalmente non 
tutta questa prontezza possa, debba o vogliasi tra- 
sformare in abilità giornalistica o avvocatesca. la 
penso che si possano assegnare in prima classe 
quattro ore la settimana ai compiti letterari e 
rettorici di lingua tedesca. Intanto sarà prezza 
dell'opera di evitare appunto qui la sconnessione 
che nasce dal sistema di un maestro per ogni ma- 
teria; si deve anzi aver riguardo alle combinazioni 
da me estesamente motivate e descritte. 

5. Geografia e Storia. 

L'orario del Ginnasio 7 gennaio 1856 assegna 
alle due materie unite tre ore dalla quarta in su, 
prima della quarta due ore. Queste ore sono distri- 
buite per solito in guisa che, l'insegnamento della 
storia cominci nella sola quarta, antecedentemente 
si studi geografia e che delle tre ore dalla quarta in 
su, una s'impieghi per lo più a ripetizioni e schia- 
rimenti di geografia. 






W~*' 



198 INSEGNAMENTO CLASSICO 

Convenendo con un direttore di scuola industriale, 
il signor Gallenkap, sulla cui imparzialità qui non 
Ve luogo a dubitare, che Y insegnamento impartito 
ora nel Ginnasio è buono appunto per lo studio 
delle materie storiche, della teologia, giurispru- 
denza, filologia, della stessa storia; e siccome niun' al- 
tro, per quanto mi sappia, ha sostenuto che nell'in- 
telligenza della storia gli allievi ginnasiali sieno 
inferiori a quelli tecnici, credo che non sia neces- 
sario l'aumento delle lezioni di storia, sino al nu- 
mero di quelle date nella scuola tecnica. Tanto più 
4se è vero ciò che il sig. Bonitz rilevò nelle conferen- 
ze, che, cioè, questo ramo d'insegnamento, malgrado 
di tutti gli espedienti del metodo, non condurrà mai 
lo scolaro, come avviene delle lingue e della ma- 
tematica, ad impadronirsene interamente. Ciò per 
altro non è in tutto vero. Io non penso che sia 
possibile trasportare a questo insegnamento gli 
esercizi alla maniera dei collegi inglesi; non credo 
ohe Curtius, Mommsen, Giesebrecht, Ranke, Haus- 
ser, Sybel, debbano dagli alunni esser ripetuti in 
saggi storici o politici. Ciò che io ho in animo lo 
tolgo dallo scritto più volte citato del signor C. Pe- 
ter, al quale il signor Sybel dà una lode troppo 
iperbolica e generale, ma che in questo riguardo 
offre di fatto qualche cosa di notevole. 

Il signor Peter propone di far leggere passi di 
scrittori originali, cioè non solo fra gli antichi, i 
greci e romani, come è già costume (lo stesso 
Omero, Sofocle, Demostene e Cicerone come no- 
tammo, possono servire di fonti a certe considera- 
zioni storiche), ma anche autori del medioevo. 

L'alunno, intendiamo quello di prima classe, leg- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 199 

gerebbe con profitto e curiosità la storia della ir- 
ruzione degli Unni ecc., nel Jordane; le leggende 
di Alboino in Paolo Warnefrido; le leggende dello 
sbarco dei Sassoni ecc. nel Widukind; la vita di 
Carlo Magno in Eginardo; la storia delle lotte fra 
i figli di Lodovico il Pio nel Nithart; la biografia di 
Corrado II in Wippone nel quale, secondo il giudizio 
di Waitz, l'arte del biografo raggiunse il massimo 
di perfezione nel medioevo. « Tali letture sono nello 
stesso tempo (e così torniamo all'argomento che 
avevamo in mente) materia opportunissima ad eser- 
cizi nel porgere a voce e di temi per iscritto, più 
conveniente che non siano i temi tolti finora nel- 
l'insegnamento tedesco dalla estetica, dalla filosofia, 
dalla letteratura >. 

Ora non questionerò su questi ravvicinamenti, 
ma quanto alla proposta, osservo che la sua attua- 
bilità dipenderà da combinazioni fondate su sin- 
goli casi. Non è possibile di rendere strettamente 
obbligatorio questo ordinamento, ma ogni qual volta 
sia fattibile e prudente di affidare alla stessa per- 
sona l'insegnamento storico e tedesco, il metodo 
predetto è il vero modo di rendere proficuo anche 
l'insegnamento storico secondo le intenzioni dell'au- 
tore del componimento tedesco. 

Il signor Bonitz mostrò il desiderio che fosse 
nella quinta classe un insegnamento preparatorio 
alla storia (una lezione di mitologia, ovvero di bio- 
grafie), il quale tornerebbe a profitto dell'arte di 
esprimersi. Noi non sappiamo, che cosa potremmo 
opporre, secondo i nostri principi, a questo desiderio. 
Crediamo poter mettere a disposizione nel nostro 
programma non solo per la quinta, ma anche per 



200 INSEGNAMENTO CLASSICO 

la sesta, una lezione preparatoria o geografica senza 
oltrepassare il massimo di 28 ore. 

6. Aritmetica e Matematica. 

n programma del Ginnasio stabilisce in cinque 
classi quattro lezioni, in quattro classi (dalla quinta 
alla terza superiore) tre lezioni di questa materia; 
il programma della scuola tecnica, quattro per la 
quinta, cinque per la sesta, seconda e prima, sei 
lezioni per la quarta e terza classe. Noi doman- 
diamo quattro lezioni per ciascuna delle classi, 
come si stimò necessario nelle conferenze, contro 
l'opinione del signor Bonitz, il quale, almeno per 
la quarta classe, dichiarò contentarsi di tre lezioni. 

Fin da quando Spilleke esternò la sua eretica opi- 
nione, fu sovente affermato dagl'inesperti e con 
danno di questa materia, che fra gli alunni, ben- 
ché dotati d'intelligenza, si verifichi una grande 
inettitudine perle matematiche. L'anonimo più volte 
citato, che ci svelò il segreto dei direttori filologi, 
crede incontrastabile, che più del 98 per cento de- 
gli allievi di matematica, finito il corso, non pensa 
mai più a questa scienza, e solo rammenta con or- 
rore il tempo, quando, per gli esami, imparava a 
memoria i teoremi e le formule. Egli crede che 
avuto riguardo a tanti allievi non adatti alla ma- 
tematica, questa debba terminare nella seconda 
classe. S'intende che cosi quel 98 per cento comin- 
cerà due anni prima a non pensar più alle mate- 
matiche, e si aumenterà il numero di quei direttori 
filologi, i quali dentro di sé non veggono di mal occhio 
che questa disciplina cada ognor più in dispregio. 



* 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 201 

Giunto Platone in Egitto con un' istruzione estre- 
mamente manchevole nella matematica, vide ch'egli 
non intendeva cose che colà erano famigliari ad 
ogni bambino; se ne vergognò anche a nome di 
tutti gli Elleni così profondamente, da paragonarsi 
non già ad un uomo, ma ad un porco. È tempo che 
certi Direttori provino una simile vergogna! Pla- 
tone in seguito si persuase, e lo manifestò con en- 
fasi, che spogliando le arti e le scienze di ciò che 
cade sotto il dominio del numero, della misura e 
del peso, non resta che un cattivo residuo, un'em- 
pirica incertezza, una tentennante supposizione: e 
siccome vide inoltre, che l'esercizio dello spiri- 
to nelle matematiche è efficacissimo allo svolgi- 
mento della forza intellettuale e all'acquisto di un 
senso educato alla chiarezza, sottigliezza e severa 
precisione, così nel suo Stato pose le matemati- 
che come un mezzo obbligatorio di coltura per le 
classi superiori e principalmente per la vera car- 
riera scientifica. Ammettiamo volentieri che Pla- 
tone anteponga poco giustamente le scienze esatte 
alle storiche; ma un futuro cultore della filologia 
e della storia, a cui sia ugualmente necessaria la 
sottigliezza e la precisione d'idee, e debba oltre 
a ciò intendere perfettamente l'importanza scien- 
tifica delle materie matematiche, anche egli, come 
vuole Platone, dovrà essere molto bene istruito 
nelle medesime. 

Quanto poi al pregiudizio, comodo per verità an- 
che ai giuristi, che, cioè, la maggior parte degli 
allievi non abbia attitudine alla matematica, il si- 
gnor Bonitz molto seriamente e giustamente os- 
servò nelle conferenze, che di matematica, nel Gin- 



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202 INSBGNAMBNTO CLASSICO 

nasio, non si domanda nulla che esiga una parti- 
colare disposizione e che la maggior parte degli 
allievi raggiunge quanto è richiesto senza troppa 
fatica. 

Noi speriamo che per l'avvenire la geometria 
analitica e gli elementi del calcolo differenziale 
facciano parte di quanto si richiede in matemati- 
ca. Il signor Gallenkamp a buon diritto dichiarò 
nelle conferenze, che lo scopo dell'istruzione del 
Ginnasio esige quest'aggiunta: perciocché solo con 
essa l'allievo potrà farsi un'idea del progresso in- 
cessante che si compie nel campo delle scienze na- 
turali. Non senza molte inutili pene questa istru- 
zione si acquista da chi più tardi forse vorrebbe 
completare la sua cultura generale per giudicare 
degnamente questo progresso. Già Platone sapeva 
che non è facile, come si potrebbe supporre da un 
noto detto di Solone, di acquistare in età più avan- 
zata certe cognizioni e concetti matematici, ma 
che è più difficile di quello che un uomo già vec- 
chio impari a correre. Il signor Bonitz nelle con- 
ferenze espose il dubbio, che il tempo ristretto non 
permetta di veramente informarsi ed orientarsi 
in questi studt. Il signor Gallenkamp rispose, che 
lo scopo poteva ottenersi senza aumentare il nu- 
mero delle lezioni e senza aggravio di lavoro, la- 
sciando da parte tanto le materie inutili, quanto 
gli esercizi in gran parte nocivi e praticati con 
pedanteria; egli promise finalmente di dimostrare 
ampiamente la possibilità del suo disegno. Noi at- 
tendiamo con gran desiderio la sua dimostrazione. 

Farà mestieri anzi tutto formare professori va- 
lenti. Finora ne mancano in geografia, nelle scienze 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 203 

naturali e nelle lingue moderne. E anche fuori 
-di queste materie, ne abbiamo noi forniti di una 
istruzione metodica, interamente padroni della ma- 
teria e capaci di insegnarla in maniera chiara 
ed attraente e secondo le regole d'una sana peda- 
gogia? Le accennate discipline contano un gran nu- 
mero di fautori; ma come fare, se in una vacanza 
o non si trovasse un matematico, o se ne trovasse 
solo uno di quelli che fanno imparare a memoria 
i teoremi e le formule per gli esami; o di quelli 
-che pongono Newton nel 15° secolo prima di Lu- 
tero? o di quelli che in tutto il loro contegno fanno 
pompa di un certo cinismo e disprezzo verso la 
scienza? 

A tale effetto non possono giovare che tre espe- 
dienti. Primieramente i futuri matematici devono 
tutti aver frequentato il Ginnasio, affinchè il mondo 
classico e lo storico siano loro familiari; mentre ora 
essi vengono, almeno in alcune contrade della Ger- 
mania, anche dalle scuole tecniche e professionali. 
■Secondariamente i professori universitari di mate- 
matica non debbono solo lagnarsi, perchè gli stu- 
denti giungano loro con una insufficente istruzione 
preparatoria; ma anche persuadersi che uno dei 
motivi principali dei pochi risultati che si otten- 
gono nei Ginnasi, consiste nel non sapere essi stessi 
formare un numero sufficiente di professori ginna- 
siali, cui si possa con successo affidare T insegna- 
mento delle matematiche. Non indagherò qui se forse 
l'idea che l'Università debba precisamente con- 
durre e spronare alla produzione scientifica, sia la 
causa, perchè non si ottenga quel numero di pro- 
fessori, di cui necessariamente ha bisogno la no- 



, INSEGNAMENTO CLASSICO 

a coltura nazionale. Se oltrecìò venisse a veri- 
irsi, che i matematici bene istruiti nelle Uni- 
'sita (e Io stesso dicasi dei naturalisti e cnl- 
i di lingue moderne) non entrano nella via del- 
isegnamento, ma preferiscono impieghi più lu- 
>si, allora il terzo espediente sarà di pertinenza 
lo Stato, il quale dovrà controbilanciare nel- 
;ile della pubblica istruzione la misura degli 
irarl;' a poco a poco si potrà sapere a quanto 
i debbano ammontare e conosciutone una Tolta 
iporto, gioverà al nostro generale incivilimento 
pagare senza lamenti e senza grettezza. 

7. Scienze naturali. 

ielle conferenze, quasi tutti coloro che tratta- 
io di queste discipline convennero, che all'inse- 
imento delle scienze naturali dovessero attribuirsi 
ciascuna classe del Ginnasio due lezioni per set- 
lana. Si è pure trovato il modo di far sì che 
:ste lezioni tornino proficue, per quanto è possi- 
;, alla cultura generale, senza discendere troppo 
ainute particolarità. 

'ertamente il signor Peter opina « esser la fisica 
i scienza che ogni persona educata desidera a 
ferenza di possedere, per poter valutare perfet- 
lente i progressi che le scienze hanno fatto nei 
ipi moderni utilizzando la natura. Pure nell'at- 
le ordinamento del Ginnasio mancare lo spazio 

un insegnamento che possa veramente con- 
uire tale fine ». Da queste parole ne segue 

conseguenza, che il presente ordinamento del 
inasto debba essere modificato in modo, da ren- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 205 

dere possibile ad una persona educata l'acquisto di 
tal facoltà; abbiamo veduto quanto poco occorra, 
secondo competenti giudizi, per conseguire tuttociò. 

Io credo per esempio che uno scolaro, al quale 
da un esperto maestro < sia esposto per 4 anni, 
cioè in 320 lezioni disponibili » il corso di fisica 
sperimentale del Jochmann (Jochmanns Grundriss 
der Experimentalphysìk), libro che contiene puranco 
un sunto intorno alcuni principi elementari di chi- 
mica e di cristallografia; se sia esposto in modo 
ch'egli possa poi, come dice il titolo, studiarlp da 
sé; questo scolaro potrà benissimo giudicare con 
sano discernimento la forza civilizzatrice delle 
scienze naturali, e distinguere la statica dalla sta- 
tistica; e non solo saprà comprendere i principi del 
sistema naturale del Galilei e del Newton, ma sa- 
prà pure seguirli nelle loro conseguenze. Della de- 
plorevole mancanza di professori idonei, anzi di 
professori in generale, e delle proposte per provve- 
dere, abbiamo già di sopra parlato. 

Anche la 

8. Lingua Francese 

è l'A e Q di mille lagnanze: mancare cioè valenti 
professori che ne possano insegnare agli allievi il 
necessario senza spendervi troppo tempo. L'ammi- 
nistrazione dell'istruzione dovrà elargire stipendi 
agli abili filologi aspiranti a questo insegnamento 
più spesso che al presente, affinchè possano stu- 
diare in Francia» I professori universitari di lin- 
gue romanze tendono, a quel che pare, a creare . 
eruditi filologi piuttosto che maestri. 



206 INSEGNAMENTO CLASSICO 

Quale è il compito scolastico stabilito nel fran- 
cese? Lo scolare deve avere la chiave della lette- 
ratura francese, soprattutto di quella scientifica, 
nello studio speciale ch'egli sarà per scegliere. La 
importanza principale dell'insegnamento deve porsi 
adunque nella lettura. Per fissare un limite alla 
medesima, possiamo, col signor Armknecht, asse— 
gnare come tale il manuale di Plòtz; quest'ultimo 
crede molto sconveniente l'insegnare a parlare; il 
signor Bonitz mette lo scrivere francese almeno 
in seconda linea. Considerando tranquillamente i 
vari lati della questione, non trovo che vi sia mo- 
tivo di opporsi a queste opinioni. Sarà dunque pos- 
sibile cominciare il francese soltanto alla quarta 
classe. Per vincere le difficoltà del principiare, si 
potrà aggiungere un'altra lezione alle due del resto 
sufficienti. Il signor Bonitz non vuole cominciare 
che nella 3.* classe e soltanto con due lezioni. Ma 
anche il signor Wiese dubitò che ciò potesse an- 
dare. Nelle conferenze si discusse pure la proposi- 
zione di Ostendorf, di cominciare tutto l'insegna- 
mento delle lingue dal francese e di usarlo come 
preparazione al latino. In nessun altro punto le 
conferenze ci offrono l'esempio di tanto rispetto e 
moderazione di giudizio, quanto in questo, di fronte 
ad una proposizione elaborata con circospezione e 
meditazione, la quale però non ò da raccoman- 
darsi. Non si può dare al francese, come fa il si* 
gnor Ostendorf, tanta importanza, né ve n'ha bi- 
sogno. Nulla debbo aggiungere a ciò che a questo 
riguardo fu svolto dai signori Wiese, Techow e 
Bonitz. 

Delle lezioni obbligatorie o antimeridiane, per le- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 207 

classi fino alla quarta inclusive, non ci restano 
dunque che le lezioni dì 

9. Latino. 

Se facciamo la somma delle proposte del nostra 
programma, cioè 2 ore per la Religione, 2 per il 
Tedesco, 3 per la Storia e Geografia, 2 per la Sto- 
ria naturale, 4 per l'Aritmetica, 2 pel Disegno, 
2 per la Calligrafia (5.' e 6.*) o per il Francese (4.*), 
troveremo che avanzano nell'insieme solo 10 ore 
per compiere le 28 promesse come massimo in 
ogni settimana. Nulla dunque si oppone per lasciare 
a queste classi le tradizionali 10 ore di latino. 

Inoltre non farebbe danno agli allievi, se più 
tardi si facessero delle diminuzioni, anche nel caso 
che queste diminuzioni non si compensassero con 
insegnamenti estranei al latino, il che non è pro- 
babile. 

Non dimentico per altro che, fin dal tempo di Ge- 
dike, era sempre più invalsa l'opinione, che l'età di 
nove anni sia imo stadio troppo tenero della vita, 
per pretendere dal fanciullo lo studio di una lin- 
gua cosi difficile come la latina; cominciato più 
tardi si compirebbe più presto; a ciò tende spe- 
cialmente quanto fu detto nelle conferenze dal si- 
gnor Ostendorf. Del rimanente non ho mai voluto 
colle mie proposte impedire la discussione di al- 
tre possibili riforme; ma credo che per trovare 
un punto su cui si possa discutere utilmente in- 
torno alle modificazioni speciali, sia d'uopo scio- 
gliere innanzi tutto la quistione principale. Una 
cosa dopò l'altra. 



208 INSEGNAMENTO CLASSICO 

Per ricavare altri possibili argomenti in favore 
del latino, de' quali poi sarà a decidere se rispon- 
dano al fine della coltura generale, è utile nello 
stesso tempo volgere uno sguardo al 



10. Greco, Inglese ed Ebraico. 

Niuno tenterà sul serio, come fece nelle conferenze 
il professor tecnico signor Gallenkamp, di mettere 
in dubbio la grande utilità del latino e del greco, 
come' del mezzo più idoneo a farci comprendere l'an- 
tichità classica. Se a ciò si aggiunga il valore for- 
male educativo ch'è proprio delle sintesi e categorie 
logiche espresse da queste lingue, quella utilità natu- 
ralmente è ancora aumentata. È noto altresì quanto 
opportunamente si possano usare in lavori di mano 
in mano più originali le cognizioni ricavate dallo 
studio di quelle lingue. Volere oggi togliere il greco in 
favore del latino, come si fa nelle scuole tecniche con 
latino, è un'enorme anacronismo. Data un'occhiata 
alla letteratura pedagogica da Gesner ed Brnesti 
in poi, veggiamo sempre più corroborarsi ed esten- 
dersi la convinzione, repressa per molto tempo dallo 
scolasticismo medioevale, chela letteratura greca è 
superiore alla latina in quanto spetta all'intelligen- 
za del mondo antico. Anzi se fosse possibile, sènza 
rompere la nostra organizzazione scolastica dive- 
nuta ormai tradizionale, e senza violare i principi 
di una graduazione ragionata d'insegnamento; e se 
nella grande confusione scolastica in cui siamo 
caduti, non fossimo costretti di andare innanzi 
con gran cautela e delicatezza, quasi non si do- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 209 

vrebbe più mettere in dubbio, che l'insegnamento 
delle lingue sarebbe meglio organizzato, se si po- 
tesse condurre la gioventù alla lettura di Omero 
prima che a quella di Cornelio Nepote, o dell'Ero- 
doto ridotto latino dal Weller. 

I Romani stessi, memori delle vestigia ruris, non 
si stancavano di trattare giorno e notte gli exem- 
plaria graeca come i veri modelli del classicismo t 
E quanto non giovarono più tardi la naturalezza 
e libertà dello spirito greco, il sentimento del bello 
e del conveniente imparato nei Greci, a rendere 
allo spirito umano la sua purezza e la sua virilità, 
a risanare il cuore indebolito ed ossificato dallo 
spiritualismo trascendentale, dalla superstizione 
clericale e dal rozzo utilitarismo! Nei Greci si tro- 
vano le vere radici di tuttociò che noi dell'Europa 
occidentale chiamiamo nostra civiltà. È ben vero 
che noi barbari germani ricevemmo primieramente 
da Roma l'educazione nella morale e nei costumi, 
ma anche Gregorio I e Gregorio II, romani signori 
del mondo, dovettero riconoscere la verità di quel 
detto: Graecia capta ferwn victorem cepit. Quello che, 
malgrado del monachismo e della chiesa, ci conservò; 
quello che nei giorni del risorgimento sorse dalle 
biblioteche monastiche a ringiovanirci e liberarci, 
era l'eco dello spirito greco. Non fu dunque per caso 
che appena s'incominciò a sentire ed apprezzare 
la bellezza magica del classicismo nella sua forma 
nativa, tosto s'ebbe bisogno dei greci; e per riacqui- 
stare i greci antichi, si tollerarono pazientemente 
i pronipoti imbarbariti. Per tal modo aiutati da 
quest' ultimi si raggiunse l'antica altezza di educa- 
zione e di intelligenza, in guisa che Copernico potè 



210 INSEGNAMENTO CLASSICO 

continuare il lavoro di Aristarco di Samo, Galileo 
quello di Archimede, Lessing quello di Aristotele, 
Goethe quello di Omero, come se non fosse corso 
alcun intermezzo. 

Non v'ha dubbio per noi, che tutti quegli istituti 
che yogliono cancellare 1* insegnamento del greco, 
non sono buoni per la coltura generale delle classi 
superiori. Astenendbsi essi dallo studio del popolo 
più elegante ed intelligente, del popolo, nel quale si 
manifestarono natura e bellezza, libertà e legge in 
una armonia e concordia mai raggiunta altrove, 
essi perdono il vantaggio che deriva, per la nobiltà 
e moralità dei sentimenti, dal commercio con la 
migliore società; e senza pietà si distaccano dal 
suolo nativo, ove sono riposte le radici della nostra 
forza intellettuale. Ciò difficilmente può riuscire 
utile, beninteso, parlando di quella utilità, a cui 
deve subordinarsi ogni altra. 

In tutte le forme di scuole tecniche l'impronta 
comune si è l'esclusione del greco. Il signor Frit- 
sche osservò intorno alla divisata sua scuola tec- 
nica, che essa si distinguerebbe essenzialmente 
dal Ginnasio per la sola mancanza del greco nel 
programma dell'insegnamento. Ma è appunto per- 
ciò, che codesta scuola ò un bambino nato morto. 
Ohi cancella dal Ginnasio il greco, lo priva del me- 
glio che abbia; di quello, per cui, malgrado dei gua- 
sti sofferti, esso conserverà ancora per molto tempo 
una forza di magica attrazione. La mancanza del 
greco ucciderà anche le esistenti scuole tecniche, 
appena prospereranno le scuole medie. 

Ma come dovranno distribuirsi le lezioni di greco? 

Il signor Bonitz è di opinione doversi cominciare. 



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ED INSEGNAMENTO TECNICO. 211 

nella quarta classe. I signori Wiese e Fritsche cre- 
dono che si debba alla terza, non potendosi temere 
da questa mutazione un danno all'insegnamento 
del greco. Io mi associo a quest'ultima opinione 
per non distruggere le basi già da me stabilite; 
fortunatamente non ve n* ha bisogno. 

Il signor Bonitz, il quale per altro il più delle 
volte ha dato prove di moderazione e cautela, in 
nessun' altra occasione, neppure nella quistione del 
tema latino, si è tanto grossamente ingannato; egli 
col sostenere la sua strana idea che l'insegnamento 
del greco debba cominciare nella quarta classe, si 
è giustamente meritato il rimprovero lanciatogli 
nel calore della discussione dal signor Ostendorf, 
di non aver saputo convincersi che il Ginnasio possa 
essere fatto in guisa da rispondere alle giuste esi- 
genze della vita odierna. 

Noi ci associamo per ciò alla proposta di con- 
guaglio presentata dal signor Fritsche, la quale fu 
poi concordemente accettata nelle conferenze, cioè: 
6 lezioni per 7 anni, uguale a 7 lezioni per 6 anni: 
la quale formula non fu trovata dal Bonitz appli- 
cabile a questa questione didattica, ma soltanto spe- 
ciosa. I particolari debbono leggersi nei protocolli. 
Assegniamo dunque a ciascuna delle tre classi su- 
periori 7 lezioni d'insegnamento greco per setti- 
mana. 

Intorno alla questione se l'insegnamento greco 
debba essere accompagnato dalla traduzione dal 
tedesco al greco, o se, come disse altrove il si- 
gnor Bonitz riguardo al francese, il comporre ha 
da porsi in seconda linea; se in conseguenza si 
debba negli esami d'idoneità richiedere una tra- 



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212 INSEGNAMENTO CLASSICO 

duzione dal tedesco al greco» o soltanto viceversa; 
sono tanto diverse le opinioni, che io vorrei per 
ora ammetterle ambedue. Si lasci destinare dal di- 
rettore quale traduzione debba eseguirsi nel suo 
istituto per l'esame d'idoneità. La cosa non è 
tanto importante, da far nascere divergenze e ren- 
der necessarie risoluzioni obbligatorie. Si lasci qui 
regnare quella libertà, di cui nelle conferenze fu 
tanto parlato. 

Se non vogliamo oltrepassare le 30 lezioni pro- 
poste, e prescindendo dall'inglese e dall'ebraico, 
dedotte anche le 7 lezioni d'insegnamento greco, re- 
stano per il latino dalla terza classe in poi 8 lezioni 
alla settimana. Di queste 8 lezioni ne adopreremo 
due, nei tre corsi annuali superiori, come facoltati- 
ve, per offrire a certe categorie di allievi accanto al 
latino l'inglese da una parte e l'ebraico dall'altra. 
Nessuno sarebbe obbligato a tutti e tre i corsi in- 
sieme e ciascuno ad uno. Anzi può avvenire che 
allievi, i quali progrediscono più lentamente e ab- 
biano bisogno di semplificare, non prendano parte 
ad alcuna delle lezioni parallele di questa trifor- 
cazione, se per tendenza, ingegno o proposito, con- 
venga loro d'impiegare il tempo in qualsiasi altra 
materia facoltativa, nell'italiano per esempio o nel 
disegno. 

Non v'è da spaventarsi : la cosa non è per nulla 
complicata, ed io voglio tosto dimostrarla nelle sue 
particolarità. Amerei soltanto prima far notare, che 
se alcuno (a causa delle due lezioni di latino de- 
dotte nel mio disegno alla terza e seconda classe 
per tutti gli allievi dalle 10 fin qui in uso, o a 
causa delle due altre sottratte dalle 8 della prima 



EP INSEGNAMENTO TECNICO. 213 

per alcuni), si oppone alla organizzazione qui 
svolta senza addurne i motivi e senza discutere, 
ma solo per massima o per gelosia, egli non riflette 
che questa organizzazione rende possibile, con leg- 
gieri cambiamenti nell'antico sistema e senza troppo 
aggravio, l'unico istituto scolastico richiesto dai 
tempi. Egli poi farà bene a riflettere, se non sia 
specialmente diretto a lui il rimprovero .del si- 
gnor Ostendorf sopraccitato: la colpa delle gravi 
conseguenze della separazione ricaduta sul suo 
capo! Poiché egli mostra di amare più le sue abi- 
tudini e le sue fantasticherie, che un compromesso 
non cavato da false combinazioni, ma fondato so- 
pra ragionati principi; un compromesso, il quale 
può conservare all'educazione superiore della gio- 
ventù l'impareggiabile vantaggio della massima 
possibile unità. 

È veramente curioso, che gli stessi signori, i quali 
si adirano per ogni ora di latino che si voglia de- 
durre dal Ginnasio, non muovano alcuna opposizione 
se, futuri politecnici (matematici, naturalisti ecc.) 
vengono educati nelle scuole tecniche senza l' inse- 
gnamento del latino e per conseguenza senza nulla 
imparare di esso, quantunque anche questa scuola 
tecnica debba dare una coltura generale! Pare 
adunque che il latino non faccia parte essenziale 
della coltura generale. Da parte nostra non siamo 
dello stesso parere; ma li preghiamo di permetterci 
di trasferire, negli ultimi tre anni, due delle le- 
zioni latine all'insegnamento elementare dell'in- 
glese, almeno per quelle categorie di scolari, alle 
quali essi non hanno scrupolo di toglierlo del tutto. 

É necessario adunque determinare le categorie, 



214 INSEGNAMENTO CLASSICO . 

alle quali in nome di un ragionevole ordinamento 
di studi possa convenire questa disposizione. 

Nelle conferenze» malgrado della decisa tendenza 
di abolire la scuola tecnica senza latino, per rendere 
più semplice l'organizzazione scolastica, ha avuto 
luogo un fatto notevolissimo; che, cioè, due dei 
quattro direttori di scuole tecniche ivi presentì 
dichiararono senza latino non essere possibile uno 
studio fondato e proficuo delle lingue moderne, n 
signor Gallenkamp si appoggiò specialmente sul- 
l'autorità del prof. Màtzner. Così dunque sarem- 
mo costretti, per causa delle lingue moderne, di 
ritornare alla scuola latina. Ma ò meglio di stabi- 
lire anche per esse il Ginnasio quale istituto pre- 
paratorio. D'altra parte credo incontrastabile che 
chiunque aspiri alla conoscenza delle lingue mo- 
derne ed abbia quindi disposizioni filologiche, se 
ha avuto nel latino per 3 anni 10 lezioni, e per 3 
altri 8 lezioni la settimana, possa ora benissimo 
spenderne due per i primi elementi dell'inglese, mas- 
sime quando quelle due lezioni lasciate al latino fos- 
sero impiegate in esercizi di lingua e composizione 
latina. Due lezioni sono del tutto sufficienti per lo 
scopo accennato, in ispecie se v'è, come è da sup- 
porsi, un interesse personale. Mi rammento che io 
ricevendo per due anni lezioni facoltative pomeri- 
diane e non arbitrarie antimeridiane, e date con 
molta negligenza, potei tuttavia tanto progredire 
nell'inglese da leggere senza molta difficoltà Ma- 
caulay's History of England, e più tardi Locke e 
Hume. 

Del resto se un direttore crederà conveniente di 
offrire a coloro che vogliono imparare l'inglese an- 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. x 215 

che lezioni di composizione latina, nulla si opporrà, 
purché le due materie non sieno poste runa ac- 
canto all'altra, ma una nelle ore pomeridiane. In 
condizione simile ai cultori delle lingue moderne 
si troveranno gli aspiranti alla giurisprudenza (cu* 
riali, politici, diplomatici); anche in questa cate- 
goria si trovano non pochi futuri scrittori di ot- 
timi articoli di fondo. La necessità che anche giu- 
risti ed uomini dedicati all'amministrazione ab- 
biano cognizioni tecniche, fu caldamente sostenuta 
dai signori Reichensperger e Fritzsche. Ma difficil- 
mente essi potranno essere istruiti in una scuola 
tecnica senza latino. Un giurista senza latino sa- 
rebbe in peggiori condizioni d'un matematico senza 
la stessa lingua. Quest'ultimo forse può trarsi di 
impaccio anche senza Eulero, Gauss, Jacobi; ma 
come lo potrebbe un giurista senza Pandette ? Così, 
se non Togliamo ricadere nella disgraziata scuola 
tecnica con l'insegnamento latino, saremo costretti 
di prescrivere il Ginnasio anche ai giuristi, modi- 
ficandolo per altro in modo tecnico come abbiamo 
fatto. Nò nuocerà ai giuristi, se il loro realismo 
avrà per poco gustato nei primi anni il classici- 
smo greco, la sua nobile semplicità e la serena 
maestà. 

D'altra parte non può esser dubbio, che i gio- 
vani del nostro tempo, entrando nella seconda su- 
periore, posti nel bivio di rinunciare a due delle 
8 ore di latino o a due d'inglese, correranno na- 
turalmente ad iscriversi dal maestro d'inglese. Già 
abbiamo di sopra esposto qual rimedio resti al di- 
rettore per provvedere a coloro che vogliono stu- 
diare ambedue le materie; dacché per fortuna non 



216 INSKGNAMENTO CLASSICO 

mancano ancora giovani, i quali senza danno pos- 
sono molto lavorare. 

Simili considerazioni potrebbero anche applicarsi 
ai futuri naturalisti e medici, nonché a coloro che 
vogliono studiare storia moderna; onde concludere- 
mo esser utile, almeno per i mediocri, tralasciare 
negli ultimi tre anni due lezioni di latido per im- 
parare F inglese, quando si riconosca più vantag- 
gioso. 

I futuri teologi, come abbiamo detto, entrando 
nella seconda classe superiore, potranno scegliere 
invece delle due lezioni arbitrarie di latino l'ebraico 
o l'inglese. 

In tal modo si potrà anche risolvere la questione 
intorno la composizione latina. Le 6 lezioni di que- 
sta lingua negli ultimi tre anni scolastici, obbli- 
gatorie per tutti, saranno utilizzate, come lo fu- 
rono fino ad ora le greche; cioè per la prosa e 
per la lettura dei poeti, per traduzioni basate sulla 
lettura, come pel greco indicò il sig. Bonitz. Le 
due lezioni che restano saranno destinate per di- 
rigere la lettura privata e per gli esercizi di con- 
versazione e di composizione latina aggiunti alla 
lettura. Per composizioni latine intendo lavori, nei 
quali con l'aiuto dei precetti di stile e di gram- 
matica già acquistati, e con lingua quanto più si 
può corretta, ma senza artificio né aspirazioni ci- 
ceroniane, si ponga a profitto la lettura latina, 
specialmente quella privata; e ciò con lo stesso 
metodo indicato e raccomandato per i soggetti di 
lettura dall'autore della composizione tedesca. A poco 
a poco si vedrà se e in quali circostanze e per 
quanto tempo questo insegnamento troverà allievi, 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 217 

cioè, per quanto tempo esso provvederà ad un vero 
bisogno. 

n sig. Wiese, che nel Congresso dei filologi in 
Altemburg (1854) condannò la composizione latina 
chiamandola un centone di frasi e di aneddoti 
storici, tacque nelle conferenze, quando le due opi- 
nioni si trovarono di fronte; forse egli era stanco 
del molto discorrere che se n'era fatto. L* autore 
di queste pagine ora trascinato da certi argomenti, 
ora da certi altri rimase per un tempo indeciso; 
finalmente si dichiarò contrario alla composizione 
latina. Il sig. Bonitz ricordò nella conferenza un 
articolo del prof. Hirschfelder opposto a questa opi- 
nione, nel quale si può vedere, < come quei trat- 
tato aiuti efficacemente nelle classi superiori ed 
abbia dato buoni risultamenti nell'intero insegna- 
mento del latino >. Conosco l'articolo e per caso 
anche l'autore e il suo modo d'insegnare. 

Confesso per verità che se dovessi consigliare 
un giovane, che debba far uso di tempo, sarei 
impacciato a consigliargli lezioni di composizione 
latina diretta in tal modo, piuttostochè lezioni di 
inglese. -Queste preparazioni ed esercizi di com- 
posizione latina, secondo il signor Hirschfelder, 
non aiutano soltanto il progresso nel latino, ma 
sono anche un potente appoggio alla propedeutica 
generale. Ciò non di meno dovrei indirizzare al 
professore d'inglese almeno i cultori di lingue 
moderne, i giuristi, naturalisti, medici e studiosi 
di storia moderna, che non potessero congiungere 
ambedue le lezioni; supposto sempre che questo 
professore prenda sul serio le sue lezioni. Ma quanti 
professori vi saranno che possono rendere la com- 



218 INSEGNAMENTO CLASSICO 

posizione latina tanto feconda ed istruttiva, quanto 
il professore, di cui parliamo? 

Se dunque si vedrà, che il desiderio di parenti 
educati, le previsioni ed esigenze dei professori di 
Università continueranno ad essere per gli esercizi 
di composizione latina, nonostante che vi sia un 
equivalente nelle lezioni inglesi ed ebraiche, allora 
non solo gli esercizi dovranno mantenersi, ma sarà 
d'uopo fornirli d'idonei istruttori. Nel momento- 
temo che questo sia il punto debole di molti isti- 
tuti. Quanto alla conversazione latina, essa, dice 
il sig. Armkcnecht, non figura più neppure nelle- 
Università. 

Ammesso questo mio programma d'insegnamento 
ginnasiale, quale sarà la forma dell'esame d' ido- 
neità? 

Nessun esame avrà luogo in religione; se in reli- 
gione deve essere fissato il grado d'istruzione, ciò» 
può farsi nell'ingresso alla prima classe. 
In francese non si daranno prove scritte. 
Di lavori scritti si richiederanno 
1.° una composizione tedesca, 
2.° uno scritto latino, 

3.° un lavoro matematico fisico (soluzione di 
problemi in questa materia), 

4.° una composizione in greco, o una tradu- 
zione dal greco, 

6.° un componimento latino, o una traduzione* 
dall'inglese o dall'ebraico (l'ultima con analisi). 

Nell'esame orale si eseguiranno, una traduzione- 
dal latino (Cicerone e Orazio), una dal greco (pro- 
satori o poeti), ed una dal francese. 



ED INSEGNAMENTO TECNICO. 219 

Olfreciò sarà pur dato un esame di storia, geo- 
grafia, matematica e scienze naturali. 

Per ora non dovrebbe darsi esame di grammatica 
e letteratura tedesca. Sarà meglio che prima si 
moderino certe intemperanze e che tutto l'inse- 
gnamento acquisti maggiore stabilità. 

Nell'insieme non potrà dirsi che in tal modo 
l'allievo abbia più materie da imparare; r aumento- 
che si domanda è bilanciato dalla fatta diminuzione. 
Del resto l'insegnamento delle classi inferiori e 
medie, dove ora spesso si portano tanti guasti, 
deve divenire più serio e garantire successi mi- 
gliori, dacché esse furono sbarazzate per l'affluenza 
di alcuni alle altre scuole. 

Concludo esponendo una tabella con il nuovo 
disegno e con l'antico programma del Ginnasio, 
perchè si possano confrontare tra loro. 

Non ho avuto riguardo alle lezioni facoltative, 
né a quelle di canto e di ginnastica, che sono po- 
meridiane. 

Non ho proposto cambiamenti intorno alle ulti- 
me; quanto alle prime, esse dipenderanno per la- 
maggior parte dalle condizioni proprie dei singoli 
istituti. 






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DEGLI ISTITUTI CHE A QUELLE PREPARANO 

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La storia delle Università tedesche ò stretta da 
intimi legami alla storia politica della nazione; ma 
non sì che l'una e l'altra corrano di pari passo. 
Di fatti» il periodo splendido delle Università non 
coincide con l'epoca della maggiore potenza poli- 
tica; anzi, per contrario, per un tratto ben lungo 
di tempo, la vita florida delle Università è dovuta 
valere come di compenso al manco d'importanza 
politica della Germania. Nella parte che le Univer- 
sità hanno sempre preso all'incremento politico, so- 
ciale e religioso della nazione, gli è d'uopo rico- 
noscere un' intima, anzi tragica, corrispondenza di 
cause e di effetti. A trasformare le condizioni po- 
litiche o sociali che aveano fatto il loro tempo, le 
nostre Università hanno sempre concorso con l' in- 
fluenza che sono andate spiegando sul progresso in- 
timo della nazione. Ma l'ideale che s'erano proposto, 
non fu quasi mai raggiunto, nemmeno in maniera 
approssimativa; e quasi senza alcuna eccezione il 
movimento promosso dalle Università, in luogo di 



224 l'avvenire delle scuole superiori 

tornar loro vantaggioso, finì per danneggiarle. Ciò 
è accaduto dalla fine del medio-evo fino ai giorni 
nostri. Le nostre Università scontarono l'opera 
spesa ad emancipare la coscienza dal giogo della 
Scolastica ed a riformare la Chiesa, con l'abban- 
dono, cui andarono soggette nel periodo delle guerre 
di religione; ed ancor peggio col passare sotto il 
dominio dei Gesuiti. La parte presa ad infiammare 
gli animi per le guerre della indipendenza nazio- 
nale fu compensata con lo famose decisioni di Karis- 
bad e con la persecuzione dei demagoghi, cui ten- 
nero dietro molteplici e sistematici tentativi di re- 
pressione dello spirito nazionale e libero delle Uni- 
versità. Nel 1848, grazie alla tenacità, con la quale 
aveano sino allora sostenuta la lotta, s'ebbero dai 
liberali e dai nazionali questo attestato di gratitu- 
dine; che gli uni e gli altri cioè gridarono a coro, 
doversi alle Università recidere il codino medioevale. 
E fu singolare ventura a quel tempo, che la commis- 
sione costituita a Berlino per deliberare su gì* in- 
convenienti denunciati, non portasse alle Università 
quei danni che erano nei desideri dei cosi detti ri- 
formatori. Anche i primi tentativi per l'unità nazio- 
nale fatti nel 1866 — i quali, del resto, non appena 
ne fu inteso il vero fine, trovarono strenui sosteni- 
tori in tutti gli atenei tedeschi — riuscirono alla fin 
fine svantaggiosi alle Università, massime a quelle 
della Prussia. Perchè questa ebbe più che mai biso- 
gno di spendere per l'esercito; e d'altra parte, l'an- 
nessione dei piccoli Stati tolse di mezzo quella spe- 
cie di coazione morale che esercitava per l' innanzi 
su la Prussia medesima la concorrenza delle Uni- 
versità vicine, massime di quella di Gottinga Gli è 



IN GERMANIA. 225 

per ciò questo un merito speciale del Governo sas- 
sone, che con l'incremento straordinario che ha dato 
all'Università di Lipsia esso abbia come forzato il 
Ministero prussiano a nuova operosità. I due più 
grossi Stati del mezzogiorno fecero un gran danno 
alle loro Università per il contegno di dispettoso par- 
ticolarismo che assunsero dopo la guerra del 1866. 
Pareva che fossero uscite d'uso le nomine di pro- 
fessori appartenenti alle Provincie del nord, massi- 
mamente in Baviera. A queste tendenze particola- 
ristiche, che minacciavano sert danni alla libera 
operosità nazionale, in quanto che impedivano, 
staremmo per dire, l'importazione di nuove forze 
da ogni angolo della Germania, ha portato poi gran 
rimedio la guerra contro la Francia, perchè, se non 
spente, le ha per lo meno attutite. L'Impero tedesco, 
questo ideale lungamente vagheggiato e coraggio- 
samente desiderato dagli studenti e dai professori, 
oramai esiste. Sarà la sua potenza mondiale di van- 
taggio alle Università? Si avvicinano queste ad 
un'epoca di gran rigoglio, che risponda allo splen- 
dore dell'Impero? Lo speriamo, ma non lo sappiamo. 
La dolorosa esperienza però che l'aver raggiunto i 
loro più alti fini ideali ha tante volte nociuto ai 
nostri atenei, invita ad esaminare con la mag- 
giore serietà cotesta questione. Come si ordine- 
ranno e come dovranno ordinarsi per l'avvenire le 
Università tedesche, perchè siano degne della gran- 
dezza e della potenza della nazione, e tornino ad 
essa di stabile vantaggio, per quanto è nelle forze 
loro? 

L'ordinamento tedesco della pubblica istruzione 
<è tenuto a ragione in conto d'uno dei migliori, se 

15 



226 l'avvenire delle scuole superiori 

non pure per l'ottimo che si conosca. La sua re- 
putazione è venuta considerevolmente crescendo 
con le ultime guerre, perchè s'è voluto riportare 
alla istruzione scolastica vigente fra noi la causa 
ultima delle splendide vittorie conseguite nella 
Boemia ed in Francia. Ora, per quanto lusinghiero 
sia cotesto apprezzamento favorevole, esso non 
deve indurci a concepire una cieca ammirazione 
ed una esagerata opinione dei nostri istituti d'inse- 
gnamento, ma deve invece invogliarci ad esaminarli 
e vigilarli attentamente, ed a rimuoverne ogni di- 
fetto, perchè la lode sia meritata e duratura. Per 
la Germania gli è da lungo tempo una questione 
vitale quella di raggiungere la miglior forma pos- 
sibile d'insegnamento; ma dopo la fondazione del- 
l'Impero, che ci espone a tanta invidia ed a tanto 
malcontento dei vicini, per noi gli è un dovere 
morale ed un grave interesse pratico quello di por- 
tare il nostro sistema dell'insegnamento pubblica 
al più alto grado di perfezione che sia mai possi- 
bile. Per mantenere la potenza politica acquistata 
col sangue non basta conservare e migliorare 
l'esercito e gli armamenti. La potenza morale 
del popolo è cosi essenziale ed importante come 
l'esercito, perchè essa può, anzi deve, renderci 
possibile in gravi momenti la vittoria anche so- 
pra nemici, cui fossimo numericamente inferiori. 
Né si può negare che le amministrazioni scola- 
stiche dei diversi Stati tedeschi sono rimaste molto 
indietro alle amministrazioni della guerra, così in 
fatto di zelo come in fatto d'abilità nell'esame dei 
difetti, nel giudizio delle proposte occorrenti per 
migliorare, e soprattutto poi nella ricerca dei mezzi 



IN GERMANIA. 227 

pecuniari necessari per le riforme. Bisogna spin- 
gerle; ed a ciò oramai ò tenuto chiunque abbia una 
opinione decisa su inostri sistemi scolastici; mas- 
sime in questo momento che l'attenzione del pub- 
blico, assorbita com'è dagli interessi politici, è im- 
pedita dal rivolgersi su l'insegnamento, ed in spe- 
cie su quello superiore, che in altri tempi appariva 
ad ogni patriota come il simbolo ed il preannùnzio 
della unità e della potenza tedesca. 

Chi voglia persuadersi, come nelle nostre scuole 
superiori non tutto vada come dovrebbe e potrebbe, 
badi a questo, che da parecchi anni cioè gli ordi- 
namenti ed i risultati pratici delle nostre Univer- 
sità, e soprattutto la coltura preparatoria che esse 
impartiscono alla gioventù, son divenuti argomento 
di discussione, non solo nei discorsi accademici e 
negli scritti di occasione, nei giornali pedagogici, 
letterari ed eruditi in generale, ma eziandio nella 
stampa politica giornaliera. Egli è opinione quasi 
generale che v'abbia dei difetti gravi, o esistenti 
già, o da temersi per l'avvenire; ma in che consi- 
stano non si è d'accordo a dirlo, anzi spesse volte 
si esce in spiegazioni diametralmente opposte. Men- 
tre gli uni lamentano che l'insegnamento accade- 
mico diventi sempre più superficiale, o piuttosto 
mezzo meccanico per l'esame, anziché fonte di viva 
coltura scientifica, gli altri lo accusano di perdersi 
in specialità erudite ed in inutili passatempi, senza 
occuparsi di quella coltura che al giovane potrà 
occorrere per la vita. Mentre da una parte si dice 
che la coltura degli studenti accademici diventa 
di giorno in giorno peggiore, da un'altra si ac- 
cusano le Università di esclusivismo, perchè non 



228 l'avvenire delle scuole superiori 

ammettono uditori di ogni sorta, e non s'adattano 
all' intelligenza anche delle persone poco coite. 

Errico von Sybel 1 in uno scritto accademico 
degno d'ogni lode per la forma perfetta, per la 
piena conoscenza della materia, e per il caldo pa- 
triottismo, cui s'ispira, s'è proposta la questione: 
se le Università tedesche siano ancora all'altezza 
che aveano toccata alcuni anni fa. In alcuni punti 
egli è riuscito ad una soluzione negativa. La sua 
esposizione, in cui si rivela una perfetta conoscenza 
degli atenei tedeschi, del loro compito, e dei loro 
bisogni, mette capo in questa conclusione: che cioè 
il maggior pregio delle Università tedesche consi- 
sta nella perfetta armonia fra la ricerca e l'istru- 
zione. Ma a parere del Sybel esse assolvono il com- 
pito di comunicare ai giovani un ricco sapere, ed 
un sano e sicuro giudizio ed una libera convinzione 
ad un tempo, solo quando riescono a condurre gli 
studenti fuori dei limiti scolastici, almeno in qual- 
che punto della coltura, e sia pure col seguire fino 
alle ultime conseguenze un solo problema scienti- 
fico abbastanza modesto. 

Il Sybel discorre, con parole piene di eloquenza 
e di entusiasmo, di cotesto gran fine dell'assicurare 
agli studiosi il bene inapprezzabile dell'indipen- 
denza intellettuale; ed opina che le Università te- 
desche sieno dal principio del secolo rimaste fedeli 
a cotesto compito, il che ha conservato inalterato 
fino ai nostri giorni il loro carattere. 

Nondimeno il Sybel crede che cotesto ideale» che 



' Die deuttchen und auswSrtigen UnivcrtUOUn Bonn 1872. 



IN GERMANIA. 229 

per sé gli è difficile di raggiungere pienamente, al 
presente sia conseguito più raramente e più im- 
perfettamente che non nei primi decenni del se- 
colo; cosicché le nostre Università non sarebbero 
più all'altezza di prima. Egli ripone la causa di 
cotesto regresso, che minaccia di corrompere dalla 
radice la nostra vita accademica, nel fatto; che 
gli anni di studio non sieno stati aumentati ii> 
corrispondenza dei progressi intensivi ed esten- 
sivi delle scienze, cosicché gli studenti, per man- 
canza di tempo, vanno ricorrendo all'espediente di 
una meschina preparazione per gli esami, e sovente 
mettono da banda la ricerca individuale, l'esercizio 
del metodo scientifico, la preparazione filosofica e 
storica degli studi speciali. 

Quanto ai mezzi per ovviare a cotesti inconve- 
nienti, il Sybel aderisce all'opinione espressa dal- 
l'onor. dottor Walter Perry innanzi al Comitato 
del Parlamento inglese, che, cioè: tutti i difetti no- 
tevoli delle Università tedesche abbiano per cagione 
la mancanza dei mezzi pecuniari. Il Sybel paragona 
la scarsa provvista di fondi delle nostre Università 
con la ricchezza delle inglesi, e chiede con insistenza 
che si trovino i mezzi, coi quali si possa rendere 
agevole, non solo agli studenti bisognosi, ma anche 
a tutti quelli che siano diligenti ed ingegnosi, un 
periodo di studi più lungo, per lo meno, cioè, di 
cinque anni. Ei pensa che a prolungare gli studf 
non si deve ricorrere all' ingiunzione, ma al premio» 
Gotesta idea è senza dubbio giusta. E certo dei 
mezzi s' ha da. trovarli ed al più presto possibile, 
se il popolo tedesco vuol conservata la coltura dei 
suoi figli alla presente altezza del sapere, ed ovviare 



230 L'AVVENIRE DELLE SCUOLE SUPERIORI 

ad un rapido decadimento della civiltà nazionale. 
Oli è questo un dovere di conservazione. 

Ma il Sybel ha rilevato solo quello fra i pericoli che 
a lui sembrava più grave. Vi ha degli altri che tro- 
vano a fare delle rimostranze sotto diverso punto di 
vista. A me pare anzi che il rimedio suggerito dal 
Sybel sia del tutto sintomatico, e che non la radice 
del male, ma solo una delle peggiori conseguenze 
egli tenti di curare. Io tengo per cosa di somma im- 
portanza l'accrescere il periodo degli studi. E penso 
anche essere ingiusto il fare alla gioventù stu- 
diosa un rimprovero, perchè inclini per gli studi 
professionali, come se essa fosse divenuta incapace 
di propdrsi una più alta meta. Non si può dimen- 
ticare che la gioventù si trova ora sotto l'influenza 
di una corrente di opinioni, da cui procedono giu- 
dizi assai esclusivi sulle cose scientifiche, perchè 
diventa generale la credenza, che una buona pre- 
parazione ad un esercizio professionale sia da pre- 
ferire alla migliore delle colture scientifiche. A 
questa corrente di opinioni, che farebbe delle no- 
stre Università delle scuole professionali alla fran- 
cese, bisogna che il corpo insegnante e lo Stato 
resistano con grande energia. Cotesta corrente, 
quanto al tempo presente, non sarà pericolosa per 
lo storico, pel filologo, pel giurista e pel filosofo : 
ma i naturalisti sono in grado già di valutarne 
tutte le triste conseguenze. Già ora molti studenti 
si mostrano poco inclinati a prolungare il periodo 
degli studi per uno scopo puramente scientifico; 
perchè non hanno in animo che di far presto, per 
acquistare quel tanto di attitudine che possa gio- 
vare alla professione. 



IN GERMANIA. 231 

Di questa tendenza verso i fini così detti pratici, 
che s'è fatta potente nel nostro tempo, si è voluto 
dar la colpa alle scienze naturali ed all'industria 
che ne deriva; come se fossero cose inconciliabili 
con ogni altro scopo ideale. Gli è questo un giudi- 
zio falso ed ingiusto. I grandi trionfi della indu- 
stria, che ha il suo fondamento nella matematica 
e nelle scienze naturali, contribuiscono senza dub- 
bio a produrre cotesta inclinazione pericolosa; ma 
non ne sono la sola causa, né la principale. Una 
parte per lo meno eguale di colpa — non ci si ac- 
cusi di paradosso — tocca a quelle stesse persone 
che ora lamentano il materialismo ed il realismo 
del nostro tempo; ossia ai rappresentanti di tutte 
quelle discipline filosofiche, filologiche, storiche, che 
THelrnholtz caratterizza col nome comune di scienze 
dello spirito \ Senza le grandi colpe d'omissione 
dei rappresentanti di coteste scienze, massime di 
quelli di altri tempi, l'interesse per la ricerca 
scientifica non sarebbe stato sopraffatto dallo spi- 
rito del guadagno, come si vede accadere in molte 
parti. 

Per chi paragoni lo sviluppo materiale e spiri- 
tuale de' nostri tempi con le condizioni delle epoche 
passate, non può non riconoscere come segno carat- 
teristico de'tempi nuovi, l'influenza che esercitano al 
presente sopra tutte le cose umane la matematica e le 
scienze naturali. Gli è questa una conseguenza na- 
turale di tutto il progresso della nostra coltura, e 
del bisogno di benessere materiale che ne deriva. 
La difettosa tendenza del nostro tempo che con- 



'V. Helmholtz, Popul&re Vortràge. Brauuschweig, p. 1-27. 



232 l'avvenire delle scuole superiori 

siste nel subordinare la scienza al fine delle mate- 
riali utilità, non è una semplice conseguenza della 
cresciuta importanza delle scienze naturali. 

Nei primi decenni del nostro secolo la matema- 
tica e le scienze naturali, sebbene progredite in 
molte parti, non esercitavano ancora una decisiva 
influenza su la coltura complessiva del nostro po- 
polo, che era come guidato dalle scienze dello 
spirito. E come queste hanno a loro obbietto lo 
spirito umano ed i suoi prodotti, una materia cioè 
che direttamente interessa l'uomo, era naturale, e 
fino ad un certo punto era giusto, che loro s'ac- 
cordasse la prevalenza — come si fa ancora — nella 
educazione e nella coltura della nazione. Ma quando 
le scienze naturali, arrivate che furono ad un alto 
grado di sviluppo, continuarono a rimanere in gran 
parte escluse dal sistema dell'insegnamento, si venne 
a questa cattiva conseguenza, che il metodo da esse 
seguito, che è quello dell'induzione, il quale non sa- 
rebbe sempre agevole di applicare alle scienze dello 
spirito, rimase indietro a quello della deduzione ' die 
la filosofia preferisce, il che non poteva che mer 
nare ad una coltura monca. La conoscenza dei me- 
todi che son propri delle scienze naturali, rimase 
di esclusivo possesso di un numero assai ristretto 
di persone. La gran massa del popolo rimase per 
lungo tempo come se fosse composta di Filistei 1 
ignoranti, guidati dagli addottorati ufficiali dello 



1 Helmoltz ha messo in evidenza l'applicabilità del metodo d'induzione 
e di dedusione alle diverse scienze dello spirito e della natura, 1. e-, 
p. 16 e seg. 

* Nome dispregiativo che si usa nel linguaggio della scolaresca te- 
desca. (N. del Tr.) 



IN GERMANIA. 233 

Stato e della Chiesa. Fra la gente colta portavano 
la battuta i giuristi, i teologi, i filologi ed i me- 
dici. Ammaestrati con la deduzione, se ne servivano 
per le operazioni loro. Anche i medici fino a trenta 
anni fa insegnavano deduttivamente, e trattavano 
le malattie secondo le conseguenze logiche di teo- 
remi spesse volte ammessi senza fondamento. 

Le Università coi ginnasi, loro istituti prepara- 
tori, erano destinate a formare tutte coteste ca- 
tegorie di professionisti. Esse li fornivano di una 
eccellente coltura intellettuale, da renderli capaci 
di cavare esatte conseguenze logiche dai principi 
fondamentali delle rispettive scienze. Ma questi 
principt stessi rimanevano di carattere dommatico. 
Per ciò gli era possibile che partiti affatto dispa- 
rati, procedendo da diversi principi dommatici, e 
seguendo metodi, se non simili, per lo meno affini, 
riuscissero a conseguenze opposte. Anche i Gesuiti 
aveano saputo produrre dei risultati notevoli con 
così fatto sistema di Università e di Ginnasi. 

Le persone relativamente poche che si dedicavano 
alle scienze naturali, doveano completare con altri 
mezzi la manchevole coltura preparatoria avuta 
nel ginnasio. Anche le Università offrivano menò 
del bisognevole. Questa poca cura era scarsamente 
risentita, perchè la ristretta ed eletta schiera degli 
specialisti andava per la sua via con piacere ed 
amore, senza risparmiar fatica per completare la 
propria coltura. Qualcuno forse avrebbe fatto di più 
per la scienza, se ci fosse arrivato con migliore 
preparazione. 

Ora il progresso nelle applicazioni pratiche delle 
scienze naturali ha cambiato la faccia delle cose. 



234 l'avvenire delle scuole superiori 

Si senti un più vivo bisogno di un numero mag- 
giore di naturalisti, mentre le Università offrivano 
scarsi mezzi per formarli, ed i ginnasi quasi nes- 
suno per prepararli* Una riforma era diventata 
necessaria, se pure si voleva conservare Y Univer- 
sità* literarum. Ma le Università si mostravano 
esclusive. Per fino l'allargamento degli studi delle 
scienze naturali nella Facoltà medica fu guardato 
con malanimo, sebbene fosse stato assai tiepida- 
mente promosso. Goteste scienze che studiano le cose 
reali con metodi positivi, apparivano al pubblico colto 
xar' i&x/P'fjMf eccellenza) come una pura e semplice 
barbarie. D'altra parte l'applicazione delle scienze 
alla tecnica ed ai fini della vita pratica andava 
crescendo; il che non poteva tornare accetto all'ari- 
stocrazia scientifica che avea a quel tempo la pre- 
valenza. Ci si metteva dell'orgoglio ad ignorare 
codeste scienze manuali, che non si lasciano as- 
soggettare al pensiero logico. 

Anche i Governi si mostravano poco arrendevoli 
e pieni di grettezza. Da una parte gli studi delle 
scienze naturali portavano con sé la necessità di 
spese rilevanti; e d'altra parte la ricerca naturale, 
che rigetta qualunque autorità, dovea apparire pe- 
ricolosa ai Governi che ave ano tendenze reazio- 
narie. 

Cosi avvenne, che quelli, i quali formavano la cer- 
chia degli addottrinati, non esercitarono alcuna in- 
fluenza su questa nuova e grandiosa fase della vita 
dei popoli. L'applicazione tecnica delle scienze na- 
turali, che erano del resto coltivate da uno scarso 
numero di persone, rimase abbandonata a persone 
di mezzana coltura intellettuale, che spendendo 



IN GERMANIA. 235 

molto di tempo, di forze e di danaro erano co- 
strette a ritrovare empiricamente quei risultati 
ohe per via di una migliore coltura avrebbero po- 
tuto ottenere dalla riflessione. 

Ma lo sviluppo della tecnica indusse finalmente i 
.giuristi che attendevano all'amministrazione dello 
Stato, a formarsi della cosa un ben altro concetto. La 
tecnica e le scienze che le servono di fondamento 
furono considerate per lo meno come una vacca 
da mungere, alla cui vigilanza lo Stato avesse a 
destinare degl'impiegati specialmente istruiti. Ma 
non parve però ancora che la matematica e le scienze 
naturali fossero da considerare come un gran mo- 
mento nella coltura dello spirito. Nondimeno si 
dovea aver cura di istruire dei tecnici di valore, 
massime per il servizio governativo. La difficoltà 
-era grande, sebbene — come ora si può dire con 
fiducia — non insuperabile. Da una parte erano 
la Università che rifuggivano, come da cosa che 
avvilisca, dalTaccomunarsi alla tecnica che s'oc- 
cupa di cose manuali; e d'altra parte erano degli 
uomini divenuti notevoli per la loro operosità pra- 
tica, i quali si credevano autorizzati a dichiarare 
cosa vana ed antipratica il lavoro scientifico degli 
atenei. Quindi difetto assoluto d'intelligenza dalle 
due parti, e nessuna speranza di temperamenti. Fu 
allora che si ricorse all'espediente di creare degli 
speciali istituti tecnici. Ora questa maniera di pro- 
cedere poteva considerarsi come buona e giustifi- 
cata, finché si fosse mirato ad istruire degli operai 
compiuti; perchè gl'impiegati di registro e gli 
attuari di tribunale, come del pari gli assistenti 
di ospedale e le levatrici, il macchinista o Tope- 



236 l'avvenire delle scuole superiori 

raio d'una fabbrica chimica non banno bisogno della 
coltura accademica. Ma sarebbe stato necessario di 
accordare un posto negli istituti superiori a tutte 
quelle scienze, dalla cui applicazione procedevano 
le nuove forme di tecnica. Ciò non sarebbe signi- 
ficato un volerla rompere con le tradizioni delle 
Università; perchè la più parte delle scienze che 
vi s'insegnano vengono imparate per iscopi pratici; 
e voler portare impedimento a ciò, gli è come un 
recidere i nervi alle Università stesse. 

L'opinione che l'Università debba preparare sol- 
tanto alla pratica del ministero ecclesiastico, della 
magistratura, della medicina e dell'insegnamento, 
che non debba lasciare alcun posto alla matematica 
applicata, ed alle scienze naturali debba concedere 
solo quel tanto che possa riferirsi alla medicina, ha 
portato a questa trista conseguenza, che la coltura 
nazionale, cioè, è rirnasa divisa in due parti; nella 
vecchia forma accademica e nella nuova degli isti- 
tuti tecnici. Tutte e due le parti hanno risentito i 
loro danni. Perchè il non aver saputo trovare, in 
questo nostro secolo di strade ferrate e d'industria a 
macchina, alcun posto nelle Università per i portati 
scientifici della matematica e della fìsica applicata, 
ha fatto che le Università, medesime sieno rimase 
a rappresentare non tutte, ma alcune scienze; non 
sieno cioè più la « Universitas literarum >. Ma quel 
che più monta, l'Università non comprende per l'ap- 
punto le scienze che danno ora l'intonazione alla 
coltura; essa non conduce lo spirito della nazione 
su le vie del progresso; e la storia minaccia di 
passare sul conto suo all'ordine del giorno/ L'in- 
tolleranza e la prosunzione di quelli che la con- 



IN GERMANIA. 237 

ducono, hanno menato r Università a questo mal 
punto. 

Né fu minore il danno per quelle scienze stesse 
che rimasero escluse dalla Università. Lontane dal 
posto, dove la scienza rigorosa è sicura di una 
considerazione assoluta, prive di ogni tradizione 
accademica, esse sono rimase in balìa delle correnti 
giornaliere e del pubblico non addottrinato. I pra- 
tici vogliono che i loro figliuoli siano istruiti sol- 
tanto praticamente. 

Quindi esclusione di ogni dottrina che non serva 
direttamente agli usi giornalieri della vita. I pro- 
fessori han dovuto introdurne per vie indirette, 
come di contrabbando. Anche le autorità pubbliche 
favorirono (e favoriscono tuttora in parte) cotesta 
manìa d'istruzione così detta pratica; e quindi men- 
tre si mostrarono avare nel dare professori e ma- 
teriali che servissero a scopi meramente scientifici, 
tollerarono d'altra parte che le scuole politecni- 
che, o le affini ad esse, le accademie forestali ed 
agrarie cioè, e cpsì via via, sotto la pressione 
della opinione pubblica dominata dai così detti 
pratici, s'andassero caricando d'un gran peso di 
occupazioni e di attribuzioni manuali, dalle quali 
dopo lunghi anni di lotta si vanno ora a fatica 
mano mano liberando. 

Né nocque poco la circostanza che in parecchi 
Stati, e piassi me in Prussia, gl'istituti tecnici non 
dal Ministero della pubblica istruzione fossero fon- 
dati ed amministrati, ma da qualunque altro avesse 
bisogno di tecnici, come a dire da quello delle 
finanze, o dell'agricoltura o dei lavori pubblici. 

Con tutto ciò s'è avuto degl'impiegati più uni- 



#238 l'avvenire delle scuole superiori 

formi e più accomodativi, e quindi più comodi; 
ma la loro coltura scientifica è stata senza dubbio» 
meno elaborata, ed il loro giudizio è rimaso più 
scarso, che se avessero studiato all'Università. Gli è 
naturale che una amministrazione pratica, la quale 
esiga delle conoscenze e delle attitudini immedia- 
tamente applicabili, debba curare e pregiar poco i 
fondamenti scientifici di quelle. Quindi anche quando 
il buon volere non ha fatto difetto, negl'istituti 
dipendenti dall'amministrazione si è procurato piut- 
tosto di ammaestrare burocraticamente anziché di 
coltivare lo spirito. Le conseguenze cattive di questo 
sistema apparvero principalmente evidenti in que- 
gli istituti, nei quali non solo l'amministrazione, ma 
i direttori ed in parte gl'insegnanti, furono via via. 
scelti di mezzo agli scolari. Qui si vide l'esclusi- 
vismo in tutta la sua nudezza. Come mai, per ad- 
durre un esempio, sarebbe egli stato possibile che 
nel tempo appunto, in cui Liebig metteva in moto- 
tutto il mondo erudito con la lotta sostenuta per 
porre in chiaro il valore della chimica per la nu- 
trizione delle piante, la chimica stessa sparisse- 
dal piano di studf di una celebre scuola forestale,, 
senza che la cosa apparisse strana a centinaia 
di persone che in quella scuola erano state am- 
maestrate o vi si venivano ammaestrando? Ma 
peggiori di questi involontari erano i danni inten- 
zionali che la corta vista dei burocratici andava 
facendo agl'istituti, sotto colore di restringerne il 
piano d'insegnamento alla stretta necessità pro- 
fessionale. Ancora pochi anni fa un ministro prus- 
siano si vantava in mia presenza di non aver 
mai tollerato, che in un istituto di sua dipendenza. 



. IN GERMANIA. 239 

s'insegnasse cosa alcuna, la quale non fosse stret- 
tamente necessaria ed indispensabile per la car- 
riera pratica. E se pure queste vedute anguste 
erano attraversate segretamente dagl'insegnanti, in 
tutti i casi la coltura degli alunni riusciva sem- 
pre unilaterale, e l'istituto nel suo insieme ne ri- 
sentiva un'influenza trista. Se le cose fossero con- 
tinuate ad andare per questa via, oramai saremmo 
arrivati al sistema francese delle smozzicature. 

Ma il pericolo che il nostro insegnamento capiti 
su la cattiva via, non è peranche del tutto rimosso. 
La lotta è cominciata che è poco, né c'è speranza 
del tutto fondata di vincerla. Solo da poco tempo 
si fa strada negli istituti tecnici e nel pubblico la 
opinione: che ha altitudine ad applicare con buon sue- 
cesso la scienza alla pratica, solo quegli che siasi reso 
padrone a pieno e familiare affatto delia scienza; e 
che d'altra parte: la scuola superiore in generale 
debba cornwnicare soltanto la scienza e non la espe- 
rienza pratica, e che essa in conseguenza tanto 
deva occuparsi delle attitudini pratiche, quanto 
occorre a stabilire i legami fra la scienza in ge- 
nerale e l'esercizio professionale. In seguito di 
questa persuasione i politecnici e le accademie 
sono andati via via assumendo un carattere più 
scientifico nei loro insegnamenti, e si sono andati 
via via liberando dall'ingombro manuale che s'erano 
accollato. Nelle scuole politecniche già crescono i 
sussidi scientifici necessari per conseguire questo 
fine, perchè lo studio va pigliando per sé tanto 
tempo e tanto lavoro, che non ne rimane più per 
l'occupazione meccanica nell'officina. Anche le ac- 
cademie agrarie sono salite a maggiore impor- 



240 l'avvenire delle scuole superiori 

tanza, massime per l'influenza del Liebig; il quale 
fu sempre dell'opinione che l'agricoltore deva ap- 
prendere la scienza nella scuoia e la pratica sul 
campo, e che sia cosa difforme da ogni criterio 
di sana pratica il volere ottenere le due cose af- 
fatto eterogenee nel medesimo luogo. 

Basta conoscere solo superficialmente la storia 
dei nostri politecnici e delle scuole professionali, 
e paragonarne la presente condizione con quella 
di altre epoche, per persuadersi, che dovunque mo- 
strino una certa vita, si sforzano di riavvicinarsi 
nella sostanza e nella forma alle Università. La 
costituzione, le pratiche e le costumanze vi diven- 
gono sempre più accademiche. Alcune di esse, vin- 
cendo gravi difficoltà, hanno raggiunto il diritto 
accademico della elezione del rettore. Il metodo 
dell' insegnamento s'avvicina a quello delle Univer- 
sità, anche per questo rispetto, che oramai si cerca 
di allargare la sfera della coltura con la introdu- 
zione d' insegnanti di materie non strettamente 
connesse con lo studio professionale. 

D'altra parte, le Università vanno abbandonando 
il loro esclusivismo. Come tutte le scienze sono an- 
date allargandosi, cosi i punti di contatto fra cia- 
scuna di esse sono andati del pari crescendo e i 
contrasti si sono andati mitigando. Nuove disci- 
pline si sono andate formando, che ora rappresen- 
tano l'anello di congiunzione di scienze che erano 
state per lo innanzi affatto divise. Anche le scienze 
naturali e quelle dello spirito si sono andate avvi- 
cinando. Le materie dei due grandi rami della ri- 
cerca si sono andate mescolando in guisa che di 
alcune discipline rimane dubbio se appartengano 



IN GERMANIA. 241 

alla classe delle scienze naturali o delle spirituali. 
Le funzioni degli organi della sensazione sono state 
studiate con tanta diligenza dai naturalisti, che 
d'ora innanzi non pare più possibile un'assoluta 
separazione della psicologia dalla fisiologia. Anche 
nei metodi c'è stato riavvicinamento. Dopo che la 
filosofia di Hegel con le sue costruzioni a' priori 
fece fiasco in tutti i rami del sapere, il metodo 
induttivo si è fatto nuovamente via, cosicché pa- 
recchi rami delle scienze dello spirito vengono ora 
trattati coi metodi che poco tempo fa erano esclu- 
sivamente applicati alle scienze naturali. 

Tutte queste circostanze hanno reso vivo il de- 
siderio, che le scienze fossero tutte ricongiunte, 
quanto più è possibile. Per dir vero cotesto desi- 
derio non è gran fatto generale. I vecchi pregiudizi 
regnano ancora in diversi puntiy ed anche quelli 
che parlano dell'ampliamento delle Università non 
sempre mostrano chiarezza d'idee, né vanno esenti 
da illusioni. Uno dei nostri storici più ragguarde- 
voli, per esempio, scrive: « Le Università hanno di 
molto allargato la cerchia delle discipline e degli 
uditori, ed hanno fatto bene. Per quanto sia vero che 
esse non devono assorbire i politecnici, le scuole 
speciali e le accademie agrarie, d'ingegneria ecc. 
altrettanto è da lodare che esse estendano la loro 
attività a tutto quello che va soggetto ad una trat- 
tazione STRETTAMENTE SCIENTIFICA l ». Ora in CÌÒ 

noi vediamo un'assoluta ignoranza del lavoro intel- 
lettuale che fa di mestieri per tutte le discipline che 
qui sono con un tratto di penna considerate come 



1 GdrrmoBB gclchrte Anteigen, 28 aprile 1860, p. 651. 

16 



242 L'AVVENIRE DELLE SCUOLE SUPERIORI 

non scientifiche, ma nondimeno non si può dire che 
in coteste parole sia espresso un disprezzo tassativo 
per le scienze che non entrano nel quadro delle 
quattro Facoltà. Quando uno storico di gran valore 
si lascia andare ad un simile lapsus, non c'è poi 
da meravigliarsi se un filologo che abbia studiato 
una dozzina di classici consideri come cosa ma- 
nuale, o come semplice trastullo, l'occuparsi delle 
scienze naturali, o se un naturalista mediocre che 
sia appena riuscito ad esprimersi tollerabilmente 
nella propria lingua, consideri come tempo sciupato 
l'occuparsi delle lingue antiche. Di gente di tal 
fatta ce ne sarà sempre. E mi sovviene del mio 
primo maestro, che non la finiva mai di ripetermi: 
< chi sa leggere correntemente, scrive in buona 
calligrafia e sa le quattro operazioni, gli è già un 
uomo fatto. Tutto il resto è faccenda di memoria >. 
Il buon uomo faceva quello che fanno ancora molti 
ai giorni nostri; teneva le sue conoscenze speciali 
per le prime di tutte. In certi tempi i cultori 
speciali di alcune discipline si son fatti pigliare 
da una presuntuosa opinione dello studio peculiare 
che professavano, e soprattutto poi i filosofi. Ora 
però si fa strada l'opinione, che sia inutile questio- 
nare delia precedenza delle scienze; che non c'è 
infatti tribunale che possa decidere intorno a ciò. 
Cotesta tolleranza e stima vicendevole si rivela 
anche in questo, che va sempre più scomparendo 
la separazione delle scienze dalla vita, e ad una 
scienza non si fa più torto col dire che ora serva 
a scopi pratici. Anzi il vivace movimento della 
vita nazionale fa considerare cotesta applicazione 
come un pregio, perchè rileva le forze del popolo. 



IN GERMANIA. 243 

Cotesto cambiamento di opinioni ha già avuto 
delle conseguenze di grande portata. Le Università 
hanno cominciato ad accogliere nel loro grembo 
delle intere scuole speciali. Cotesto processo di as- 
similazione si è cominciato a spiegare sugl'istituti 
agrari, le cui scienze fondamentali sono affini a 
quelle della medicina ed in parte identiche. La fon- 
dazione dell'istituto agrario della Università di 
Halle ebbe delle conseguenze tanto gravi, che mal- 
grado dell'opposizione palese o nascósta, il buono 
esempio trovò una pronta imitazione. In Prussia 
oramai tutte le accademie agrarie sono sparite 
per dar luogo ad analoghi istituti universitari, seb- 
bene la circostanza che questi rimangono soggetti 
al Ministro di agricoltura, ne ritarderà i migliora- 
menti. 

La sorte delle accademie forestali sarà presto la 
medesima. Nell'Assia le discipline forestali sono 
da lungo tempo rappresentate nella Università. 
L'accademia forestale di Aschaffeuburg ha già da 
lungo tempo annunziato il suo traslocamene a Mo- 
naco. Quella del Baden è stata ricongiunta al poli- 
tecnico di Carlsruhe, ma c'è speranza che segua 
quanto prima la scuola agraria stata già unita 
all'Università. Quelle della Prussia sarebbero già 
state unite alle Università, se non dipendessero dal 
Ministero delle finanze. 

Anche le accademie per le miniere vanno scom- 
parendo. La celebre accademia di Freiberg, mal- 
grado dei buoni insegnanti che possiede, è in conti- 
nuo regresso, e sarà, per quello che si dice, ricon- 
giunta al politecnico di Dresda. Il Ministero della 
agricoltura fondò a Berlino, circa dieci anni fa, 



244 l'avvenire delle scuole superiori 

una nuova accademia per le miniere, ma per farla 
riuscire bisognò far ricorso alle coazioni burocrati- 
che, con l'allontanare dalla Università quei giovani 
che v'attendevano a studi di tal fatta. 

Anche i politecnici non potranno a lungo mante- 
nersi nella loro condizione isolata. Alla possibilità 
di riunirli alle Università si oppongono le seguenti 
difficoltà: -r sono più grandi delle accademie prese 
isolatamente; la generalità del pubblico è prevenuta 
in favor loro; le città che gli hanno, li perderebbero 
malvolentieri; e finalmente poi dipendono in Prussia 
dal Ministero di agricoltura, il quale, disponendo di 
maggiori fondi, ha potuto dotare gl'istituti assai me- 
glio che non farebbe quello della istruzione, e si è 
quindi saputo guadagnare le simpatie degl'insegnanti. 
Ma tutte queste sono semplici difficoltà estrinseche, 
che non presentano alcuna intima ragione. Se la riu- 
nione dei politecnici alle Università sarà ritardata, 
c'è da prevedere che in alcuni decenni essi andranno 
incontro alla cattiva sorte toccata già alle accade- 
mie agrarie. Perchè da quello che è accaduto per 
rispetto a coteste accademie si può trarre questo 
presagio, che non appena le Università sapranno 
procacciarsi degli eccellenti insegnanti di quelle ma- 
terie che presentemente si professano solo nei poli- 
tecnici — per esempio, costruzione delle macchine, 
ingegneria ecc., — esse attireranno a sé i migliori 
studenti per lo meno neerli ultimi semestri, come già 
accade per gli studiosi della chimica. Si sa già che 
alcuni anni addietro l'Università di Halle con la 
fondazione dell' istituto agrario spopolò le acca- 
demie agrarie. Che se i politecnici continueranno 
ad esistere, finiranno per essere quello che furono 



IN GERMANIA. 245 

da principio, scuole superiori di arti e mestieri. Ma 
non periranno senza gloria, perchè la storia del- 
l' insegnamento affermerà di loro, che per la cura 
impiegata a sottrarre alla esteriorità del mestiere 
le scienze che insegnano, essi hanno concorso ad 
assicurare a quelle scienze stesse il diritto di cit- 
tadinanza nel sistema della coltura. 

Anche le accademie militari potrebbero con van- 
taggio far parte delle Università. Ohe se anche 
non si volesse trapiantare nelle Università le di- 
scipline speciali della tecnica militare, le scienze 
che in esse s'insegnano, vi saranno studiate assai 
meglio dagli ufficiali ben preparati che non nelle 
accademie isolate; tanto più poi che l'amministra- 
zione militare non può concorrere con le Università 
nel procacciarsi i migliori insegnanti. Nell'esercito 
annoverese c'era l'uso d'inviare all'Università di 
Gottinga i più bravi ufficiali. 

Bisogna che tutte le resistenze sieno vinte, biso- 
gna che tutti gì' istituti tecnici sieno tolti agli altri 
Ministeri, e che passino sotto la gestione di quello del- 
l'istruzione pubblica; bisogna che sieno riuniti alle 
Università, perchè la coltura del popolo deve pro- 
gredire e non regredire. L'interesse che i diversi 
Ministeri possono avere per la coltura dei loro uf- 
ficiali sarà ben garentito se essi esporranno i loro* 
desideri al Ministro della pubblica istruzione, come^ 
ora accade per l'amministrazione della giustizia. 
La stessa considerazione finanziaria della economia 
suggerisce la riunione delle scuole superiori. Ma 
cotesto vantaggio è di poco conto in confronto di 
quest'altro: che, cioè, nell'ambiente libero del- 
l'Università, nella rigorosa scuola della scienza, il 



246 l'avvenire delle scuole superiori 

futuro ufficiale dello Stato può formarsi un oriz- 
zonte più largo, un giudizio più indipendente, e 
quindi una maggiore consistenza dì carattere, di 
quello che possa mai in una scuola speciale buro- 
craticamente ordinata. In una parola l'Università 
può formare degli uomini scientificamente colti, e 
la scuola professionale non può dare che degl'im- 
piegati addestrati. Forse ne uscirà una classe d'im- 
piegati più difficili a condursi; ma se pure questo 
è uno svantaggio, bisogna considerare che sarà 
compensato, così dalla maggiore produttività indi- 
viduale, come dalla diminuita necessità della cen- 
tralizzazione e della vigilanza. D'altra parte si sa che 
l'istruzione accademica produce persone non solo di 
maggior giudizio e di più forte carattere, ma ezian- 
dio più pronte al sagriflzio e più attaccate al do- 
lere. Di quanto l'occupazione scientifica diventa 
più seria, d'altrettanto cresce la serietà nell'inten- 
dere il compito della vita. Non c'è quindi da te- 
mere che le Università possano dare allo Stato 
degl'impiegati meno degni di fiducia. Anche il Mi- 
nistro della guerra potrà tranquillamente mandare 
all'Università i giovani ufficiali che sieno meglio 
preparati, senza avere a temere che ciò possa tor- 
nare di danno alla puntualità ed al sentimento del 
dovere. 

La riunione di tutti gl'istituti superiori con la 
Università tornerà vantaggiosa alla coltura di tutte 
quelle scienze che finora ne rimanevano e che tut- 
tora ne rimangono escluse. Trapiantate nelle Uni- 
versità saranno sottratte alla gretta influenza dei 
così detti pratici, e le esigenze degli studiosi ver- 
ranno crescendo. Il rigore scientifico che le nostre 



IN GERMANIA. 247 

Università hanno conservato intatto, potrà esten- 
dersi anche a cotesto discipline speciali, e tutta la 
coltura che uscirà dalle Università sarà la più 
completa e la più scientifica che possa mai dirsi. 
Che se alcuni rami della tecnica avranno bisogno 
di operai istruiti con minor rigore scientifico, la 
coltura di costoro si potrà fare nelle scuole di arti 
e mestieri e di agricoltura. L'Università darà le 
forze migliori che sono destinate a prevalere, e 
queste con vantaggio della pratica rimarranno esenti 
da quella esclusività e da quel non so che di di- 
lettantismo che s'è attaccato agli alunni delle ac- 
cademie isolate. 

Ma l'allargamento dell'Università varrà eziandio 
a ravvivare e promuovere le scienze che in essa 
sono coltivate. Nessuna scienza può fare a meno 
dell'aiuto e dell'appoggio delle altre; e quante più 
si trovano congiunte, tanto è maggiore per cia- 
scuna la prospettiva del necessario concorso delle 
altre. Per quanto diverrà maggiore e multiforme 
la cerchia delle persone colte, altrettanto c'è mi- 
nore possibilità che le opinioni esclusive e limitate 
si reggano in piedi. Né l'aumento delle scienze ne- 
cessarie per la pratica della vita porterà con sé il 
pericolo, che il rigore della ricerca e della dottrina 
possa andarsi attenuando. Gli è già gran tempo che 
si è riconosciuto che l'applicazione alla pratica 
non mette alcuna notevole differenza fra le scienze 
che s' insegnano nell'Università e quelle che s' in- 
segnano negli istituti tecnici superiori, che anzi 
ciascuna di esse, la giurisprudenza e la teologia 
non meno che la medicina, la meccanica e l'eco- 
nomia agraria, non appena vuol mettersi in re- 



248 l'avvenire delle scuole superiori 

lazione con la vita pratica, non può fare a mena 
degli is frumenti tecnici, e che gli apparecchi in- 
dispensabili non recano alcun danno alla scienza, 
quando non ne sopraccaricano lo spirito. 

Certo il pericolo che la scienza si riabbassi c'è 
sempre, e bisogna tenerne conto seriamente ; ma 
non è meno grave per le discipline insegnate nelle 
quattro o cinque Facoltà di quello che sia per 
i rami tecnici. Però c'è tanto meno a temere 
che la pratica renda superficiali le scienze, quanto 
è più potente e più esteso l'organismo degli isti- 
tuti che sono come i focolari della scienza. Per 
ciò gli è questo il nostro ideale, che venga rista- 
bilita r Universitas literarwn, cioè dire la riunione 
di tutte le scienze nel libero e sicuro ambiente 
dell'Università, nel quale tutte quante in pacifica 
gara e senza vane dispute di precedenza possano 
e devano lavorare aiutandosi, correggendosi, com- 
pletandosi a vicenda, imparando e pigliando esem- 
pio d' incoraggiamento runa dall'altra. Ma soprat- 
tutto noi ci aspettiamo dall'ampliamento delle Uni- 
versità il ripristinamento della loro considerazione, 
andata in gran parte perduta per l'esclusivismo, 
col quale furono riguardate le discipline tecniche. 
Quando tutte le scienze saranno rappresentate nelle 
Università tedesche, in guisa che in esse si trovi 
come il fiore di tutta la vita intellettuale della 
nazione, e la gente colta vi riconosca come la pro- 
pria patria spirituale, allora solo il sentimento del- 
l'operosità scientifica diventerà universale, e ri- 
marrà assicurata alle Università medesime ed alla 
coltura nazionale che ne deriva, una vita prospera 
e rigogliosa. 



IN GERMANIA. 249 

Il ristabilimento della UniversUas literarvm per 
via del trasferimento all'Università di tutti gli 
studt superiori, sarà mezzo potente per impedire 
che la coltura diventi superficiale; ma non basta 
di certo a rimuovere del tutto il pericolo. Se la 
coltura degli studenti deve raggiungere l'altezza di 
una volta, in corrispondenza dei nuovi progressi 
della scienza, gli è naturale che gli studenti me- 
desimi devano acquistare ed elaborare un maggior 
numero di conoscenze di quello che facessero in 
altri tempi. Ora ciò non può accadere se i mezzi 
esteriori non crescono in corrispondenza dell'incre- 
mento delle scienze. Nò c'è dubbio che essi si sieno 
migliorati, ma pure è mestieri che crescano e si 
migliorino ancora di più, perchè la gioventù acca- 
demica possa di buon animo condurre a termine uno 
studio profondo, e resistere alle cattive influenze 
che lo aggravano e lo riempiono d'impedimenti. 
Ora cotesti sussidi possono essere dati dall'Univer- 
sità stessa. Ma fa pur d'uopo che vi concorra l'opera 
dello Stato e dei privati. Ecco i mezzi più necessari. 

Innanzi tutto fa di mestieri una coltura prepara- 
toria che agevoli la gioventù ad apprendere pfù e 
meglio di prima nel medesimo spazio di tempo. 

Bisogna poi che l'Università sia ricca di quelle 
istituzioni che rendono facile un completo studio 
scientifico. In parecchie discipline bastava fino a 
pochi anni fa l'esposizione orale del docente; ora 
è del tutto insufficiente. Di qui la necessità di ma- 
nodurre i giovani col mezzo dei laboratori, dei se- 
minari, ecc., all'acquisto di una peculiare attitu- 
dine. Coteste istituzioni hanno bisogno di amplia- 
mento intrinseco, e di accrescimento numerico. 



250 l'avvenire delle scuole superiori 

In terzo luogo bisogna sussidiare con mezzi ma- 
teriali gli sforzi della scienza. Le fondazioni ed i 
sussidi per gli studenti che esistono al presente 
sono in gran parte destinati ad aiutare le persone 
sfornite di mezzi, mentre per contrario l'attitudine 
straordinaria o le produzioni eccellenti non paiono 
ragione sufficiente, perchè si accordi un compenso. 
Ora bisogna fare ogni opera, perchè il numero e la 
portata di cotesti sussidi si aumenti; e bisogna ac- 
cordarli a quei soli studenti che per le loro attitu- 
dini e pei risultati scientifici dieno fiducia di sé, 
perchè possano estendere i loro studi al massimo 
grado di perfezione. 

In quarto luogo bisogna provvedere ad agevolare 
T ingresso negli uffici pubblici ai candidati più /br- 
niti di coltura. Come bene osserva il Sybel \ uno 
studio prolungato e profondo non può essere argo- 
mento di coazione, ma sibbene di premio. 

Di questi quattro mezzi vogliamo specialmente 
pigliare in esame il primo ed il secondo. Il terzo 
è stato trattato a fondo dal Sybel. Quanto al quarto, 
bisognerebbe esaminare paratamente la diversa si- 
tuazione degli ufficiali pubblici, e le prove di esame 
che da loro si esigono, il che ci menerebbe fuori 
del nostro assunto \ 

Rispetto alla coltura preparatoria, c'è prima di 
tutto da discutere la questione pregiudiziale, se 
l'Università abbia diritto di esigerla, e se possa 
respingere quelli che ne sieno sforniti. A cotesta 



1 L. e, p. 28. 

* Riscontra in questo argomento il Nasce: Veber die OntoerntéUstu- 
4len und Staaltprufungen dtr preussischen VerwaUungibcamten. Bonn, 1868. 



IN GERMANIA. 251 

questione s'è risposto in vario modo. Mentre gli 
uni sostengono che una maniera affatto determi- 
nata di coltura preparatoria sia condizione af- 
fatto indispensabile per il conferimento della cit- 
tadinanza accademica, vi ha degli altri che la pen- 
sano in modo affatto opposto; che le Università, 
oioè, devano accordare al più gran numero di 
persone possibili il benefizio della coltura intellet- 
tuale, e non escludere chi si sia dagli studf, anzi 
il partito democratico nega alle Università il diritto 
<li chiudere le sue porte a qualsiasi cittadino, per 
quanto scarsa possa esserne la coltura prepa- 
ratoria. In cotesta affermazione si dimentica che 
«ai diritti corrispondono i doveri. Lo Stato spende 
per le Università* delle somme non irrilevanti — 
in media un cento talleri all'anno per ogni stu- 
dente — cosicché ha il diritto di porre delle con- 
dizioni, al cui adempimento vada congiunto il go- 
dimento del benefizio. Se poi lo Stato, e per esso 
l'istituto governativo, ossia l'Università, debba o 
no fare uso di cotesta indiscutibile facoltà, gli è 
tutta una questione di convenienza. Non si può 
negare che importi a tutti che le Università esten- 
dano nella maniera più larga e più abbondante 
che sia possibile la coltura che impartiscono, ma 
ciò non deve accadere a spese della bontà e del 
rigore dell'istruzione accademica. Ora si sa dal- 
l'esperienza che un uditorio numeroso e mal pre- 
parato riabbassa l'esposizione accademica, e spe- 
cialmente l'esercitazione pratica, perchè costringe 
l'insegnante a scendere di molto, con danno dei 
più intelligenti. Per ciò una coltura preparato- 
ria possibilmente alta deve ammettersi almeno 



252 l'avvenire delle scuole superiori 

come regola generale, salvo a far posto alle ecce- 
zioni. 

Di che natura poi debba essere cotesta coltura 
preparatoria indispensabile, non tutti si trovano 
d'accordo a dirlo, massime negli ultimi tempi, per 
rispetto alla questione stata caldamente posta, 
e molto esclusivamente risoluta, se convenisse, 
cioè, ammettere agli studi accademici i giovani 
usciti dalle scwle reali. 

Si sono mostrati favorevoli all'ammissione i gior- 
nali liberali, più per istinto però che per piena 
conoscenza della cosa; in quanto che hanno con- 
siderata come una tendenza conservativa quella di 
lasciare al solo ginnasio il diritto della prepara- 
zione alla coltura accademica, il che repugnava 
alle loro convinzioni. Quindi gli argomenti addotti 
sono in gran parte vuoti di senso e deboli. Ma la 
stessa letteratura speciale intorno a questa que- 
stione mette in mostra molta ignoranza e non poca 
dissennatezza in mezzo alle parecchie cose buone 
ed utili che contiene. I giudizi sono tanto difformi, 
anzi in parte contraddittori, secondo il punto di 
vista di quelli che li hanno pronunziati; che alla fin 
fine nasce naturale la domanda: a chi mai poi 
tocchi di decidere intorno a ciò? 

A prima vista pare che a dare un fondato pa- 
rere sulla coltura preparatoria degli studenti sieno 
specialmente autorizzati gì' insegnanti dei ginnasi 
e delle scuole superiori che a questi sono affini. 
Nondimeno, attesa la divisione del nostro insegna- 
mento in umanistico ed in realistico, gì' insegnanti 
sono per lo più parziali, o per lo meno esposti al 
pericolo di passare per tali. Di più, la più parte di 



IN GERMANIA. 253 

essi conosce bene o l'uno o l'altro dei due indi- 
rizzi, e pochi li conoscono entrambi. Né essi pos- 
sono giudicare dei risultati della loro attività e 
della convenienza della coltura impartita ai gio- 
vani, perchè raramente hanno occasione di farne 
oggetto di osservazione nell'epoca posteriore degli 
studi accademici. Così anche quando il giudizio 
degli insegnanti pratici possa avere un gran peso, 
non può essere mai considerato come decisivo. 

Chi voglia pronunziare un giudizio serio deve 
conoscere a fondo per propria esperienza i due in- 
dirizzi, l'umanistico, cioè, e quello che ha fonda- 
mento nella matematica e nelle scienze naturali; 
ed inoltre deve avere avuto occasione frequente 
e lunga di osservare gli alunni delle scuole supe- 
riori nei loro studi accademici. Perciò io credo 
che i docenti di matematica e di scienze naturali, 
che, trovandosi avere avuta una coltura umanisti- 
ca, ora insegnano nelle scuole superiori, devono 
aver minor ritegno di esprimere il loro giudizio, 
<li quello che mostrano, o sia perchè occupati in 
altro, o perchè d'ordinario s'interessano poco per 
la pedagogia. La più parte di essi ha già espresso 
oflìcialmente la sua opinione, nelle votazioni di 
Facoltà, circa alla convenienza di ammettere alla 
cittadinanza accademica gli alunni delle scuole reali; 
e nel più gran numero dei casi in maniera sfa- 
vorevole alle scuole reali. Io credo che ciò sia de- 
gno di molta attenzione, perchè se un uomo solo 
o la maggioranza di una Facoltà può bene ingan- 
narsi, dal voto concorde di molte Facoltà bisognerà 
bene arguire che coteste scuole reali, quanto al- 
l'organamento loro, lascino molto a desiderare. Ed 



254 l'avvenire delle scuole superiori 

io credo che coleste votazioni sarebbero riuscite 
assai più sfavorevoli se, in luogo di discutere del- 
l' ammissione, si fosse parlato della intrinseca bontà 
della coltura preparatoria delle scuole reali me- 
desime. 

Di certo i giudizi sarebbero del pari sfavorevoli 
se la questione si pigliasse da un altro verso, por 
sapere cioè se la coltura preparatoria del ginnasio 
convenga ad ogni sorta di studt accademici. Co- 
testi giudizi sfavorevoli sarebbero pronunziati dalle 
Facoltà mediche e dai professori dì matematica e 
di scienze naturali cbe insegnano nella Facoltà 
filosofica, ma anche da molti rappresentanti del 
gruppo filologico-storico della stessa Facoltà; e 
massime dagli archeologi e da quelli che s'occu- 
pano nella storia dell'arte, in una parola da tutti 
gli insegnanti di scienza e d'arte che hanno ad oc- 
cuparsi di cose che cadono sotto i sensi. 

S'intende bene che dei ginnasi e delle scuole 
reali altri preparano meglio, altri peggio, secondo 
il diverso organamento loro, secondo la capacità 
del personale, secondo il numero degli scolari, se- 
condo la condizione sociale degli alunni, e secondo 
tutte le altre ragioni che influiscono su la scuola. 
Cosicché un giudizio generale su le due specie di 
scuole sarà più o meno esatto rispetto a ciascuna 
scuola in particolare. Ma a guardare la cosa così in 
media, e massime sotte il punto di vista della orga- 
nizzazione troppo speciale delle due forme di scuola 
— il che ora si va notevolmente attenuando — c'è- 
da lodare e da biasimare per rispetto alla coltura 
che si dà nei ginnasi e nelle scuole tecniche. 

Negli alunni dei ginnasi si trova di buono quel 



IN GERMANIA. 255 

che segue: speditezza e chiarezza del pensiero e- 
della parola, attitudine a formarsi con sollecitu- 
dine e con sicurezza un giudizio determinato, ed 
in conseguenza di ciò una fondata maniera di pro- 
cedere. Ma per contrario c'è da osservare: che in 
essi è scarsa l'attitudine al pensiero matematico, e 
fa difetto l'abito della percezione sensibile e della 
esatta intuizione delle cose e dei processi, e quindi 
della trasformazione delle impressioni sensibili in 
chiare e precise rappresentazioni; e così anche l'a- 
bito a cavar conseguenze circa la conoscenza dei 
rapporti causali. 

Quanto agli alunni delle scuole reali, essi hanno- 
una migliore coltura matematica — che per lo più. 
però consiste in conoscenze positive anziché in ela- 
borazione intellettuale — un più grande abito alla, 
percezione sensibile, ed una migliore intelligenza 
dei rapporti di causa e di effetto nei processi reali 
e nei fenomeni. Ma fa a molti difetto la chiarezza 
e la sicurezza del pensiero e dell'espressione, spesso- 
manca il senso critico e la consapevolezza dei li- 
miti e della portata del proprio pensiero. C'è poi da 
lamentare .nella più parte degli alunni delle scuole 
reali la tendenza ad acquistare delle conoscenze- 
positive senza elaborarle intellettualmente, e la fi- 
ducia incondizionata nel maestro e nel libro che ri- 
muove ogni sforzo di critica e d'indipendenza Intel- 
. lettuale. A ciò si aggiunge una specie d'indifferenza 
per le scienze naturali, che credono d'avere impa- 
rato a fondo nella scuola, quando in verità non ne- 
hanno appreso che i primi elementi indispensabili. 

Tutte e due le maniere di istituto preparatorio 
assolvono male il loro compito, perchè si trovano' 



256 1/ AVVENIRE DELLE SCUOLE SUPERIORI 

per una via esclusiva. Non si può negare che negli 
ultimi anni la differenza è stata mitigata, ma non- 
ancora come si dovrebbe. 

Dalla scuola non meno che dall'Università bisogna 
togliere cotesla infelice divisione della coltura. Noi 
abbiamo bisogno di una sola forma d'istituto prepa- 
ratorio che renda atti gli alunni a qualunque studio 
accademico; e ciò ha da essere il ginnasio dell'avve- 
nire. Rimangano pure delle differenze, ma si deve 
però rendere possibile agli alunni una piena scel- 
ta degli studi accademici alla fine dei corsi. E 
ciò è da desiderare, perchè il giovane scelga da se 
stesso la sua carriera, e non per lui il padre od il 
tutore; ma tanto più poi perchè la scuola deve 
educare tutto l'uomo, nella pienezza delle sue forze. 
Il corso stesso della vita pur troppo porta da sé 
all'esclusivismo. 

L'osservazione che le scuole, curando lo spirito, 
trascuravano il corpo, menò all'introduzione della 
ginnastica. Ora quando si cominciò ad osservare che 
la coltura ginnasiale non rendeva atti allo studio 
della matematica e delle scienze naturali, sarebbe 
convenuto aggiungere cotesta nuova ginnastica in- 
tellettuale, che si avesse o che non si avesse a pre- 
parare dei futuri matematici e naturalisti. 

Per questa sola considerazione l'argomento delle 
scuole reali, in quanto preparazione agli studi ac- 
cademici, non è lodevole, perchè esse non rendono 
colti ad ogni sorta di studt per la manchevole istru- 
zione in fatto di lingue. Né gli alunni che ne escono 
con l'attestato di maturità possono più riempire le 
lacune, mentre per contrario i licenziati dei gin- 
nasi son bene in grado di compensare con la prò- 



IN GERMANIA. 257 

pria diligenza la difettosa coltura che posseggono 
in fatto di matematica e di altre scienze che si 
servono dei metodi induttivi. Cotesta differenza di- 
pende in gran parte da ciò, che i ginnasi si propongono 
semplicemente lo scopo di preparare per gli studi 
superiori, mentre le scuole reali, a causa del gran 
numero di scolari che hanno, spendono l'opera in 
molti scopi accessori. In fatti non solo si propon- 
gono di preparare per la scuola superiore, ma di 
sostituirsi a questa in quanto che si preoccupano 
di dare una meschina coltura di matematica e di 
scienze naturali sufficiente per gli scopi della vita, 
a tutti quei giovani che non intendono di frequenta- 
re gli studi superiori. Ora degli scopi così eteroge- 
nei non si può raggiungerli al tempo stesso. 

#er gli alunni che non frequentano alcun istituto 
superiore ci ha delle altre scuole, o bisogna farne, 
e la scuola preparatoria non deve preoccuparsi di 
loro, perchè ha da spendere tutte le sue forze 
per raggiungere il suo proprio scopo, che è quello 
di creare l'attitudine per ogni sorta di studio. Per- 
ciò essa deve — a prescindere dai momenti etici 
— sviluppare le capacità intellettuali dei giovani 
uniformemente per tutti gli aspetti; perchè esse di- 
vengano acconcie ai due metodi di ricerca e d'inse- 
gnamento, l'induttivo ed il deduttivo, che a vicenda 
si completano. Essa non deve soltanto insegnare 
come: da principi generali si deducano conseguenze 
logicamente esatte, ma deve eziandio porre gli alunni 
nella condizione: di ricavare induttivamente delle 
proposizioni generali dai fatti e dalle percezioni spe- 
ciali. Soltanto chi ha pari attitudine ai due metodi 
è ben preparato allo studio di qualunque scienza. 

17 



258 l'avvenire delle scuole superiori 

Con nessun altro mezzo si consegue l'attitudine 
alla deduzione esatta, al pensiero logico, alla chia- 
rezza e sicurezza del concepire e dell'esprimersi, 
come con quello dello studio coscenzioso delle lin- 
gue classiche, greca e latina, 

Non ogni maniera d'occuparsene produce cotesto 
effetto, ma solo quella che fa intendere a fondo 
l'intima connessione dei pensieri con la forma del- 
l'espressione. 

La semplice considerazione delle leggi e delle 
regole della lingua è di poco valore per la coltura 
intellettuale degli alunni, se essi in pari tempo non 
acquistano la coscienza dei rapporti di coteste leggi 
con quelle del pensare e dell'argomentare. Le sot- 
tili distinzioni dei tempi e dei modi e delle altre 
forme della ricca lingua greca, non potrebbero 
essere intese senza la conoscenza perfetta dei rap- 
porti della proposizione e del pensiero che espri- 
mono. Del pari le rigorose regole del latino non 
si può applicarle, se non s'intendono a fondo le 
relazioni del pensiero che esprimono. Per ciò ogni 
studio di lingua, che non tenga conto dei rapporti 
logici del contenuto nell'atto che attende alla forma 
dell'espressione, è di nessun valore per la coltura 
intellettuale. Non si dovrebbe quindi nelle scuole 
buttar via il tempo nello studio delle vuote forme 
scompagnate dal contenuto. Per ciò il contenuto 
dei libri di lettura sia pure attraente, ricreativo, 
capace d'ingenerare entusiasmo, ma soprattutto lo- 
gico, o per lo meno tale che ecciti al pensiero 
logico, e se si può anche alla critica dell'autore. 

L'intima connessione fra il pensiero e l'espres- 
sione, e specialmente la ricchezza delle forme che 



IN GERMANIA. 259 

offrano mezzo di esprimere ogni gradazione nei rap- 
porti del pensiero, conserverà sempre alle lingue 
antiche la precedenza come mezzo didattico, né ci 
sarà caso che possano essere preferite le lingue 
moderne, come a dire l'inglese ed il francese. Ella 
è una semplice illusione che cotesto lingue pos- 
sano sostituirsi alle antiche nell'istruzione scola- 
stica. Forse merita una qualche considerazione la 
proposta che debba cominciarsi da esse. Ma sic- 
come la rigidezza e la povertà di forme che sono 
le loro qualità, non le rendono pieghevoli alla con- 
nessione dei pensieri: così il loro studio non me- 
nerà mai ad un'analisi sottile dei rapporti intel- 
lettuali, e non diventerà una così buona scuola di 
logica, come accade per le lingue antiche. 

È certo illusoria l'opinione che si possa mettere 
da parte il greco. Si rinunzierebbe al migliore 
istrumento di coltura preparatoria con l'abbando- 
nare cotesta lingua tanto fina, e tanto ricca di 
forme che si accomodano ai diversi rapporti del 
pensiero. Anche l'opinione che il latino con poco 
svantaggio possa essere studiato in minori propor- 
zioni, riposa sopra un errore pericoloso. La manie- 
ra che si tiene in quelle scuole reali, le quali non 
escludono interamente il latino, che gli scolari cioè 
vi acquistano la prima indispensabile conoscenza 
della lingua, non è che un semplice sciupio di tem- 
po; perchè la piena conoscenza del significato delle 
forme e dei loro rapporti col pensiero non si acqui- 
sta che molto tardi, col formarsi cioè del senso della 
lingua. Ora se lo studio rimane interrotto prima 
che cotesto sentimento sia stato acquistato, si sarà 
spesa molta fatica senza raccogliere alcun frutto. 



260 l'avvenire delle scuole superiori 

Ma la logica della lingua deve trovare il sua com- 
plemento in quella della matematica, la cui cono- 
scenza e la cui pratica è utile e necessaria per 
tutti gli scolari; non solo per quelli che si dedi- 
cano agli studi della matematica e delle scienze 
naturali. La dimostrazione nella forma matema- 
tica è più sottile di qualunque altra possa esser 
fatta nelle comuni forme della lingua e lascia fa- 
cilmente scoprire il più piccolo errore; cosicché 
nessuno che voglia dedicarsi alla scienza può fare 
a meno della esercitazione matematica. Ora per- 
chè ciò accada, è mestieri applicare un rigoroso 
metodo d'insegnamento, assai più che per la lin- 
gua. Se gl'ingegni sono di assai varia disposi- 
zione per lo studio delle lingue, lo sono assai 
più per quello della matematica; e spesso gli è 
assai difficile addestrare gli scolari alle prime prove 
della concezione e della dimostrazione matematica. 
Ma quando il metodo è buono si riesce d'ordinario 
a fare intendere alla maggioranza degli scolari 
le cose matematiche, mentre per contrario acca- 
de ancora adesso che a causa di un cattivo metodo 
intere classi seguano l'insegnamento della mate- 
matica con profitto solo per quelli che hanno at- 
titudine speciale ad intenderla. Soprattutto importa 
avvezzare gli alunni all'autonomia dell'intelligenza, 
e ciò non si ottiene per tutte le vie allo stesso 
modo. Il metodo più disadatto e pur seguito assai 
di frequente è quello di esporre agli alunni i teo- 
remi con le dimostrazioni e di esigere che li man- 
dino a mente e li ripetano. Ora per contrario il 
maestro deve far di tutto, perchè gli alunni trovino 
da sé il teorema e le prove, naturalmente sotto la 



IN GERMANIA. 261 

sua guida ed assistenza. Perchè, sebbene la mate- 
matica sia una scienza deduttiva, bisogna che nel- 
l'insegnamento sia trattata induttivamente e gene- 
ticamente. I giovanetti hanno bene dell'interesse 
pei casi speciali, ma non ne hanno pei teoremi 
troppo generali: perciò bisogna piuttosto comin- 
ciare da quelli che da questi, per tener viva in 
essi l'attenzione. Che se questa è guadagnata e gli 
scolari si sono persuasi della necessità dei principf 
generali per la soluzione del caso speciale, allora 
accettano anche questi di buon grado e li appren- 
dono ed usano con profitto. Non c'è forse insegna- 
mento, in cui tanto dipenda dal metodo, quanto in 
questo. f 

Fino a che punto deva condursi l' insegnamento 
della matemetica nelle scuole, Tè una questione, 
alla quale si risponde in diversi modi. Un esercizio 
soddisfacente nella concezione e nell'argomentazione 
matematica non è possibile senza un certo grado 
elevato di conoscenza. Anche la matematica è una 
lingua che deve essere appresa ed intesa per bene 
prima che si acquisti il senso e l'esercizio della 
logica che è in essa. Ad ogni costo la matematica 
inferiore deve esser data tutta. Si può poi discu- 
tere se convenga dare anche gli elementi della 
superiore, ossia del calcolo integrale e differenziale; 
ma io penso che la più parte degli specialisti sia 
di opinione che convenga riserbare cotesto studia 
all'Università, dove può operare su gli studenti 
come nuovo e potente impulso. 

Oltre agli studi di lingua e di matematica, che 



1 Vedi Jacob Falkb: Prop&deutik der Geometrie^ Leiprig, 1860. 



262 l'avvenire delle scuole superiori 

abituano alla dimostrazione deduttiva, ed all'appli- 
cazione dei principt generali ai casi speciali, bi- 
sogna che nella scuola si diano largamente tutte 
quelle esercitazioni che assicurano l'attitudine per 
U metodo induttivo della ricerca. 

Per questo rispetto nei nostri ginnasi si com- 
mettono molti peccati di omissione, cosicché anche 
i giovani forniti delle migliori disposizioni ne escono 
senza alcuna attitudine per lo studio dqlle scienze 
naturali, e delle discipline che sono loro affini quanto 
al metodo. Bisogna riparare seriamente a cotesto 
inconveniente. 

Innanzi tutto gli scolari devono imparare a per- 
cepire con esattezza, e ad avere di ciò una chia- 
ra coscienza. Né ciò si ottiene tanto facilmente, 
quanto d'ordinario si crede. Gli è sorprendente il 
vedere quanto poco la maggioranza delle persone 
sia in grado di apprendere gli obbietti così come 
si presentano ai loro sensi, e di rendersi esatto 
•conto di cotesto atto di apprensione. La facoltà 
d'intuire e di apprendere gli obbietti, che tanto si 
trascura nel nostro sistema d'istruzione e di edu- 
cazione, dovrebbe essere diligentemente e sistema- 
ticamente esercitata dai primi anni. Perciò fa me- 
stieri del buon metodo intuitivo, che è da adope- 
rare in grandi proporzioni fin dalle prime classi 1 . 
A quale specie di obbietti, dell'arte, cioè, o della 
natura, sia da riferirlo, è cosa per sé stessa ir- 
rilevante, posto che gli oggetti si adattino agli 



1 Cont Rudolf Arendt : der Anschauungsunterrieht in der Naluriekre; 
Leipzig, 1869: ed Organisation, Technik und Apparai det UntcrrichUt ìm. 
Chtmit. Ibid. 1868 



IN GERMANIA. 263 

esercizi che su di loro si vorranno istituire. Sono da 
raccomandare dapprima le piante, le conchiglie e 
gli insetti, specialmente le farfalle e gli scarafaggi; 
poi i minerali, i prodotti chimici e le altre pro- 
duzioni della natura e dell'arte. In connessione con 
l'insegnamento matematico possono essere adope- 
rati dei poliedri e delle altre forme. In questa 
specie d'insegnamento bisogna procurare che gli 
scolari con la maggior possibile spontaneità per- 
cepiscano ed intendano le note caratteristiche degli 
obbietti, e che poi le riproducano a voce, in iscritto 
e graficamente con chiarezza e precisione. E sarà 
molto opportuno di riconnettere cotesto insegna- 
mento con le esercitazioni dello scrivere e del di- 
segno. 

Assieme colla facoltà dell'apprensione immediata 
e della riproduzione delle percezioni sensibili, bi- 
sogna sviluppar quella del confronto e della distin- 
zione. 

Ciò si ottiene nel primo insegnamento delle 
scienze naturali per mezzo delle piante, degli in- 
setti e degli uccelli impagliati, e poi più tardi coi 
metalli e coi minerali. Gli scolari devono ordinare 
sistematicamente codeste cose, e con la guida del 
maestro devono arrivare da sé al metodo della clas- 
sificazione scientifica. 

Se cotesto insegnamento si fa bene, difficilmente 
ci sarà un solo giovanetto in tutta una classe, che 
non ne riceverà un vivo impulso. Le prime im- 
pressioni dell'adolescenza per rispetto a cotesta 
sfera di nozioni rimangono di una influenza decisiva 
per tutta la vita; e d'altra paste poi si sa che 
quando gli elementi delle scienze naturali descrit- 



264 l'avvenire delle scuole superiori 

tive si rimettono al tempo degli studt accademici, 
si apprendono con grande difficoltà, cosicché il ri- 
tardo porta dei gravi sacrifizi. In fatto di coteste 
esercitazioni V importante non è che una certa di- 
sciplina s'impari tutta, ma solo che il metodo del 
ravvisare, del distinguere, e del classificare siste- 
maticamente gli oggetti naturali divenga familiare. 
Cotesto abito non solo gli ò utile pei futuri natu- 
ralisti e medici, ma eziandio pei filologi, pei giu- 
risti e pei teologi, per gli studi tutti insomma che, 
come l'estetica, la storia dell'arte e l'archeologia, 
abbiano per obbietto le cose reali. 

Più tardi deve entrare a far parte di cotesta col- 
tura preparatoria per le discipline descrittive e si- 
stematiche l'esercizio ancora più difficile della co- 
noscenza dei nessi causali nei fenomeni elementari 
fisici, chimichi e fisiologici. Cotesti esercizi che 
suppongono un maggiore sviluppo della facoltà del 
pensiero, saranno convenientemente cominciati 
più tardi e seguiti fino al momento che precede 
l'ammissione all'Università, il che non è necessa- 
rio per le esercitazioni descrittive. Bisogna pre- 
sentare all'attenzione degli alunni dei fenomeni sem- 
plici e poi dei più complicati, variare quanto è 
possibile le circostanze, da cui dipendono e mano- 
duri i a ritrovare e conoscere i rapporti causali fra 
le forme dei fenomeni ed i momenti che le condi- 
zionano. 

Se ciò riesce in realtà o apparentemente, gli 
alunni devono prendere in esame l'esattezza delle 
loro supposizioni, sviluppandone le conseguenze ne- 
cessarie e paragonandole coi fenomeni. Devono, in 
altre parole, per via di una rigorosa induzione, ri- 



IN GERMANIA. 265 

cavare dai fenomeni bene osservati le loro cause, 
e poi esaminare la giustezza della ipotesi per 
mezzo dello sviluppo deduttivo delle sue conse- 
guenze e del confronto di essa con la realtà. Le 
leggi naturali che siéno state ritrovate per cotesta 
via bisognerà esprimerle e svilupparle in forma 
matematica; cioè a dire, la fisica deve essere trat- 
tata matematicamente, per quanto le conoscenze 
degli scolari lo permettono. Bisogna principalmente 
mirare a questo, che gli scolari acquistino una 
chiara coscienza dell' intimo legame fra causa ed 
effetto, e scorgano che la più piccola deviazione 
dalla teoria e dall'osservazione prova la inesat- 
tezza della presunta legge e la necessità di cor- 
reggerla. Devono intendere che nelle scienze fisico- 
matematiche è inammissibile il principio ammesso 
nelle scienze dello spirito, che ogni regola, cioè, 
abbia la sua eccezione. Sarà facile in cotesto in- 
segnamento di fare apprendere ai giovani almeno 
più maturi i concetti di funzione e di variabili 
dipendenti ed indipendenti, di costanti, ecc. So- 
prattutto bisogna fuggire come affatto inutile la 
esposizione dommatica della fisica; né si deve, 
in omaggio al principio della compitezza sistema- 
tica, andare più innanzi di quello che lo permetta 
la capacità dei giovani. In parecchie scuole Fjnse- 
gnamento della fisica non è che l'estratto o la vol- 
gare ripetizione di un corso universitario, il che 
è affatto erroneo; perchè in primo luogo gli scolari 
non acquistano la spontaneità che la scuola deve 
produrre, ed in secondo luogo diventano indiflerenti, 
considerano i corsi accademici come una semplice 
ripetizione, e si credono quindi autorizzati a fre- 



266 l'avvenire delle scuole superiori 

quentarli disordinatamente. Lo stesso accade in 
più grandi proporzioni per l'insegnamento della 
chimica, che in parecchie scuole reali si dà con 
soverchia estensione ed a svantaggio delle altre ma- 
terie, e mentre non forma dei chimici, pur nondi- 
meno dà di tutta la scienza una tale idea sommaria 
che i posteriori studi accademici non offrono al- 
cuna attrattiva di novità. Nella scuola bisognerebbe 
dare i soli elementi, e specialmente le leggi sti- 
cheometriche, da apprendersi a fondo coi dovuti 
esercizi. 

In generale l'insegnamento delle scienze natu- 
rali deve esser fatto in modo nelle scuole prepa- 
ratorie per gli studf accademici, che i giovani sieno 
atti a qualunque studio superiore delle medesime 
scienze. La scuola non deve mai sostituirsi all' Uni- 
versità. Essa deve dar tanto del contenuto positivo 
delle scienze, quanto basta a preparare l'intelligenza 
degli alunni e ad avviarli al metodo investigativo 
della scienza. Ma essa deve far ciò per tutti gli 
scolari, e non solo per quelli che posteriormente 
si dedicheranno alle scienze naturali. Gli è un er- 
rore generale, che coloro, i quali si dovranno de- 
dicare alle scienze dello spirito non abbiano biso- 
gno della coltura fisico-matematica; errore, il quale 
ripete la sua origine dal fatto, che per lunghi anni 
la più parte delle persone colte ha ignorato affatto 
la matematica e le scienze naturali, ed è stata in- 
capace d'intendere il significato di coteste scienze 
per la coltura spirituale. La semplice considera- 
zione che l'uomo colto non possa rimanersene in- 
nanzi al mondo reale nell'assoluta incapacità di 
aiutarsi e di consigliarsi, avrebbe dovuto rendere 



IN GERMANIA. 267 

indispensabile lo studio delle scienze naturali. E 
questa considerazione medesima consiglia di cavare 
per quanto è possibile dalla comune esperienza gli 
oggetti da prendersi in considerazione neir insegna- 
mento scolastico, o per lo meno di tenersi alle cose 
più note, perchè lo scolaro licenziato abbia intorno 
a cose così importanti, come la luce, il calore, l'eva- 
porazione, la fusione, la respirazione, ecc., dei con- 
cetti esatti. 

Non per tanto un insegnamento di tal fatta sopra 
i fenomeni naturali che ci toccano più da vicino, 
non è il solo e più grande vantaggio che possa ca- 
carsi dalla coltura fisico-matematica. Ce n'ha an- 
cora uno più intimo. L'esercizio della mente nella 
ricerca delle ragioni dei fenomeni e delle cose è il 
miglior mezzo contro la superstizione e la fede cieca 
nell'autorità. 

Vi ha una speciale indipendenza di spirito dalle 
coazioni dommatiche in ogni ramo del sapere, che 
solo gli animi eletti raggiungono per altra via. In 
ciò consiste il carattere emancipativo delle scienze 
naturali, e la loro grande influenza su la coltura 
del nostro secolo. La scienza della natura non è 
una semplice vacca da mungere, sotto la quale ap- 
parenza per lungo tempo essa è stata tollerata da 
tutti quei potenti che aveano ragione di temere la 
emancipazione dello spirito 1 . 

E già si comincia a riconoscere non solo da noi, 
ma eziandio in altri paesi, che un certo grado di 
istruzione nelle scienze naturali sia un bisogno per 



1 V. Vibchow: Veber die nationale ErUwickelung und Bedeutung dar No- 
turwwenschaft. 



268 l'avvenire delle scuole superiori 

ogni persona colta. Così, per esempio, una corri- 
spondenza da Londra alla National Zeitung del 
21 agosto 1873 dice che ciò sia riconosciuto dalla 
Commissione che esamina la riforma delle Univer- 
sità inglesi. Vi si trovano le seguenti parole: 

< Nel terzo rapporto della Commissione si fanno 
voti espressi, perchè si esigano anche dai giovani 
che vorranno frequentare l'Università per studiare 
la teologia e la letteratura classica, delie sufficienti 
cognizioni di scienze esatte e naturali; allo stesso 
modo che la coltura classica da quelli che dovranno 
studiare le scienze naturali e la matematica, non 
deve essere trascurata ». 

Questo è il nostro punto di vista. 

Mentre noi desideriamo dai licenziati dei ginnasi, 
non solo la coltura filologica, ma anche quella nelle 
scienze fisiche e matematiche, in fondo le nostre 
esigenze non vanno più in là di quello che la più 
parte dei ginnasi e delle scuole reali già fanno al 
presente. Si potrebbe dire: gli è ciò mai possibile? 
Ma d'altra parte le migliaia di casi di riuscita non 
provano fórse la possibilità? I ginnasi hanno pre- 
parato un gran numero di persone che più tardi 
si son poi dedicate con buon successo allo studio della 
matematica e delle scienze naturali; — così, per 
esempio, la più parte dei professori di coteste ma- 
terie nelle Università sono usciti dai ginnasi. Dun- 
que era loro possibile di farsi la coltura preparato- 
ria fisico-matematica che occorreva. Di certo non si 
potrà dire che costoro appartenessero ' agli alunni 
più deboli, ma nessuno potrebbe affermare che fos- 
sero fra tutti i loro compagni di scuola quelli forniti 
di maggiore ingegno; il che in altri termini prova 



IN GERMANIA. 269 

che la coltura preparatoria da noi concepita è pos- 
sibile. Ma bisogna pur ricordare che molti ginnasi in 
luogo d'impartirla essi stessi, hanno dato facoltà agli 
alunni di procurarsela da sé per via dell' insegna- 
mento privato o dello studio camerale. Il risultato 
dunque non potrà che essere migliore, quando la 
scuola si proporrà come meta la coltura universale 
dei suoi alunni. Perchè anche quando le loro indi- 
nazioni,rispetto ai diversi lati della coltura, fossero 
molto varie, non potrà mai accadere che ad alcuno 
di essi manchi ogni sorta d'inclinazione; e la scuola 
potrà adoperarsi a farne delle persone uniforme- 
mente colte. 

L'esecuzione pratica di cotesti nostri concetti 
non esige una radicale riforma dell'ordinamento e 
del piano didattico dei nostri migliori ginnasi. Le 
esercitazioni filologiche dovranno sempre occupare 
la maggior parte del tempo; e quanto agli studi 
della matematica e delle scienze naturali basterà 
accrescere d'alcun poco il tempo che ora vien loro 
consacrato nei ginnasi meglio ordinati. Bisogna 
però che non vengano considerati come qualcosa 
di subordinato, e che tutti li riconoscano come 
pari in importanza a quelli delle lingue. 

Ma con questa riforma del piano didattico non 
si sarà ancora fatto tutto quello che occorre, perchè 
non basta di usare con più energia le forze esistenti, 
ma occorre ancora di fare uso di nuovi istrumenti. 
Innanzi tutto bisogna por mente a migliorare per 
quanto più è possibile la coltura dei professori. Gli 
è di certo indiscutibile che noi abbiamo al presente 
molti professori nelle nostre scuole, che sono istruiti 
a fondo; ma non si può nemmeno mettere in dubbio 



270 l'avvenire delle scuole superiori 

che la loro coltura media per rispetto a molti rami 
lascia molto a desiderare. Specialmente la col* 
tura pedagogica è in molti casi difettosa, e bisogna 
migliorarla. Mentre la coltura dei filologi è fatta 
in modo, che si ha in considerazione la loro futura 
missione d'insegnanti, quanto ai matematici ed ai 
naturalisti non ci si pensa gran fatto. Anzi d'ordi- 
nario, dopo finiti gli studi e dati gli esami, si la- 
scia in facoltà dei maestri di fare uso delle cono- 
scenze acquistate a talento loro. E quando uà 
direttore pratico non si occupi benevolmente a gui- 
darli, essi rimangono senza consiglio. Per ciò vari 
maestri della medesima disciplina si servono di 
metodi affatto diversi; cosicché il risultato pratico 
varia da zero al massimo. Cotesto stato di cose à 
difettoso, pure gli è facile arrecarvi rimedio. L'es- 
senziale nella coltura dei futuri insegnanti con- 
siste in questo, che essi sieno resi atti con lo studio 
individuale ad insegnare le relative discipline. Per 
ciò si fa nelle Università tutti gli sforzi possibili 
per aumentare ed ampliare i seminari, nei quali 
gli alunni possono acquistare attitudine al lavoro- 
individuale. Ma ciò non basta per farne dei buoni 
insegnanti; perchè come si fa coi medici, ai quali 
si fa apprendere praticamente la cura degli am- 
malati, bisognerebbe fare coi maestri avviandoli 
all'insegnamento. Cotesta iniziazione deve essere 
completa, perchè se non basta d'insegnare al me- 
dico come deva scrivere le ricette, così non basta 
dare al futuro insegnante delle regole circa l'in- 
segnamento. Ogni maestro dovrebbe conoscere l'or- 
ganismo umano, con questa differenza che il suo 
studio non ha bisogno di scendere fino alle specia- 



IN GERMANIA. 271 

lità. Bisognerebbe però in tutti i casi insegnargli 
le parti più importanti dell'anatomia e della fisio- 
logia, specialmente poi la fisiologia degli organi 
della sensazione, e quel poco che finora si sa di 
psicologia fisiologica. Ciò importa molto per la sem- 
plice considerazione che il maestro deve preoccu- 
parsi della salute degli scolari; ma poi principal- 
mente perchè gli è impossibile di coltivare un 
organismo, di cui ignori le condizioni d'essere. 
Oltre di ciò gl'insegnanti, prima di entrare in 
ufficio, devono conoscere a fondo i principi ed i 
metodi di una buona pedagogia. Per ciò bisogne- 
rebbe o chiamare nelle Università dei provati pro- 
fessori di pedagogica strettamente scientifica, ov- 
vero aprire nelle Università delle scuole speciali,, 
le quali condotte da solerti pedagoghi dessero pei 
candidati dell'insegnamento superiore un insegna- 
mento analogo a quello che si dà nei seminari per 
le scuole elementari. Con la istituzione di parec- 
chie, di coteste scuole si farebbe nascere una utile 
concorrenza, e fra i diversi metodi d'insegnamento 
che sono stati proposti si vedrebbe il valore relativo 
di ciascuno e si finirebbe per trovare il migliore? 
insomma la coltura degli scolari che ottengano la 
licenza per l'Università, malgrado delle molte diffe- 
renze individuali e provinciali, perderebbe alla fin& 
la straordinaria difformità, che ora esercita un'in- . 
fluenza tanto cattiva sugli studi accademici, perchè 
i professori devono occuparsi più degli studenti mal 
preparati, anziché di quelli che sono già forniti di 
una buona coltura preparatoria. 

Le differenze non solo dei singoli insegnanti, ma 
anche dei singoli ginnasi, sono al presente troppo 



272 l'avvenire belle scuole superiori 

grandi. Per esempio, un gran numero di professori 
universitari per la matematica e per le scienze afflai 
è stato dato dai due ginnasi comunali di Kónigsberg, 
ma ciò si deve in parte ai grandi progressi che la 
matematica da mezzo secolo ha fatti nella Univer- 
sità di quello stesso paese, ed in parte ai ginnasi 
stessi, i quali in ricambio degli eccellenti insegnanti 
avuti dallaUniversità hanno dato a questa dei buoni 
studenti. Ancora più grande è la differenza indivi- 
duale dei singoli maestri e dei singoli metodi d'in- 
segnamento, cosicché non v'è uno di quelli che 
frequentano le scuole superiori, che non conservi 
grata memoria di qualche maestro in ispecie. A 
me è grato sommamente di ricordare qui quanto 
io debba in particolare a due maestri, al co-direttore 
della Burgerschvie superiore in Varel, signor Lu- 
dovico Ballauff, che col suo metodo eccellente, ri- 
volto a risvegliare la ricerca individuale nel campo 
degli studt fisico-matematici, non solo esercitava 
sopra gli alunni una speciale attrattiva, ma a. noi 
giovanetti di 14 a 15 anni comunicava una tale 
perizia nella coltura matematica che raramente si 
trova nei licenziati dei ginnasi; ed al signor Bar- 
telmann già co-direttore del ginnasio di Oldenburg, 
il quale con metodo assai sottile ci abituava ad 
intendere le ricche forme del latino e del greco e 
,la loro significazione per rispetto al pensiero. Uo- 
mini di tale capacità didattica non saranno mai 
troppo numerosi, per quanto si voglia migliorare 
gl'istituti per la preparazione dei maestri; ma basta 
pure che ogni scuola ne possegga alcuni e che si 
sappia assegnar loro il posto conveniente. Ma la 
scelta e l'acquisto degli uomini più adatti devono 



IN GERMANIA. 273 

essere resi facili. Alcuni dei nostri ginnasi go- 
dono già della libertà che si conviene, ma al più 
gran numero i maestri vengono assegnati dall'au- 
torità superiore, senza che la scuola stessa eserciti 
la sua parte d'influenza su la scelta. Perchè in 
tutti i casi si faccia la scelta migliore, che assicuri 
del miglior concorso armonico di tutte le sue forze, 
bisogna accordare al Collegio dei professori un di- 
ritto di proposta, simile a quello che hanno le Fa- 
coltà universitarie, con questa sola differenza, che 
al direttore del ginnasio bisognerà accordare una 
maggiore influenza su la scelta, di quello che si 
dà al decano della Facoltà, perchè la scuola ha 
bisogno di una direzione più armonica che non la. 
Facoltà universitaria. Si capisce da sé che cotesto 
diritto di proposta dovrebbe per rispetto alle au- 
torità superiori avere le medesime conseguenze che 
hanno le proposte delle Facoltà per rispetto al Mi- 
nistero. 

Oltre ai vantaggi di una scelta migliore cotesto 
diritto di proposta offrirebbe anche il vantaggio di 
portare più presto nei migliori posti gl'insegnanti 
più bravi, Ja qual cosa non può accadere per via delle 
autorità senza urtare. Cotesto diritto di proposta 
sarebbe di grande effetto specialmente nel caso di 
ginnasi dotati da diverse corporazioni che concor- 
ressero fra loro. Anche ora la concorrenza fra i 
ginnasi comunali e i provinciali riesce molto utile, 
perchè dalle due parti si deve accrescere le offerte* 
Per introdurre cotesta concorrenza fra i diversi 
ginnasi dello Stato bisognerebbe farli dotare dalle 
Provincie, riserbando al Governo una più rigorosa 
vigilanza generale. La concorrenza fra le provinole 

18 



274 l'avvenire delle scuole superiori 

aumenterebbe in poco tempo la dotazioni e la for- 
nitura dei ginnasi, ammesso che le corporazioni ed 
i collegi che avrebbero a votare le somme, fossero 
bene organizzati. Per rispetto alle scuole comunali 
già si è visto che le rappresentanze municipali delle 
grandi città hanno saputo trovare la giusta misura, 
mentre quelle dei piccoli centri si sono mostrate, 
, avare, grette, di corta vista. Per ciò importa che i 
circondart da mettere in concorrenza non sieno 
troppo piccoli. 

La vigilanza superiore dello Stato deve rego- 
lare ancora molte cose, che ora vanno male. 

Innanzi tutto bisogna ripvare alla soverchia fre- 
quenza delle classi, ed al soverchio lavoro che si 
accolla ai maestri. Si sa già che il più gran numero 
d'insegnanti non solo è gravato dal gran numero 
d'ore di lezione e dal gran lavoro delle correzioni 
da farsi a casa, ma eziandio così mal stipendiato, 
che si trova costretto ad impiegare il poco tempo 
di libertà in lezioni private e nella educazione dei 
pensionati. Ciò deve cessare. 

11 massimo delle ore di lezione ed il minimo dello 
stipendio devono essere determinati dallo Stato; e 
cotale minimo deve esser tale che il maestro non 
deva far ricorso ad altre fonti di guadagno. Solo in 
questo modo si conserverà agi' insegnanti la forza 
e l'attività che fa loro di mestieri per l'ufficio che 
esercitano, e la libertà che è necessaria perchè at- 
tendano ad altri studi scientifici. 

Del pari bisogna evitare che le classi sieno 
troppo ripiene, la qual cosa nuoce tanto allo svi- 
luppo fisico ed intellettuale degli alunni. Ad un sot- 
to uffici ale si dà ad istruire una mezza dozzina di 



IN GERMANIA, 275 

reclute, e da un professore di ginnasio si pretende 
che educhi mezzo centinaio di scolari. Bisognerebbe 
ordinare rigorosamente che nessuna classe possa 
accoglier più di 24 alunni o di 30 in casi eccezio- 
nali e per poco tempo. Più di tanti il maestro 
non può vigilare e tenere sufficientemente occu- 
pati, e quel che più monta non può conoscere a 
fondo. Ora per la buona educazione di uno sco- 
lare gli è indispensabile, che il maestro ne conosca 
la natura pienamente. Spesso di uno scolaro se ne 
fa un uomo, solo perchè le doti naturali ne sono 
state a fondo studiate, mentre le sue capacità sa- 
rebbero andate perdute nel comune trattamento 
convenzionale di una classe. Quando il numero 
degli scolari è piccolo, il maestro può saper bene 
quali di essi non sieno atti agli studi accademici, 
e col suo consiglio può menarli per altre vie senza 
loro danno morale. 

La migliorata istruzione preparatoria dei giovani 
sarà una leva potente per rialzare gli studi acca- 
demici. Ma questi si potrà molto bene migliorarli 
con le riforme delle istituzioni universitarie. 

Coteste istituzioni nei loro lineamenti generali 
sono eccellenti. Esse riposano da lungo tempo sopra 
un principio che ha acquistato importanza in al- 
tre sfere, massime nell'economica, che non è 
molto, nel principio cioè del libero sviluppo e della 
libera concorrenza delle forze. Noi abbiamo già par- 
lato del ristabilimento della Universitas literarum; 
ed oltre a questo c'è solo da introdurre delle piccole 
innovazioni e da ovviare ad alcuni inconvenienti, 
perchè il principio della libera concorrenza abbia 



276 L'AVVENIRE delle scuole superiori 

il suo pieno sviluppo. Cotesto innovazioni sono di 
due specie: le une devono dare incremento ed age- 
volazione agli studi scienti/tei, le altre devono mi- 
gliorare la prospettiva pratica dei giovani studiosi/ 
ed aumentare quindi il numero di quelli che an- 
tepongano una carriera scientifica agli studi pro- 
fessionali. 

A promuovere ed agevolare gli studi accademici 
nel miglior modo possibile bisogna eccitare e rinfor- 
zare l'indipendenza intellettuale degli studiosi. Per ciò 
tutte quelle istituzioni, nelle quali gli studiosi tro- 
vano impulso e mezzi per lo studio individuale, cioè 
a dire le biblioteche, i musei, i seminari, le cliniche, 
devono essere secondo il crescere dei bisogni au- 
mentate, allargate, rifornite. Gli è vero che le Uni- 
versità tedesche posseggono di coteste istituzioni in 
numero e condizione tale che non ci è da far con- 
fronti con gii altri paesi ; nondimeno anche da noi 
si trovano delle lacune e dei difetti non pochi, e 
quel che più monta nei luoghi ove meno si aspet- 
terebbe di trovarne. Così si nota che quegli istituti 
che dipendono da tutta l'Università, per esempio 
le biblioteche, sono provvisti assai peggio di quelli 
che dipendono dai singoli professori. A chi con- 
sideri la cosa superficialmente deve parer strano 
che non già le più grandi e le più celebrate Uni- 
versità, ma le più piccole delle Provincie posseg- 
gano i migliori istituti. Specialmente Berlino si di- 
stingue per le molte cose che mancano; e solo negli 
ultimi tempi si è cominciato a riparare con grandi 
sagrifizi pecuniarf. Solo chi ignori la storia delle 
Università tedesche può trovare paradossali queste 
condizioni di fatto. Gli è stato solo per eccezione 



IN GERMANIA. 277 

che i mezzi necessari per tali istituti, massime in 
Prussia, fossero spontaneamente accordati dal Mi- 
nistero: perchè d'ordinario essi rappresentano il 
premio accordato ad un professore che avea rinun- 
ziato ad un invito fattogli da un' altra Università 
o la condizione messa da uno che fosse stato invi- 
tato ad accettare una cattedra. Cotesta maniera di 
dare incremento agl'istituti universitari non è in 
sé stessa difettosa, anzi è conveniente; perchè in 
fondo tocca a chi insegna una scienza di dire quali 
sieno le cose occorrenti per essa; e che di tempo 
in tempo ci sia la possibilità di soddisfare co- 
testi bisogni riesce salutare per gl'istituti uni- 
versitari. 

Ma non tutti sono stati migliorati a questo modo. 
È difficile che un professore ricusi un posto van- 
taggioso, perchè la biblioteca dell'Università è mal 
fornita; e sarà ben pago di vedersi accordato quello 
che gli occorre per la sua disciplina speciale. Per 
ciò i fondi destinati alle biblioteche e ad altri isti- 
tuti di generale utilità sono assai scarsi. Anche la 
disuguaglianza fra le Università in fatto di prov- 
vista di istituti, di laboratori ecc. dipende dalla 
consuetudine di accordare le somme occorrenti solo 
in conseguenza delle richieste fatte dai professóri 
invitati. Ohe se il professore di una disciplina de- 
terminata è rimasto lungo tempo in ufficio senza 
ricevere invito da un'altra Università, l'Università 
in cui insegna o non ha fatto mai o ha fatto as- 
sai tardi l'istituto occorrente. 

Lo stesso è avvenuto in quelle Università, dalle 
quali gl'insegnanti accettarono volentieri gl'in- 
viti, anche quando ciò importasse un qualche sagri- 



278 l'avvenire delle scuole superiori 

Azio. L'esempio più notevole ce l'offre Berlino, che 
sino a pochi anni fa costituiva la meta dei desi- 
deri di molti professori : cosicché quelli che v'erano 
non ardivano accettare inviti di altre Università, 
e quelli che vi erano invitati non osavano di porre 
delle condizioni gravi. Da ciò è dipeso che Berlino 
abbia avuto gl v istituti occorrenti più tardi che non 
le Università di provincia. Quando poi si cominciò 
a riconoscere generalmente i tristi effetti della tra- 
scurala, con la quale veniva condotta l'Università, 
che passava per essere la prima del paese, quando 
gli svantaggi della vita della capitale cominciarono 
a farsi evidenti, e l'indirizzo seguito dal Mini- 
stero risvegliò delle apprensioni in quelli che aderi- 
vano alle idee del partito nazionale-liberale, allora 
gl'inviti fatti per cattedre in Berlino si cominciò 
a respingerli, e parecchi docenti di quella Univer- 
sità accettarono volentieri di andare altrove. E 
quando il Ministero si vide arrivare molte nega- 
tive da professori invitati a recarsi a Berlino, al- 
lora solo cominciò a fornire la grande Univer- 
sità d'istituti convenienti, sacrificando delle forti 
somme per alcune discipline per potere indurre al- 
meno qualcuno dei professori più insigni ad accet- 
tare questo o quel posto. L'esperienza ha provato 
che il rimedio è arrivato troppo tardi. La Univer- 
sità della capitale dell'impero ha perduto in pochi 
semestri migliaia di studenti, mentre quella di 
Lipsia ne ha guadagnati moltissimi, perchè il Go- 
verno Sassone ha fondato gl'istituti occorrenti,, 
senza aspettare la coazione che può venire dalle con- 
dizioni messe dai professori invitati ad insegnare. 
Si è voluto attribuire al difetto di abitazioni la no- 



IN GERMANIA. 279 

tevole diminuzione della scolaresca di Berlino, ma 
se ciò ha potuto contribuirvi, rimane sempre vero 
che la cagione principale è lo stato d'abbandono 
dell'Università, contro del quale non si può nulla, 
perchè i professori non avrebbero modo di farsi 
valere con la minaccia di andare in altre Uni- 
versità. 

Bisognerà ovviare a cotesto abbandono delle sin- 
gole Università col promuovere la concorrenza. 

Nei gra'ndi Stati questa trova il suo impedimento 
nel fatto che le somme occorrenti per ciascuna Uni- 
versità sono date dal medesimo Ministero. Sarebbe 
quindi utile di passare a carico delle Provincie, o 
in tutto o in parte, le dotazioni per le Università, 
perchè potesse nascere fra le provincie medesime 
una utile gara. Rimarrebbe al Ministero la deci- 
sione ultima in fatto di nomine e di fondazione 
d'istituti e di altre cose di prima importanza. L'am- 
ministrazione provinciale bene ordinata avrebbe a 
dare i mezzi pecuniari. Cotesta decentrazione sa- 
rebbe opportuna per ovviare a molti degl'inconve- 
nienti che sono nati nella Università per l'ingran- 
dimento della Prussia nel 1866. 

Oltre allo stabilimento di nuovi istituti, ed al- 
l'ampliamento di quelli che già esistono, bisogne- 
rebbe anche provvedere di renderli tutti più acces- 
sibili, perchè ora rispetto a ciò c'è una grande diffe- 
renza, non solo per le varie discipline, ma anche nelle 
diverse Università. Così, per esempio, i laboratori 
chimici e fisiologici, e le sale d'anatomia, sono ac- 
cessibili quasi da per tutto; ma gl'istituti di fisica, 
di mineralogia e di botanica solo in alcuni luoghi. 
Ciò può in alcuni casi dipendere dalla grettezza 



280 l'avvenire delle scuole superiori 

del rettore; ma anche quando si è molto lontani 
dal poter fare un simile rimprovero, si vede che 
l'amministrazione delle collezioni scientifiche si 
preoccupa più della conservazione che dell'uso 
del materiale; mentre quando si tratta di cose 
che non sieno al tutto rare, bisogna mettere in 
prima linea l'uso e poi la conservazione. Quest'ul- 
timo concetto che è andato in applicazione in al- 
cuni istituti, non può facilmente diventare generale, 
perchè oltre alla mancanza dello spazio e dei da- 
nari necessari per coprire le spese degli oggetti 
sciupati, c'è ancora difetto di personale. Senza dub- 
bio il concedere agli studenti un uso più ampio dei 
materiali dei gabinetti aggraverebbe di molto il la- 
voro dei professori. Ma non s'intende però perchè 
non si deva esigere dai fisici, dai mineralogisti, dai 
botanici, dai zoologi, dai bibliotecari tutto quello 
che ora si esige dai chimici, dagli anatomisti e 
dai fisiologi. Bisogna solo provvedere che 1* am- 
maestramento e l'aiuto da darsi agli studenti non 
tolga a tutte coteste persone il tempo e la forza 
che devono impiegare nei loro propri lavori scien- 
tifici. Perchè ciò non accada bisogna stabilire presso 
tutti cotesti istituti degli assistenti scientifici in 
gran numero; la quale cosa si è già fatta in Prussia. 

La nomina di così fatti assistenti in gran nu- 
mero offrirà il grande vantaggio di dare a molti 
giovani occasione favorevole di prepararsi alla car- 
riera accademica, oltre all'altro vantaggio, cui si 
alludeva più innanzi. 

Il numero dei privati docenti che servono di com- 
plemento alla classe dei professori, va diminuendo 
in maniera da destare fondata apprensione; cosic- 



IN GERMANIA. 281 

che spesse volte si sente difficoltà a colmare le la- 
cune che vanno nascendo. Specialmente le scienze 
descrittive soffrono più delle altre per questo di- 
fetto. Ciò dipende in parte dal fatto, che nel tempo 
presente il posto di professore reca minori vantaggi 
di un esercizio tecnico. Ma questa circostanza sola 
non basterebbe a ritenere molti giovani d all'intra- 
prendere la carriera accademica, se l'accesso ad 
essa non fosse aggravato dai molti sagriflzi pe di- 
nari che bisogna fare. Il prolungamento degli anni 
di studio, l'acquisto del materiale per le ricerche 
scientifiche, l'occupazione poco profittevole di privato 
docente, — queste sono le gravose condizioni prelimi- 
nari per vedersi aprire innanzi la prospettiva di una 
possibile proposta e di una nomina a professore. Ora 
in un posto di assistente che non sia mal compen- 
sato, un giovane ha la possibilità di continuare i 
suoi studt e le ricerche scientifiche, senza doversi 
preoccupare dei mezzi di sussistenza, tanto più che 
ha materiali sufficienti a sua disposizione. Che se 
poi riesce a farsi conoscere per qualche lavoro, 
può bene sperare di ottenere una cattedra, dopo 
conseguita l'abilitazione al privato insegnamento. 
Che se poi non gli riuscisse di mostrarsi produt- 
tivo in fatto di scienza, gli rimarrebbe sempre 
aperta la carriera meno ardita di maestro in un 
ginnasio o in una Gewerbeschule, per far valere 
in essa le conoscenze acquistate. Cosicché gioverà 
tanto agli studenti, quanto ai futuri maestri il ve- 
nire accrescendo i posti di assistenti. 

Ma bisogna ovviare anche con altri mezzi al di- 
fetto di privati docenti che va diventando sensibile, 
e che minaccia nella radice la vita delle nostre 



282 l'avvenire delle scuole superiori 

scuole superiori. Nò ciò, come alcuni pensano, deve 
ottenersi per via di sussidi pecuniari che il Go- 
verno dovrebbe assegnare ai privati insegnanti. 
Le rimunerazioni pei buoni lavori sono giuste e de- 
siderabili; ma lo stipendio stabile dei privati do- 
centi guasterebbe la loro posizione Indipendente» 
e facendone degli ufficiali dello Stato, si finirebbe 
per guastare i fondamenti delle nostre istituzioni 
universitarie. A poco per volta i nostri privati do- 
centi verrebbero nella condizione degli Agrégés di 
Francia. Anzi importa allargare il nostro sistema, 
di libera concorrenza con l'allontanare tutti gl'im- 
pedimenti. I privati docenti devono farsi strada col 
loro lavoro; ni a ciò non deve essere reso loro dif- 
ficile inutilmente. Bisogna esigere la prova della 
capacità scientifica e della produttività; ma non 
aggravare le difficoltà per l'abilitazione. Bisogna 
impedire che alcune Facoltà — • la qual cosa pur 
troppo accade — non abusino dei loro dritti nelle 
revisioni dei titoli, e per timore di concorrenza non. 
neghino la venia legendi. Perchè gli abusi cessino 
bisogna elevare di tanto gli stipendi dei professori 
che l'onorario speciale per le lezioni rimanga pure 
un desiderabile stimolo, ma non sia più indispen- 
sabile per la sussistenza; che in una parola la con- 
correnza non minacci la vita. Ma sarebbe soprat- 
tutto utile l'introdurre il principio che il docente 
abbia libero accesso in qualunque Università, per- 
chè ciascuno possa, salvo alcune formalità, andare 
a metter tenda in altra Facoltà. 

E bisognerebbe anche non diminuire le speranze 
dei privati docenti con la -riduzione delle cattedre 
che si va facendo col venir meno dei professori. 



IN GERMANIA, 283 

Anzi per contrario bisognerebbe, almeno nelle grandi 
Università, tenere per le discipline principali due 
o tre professori, non solo perchè nel caso di ma* 
lattia di un professore non si faccia una lacuna 
nelle occupazioni degli studenti, ma specialmente 
per dar luogo a diversi indirizzi nel campo della 
stessa scienza, per aumentare il numero delle ore 
di lezione, e per rendere possibili le ricerche spe- 
ciali accanto ai sunti enciclopedici dei sistemi 
scientifici. Specialmente il trattare alcune parti di 
una scienza in lezioni apposite sviluppa negli stu- 
denti il metodo della ricerca. La qual cosa non è 
possibile se non dove ci sieno molti insegnanti, e 
non dove un solo uomo è costretto tutti gli anni di 
percorrere tutta la sua scienza in sunti enciclope- 
dici. La trattazione diversa della medesima disci- 
plina dà luogo ad una varietà assai utile per gli 
scolari e pei maestri. 

A recare in atto tutte le cose dette innanzi non 
si oppose che una sola difficoltà; — né questa è tale 
che non possa assolutamente vincersi: -— inten- 
diamo cioè parlare delle molte spese occorrenti 
Cotesto spese, tenuto conto degli scarsi mezzi che 
attualmente si destinano al mantenimento dell? 
scuole superiori, sembreranno senza dubbio grandi; 
ma esse sono di poco conto nell'insieme dell'esito 
dello Stato, e massime in confronto del bilancio 
della guerra. Che se mai si pigliasse il partito di 
accrescere le spese per la pubblica istruzione in pro- 
porzione degli aumenti introdotti per le spese di 
guerra da cinquanta anni in qua, senza dubbio si 
avrebbero dei fondi di molto superiori a quello che 



284 l'avvenire «delle scuole superiori 

occorre per riformare convenientemente le Univer- 
sità e gl'istituti che ad esse preparano. Senza dubbio 
lo Stato dovrà spendere sempre di più per le fun- 
zioni esercitate da ufficiali forniti di coltura scien- 
tifica, se pure non vuole che le forze, di cui dispone, 
perdano in quantità ed in qualità. Il salario del la- 
voro meccanico, come tutti sanno, è andato cre- 
scendo di molto in confronto di quello del lavoro 
intellettuale in generale. Da ciò consegue con ne- 
cessità, che molti individui che in altre circostanze 
si sarebbero dedicati al lavoro intellettuale, si. de- 
dicano al lavoro meccanico, che è meglio ricom- 
pensato; il che importa che il numero delle per- 
sone colte diminuisca in confronto di quello delle 
persone incolte. Si dice che cotesto inconveniente 
porterà il rimedio da sé, perchè quando le forze 
intellettuali saranno diminuite fino al punto da non 
coprire più il bisogno, la ricerca aumenterà e con 
essa il prezzo, come accade naturalmente per legge 
economica. Ma cotesta legge qui non calza. Perchè 
qui si dimentica che nell'uso delle forze intellet- 
tuali vien meno il numero dei consumatori, e runico 
consumatore è per l'appunto lo Stato. D'altra parte 
è da ricordare che col decadere della coltura di un 
popolo vien meno anche la ricerca degli uomini 
colti, e che infine col diminuire dei maestri vien 
meno anche la possibilità di farne dei nuovi, e che 
insomma non si può aspettare che il difetto tocchi 
il massimo. Si aspetterebbe forse invano. Anzi è 
questo uno dei c^si, in cui lo Stato deve interve- 
nire nel senso della prevenzione e della protezione, 
per conservare e confermare i fondamenti della 
propria esistenza e potenza. Esso non deve conti- 



IN GERMANIA. 285 

nuare a dare ai professori di Università ed agl'in- 
segnanti dei ginnasi degli stipendi che spesso sono 
la metà di quello che guadagna un muratore. Mi- 
gliorata la condizione economica delle classi colte 
crescerà anche la loro considerazione e la loro 
forza di resistenza contro i socialisti ed altra si- 
mile generazione di rivoluzionari, rispetto ai quali 
non c'è cosa che tanto valga, quanto l'incremento 
della coltura del popolo. 

Ora, se nessuna spesa è superflua per le migliori 
armi e per la migliore organizzazione dell'esercito, 
dì cui noi abbiamo bisogno per la nostra indipen- 
denza nazionale, del pari nulla ci deve sembrare 
superfluo che sia speso per conservare e migliorare 
la coltura del popolo, ed in ispecie della gioventù. 
Nessuno vorrà farsi delle illusioni: — che infatti 
l'ottima delle organizzazioni e l'ottimo dei sistemi 
di armamento non avrebbero prodotta la metà dei 
risultati delle ultime guerre, se nell'esercito non 
si fosse trovato il fiore delle forze spirituali della 
nazione. Perchè sebbene il più gran numero dei 
soldati incolti fosse animato dall'amor di patria, 
gli è sempre vero che senza la grande schiera di 
persone istruite che era nell'esercito, il loro co- 
raggio non avrebbe mai raggiunto quella forma di 
eroico entusiasmo che li accompagnò di vittoria in 
vittoria. Nessuno può fare delle fondate previsioni 
su l'avvenire; né si sa se la Germania potrà essere 
un giorno o l'altro aggredita da molti nemici stretti 
in alleanza. Ora una lotta di tal «fatta noi non ab- 
biamo ragione di evitarla, finché la nostra coltura 
non diminuisse. Che se noi indeboliremo la nostra 
forza intellettuale, con essa verrà meno anche il 



286 L'AVVENIRE DELLE SCUOLE SUPERIORI IN GERMANIA. 

midollo della nostra forza militare. Ancora più 
terribili dei nemici esterni sono per noi gl'interni; 
ossia gli ultramontani. Si crede forse che ci sia 
tanta poca ragione di temerli, che si possa senza 
apprensione trascurare in presenza loro la coltura 
nazionale? Senza dubbio la loro vittoria sarebbe 
sicura, e con essa la caduta dell'impero germanico, 
che appena appena si è finito di fondare. 



CONSIDERAZIONI 

M'AIMRE DELL! UNIVERSITÀ ITALIANE 



DELLE UNIVERSITÀ GERMANICHE 



LUIGI PALMA 









Ì 



* 



SOMMARIO. 



I. — Partecipazione delle Università germaniche e delle italiane alla. 

grandezza intellettuale e civile della nazione. 

II. — Timori d'infiacchimento per causa del raggiungimento del fin» 

politico. 

III. — Umori opposti originati dall'accentramento e dal regionalismo. 

IV. — Il numero e la distribuzione delle Università in Germania ed io. 

Italia, come ne riesca minacciato il loro avvenire*. 
V. — Timori in Germania di diminuzione dello spirito scientifico. 
VI. — Osservazioni comparative sull'Italia. 

VII. — Dubbi e timori intorno la divisione della cultura e sui politecnici. 
Vili. — Scuole d'insegnamento superiore più o meno oonnesse alle Uni- 
versità. 
IX. — Danni e timori in Germania ed in Italia delle scuole superiori 
speciali, isolate, ed indipendenti dalle Università. 



lfr 




CONSIDERAZIONI 
SULL'AVVENIRE DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE 

COMPIUTO A QUELLO DELL! VKITKRSITÌ GttlAXICIE 1 



È un pezzo che le Università germaniche sonò 
l'ammirazione, e, staremmo per dire, l'invidia delle 
altre nazioni. Nacquero ben lungo tempo dopo quelle 
di Bologna del 1111 e di Parigi del 1200, perocché 
la prima Università tedesca, quella di Praga, non 
venne fondata che nel 1348; la seconda, quella di 
Vienna, nel 1365; la terza, quella di Heidelberg, 
nel 1386; ed appartengono al presente secolo quelle 
di Berlino, di Bonn, di Monaco, e la nuova di 
Strasburgo; pure esse sole conservarono la vecchia 
autonomia delle Università italiane e della pari- 
gina, su cui erano state modellate. 



1 Benché non necessaria un'espressa dichiarazione in proposito, l'Au- 
tore del presente scritto reputa bene avvertire che, sebbene venga a 
pubblicarsi in questa collesione per cura del Ministero di pubblica istru- 
zione, egli non ha neppure investigato quali si sieno, sulle questioni che 
tratta, gV intendimenti tanto del precedente Ministro on. Bonghi, quanto 
•dal Ministro presente, on. Coppino; e non espone che le sue opinioni 
meramente personali. 



292 l'avvenire delle università italiane 

Inoltre le italiane decaddero da secoli. In Fran- 
eia, da Napoleone I in poi, ciò che si dice l'Uni- 
versità non è che il complesso di tutti i pubblici 
insegnanti, dai professori della Sorbona ai maestri 
elementari, retti uniformemente dalla più accen- 
trata amministrazione dello Stato; e le Università 
antiche si sminuzzarono in singole Facoltà od isti- 
tuti professionali di medici, avvocati, ecc. Le te- 
desche invece conservarono e meglio mantengono 
la vecchia qualità di Universitas litterarum, magi- 
strorwn et scholarium; e meglio conciliano la qua- 
lità di istituti dello Stato, soggetti alla sua sovra- 
nità, colla personalità giuridica delle istituzioni 
autonome; e l'insegnamento dei professori nominati 
dallo Stato, ma presentati dalle Facoltà, cioè dalla 
scienza medesima, col libero insegnamento dei 
privati. 

Io ne ho esposto in un volume precedente l'ordi- 
namento, comparato a quello delle francesi, delle 
inglesi e delle americane, e vi ho raffrontato 
i regolamenti delle germaniche al nostro, vi- 
gente nello scorso anno; e non occorre tornarci 
sopra. 

Certo nessuna delle Università di Europa può 
vantare il ricco sviluppo e la potente vita scien- 
tifica delle Università tedesche del nostro secolo. 

Per verità la loro storia non ci presenta un vero 
parallelismo colia loro storia politica, perocché il 
loro maggior flore ebbe luogo quando la Germania 
era divisa, e quindi bene al di sotto politicamente 
della Francia e delle altre grandi nazioni. Pure 
nessuno può sconoscere la loro influenza sulla no- 
vella grandezza della patria. Talvolta sono state, 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. £93 

non solo centro di civiltà già formata, ma inizio 
di civiltà futura da formare, e la Riforma comin- 
ciò le sue pugne con Lutero e Melantone nell'Uni- 
versità sassone di Wittemberga. Furono quelle Uni- 
versità che formarono la forza intellettuale della 
Germania, e che crearono la coscienza di una na- 
zione e di una missione germanica. Spesso la esa- 
gerarono, fantasticando di una natia superiorità 
della stirpe germanica nel mondo moderno; non 
mancarono i loro illustri scrittori di considerare 
come germanica ogni grandezza moderna, deno- 
minarono indogermaniche le lingue indoeuropee 
ariane, quasi che l'italiana e la francese, la spa- 
gnuola e le slave, per non dire la greca e la latina, 
siano lingue teutoniche; ed Hegel chiamò il mondo 
moderno mondo germanico, come se la storia del 
Papato e % della Chiesa di Roma, di Venezia, di Fi- 
renze e delle repubbliche italiane, della monarchia 
francese e della spagnuola, sia storia di civiltà ger- 
manica; e Stahl persino annoverò Dante fra gli 
scrittori tedeschi! Il che fece dire alla musa iro- 
nica del Leopardi, che i filologi tedeschi son capaci 
Ai mostrare che Roma fu germanica città, e che 

... Manifesto si conosce in tutto 
Che di seme tedesco il mondo è frutto. ' 

Pure, non ostante tutte queste ed altrettali esa- 
gerazioni di burbanzose fantasie, niuno può negare 
spettare a quelle Università la più gloriosa parte 



1 Recentemente ha riagito in Italia contro tante pretese il prof. El- 
lero nella sua Prelezione al Corso di diplomazia e storia dei trattati 
nell'Università di Bologna € / Vincoli dell'umana alleanxa > Bologna, 1876 



294 l'avvenire delle università itaxiane 

nel ricco complesso dei titoli della nazione germa- 
nica alla fondazione della civiltà odierna. 

Le italiane invece hanno forse un'attinenza più 
stretta colla grandezza e decadenza della nostra 
patria. Create la più parte nell'epoca del fiore dei 
nostri Comuni e delle nostre Monarchie, decaddero 
colla decadenza della nostra libertà. Padova, Pisa, 
brillarono con Galileo e con altri insigni in tempi 
tristi, ma il loro splendore fu quasi spento dall'In- 
quisizione religiosa e politica. I più degl'illustri rap- 
presentanti del pensiero italiano agirono sulla na- 
zione fuori delle Università: Ben diversamente che 
in Germania, Giannone, Muratori, Filangieri, Verri, 
Beccaria, nel secolo scorso, scrissero fuori delle 
Università. Vico vi trasse la vita quasi ignorato, 
modesto insegnante di rettorica. Pavia accennò a 
gran vita, all'ombra della grandezza napoleonica 
che vi concentrò i migliori; ma non potè mante- 
nersi a quell'altezza col progresso del dispotismo 
imperiale, e colla caduta del suo regno. L'Italia 
odierna deve infinitamente ai poeti, agli storici, ai 
pensatori, agli scrittori del presente secolo, ma 
poco relativamente alle Università; Manzoni, Nicco- 
lini, Giusti, Leopardi, Botta, Colletta, Troya, Balbo, 
Azeglio, Gioberti, Rosmini, scrissero fuori di e§se. 

Le Università italiane non potranno mostrare 
che da ora innanzi, colla ricostituzione dell'indi- 
pendenza, dell'unità e della libertà nazionale, quello 
che sapranno fare in servizio della scienza e del 
maggior progresso intellettuale, morale e civile della 
nazione. 

Quali pronostici possiamo cavarne per il loro 
avvenire? 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 295 



IL 



Parrebbe dall' accennato che i nostri confratelli 
di oltre Alpi dovrebbero guardare l'avvenire delle 
loro Università con occhio sereno di fiducia, e pure 
accade il contrario. I lettori del presente volume 
ne possono vedere riassunta la dimostrazione nello 
scritto del professor Lotario Mayer; * certo ascol- 
tiamo di là un grido di allarme, che alla rinnovata 
grandezza politica della nazione non sia per andar 
congiunta una corrispondente grandezza intellet- 
tuale. 

Quali ne sono le ragioni, e quale applicazione 
comparativa possono quei loro timori avere nella 
nostra Italia? 

Vi è prima di tutto una ragione di ordine mo- 
rale ad alimentare tali timori, che in verità è 
molto difficile a ben valutare. Si osserva che nelle 
cose del mondo il raggiungimento del fine reca seco, 
se non l'esaurimento e l'inerzia, per lo meno un 
infiacchimento nelle forze, o meglio un indeboli- 
mento nelle spinte ad un'azione più vigorosa. Le 
Università tedesche, oltre alla comunicazione del 
sapere, all' investigazione del Vero ed allo sviluppo 
della scienza, erano finora animate dal nobilissimo 
fine di creare la comunità intellettuale e la gran- 
dezza spirituale della nazione. Oggi questo fine è 
raggiunto più di quello che si potesse ragionevol- 



1 Die Zukunft, der deidtchen HochschuUn und ihrcr YorbùdMqt An$UU- 
tcn, 1878. 



\ 



i 

J 



296 l'avvenire delle università italiane 

mente sperare. La Germania si è unita in un po- 
tentissimo Impero in séguito a favolose vittorie, ed 
è divenuta militarmente e politicamente, come lo 
era già intellettualmente, la prima delle nazioni. 
Sembra impossibile che lo appagamento non rechi 
seco un periodo indeterminabile di riposo e di 
fermata. 

Noi non sapremmo temer lo stesso dell'Italia. Le 
nostre Università, intristite com'erano dal dispo- 
tismo, non avendo potuto partecipare così diretta- 
mente alla formazione della patria, non potrebbe 
loro applicarsi il timore dell'esaurimento e del bi- 
sogno di riposo dopo le titaniche lotte. Qualunque 
si sieno i giudizi che si vogliano arrecare sul loro 
presente essere, potranno, per ragioni che potremo 
in qualche parte esaminare, non corrispondere alle 
concette speranze; anche oggi potrà il giornale e 
l'opuscolo tener luogo del libro; e i nostri profes- 
sori, attratti dalla politica, dalle altre professioni 
e dagli affari, non creare nei nostri atenei quei 
fochi di una più potente vita intellettuale nella 
nazione che vorremmo, ma sicuramente debbono 
sempre valer meglio di quelle del passato; e per 
quanto si voglia esser modesti, per quanto scarsa 
possa essere la fiducia di accostarci al vagheggiato 
ideale, più libere e ricche d'insegnamenti come 
sono, possiamo confidare che rifioriranno meglio. 
Noi siamo riusciti a veder fatta la patria, ma i fini 
che vi eran connessi sono ben lungi da esser rag- 
giunti. Nel nostro paese è ancora accampato il 
Papato col suo spirito, e colla sua immensa forza 
morale e tradizionale, giuridica e pratica. Troppe 
radici ha messo fra noi il passato, e troppo abbiamo 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 297 

ancora a conoscere e a conquistare nel campo delle 
scienze e nei regni dell'intelletto. La nostra lingua 
e la nostra letteratura sono ancor lungi dall'aver 
trovato quelle forme, che, mantenendo i caratteri 
della nazionalità o della italianità, riescano nello 
stesso tempo più popolari e più consentanee alla ric- 
chezza del pensiero moderno; la storia della nostra 
patria è quasi ancora a rifare, non parliamo an- 
cora di quella di altre nazioni moderne ed antiche; 
la filosofia ci tormenta sempre eòi suoi eterni pro- 
blemi e colle nuove dubbiezze; le scienze naturali 
presentano il più vasto e ricco campo alle investi- 
gazioni dello irrequieto spirito umano; e l'ordina- 
mento giuridico ed economico dello Stato è ben 
lungi dal poterci far riposare, avanti ai nuovi pro- 
blemi delle relazioni della Chiesa collo Stato, della 
azione dei poteri pubblici e dell'ordinamento della 
libertà. 

Non pare dunque che in tali condizioni noi po- 
tremmo temere un tempo di sosta per l'appaga- 
mento del fine raggiunto. L'avvenire delle nostre 
Università potrà esser minacciato da altre cagioni, 
non da questa. 



ni. 



Un più curioso motivo di timore, che i nostri 
confratelli di oltre Alpi concepiscono per l'avvenire 
delle loro Università, merita invece molta consi- 
derazione da parte nostra. 

La Germania prima della gloriosa ricostituzione 
dello Impero, oltre le quattro Università tedesche 
della monarchia austriaca, Vienna, Praga, Gratz, 



298 l'avvenire delle università, italiane 

t e Innspruck, quelle della Svizzera germanica e della. 
'Russia Baltica, aveva 19 complete o vere Univer- 
sità: qui non occorre parlare delle incomplete, come 
quelle di Munster e di Braunsberg, e delle Acca- 
demie o istituti speciali, agrari, forestali, mine- 
rari e politecnici, su cui avremo a tornare più 
tardi. Dopo il 1870 si è aggiunta l'Università im- 
periale, istituita a Strasburgo, e che dovrebbe neL 
loro concetto potentemente aiutare a rigermaniz- 
zare l'Alsazia e la Lorena, che dal 1551 al 1735» 
erano state stralciate dal vecchio corpo nazionale 
germanico. 

Di queste 19 Università, 6 appartenevano alla 
monarchia prussiana (Berlino, Koenigsberg, Greifs- 
wald, Breslavia, Halle, Bonn); tre alla Baviera (Mo- 
naco, Wùrzbourg, Erlangen); le altre dieci (Heidel- 
berg, Fribourg, Tubinga, Giessen, Marburg, Jena, 
Lipsia, Rostock, Eiel, Gottinga) agli altri minori 
Stati tedeschi. 

Ora movendosi dal principio che l'uniformità to- 
glie via una delle condizioni più essenziali del pro- 
gresso umano, la diversità di sviluppo, 1 pensano 
che l'appartenenza di tante Università a diversi 
Stati, il diverso indirizzo di tanti Governi, valeva, 
a mantenere in esse, in quella comunanza di tipo, 
cui erano informate, una tal quale varietà, e so- 
prattutto una benefica concorrenza. Ogni Governo,, 
essendo interessato a dare al proprio Stato ed al 
proprio centro intellettuale maggiore sviluppo e 
importanza, era spinto a gareggiare cogli altri 



1 Palma. Guglielma D'Humboldt, e i Untiti ddl'cuUont dello Stato. Nuora» 
Antologia. Novembre, 1873. 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 299 

negli sforzi di dare alla sua Università maggior 
vigore di più copiosi mezzi e di più illustri inse- 
gnanti. Oggi questa condizione è notevolmente 
mutata. 

L'unità germanica, inestimabilmente vantaggiosa 
sotto tanti altri rispetti, coll'annessione alla Prus- 
sia dell'Hannover, dell'Assia elettorale e dello Schles- 
wig-Holstein, e delle loro tre Università di Got- 
tinga, di Marburg e di Kiel (alle quali, per il con- 
centramento dell'Impero nelle mani della Prussia, 
potremmo aggiungere quella di Strasburgo), ha 
messo la metà di tutte le Università germaniche 
in una sola mano, in quella del ministro prussiano,- 
e ciò non sembra loro un bene. Si aggiunga che il 
particolarismo degli Stati meridionali ha minac- 
ciato di far più rare le importazioni nelle Univer- 
sità del Sud dei dotti del Nord. Quindi il grido di 
allarme, che l'unità della patria, coll'accentramento 
degli uni e colle riazioni degli altri, possa atten- 
tare alla varietà e quindi alla ricchezza dello svi- 
luppo del pensiero, alla, concorrenza, ed alla piena 
comunanza intellettuale delle varie stirpi e regioni 
della nazione. 

Noi in Italia non ci siamo proposti un tal pro- 
blema, perchè lo sminuzzamento della patria non 
aveva recato e non poteva da noi arrecare codesto 
bene parziale, che i Tedeschi attribuiscono alla loro 
divisione in tanti Stati. In Italia la diversità dei 
Governi non arrecò certamente la concorrenza fra 
i medesimi nell'arricchire la coltivazione e lo svi- 
luppo del pensiero. Quindi avvenne che come in 
tutte le altre parti della vita pubblica italiana si 
sentì una forza irresistibile di unificazione. Non 



300 l'avvenire delle università italiane 

mancarono voci autorevoli a voler mantenuta la 
diversità dell'Università di Napoli, né le fiere op- 
posizioni alla parificazione di quelle di Padova e 
di Roma colle altre tutte. Ogni ragione ed ogni 
opera all'uopo fu però vana, e Padova e Roma ven- 
nero pareggiate; Napoli stessa, non essendo riuscita 
per verità a dimostrare che quella sua libertà o 
assenza d'iscrizione valesse meglio e desse miglior 
frutto, non potè reggere nel suo privilegio. E i rim- 
pianti, ragionevoli o no che si sieno, sarebbero 
ora al tutto inutili. 

Però noi non possiamo guardare con occhio se- 
reno codesto uniforme ordinamento delle nostre 
Università, per lo quale tutte hanno una stessa 
legge e un medesimo regolamento, tutte sono rette 
con uno stesso pensiero. 

Almeno le Università germaniche, oltreché la 
metà di esse indipendenti dal Ministro prussiano, 
sono tutte autonome; eleggono ogni anno i loro 
rettori e decani, o presidi delle Facoltà, diritto ac- 
cademico di grande importanza; presentano alla 
nomina dei Governi i professori che loro sembrano 
i più degni per tutta Germania, hanno una ben 
riconosciuta personalità giuridica, beni propri, e 
si amministrano con grande autonomia. 

In Italia, anche coi nuovi regolamenti, Bonghi e 
Goppino, la loro personalità giuridica è rimasta in- 
determinata, i rettori e i presidi delle Facoltà sono 
generalmente nominati dal Ministro; non è che per 
eccezione (dovrebbe farsene una regola generale) 
che talvolta le Università sono invitate a proporre 
una terna* per la nomina del Rettore; le segreterie 
sono mere burocrazie ministeriali; le Facoltà, an- 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 301 

che colle recenti modificazioni ai regolamenti Bon- 
ghi, possono proporre degl'insegnamenti comple- 
mentari e gl'insegnanti da incaricarne, ma non 
hanno diritto di presentare al Governo le proposte 
pei loro professori ordinar! e straordinari. 

Noi possiamo supporre le ragioni in verità gravi 
che avranno indotto i Ministri ed il Consiglio su- 
periore a tutto ciò, e dovremo or ora tornarci; 
pure il risultato, a nostro avviso, non può essere 
che rincrescevole. Troppa autorità ha la mente 
di un solo uomo, e di pochi suoi consiglieri, sopra 
un campo così ricco e vario quale lo sviluppo 
dello spirito umano; tròppo malagevole, a nostro 
avviso, diventa il governo così accentrato dei su- 
premi istituti scientifici di una nazione. 

Sennonché se è facile riconoscere e convenire in 
ciò, il difficile si è di ritrovare e applicare i rimedi 
adatti, che non sieno per altre ragioni per esser 
fonti di peggiori inconvenienti. In Germania niuno 
attenta alla personalità ed all'autonomia univer- 
sitaria; si trova anzi un pericolo nella soverchia 
autorità di una soia mano, e nella mancanza di 
concorrenza nelle Università dipendenti da un solo 
Stato. Come rimedio si suggerisce la partecipazione 
alla vita universitaria, ed all'amministrazione delle 
loro externa, delle singole Provinzen, in cui sono 
site; e le quali sono interessate ad ingrossarne le 
dotazioni per mantenerne ed accrescerne lo splen- 
dore, l'efficacia e la frequentazione, per parte dei 
più illustri professori e della più numerosa gioventù. 

Questo rimedio, a rigore di termini, non potrebbe 
applicarsi in Italia. Le nove Università prussiane 
sono i centri intellettuali di nove delle dodici Pro- 



302 l'avvenire delle università italiane 

vinzen della Monarchia, e le quali meglio corrispon- 
dono alle nostre Regioni geografiche e storiche; bello 
e forte arnese di discentramento. Strasburgo lo è 
dell' Alsazia-Lorena. Quelle vecchie regioni storiche, 
come il Brandeburgo, la Pomerania, la Slesia, l'Han- 
nover, hanno una personalità e organi di azione 
comune; da noi le regioni corrispondenti, come la 
Lombardia, il Piemonte, la Toscana, la Sicilia, non 
l'hanno; e non fa d'uopo riferire le ragioni che ne 
hanno fatto rigettare le proposte nel 1861 e dopo, e 
che si opporrebbero al loro rinascimento. 

Le Università sono istituti propriamente nazionali, 
perocché l'alta coltura letteraria e scientifica è cosa 
altamente nazionale; potranno sotto alcuni rispetti 
esser regionali, ma non possono essere provinciali 
nel senso italiano; imperocché le nostre Provincie, 
comunque grandi, non possono formare Finterà cer- 
chia di azione speciale di una Università, che ne- 
cessariamente deve abbracciare parecchie provincie. 
Bisognerebbe dunque che le varie provincie, di cui 
T Università é il centro intellettuale, formassero un 
consorzio in proposito; e come questo non esiste orga- 
nicamente, bisognerebbe crearlo appositamente al- 
l'uopo, e ognun vede come ciò debba riuscir difficile. 

Si aggiunga un altro male peggiore. Noi non sap- 
piamo quello che farebbero le nostre amministra- 
zioni regionali se esistessero, o quello che farebbero 
i Consigli e le Deputazioni provinciali, se avessero 
ingerenza nelle Università. Per verità a Pavia e a 
Siena si sono uniti in consorzio col municipio e con 
altre istituzioni locali, come il Collegio Ghislieii, il 
Monte dei Paschi ecc. per costituire un fondo atto 
a migliorare e rinvigorire l'Università loro, e ciò 






COMPARATO A QUELLO BELLE GERMANICHE. 303 

potrebbe consigliare ad affidarci in esse. Anche a 
Milano, con un atto su cui avremo a tornare in sé- 
guito, la Provincia ed il Comune si sono inpegnati 
a contribuire per un ventennio non meno di annue 
lire 63,900, a fine di rinvigorire gl'Istituti superiori 
di quella città. Però sappiamo ancora di certo che 
parecchie delle nostre Università, ben diversamente 
dalle germaniche, obbediscono a un gretto e deplora- 
bile spirito di regionalismo nei loro desideri e nelle 
loro preferenze in ordine al conferimento delle cat- 
tedre; perfino concorrendo a qualcuna di esse can- 
didati non appartenenti alla loro regione, venendo 
questi preferiti, pare loro che venga a ledersi una spe- 
cie di diritto divino in favore dei propri candidati, 
massime se già insegnanti a qualsiasi titolo nella 
loro Università, che si faccia insomma ingiuria alla 
loro regione ed al loro ateneo. È difficile, dopo la 
mancanza di libertà religiosa e spirituale, immagi- 
nare una causa più grave di decadenza scientifica. 

L'Università di Pavia sotto Napoleone I, e quella 
di Torino dal 1848 al 1860, erano più gloriose quando 
vi si chiamavano liberamente e studiosamente i più 
illustri uomini, a qualsiasi parte d'Italia appartenes- 
sero. L'amore esagerato ai propri uomini, oltre che 
è un attentato ai diritti dell'ingegno e del maggior 
merito scientìfico, rende l'Università una morta gora; 
impedisce che i metodi e le idee vengano rinnovate 
dal contatto e dalla lotta di altre scuole e di altre 
tendenze nella stessa Università. Il municipalismo o 
regionalismo deve far decadere irreparabilmente 
quelle che si abbandonassero ad uno spirito così 
gretto. 

Sembra sia stata questa la ragione principale che 



304 1/ AVVENIRE DELLE 'UNIVERSITÀ ITALIANE 

indusse Fon. Ministro Bonghi ad accentrare le no- 
mine dei professori nelle mani del Ministro, aiutato 
dal Consiglio superiore. 1 E in verità, trattandosi di 
un provvedimento così grave, qual è una simile di- 
minuzione di azione nelle Facoltà, potrà non appro- 
varsi il modo prescelto, ma certamente non potrà non 
riconoscersi l'importanza e la giustezza del fine. Il 
modo stesso però adottato era rincrescevole. Potrebbe 
tutelare un po' meglio le Università dal malefico spi- 
rito del regionalismo e del favoritismo delle Facoltà, 
ma non lo tutela nemmeno abbastanza; perocché nei 
concorsi medesimi che si tengono in esse Università, 
le Commissioni e quindi gli organi superiori dello 
Stato subiscono l'influenza delle pressioni regionali. 
A ogni modo pare che oggi si voglia tornare al co- 
stume precedente d'interrogare nelle nomine le Fa- 
coltà. 

H male è grave. Noi siamo dolenti di dover con- 
fessare che non sappiamo trovarvi un rimedio ef- 
ficace; imperocché si tratta di quei mali che avendo 
larghe e profonde radici nel paese, lo Stato non è 
armato sufficientemente contro un tal nemico: mas- 
simamente in un Governo rappresentativo come il 
nostro, in cui di necessità deve praticamente tenersi 
conto delle esigenze della pubblica opinione, anche 
quando sia traviata. Bisogna augurarsi che tutti gli 
uomini, i quali hanno a cuore l'avvenire degli studt 
e delle Università italiane, insorgano virilmente 
contro codesto malefico spirito, e riescano a frenarlo 
efficacemente. 

Forse il rimedio potrebbe meglio tentarsi in una 



1 R. decr. dei 13 maggio 1875 sui concorsi e le nomine universitarie. 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. . 305 

più completa autonomia, che dando maggior libertà 
alle Università medesime, ne accresca il sentimento 
di risponsabilità; e le costringa perciò moralmente 
ad esser meno grette e a spingere lo sguardo oltre 
il proprio campanile. Sicuramente se non si trova 
modo come assicurare una certa varietà di sviluppo 
nelle Università, le quali non possono essere come 
tante divisioni amministrative, ed una certa auto- 
nomia, senza che nello stesso tempo degenerino in 
cittadelle di regionalismo e di sètte religiose o scien- 
tifiche, l'avvenire delle nostre Università sarà gran- 
demente minacciato, e non potranno di sicuro reg- 
gere per questa parte a fronte delle germaniche. 



IV. 



Le nostre Università hanno però inoltre un altro 
vizio organico che le tedesche quasi non hanno, cioè 
il loro soverchio numero, e soprattutto la loro vizio- 
sissima distribuzione. 

Per verità anche in Germania sono tutt' altro che 
contenti sotto questo aspetto. Si scrive colà che se 
la Germania fosse uno Stato unitario, alcune Uni- 
versità, o troppo piccole o troppo vicine, per esempio 
Marburg e Giessen, Rostock e Kiel, ed anche (pensa 
il professor Bona Mayer) 1 le stesse Halle, Lipsia e 
Iena, difficilmente si manterrebbero. 

Le Università troppo grandi, per esempio quella 
di Vienna che ha circa 4000 studenti, non recano 



1 Die Vor%eit, der Gegenwart und die Zukunft der detUtchen UntoertUA- 
Un. Bonn, 1875. 

20 



306 l'avvenire delle università italiane 

quella utilità che molti immaginano; accentrano 
troppo in un solo luogo quella vita intellettuale, che 
convenientemente diffusa in altri punti dello Stato 
vi diventerebbe alla sua volta fonte di maggior bene 
intellettuale e civile. Io non dirò che la troppo nu- 
merosa scolaresca renda meno facile la disciplina 
universitaria, certo il soverchio numero di studenti 
non dà sufficiente modo di trarre il debito profitto 
dalle lezioni dei professori, massime di quelle che deb- 
bono procedere per via di esperimenti e di esercita- 
zioni pratiche degli allievi; non vi si può formare 
quel legame personale tra professori e studenti che fa 
interessare e partecipare gli uni al progresso degli 
altri, e li congiunge insieme in un'opera comune di 
operosità intellettuale. 

Ma le Università troppo piccole sono ben peggiori. 
La vita universitaria o scientifica non si crea a 
piacere, e le occorrono un certo spazio e una certa 
popolazione, da cui trarre alimento; ed il libero in- 
segnamento cosi benefico, anzi indispensabile per 
formare i nuovi professori e per tener viva l'ope- 
rosità e l'ardore degli stessi insegnanti dello Stato, 
è impossibile quando la scolaresca sia scarsa per 
tutti. 

L'Austria o la Gisleitania più o meno germanica», 
non contando la Galizia e la Bucovina ed anche la 
Moravia e la Slesia, non ha che quattro Università, 
per circa Undici milioni di abitanti. 

L'Arciducato col Salisburgo, con quasi tre milioni 
di abitanti, non ha che un'Università, a Vienna, che 
per esser nella capitale dell' Impero riesce troppo af- 
follata; la Boemia, lasciando che la Moravia e la Slesia 
austriaca novera più di cinque milioni di abitanti,. 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 307 

ne ha una sola a Praga; la Stiria coi paesi conter- 
mini della Garinzia e della C arruola, non contando 
Trieste e l'Istria, ha circa due milioni di abitanti, 
ed una sola Università a Gratz; Innspruck è bensì 
al centro di una piccola regione, pure il Tirolo e il 
Voralberg han poco meno di 900,000 abitanti. 

Meglio ripartite sono le Università nella monar- 
chia prussiana. Essa è divisa in dodici Provinzen o 
regioni. Non contando quella microscopica dell' Ho- 
henzollern, le altre undici non hanno nemmeno cia- 
scuna un'Università, essendone senza la Posnania, 
comunque noveri 1,600,000 abitanti. La stessa West- 
falia con 1,800,000, non ha che quella incompleta di 
Mùnster pei cattolici, di due Facoltà, la teologica 
e la filosofica. Non tengo conto di quella simile di 
Braunsberg, perocché non avendo in questo anno 
che otto professori, due privati docenti, e non più 
di tredici fra studenti e uditori, sembra un istituto 
destinato a scomparire. 

Ma le odierne nove Università prussiane sono i 
centri intellettuali di nove robuste regioni, non tutte 
egualmente ben composte, ma a paragone. dell'Italia 
ammirabili. 

Berlino è al centro del Brandeburgo che novera 
circa 3,000,000 di abitanti; 

Koenigsberg lo è della Prussia propriamente detta, 
che ne ha più di 1,137,000; 

Greifswald, della Pomerania, che ne ha poco meno 
di un milione e mezzo; 

Halle, della Sassonia prussiana che ha più di due 
milioni; 

Breslavia, della Slesia prussiana, che supera i 
3,700,000; 



308 l'avvenire delle università, italiane 

Bonn al Reno ha intorno a sé più di tre milioni 
e mezzo di abitanti; 

Gottinga è il centro del vecchio regno di Hanno- 
ver che ne novera quasi due; 

Marburg stessa (per verità troppo vicina a Gies- 
sen) è al centro della regione che comprende i caduti 
Stati dell'Assia elettorale e del Nassau, i quali su- 
perano 1,400,000 abitanti; 

Non vi ha che Kiel al Nord che, oltre all'essere 
troppo vicina a Rostock, sia centro di una popola- 
zione minore; e pure lo Schleswig-Holstein ha quasi 
un milione. L'Alsazia-Lorena ha avuto una ricca 
Università propria a Strasburgo, ma ha ancora oltre 
un milione e mezzo di abitatori. 

Quindi avviene che, tranne l'Università di Kiel, le 
altre nel semestre invernale di questo anno avevan 
tutte, più o meno, un conveniente numero di stu- 
denti e uditori, a fronte delle nostre. 
Quella di Berlino aveva . . . 2143 studenti 

» Bonn 707 > 

» Breslavia 1116 » 

» Gottinga 985 » 

» Greifswald ..... 444 » 

» Halle 870 » 

» Kiel sola 202 » 

» Koenigsberg .... 611 » 

» Marburg 401 » 

»• Mùnster stessa me aveva 431 » 



Totale . . 7923 f 



1 Centralblatt fiir die gaammte IhUerrichU-WemaUung in Preme*. 
1876, se. 390. 



COMPARATO A QUELLO DELLE GERMANICHE. 309 

Da ciò avviene che sebbene vi si lamenti la dimi- 
nuzione dei privati docenti, pure codesto vivaio dei 
futuri professori vi si mantiene in una certa -pro- 
porzione coi professori ordinari e straordinari. Così 
se ne avevano nello scorso semestre invernale, di 

Ordinari Straordinari Privati Totale 



a Berlino 


61 


60 


68 


189 

A 


a Bonn 


57 


26 


17 


100 


a Breslavia 


49 


21 


26 


96 


a Gottinga 


59 


22 


21 


102 


a Greifswald 


38 


10 


7 


55 


a Halle 


46 


27 


19 


92 


a Eiel 


37 


7 


15 


59 


a Koenigsberg 


45 


14 


16 


. 75 


a Marburg 


38 


10 


14 


62 


a Mùnster 


17 


6 


3 


26 


a Braunsberg 


7 


1 


2 


10 


Totale, 


454 


204 


208 


866 



Se noi prendiamo il resto dell'Impero germanico, 
per verità non potremmo dire che le Università vi 
sieno ben ripartite, pure lo sono di gran lunga me- 
glio che in Italia. Di fatti la Baviera ne ha tre, 
Monaco, Wùrzbourg edErlangen; ma ha pure circa 
cinque milioni di abitanti. Da noi la Sicilia con 
circa la metà di popolazione ha del pari tre Univer- 
sità, ma su ciò più tardi. Non vi è che il grandu- 
cato di Baden che con circa un milione e mezzo ne 
abbia due, Heidelberg e Pribourg. La piccola Assia 
Darmstadt ha una sua Università a Giessen, ma 

'Id., se. 332. 



■J 



310 l'avvenire delle università italiane 

ha pure 850,000 abitanti; il regno di Sassonia 
però, con oltre due milioni e mezzo, non ne ha che 
una sola, ma ricca e potente, quella di Lipsia; il 
regno di Wùrtemberg con più di 1,800,000, ne ha 
anche una sola a Tubinga; e tutti gli altri minori 
Stati tedeschi non hanno che due sole Università, 
quella di Iena al centro dei ducati Sassoni, e quella 
di Rostock nel Mecklemburg, al Nord. 

Come si vede la ripartizione potrebbe esser mi- 
gliore, pure a guardarla in complesso, l'Impero ger- 
manico, con 40 milioni di abitanti, non ha che 20 
Università, una per ogni due milioni; e sebbene ce 
ne sieno alcune che stanno al centro di regioni ben 
al di sotto o al di sopra della media, le sproporzioni 
non vi riescono troppo intollerabili; né gli Stati hanno 
a mantenerne un numero troppo sproporzionato al 
numero della loro popolazione ed alla loro forza. 
Non vi sono che Kiel e Rostock troppo vicine e pio- 
-cole; Friburg stessa, Marburg e Giessen, non vi sono 
«così scarse di vita. Vale ancora a correggere il vizio 
della distribuzione il costume di quegli studenti di 
emigrare dall'una all'altra secondo la fama degli 
insegnanti e la copia dei mezzi di istruzione. 

E pure con tutti i loro difetti qual differenza colla 
Italia! non veramente colla settentrionale, ma colla 
centrale, e colla meridionale ed insulare. 

Al Nord in verità le nostre Università sarebbero 
ben ripartite. Il Piemonte, con circa 2,900,000 abi- 
tanti, ha una sola Università, a Torino; una sola 
Università ha ancora la Lombardia, sebbene ne no- 
veri come la Slesia prussiana tre milioni e mezzo. 
Però d'uopo è aggiungere che quella di Pavia è di- 
visa tra la vecchia Università ticinese e Milano, in 



COMPARATO A QUELLO BELLE GERMANICHE. 311 

cui sono stati istituiti l'Accademia scientifico-lette- 
raria e l'Istituto tecnico superiore, vale a dire la 
Facoltà letteraria e filosofica, e i tre anni ulteriori 
della matematica, oltre altri istituti d'istruzione su- 
periore, come le scuole superiori di medicina vete- 
rinaria e di agricoltura, che altrove, come avremo 
occasione di dire, sono più o meno connesse alle 
Università. Giustizia però è aggiungere ancora che 
il citato consorzio universitario, costituitosi tra il 
Comune e la Provincia di Pavia, il Collegio Ghi- 
slieri e quello Spedale di S. Matteo, sancito col de- 
creto dell'on. min